CALCIO E PAROLE

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L’Inter in semifinale di TIM Cup

Posted by ladycalcio su venerdì, gennaio 23, 2009

Inter-roma-2-1Le buone notizie innanzitutto. L’Inter accede alle semifinali di TIM Cup superando la Roma nei tempi regolamentari, senza tempi di ibernazione supplementari per il pubblico nella ghiacciaia di San Siro.

Mourinho onora la competizione schierando la prima squadra – e non, come visto fare più volte da Mancini la scorsa stagione, la Primavera addizionata di qualche titolare. La bella sorpresa è rappresentata dal giovanissimo Santon sulla fascia sinistra, autore di una prestazione di tutto rispetto sia sul piano atletico, sia su quello caratteriale.  Si rivedono Stankovic e Muntari e un Adriano in serata di vena, protagonista del goal del vantaggio nerazzurro già al 9° minuto.

Le cattive notizie riguardano il fuorigioco di Samuel sulla rete di Ibra e le immancabili polemiche innescate dalla “First Lady” giallorossa Rosella Sensi, prontamente fomentate dalla stampa antinerazzurra. La consistenza dell’Inter è tutta da rivedere contro avversari di maggiore caratura. La prova di coppa contro i capitolini,  infatti, pur rappresentando un riscatto dalla sconfitta di Bergamo sotto il profilo del risultato, lascia ancora troppi dubbi. La squadra nerazzurra è protagonista di apprezzabili azioni singole e collettive, ma continua a sprecare troppo e a fermarsi inspiegabilmente in certe fasi della partita. Incredibile ma vero, balla in più occasioni in difesa. Il pubblico attorno a me prende di mira Burdisso, autore di una prestazione decisamente insufficiente, ma non mancano le incertezze da parte di Walter Samuel (ammonito per un fallo su Baptista), con l’attenuante della forma influenzale che l’aveva colpito domenica scorsa.

La Roma, orfana di Capitan Totti, pareggia con Taddei, pasticcia anch’essa in difesa e appare inferiore sul piano fisico. Riemerge nel 2° tempo, portando qualche pericolo di troppo alla retroguardia nerazzurra, dopo di che si distingue per un improbabile tridente (Pizarro, Aquilani, Menez) e per la rissa sfiorata da Mexes.

Tornando ai Campioni d’Italia, gli aspetti più preoccupanti rilevati in questo primo stralcio di 2009 mi sembrano appunto le insicurezze difensive, il calo fisico di alcuni giocatori e le voci su presunti disaccordi fra Mourinho e la Società. È ancora presto per trarre delle conclusioni, ma di primo acchito, mi sembrerebbe opportuno ricorrere di tanto in tanto al vecchio sano turnover: darebbe respiro ai giocatori un po’ affaticati, offrirebbe l’opportunità di giocare a chi si sente messo da parte e contribuirebbe in tal modo ad allentare le tensioni e il malcontento all’interno della squadra. La stagione non è che a metà e se già si parla di rapporti incrinati…

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Le magie di Ibracadabra

Posted by ladycalcio su lunedì, novembre 17, 2008

In tema di stagione potremmo dire che ha tolto a Mourinho le castagne dal fuoco: con la sua straordinaria doppietta contro il Palermo, Zlatan Ibrahimovic ha infatti permesso a un’Inter inizialmente sofferente e impacciata nella costruzione del gioco di uscire dallo Stadio Barbera con in tasca 3 preziosi punti.

Due capolavori di un attaccante che, nei giorni di vena, è in grado di fare reparto da solo, deliziandoci con finezze da grande calcio. Da manuale la prima rete: dopo 21 secondi dall’inizio della ripresa, Ibra si aggiusta il pallone quasi da fermo e fa secco Fontana con un diagonale ad effetto. Sul secondo goal, un calcio piazzato da fuori area, è autore di una cannonata che trapassa la barriera avversaria.

Cambia così il volto di una partita a fasi alterne, in cui l’Inter appare sempre troppo vulnerabile su contropiede. In particolare, soffre le scorribande sulla fascia di Balzaretti e le conclusioni di Cavani.

Due note liete della serata da parte nerazzurra sono la conferma di un ritrovato Samuel e, agli ultimi minuti, il timido riaffacciarsi sul terreno di gioco di Burdisso dopo il disastro di Nicosia.

Sulla sponda rossonera del Naviglio invece è già Natale, con l’ennesimo rigore regalato al Milan, stavolta dall’arbitro De Marco dopo un volo d’angelo di Kakà fuori dall’area. Perché ora non si parla di “aiutini”, o meglio, di “aiutoni“, quelli che prmettono al Diavolo di rimanere in coda ai cugini? Dopo la stentata vittoria sul Chievo, sul Sito Ufficiale di AC Milan si afferma che “Va bene così”, anche se, per pudore, si ammette che la prestazione “non è stata particolarmente brillante”. Ciò che mi fa pensare è la constatazione conclusiva: “la corsa alla vetta riprende con 26 punti in più rispetto alla passata stagione, tanto per sottolineare che il vento è cambiato”.

Più che cambiato, mi sembra rinforzato a forza 8 alle spalle del Milan.

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MOURINHO RESUSCITA IL MILAN

Posted by ladycalcio su lunedì, settembre 29, 2008

“Rilassarsi senza confini”: questo l’invito dello sponsor sullo schienale di José Mourinho in panchina ieri sera. Impossibile, per “Mou”, metterlo in pratica fra i tormenti del derby. “Loro hanno segnato un goal, noi no”, riassume il tecnico nerazzurro su Sky visibilmente teso.

Un’analisi che sa di semplicistico. In tutta onestà, credo che la sconfitta dei nerazzurri nel derby sia da imputare essenzialmente all’approccio tattico errato: l’Inter è insolitamente lenta e impacciata, incapace di sfruttare le sue stesse qualità. Aspetta, non corre. Così facendo, fa il gioco del Milan, che appare più grintoso e incisivo e preme sui cugini attendisti.

La squadra nerazzurra è in chiara difficoltà tattica a prescindere dai mutamenti di modulo operati da Mourinho: parte da un 4-3-3 d’assalto iniziale che sfuma via via in un 4-5-1, in un 4-2-3-1 e in un 3-2-3-2, ma la partita non cambia volto. Gli attaccanti continuano ad essere imbrigliati dai difensori rossoneri; la fascia più problematica è la sinistra, quella di Quaresma, che non appare ancora affiatato con i compagni. Ma neppure Mancini, sulla destra, riesce ad infrangere la difesa avversaria. Ibra spreca, il centrocampo non ce la fa a spezzare il ritmo.

La tattica suicida di Mourinho resuscita Seedorf e Ronaldinho, mentre Abbiati giganteggia in area acchiappando più palloni che nell’intero campionato.

Più concreto il Milan, compatto al centrocampo in virtù del modulo ad albero di Natale. Toglie i rifornimenti alle punte nerazzurre, riparte veloce, non si lascia aggredire dall’Inter. Ha nel redivivo Seedorf, faro centrale rossonero, il perno del proprio gioco. E l’Inter, che non riesce a neutralizzarlo, si trova schiacciata nelle linee.

La Beneamata è tutt’altro che esaltante. The Special One impiega un’ora per capire che così non va, opera dei cambi ma compromette ancor di più la situazione, sbilanciando all’inverosimile in avanti i suoi uomini: sacrifica Materazzi per Cruz, ma è pessimo profeta: infatti, con l’espulsione di Burdisso, si ritrova senza difensori centrali. L’Inter finisce con un arrembaggio sterile in 10 uomini, sfavorita persino dai rimpalli. Un bel regalo di compleanno per Berlusconi, non c’è che dire…

Il duello tattico fra i mister, insomma, è chiaro appannaggio di Ancelotti. Eloquente il titolo della colonna di Renato Vassallo su “Il Giorno”: “Per Mourinho un pediluvio di grande umiltà”. Eloquente anche il testo: “L’antipatico portoghese deve darsi una regolata. Non sarà un pirla, come crede, ma sicuramente un umano come tutti”.

Il fischietto Morganti ci mette del suo: lascia che Gattuso picchi gli avversari per tutta la partita, ma estrae il giallo ancor prima che Zanetti gli si rivolga di diritto nelle vesti di Capitano. Ma soprattutto, riapre la piaga dei rossi “allegri” contro l’Inter cacciando Burdisso e Materazzi (dalla panchina), che sommati a Muntari in Inter-Catania fanno 3 espulsi in 5 gare di Campionato. Inutile, invece, recriminare sul fuorigioco millimetrico di Kakà sul goal di Ronaldinho: il Milan merita la vittoria.

StudioSport (Mediaset), nel miglior stile rossonero, dà immediatamente un colpo di spugna alle poche critiche sensate finora avanzate al Milan. Giancarlo Gherarducci: “C’è da fare un falò di tutto quello che si è detto e scritto per settimane”. Poi, riesuma il confronto vincente di Ancelotti contro Mourinho di 5 anni fa nella Supercoppa Europea Milan-Porto (cross di Rui Costa e testa di Shevcenko), mentre il suo collega Carlo Pellegatti ripropone addirittura lo stacco di Hatley su Collovati del 28 ottobre ’84 come fotocopia di quello di Ronaldinho su Cambiasso.

Le danze, stavolta, le conduce il Milan di Ronaldinho. Riassume bene il concetto Ibrahimovc: “Siamo più forti, ma non sempre i più forti vincono”. Soprattutto quando si affossano da soli.

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Il telefonino di chi ama l’Inter

Posted by ladycalcio su domenica, settembre 14, 2008

Palcoscenico insolito per la presentazione di un nuovo telefono cellulare, la Pinetina ha fatto da cornice al lancio del Samsung SOUL I Love Inter, una riedizione di un modello top di gamma della casa coreana, dedicato ai tifosi nerazzurri.

Il Samsung Soul Inter è in sostanza una versione personalizzata del Samsung Soul U900 e porta in dote una cartella di contenuti esclusivi di F.C Internazionale: suonerie e sfondi originali, il logo “I love Inter” sul retro della scocca e tutte le novità sulla propria squadra del cuore accessibili dal pulsante Feed RSS del Magical Touch.

Tra le caratteristiche tecniche spiccano invece La fotocamera da 5 Megapixel e la presenza della connettività HSDPA per navigare ad alta velocità in Internet. Costerà 299 euro e potrà essere acquistato nei punti Unieuro.

Alla presentazione ufficiale, che ha preceduto l’abituale conferenza stampa del prepartita (l’Inter ha poi giocato e vinto 2-1 sabato sera contro il Catania), non poteva mancare José Mourinho:  lo “Special One” ha dato come al solito spettacolo. Lui, uomo Samsung fin dai tempi del Chelsea (il team inglese porta ancora oggi il prestigioso logo del gruppo sudcoreano sulle sue magliette), ha sottolineato l’importanza mondiale di un marchio come quello dell’Inter, che ha saputo unire negli anni prestigio, passione e grande senso dello sport.

Il Samsung SOUL Inter è un telefono emozionale, pensato per i tifosi che amano seguire in ogni momento la propria squadra” ha poi aggiunto Paolo Quindici, Sales and Marketing Director di Samsung Italia.

Mourinho, dal canto suo, si è limitato a sottolineare come di tecnologia se ne intenda poco ma che il telefono gli è piaciuto molto dal punto di vista del design oltre che dei contenuti, concludendo poi con un simpatico siparietto nel quale ha reclamato ben 10 telefoni, come premio per la sua presenza.
Poi, conclusa la parentesi hi-tech, si è tornati al calcio, con un Mourinho in splendida forma, che ha giocato e scherzato con i giornalisti senza concedere alcuna previsione sulla formazione del giorno dopo, se non per qualche giocatore – come Quaresma e Maicon – il cui impiego appariva scontato già alla vigilia.
E, a proposito di telefonini, Mourinho ha svelato un piccolo retroscena: quando  giocano le nazionali lui spera che non suoni mai. “Qualche giorno fa, erano le 21,30 ed è squillato. Prima di rispondere ho detto a mia moglie: si è fatto male qualcuno dei nostri! Infatti, quando ho risposto, Paolo (Viganò, direttore delle comunicazioni dell’Inter, n.d.r.) mi ha annunciato che Stankovich si era infortunato“.
Peccato solo che la giornata si sia conclusa senza poter assistere all’allenamento di rifinitura. Qui, il no di Mourinho è stato irremovibile. La seduta si è comunque svolta con un leggero defaticamento (molti titolati erano rientrati in giornata dagli impegni con le rispettive nazionali) e con la prova dei calci fermi, che ha visto come protagonista soprattutto Balotelli.

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MOURINHO: PRIMA VITTORIA E … PRIME BUGIE

Posted by ladycalcio su lunedì, agosto 25, 2008

L’Inter di Mourinho fa sua la Supercoppa TIM, trofeo d’esordio della nuova stagione.

Il Meazza si presenta con il trucco rifatto e i settori ridisegnati (i semicerchi dei primi anelli verde e blu, ora annessi ai rettilinei rosso e arancione, non fanno più parte delle curve) e sfoggia le nuove sfavillanti poltroncine, che cozzano con i vecchi seggiolini scoloriti rimasti nel settore centrale del 1° anello rosso.

La squadra, giunta in anticipo rispetto al solito, mostra la prima rivoluzione nel riscaldamento, più vivace e diversificato. Accorciata la fase iniziale dedicata ai movimenti di snodamento di braccia ed anche eseguiti in gruppo, si passa a un’alternanza fra fasi dinamiche (con sprint, corsa all’indietro, torelli e colpi di testa) e stretching (con pose e “figure di gruppo” spettacolari che dall’alto sembrerebbero degne delle coreografie del …nuoto sincronizzato). È un turbinio di giocatori che occupa l’intera metà campo e culmina nei tiri a rete finali.

Si inizia con il minuto di silenzio e l’applauso in ricordo di Franco Sensi.

Tornando a Mourinho, un po’ di fumo negli occhi non guasta, come conferma il modulo: un 4-3-3 dichiarato che a tratti fa pensare a un 4-3-2-1, a tratti a un 4-3-1-2, ma soprattutto a un team di giocatori un po’ frastornati ancora alla ricerca degli schemi. La prima impressione che ricavo è quella di un gioco a tutto campo portato all’estremo.

Difesa in emergenza, con Cambiasso e Burdisso centrali. Piacevolissima, al centrocampo, la novità Muntari, autore dell’1-0 al 18° del 1° tempo, distintosi per i veloci inserimenti con cui sguscia in area. Il migliore in campo insieme a Capitan Zanetti, instancabile nei dribbling e costretto a rinforzare la fascia destra a supporto di un Figo spentosi dopo le prime volate e regolarmente perdente nei contrasti fisici. Senza dimenticare i guizzi e i virtuosismi di Ibrahimovic, il mio “sorvegliato speciale” della serata.

Aveva detto Mourinho in conferenza stampa: “Per me non c’è giocatore ‘bene’ o ‘quasi bene’. Se sta nella lista sta bene … ma giocatori infortunati in lista, mai”. Sornione, il “Mou”, soprattutto nel gettare fumo negli occhi. No, non aspettatevi conferma da Tony Damascelli, Franco Ordine o Maurizio Mosca… ma personalmente, osservando Ibra, di “quasi” ne vedo tanti. Soprattutto in allenamento, quando lo scorgo zoppicare vistosamente sulla gamba sinistra. In partita riprende a correre come per magia (salvo tornare in crisi nei giorni seguenti), tanto che negli sprint e nei dribbling veloci sembrerebbe quasi… “bene”.

Ma se negli appoggi un piede spinge, l’altro spesso impatta; diversa è l’escursione dei due arti nello stretching, non fluida la frenata dopo gli sprint di riscaldamento, più accorto il carico del peso sul ginocchio infortunato. È innegabile che fa pur sempre la differenza: è preziosissimo, grintoso e non perde mai il senso della posizione.

Il tridente si compone, oltre che di Ibra, di Mancini e Figo. Ma l’Inter pasticcia troppo sotto rete. Ciò che mi lascia sgomenta è l’area lasciata vuota, completamente sguarnita, sui calci piazzati offensivi. Volo con il ricordo al Bayern di Felix Magath e al 4-1 subito in Champions League contro il Milan, nel marzo 2006, con un simile assetto suicida.

Stasera mancano le puntate in avanti di Materazzi sui corner in area avversaria, ma soprattutto, qualcuno là dietro pronto a contenere eventuali contropiedi e a scongiurare il pericolo di dover poi “stendere” l’uomo lanciato a rete. Sul finale, per contro, in un’occasione, l’ultimo baluardo difensivo dell’Inter rimarrà Zanetti, posizionato … poco fuori dall’area giallorossa.

Nessun palleggio delle riserve durante l’intervallo. La Roma pareggia all’11° del 2° tempo con De Rossi, l’Inter torna in vantaggio al 38° con Balotelli, subentrato a Figo, ma poi, sempre più disordinata nella disposizione sul campo, si spegne e si fa nuovamente raggiungere da Vucinic allo scadere, senza riuscire ad aver ragione di una Roma mediocre nei tempi regolamentari.

Sul finale della ripresa entra Totti, un altro rimesso insieme a tempo di record che rischia di pagare cara la scommessa, e si infortuna Burdisso. Poca storia ai supplementari, con le squadre ferme sulle gambe e il gioco sempre più falloso.

Saltano gli schemi di gioco. Esce a tratti la Roma, l’Inter tenta l’assedio finale alternando la risalita degli esterni difensivi, qualche scorribanda dei centrocampisti e un paio di numeri individuali delle punte, mentre Julio Cesar compie un miracolo su un inserimento di Okaka.

Dal dischetto sbagliano Totti e Juan per i giallorossi e Stankovic per i nerazzurri. Poi tocca a Capitan Zanetti, che suggella la vittoria con il primo rigore di spareggio della sua gloriosa carriera.

Impazza la festa nerazzurra, con i fuochi d’artificio e la sfilata della coppa. Il tabellone luminoso mostra la delusione dello sconfitto Totti e la tristezza dell’assente Materazzi, relegato al parterre esclusivo della tribuna rossa. Centro Matrix con il binocolo mentre osserva la sfilata del trofeo sulle note di “Conquest of Paradise” di Vangelis. Ma per il guerriero malinconico è piuttosto un Purgatorio, quasi un castigo che gli si accanisce contro: parte proprio sotto di lui, la sfilata trionfale; sotto di lui la foto di squadra e quella con i bambini, mentre la musica sfuma nell’Inno “Pazza Inter Amala” cantato dalla sua voce. Ma tra lui e il campo, tra i suoi sforzi e l’attesa gratificazione, si interpone una barriera subdola e sottile a negargli il premio finale. E dire che gli sarebbe bastato calpestare il prato per pochi attimi per sentire quel trofeo anche un po’ “suo”, per ricevere un “grazie” dalla folla rimasta muta verso di lui…

Immagino cosa avrebbe dato, il buon Matrix, quasi bene” almeno quanto Figo ed Ibra”, per non sentirsi così solo e ignorato…

E non basta certo farsi riprendere con i pargoli abbarbicati al collo per mascherare il vuoto dentro.

Inter Channel ripropone le stesse immagini sulle note di Rnw@y Lyrics dei Linkin Park: “I want to run away”…canta il ritornello. Forse, è il pensiero del n° 23 nerazzurro mentre lascia la balconata nel bel mezzo della festa. E ancora, nel testo della canzone, parole che gli si addicono: I want to know the truth… I want to know the answers…”. Rispondere, ora, tocca a lui. Stavolta, non può sfuggire.

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Moratti-Mancini: fine della telenovela

Posted by ladycalcio su mercoledì, Maggio 28, 2008

La telenovela Moratti-Mancini, da mesi appannaggio di vignettisti e barzellettisti, si è conclusa con una figuraccia ignobile dell’Inter.

Non intendo addentrarmi nei rispettivi torti e ragioni del Presidente e del tecnico: ad uscirne a pezzi è la Società FC Internazionale, autoridicolizzatasi davanti al mondo del calcio, ai giornalisti e ai propri tifosi. Soprattutto, ritengo irrimediabilmente incrinata la credibilità della parola del Presidente Massimo Moratti, da mesi (e fino all’ultimo giorno) categorico nello smentire le voci sull’arrivo di Mourinho.

A oltre ventiquattr’ore dal siluramento di Mancini, trapelato nel primo pomeriggio di ieri e riportato nel frattempo anche dall’ultimo giornaletto di quartiere, il Sito Ufficale dell’Inter e il canale tematico Inter Channel – fonti ufficiali della Società nerazzurra -, brillano nel tacere la conferma dell’avvenuto divorzio.

Si può soltanto immaginare che l’evidente mancato accordo sull’emissione del comunicato congiunto, con i relativi rischi legali per la Società nella diffusione delle notizie, abbiano messo sott’acqua l’Ufficio Stampa.

Il vergognoso epilogo della telenovela di quarta categoria, iniziata con lo sfogo del tecnico di Jesi nel dopo-Liverpool, sarebbe durato pochi minuti: un colpo di spugna molto poco signorile su una collaborazione che, pur con i suoi alti e bassi, era fruttata la creazione di un ottimo gruppo e 7 trofei in 4 anni. Il tutto, dopo il noto annoso digiuno di vittorie.

Allo sfascio lo stile societario morattiano: ricorrenti silenzi-stampa, un tecnico che vince il campionato e tace, perde la Coppa Italia e tace, facendo poi presagire, tramite il proprio procuratore, il proposito di voler rimanere alla guida della squadra. Prospettiva reiterata , “al 110 %”, dal ds Gabriele Oriali.

Inqualificabile, sul piano umano, il comportamento di Moratti: una sorta di usa e getta nei confronti del Mancio (che giustamente non si accontenta della buonuscita offertagli e rivendica l’intera cifra spettantegli per contratto) e una totale mancanza di rispetto verso i tifosi, in balia degli echi (veritieri) della stampa inglese e spagnola, che da tempo davano per certo l’arrivo di Mourinho sulla panchina nerazzurra.

Perde la faccia, Moratti, dopo mesi di infastidite smentite ai derelitti reporter soliti trascorrere ore intere sotto il suo ufficio per ricevere in cambio due parole di sufficienza non veritiere (evviva il rispetto del lavoro altrui!). La perde davanti al mondo del calcio, ai mass media e ai tifosi nerazzurri. Tifosi ora inviperiti con il patron, il cui ultimo colpo di testa rischia di costare carissimo alla Beneamata: il disfacimento di un gruppo rivelatosi vincente nonostante gli infortuni e i relativi rimaneggiamenti di formazione e un salasso economico di oltre 100 milioni di euro in spese per il nuovo staff e per i capricci di “The Special One”, già a Milano per completare sul posto il corso full-immersion nella nostra lingua.

Ora, se è vero che “simpatia Mourinho” deve ancora dimostrare di essere il tecnico giusto per l’Inter, l’Inter una dimostrazione lampante l’ha già data: quella di non essere una società.

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