CALCIO E PAROLE

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Posted by ladycalcio su sabato, giugno 12, 2021

ITALIA: NON CHIAMIAMOLA “MACCHINA DA GUERRA”!

L’esordio di ieri sera degli Azzurri contro la Turchia (3-0), come dalla miglior tradizione italica, ha dato vita a un’ondata di autoesaltazione e di sproporzionato ottimismo. Nella sua telecronaca su Sky, Fabio Caressa ha addirittura parlato di “grandissima Italia”, definendo la nostra Nazionale “una macchina da guerra”.

Come al solito andiamoci piano, per evitare un brusco risveglio dal sogno non appena incontreremo un avversario vero.

Baciati dalla fortuna, che li ha voluti in un girone di burro insieme a Turchia, Svizzera e Galles (una Nazionale che non ha neppure un proprio campionato), gli Azzurri hanno messo in rete tre palloni mangiandosi una valanga di goal.

Non potranno sempre affondare nel burro, meno che mai se incontreranno compagini del calibro di Francia, Germania & Co.

Ottima la prestazione di Spinazzola, migliore in campo.

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ITALIA-OLANDA: È CADUTO IL MURO DI BERLINO

Posted by ladycalcio su mercoledì, giugno 11, 2008

Fischio finale di Italia-Olanda (3-0), esordio degli Azzurri ad Euro 2008.

Sulla prima rete tedesca ARD, il leggendario bomber della Nazionale di Germania anni ‘70 Günter Netzer, ora apprezzato opinionista, commenta in studio la disfatta degli Azzurri. È come sempre pacato e professionale, ma come tutti i tedeschi, che ancora non ci hanno perdonato la vittoria mondiale ’06 in casa loro, ha gli occhi che brillano.

“Una delle tue favorite ci ha lasciato le penne”, gli fa notare il collega in studio. Non l’avrebbe ritenuto possibile neanche nei suoi sogni più “arditi”, risponde l’ex-centravanti del glorioso Borussia Mönchengladbach, laddove l’aggettivo tradisce, involontariamente, il piacere sottile che la Nazione teutonica prova nel vederci affondare.

L’analisi tecnica, ben circostanziata, si sofferma in particolare sul cannoniere del Bayern Monaco Luca Toni, rimasto a secco e imbrigliato, secondo Netzer, in una ragnatela di rifornimenti difficili non all’altezza del calcio moderno.

Il suo giudizio globale sui giocatori italiani – “si sono impegnati” – suscita ilarità, in quanto, ricondotto all’ambito scolastico, si ritrova regolarmente sulle pagelle degli alunni sì volonterosi, ma pur sempre insufficienti.

“È caduto il muro di Berlino”, ribadisce Marino Bartoletti a Dribbling (Rai 2) al di qua delle Alpi. Così espresso, il concetto è ancora più chiaro.

Per la gioia degli avversari storici e dei detrattori, l’Italia Campione del Mondo, mai sconfitta per 3-0 in questo torneo, esordisce subendo più reti che nel corso dell’intero Mondiale 2006. Una prestazione, quella degli Azzurri, che a prescindere dall’episodio del primo goal olandese, rivelatosi regolare pur con Panucci a terra al di là della linea di fondo, suona come un serio campanello d’allarme per il passaggio del girone.

Si è già detto ampiamente degli errori di Donadoni, dal modulo sbilanciato alla scelta degli uomini, ad iniziare dalla collocazione di Ambrosini e Gattuso a centrocampo al posto del più in forma De Rossi.

Più nebulosa l’analisi del non gioco mostrato dai suoi uomini: una squadra non reattiva, mal assortita nei ruoli, lenta nelle ripartenze e vulnerabile nei cambi di gioco. Un’Italia che non gira e che sembra non funzionare in nessun reparto: ferma in difesa, priva di sincronismi al centrocampo e inconcludente sotto porta, per una prestazione collettiva gravemente insufficiente e addirittura a rischio di un passivo più pesante.

Le sostituzioni operate dal CT non cambiano il volto della partita. Saltato ogni schema, i giocatori vagano per il campo senza più riuscire a costruire la manovra. Eppure, nella conferenza stampa del post-partita Donadoni si lascia sfuggire la frase: “Non è che l’Olanda ci abbia così sovrastato”.

“Usciamo con le ossa rotte”, dice giustamente Bruno Longhi a StudioSport (Italia 1), “abbiamo subito un’autentica lezione di calcio”. E mentre Capitan Buffon salva l’onore scusandosi con tutti i tifosi italiani per la prestazione, si riflette su cosa cambiare.

Secondo Netzer, venerdì l’Italia deve aggredire la Romania sin dai primi minuti e non lasciarsi nuovamente imbrigliare in una ragnatela avversaria che la porti ad essere lenta e inconcludente. “Altrimenti”, e la sola idea gli fa brillare gli occhi, “gli italiani sono fuori”.

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