CALCIO E PAROLE

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TREN-TOTTI

Posted by ladycalcio su sabato, settembre 27, 2014

Tren-totti

Il Capitano della Roma Francesco Totti compie oggi 38 anni. Auguri a una delle figure più rappresentative del calcio italiano.

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SCAMBIATEVI IL SEGNO DELLA PACE

Posted by ladycalcio su lunedì, maggio 26, 2008

Detesto le ipocrisie e le forzature. Così ho definito il “terzo tempo” nel calcio sin dalla sua introduzione. L’apice della falsità è stato raggiunto sabato sera allo Stadio Olimpico, nella Capitale, al termine della finale di Tim Cup fra Roma e Inter: un grottesco happening a tarallucci e vino per far digerire ai nerazzurri i veleni propinati loro per mezzo campionato dai rivali giallorossi.

Alchimia di un veleno ideologico dagli ingredienti mediatici, istituzionali e di giustizia sportiva, volto ad appestare l’ambiente nerazzurro e a creare un terreno fertile per un finale di stagione nel segno dei giallorossi: le insinuazioni di Totti sugli “aiutini” all’Inter, responsabili di una controsudditanza psicologica contro la Beneamata, la stampa asservita alla causa anti-interista, i titoloni scandalistici de “Il Romanista”, la partigianeria della “Rai de Roma”, l’operato di opinionisti di fede giallorosa schierati e non (Paolo Liguori a Mediaset, Mario Sconcerti su Sky, Aldo Biscardi su 7 Gold), le vergognose recriminazioni di De Rossi sulla presunta irregolarità del campionato, l’opposto metro di valutazione del turpiloquio di Vieira e dei “vaffa” di Totti in sede di Giustizia Sportiva, ecc.

D’incanto, ecco materializzarsi un comunicato dei due Capitani – Zanetti e De Rossi (l’autore delle provocazioni) – che esorta a una festa dello sport, condito da commenti mediatici che trasformano la Roma blindata del pre-partita in una terra dove scorre latte e miele.

La forzatura introdotta nei templi del calcio ha un parallelo in quelli religiosi: “Prima di presentare i doni all’altare, scambiamoci un segno di pace”, recita la S. Messa domenicale.
Un gesto che ho sempre trovato inutile, se non bugiardo, in mancanza di un proposito che venga dal cuore. Proposito poco probabile nel franco tiratore che sabota i vostri progetti di lavoro o nel vicino calunniatore… che di cambiare rotta non hanno la minima intenzione, così come non ce l’hanno avversari e mass media nei confronti dell’Inter. Per quanto mi riguarda, detesto la gestualità ostentata come surrogato del sentimento sincero, mi defilo dal Padre Nostro recitato tenendosi a braccetto alla stregua del Manchester United nel cerchio di centrocampo prima dei calci di rigore e non sopporto la “costrizione” di dover stringere dieci mani sulle quali, per tutto l’arco della funzione, si è tossito ogni genere di bacillo.
Confesso che lo scorso inverno, per evitarmi una Santa Comunione al meningococco, ho porto maleducatamente la mano… con il guanto.

Nel calcio italiano, l’epidemia è ideologica, ma non per questo meno ripugnante e contagiosa. Ultimo caso, la montatura del caso intercettazioni. Quanto ai doni all’altare della famiglia Sensi, completano la serie il divieto di trasferta a Parma per i tifosi nerazzurri, la designazione dello Stadio Olimpico quale sede non neutra (!) della finale e il ricorso respinto contro le squalifiche di Cruz e Materazzi.

Che dire del resto della serata? Fra gli spunti mediatici, il Pupone Totti riesumato in divisa da calciatore per ritirare il trofeo, gli isterismi di Rossella Sensi, sempre più a disagio davanti ai microfoni, e il Presidente della Lega “ToninoMaterrese, che nell’intervista del dopopartita su Rai1, chiama per ben 3 volte il capo dello Stato “Presidente Napoletano”.

Sul piano sportivo, la differenza fra le due squadre la fa l’incrocio dei pali colpito da Burdisso, anche se la Roma costruisce più dell’Inter e si aggiudica meritatamente il confronto secco. Senza brindisi né strette di mano forzate, mi associo ai giocatori nerazzurri che hanno reso onore al merito della Roma per la conquista del trofeo e per il bel campionato disputato.

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Il Manchester dei sostituti piega la Roma del rigoretto

Posted by ladycalcio su venerdì, aprile 11, 2008

Non tutti i giorni è domenica: la domenica italiana del rigoretto che ti mantiene in coda all’Inter, come accaduto sabato contro il Genoa, cullandoti nel sogno di una “Roma Capoccia”. Il “salvagente a ciambella”, per la verità, ai giallorossi annaspanti era stato gettato anche stavolta: per la precisione da Brown, protagonista di un contatto in area con Mancini. Ma come dice il proverbio, non tutte le ciambelle riescono col buco. A bucare il tiro dagli 11 metri ci ha pensato Daniele De Rossi, spedendo la sfera sopra la traversa.

Scoramento totale su Sky, dove cronisti e commentatori, protagonisti di un tifo sfegatato sin dal pre-partita, cercano di consolare forse i romanisti, forse se stessi: l’assenza di Totti, l’infortunio di Cassetti, la sfortuna di De Rossi. Solo Paolo Rossi fa presente che la Roma, in 180′, non è riuscita a segnare neanche un goal al Manchester United. Neppure su rigore. Peraltro, aggiungo, a un Manchester schieratosi senza Cristiano Ronaldo, Scholes e con Rooney solo nel finale, Ferdinand zoppo e Silvestre che non giocava una partita intera dallo scorso settembre.

Marcello Lippi, Paolo Rossi e Gianluca Vialli rovistano nella memoria alla disperata ricerca di grandi giocatori che abbiano sbagliato rigori decisivi; nella concitazione del momento, esce il solo nome di Maradona.

Nulla da eccepire sull’impegno dei giallorossi. Stride invece il paragone con la severità unanime dei mass media verso l‘Inter, eliminata dal Liverpool: troppo piccola per l’Europa, sterile nel gioco, colpevole di una ridda di occasioni sciupate, valutata solo in base al passivo complessivo di 3 reti subito in un doppio confronto disputato per metà in 10 contro 11. Apriti cielo se a fallire il rigore all‘Old Trafford fosse stato Ibrahimovic: non segna neppure dal dischetto, si sarebbe detto, non è un campione perché nel momento cruciale gli è mancata la freddezza, nelle partite chiave non fa la differenza.

Si insiste invece sul volto di De Rossi, segnato dall’errore. “Il goal era lì a 11 metri” dichiarerà quest’ultimo. E quando c’è l’impegno, i tifosi perdonano qualsiasi errore. Salvo che a commetterlo sia Materazzi. Certo è mancato il Pupone, che in occasione dell’incontro d’andata aveva fatto sapere di trovarsi davanti alla TV con i due pupetti in braccio. È mancato il portafortuna Rossella Sensi.

Secondo Lippi, che a inizio trasmissione aveva pronosticato un 5-6 per la Roma, l’eliminazione dalla “Champions” non influirà sul campionato. Mi permetto di dubitarne. È qui che la Roma deve fare appello a tutto il suo carattere, per non rischiare il crollo. Lippi, il più largo di manca del trio, si produce in lodi sperticate alla grande stagione dei capitolini e alla prestazione contro il ManU: “Hanno fatto tutto… meno il goal”, “non era stato messo in preventivo che De Rossi sbagliasse il calcio di rigore”, “è mancato un pizzico di fortuna”… “Lo sanno tutti che sei mio amico, Marcello!” scherza Spalletti in collegamento.

A fine trasmissione viene portata in studio una torta per Lippi su cui troneggia il n° 60, gli anni che il mister sta per compiere. Qualcuno, scherzando, lo legge al contrario: 06, come il prefisso telefonico di Roma. La festa alla Roma l’hanno rovinata – o se preferite l’hanno fatta – gli inglesi, che un sorteggio beffardo ha voluto sulla strada dei giallorossi nei delicati quarti di finale (e non in semifinale o nello scontro secco di Mosca, fasi che, si sostiene, sarebbero state loro più favorevoli). Quegli inglesi irriverenti che, con qualche sostituto di troppo, hanno osato infrangere i sogni di gloria di Roma caput mundi.

Li mortacci loro!

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