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Pato offusca Beckham nel Milan dei bei ricordi

Posted by ladycalcio su lunedì, gennaio 12, 2009

Carlo Ancelotti ha la faccia scura. E non soltanto da ieri sera. Ho l’impressione che l’arrivo di David Beckham al Milan abbia costituito per lui più un grattacapo che un aiuto. Dove parcheggiarlo sul campo per poco più di due mesi? Quasi a convincere se stesso, il buon Carletto ne aveva ipotizzato l’impiego sulla fascia destra (OK), sulla fascia sinistra (già lo vedo meno bene), davanti alla difesa (boh…).

La smaccata operazione commerciale “impostagli” dalla Dirigenza rossonera trova spiegazione in un ventaglio di benefit economici: il merchandising innanzitutto, con gli introiti derivanti dalla vendita della maglietta n° 32, l’attrazione fatale degli spettatori (soprattutto delle spettatrici) sugli spalti disertati di San Siro, fino alle figurine Panini, in cui Beckham è rappresentato insieme ad altri 839 calciatori.

Già da prima del suo arrivo in Italia, lo Spice Boy aveva fatto notizia soprattutto a livello di gossip: la moglie Victoria, la suite principesca in un hotel nel centro di Milano, il Beckham Day, il rientro in Inghilterra su un volo privato… e via dicendo.

Le prime dichiarazioni rilasciate nel nostro Paese erano state la fotocopia di quelle di mille altri colleghi che l’avevano preceduto, all’insegna dello scontato. Per citare soltanto l’intervista di Ilaria d’Amico su Sky, il suo arrivo al Milan, di cui era sempre stato innamorato, era un sogno che si realizzava, una sfida, un’occasione imperdibile… e poi che onore giocare con Paolo Maldini… per non parlare della coppia da sogno Victoria-David: coppia unita, intesa perfetta, 3 figli eccezionali. Preziosissimi, imperdibili, i consigli della moglie, a cui era sempre piaciuta Milano…

Le prime parole in Italiano? “Bellissimo” e “buonasera”. Sorry se non conosceva O mia bela Madonina, ma l’imparerà. Perbacco, in milanese non potrà essere da meno di José Mourinho!

A “La Domenica Sportiva(Rai 2) del 21 dicembre, nel sostenere che alcuni giocatori del Milan non sarebbero stati felici del suo arrivo, Gianni Mura era andato “sotto la cintura” nel senso letterale del termine: “L’ha mostrato più o meno larvatamente Marco Borriello”, aveva affermato Mura sulla messa in onda di una provocante immagine pubblicitaria del superdotato Beckham in prorompente intimo, “che tra l’altro ha detto”: ‘ Ah, voglio proprio vedere quando saremo nello spogliatoio se quella pubblicità rispondeva al vero oppure no’. Gelosia sportiva? Gelosia di attributi? Non lo so”.

Ma dato che dallo spogliatoio non deve uscire nulla, sforziamoci di guardare l’aspetto tecnico della questione, anche se è veramente arduo.

Per mitigare la pressione in vista dell’incontro dell’Olimpico, Ancelotti aveva adottato un “basso profilo”, facendo credere che l’inglese sarebbe partito dalla panchina. Invece, quasi ad evitare perdite di tempo, Beckham è stato gettato nella mischia sin dall’inizio, timido neofita in una formazione rossonera che appare il pallido ricordo dello squadrone che si autodefiniva fino a poco tempo fa. Il Milan soffre le incursioni della Roma priva di Totti, sbanda vistosamente in difesa (complice l’assenza di Nesta), va sotto ad opera di Vucinic. Deve dire grazie soltanto a Pato e alla sua doppietta se ritorna dalla Capitale con in tasca un punticino. Il pendant rossonero di Balotelli, autore del 7° e 8° goal in questo campionato, salva la partita grazie alla sua velocità e ai suoi guizzi in accelerazione. Vucinic riporta in parità i capitolini con uno splendido tuffo sul pallone. Il Milan sbanda, cara grazia se non incassa la terza rete.

Beckham rimane in campo 89 minuti, mostra la sua innegabile classe, il tocco di palla vellutato che conosciamo, un paio di pregevoli cross al centro e … tanta buona volontà. Non fa certamente la differenza (come avrebbe potuto?); appare infatti statico. Il giudizio complessivo è da sufficienza , motivata, come fatto rilevare da Beppe Bergomi su Sky, dall’umiltà con cui si è messo a disposizione della squadra.

Una squadra da rifondare. L’avevo sostenuto ancor prima della finale di Champions League di Atene e mi avevano dato della visionaria. Ora, la formazione rossonera non è nemmeno più una squadra. Si regge sulle individualità Kakà e Ronaldinho, fatica a costruire il gioco, è impresentabile in difesa. Forse, Galliani avrebbe fatto meglio a chiedere a Babbo Natale un bel difensore nuovo di zecca, che lo salvasse dai – 9 di questo gelido inverno.

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