CALCIO E PAROLE

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Mancini-Mourinho: il perdente è Moratti

Posted by ladycalcio su mercoledì, giugno 4, 2008

“Son tutte balle, solo che non abbiamo più la pazienza di smentirle”, aveva detto con tono di sufficienza Moratti ai reporter assiepati sotto il suo ufficio che lo interrogavano sul possibile arrivo all’Inter di José Mourinho. Sappiamo tutti com’è finita: con un pranzo in un ristorante esclusivo di Parigi, con tanto di paparazzo a immortalare il Presidente, il figlio Angelo Mario, l’amministratore delegato Paolillo e il tecnico portoghese, e con la presentazione di quest’ultimo ieri ad Appiano Gentile.

Sala stampa affollata, con il neoallenatore seduto accanto a Branca, Paolillo e al vice Beppe Baresi. Davanti a loro un tavolo completamente nudo, in uno stile “braccini corti” che cozza con la grandeur del Presidente, ricoperto da un drappo nerazzurro. Per Mourinho, accaldato e impegnato in una lunga trafila di domande e risposte, neppure un bicchier d’acqua.

Uomo distinto, intelligente e colto, Mourinho giunge all’appuntamento accuratamente preparato (studiava evidentemente da mesi), sfoderando uno splendido italiano condito da un fuori programma nel gergo meneghino: “Io non sono un pirla “, risponde a un giornalista inglese reo di aver cercato di riportare ad arte il discorso sui giocatori del Chelsea.

Afferma di aver studiato per un mese soltanto, sbugiardato dai perfetti accordi verbali, dall’uso assolutamente corretto delle preposizioni e da una proprietà di vocabolario di tutto rispetto.

È un po’ attore, Mourinho, e recita alla perfezione la parte di chi deve far presa su una platea reduce dalle polemiche, che fiuta un po’ prevenuta nei suoi confronti. Smorza i toni sulla preannunciata “rivoluzione”, non si autoesalta, si dichiara disponibile al colloquio con i giocatori.

Durante la diretta TV, il telespettatore cerca invano Massimo Moratti, che pare aver preferito la lontananza dalle telcamere.

Avevo sempre ammirato Moratti; ora tuttavia, per onestà di giudizio devo dire che da questa storia esce a pezzi – unitamente alla Società. Interrogativo spontaneo: Oriali (“Mancini rimane al 110 %”) e Paolillo (ai microfoni di Radio Anch’iosport aveva dichiarato che l’incontro Moratti-Mancini sarebbe stato un semplice colloquio per discutere “una visione generale e un programma”, con l’80% di chances di riconferma per il tecnico) erano al corrente delle sue “manovre” in direzione Mourinho e hanno bluffato, oppure, contando come il 2 di coppe, sono state le prime vittime del colpo di testa del patron?

Sta di fatto che la popolarità del Presidente è ai minimi storici. Nei giorni scorsi, gli stessi sostenitori nerazzurri, disgustati dalle sue cadute di stile, avevano bersagliato di lamentele l’emittente Inter Channel, invocando un metro di giudizio più severo sul suo comportamento da ricco non signore e minacciando di non rinnovare più né il tesseramento, né l’abbonamento al canale tematico, in quanto quest’ultimo, fonte ufficiale della Società, aveva difeso a spada tratta l’(indifendibile) approccio di Moratti.

Non essendo bastato il ritardo di oltre 2 giorni nell’emissione del comunicato ufficiale sull’esonero di Mancini, la Dirigenza nerazzurra aveva deciso di rendersi ridicola fino in fondo minacciando azioni legali contro chi avesse riportato presunti stralci del colloquio d’addio fra il patron e il Mancio. Ironica la risposta de “Il Giornale”, a firma Riccardo Signori: “Prendiamo atto della smentita della società (sperando che non sia come quelle su Mourinho degli ultimi mesi).”

In un crescendo di gaffes e meschinerie senza precedenti, ecco l’annuncio dell’esonero di Mancini senza neppure un ringraziamento formale al tecnico “scaricato” (ringraziamento presente invece nel comunicato stampa di quest’ultimo), il rinvio dell’ufficializzazione dell’ingaggio di Mourinho fino al pomeriggio del 2 giugno, il grazie al Mancio “a scoppio ritardato” (solo dopo le pesanti critiche piovute a 360 gradi) e un volgare epilogo a pesci in faccia destinato a finire in tribunale, dove Moratti rischia di perdere ben più della faccia (che molti sostengono non abbia già più).

Per non parlare della presunta buonauscita da lui proposta al suo ex-tecnico e del presunto tentativo di aggrapparsi allo scandalo intercettazioni come giusta causa per il suo licenziamento. Tesi giuridicamente insostenibile.

Quanto alla classe e all’etichetta che l’avevano da sempre contraddistinto, Moratti le aveva già perse in tribuna d’onore con gestacci, volgarità e labiali di critica ai suoi giocatori. E se è vero che i mass media tendenziosi “ci marciano”, stavolta il Presidente deve prendersela soltanto con se stesso.

Signori, si cambia. Si cambia l’allenatore campione d’Italia, si cambia un team vincente (pur con tutti i suoi limiti), si abbandonano le certezze per le incertezze. Il verdetto al campo. Se i risultati dovessero cambiare in peggio, si cambi il Presidente.

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Moratti-Mancini: fine della telenovela

Posted by ladycalcio su mercoledì, maggio 28, 2008

La telenovela Moratti-Mancini, da mesi appannaggio di vignettisti e barzellettisti, si è conclusa con una figuraccia ignobile dell’Inter.

Non intendo addentrarmi nei rispettivi torti e ragioni del Presidente e del tecnico: ad uscirne a pezzi è la Società FC Internazionale, autoridicolizzatasi davanti al mondo del calcio, ai giornalisti e ai propri tifosi. Soprattutto, ritengo irrimediabilmente incrinata la credibilità della parola del Presidente Massimo Moratti, da mesi (e fino all’ultimo giorno) categorico nello smentire le voci sull’arrivo di Mourinho.

A oltre ventiquattr’ore dal siluramento di Mancini, trapelato nel primo pomeriggio di ieri e riportato nel frattempo anche dall’ultimo giornaletto di quartiere, il Sito Ufficale dell’Inter e il canale tematico Inter Channel – fonti ufficiali della Società nerazzurra -, brillano nel tacere la conferma dell’avvenuto divorzio.

Si può soltanto immaginare che l’evidente mancato accordo sull’emissione del comunicato congiunto, con i relativi rischi legali per la Società nella diffusione delle notizie, abbiano messo sott’acqua l’Ufficio Stampa.

Il vergognoso epilogo della telenovela di quarta categoria, iniziata con lo sfogo del tecnico di Jesi nel dopo-Liverpool, sarebbe durato pochi minuti: un colpo di spugna molto poco signorile su una collaborazione che, pur con i suoi alti e bassi, era fruttata la creazione di un ottimo gruppo e 7 trofei in 4 anni. Il tutto, dopo il noto annoso digiuno di vittorie.

Allo sfascio lo stile societario morattiano: ricorrenti silenzi-stampa, un tecnico che vince il campionato e tace, perde la Coppa Italia e tace, facendo poi presagire, tramite il proprio procuratore, il proposito di voler rimanere alla guida della squadra. Prospettiva reiterata , “al 110 %”, dal ds Gabriele Oriali.

Inqualificabile, sul piano umano, il comportamento di Moratti: una sorta di usa e getta nei confronti del Mancio (che giustamente non si accontenta della buonuscita offertagli e rivendica l’intera cifra spettantegli per contratto) e una totale mancanza di rispetto verso i tifosi, in balia degli echi (veritieri) della stampa inglese e spagnola, che da tempo davano per certo l’arrivo di Mourinho sulla panchina nerazzurra.

Perde la faccia, Moratti, dopo mesi di infastidite smentite ai derelitti reporter soliti trascorrere ore intere sotto il suo ufficio per ricevere in cambio due parole di sufficienza non veritiere (evviva il rispetto del lavoro altrui!). La perde davanti al mondo del calcio, ai mass media e ai tifosi nerazzurri. Tifosi ora inviperiti con il patron, il cui ultimo colpo di testa rischia di costare carissimo alla Beneamata: il disfacimento di un gruppo rivelatosi vincente nonostante gli infortuni e i relativi rimaneggiamenti di formazione e un salasso economico di oltre 100 milioni di euro in spese per il nuovo staff e per i capricci di “The Special One”, già a Milano per completare sul posto il corso full-immersion nella nostra lingua.

Ora, se è vero che “simpatia Mourinho” deve ancora dimostrare di essere il tecnico giusto per l’Inter, l’Inter una dimostrazione lampante l’ha già data: quella di non essere una società.

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