CALCIO E PAROLE

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LETTERA APERTA AL PROF. FRANCESCO BENAZZO (Direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di Pavia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo)

Posted by ladycalcio su martedì, Maggio 10, 2011


Premessa ai lettori: il linguaggio della seguente lettera è rivolto a medici e specialisti. Avremo in seguito ampio modo di approfondire l’argomento “sindrome compartimentale” con parole semplici e comprensibili a tutti.

Alla cortese attenzione del Prof. Francesco Benazzo

Direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di Pavia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo

e p.c.

Spett. Direzione Generale della Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo di Pavia

e p.c.

Spett. Direzione Sanitaria della Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo di Pavia

e p.c.

Spett. Redazione di Inter Channel


Egregio Professore,

Mi chiamo Monica Morandi e sono titolare del presente blog “Calcio e Parole”, spazio Internet in forte ascesa fra gli addetti ai lavori del mondo sportivo.

A fronte dell’interesse manifestatomi dai lettori, ho in animo di ampliarne ed approfondirne i contenuti, inserendovi articoli di fisiologia, infortunistica e medicina sportiva. Ad impormi uno standard sempre più elevato è il livello del bacino di utenza a cui mi rivolgo, di nicchia per mia precisa scelta editoriale.

Vengo al dunque. Non passa giorno senza che il blog registri entrate di utenti alla ricerca di approfondimenti sul tema “sindrome compartimentale acuta”, assurto all’attenzione generale nel 2007 in occasione del noto infortunio subito da Marco Materazzi. Per iscritto e privatamente, non cessano di pervenirmi richieste di approfondimento in merito all’innovativa tecnica microinvasiva grazie alla quale, come si evince dalle dichiarazioni da Lei rese a suo tempo in conferenza stampa e dai comunicati ufficiali di FC Internazionale dell’agosto 2007, sarebbe divenuto possibile risolvere tale patologia d’emergenza con una semplice incisione chirurgica di 2 cm, risparmiando al paziente la cruenta fasciotomia d’urgenza.

Premessa fondamentale: è superfluo precisare che la mia richiesta, in ottemperanza alla legge sulla privacy, esula da qualsiasi riferimento specifico al paziente in oggetto (ci mancherebbe!). Chiedo unicamente di poter venire a conoscenza dei fondamenti della prodigiosa tecnica che, come da fonti ufficiali, sarebbe ora in grado di risolvere il quadro clinico d’emergenza tipico di una  sindrome compartimentale acuta indotta da “un ematoma di 600 cc lungo dalla radice della coscia fino al ginocchio e del diametro di 10 cm” con un “intervento d’aspirazione per via endoscopica sotto controllo ecografico con un’incisione di soli 2 cm”, trasformando il versamento in un trauma contusivo.

Con mia grande meraviglia, infatti, nonostante approfondite ricerche, partecipazione a convegni medici in Italia e all’estero, letture di testi specialistici all’avanguardia in più lingue e consultazione di luminari della chirurgia italiani ed esteri, non mi è stato finora possibile venire a capo dell’innovativa tecnica applicata presso la Sua Struttura.

Le risposte da me ricevute dai Suoi colleghi in merito al quadro patologico-tipo della sindrome compartimentale acuta fanno unanimemente riferimento, quale intervento risolutore, alla fasciotomia d’urgenza, con decompressione chirurgica del compartimento mediante l’incisione della loggia muscolare lungo l’intero piano fasciale. In altre parole, alla riduzione della pressione neurovascolare tramite incisione dell’aponeurosi per tutta la sua lunghezza.

All’infuori del Suo metodo, tale tecnica era finora stata l’unica garante della sufficiente decompressione neurovascolare all’interno del compartimento. L’unica, insomma, in grado di permettere: a)  l’ispezione della muscolatura e la valutazione delle sue condizioni (contrattilità, consistenza, colorito, capillarizzazione, ecc.); b) la rimozione immediata degli eventuali tessuti già in preda alla necrosi (prevenendo l’insorgere di infezioni); c) la ricostruzione vascolare nel caso di danni ai vasi.

Ribadisco che la mia richiesta è da intendersi in modo generale e aspecifico – senza alcun riferimento al caso di Materazzi . Il mio interesse – e quello di molti miei lettori – , è rivolto unicamente all’innovativa metodica chirurgica grazie alla quale, in casi analoghi, risulterebbe ora possibile:

  • Decomprimere una loggia muscolare in preda a sindrome compartimentale acuta conseguente a lesione vascolare profonda e versamento ematico di 600 cc mediante un’incisione di soli 2 cm.
  • Evitare, nonostante la distanza temporale di oltre mezza giornata intercorsa fra l’incidente e l’intervento, i danni irreversibili notoriamente indotti dopo pochissime ore dall’ischemia e dall’ipossia legate all’accresciuta pressione intracompartimentale (infarto muscolare, formazione di tessuti cicatriziali, fibrosi e retrazione dei tessuti dalle strutture adiacenti, paralisi conseguenti alla compressione prolungata dei nervi, ecc.), con rischio di necrosi di nervi e muscoli e perdita dell’arto (nel caso che cito d’esempio, l’infortunio avvenne attorno alle h 21 del 22 agosto e l’intervento “d’urgenza” (?) , secondo inter.it, “nella tarda mattinata” del giorno seguente”.
  • Valutare per via endoscopica – con un’incisione di soli 2 cm – le condizioni di una vasta regione muscolare come quella della loggia anteriore della coscia, contenente nientemeno che il quadricipite e il retto femorale (mi riferisco alle già citate prove di contrattilità al  tocco, sanguinamento all’incisione, controllo del colorito, ecc)
  • Effettuare la riscostruzione vascolare di un vaso profondo “scoppiato” con un’incisione di soli 2 cm (in questa sede, tralascio i dubbi in merito al  “rischio embolia”, da più parte sollevati in relazione all’aver imbarcato su un aereo un paziente con un’emorragia interna in atto)
  • Ridurre la durata di un intervento tanto complesso e delicato a circa un’ora;
  • Richiudere immediatamente la ferita chirurgica in presenza di una tumefazione giunta decisamente “a livello di guardia”, che Andrea Elefante, giornalista assai vicino a Materazzi, descrive così sulla Gazzetta dello Sport del 24 agosto 2007: “un ematoma di 600 cc che aveva compresso anche un’arteria”, “una gamba che si gonfiava minuto per minuto”, una “gamba dura come il legno e gonfia come un pallone, così gonfia che non si vedeva neanche più il ginocchio”.

Ci terrei molto a conoscere come, in presenza di una tumefazione di tale entità, sia ora possibile suturare immediatamente la ferita chirurgica senza incorrere nel rischio di effetto rebound (ossia, per i non addetti ai lavori, il rischio di un nuovo aumento del volume muscolare legato al gonfiore post-ischemico nelle ore successive alla decompressione chirurgica), e risparmiare al paziente un successivo intervento a tale scopo a distanza di qualche giorno.

  • Consentire al paziente di lasciare il nosocomio a soli 2 giorni dall’intervento stesso e di muoversi agevolmente in assenza di ausili per la deambulazione; peraltro, indossando disinvoltamente i jeans;
  • Consentire all’atleta il perfetto recupero funzionale in tempi brevissimi, tali da permettergli di tornare a correre dopo soli 25 giorni da una sindrome compartimentale acuta causata dallo scoppio di un vaso profondo, di disputare 70 minuti di gioco dopo soli 2 mesi e mezzo (Sheffield, 8,11.07) e di fare ritorno all’attività agonistica ai massimi livelli dopo soli tre mesi.

Da ultimo, una semplice curiosità: dal comunicato ufficiale di FC Internazionale del 23.8.07, evinco che, presso la Sua struttura, la diagnosi di sindrome compartimentale sarebbe avvenuta in base a 3 esami: ecodoppler, risonanza magnetica ed ecografia muscolare. Stranamente, il comunicato ufficiale di inter.it  non cita la misurazione della pressione intramuscolare…

Sarebbe per me un onore ospitare in homepage una Sua risposta esaustiva di questi fondamentali interrogativi e, possibilmente, venire da Lei indirizzata a un testo specialistico di approfondimento. Tutto ciò fungerebbe da aiuto e da sicuro punto di riferimento per molti pazienti o potenziali tali. Ma ancor di più – auspico – sarebbe un onore e un giusto riconoscimento alla Clinica Ortopedica e Traumatologica della Fondazione IRCCS Policlinico ‘San Matteo’ di Pavia, da Lei diretta, veder diffusa e riconosciuta su vasto raggio una tecnica chirurgica tanto all’avanguardia che, stando alla mia esperienza, non ha finora goduto dell’eco che merita non soltanto fra i colleghi stranieri, ma quel che è peggio, neppure nel nostro Paese. È la triste constatazione del perché, troppe volte, i nostri migliori cervelli fuggono all’estero.

Sperando che Lei non vorrà  deludere la mia richiesta, La ringrazio anticipatamente per la Sua attenzione e cortesia e Le porgo i miei più cordiali saluti.

“Ladycalcio” Monica Morandi

La foto si riferisce al comunicato ufficiale di inter.it del 23 agosto 2007

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