CALCIO E PAROLE

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A VOLTE RITORNANO: MARCO MATERAZZI A “INTER LEGENDS”

Posted by ladycalcio su martedì, febbraio 16, 2016

Materazzi a Inter Legends

“Evidentemente non sono così scarpone come si vuol far pensare”. “Ero un po’ un cammellone”. 🙂 “Sono un animale da trofeo”. A parlare è proprio lui, “Mister sindrome compartimentale acuta” 😆 . Ne sentivamo la mancanza? No.

Un po’ ingrigito, qualche ruga in più ma sempre con gli stessi identici occhi tristi 😦 , rieccolo ieri sera a “Inter Legends” (Inter Channel), l’intervistona alle vecchie glorie nerazzurre a cura di Alessandro Villa.

Marcone Materazzi rientra di diritto nella leggenda nerazzurra per il suo leggendario “infortunio” 😆 in Nazionale dell’agosto 2007, risolto dall’altrettanto leggendario Prof. Francesco Benazzo 😆 del S. Matteo d Pavia con un’ancor più leggendaria tecnica chirurgica, che avrebbe permesso di operare una “sindrome compartimentale acuta” 😆 in atto da oltre mezza giornata (!) per via endoscopica e con un’incisione di soli 2 cm. 😆 Ma com’è ovvio, dopo quanto sviscerato da questo blog, Villa e Materazzi se ne guardano bene dal riproporci la bufala 🙄

“Un Materazzi come non l’avete mai visto”, recitava il promo della trasmissione. In realtà, le interviste a Materazzi sono l’una la fotocopia dell’altra, e quella di ieri sera non ha certo fatto eccezione.
Dal Messina all’Inter, passando per il Tor di Quinto, il Marsala, il Trapani, il Perugia e compagnia bella, ecco ripercorse le tappe della carriera del “nostro”, accompagnate da una galleria di altrettanti berretti. 😆

I classici: la rovesciata contro il Messina, il salto di un metro e mezzo da fermo (?) su Vieira nella finale mondiale di Berlino, il pianto abbracciato a Mou dopo la vittoria di Madrid.

Le materazzate: la 1^ espulsione della storia del calcio per un fallo su un compagno 😆 (ai Mondiali 2006 contro l’Australia), la maglietta con la scritta “auguri Davide” nel derby 2006 (con l’immediata espulsione e l’Inter lasciata in 9 contro 11), la maglietta “rivolete anche questa?”, il pugno a Gabriele Cirillo… e poi le incomprensioni con Mancini, con Serse Cosmi (“la prima volta che ci siamo incontrati in ritiro abbiamo litigato”), il battibecco con “Mr Giordano” contro il Messina (“lui mi diede uno schiaffo, ma poi alla fine sistemammo tutto”).

DEVI CAMBIARE MESTIERE

“Tu devi un po’ cambiare mestiere: da operaio generico diventi una maestranza specializzata” 😆 : questo lo sfavillante eufemismo escogitato da Villa per intendere che, con l’avvento di José Mourinho, Matrix viene relegato a panchinaro fisso 😦 . “ll problema mio era quando ero titolare sul giornale, allora voleva dire che non giocavo”, dice Marcone 🙂 . Più precisamente, a inserirlo nelle “improbabili” formazioni per non farlo precipitare nel pubblico dimenticatoio era il mitico Andrea Elefante :-), firma emerita della Gazzetta dello Sport.

Di Mou Marcone apprezzava particolarmente la preparazione “solo con la palla”, senza le strazianti sudate sugli 800-1000 m che contraddistinguono il buon lavoro atletico; non per nulla, grazie alla sapiente scorciatoia, gli uomini di Mourinho si ritrovarono a pezzi dopo essere stati spremuti come limoni.

Un capitolo a parte riguarda Rafa Benitez. Materazzi: “Io non giocavo già con Mourino”. Ma mentre Mou gli diede il contentino di mandarlo in campo al 46’ della Finale di Madrid contro il Bayern, Benitez gli fece l’affronto di preferirgli Mariga in quella del Mondiale per club contro il Mazembe, lasciandolo a macerarsi di livore in panca.
“Nei 4 mesi che rimase ad Appiano (Benitez, ndr), probabilmente sbagliai qualcosa anch’io” 🙂 , concede Matrix.

VOLO PINDARICO

Il racconto (oltre un’ora),trito e ritrito, prosegue con dovizia di dettagli fino alla stagione 2006-07. E il leggendario infortunio di Budapest del 22 agosto 2007? 🙄 Per intenderci, quello che secondo l’universo mediatico avrebbe potuto costare a Marco non soltanto la carriera, ma addirittura la vita? 🙄 Su quello che fu fatto passare per un episodio-chiave nella vita del Materazzi-giocatore e del Materazzi-uomo – com’era prevedibile -, neppure una parola – e i miei lettori conoscono bene il perché. Zitti e mosca anche  sulle “leggende” 🙂 dello “zigomo di Brema” 😆 , targato dicembre 2008, e del “menisco”-record 😆 del gennaio 2010. (Chi desidera divertirsi, trova i rispettivi link in calce)

A inizio intervista il conduttore parla, in merito a Materazzi, di “una storia di cattiva stampa”. Direi di infima stampa.

Villa: “Il 2007-08 inizia con un’ Inter fortissima, poi Ibra si fa male, ci sono tanti infortuni 😆 , qualcosa sembra rompersi” (non certo la gamba di Marco). Si salta a piè pari al match point fallito contro il Milan di fine campionato, al rigore sbagliato da Marcone contro il Siena a San Siro e alla festa Scudetto dopo Parma-Inter del 18 maggio 2008.

“Io apprezzo più la sincerità piuttosto che le bugie”, zoppica nel suo italiano Matrix, il colosso d’argilla che ebbe paura di incontrare una Lady e che solo gli occhi dell’amico e “fratello zingaro” Deki Stankovic possono vedere come “uno senza paura, uno che ammette anche i suoi errori”.

Dal canto suo, Materazzi si autoannovera fra le “persone mature”  🙂 😆 . Lui che, illuminato maestro di italiano 😆 di Yuto Nagatomo (da poco giunto all’Inter e in difficoltà con la nostra lingua), espose l’educatissimo giapponese a un’imbarazzante figuraccia all’uscita da un ristorante, facendogli dire parolacce irripetibili spacciate per complimenti per l’ottimo menu gustato (l’ha raccontato pochi giorni fa lo stesso Nagatomo a “Inter Nos” (Inter Channel).

Scusate se mi scandalizzo per il paragone finale con Giacinto Facchetti 😦 , “prodigo di consigli veri”. “Poi alla fine uno deve crescere”, ho sentito dire da Materazzi. Sarebbe urgente.

“Poi alla fine tutti i nodi tornano al pettine”, gigioneggia il “nostro”. Ultima chicca: “Io penso che quando tu rimani sulla riva del fiume il cadavere passa prima o poi”. Stavolta, c’è il rischio che passi anche un bisturi. 😦

 

Chi non fosse a conoscenza del “Caso Materazzi”, può leggere ai link seguenti:

Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi http://bit.ly/1GZREOB

Lettera aperta al prof. Francesco Benazzo http://bit.ly/1DWAVN5

Materazzi operazione eroe http://bit.ly/1CHcTyw

Menisco Materazzi: 12 dubbi amletici http://bit.ly/1Ls10Cr

 

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CASO MATERAZZI: AVVISAI L’INTER

Posted by ladycalcio su domenica, aprile 22, 2012

Caro lettore, se non sei a conoscenza dei precedenti, leggi prima il post al link seguente:

https://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

Non l’avevo mai rivelato, ma lo faccio ora. Perché non informasti l’Inter?” mi viene ripetutamente domandato in merito alla brutta telefonata che ricevetti da Marco Materazzi  nell’autunno 2008 dopo avergli inviato in regalo un articolone in suo sostegno frutto di 6 mesi di lavoro.

In realtà, fu la prima cosa che feci. Fu soprattutto una questione di rispetto verso la Società FC Internazionale prima di rendere pubblico l’accaduto, consapevole che questo avrebbe significato “coinvolgere” alla grande persone e istituzioni ad essa collegate (che non sarebbe mai stata mia intenzione tirare in ballo). “Perché non ne ha parlato prima con noi? Avremmo sistemato la cosa!”,  avrebbero potuto  giustamente risentirsi i responsabili nerazzurri. Non fu così.

Dopo la telefonata di quel Matrix così strano e inspiegabilmente impaurito nei miei confronti, condita dal deleterio intervento della moglie Daniela, concessi invano a Marco qualche giorno di tempo per rivalutare il tutto a mente fredda, rivedere le parole e gli atteggiamenti che mi avevano offesa e risolvere l’equivoco “inter nos” , nel più assoluto riserbo.  Non accadde nulla.

Tramite un lungo colloquio telefonico, misi dunque al corrente dell’accaduto FC Internazionale. Preferisco non rivelare l’identità del mio interlocutore, ma per rendere l’idea, trattasi di un rappresentante della Società a tutti gli effetti, molto vicino ai giocatori, che compare spesso in televisione. Premetto che fu molto corretto e disponibile: una persona a modo, che mi dedicò tutto il tempo necessario affinché gli riferissi nei dettagli l’accaduto: le brutte parole di Materazzi, quella sua inspiegabile paura nei miei confronti e il suo rifiuto a un incontro chiarificatore in privato. Misi molto bene in chiaro due punti: 1) che la mia telefonata aveva puro intento informativo: non stavo chiedendo alcuna “mediazione” per  un incontro con Materazzi, per il quale – stavolta da parte mia – era ormai troppo tardi; 2) che quel comportamento insensibile e sprezzante del giocatore nei miei confronti era l’unico motivo alla base di uno scomodissimo “scoop” che avrei lanciato  di lì a poco nella Rete, che non avrebbe fatto piacere all’Inter. Il mio interlocutore si preoccupò soprattutto di conoscere l’argomento di tale “scoop”, che mi pregò a più riprese di anticipargli. Rimasi irremovibile. Tuttavia, gli fornii volutamente un indizio che avrebbe dovuto metterlo sull’avviso: nell’articolo “Il Ritorno del Guerriero”, descrivendo lo splendido recupero di Marco dopo l’infortunio di Budapest, dovevo aver  toccato, a mia insaputa, un tasto imbarazzante. A buon intenditor…..

L’’imminente articolo scomodo era “Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi”, linkato a questo post, l’aspetto verosimilmente sgradito nel “Ritorno del Guerriero”  l’esaltazione della perfetta efficienza della  gamba destra di Matrix a così poca distanza dal presunto gravissimo infortunio di Budapest, dopo il quale Marcone era stato dato per “moribondo”.

Per quello che è l’Organigramma di FC Internazionale, escluderei che il mio interlocutore, pur rappresentando ufficialmente la Società, abbia avuto potere decisionale nel gestire la situazione. Ritengo altresì improbabile che possa essersi preso la responsabilità  – con tutti i rischi del caso – di archiviare l’accaduto senza riferirlo a chi di dovere.  Terminai  inoltrandogli “Il Ritorno del Guerriero” e invitandolo a trovarvi un solo motivo che potesse giustificare quella strana reazione di Matrix  e non ne seppi più nulla.

Se fossero stati ancora al Mondo, mi sarei immediatamente rivolta a Giacinto Facchetti o a Peppino Prisco (anche se sono convinta che, con loro all’Inter, Materazzi non sarebbe mai stato operato di sindrome compartimentale acuta per via endoscopica e con un’incisione di soli 2 cm 😆 ). Perché non mi rivolsi a Massimo Moratti, lo capirete presto da voi.

Con tutto ciò, la scomoda analisi di cui sopra uscì circa un mese dopo. Il tempo per riflettere e per agire non sarebbe mancato!

Sono del parere che una  Società che si rispetti, stanti soprattutto le stranezze e le contraddizioni poi emerse su quell’infortunio, non avrebbe mai corso alla cieca il rischio di vedersi pubblicare una serie di contenuti scomodi come quelli che trovate su questo blog, coinvolgenti non soltanto il giocatore in oggetto, ma anche professionisti e strutture  assai rinomati gravitanti attorno alla Società stessa. La vedo  come una questione di immagine e di decoro dell’intero entourage societario, di correttezza verso la sottoscritta, di premura verso un illustre tesserato  inconsapevole di essersi avviato al “suicidio mediatico”.

Invece, per Materazzi nessuno mosse un dito.

L’uscita del “post-bomba” coincise con l’inizio del declino dell’”eroe di Berlino” e fu seguito da numerose altre analisi, altrettanto scomode e circostanziate, di episodi mediaticamente sempre più contraddittori: lo zigomo di Brema (tradito da un dispettoso basettone di più giorni facente capolino da sotto il berrettone nero con il numero 23), il capolavoro di un menisco riveduto e corretto a tempo di record di cui nessun nosocomio e nessun chirurgo si assunse mai ufficialmente la paternità , una miriade di risentimenti, di silenzi mediatici di mesi o anni, di sirene di mercato sempre più sfiatate, di rocamboleschi episodi per i quali vi rimando alla cartella “Caso Materazzi”.

L‘inglorioso epilogo di Matrix all’Inter lo conoscete tutti: una presunta “rescissione” mai ufficializzata dal Sito Ufficiale di FC Internazionale, senza una partita d’addio, senza neppure uno straccio di grazie da parte della Società in cui aveva militato per 10 anni. Vi invito a seguirmi e a leggere l’estromissione dell’”impegnativo” (parole di Leonardo) dalla squadra nerazzurra nell’ottica dell’escalation di incongruenze da me evidenziate in questi tre anni e oltre.

Dopo la porta chiusami in faccia da Materazzi, Il mio proposito di sviscerare la vicenda fu chiaro da subito. Nessuno può sostenere che io non l’abbia  annunciato e reiterato alla nausea.

Né ho agito a cuor leggero. Ho confessato che, in qualche occasione, ho provato pena per Marco, convintissima che fosse venuto a trovarsi in un guaio più grande di lui. Ho sempre sospettato che l’ingiustificata paura nei miei confronti gli fosse stata inculcata da terzi indesiderati,  senza che mi venisse concessa la possibilità di difendermi.  Da qui la mia insistenza per un incontro a quattr’occhi con il giocatore, con il proposito di tranquillizzarlo e di convincerlo della mia buona fede. Qualunque cosa fosse emersa in merito all’intera vicenda – di questo mi feci un punto d’onore  – sarebbe rimasta fra quattro mura.  Ma il “grande uomo” Marco Materazzi, ebbe paura di incontrare una Lady… 😆

Dopo che tre anni di ragionamenti sui buoni principi e di inutili riguardi non hanno pagato, sviscerati gli eventi, forte di  ogni sorta di prove e acquisizioni nel frattempo accumulate e profondamente disgustata dall’ambiente, sono alla stretta finale: con la coscienza a posto e nel pieno diritto di prendere per le corna il diavolo che si è intromesso fra me e Materazzi, fabbricando le pentole ma non i coperchi.

E se ciò avverrà in maniera  impopolare, coinvolgendo personaggi che un pizzico di buon senso nella gestione della vicenda mi avrebbe evitato di mettere alla berlina, gli interessati sappiano a chi dire grazie.

Sull’argomento leggi anche:

Lettera aperta al Prof. Francesco Benazzo:

http://bit.ly/lZ8Oio

La sindrome compartimentale in parole semplici:

http://bit.ly/GDoHKi

Lettera aperta a Marco Materazzi

http://bit.ly/K0sxeZ

 

 

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MATERAZZI HA UN PROGETTO? ANCH’IO!

Posted by ladycalcio su mercoledì, marzo 7, 2012

Che fine ha fatto Materazzi?” Quante entrate mi frutta la ricerca su Google di tanti ignari!

Di certo, una fine ingloriosa, neppure ringraziato dall’Inter per i suoi 10 anni di onorato servizio in maglia nerazzurra.  Ma non vi anticipo di più.

Il “nostro” sbandiera grandi progetti sui social network? Beh, un progetto ce l’ho anch’io e ho continuato a lavorarci pur non avendo scritto da un po’ su Marcone.

Vi domandate dunque che fine abbia fatto Materazzi.  Per comprendere il presente – in questo caso, il benservito dell’Inter al grande Matrix -,  è necessario conoscere il passato. Torneremo dunque – ahinoi – a parlare di sindrome compartimentale e dell‘autogoal più rovinoso della carriera di Marco.  Siamo davvero alla stretta finale.

Non perdetevi i prossimi post!

I precedenti:

https://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

https://calcioparole.wordpress.com/2011/05/10/lettera-aperta-al-prof-francesco-benazzo-direttore-della-clinica-ortopedica-e-traumatologica-dell%E2%80%99universita-di-pavia-fondazione-irccs-policlinico-san-matteo/

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PERCHE’ NON CREDO PIU’ ALLA SINDROME COMPARTIMENTALE DI MATERAZZI

Posted by ladycalcio su lunedì, novembre 24, 2008

È il giocatore che avevo sempre difeso nei miei articoli e nei discorsi al bar, in palestra, con gli amici. E contro i suoi detrattori. Colui al quale avevo regalato un articolone in suo sostegno costatomi 6 mesi di lavoro. Leggete come mi ha trattata e il mio perché.

“Il Ritorno del Guerriero”, pubblicato su questo blog, ha una storia strana. Racconta – ed esalta – il ritorno in campo di Marco Materazzi dopo quell’inconsueto infortunio occorsogli in Nazionale a Budapest ed è frutto unicamente delle mie osservazioni dirette. Destinato a una rivista di settore, la sua pubblicazione era via via slittata fino a saltare, dopo avermi costretta, dal novembre ’07 al maggio ’08, a sei mesi di continuo re-editing. Tempo, passione, fatica (e soldi) spesi “per la gloria”.

Avevo così deciso di regalarlo a Materazzi, raccontandogli, in una lunga lettera carica di stima, fiducia e affetto sportivo, tutti i retroscena e le difficoltà incontrate nel seguirlo. Una storia che mai avrebbe potuto lasciare fredda una persona appena sensibile. Semmai fosse stato interessato a pubblicare l’articolo, gli avrei ceduto gratuitamente i diritti d’autore (volendo, avrebbe potuto pubblicarlo/linkarlo al suo blog…)

Parto dal presupposto che nessun atleta prossimo ai 35 anni, reduce dall’aver rischiato la carriera, bastonato dalla critica e con la popolarità ai minimi storici fra i suoi stessi tifosi, disdegnerebbe di vedersi portare su un palmo di mano in termini di prestanza atletica quando pressoché tutti lo considerano finito. Meno che mai Materazzi, a detta di tutti così gentile e sensibile, che infatti, quando gli avevo segnalato i brevi pezzi in sua difesa dopo l’espulsione di Liverpool e il rigore fallito contro il Siena, mi aveva immediatamente rimandato le rispettive email con un graditissimo “Ciao, grazie. Marco”.

Paradossalmente, l’articolo di maggior calibro, quello che come nessun altro lo esaltava, ha suscitato in lui un irrigidimento e un’inspiegabile prevenzione nei miei confronti.

QUALCOSA NON QUADRA

Nel mese di giugno, dopo un mese di silenzio, invio a Materazzi un’email di sollecito, in cui non gli nascondo il mio grande dispiacere e disappunto per il freddo distacco manifestatomi. Sottolineo che anche un gesto per lui semplicissimo e di nessun conto, come un apprezzamento spontaneo manifestato con il cuore, rivestirebbe per me un valore grandissimo.

Ma anche questa email rimane senza risposta. Poco dopo, Matrix sospende addirittura la casella email del suo blog (!). Non avendone più saputo nulla, aggiorno l’articolo al dopo Europei e lo pubblico su “Calcio e Parole”.

Trascorre l’estate senza che Materazzi si faccia più vivo: ha il mio indirizzo, la mia email e il mio telefono, ma da maggio è sparito nella nebbia senza degnarmi di una parola.

Mi sento tradita nella mia fiducia e offesa a livello personale e professionale, rammaricata dell’indifferenza e dell’insensibilità contro cui hanno cozzato il mio lavoro e il mio gesto di stima sincera.

Intanto, l’articolo ha un successo strepitoso e viene ripreso da altri siti e community. Un lettore lo definisce “un’enciclopedia su Materazzi”, ma a spopolare è la parte tecnica che ne esalta la biomeccanica di corsa al rientro. Stranissimo che proprio il diretto interessato reagisca con una scena muta da ultimo della classe. Mi sorge un dubbio paradossale. La cosa non mi torna e intendo vederci chiaro.

Nel mese di ottobre scrivo una lettera a Materazzi esternandogli sì tutta la mia delusione per il trattamento riservatomi, ma anche i miei dubbi sul suo strano comportamento, invitandolo a un breve incontro per un chiarimento a quattr’occhi.

IL GUERRIERO DI CARTONE

È l’ora di cena quando squilla il telefono. Ma all’altro capo della linea non c’è il “Guerriero”, bensì la moglie Daniela. Premetto che le mogli che gestiscono i calciatori mi hanno sempre fatto sorridere: brillano di luce riflessa.

Insisto per parlare direttamente con il destinatario della mia “riservata personale”. E per chi avesse dei dubbi o fosse colto da amnesia, sono in grado di documentare che l’assicurata del maggio scorso contenente l’articolo è giunta nelle sue mani. E naturalmente, molto altro ancora. Per dirla alla Mourinho, “non sono pirla”…

Il modo di Marco mi disgusta profondamente. In senso figurato, mi sento come Bruno Cirillo dopo il famoso pugno . Il “ringraziamento” al mio gesto di affetto sportivo è un tono scostante, lontano mille miglia dal Materazzi “ufficiale” delle interviste e da quello vittimista e quasi mieloso della sua autobiografia. Appare, anzi, molto sulle sue, fortemente risentito per le incongruenze che gli ho fatto notare nella mia lettera. Con mia grande sorpresa va oltre e usa dei concetti che mi offendono. No, non ho affatto una bella impressione: lo sentofreddo, sulle difensive, molto diverso dal ragazzo sensibile che avevo immaginato; e comunque, in grande difficoltà.

Non comprendo perché la mia persona gli causi il forte disagio che traspare chiaramente dalle sue parole. Tento di rassicurarlo, ma ha tanta fretta di chiudere. Così, alla fine, la paura (ma di che cosa?) sembra prevalere e anche l’ultima opportunità offertagli di incontrarmi a quattr’occhi (“Sempre che un guerriero non abbia paura di guardare negli occhi una lady” gli avevo scritto proponendogli il breve incontro) sfuma … Daniela chiama, la cena è in tavola.

È una disillusione totale. Mi trovo davanti a un muro di indifferenza e di ostinazione. Il “Guerriero” getta l’armatura e sotto, lontano di riflettori dello stadio e dalle ingannevoli luci della ribalta, mi appare così fragile…. Mentre è sempre più forte la mia impressione di avergli fatto non un regalo, ma un dispetto.

Lo invito a ripensarci, lasciandogli qualche giorno per tornare sui suoi passi. Ma per far questo, ci vuole grandezza.

ALLA RICERCA DI UN PERCHE’

Intendo andare fino in fondo e difendere la mia dignità personale e professionale. Peraltro, il comportamento paradossale di Materazzi mi pone in un grosso dilemma con i miei lettori.

Temo infatti che “Il Ritorno del Guerriero” contenga un grosso equivoco di fondo e per onestà intellettuale e obiettività di giudizio nei loro confronti, mi sento in dovere di rivederlo in chiave differente. Su un solo aspetto rimango irremovibile: l’integrità riscontrata nelle gambe di Matrix. Inizio a scavare.

L’INFORTUNIO DI BUDAPEST

C’è chi non crede nel dogma dell’Infallibilità papale, chi non crede neppure in Dio. Io non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi, che dogma di fede non è.

Premessa: tutto quanto segue è frutto unicamente del mio pensiero. La mia analisi è lungi dall’essere una critica alla diagnosi ufficiale dei medici e al loro operato, così come a quello della Società, dei suoi collaboratori e del giocatore. Va dunque intesa come una mia riflessione personale sulle incongruenze riscontrate nel racconto dei mass media. Semplicemente, non credo che sia emersa tutta la verità su questa storia e vi spiego perché.

1) L’INFORTUNIO. Materazzi s’infortuna al termine del primo tempo dell’amichevole Ungheria-Italia del 22 agosto ’07. Dalle immagini Rai, non rilevo la gravità del danno che avrebbe subito. Alle ore 01.36.56, nel momento in cui il suo dramma si starebbe consumando, il Sito Ufficiale dell’Inter parla di Materazzi “sostituito a causa di una contusione alla coscia”.

2) IL BOLLETTINO MEDICO UFFICIALE emessoil giorno dopo parla di “sindrome compartimentale acuta”, di un“ematoma lungo dalla radice della coscia fino al ginocchio e del diametro di 10 cm”. Si legge poi che “l’intervento ha permesso di togliere l’ematoma senza ampie incisioni chirurgiche, diminuendo la pressione all’interno della coscia in modo da evitare la necrosi muscolare” . Precisa il Prof. Benazzo, autore dell’intervento: “ Abbiamo optato per un intervento di aspirazione per via endoscopica e sotto controllo ecografico per lo svuotamento dell’ematoma con un’incisione di 2 cm e trasformato il versamento in un trauma contusivo”.

3) Decido di farmi una cultura sulla SINDROME COMPARTIMENTALE. Per inciso, la mia poca intelligenza mi permette di confrontare testi di chirurgia specialistica in 4 lingue.

Per sindrome compartimentale acuta s’intende l’accumulo di sangue all’interno di un compartimento muscolare. I compartimenti (o logge) muscolari sono vani anelastici nei quali alloggiano i gruppi muscolari.

Essendo la loggia inestensibile, se il sangue vi si accumula, si verifica un forte aumento della pressione intracompartimentale (ossia un aumento della pressione su muscoli, vasi e nervi all’interno del compartimento). Tale aumento di pressione, limitando il flusso sanguigno, compromette rapidamente i meccanismi di capillarizzazione dei tessuti, causando ischemia (deficit di afflusso di sangue dovuto alla costrizione dei vasi sanguigni), ipossia (carenza di ossigeno ai tessuti) e conseguente necrosi di nervi e muscoli.

Trascorse poche ore, l’eccessiva pressione tissutale supera la “soglia critica”, inducendo danni irreversibili (infarto muscolare, formazione di tessuti cicatriziali, fibrosi e retrazione dei tessuti dalle strutture adiacenti, paralisi conseguenti alla compressione prolungata dei nervi, ecc.), causa di gravi deficit funzionali e motori con rischio di perdita dell’arto.

In parole povere, si tratta di una serrata lotta contro il tempo per ripristinare l’afflusso di sangue ai tessuti muscolari che “stanno morendo” e che espongono il paziente al rischio di amputazione.

Le speranze di un buon recupero funzionale sono legate alla fasciotomia d’urgenza. In termini medici, si tratta di un intervento chirurgico che permette la decompressione chirurgica del compartimento mediante l’incisione laterale della loggia muscolare lungo il piano fasciale. In parole semplici, il chirurgo incide per tutta la sua lunghezza (diversi cm) la fascia connettivale (aponeurosi), una sorta di guaina che avvolge il muscolo, per ridurre la pressione neurovascolare.

Mi risulta che soltanto l’incisione praticata lungo l’intero corso della loggia possa garantire la sufficiente decompressione del compartimento, oltre a permettere: a) l’ispezione della muscolatura e la valutazione delle sue condizioni (contrattilità, consistenza, colorito, capillarizzazione, ecc.); b) la rimozione immediata degli eventuali tessuti già in preda alla necrosi, prevenendo l’insorgere di infezioni; c) la ricostruzione vascolare nel caso di danni ai vasi.

Peraltro, l’entità della tumefazione rende spesso impossibile (o controindicata), la chiusura immediata della ferita (anche in considerazione del rischio di un effetto rebound, ossia di un nuovo aumento del volume muscolare legato al gonfiore post-ischemico nelle ore successive alla fasciotomia).

La ferita viene generalmente suturata a distanza di qualche giorno nel corso di un successivo intervento chirurgico, previa l’ulteriore valutazione delle condizioni dei muscoli (prove di contrattilità al tocco, di sanguinamento all’incisione, controllo del colorito, ecc).

Stando a quanto sopra, la sindrome compartimentale non sarebbe una semplice raccolta di liquido incapsulato aspirabile alla stregua di una borsite, bensì una patologia d’urgenza implicante modificazioni gravissime e irreversibili a carico di tutte le strutture dell’arto colpito.

Per Materazzi si parla di “un ematoma di 10 x 40 cm dalla radice della coscia al ginocchio” (con le immaginabili conseguenze interne), di un ematoma di 600 cc che avrebbe compresso anche un’arteria, di una gamba “dura come il legno e gonfia come un pallone; così gonfia che non si vedeva neanche più il ginocchio”. Qualcuno ha addirittura parlato dello “scoppio” di un vaso. Domanda: come può essere stata sufficiente (dalle 21.15 circa del mercoledì sera alla tarda mattinata del giorno successivo!) ”un’incisione laterale di 2 cm per aspirare tutto il sangue”? Altro interrogativo: un danno ai vasi responsabile di un’emorragia interna di 600 cc (più il sangue residuo probabilmente fuoriuscito dalla cannula di drenaggio) non richiederebbe una ricostruzione vascolare?

4) IMBARCO SULL’AEREO E RISCHIO EMBOLIA

Materazzi racconta di atroci sofferenze, nonostante le quali, anziché essere ricoverato d’urgenza in Ungheria, viene imbarcato sull’aereo per Milano Malpensa, prelevato da un’ambulanza, trasportato a Pavia e operatonella tarda mattinata” del giorno dopo.

Il suo racconto a Inter Channel: “Avevo talmente tanto dolore, non ne avevo mai provato tanto (…). I Professori Benazzo e Combi sono stati tempestivi e hanno preso subito in mano la situazione, credo abbiano deciso al meglio. Ho sentito un male incredibile, in aereo mi torcevo dal dolore (…)”. Segue un patetico aggancio alle doglie del parto della moglie, che mi fa tanto sorridere in un uomo. Si legge anche: “Ho perso tanto sangue “tiravo su la testa e mi veniva da svenire.” “Con il passare dei minuti, il muscolo cresceva sempre più”.

Su “La Gazzetta dello Sport” del 24 agosto ’07, il giornalista Andrea Elefante, vicino a Materazzi, parla di un “consulto avvenuto attorno alle 23” fra i sanitari della Nazionale e quelli dell’Inter: “Una volta preso atto dell’importanza dell’ematoma della coscia destra e dei rischi che avrebbe comportato far rimanere il giocatore a Budapest hanno predisposto il suo rientro e la conseguente possibilità di un intervento immediato”. Sempre che per “immediato” s’intenda “circa il mezzogiorno del giorno dopo”!

Nell’articolo si parla, appunto, di un “ematoma di 600 cc che aveva compresso anche un’arteria”, di una “gamba che si gonfiava minuto per minuto”, di un “dolore sempre più insopportabile”, di “due collassi”, di “conati di vomito ad ogni tentativo ai alzarmi”, di una “gamba dura come il legno e gonfia come un pallone, così gonfia che non si vedeva neanche più il ginocchio”, di una “fasciatura strettissima per comprimere la contusione”. “Sentivo battere la gamba da dentro, come se ci fosse un tamburo”, afferma Matrix.

Non ci credo. A) Viaggiando in aereo con un’emorragia interna in atto, Materazzi non avrebbe rischiato l’embolia? In quel caso: immaginate, oltre alla sua sorte, quella dei medici responsabili? B) Non credo che Materazzi, a dispetto della sua etichetta di “leone”, avrebbe potuto resistere per oltre mezza giornata in quelle condizioni (mi risulta che, nei casi più virulenti, con il passare delle ore la sindrome compartimentale possa compromettere la funzione renale e cardiaca, con tutti i rischi del caso). C) Vedi punto 3 (tempestività dell’intervento e recupero funzionale). Il Prof Benazzo: “Se non avessimo svuotato d’urgenza (!?) l’ematoma, oltre al dolore del giocatore avremmo dilatato i tempi della riabilitazione”. No comment. D) Domanda: perché allora non operarlo in Ungheria con la supervisione dei sanitari italiani? E) Soprattutto: perché nessuno ha fatto notare tutte queste incongruenze? Soltanto per impreparazione?

Un’osservazione: si è parlato di 3 esami effettuati a Pavia (ecodoppler, risonanza magnetica, ecografia). Stranamente, non della misurazione della pressione intramuscolare…

5)CLICCANDO SU GOOGLE IMMAGINI ALLA VOCE “BUDAPEST MATERAZZI LASCIA LO STADIO”, appare una foto che ritrae Matrix che esce dallo stadio con le stampelle. Domanda: considerando che il match si era concluso attorno alle 22.20, l’orario di uscita dei giocatori dallo stadio (al quale risalirebbe l’immagine), non si avvicina forse un po’ troppo a quello del presunto consulto fra i medici (ore 23 ca.), quando Materazzi sarebbe stato in preda a dolori lancinanti con una gamba “che si gonfiava minuto per minuto”? Altra domanda: l’atleta ritratto in quella foto, con la coscia “ancora a misura di tuta”, vi sembra in procinto, di lì a poco, di dover essere caricato sull’aereo in lettiga e di dovervi viaggiare sdraiato sui sedili vittima di conati di vomito e collassi?

6) Cito ancora da “La Gazzetta dello Sport” del 23.11.07: “Il momento più difficile? «Tutto il primo mese: non dormivo per il dolore (…)”. Eppure, a 25 giorni dall’operazione, Matrix già correva sul campo centrale…

7) DUE PRECEDENTI ILLUSTRI NEL CALCIO sono quelli dello juventino Antonio Conte e del tedesco Christian Ziege (quest’ultimo, clamorosamente sfuggito ai nostri media). Il primo rimediò una sindrome compartimentale nella finale di Champions League ’96 contro l’Ajax, subì un intervento di fasciotomia e rimase fuori per molti mesi. Ziege, durante la sua militanza nel Tottenham, si procurò una sindrome compartimentale acuta alla coscia sinistra in uno scontro di gioco durante la partita contro il Charlton Athletic del dicembre 2002.

Subì una fasciotomia d’urgenza la sera stessa, che richiese un’incisione sulla coscia di 25, 4 cm. La ferita rimase aperta fino ad un secondo intervento chirurgico praticatogli qualche giorno dopo. Sul suo sito, Ziege ricorda come, per fine anno, il medico gli avesse finalmente concesso un bicchiere di vino. Dopo essere stato dimesso dall’ospedale scrive: “zoppico per la casa”, “per il resto, la mia occupazione principale è quella di ingoiare pastiglie, antibiotici dal sapore disgustoso, pastiglie di ferro per ripristinare i valori ematici che mi fanno stare male”. L’ex-milanista rimase fuori per mesi e nel luglio del 2003, in occasione di un’amichevole, fu nuovamente costretto a lasciare il campo in seguito alla cosiddetta “dead leg”: l’arto, privato della forza da un grave stato aderenziale, richiese un terzo intervento chirurgico. Nell’aprile ‘08 ha subito la fasciotomia al braccio destro anche il motociclista Jorge Lorenzo, seppur affetto da sindrome compartimentale non acuta.

8) CONVALESCENZA BIONICA

Il n° 23 nerazzurro viene dimesso dall’ospedale la mattina di domenica 26 agosto. Sarebbe debilitato, di sangue, non ne avrebbe perso poco… Eppure, non sembra risparmiarsi. Mercoledì 29 si reca a trovare i compagni ad Appiano Gentile e concede un’intervista a Inter Channel. Giovedì 30, a Milano, presenta la sua autobiografia. Si muove agevolmente senza stampelle e indossa i jeans, che sembrano non creargli problemi di costrizione (che ritenevo inevitabili, ipotizzando l’edema e il dolore residui lasciati un ematoma di 10 x 40 cm che giunge fino al ginocchio. Immaginate il gonfiore di quest’ultimo soltanto rimanendo in piedi?). Nel weekend è a Misano ad assistere al GP motociclistico di S. Marino e ad incontrare Valentino Rossi. Venerdì 7 settembre viene sottoposto a ecografia. I giornali parlano della quasi scomparsa dell’ematoma e ipotizzano un possibile rientro a fine ottobre. La sera stessa, Matrix si reca a Milanello e cena nel raduno degli Azzurri. Sabato 8 settembre, al mattino è a Cernobbio alla presentazione dei World Summer Games per disabili intellettivi, nel pomeriggio è in tribuna allo Stadio Meazza ad assistere a Italia-Francia… Lontano dagli “eccessi di prudenza” di chi, dopo aver rischiato la carriera (se non la vita), se ne sta tranquillo a casa con la gamba rialzata…

Le tappe della riabilitazione: il 12 settembre è in piscina, il 14 sfreccia in bici sulla pista di Appiano, il 17 esegue della “corsa sul campo centrale” (a soli 25 gg dal presunto scoppio di un vaso), il 1° ottobre partecipa alla 1° partitella con il gruppo come jolly.

9) FRENATA IMPROVVISA

Ma quando il rientro sembra imminente, “ci si accorge” che la gamba infortunata presenta un deficit di forza muscolare tale da dilatare i tempi di recupero di 20-30 gg. Alla coscia destra “parlante” di Materazzi mancherebbero addirittura dei “centimetri” di muscolo! Matrix viene inviato per 10 giorni a Pontremoli, presso il centro di riabilitazione del Prof. Bisciotti, preparatore atletico dell’Inter.

Strano che il giocatore avesse già eseguito “esercizi di rinforzo con l’elastico e serie di andature, balzi, cambi di senso e direzione sulla sabbia” (9 ottobre): esercizi di forza esplosivo-elastica che comportano un’azione pliometrica della muscolatura (ossia movimenti articolari accentuati eseguiti in velocità con rapida inversione di movimento) che, in quanto stimoli di elevata intensità (si pensi alla forza peso di un atleta di 92 kg) sono previsti dai protocolli di riabilitazione soltanto dopo la fase di potenziamento generale, non prima della valutazione strumentale completa di tutti i parametri di forza.

In tal senso, la moderna riabilitazione strumentale, un “must” per gli atleti professionisti, si avvale di sofisticate apparecchiature: prima fra tutte il Cybex, un dinamometro isocinetico che consente la valutazione funzionale computerizzata delle catene cinetiche (ad angoli articolari differenti, con tanto di coppia max, lavoro, potenza, ecc.), con responso comparato completo sia del gap fra le coppie di forza muscolare isocinetica dei due arti, sia del rapporto fra flessori ed estensori della medesima gamba.

In parole semplici, il Cybex fornisce il confronto computerizzato sia fra la forza delle due gambe, sia fra i diversi gruppi muscolari della stessa gamba (ad esempio, fra i muscoli anteriori e posteriori della coscia).

A beneficio degli addetti ai lavori che ancora giustificassero una “svista” di alcuni cm di muscolo, aggiungo i test propriocettivi su pedana stabilometrica, i Jump Test, e ad altri test per la valutazione motoria e dei parametri forza (potenza, picco potenza, velocità di accorciamento, ecc.). Senza contare gli esami strumentali offerti dalla medicina sportiva…

I test isocinetici e di valutazione motoria vengono ripetuti periodicamente fino al completo recupero neuromuscolare, per evitare appunto che il passaggio prematuro a stimoli di intensità maggiore si traduca in ricadute o nell’allungamento dei tempi di recupero.

10) IL MUSCOLO NON CRESCEVA

Veniamo alla “fasciatura strettissima per comprimere la contusione”, da taluni ritenuta responsabile della successiva mancata crescita del muscolo leso. La cosa non mi torna, risultandomi che fra i primi provvedimenti d’emergenza in caso di sindrome compartimentale vi sarebbe proprio la rimozione degli involucri costrittivi (gessi, bendaggi costrittivi, ecc.) dal muscolo. La tumefazione del muscolo leso al loro interno aumenterebbe infatti ancor di più la pressione tissutale e il rischio di ischemia. Vi rimando al punto 3 (danni da tumefazione muscolare ed elevate pressioni tissutali, irreversibili dopo soltanto poche ore).

Beninteso, come per tutto il resto, trattasi delle mie conclusioni, lungi dall’essere spacciate per certezze.

11) QUANTE CONTRADDIZIONI!

Su “La Gazzetta dello Sport” del 24.8.07, Andrea Elefante definisce il vasto laterale di Materazzi (il muscolo esterno della coscia, ndr) come “l’unico muscolo danneggiato dalla contusione. Salvi, invece, vasto intermedio e retto femorale” (due capi del quadricipite situati nella parte anteriore della coscia, ndr). Sulla medesima testata, il 13.10.07 lo stesso giornalista cade in contraddizione, parlando del “quadricipite, ma anche gli adduttori” come dei “muscoli lesionati”. Laddove gli adduttori, i muscoli interni della coscia, si trovano non soltanto dal lato opposto rispetto al vasto laterale presunto infortunato, ma addirittura in una diversa loggia muscolare. Gli adduttori sono infatti racchiusi nella loggia mediale (ossia interna) della coscia, mentre il quadricipite (di cui il vasto laterale è uno dei 4 capi) è collocato nella loggia anteriore!!!

Nell’articolo “Materazzi, così rinasce un campione”, pubblicato sul Corriere della sera del 27.10.07 il tecnico di atletica leggera Giorgio Rondelli, reso celebre dalle vittorie di Alberto Cova e Francesco Panetta nel fondo e mezzofondo, parla ancora di “bendaggio compressivo” e di “pronto intervento d’aspirazione” e illustra le “5 ore abbondanti di allenamento diversificato” quotidiano di Materazzi a Pontremoli secondo un improbabile protocollo-tipo:

quasi 1 h 30’ di potenziamento muscolare con le macchine, 30’ di idrochinesiterapia in piscina, 30’ di spinning, 30’ di andature (skip, corsa calciata, ecc) su sabbia e, dulcis in fundo, con l’umidità e il calo di temperatura tipici dell’imbrunire e i muscoli carichi di lavoro, 30’ di fartlek, un genere di corsa con variazioni di velocità per atleti evoluti che, comportando la produzione (e talvolta l’accumulo) di acido lattico nei muscoli, già mal si presta ad essere praticato da un mezzofondista in stato di affaticamento, figuriamoci poi da un soggetto affetto da un deficit muscolare importante e da “sofferenza delle terminazioni nervose e capillari della muscolatura della coscia destra”, per di più con i muscoli già carichi di tossine!

Secondo Rondelli, inoltre, lo spinning avrebbe consentito a Materazzi di “migliorare la vascolarizzazione settoriale dei muscoli della gamba giocando sulla frequenza-minuto della pedalata” (qui butterei via la testa: come può un lavoro aerobico sul ritmo con impegno uniforme degli arti inferiori favorire l’afflusso di sangue a uno specifico muscolo giocando sulle frequenze?), laddove 30’-40’ minuti di spinning varrebbero, come dispendio calorico, quasi quanto un’uscita di 2h 30’ su bici da corsa (la Spin Bike è un simulatore statico, solitamente provvisto di ‘scatto fisso’: i pedali, cioè, “girano sempre”, con notevole risparmio di fatica per l’atleta che, peraltro non deve neppure fendere l’aria né controllare le oscillazioni della bicicletta. Per tacere del diverso meccanismo energetico implicato dai due esercizi). Un ex-professionista delle due ruote è scoppiato in una risata: “Non raccontarlo ai ciclisti. Ti tirano dietro la bicicletta e le scarpe!”.

12) CORSA PERFETTA SENZA RICADUTE. Comunque sia, nella tranquillità di Pontremoli e lontano da occhi indiscreti, Materazzi lavora bene e con profitto. Dopo l’amichevole di Sheffield dell’8 novembre (70’ minuti), lo si rivede in campo per pochi minuti il 24 novembre contro l’Atalanta. Dopo l’infortunio di Samuel nel derby del 23.12 è di nuovo titolare fisso; apparentemente, senza ricadute legate alle compensazioni biomeccaniche post-infortunio. “Il Ritorno del Guerriero” ne esalta la prestanza delle gambe. Stranamente, Ladycalcio ha quasi l’impressione di avergli fatto un dispetto.

UN PERIODO TRAVAGLIATO

È indubbio che il dopo-Mondiale, caratterizzato dal caso “Materazzi-Zidane”, abbia costituito per Matrix un periodo travagliato, con un incessante susseguirsi di episodi stressanti.

Minacce di morte. Nella sua autobiografia “Una vita da guerriero”, Materazzi definisce l’episodio della testata di Zidane un “caso planetario”, oggetto di interpellanze parlamentari e interventi politici coinvolgenti, fra l’altro, le alte cariche dello Stato francese e Fidel Castro: un casus belli a rischio di scatenare una “guerra di religione”. In aprile, al termine della causa di diffamazione vinta contro il Daily Star, dichiara di aver ricevuto “minacce di morte”.

Duello mancato. L’infortunio occorsogli a Budapest lo esclude dal tanto atteso rendez-vous con i francesi, previsto pochi giorni dopo (l’8 settembre 2007). Peraltro, Materazzi ha già mancato per squalifica Francia-Italia del settembre ’06. Con la relegazione in panchina a Italia-Francia di Euro ’08, vede probabilmente sfumare l’ultima occasione della sua carriera per riconfrontarsi con i transalpini.

Maglia Azzurra stregata. Un destino beffardo sembra accanirsi contro Materazzi: poco prima di ogni convocazione in maglia Azzurra, arriva puntuale l’infortunio. Accade così prima di Italia-Francia dell’8 settembre ’07 (sindrome compartimentale), degli incontri con la Georgia e il Sudafrica di metà ottobre ’07 (deficit muscolare e stage a Pontremoli) e di quelli contro la Scozia e le Far Oer (slittamento del rientro).

Nell’Inter, Matrix non perde più un colpo fino a prima dell’amichevole della Nazionale con il Portogallo del 6 febbraio, saltata in extremis per un colpo della strega accusato 3 giorni prima nel finale di Inter-Empoli. Gioca un tempo nell’amichevole con la Spagna del 26.3 e 54 minuti da dimenticare in Italia-Olanda degli Europei.

La nuova stagione riparte all’insegna dello stesso trend: resta al palo per l’amichevole con l’Austria del 20 agosto (stiramento alla coscia sinistra occorsogli nel precampionato) per gli incontri di qualificazione ai Mondiali 2010 contro Cipro e la Georgia dello scorso settembre (appena uscito da detto infortunio), per le partite contro Bulgaria e Montenegro dello scorso ottobre (stiramento al polpaccio destro rimediato contro il Werder Brema). Per l’amichevole contro la Grecia del 19 novembre non viene neppure convocato. Stando a questi dati di fatto, Materazzi sembrerebbe un giocatore finito…

IL MOSAICO DEGLI EVENTI

Il mosaico degli eventi, unito al paradossale comportamento del giocatore nei miei confronti, mi fa tuttavia sorgere un dubbio che solo un lettore disattento potrebbe perdersi: è davvero andata così come le cronache hanno narrato o forse Materazzi si è trovato davanti a qualcosa di più grande di lui, schiacciato da eventi che ne hanno “politicamente” sconsigliato la presenza in certe situazioni?

Me lo suggeriscono il suo muso lungo e quel suo sguardo truce e al tempo stesso triste, lontano anni luce dalla felicità contagiosa che sprizzava un anno fa esatto al suo rientro. Me lo fa sospettare quell’ostinato silenzio, come se nella mia analisi tecnica “ci avessi visto troppo bene” e avessi involontariamente attirato l’attenzione su qualche aspetto delicato.

Forse qualche suo poco illuminato consigliere, vedendo nemici dappertutto, ha costruito alle mie spalle una sovrastruttura di dietrologie e secondi fini, insinuandogli chissà quali sospetti e paure infondate e consigliandogli di tenermi lontana per scoraggiarmi dal sottolinearne la prestanza della gamba infortunata? Avrei tanto desiderato potermi difendere da tali presunti sospetti, far capire a quattr’occhi a Materazzi come la prevenzione che captavo in lui nei miei confronti mi addolorasse profondamente ecome avessi le migliori intenzioni verso di lui. Purtroppo, Matrix mi ha chiuso la porta.

O forse, più semplicemente, al di là dell’euforia del rientro il numero 23 nerazzurro si è trovato in una grave crisi, più psicologica che tecnica, al punto da finire rapidamente ai margini degli schemi di Mourinho (che soltanto a inizio campionato l’aveva considerato una pedina fondamentale)?

Ma anche in questo caso: per quale ragione Matrix, a detta di tutti così cortese e disponibile, avrebbe riservato, proprio a me che l’avevo portato su un palmo di mano, questo trattamento da “Campione del Mondo di indifferenza”?

I VALORI DEL CALCIO

Avrei tanto desiderato conoscerlo, quel ragazzone con il berretto n° 23 osservato sgambettare per tanti mesi, stringergli la mano, sapere che i miei dubbi erano infondati e avere da lui, come gli avevo chiesto, una stretta di mano e un sorriso.

Lui, l’uomo partito dal basso, quello della gavetta che giocava a calcio sui marciapiedi di Bari, il sorriso l’ha elargito nel maggio scorso al vincitore dell’asta benefica del Centenario “alla modica quota di 6.000 Euro”, la cifra “sborsata” per aggiudicarsi la maglia da lui indossata in Inter-Reggina. Compresi nel “pacchetto”: autografo, foto ricordo e visita al centro sportivo “La “Pinetina” di Appiano Gentile. Troppo facile sorridere a comando in queste occasioni ufficiali!

Alla luce di questo, mi sento soprattutto tradita nell’onestà e nella pulizia delle mie intenzioni. Evidentemente, l’attuale mondo del calcio è talmente dominato dai soldi, dagli interessi, dal potere, dalle facciate, dal dare per ricevere, che chi punta sui valori della passione e della gratificazione del proprio lavoro … desta sospetto.

FALSI DEI

Diffido a priori di due atteggiamenti: dell’ostentazione degli idilli familiari fuori tema e del “buonismo” verso i bambini davanti alle telecamere. Dietro il primo vedo un vuoto da nascondere a se stessi e al mondo intero, dietro il secondo tenerezze affettate di forte impatto mediatico care soprattutto ai calciatori, che lo stesso Materazzi ha definito “eterni bambini”; forse, aggiungo io, uomini troppo piccoli per vedere al di là del loro mondo infantile e per leggere nel cuore dei “grandi”.

A Striscia la Notizia, nel picco d’audience di prima serata, Matrix invia a una bambina un toccante messaggio e la sua maglietta, aggiungendo, da buon cristiano, gli auguri per la Santa Comunione. Seguono le lodi sperticate di Greggio e Iacchetti. Fedelmente al filone, sul palcoscenico serale di Italia 1, Matrix replicherà doppiando un personaggio dei Simpson per il progetto “regala un sorriso a un bambino”. Per il progetto CBM contro la cecità infantile, con tanto di spot recitato alla Gustav Thoeni da alcuni suoi compagni, sarebbe stato fra i più disponibili.

A “Il senso della vita”, da Paolo Bonolis, afferma che per lui il senso della vita sarebbe “trasmettere serenità”. Non è stato così né per me, né tantomeno per una persona a me cara in grande difficoltà, che aveva seguito da vicino il mio lavoro e teneva tanto a Materazzi, ma che dalla sua indifferenza “ha ricevuto un’iniezione di veleno”. Anche di questo ho informato Matrix… Non posso perdonargli l’indifferenza con la quale ha dimostrato di non aver compreso come, uno come lui, potrebbe – con il minimo sforzo – portare un po’ di luce e un po’ di quella tanto evocata serenità, soprattutto alle persone per le quali anche il sorriso di un falso dio può essere importante.

Sono certa che se avessi romanzato la mia storia e mi fossi affidata al “Treno dei Desideri” o “C’è posta per te”, con Maria de Filippi e le scenografie di Canale 5, l’avrei visto arrivare bello e sorridente, con tanto di borsa dei doni e invito ad Appiano … Teatrini un po’ stucchevoli al servizio dell’audience di prima serata.

Queste le verità scomode sulle quali ho invitato Materazzi a riflettere. Trovate anche voi che io abbia commesso un” autogoal”?

AVETE NOTATO CHE…

… da mesi (!!!) Materazzi non parla più nel dopopartita di Inter Channel? Perché? Se tutti i suoi compagni facessero come lui, Roberto Scarpini & Co. potrebbero chiudere bottega.

… si è presentato sì in conferenza stampa prima dell’incontro con il Werder, ma a fianco di Mourinho: una buona occasione per farsi difendere dai cori ingiuriosi! Domanda: Materazzi riesce ad aprir bocca da solo senza combinare guai?

Matrix sembra essersi isolato? Da giugno ha “chiuso” l’email del suo blog, quella con cui, con tanto entusiasmo, si era proposto di dialogare con i tifosi. Da allora, risponde in sua vece il server: “Gentile tifoso, la casella e-mail info@marcomaterazzi.it è sospesa fino alla prossima stagione”. Siamo a fine novembre…

… quando la sua presenza in campo è dubbia, in prima fila alle conferenze stampa pre-partita di Mourinho c’è regolarmente Andrea Elefante che fa una domanda sui centrali difensivi? Lo stesso giornalista che, insieme a Roberto De Ponti del Corriere della Sera (guarda caso, gli autori della sua autobiografia, dai quali ottiene i voti più alti in pagella) – il giorno successivo alle sue partite più nere “gli mette una pezza”sulla Gazzetta?

.. con Mourinho, pur continuando ad eccellere nel gioco aereo e nei lanci lunghi, non entra più sull’uomo?

CONCLUSIONE

Mi fermo qui, almeno per ora. E a chi intendesse liquidare le mie osservazioni come sciocchezze, assurdità, cattiverie, o peggio, tentativi di destabilizzare l’Inter, faccio presente che si tratta di osservazioni tecniche, suscettibili di essere ulteriormente ampliate. Ladycalcio non teme il confronto con nessuno. Su questo blog, vi informerò degli eventuali sviluppi. A sua volta, il blog resta aperto a tutti coloro che volessero aggiungere qualcosa a questa storia.

Vi invito a leggere “Il Ritorno del Guerriero” e a farvi la vostra idea, precisando che la versione inviata in maggio a Materazzi non comprendeva ancora la parte su Euro 2008 e le relative critiche, aggiunte quando la sua prestazione contro l’Olanda mi sembrò indifendibile e quel ghiaccio sul polpaccio dopo la sostituzione tanto patetico. Secondo voi: quanti articoli di quel tenore avrà letto Materazzi in suo sostegno?

Dagli altri pezzi che lo riguardano potrete poi farvi un’idea completa della mia linea editoriale nei suoi confronti.

Un’ultima osservazione: se fossi stata una consulente di Matrix, gli avrei consigliato, se non per sensibilità almeno per convenienza, di tenersi buono chi ancora avesse avuto parole buone per lui, anche se non si fosse trattato della Gazzetta dello Sport. In questi tempi di vacche magre… Al contrario, Materazzi è riuscito a “ingraziarsi” persino chi stravedeva per lui. Un’impresa non da tutti.

L’eroe è caduto. E a niente servirebbe rimetterlo in piedi pronunciando qualche frase di circostanza a strenua difesa del suo comportamento. Il tempo per dimostrare di essere un altro, di non essere come è stato dipinto per decenni da media e illustri opinionisti ogniqualvolta ne aveva combinata una grossa, è scaduto. Non il calo fisico da molti imputatogli, bensì l’aspetto psicologico, nervoso e caratteriale rischia di fargli imboccare precocemente il viale del tramonto; il ricadere ostinato negli errori infinite volte rinnegati, per di più ostentando quell’immagine di “buonismo”, sta per presentargli il conto; o forse, glielo ha già presentato.

Quanto agli autogoal, temo che Matrix, dopo le 6 parole di troppo a Zidane, avrà di che rimpiangere le 6 lettere negate ostinatamente a Ladycalcio: G R A Z I E ! Chi è causa del suo mal, pianga se stesso – e i suoi brillanti consiglieri.

Leggi “Il Ritorno del Guerriero” al seguente link:

https://calcioparole.wordpress.com/marco-materazzi-il-ritorno-del-guerriero/

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MARCO MATERAZZI: IL RITORNO DEL GUERRIERO

Posted by ladycalcio su martedì, giugno 24, 2008

Calcio e Parole propone, eccezionalmente, un articolo tecnico e approfondito sulla tormentata stagione di Marco Materazzi. Originariamente destinato a una rivista di settore, il pezzo ha alle spalle una lunga e travagliata storia e, ancor prima della pubblicazione, ha suscitato reazioni forti e inaspettate. Forse, il bello della storia deve ancora venire…

Post scriptum del 9 maggio 2009: l’articolo seguente, originariamente inviato in regalo a Materazzi, suscitava, presso di lui, un’inspiegabile irrigidimento verso chi scrive. Nel chiedervi il perché, tenete presente che la versione del pezzo a lui inviata, risalente ai primi di maggio del 2008, non conteneva ancora il paragrafo sugli Europei ’08 e neppure i commenti sull’espulsione contro la Lazio in Tim Cup e su Inter-Siena (aggiunti come successivo aggiornamento). Dunque: come spiegare quella strana reazione?

DALLA LUCE DI UNA LAMPADINA DI 60 WATT AI RIFLETTORI DI SAN SIRO, DA GUARDALINEE DI BELLE SPERANZE A “TUTTI PAZZI PER MATERAZZI”

LA SUA SCHEDA

Marco Materazzi nasce a Lecce il 19 agosto 1973, dove la famiglia si è trasferita durante la militanza del padre Giuseppe nelle file dell’US Lecce.

Dopo le prime esperienze nei campionati minori (nel Messina in Serie B, nei dilettanti del Tor di Quinto, nel Marsala in Serie D e nel Trapani in C1), a 23 anni viene acquistato dal Perugia (Serie B), dove rimane fino alla stagione ’97-’98 con una parentesi in Serie C1 al Carpi. La squadra umbra segna il suo esordio profetico in Serie A, che avviene contro l’Inter il 2 febbraio 1997. Dopo la retrocessione dei perugini, nel ’98-’99 Materazzi si trasferisce in Inghilterra e indossa per un anno la divisa dell’Everton, collezionando 27 presenze e un goal. La stagione successiva fa ritorno per 2 campionati al Perugia neopromosso, dove nel 2000-01 mette a segno 12 reti in 30 partite, quota record fra i difensori italiani.

La sua consacrazione avviene in nerazzurro. L’Inter di Hector Cuper lo acquista nella stagione 2001-02 e lo fa esordire il 26.8.2001 proprio contro il Perugia (Inter-Perugia 4-1). Il campionato termina con la cocente delusione del 5 maggio, ma “Matrix” avrà ampiamente modo di rifarsi. La sua permanenza nella Beneamata, giunta alla 7° stagione, è un crescendo di emozioni, popolarità e successo. Inserito nella difesa a quattro di Cuper, soppianta Cannavaro e si dimostra un elemento-chiave della linea difensiva a 3 del nuovo tecnico Alberto Zaccheroni.

Nel 2004-05 inizia l’era Mancini. L’Inter si aggiudica la Coppa Italia e la Supercoppa TIM, bissando il doppio successo nel 2005-06. Al bis si aggiunge lo Scudetto a tavolino in seguito allo scandalo di Calciopoli. Sempre in quell’anno, Materazzi difende il posto da titolare dalla concorrenza del neoacquisto Walter Samuel, disputando 22 partite e segnando due goal.

Il 2006 lo corona di gloria anche in Azzurro: la vittoria ai Mondiali di Germania è l’apoteosi di una carriera iniziata tanti anni prima sui disastrati campi di periferia del sud, dai quali, al prezzo di durissimi sacrifici e privazioni, è salito fino all’Olimpo del calcio.

La stagione post-mondiale lo vede firmare il 15° Scudetto nerazzurro con una splendida doppietta messa a segno a Siena, che sigla la vittoria in campionato dell’Inter con 5 giornate d’anticipo sulla fine del torneo. Matrix è idolo dei tifosi, uomo-squadra e bandiera nerazzurra. A fine gennaio viene insignito dell’Oscar del Calcio AIC 2007 nella categoria miglior difensore e dopo Parma-Inter del 18 maggio, al termine di una rocambolesca stagione, si cuce sulla maglia il sofferto 16° Scudo della Beneamata.

LE SUE DOTI TECNICO-TATTICHE

Centrale difensivo longilineo e potente (1,93 m x 92 Kg), Materazzi è uno dei migliori marcatori sulla scena del calcio. Saracinesca della diga nerazzurra e della Nazionale, si distingue per la sua prestanza atletica e per la sua efficacia nell’uno contro uno.

Roccioso nel fisico e nel carattere, è divenuto un leader a tutti gli effetti. È lui a dirigere i compagni, a buttarsi nella mischia, a sbarrare la strada all’avversario lanciato a rete. Purtroppo, nell’arco della sua carriera, l’impeto agonistico gli è costato qualche cartellino di troppo (vedi il poker di rossi collezionato nella sua stagione all’Everton); ed è proprio questo il rimprovero che gli viene più frequentemente mosso, nonostante gli sforzi di domare gli eccessi caratteriali messi in atto nel corso della sua maturazione atletica.

Tecnicamente si distingue per la potenza del piede sinistro e per l’abilità nel gioco aereo, caratterizzato dalla potenza dello stacco (si veda l’elevazione di oltre 1 m per la celebre incornata alla Repubblica Ceca) e dalla precisione nel colpire il pallone. Eccelle inoltre dal dischetto (decisivi il rigore-Scudetto di Siena ’07 e le due trasformazioni dagli 11 metri ai Mondiali di Germania) e sui calci piazzati, che lo vedono spesso confluire nell’area avversaria nelle vesti di realizzatore.

Di valore i precisi lanci in profondità con cui imposta la manovra e le sue proiezioni offensive, che gli hanno fruttato ben 10 goal nella stagione 2006-07 e addirittura 12 nel 2000-01. Con questa quota, Materazzi ha fatto suo il record di reti segnate in Serie A da un difensore, spodestando Daniel Passarella (11 goal nella stagione ’85 – ’86) e facendo meglio di Giacinto Facchetti (10 reti nel ’65 – ’66).

Lui che da bambino sognava di diventare un attaccante “capace di segnare 10 goal a partita”, di marcature ne ha messe a segno di davvero spettacolari, prima fra tutte la celebre rovesciata al Messina. Lo spiccato senso tattico e della posizione gli consentono di rientrare prontamente dalle sue scorribande offensive senza mettere a repentaglio la solidità della retroguardia.

UNA STAGIONE TRAVAGLIATA

L’Inter dei record, che nel 2007 aveva ottenuto 92 punti in 37 incontri di Campionato alla media-record di 2,48 a partita, è falcidiata da una serie di infortuni che ne sconvolgono l’assetto tattico. Si salva solo grazie all’importanza della sua rosa. Impostata su un 4-4-2 di base, è via via oggetto di varianti nel modulo (primo fra tutti il 4-3-1-2 con il “rombo” di centrocampo) e di infiniti avvicendamenti nei vari ruoli.

A inizio stagione, la difesa a 4 davanti a Julio Cesar è composta dalla coppia centrale Cordoba-Samuel e dagli esterni Maicon (a destra) e Maxwell/Chivu (a sinistra).

Al suo rientro, Materazzi fa coppia centrale dapprima con Cordoba, poi, dopo l’infortunio di quest’ultimo, con Burdisso o Rivas.

IL RITORNO DOPO L’INFORTUNIO

Materazzi rimane lontano dai campi per 3 mesi a causa dell’inconsueto infortunio occorsogli in agosto in Nazionale contro l’Ungheria. Sulle sue condizioni e sul suo recupero, cala il silenzio mediatico; l’attenzione di giornali e TV è monopolizzata dalla gamba di Ronaldo, dal rinnovo del contratto di Del Piero e dal caso Adriano.

Fra controlli medici, test da campo e partitelle in famiglia, si intrecciano smentite e controsmentite sulla data del suo rientro. Matrix lavora sodo, ma senza bruciare le tappe.

Torna a calcare un campo di calcio a Sheffield, lontano dagli occhi e dall’affetto del suo pubblico, nelle file della Primavera dell’Inter, che l’8 novembre disputa un’amichevole di lusso contro lo Sheffield FC, il club più antico del Mondo, per festeggiarne il 150° anniversario di fondazione. Rimane in campo 70’ sotto lo sguardo del grande Pelé e regala la sua maglia n° 23 all’avversario Vill Powell. Dirà di lui Dave McCarthy, allenatore degli inglesi: “Marco was a credit to Inter Milan (…) and was certain in his movements at all times” (Marco è stato prezioso per l’Inter (…) ed è sempre apparso sicuro nei movimenti).

Il pubblico di San Siro lo riabbraccia la sera del 24 novembre ’07 nei minuti finali di Inter-Atalanta: sei minuti soltanto, durante i quali catalizza l’attenzione e l’affetto di tutto lo stadio. Sei minuti in cui scioglie l’emozione del rientro e riassapora le emozioni brevi e intense che fugano d’incanto dalla mente mesi di sofferenza, di dubbi e di angosce: la scarica di adrenalina all’annuncio del nome all’altoparlante, l’urlo “Tutti pazzi per Materazzi”che sale dalla Curva Nord e finalmente, l’entrata in campo tante volte anticipata nella mente nei momenti bui. Sei minuti che volano via, ma che ti fanno toccare le stelle e come una medicina miracolosa ti guariscono nel corpo e nello spirito, facendoti risentire integro, al tuo posto di sempre, quasi al risveglio da un brutto sogno. Ed eccolo, il Materazzi guarito, ad esibire il fisico asciutto di un atleta mobile sulle gambe e corretto nel gesto atletico. Contento di esserci di nuovo.

L’entrata in campo allo scadere si ripete tre giorni dopo agli ultimi 6’ di Inter-Fenerbahce, in Fiorentina-Inter (11’ giocati) e in Inter-Lazio (9’), sempre preceduta da un gran tifo dalla panchina. Il riscaldamento di Matrix diventa un rituale, il momento più atteso che accende i cuori dei sostenitori nerazzurri, impazienti di vederlo alzare e sgambettare felice a bordo campo imbacuccato nella tuta, con il berrettone nero con il numero 23 calato sulla fronte e le scarpette dorate ai piedi. Addirittura raggiante, mi è parso talvolta Materazzi, “scalpitante” dalla voglia di raggiungere i compagni sul campo, intento a gustarsi ogni singolo istante di quell’esperienza che, superato lo spavento, lo rendeva ancor più caro ai suoi tifosi e lo permeava del loro affetto. Come se in quei movimenti agili e leggeri esternasse la liberazione da pesi e paure.

Raggiante anche a dispetto delle contraddizioni del Mancio: necessitava di mettere minuti nelle gambe, Materazzi, eppure veniva sempre relegato agli ultimissimi. Immaginate che putiferio si sarebbe scatenato per Del Piero, Ronaldo & Co?

IL RITORNO A TITOLARE

Materazzi parte finalmente titolare in Inter-Torino del 9 dicembre. Esce dal tunnel dello stadio (e del suo travaglio) con un caloroso saluto al pubblico, si scalda e prova i tiri a rete. Rimane in campo 60’, confermando le impressioni positive suscitate sin dal suo rientro.

L’analisi biomeccanica della sua corsa. Il gesto atletico di Materazzi è quello di un giocatore integro. La sua corsa, disinvolta e armoniosa, non tradisce il serio guaio muscolare sofferto.

Al contrario di tanti campioni “recuperati” a tempo di record dal luminare di turno, Matrix non presenta alterazioni dei parametri biomeccanici quali la riduzione della fase di volo o l’eccessiva verticalizzazione delle spinte, tipiche delle carenze muscolari e delle compensazioni post-traumatiche. E neppure deficit nella coordinazione bacino-gambe o nella fase estensiva della coscia infortunata, in perfetta sinergia con la sinistra anche nello skip a ginocchia alte effettuato durante il riscaldamento.

Le sue sequenze sono dinamiche ed efficaci, in assenza di asimmetrie: il baricentro della corsa è corretto, l’asse del busto nella giusta inclinazione, la spinta degli arti inferiori completa. “Usa” poco quelli superiori, come accade spesso ai giocatori di calcio.

Il completato recupero funzionale è evidenziato dei sincronismi delle lunghe leve, agili e decontratte: il giocatore si produce senza problemi in cambi di frequenze, rapide accelerazioni e decelerazioni, corsa all’indietro, scarti in laterale ed elevazioni. Salta all’occhio la sua mobilità: Materazzi è mobile di caviglie e reattivo nei piedi. L’impatto sul terreno è morbido e ben ammortizzato, la spinta sull’avampiede elastica.

Matrix non si disunisce con il passare dei minuti. Dimostra la consueta padronanza del pallone e degli schemi, avanza a grandi falcate nell’area avversaria sui calci piazzati e – segno evidente di salute – non si tira indietro nei confronti diretti.

Il suo lavoro – e quello dello staff tecnico che l’ha seguito durante la riabilitazione – meritano un voto molto alto. Peccato che il giorno seguente i voti dei tre quotidiani sportivi non vadano oltre un 6,5 e due 6 stiracchiati.

Proseguendo nella cronologia del suo rientro, in PSV Eindhoven-Inter del 12 dicembre, Materazzi resta finalmente in campo per tutti i 90’, per ripresentarsi nuovamente titolare nell’incontro di Coppa Italia Reggina-Inter.

Nel derby del 23 dicembre rileva l’infortunato Samuel al 37’ del primo tempo. Entra a freddo (al punto da dover proseguire il riscaldamento sul campo durante l’intervallo) e seppur gravato da un’ammonizione precoce, neutralizza Kakà e sul finale sventa una seria minaccia di Nesta davanti alla porta. Contro Siena e Parma, in ulteriore progresso, risolve delle occasioni pericolose e avanza sempre più spesso nell’area avversaria. In Inter-Juve di Coppa Italia del 23 gennaio dimostra la ritrovata piena forma: svolge un’enorme mole di corsa, sigilla l’area nerazzurra e moltiplica le puntate offensive. La sua uscita dopo uno scontro di gioco costa all’Inter due goal in 6’, entrambi scaturiti da palloni alti a centro area. A Udine si riconferma al top neutralizzando Quagliarella e producendosi in preziose respinte di testa.

EL Niño MUTA IL CLIMA

Il crescendo di Materazzi, titolare a fianco di Cordoba dopo l’infortunio di Samuel, si interrompe bruscamente con la pesante doppia ammonizione di Liverpool, comminatagli dall’arbitro belga De Bleeckere in seguito a due cadute accentuate del “Niño” Fernando Torres. Per il numero 23 nerazzurro, desideroso di ripresentarsi al pubblico inglese da Campione del Mondo e di cancellare il vecchio spettro del Materazzi in rosso, è un momento drammatico.

Come l’omonimo fenomeno tropicale, el Niño muta repentinamente il clima in casa Inter: l’atmosfera si surriscalda, su Materazzi si scatena un diluvio di polemiche e di accuse ingenerose. Nello spazio di una notte, Matrix passa da eroe nerazzurro a comodo capro espiatorio di un’eliminazione dalle radici ben più profonde.

Si spegne la spensieratezza sul suo volto. Con sguardo torvo, assiste impotente dalla tribuna di San Siro al goal con cui proprio Torres, il suo avversario, infrange le speranze europee dell’Inter.

Il contraccolpo psicologico sfocia in qualche prestazione negativa, vedi Napoli-Inter e il duello perso contro Del Piero (che pur aveva neutralizzato alla grande in Coppa Italia) in Inter-Juve di campionato. Il momento di crisi gli costa qualche partenza dalla panchina.

I mass media lo bollano come pensionabile, gli imputano lentezza e ritardo di preparazione, si sbizzarriscono in computi avventati del minor numero di goal subiti dall’Inter con la coppia Cordoba-Samuel. Confronto improponibile, che non tiene conto del calo generale di condizione di un’Inter condizionata dagli infortuni, dalle espulsioni e dal rivoluzionamento degli schemi di centrocampo, oltre che del minor affiatamento fra compagni e della conseguente maggior pressione sulla difesa. Per tacere del subbuglio suscitato dalla vicenda Mancini

Materazzi sembra, piuttosto, perso in se stesso, imballato psicologicamente, stordito dalle critiche e dall’astio piovutogli addosso, oltre che in atteggiamento di difesa verso l’ondata dei cartellini facili. Disorientato, insomma. E se è vero che nei confronti diretti appare appannato nei riflessi, rimane pur sempre inappuntabile nel gioco aereo e nei lanci-pennello.

Soffre, ma si riscatta. In Inter-Fiorentina è vittima di un problema al polpaccio, ma resta stoicamente in campo. Un sacrificio che sfugge a tutti i suoi esimi critici. Chi scrive si meraviglia addirittura di vederlo rientrare per il 2° tempo. Matrix riduce il volume di corsa, rimane arretrato in copertura e stringe i denti. Solo dopo aver accorciato sempre di più la sua bella falcata, sul finire del 2° tempo, chiede il cambio.

Tiene duro anche in Inter-Lazio di Campionato. Contro il Cagliari arriva finalmente la prima rete stagionale: un goal pesante, un’incornata da manuale stile Germania 2006 che regala 3 preziosi punti all’Inter e manda in delirio San Siro. Ma in Lazio-Inter, semifinale di Coppa Italia, rieccolo espulso dopo soli 15’ dall’entrata in campo per un fallo su Pandev – e squalificato per la finale. E solo quattro giorni dopo, l’entrataccia su Locatelli, quel pallone strappato al rigorista designato Cruz e l’errore dal dischetto, fanno di Materazzi l’eroe tragico di Inter-Siena. È di nuovo crisi nera. Il gesto estremo e plateale di impossessarsi del pallone, con il quale cerca disperatamente di riconquistare un ruolo da protagonista e la fiducia che sente scemare nei suoi stessi sostenitori, gli attira le ire furibonde dei tifosi, dei compagni e della Società. “Materazzi ci ha fatto perdere la partita”, si legge dal labiale del Presidente Moratti in tribuna. Sommerso dalle feroci critiche dei mass media, vive nell’incubo che il suo sbaglio si riveli fatale nella corsa al 16° Scudetto, festeggiato in sordina e scuro in volto la domenica dopo a Parma, all’ultima di Campionato.

TUTTI PAZZI PER MATERAZZI

Chi lo osanna, chi lo detesta. È il destino dei personaggi eccentrici e scomodi come lui, nonostante il suo contributo alla vittoria mondiale Azzurra. Paradossalmente, tuttavia, la testata di Zidane e gli attacchi meschini del CT francese Domenech hanno accresciuto il numero dei suoi simpatizzanti.

Si contano a migliaia i messaggi di affetto che Matrix ha ricevuto sul suo blog dopo l’infortunio –e non soltanto dai sostenitori nerazzurri. Il blog che ha rinnovato in occasione del rientro, per essere più vicino ai suoi tifosi (www.marcomaterazzi.it).

Quelli che ogni domenica l’acclamano al grido di “Tutti pazzi per Materazzi”, acquistano i suoi gettonatissimi gadget personalizzati e lo considerano la loro bandiera dentro e fuori dal campo.

Anche nel periodo di sosta forzata, Matrix non ha infatti mai smesso i panni di trascinatore e uomo-spogliatoio in seno alla squadra. Così risponde sul suo libro agli ex-detrattori: “In pochi avrebbero scommesso su Materazzi e invece in tanti dovrebbero farsi un esame di coscienza”.

LA SUA AUTOBIOGRAFIA

Sapevate che Materazzi conserva una maglia di Zidane nell’armadio dei ricordi? E che dopo la vittoria di Berlino si è fatto fare una copia della Coppa del Mondo a grandezza naturale perché la miniatura datagli dalla Fifa gli sembrava un giocattolo? Che a otto anni faceva il guardalinee pur di stare su un campo di calcio? E ancora, che a Trapani allenava i tiri in porta durante gli straordinari serali alla luce di una lampadina da 60 watt?

Sono solo alcune delle curiosità contenute in “Una vita da guerriero”, l’autobiografia scritta con i giornalisti Roberto de Ponti e Andrea Elefante (Ed. Mondatori), che si apre con la confessione delle sei parole dette a Zidane durante la finale mondiale. Sei parole che, insieme alla successiva celeberrima testata, sono assurte a un “casus belli”, in un parossismo di interpellanze parlamentari e interventi politici che hanno coinvolto dalle alte cariche dello Stato francese a Fidel Castro. Un “caso planetario” che ha rischiato di “scatenare una guerra di religione”, divenuto appannaggio di moviolisti, esperti nella lettura del labiale e vignettisti, fino ad arrivare ai botti di fine anno. Quel che Materazzi definisce “gogna mediatica”, puntualizzando: “Io non sono soltanto quelle sei parole”.

Ai primi di aprile, la vittoria morale: davanti all’Alta Corte di Giustizia di Londra, Materazzi riceve le pubbliche scuse del tabloid inglese Daily Star, reo di avergli attribuito, in quell’occasione, accuse razziste rivelatesi del tutto infondate. Seguono, a fine maggio, le scuse del Sun.

Matrix si racconta in 23 capitoli: 23 come il suo numero di maglia, ispirato all’idolo Michael Jordan e legato ai più importanti avvenimenti della sua vita. Ne emerge un ritratto parecchio distante dall’immagine di rozzo spaccagambe di cui gode.

Incentrato sulla vicenda umana di Marco, il libro ne narra la difficile infanzia, segnata dalla perdita precoce della madre e dal doloroso vuoto rimastogli dentro, e la giovinezza, costellata di pesanti sacrifici familiari e sportivi: dure prove che l’hanno temprato e fatto crescere in fretta. È la storia di un figlio d’arte scomodo consigliato di darsi al basket, di una lunga gavetta sui campi accidentati del sud contro avversari con il doppio dei suoi anni “che non avresti mai voluto incontrare in un vicolo buio” e contro i pregiudizi che da sempre gravano sulle sue spalle, “che sono abbastanza larghe e hanno imparato a sopportare”.

Il racconto calcistico si intreccia con quello della sua famiglia, composta dalla moglie Daniela e dai figli Gianmarco, Davide e Anna, e spazia dai trionfi più esaltanti alle sconfitte più cocenti, dalle figure dei maestri che l’hanno aiutato a crescere come calciatore e come uomo al simbolismo dei suoi tatuaggi. Materazzi parla della sua fame di successo, dei suoi momenti di crisi profonda, delle trappole tesegli per metterlo in croce. Il tutto, senza trascurare l’autocritica sui suoi errori: quelli che, come lo schiaffo a Bruno Cirillo, gli sono valsi l’etichetta di “cattivo” e il rimprovero che più lo fa arrabbiare: sentirsi definire “il solito Materazzi”.

Ma sotto la corazza, il guerriero nasconde un cuore sensibile. È sorprendente quante lacrime confessi, il “duro”: lacrime di dolore, di gioia dopo lo Scudetto di Siena e sul campo di Berlino, lacrime e urla di rabbia negli spogliatoi il 5 maggio. Lacrime di bambino e di adulto che hanno accompagnato la sua vicenda umana.

Si alternano aneddoti divertenti e drammatici. Spassosi quelli del Mondiale: l’abbraccio all’arbitro Archundia dopo il goal di Grosso alla Germania, il gavettone di birra al Presidente Napolitano negli spogliatoi, lui che se ne va dai giornalisti con un “ciao” suonando a tutto volume “Notti magiche”. Per non parlare di quella volta che, per l’emozione, regala a Valentino Rossi una maglia di Rui Costa anziché la propria.

Commovente, per contro, il ricordo della visita in ospedale a Facchetti con in mano la Supercoppa Italiana appena vinta, con il grande Cipe a reggersi alle sue spalle mentre gli viene preso il calco del piede da esporre al Fifa Award.

Se mi è concessa un’osservazione, Matrix – o chi per lui – ha calcato un po’ troppo la mano nel romanzare certi riferimenti familiari nel contesto prettamente calcistico, che rischiano di snaturare il guerriero (e interessano ben poco al lettore). Personalmente, all’excursus sul cambio dei pannolini durante il racconto di una partita del Mondiale, preferisco l’entrata a gamba tesa di troppo…

NAZIONALE AZZURRA: IL TRIONFO DI BERLINO

Materazzi esordisce in Azzurro a Perugia, il 25 aprile 2001, nell’amichevole Italia-Sudafrica (1-0).

È Castagner, suo allenatore al Perugia, a consigliarlo a Trapattoni. Ai Mondiali ’02 di Corea-Giappone, non ha fortuna: si vede annullare una rete validissima contro la Croazia per sospetto fuorigioco e l’Italia, complice il pessimo arbitraggio dell’arbitro Moreno, esce di scena agli ottavi contro la Corea del Sud. Agli Europei portoghesi del 2004, la Nazionale del Trap viene eliminata nella prima fase.

Ai Mondiali di Germania 2006, Materazzi è l’eroe di Berlino. E certamente non solo per l’episodio della testata di Zidane nella finale Italia-Francia. Partito come riserva, esordisce nel match contro la Repubblica Ceca rilevando l’infortunato Nesta al 17’ del 1° tempo. Al 26’, su corner di Totti, mette a segno la sua prima rete in Azzurro. È il goal che regala all’Italia il passaggio agli ottavi di finale e che gli frutta l’elezione a “Man of the Match” da parte della Fifa. Per inciso, era dai tempi di Cabrini (Spagna ’82) che un difensore italiano non andava in goal in un Mondiale. Dopo il cartellino rosso rimediato contro l’Australia e la relativa squalifica contro l’Ucraina, Matrix rientra alla grande nella semifinale contro la Germania, ricostituendo la solida coppia difensiva centrale Materazzi-Cannavaro.

Nella magica notte del 9 luglio, in un’altalena di emozioni, provoca dapprima il rigore che porta al temporaneo vantaggio della Francia, poi insacca di testa la rete del pareggio e trasforma il 2° dei 5 calci di rigore che sanciscono la vittoria mondiale dell’Italia.

Complessivamente, Materazzi ha disputato 41 partite in Azzurro, segnando 2 goal decisivi che gli sono valsi il titolo di capocannoniere italiano dei Mondiali ’06 ex aequo con Luca Toni.

DALL’OLIMPO DELLA GLORIA ALLA POLVERE PIU’ AMARA

Materazzi si dichiara carico al massimo per rilanciarsi in Azzurro ad Euro 2008. Dalla sera di Budapest, in Nazionale ha all’attivo un solo tempo nell’amichevole disputata in marzo contro la Spagna. In realtà, il suo torneo dura soltanto i primi 54’ dell’incontro d’esordio Italia-Olanda e si spegne mestamente in panchina dopo una desolante prestazione. Schierato in coppia con Barzagli, Matrix appare completamente nel pallone: è fermo sulle gambe, non chiude, perde il tempo e non affronta Van Nistelrooy. Sulla prima rete di quest’ultimo non intercetta il pallone, rimanendo fermo come tutta la difesa. Sul 2-0 di Sneijder, tarda clamorosamente a rientrare da un calcio piazzato nell’area avversaria lasciando via libera al contropiede olandese nell’area italiana sguarnita.

”Materazzi no!”, titola Tuttosport. E via con ”Materazzi-Barzagli, una serata da incubo” (Il Corriere della Sera), “Materazzi crolla, Toni delude” (Repubblica); “Materazzi è un flop” (Corriere dello Sport), “Materazzi, rissa sfiorata con l’arbitro (QN).

Nelle analisi si legge che Materazzi è “l’ombra di se stesso”, “perso per il campo”, “sempre in ritardo, sempre in affanno”. Si legge che “sbanda paurosamente”, “annaspa nei recuperi”, “insegue penosamente Van Nistelrooy”, che “la grinta ormai è una maschera”, che è “patetico il suo arrancare”, che “gli attaccanti gli sfuggono senza pietà” e ancora, che “pur di toglierlo dal campo, Donadoni rivoluziona la difesa”. Il tutto, condito da aggettivi del calibro di “impresentabile”, “imbarazzante”, “da paura”, “pensionabile”, “lento 34enne”, “impalato e umiliato”, “fisicamente ossidato”, fino a “ragazzo fragile”. L’opposto di un guerriero, l’opposto del ritratto della felicità di fine 2007. Chi frequenta Casa Azzurri lo descrive malinconico, depresso e isolato dal gruppo. Riecco, ancora una volta, le antitesi del personaggio.

Sull’eroe di Berlino cala un silenzio quasi irreale, rotto soltanto dal concerto di fischi all’annuncio del suo nome, relegato fra le riserve, prima dell’incontro con la Francia. Materazzi manca il tanto atteso rendez-vous con i transalpini per la terza volta di fila – questa volta per scelta tattica – dopo due precedenti forfait per squalifica e infortunio. E stavolta, dopo la vittoria, lo striscione “grazie Marco” è per Van Basten.

Il Sito Ufficiale dell’Inter continua a parlare dell’Italia di Matrix”, ma Matrix rimane in panchina fino al capolinea di Italia-Spagna, in cima alla lista dei bocciati. Dal trionfo al tonfo. Per stampa e commentatori TV, che solo pochi mesi fa ne auspicavano il rientro in Nazionale come pedina irrinunciabile, Materazzi è un giocatore finito, per età e condizioni fisiche.

Un convincimento innescato, secondo chi scrive, dai richiami ossessivi all’infortunio di Budapest, che hanno ormai permeato – e distorto a suo sfavore – la visione e la valutazione tecnica di giornalisti, tifosi e osservatori poco preparati, ormai portati ad ignorarne le prestazioni positive e ad amplificarne ogni più piccolo errore, riconducendolo regolarmente ai presunti postumi fisici di quell’incidente o, nella migliore delle ipotesi, al ritardo di condizione. Disamine tecniche alquanto opinabili ma di forte presa sull’opinione pubblica, che rischiano di creare attorno a Matrix un convincimento di inaffidabilità e di sfiducia destinato ad insinuarsi in lui stesso.

PER LUI LA GUERRA NON È MAI FINITA

Chi scrive è persuasa dell’integrità fisica di Materazzi; il volume di corsa che compie, il ruolo di titolare subito riconquistato e sostenuto dopo l’infortunio di Samuel (il tedesco Christian Ziege, per una sindrome compartimentale, rimase fuori 10 mesi, infortunandosi poi a ripetizione), così come il tempismo e la potenza delle sue gambe negli stacchi in elevazione, non mentono. Né mente, purtroppo, lo sguardo insicuro e impaurito del n° 23 nerazzurro, come bloccato da un “male oscuro“.

Ora, all’Inter arriva Mourinho e per giocarsi un posto da titolare urge scrollarsi di dosso l’etichetta di “rotto” e di inaffidabile. Servono grinta, coerenza e “attributi”. Non servono i polsini dedicati, le magliette con gli auguri, i tatuaggi arrabbiati, i racconti di gambe parlanti, la forzatura parossistica dell’immagine di “tenerone”. Serve, anzi, abbandonare l’esteriorità inutile e provocatoria che l’ha più volte tradito ed essere soltanto un atleta. Serve, infine, tutt’altro rapporto con i mass media.

E se i rientranti Cordoba e Samuel vengono dati per titolari certi al centro della difesa, è bene ricordare che, dopo i rispettivi interventi ai crociati, i punti di domanda sulla ritrovata integrità fisica riguardano soprattutto loro.

“Cercherò anche stavolta di rialzare la testa e guardare avanti” aveva scritto Materazzi sul suo blog dopo il rigore sbagliato contro il Siena. Matrix deve crederci ancora, contro tutto e contro tutti. Per lui, il guerriero, le battaglie non finiscono mai.

FUOCO DI FILA: 12 DOMANDE A MARCO MATERAZZI

La tua prima auto: una Golf

L’ultimo libro letto: “I complici” (Ed. Fazi)

Il film che più ti è piaciuto: “Il Gladiatore”

L’attore preferito: Brad Pitt

La band preferita e la musica che ascolti: U2 e genere hip hop

Il piatto e la bevanda: pasta al sugo e Redbull

Altri sport praticati: basket

Il tuo hobby: seguire il Moto GP

Mare o montagna? Mare

Vino o birra? Birra

L’avversario che ammiri di più: Thierry Henry

Quello che temi di più: sempre Henry

LEGGETE, AL LINK SEGUENTE, L’INCREDIBILE REAZIONE DI MATERAZZI A QUESTO ARTICOLO:

https://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

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