CALCIO E PAROLE

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“FESTA” INTER: UNA VALANGA DI PROTESTE!

Posted by ladycalcio su lunedì, giugno 8, 2009

Ho ricevuto una valanga di proteste, sul blog e fuori. Alcune, veramente concitate. In questi messaggi, numerosi tifosi dell’Inter si sono dichiarati insoddisfatti al massimo della “festa” seguita ad  Inter-Atalanta.  “Perché, c’è stata la festa?” ho sentito ironicamente affermare. Questi sostenitori nerazzurri si sentono defraudati. Forse, addirittura prevaricati nel loro ruolo dal comportamento dei loro beniamini.

Nel post precedente avevo già fatto notare come i familiari dei giocatori avessero ignorato il lutto. Ma al di là del lutto, la stortura più assurda che riscontro è che la presenza in campo  delle mogli e dei figli dei giocatori nerazzurri sta prendendo sempre più piede. Era accaduto lo scorso anno, si è ripetuto dopo Inter-Siena del maggio scorso e poi, nuovamente, dopo Inter-Atalanta. Che senso ha? La festa-Scudetto dev’essere fra giocatori e tifosi, o meglio, dev’essere fatta dai giocatori per i tifosi – e non dai giocatori per i propri familiari, neanche si trattasse di un’occasione privata di divertimento.

I sostenitori interisti erano venuti allo stadio per festeggiare il trofeo conquistato, per acclamare i loro campioni, per salutare chi partiva. Ebbene: la coppa non ha neppure fatto il giro del campo, alla pari di Figo, Crespo e Cruz. Per contro, sul campo sono sfilati , a mo’ di “trofei”, i marmocchi dei giocatori.

“Ma chi se ne frega di vedere le mogli e i bambini?” è stata la constatazione generale. Infatti! Che significato ha, per degli atleti, portarsi le famiglie sul terreno di gioco e sfilare davanti al pubblico con i bebé in braccio?  L’arena è appannaggio dei gladiatori, dei campioni – non certo dei casalinghi che ho visto  materializzarsi con orrore il 31 maggio dopo il fischio finale, ai quali, per aggiudicarsi il titolo di “perfetto paparino”, mancavano solo le pantofole  e la vestaglia da camera, o se preferite, il grembiulone da cucina. Giustissimo che lo facciano a casa loro, ma per favore, ci risparmino questo show in pubblico: li trovo semplicemente ridicoli!

Di bravi paparini ne vediamo tutti i giorni. Allo stadio andiamo per vedere degli atleti e degli uomini. Dunque, completamente fuori luogo mi sembra anche la presenza delle signore sul campo. “Quelle vanno già a mangiare al Melià (un grande albergo di Milano, ndr)”, sbotta un altro tifoso. Come accaduto anche due settimane prima. Quando, ad essere sinceri,  qualche pastasciutta in meno a certe consorti esibizioniste farebbe soltanto bene, se è vero che la loro forma fisica mi è parsa tutt’altro che all’altezza di quella dei mariti: sederi e fianchi che sembravano fare esplodere i pantaloni strettissimi, seni debordanti, linea e look da insufficienza piena. E poi non ditemi che sono cattiva. Vogliono comparire in pubblico? A quel punto, come tutti i personaggi pubblici, siano soggette alle critiche!

A chi diavolo può interessare vederle in campo? Mi sono chiesta. Agli uomini? Assolutamente no, stando a quanto mi dicono. Alle donne? Per quanto mi riguarda, per fortuna ho ben altri gusti… A chi interessa, allora? Evidentemente a loro stesse, alla loro ingordigia di apparire e di mettersi in mostra a tutti i costi. Qualcuna, ve ne sarete accorti, fra interviste TV, defilé di “moda”, eventi  e quant’altro, si è fatta  veramente prendere la mano… almeno per i miei gusti. Sono mamme? E allora? Di mamme è pieno zeppo il mondo! Cos’avrebbero loro di così speciale?

Le allegre mogliettine si danno da fare, scodinzolano, rincorrono i pargoli, se la tirano, fanno la foto di gruppo con la squadra e con i campioni preferiti. I giocatori che non hanno un figlio sottomano, per non essere da meno, prendono in prestito il bambino di qualche collega o amico. San Siro è trasformato in un chiassoso reparto di ginecologia e ostetricia.

A onor del vero, è doveroso precisare che ci sono state delle eccezioni. Non tutte le mogli sono intervenute o si sono comportate come ho descritto sopra. Purtroppo, a farlo è stata la stragrande maggioranza. Forse, addirittura, chi in questa occasione ha ritenuto giustamente di dover stare al proprio posto sarà arrivata a sentirsi in imbarazzo di fronte all’andazzo della confusione, del tutto concesso e del vuoto dei valori sportivi (e non solo) che mi sono parsi regnare. Un degrado in cui sono ormai pochissimi a usare il cervello.

Se fossi la moglie di un calciatore, ad esempio, starei bene attenta a tenere me stessa e i miei bambini lontano dalle telecamere. Nel mondo d’oggi, per motivi che anche il più sprovveduto conosce, il buon senso dovrebbe infatti suggerire a personaggi ricchi e  famosi di non esibire la famiglia. Ma questa è gente fuori dal mondo.

Rimanendo in tema di considerazioni serie, qualcuno mi ha domandato se la tragedia della Saras, Società sì di Massimo Moratti ma esterna all’Inter, dovesse effettivamente  comportare il lutto per la squadra di calcio. È un argomento troppo delicato per essere affrontato in questa sede.  Rimaniamo dunque alla decisione del Presidente, che così si è sentito di fare. Ma allora: se la cerimonia doveva essere sobria e all’insegna della rinuncia, non vi sembra che il lutto l’abbiano offeso proprio coloro che della grande famiglia Inter fanno parte più da vicino?

La festa i giocatori se la sono fatta da soli con mogli, figli, nipoti e parenti a rimorchio. Una babilonia di cui, oltretutto, sugli spalti si è compreso poco o nulla. Molti, per capire, hanno dovuto tornare a casa e affidarsi alle immagini TV. Bella riuscita!

Dalla festa e dall’invasione di campo sono rimasti esclusi i tifosi. Quelli che per l’Inter avevano tifato tutto l’anno. Quelli venuti da lontano. Quelli che l’eventuale vittoria nella Supercoppa Italiana non  potranno festeggiarla sul posto, poiché per interessi diversi dalla logica sportiva, la finale  si disputerà a Pechino. Quelli che avevano acquistato il pacchetto di tagliandi per gli ultimi quattro incontri casalinghi in modo da assicurarsi la presenza alla festa: quella dell’Asilo Mariuccia.

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“FESTA” INTER: LE FAMIGLIE DEI GIOCATORI IGNORANO IL LUTTO

Posted by ladycalcio su lunedì, giugno 1, 2009

5 Tabellone punteggio8 Magliette Zero titoli3 Maglia 17 Curva Nord6 Premiazione4 Minuto di silenzio1 Scudettone7 Striscione Figo2 Tutti con il 7Doverosi il minuto di silenzio in ricordo dei tre operai deceduti alla Saras, la rinuncia alla consueta musica a palla e una cerimonia di premiazione in tono sommesso e senza coriandoli, ma un giro di campo della squadra con la coppa non avrebbe tolto nulla al lutto . Per contro, avrebbe dato qualcosa ai numerosi tifosi intervenuti all’ultima di campionato per salutare l’Inter Campione d’Italia 2008/09 e i giocatori che da essa si congedavano, oltre ad essere un giusto omaggio a questi ultimi.

Il silenzio nello Stadio Meazza ha un che di irreale, le formazioni vengono annunciate in tono funebre.

Come vedete, neanche stavolta mi faccio problemi ad uscire dal coro e a farvi notare le solite incongruenze e ipocrisie. Se il lutto era stato deciso, infatti, tale avrebbe dovuto essere in primis per coloro che più da vicino fanno parte della “grande famiglia Inter”: i familiari dei giocatori. Al contrario, le allegre consorti presenzialiste non hanno rinunciato al solito penoso show  sul campo di gioco – dove già la loro presenza mi è sempre parsa  fuori luogo – peraltro per la seconda volta in quindici giorni: un defilé di tacchi, braghe attillate, scollature a mostrare  seni prosperosi e bambolotti vestiti della festa per mano ai giocatori. San Siro è trasformato in uno schiamazzante asilo multirazziale: si ride, si scherza, si fanno le foto ricordo con la coppa e con i campioni preferiti. Questo sarebbe lutto, “signore”?

Si era deciso per una cerimonia in stile minimalista? Doveva valere per tutti. Dunque, non prendiamoci in giro  spacciando  l’esibizionismo dei giocatori e delle loro mogli per affetti familiari : lo show non aveva motivo d’essere ed  è stato solo una sagra del cattivo gusto. Per fortuna, qualche giocatore (pochissimi) ha avuto il buon senso (e il buon gusto) di risparmiarci la commedia e di rinviare  smancerie e sbaciucchiamenti a più tardi, fra le mura domestiche.

Un tifoso nelle mie vicinanze, rientrato apposta dalla Tunisia (!) per assistere alla festa, scuote la testa, alla pari di tutti coloro che, a poche settimane dalla fine del campionato, avevano acquistato il famoso pacchetto di tagliandi per gli ultimi 4 incontri casalinghi (senza sconto donne), per non mancare la “festa”. Per assistere a che cosa?  “Quando vince l’Inter succede di tutto”, commenta ironicamente un altro tifoso in riferimento  all’altro recente lutto per il terremoto d’Abruzzo.

Capisco il buon Moratti: tutti, come al solito, sarebbero stati pronti a saltargli addosso. Ma almeno un giro d’onore per Figo, Cruz e Crespo sarebbe stato doveroso.  Di certo, non avrebbe mancato di rispetto né ai morti, né alle loro famiglie.  Piuttosto, il Presidente avrebbe dovuto vietare con decisione la narcisistica invasione di campo di consorti, pupi e nipoti. A salutare Figo in modo originale ci hanno pensato i compagni, tutti scesi  in campo per il riscaldamento con la maglia numero 7.

Come l’anno scorso, le coreografie più belle sono opera della Curva Nord e dei tifosi in generale.  Tifosi che, con cori e striscioni, rendono omaggio ai campioni in congedo ed esortano Ibra, autore di virtuosismi da manuale, a rimanere.

Intanto, il terreno di gioco è tutto un brulicare di intrusi. La “festa” scema con il pubblico che sfolla e con il solito invito degli steward : “Signori, andiamo?”

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INTER, SONO 17 SCUDI MA… È QUI LA FESTA?

Posted by ladycalcio su lunedì, Maggio 18, 2009

Curva SudFumogeni NordFuochi d'artificioScivolataScudettone 17Tabellone Campioni

Coreografie Curva NordDopo un sofferto finale di stagione, per l’Inter è finalmente arrivato il 17° Scudetto: il quarto consecutivo, vinto sul campo, pur con tutti i limiti dell’attuale squadra nerazzurra (e dei suoi avversari). Qualcuno ha parlato di “monologo”: niente di più vero in tutti i sensi.

Comunque sia, dopo la sconfitta del Milan di sabato sera a Udine, l’Inter è meritatamente Campione d’Italia ed eguaglia il numero di campionati vinti dai cugini rossoneri.

La “festa” (fra virgolette) di  San Siro nel dopopartita di Inter-Siena, definita eufemisticamente “spontanea”, è in realtà figlia dell’improvvisazione e della disorganizzazione che già contraddistinsero la Società nerazzurra lo sorso anno: alcuni giocatori non partecipano neppure al giro di campo con lo scudettone n° 17, defilandosi negli spogliatoi dopo il fischio finale. Quattro fuochi d’artificio e la festa si spegne in sordina con sempre meno persone che vagano sul terreno di gioco. Imperdonabile: Giacinto Facchetti viene ricordato all’altoparlante quando lo stadio si è ormai svuotato, con i pochissimi rimasti sugli spalti a chiedersi increduli se sia già tutto finito.

Seppur in un incontro alla camomilla, la prestazione degli uomini d Mourinho contro i senesi è  dignitosa, a dispetto della bagarre e del pochissimo sonno di sabato notte. Anche in questo caso, vale quanto  già detto più volte: l’Inter difetta dal punto di vista dell’organizzazione societaria: non ha regole, non ha una “testa pensante” neppure a livello dirigenziale. Anche se la bravata non è costata cara agli uomini di Mourinho come avrebbe potuto, la sfilata anticipata in piazza Duomo rimane a mio avviso un pessimo esempio di gestione societaria, sia dal punto di vista umano, sia da quello della programmazione atletica. L’episodio ci dimostra ancora una volta come il tecnico portoghese abbia tutt’altro che in pugno la squadra, sfuggitagli completamente di mano, e come la Beneamata, senza certi fondamentali presupposti, non possa ambire di essere all’altezza delle grandi società europee.

Peccato per quei tifosi lontani che sabato notte, non potendo neanche lontanamente immaginare che giocatori in procinto di affrontare una partita stessero per lasciare il ritiro e per darsi a una pazza tournée notturna,  non hanno fatto in tempo a giungere sul posto e a partecipare alla festa. Una mancanza di rispetto soprattutto verso di loro.

Tornando a ieri sera, anche quest’anno, la palma delle coreografie più belle va alle Curve. Per un attimo, la Nord riesce addirittura a spezzare l’aplomb del mister nerazzurro: “Salta con noi José Mourinho!”, risuona nel Meazza. Incredibile ma vero, l’inossidabile azzarda due timidi saltelli…  Ad imperversare sugli striscioni è lo slogan a lui ispirato “Zero tituli”.

La consegna del trofeo è rimandata all’ultima di Campionato, fra due settimane, contro l’Atalanta. Nel frattempo, godetevi le immagini più significative di ieri sera.

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