CALCIO E PAROLE

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QUELLA DESIGNAZIONE DI TAGLIAVENTO PER ROMA-MILAN…

Posted by ladycalcio su venerdì, marzo 5, 2010

Una sfida al buon senso? Una prova di forza davanti all’opinione pubblica? Oppure, semplicemente, l’elargizione di una chance di riscatto dopo il disastro di Inter-Sampdoria?

Sono alcuni degli interrogativi sollevati dalla designazione di Paolo Tagliavento a direttore di gara di Roma-Milan, anticipo di campionato di domani sera: guarda caso, lo scontro diretto fra le inseguitrici della capolista Inter,  che in caso di sconfitta dei nerazzurri contro il Genoa, potrebbe riservare al Milan la chance di arrivare a -1 dai cugini …. Strana coincidenza, vero?

Sono dell’idea che Collina, sull’attuale corso delle designazioni arbitrali, ci dovrebbe qualche spiegazione…

Le designazioni: un punto dolente. Innanzitutto, a causa della penuria di fischietti validi, le partite di cartello finiscono sempre per essere dirette dagli stessi arbitri. L’alternativa, consistente nel dar fiducia alle nuove leve, ci ha già riservato spiacevolissime sorprese. C’è chi invoca il ritorno al sorteggio, “soluzione” che nell’immaginario collettivo rievoca tuttavia vecchi fantasmi di brogli e combines. Dopo Calciopoli, la fiducia nelle istituzioni sportive è incrinata, per non dire che non esiste più.

E se in questi giorni si parla di introdurre la tecnologia a supporto del ventitreesimo uomo sul terreno di gioco, mi sembra evidente che, a prescindere dalla moviola in campo, non si possa uscire dal problema arbitri senza la necessaria trasparenza.

Senza fare un processo alle intenzioni di nessuno, non credo che la designazione di Tagliavento per il big match dell’Olimpico sia stata una scelta felice. Nella migliore delle ipotesi, la definirei poco accorta, poiché dubito che il fischietto di Terni,  benché armato dei migliori propositi, sarà in grado di arbitrare serenamente. Come potrà non sentirsi sotto pressione dopo la valanga di critiche che lo ha investito nelle ultime due settimane?

Immaginiamo per un attimo che Tagliavento, in ottima fede, prenda una decisione sbagliata risultante in un  “regalo” di tre punti al Milan…  Non occorre andare oltre.

Mi domando: Collina non avrebbe fatto meglio a rimandargli la prova d’appello?

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Pato offusca Beckham nel Milan dei bei ricordi

Posted by ladycalcio su lunedì, gennaio 12, 2009

Carlo Ancelotti ha la faccia scura. E non soltanto da ieri sera. Ho l’impressione che l’arrivo di David Beckham al Milan abbia costituito per lui più un grattacapo che un aiuto. Dove parcheggiarlo sul campo per poco più di due mesi? Quasi a convincere se stesso, il buon Carletto ne aveva ipotizzato l’impiego sulla fascia destra (OK), sulla fascia sinistra (già lo vedo meno bene), davanti alla difesa (boh…).

La smaccata operazione commerciale “impostagli” dalla Dirigenza rossonera trova spiegazione in un ventaglio di benefit economici: il merchandising innanzitutto, con gli introiti derivanti dalla vendita della maglietta n° 32, l’attrazione fatale degli spettatori (soprattutto delle spettatrici) sugli spalti disertati di San Siro, fino alle figurine Panini, in cui Beckham è rappresentato insieme ad altri 839 calciatori.

Già da prima del suo arrivo in Italia, lo Spice Boy aveva fatto notizia soprattutto a livello di gossip: la moglie Victoria, la suite principesca in un hotel nel centro di Milano, il Beckham Day, il rientro in Inghilterra su un volo privato… e via dicendo.

Le prime dichiarazioni rilasciate nel nostro Paese erano state la fotocopia di quelle di mille altri colleghi che l’avevano preceduto, all’insegna dello scontato. Per citare soltanto l’intervista di Ilaria d’Amico su Sky, il suo arrivo al Milan, di cui era sempre stato innamorato, era un sogno che si realizzava, una sfida, un’occasione imperdibile… e poi che onore giocare con Paolo Maldini… per non parlare della coppia da sogno Victoria-David: coppia unita, intesa perfetta, 3 figli eccezionali. Preziosissimi, imperdibili, i consigli della moglie, a cui era sempre piaciuta Milano…

Le prime parole in Italiano? “Bellissimo” e “buonasera”. Sorry se non conosceva O mia bela Madonina, ma l’imparerà. Perbacco, in milanese non potrà essere da meno di José Mourinho!

A “La Domenica Sportiva(Rai 2) del 21 dicembre, nel sostenere che alcuni giocatori del Milan non sarebbero stati felici del suo arrivo, Gianni Mura era andato “sotto la cintura” nel senso letterale del termine: “L’ha mostrato più o meno larvatamente Marco Borriello”, aveva affermato Mura sulla messa in onda di una provocante immagine pubblicitaria del superdotato Beckham in prorompente intimo, “che tra l’altro ha detto”: ‘ Ah, voglio proprio vedere quando saremo nello spogliatoio se quella pubblicità rispondeva al vero oppure no’. Gelosia sportiva? Gelosia di attributi? Non lo so”.

Ma dato che dallo spogliatoio non deve uscire nulla, sforziamoci di guardare l’aspetto tecnico della questione, anche se è veramente arduo.

Per mitigare la pressione in vista dell’incontro dell’Olimpico, Ancelotti aveva adottato un “basso profilo”, facendo credere che l’inglese sarebbe partito dalla panchina. Invece, quasi ad evitare perdite di tempo, Beckham è stato gettato nella mischia sin dall’inizio, timido neofita in una formazione rossonera che appare il pallido ricordo dello squadrone che si autodefiniva fino a poco tempo fa. Il Milan soffre le incursioni della Roma priva di Totti, sbanda vistosamente in difesa (complice l’assenza di Nesta), va sotto ad opera di Vucinic. Deve dire grazie soltanto a Pato e alla sua doppietta se ritorna dalla Capitale con in tasca un punticino. Il pendant rossonero di Balotelli, autore del 7° e 8° goal in questo campionato, salva la partita grazie alla sua velocità e ai suoi guizzi in accelerazione. Vucinic riporta in parità i capitolini con uno splendido tuffo sul pallone. Il Milan sbanda, cara grazia se non incassa la terza rete.

Beckham rimane in campo 89 minuti, mostra la sua innegabile classe, il tocco di palla vellutato che conosciamo, un paio di pregevoli cross al centro e … tanta buona volontà. Non fa certamente la differenza (come avrebbe potuto?); appare infatti statico. Il giudizio complessivo è da sufficienza , motivata, come fatto rilevare da Beppe Bergomi su Sky, dall’umiltà con cui si è messo a disposizione della squadra.

Una squadra da rifondare. L’avevo sostenuto ancor prima della finale di Champions League di Atene e mi avevano dato della visionaria. Ora, la formazione rossonera non è nemmeno più una squadra. Si regge sulle individualità Kakà e Ronaldinho, fatica a costruire il gioco, è impresentabile in difesa. Forse, Galliani avrebbe fatto meglio a chiedere a Babbo Natale un bel difensore nuovo di zecca, che lo salvasse dai – 9 di questo gelido inverno.

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