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Nazionale: il cielo è sempre più nero

Posted by ladycalcio su domenica, giugno 15, 2008

“Il cielo è sempre più azzurro”, recita lo slogan che compare sul pullman dell’Italia. Purtroppo, più che il noto successo di Rino Gaetano (“Il cielo è sempre più blu”), l’atmosfera della nostra Nazionale richiama attualmente “Sotto questo cielo nero” di Enrico Ruggeri. E non soltanto per le condizioni meteo.

Dopo il pareggio con la Romania e la sonante vittoria dell’Olanda sulla Francia, siamo penultimi nel girone a un solo punto, ormai impossibilitati a qualificarci ai quarti di finale con le nostre sole forze e tristemente in balia degli altrui risultati.

Certo, l’analisi dell’ultimo match non può prescindere dall’arbitraggio scandaloso del norvegese Ovrebo, reo di aver annullato un goal regolarissimo a Toni (falsando il corso della partita) e di aver concesso alla Romania un rigore inesistente parato provvidenzialmente da “San Buffon“.

Per il resto, parafrasando Donadoni in conferenza stampa, dell’Italia “s’è visto quello che s’è sempre visto” negli ultimi tempi: una condizione atletica nettamente inferiore a quella degli avversari, che ci surclassano negli affondi offensivi e nelle ripartenze, una difesa tuttora in affanno (con il “clou” dello svarione di Zambrotta) e un attacco che fa indigestione di goal mangiati – regolarmente conditi dalle bestemmie in primissimo piano di un certo nostro attaccante.

Da qui a martedì, giorno dell’incontro con la Francia, si salvi chi può dal tormentone dei brutti ricordi che imperversa in ogni dibattito: dal “gran biscotto scandinavo” di Euro 2004 alla “sindrome di Moreno” targata Mondiali 2002. Il tutto, accompagnato da febbrili calcoli ed elucubrazioni sulle possibili combinazioni di risultati a nostro favore o sfavore, oltre che da appelli alla sportività degli olandesi e relativi tentativi di autoconvincimento in merito.

Preoccupa, a mio avviso, l’atmosfera di malcelata tensione in seno al ritiro degli Azzurri. Un esempio significativo: in un servizio andato in onda a Studio Sport (Italia 1) prima di Italia-Romania, Gianni Balzarini sottolineava come, per il secondo pre-partita consecutivo, si fossero presentati ai microfoni solamente Buffon e gli juventini: “gli altri sfilano in silenzio, blindati anche nella mente oltre che in un ultimo allenamento – quello di ieri – concesso per un quarto d’ora alle telecamere, così lontane da non poter entare nei particolari, nelle letture degli occhi e delle pieghe dei volti”. Segnali poco rassicuranti.

A Dribbling (Rai 2), Thomas Villa ritorna sui timori di un “possibile biscottone fra oranjie e rumeni”: “Ha iniziato rifilando tre pizze agli italiani nella prima partita, ha proseguito poi dando quattro pere ai francesi nella seconda gara del torneo e ora c’è solo da sperare che dopo aver consumato companatico e frutta, a Marco Van Basten non stia venendo voglia del dolce, della torta, del caffè; della pasticceria, insomma. (…) Intendiamoci, Van Basten è un grande uomo di sport, ma si sa che l’occasione fa l’uomo pasticcere”.

Tante nuvole, nel cielo degli Azzurri.

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ITALIA-OLANDA: È CADUTO IL MURO DI BERLINO

Posted by ladycalcio su mercoledì, giugno 11, 2008

Fischio finale di Italia-Olanda (3-0), esordio degli Azzurri ad Euro 2008.

Sulla prima rete tedesca ARD, il leggendario bomber della Nazionale di Germania anni ‘70 Günter Netzer, ora apprezzato opinionista, commenta in studio la disfatta degli Azzurri. È come sempre pacato e professionale, ma come tutti i tedeschi, che ancora non ci hanno perdonato la vittoria mondiale ’06 in casa loro, ha gli occhi che brillano.

“Una delle tue favorite ci ha lasciato le penne”, gli fa notare il collega in studio. Non l’avrebbe ritenuto possibile neanche nei suoi sogni più “arditi”, risponde l’ex-centravanti del glorioso Borussia Mönchengladbach, laddove l’aggettivo tradisce, involontariamente, il piacere sottile che la Nazione teutonica prova nel vederci affondare.

L’analisi tecnica, ben circostanziata, si sofferma in particolare sul cannoniere del Bayern Monaco Luca Toni, rimasto a secco e imbrigliato, secondo Netzer, in una ragnatela di rifornimenti difficili non all’altezza del calcio moderno.

Il suo giudizio globale sui giocatori italiani – “si sono impegnati” – suscita ilarità, in quanto, ricondotto all’ambito scolastico, si ritrova regolarmente sulle pagelle degli alunni sì volonterosi, ma pur sempre insufficienti.

“È caduto il muro di Berlino”, ribadisce Marino Bartoletti a Dribbling (Rai 2) al di qua delle Alpi. Così espresso, il concetto è ancora più chiaro.

Per la gioia degli avversari storici e dei detrattori, l’Italia Campione del Mondo, mai sconfitta per 3-0 in questo torneo, esordisce subendo più reti che nel corso dell’intero Mondiale 2006. Una prestazione, quella degli Azzurri, che a prescindere dall’episodio del primo goal olandese, rivelatosi regolare pur con Panucci a terra al di là della linea di fondo, suona come un serio campanello d’allarme per il passaggio del girone.

Si è già detto ampiamente degli errori di Donadoni, dal modulo sbilanciato alla scelta degli uomini, ad iniziare dalla collocazione di Ambrosini e Gattuso a centrocampo al posto del più in forma De Rossi.

Più nebulosa l’analisi del non gioco mostrato dai suoi uomini: una squadra non reattiva, mal assortita nei ruoli, lenta nelle ripartenze e vulnerabile nei cambi di gioco. Un’Italia che non gira e che sembra non funzionare in nessun reparto: ferma in difesa, priva di sincronismi al centrocampo e inconcludente sotto porta, per una prestazione collettiva gravemente insufficiente e addirittura a rischio di un passivo più pesante.

Le sostituzioni operate dal CT non cambiano il volto della partita. Saltato ogni schema, i giocatori vagano per il campo senza più riuscire a costruire la manovra. Eppure, nella conferenza stampa del post-partita Donadoni si lascia sfuggire la frase: “Non è che l’Olanda ci abbia così sovrastato”.

“Usciamo con le ossa rotte”, dice giustamente Bruno Longhi a StudioSport (Italia 1), “abbiamo subito un’autentica lezione di calcio”. E mentre Capitan Buffon salva l’onore scusandosi con tutti i tifosi italiani per la prestazione, si riflette su cosa cambiare.

Secondo Netzer, venerdì l’Italia deve aggredire la Romania sin dai primi minuti e non lasciarsi nuovamente imbrigliare in una ragnatela avversaria che la porti ad essere lenta e inconcludente. “Altrimenti”, e la sola idea gli fa brillare gli occhi, “gli italiani sono fuori”.

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