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SCIOPERO DEI CALCIATORI: LA “CURA” SCHALKE

Posted by ladycalcio su giovedì, settembre 1, 2011

Da settimane si dibatte sul contributo di solidarietà, sui fuori rosa, su computi di denaro al netto o al lordo da applicare ai redditi dei nababbi della pedata. Si cavilla sull’art, 4, sull’art. 7, su un raccapricciante ordinamento sindacale che inquadra liberi professionisti d’altissimo bordo alla stregua di salariati, rivendicando, per i pallonari milionari, gli stessi diritti dei metalmeccanici.

Ad uso e consumo della categoria, si arriva persino a sovvertire le leggi dello sciopero, trasformando l’astensione dal lavoro in un rinvio delle prestazioni senza penalizzazioni in denaro e, addirittura, sbeffeggiando lo sciopero stesso con la disputa delle amichevoli.

Nel contesto della crisi economica mondiale, la “vertenza” con cui i fuori dal Mondo  si rifiutano di versare il discusso contributo di solidarietà benché retribuiti a suon di milioni per prendere a calci un pallone, non può non far gridare allo scandalo il disoccupato, il precario o l’operaio in cassa integrazione, che guardano attoniti a contratti quali quelli di Eto’o all’Anzhi (35 milioni di Euro, con la pretesa di intascarne 20 subito).

 Da qui, la rabbiosa imprecazione: “mandateli a lavorare”. Quante volte l’abbiamo sentita? Magari, nelle varianti  “mandateli a zappare la terra” o “mandateli in miniera”

No, non sto facendo la solita “demagogia”. C’è chi i giocatori in miniera li spedisce eccome: precisamente, lo Schalke 04, 7 volte Campione di Germania e vincitore di 5 Coppe di Germania, 1 Coppa di Lega Tedesca, 1 Supercoppa di Lega Tedesca, 1 Coppa Uefa e 2 Coppe Intertoto.

Mi è rimasta impressa, in particolare, la discesa della squadra di Andreas Möller e compagni nella miniera di carbon fossile Auguste Victoria di Marl (nei dintorni di Recklingshausen), nel novembre 2000.

A quell’epoca, l’inaspettata vittoria di Coppa Uefa sull’Inter, ottenuta sul campo del Meazza nel 1997, aveva dato alla testa ad alcuni giocatori della compagine tedesca. Abbagliati dal successo, alcuni fra gli uomini di Huub Stevens si erano per così dire montati la testa, rendendosi protagonisti di atteggiamenti e comportamenti decisamente fuori dalle righe. Tanto per fare un esempio, il giovane attaccante belga Emile Mpenza si era preso il lusso di sfasciare, in meno di un anno, una Porsche e una Ferrari.

Guidato dal tecnico olandese Huub Stevens e dallo storico manager Rudi Assauer, lo Schalke delle superstar venne fatto scendere nelle profondità della terra, per toccare con mano la durezza della vita dei minatori e comprendere cosa significasse la fatica di guadagnarsi il pane quotidiano con il sudore della fronte. Le immagini degli “Helden von Mailand” (gli “eroi di Milano”) con l’elmetto e il volto annerito dal carbone fecero il giro della Germania. Non avremmo mai immaginato”… balbettarono choccati i ricchi pallonari ai microfoni dei cronisti tedeschi.

Non fu né la prima né l’ultima volta. Il binomio Schalke-miniera nasce da una lunga tradizione ed è parte integrante della filosofia societaria. Nel contesto del territorio della Ruhr, caratterizzato dalla dura attività estrattiva e siderurgica e da un elevato tasso di disoccupazione, i lavoratori-tifosi delle miniere che da generazioni sostengono con entusiasmo la squadra si aspettano che quest’ultima, a sua volta, si renda partecipe delle loro fatiche.

Da qui, le numerose discese dello Schalke in miniera, generalmente programmate all’ inizio o alla fine della stagione. Spesso e volentieri nella “Zeche Hugo”, la miniera di Gelsenkirchen che in supporto dei suoi beniamini ha organizzato un proprio fan club con tanto di sito.

Tale senso d’appartenenza si deve al fatto che due dei suoi minatori di inizio ‘900, Ernst Kuzorra (1905-1990) e Fritz Szepan (1907-1974) vestirono la maglia dello Schalke 04 nel periodo fra gli anni ’30 e gli anni ’40 e pur recandosi agli allenamenti dopo una giornata di fatiche nel sottosuolo, furono protagonisti di ben 6 dei 7 campionati vinti dalla compagine renana nella sua storia.

Chi ancora può raccontare di quei tempi pionieristici è l’ex-attaccante Willi Koslowski, classe 1937, altro celebre minatore-calciatore di Gelsenkirchen.

Dunque, i minatori tengono a ricordare all’attuale Schalke dei ricchi milionari del pallone come sul campo si debba dare l’anima: i compagni di squadra non professionisti di un tempo, dopotutto, sommavano la fatica degli allenamenti a quella di una dura giornata in miniera!

Una mentalità che viene subito inculcata nei neoacquisti, ai quali una gentile signora della Sede provvede tempestivamente a telefonare per sincerarsi della loro taglia corporea, in modo da poter fornire loro un abbigliamento tecnico da minatore e un elmetto delle giuste dimensioni.

Cliccando sul link del sito della “Zeche Hugo” (in calce) vi appariranno le inconsuete immagini di famosi calciatori dello Schalke nelle vesti di minatori. Sotto gli elmetti, potrete riconoscere tanti volti noti: quelli dell’ex-juventino Andy Möller, dell’ex-portiere del Milan Jens Lehmann, di Emil Mpenza, di tanti protagonisti della Finale di Uefa 96-97 (Olaf Thon, Mike Büskens, Yves Eigenrauch, Ingo Anderbrügge, Martin Max, Marc Wilmots, Andreas Müller, ecc.), di allenatori (Helmut Schulte, Huub Stevens, Frank Neubarth), di famosi dirigenti e di tanti altri giocatori che hanno vestito la maglia della compagine della Renania-Vestfalia.

“Glückauf”, si legge sulle cartoline autografate dai campioni. È il tipico saluto dei minatori in risalita, il saluto degli “Knappen”, come vengono chiamati nel gergo della Ruhr i minatori che hanno terminato l’apprendistato triennale. Un soprannome che, per rendere l’idea di quanto stretto sia il connubio, è stato allargato agli stessi giocatori dello Schalke.

Tornando alle diatribe della nostra Serie A, la medicina di “Calcio e Parole” a questo punto appare scontata: estendere la “gita” in miniera agli eroi della pedata nostrani: quelli dei contratti milionari, dei voli charter appositamente organizzati , dei ceffi del servizio d’ordine che ti proteggono dall’affetto dei tifosi risparmiandoti la firma degli autografi,  delle settimane “lavorative” composte di 4 giorni di riposo e tre mezze giornate di “lavoro” da 1h 30’ circa.  Farei aggregare alla comitiva Danilo Tommasi, Presidente dell’Assocalciatori, i procuratori semianalfabeti di certi nostri pseudocampioni, le mogli mantenute di ferro di certi strapagati nullafacenti del pallone, e dato che prevenire non fa mai male, anche i loro straviziati pargoli.

Chi definisce tutto questo demagogia, cerchi, se gli riesce, di immedesimarsi in chi non ha un lavoro o non riesce ad arrivare alla fine del mese. E naturalmente,  dia un’occhiata al link in calce.

Prima, però, alla luce di quanto illustrato, consentitemi un appello a Mister Gasperini, che dopo l’evanescente prestazione dell’Inter nell’amichevole persa sabato scorso contro il Chievo, ha concesso ai suoi stanchi milionari 3 giorni di immeritato riposo. Scusi se mi permetto, Mister, ma lo trovo uno schiaffo alla miseria (o peggio, alla disoccupazione) di tanti veri lavoratori.

Per una semplice questione di decoro, a prescindere dagli impegni delle Nazionali, faccia venire al campo i Suoi milionari, non fosse altro che per una corsetta defaticante sull’erba, due palleggi, mezz’oretta di pedalata sulla cyclette o qualche esercizio di stretching.  Dopo Inter-Chievo i Suoi uomini sono troppo stanchi e stressati anche per far questo?

In quel caso, salvi almeno la facciata: convochi quegli strapagati fra le quattro mura della Pinetina e proietti loro un film sui minatori…  Al limite, racconti loro Cappuccetto Rosso. Ma per favore, non li lasci per 3 giorni a zonzo. Nel contesto di una crisi economica che attanaglia il mondo intero, lo trovo immorale (e non sono la sola). Grazie.

Ecco il link a cui potete vedere le foto dei giocatori dello Schalke in miniera:

http://www.zeche-hugo.com/1128/index.html

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