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Inter militodipendente?

Posted by ladycalcio su lunedì, ottobre 26, 2009

Squadre schierateTabellone 2-1

Sabato sera, a San Siro, mi aspettavo qualche festeggiamento a Javier Zanetti. Giunto alla sua 476^ presenza in campionato in nerazzurro, il Capitano ha eguagliato nientemeno che Giacinto Facchetti. Invece, niente premiazioni né coreografie. Soltanto l’ennesima fascetta commemorativa…

Mi aspettavo di più anche dalla partita, quanto mai deludente sul piano del gioco e decisa dagli errori dei rispettivi portieri: lo svarione di Campagnolo sull’1-0 di Muntari e il pasticcio di Julio Cesar nel finale, terminato con l’atterramento di Plasmati e il rigore trasformato da Mascara. Sarà un influsso del momento. Prima Dida in Real-Milan, poi i numeri di Hans-Jörg Butt in Bordeaux-Bayern, con un calcio di rigore provocato e due parati dall’estremo difensore dei tedeschi.  Speriamo che il bacillo non contagi anche Giulietto Cesar, il mio personalissimo “Pallone d’Oro”!

Tornando ad Inter-Catania, osservo mestamente la Beneamata dagli spalti, domandandomi come possa essere la stessa squadra dei 5 goal al Genoa. È irriconoscibile. Non ha un gioco. D’accordo, mancano uomini importanti come Milito e Motta e in più, Mourinho ha attuato il turnover. Ma la causa del non gioco non può essere quella.  Come attaccarsi a questa scusa in presenza del mastodontico organico da doppia rosa voluto da Mourinho?

Continuo ad osservare, concentrandomi sui singoli dettagli tecnici di cui si riempiono la bocca  giornalisti e commentatori:  la squadra è carente nella propulsione sulle fasce? È troppo lunga o troppo corta?  Difetta nelle ripartenze? Oppure è un problema di linee, di schemi o di quant’altro si voglia?

Non voglio esagerare, ma in questa serata sarebbe più facile dire cosa funziona: pochissimo. Per di più, contro un avversario di caratura decisamente modesta. Riassumiamola senza tanti fronzoli: l’Inter è lenta, macchinosa, senza idee. Non corre, non verticalizza, non crea movimento senza palla. Ci risiamo con i passaggi indietro, con la manovra che non avanza, con i giocatori fermi sulle gambe che non corrono. Mancano gli spunti e le idee.  Emerge ancora una volta Sneijder, che lotta su ogni pallone, si divincola fra gli avversari ed esibisce la sua prodigiosa “castagna”, che salva ancora una volta il risultato. Purtroppo, il suo infortunio muscolare (che lo renderà indisponibile per Kiev) rappresenta una grossa tegola per l’Inter.

Certo, con Milito era tutt’altra musica. Ma allora dobbiamo dedurre che il gioco dei nerazzurri sia affidato agli spunti, all’estro ed alla fantasia individuale? Ci rendiamo conto che ciò significherebbe un grosso pericolo in caso di defezione del singolo, oltre che il fallimento totale di chi siede sulla panchina?

Né mi è piaciuto Balotelli. Reduce dal pubblico rimprovero da parte del suo tecnico, Supermario avrebbe probabilmente desiderato rifarsi segnando un goal. Peccato che in certi casi il pallone sia meglio passarlo al compagno meglio piazzato, come il n° 45 nerazzurro avrebbe dovuto fare in più occasioni…

Ladycalcio si rifà della serata insipida gustandosi delle ottime lasagne e dei profiterol da sogno sotto la tribuna rossa.

Intanto, mentre domenica pomeriggio Telelombardia manda in onda un’esilarante antologia delle papere storiche di Dida, l’Inter si avvicina al delicatissimo scontro di Kiev, per affrontare il quale servono testa lucida e gambe scattanti. Eppure, anziché ripulire immediatamente i muscoli dei suoi uomini dall’acido lattico della partita con una seduta domenicale mattutina defaticante (come comanderebbero le più elementari regole della programmazione agonistica), Mr. Mourinho concede loro l’ennesimo giorno di riposo a casa.

Riposano così anche le tossine. Nei muscoli dei suoi gladiatori.

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L’UOMO RAGNO CADE NELLA RAGNATELA DELL’INTER

Posted by ladycalcio su martedì, settembre 16, 2008

La prima casalinga dell’Inter rimarrà nei ricordi per il gradito ritorno di Walter Zenga, indimenticata saracinesca nerazzurra, e per l’esordio di Quaresma.

Il pubblico accoglie con affetto l’Uomo Ragno, ora alla guida del Catania, sbizzarrendosi in cori e striscioni. “La Curva non dimentica i suoi eroi: Walter Zenga uno di noi” recita quello della Nord, completato da “W 1 Z” . Poi i fiori, l’abbraccio a Capitan Zanetti e una lezione di signorilità, da parte di Walterone, nel non raccogliere le meschine dichiarazioni di superiorità di “The Special One”.

L’Inter vince meritatamente, ma “Mou” è lungi dall’aver risolto tutti i suoi problemi. La prima impressione “a fior di pelle” è che i giocatori siano frastornati dal suo metodo, dai nuovi schemi e dall’incessante movimento che implicano.

Dal punto di vista tecnico, confermo l’impressione già avuta in Supercoppa: quella di una squadra eccessivamente corta e sbilanciata in avanti (sui calci piazzati in area avversaria, l’ultimo uomo è arrivato a trovarsi a 2/3 circa della metà campo del Catania).

E se la difesa esce promossa dall’incontro, non altrettanto dicasi del centrocampo (pur considerando l’inserimento tardivo di Zanetti e Cambiasso, reduci dall’impegno con la Nazionale argentina) e soprattutto dell’attacco, condizionato dagli errori di Ibrahimovic.

In parte illusorio anche il tanto sbandierato 4-3-3, con cui Mourinho si diverte forse a gettarci un po’ di fumo negli occhi: Quaresma delizia con i suoi tocchi di classe ma deve ancora inserirsi negli schemi, la manovra è spesso viziata dai troppi palleggi e passaggi, i rifornimenti alle punte appaiono troppo prevedibili. D’altronde, la difesa alta e le linee dei reparti “schiacciate” rendono più difficile diversificare l’offensiva con lanci lunghi e cross. La trame dell’Inter riescono pur sempre a imbrigliare il Catania di Zenga; tuttavia, il punto di domanda sulla loro efficacia rimane, in attesa delle avversarie di caratura internazionale.

Decisamente fuori luogo le allusioni di stampa e TV, subito pronte a mettere in dubbio la regolarità della vittoria nerazzurra. La deviazione del 2-1 da parte di Terlizzi è goal, poiché il pallone supera interametne la linea bianca. In questo senso, anziché inscenare le solite polemiche ad arte, basterebbe posizionare una telecamera in linea con la porta e, perché no, un bel “ragno” sopra di essa…

La prima casalinga ha purtroppo visto anche il primo rosso in casa nerazzurra: la manata di Muntari a Tedesco c’è, anche se sulla sceneggiata di quest’ultimo si può discutere…

Sull’altra sponda del Naviglio fa discutere la desolante prestazione dei camminatori rossoneri contro il Genoa, condita dalle sostituzioni dei “gioielli” Ronaldinho e Sheva e dal rigore causato da Capitan Maldini. E a nulla serve che “StudioSport” (Italia 1) delle ore 13.00 faccia slittare la figuraccia in terza notizia, deviando l’attenzione dei telespettatori sulla vittoria di Valentino Rossi a Indianapolis e su quella della Juve contro l’Udinese.

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