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Pazza Inter disperata passa a Kiev

Posted by ladycalcio su giovedì, novembre 5, 2009

Che Angelo Moratti da lassù ci abbia messo una mano? Avrebbe compiuto 100 anni oggi, il Presidentissimo della “grande Inter”. Uno che di coppe se ne intendeva…  Sta di fatto che in occasione del suo 100° compleanno, la sua Inter ha la meglio sul virus H1N1 e sul virus Champions, spezza l’incantesimo dell’anno in bianco di vittorie europee e passa a Kiev.

È la pazza Inter dai mille volti e, ahimè, dai mille moduli, cambi di rotta e cambi in corsa:  la pazza Inter che “manda allo sbaraglio” gli infortunati nel gelo ucraino, che pressa e arriva in area di rigore ma non sfonda, che va in svantaggio, sbanda, soffre e fa soffrire, che spende molto e sbaglia troppo…  “Sta divorando l’impossibile, l’Inter, esclama Fabio Caressa nel 2° tempo su Sky: Eto’o, poi il palo di Samuel, il diagonale rasoterra di Balotelli, poi ancora Eto’o di testa, e nuovamente Eto’o al 33° …

Ma è anche la pazza Inter di un secondo tempo in formidabile rimonta, benché costellato di errori, delle tre punte all’arrembaggio, del gigantesco Lucio, del carro armato Maicon… la pazza Inter del coraggio e del cuore, della maledizione spezzata, dell’ennesimo fantastico uno-due dei suoi gioielli Milito e Sneijder, di un goal rocambolesco con il quale – così ci piace immaginare – una mano invisibile ha ricompensato undici e più esausti uomini, che avevano dato l’anima, di tante sterili fatiche. Un goal che proietta la squadra di Mourinho dalla disperazione più nera al primo posto nel girone, a dimostrazione di quanto i valori del calcio siano aleatori e legati a un filo.

Un goal che può cambiare una stagione e un match improntato al dualismo anche nell’interpretazione.  Vista con il cuore o tecnicamente, infatti la partita dei dualismi si ribalta nei valori. La vede con il cuore Gianluca Vialli, nei commenti del postpartita su Sky: Mourinho è stato bravissimo perché ha capito che a un certo punto della partita non era più il caso di concentrarsi su moduli e tattica. Bisognava soltanto togliere le briglie a questa squadra e farla giocare in maniera, passami il termine, un po’  fanciullesca, con grande coraggio, grandi emozioni, grande cuore. E lì abbiam visto l’Inter più bella, che si è buttata in avanti ed é riuscita, in maniera un po’ rocambolesca ma secondo me meritata, a fare 2 goal e a vincer la partita. Il 2° goal dell’Inter potrebbe veramente aver dato quella svolta, che da qualche tempo noi stavamo già aspettando, di un’Inter grande anche in Europa”.

Ma attenzione: non sempre con il cuore si vince. E neppure con la forza della disperazione. Soprattutto, nel calcio, non sempre una mano provvidenziale ti viene in soccorso, graziandoti, in tre splendidi minuti, da un’eliminazione pressoché certa, frutto di tanti – troppi – precedenti errori.  Sforziamoci dunque di vederla con occhi più distaccati, al di là dell’euforia come del disfattismo. Se davvero l’Inter vuole crescere, sia sì soddisfatta dei miglioramenti conseguiti, ma si mantenga lucida nell’analisi e non permetta che l’esaltazione del momento passi un pericoloso colpo di spugna sulle sue arcinote pecche tecnico-tattiche e sui voli pindarici di Mourinho in fatto di moduli e uomini. Come dimostrato, i valori del calcio sono aleatori e legati a un filo, che per grazia ieri sera non si è spezzato ai troppi rischi presi dai nerazzurri, né agli sbandamenti da brivido di quell’assurda difesa a 3 azzardata da Mou nel finale di gara, e neppure sugli interventi duri di Stankovic (a sua volta  graziato due volte all’arbitro per falli di gioco), sulle ammonizioni dei due centrali difensivi o in conseguenza alle marziane guarigioni-lampo di giocatori che – si diceva – non sarebbero neppure partiti per Kiev… Aspetti che prima o poi  presentano il conto.

In questo day-after, la soddisfazione è comunque più che legittima. Inconfutabile è l’aspetto psicologico, che ha visto finalmente l’Inter sbloccarsi in coppa. I nerazzurri ripartiranno il prossimo 24 novembre a Barcellona, forti di 6 punti nel girone e di un ritrovato coraggio…

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Inter militodipendente?

Posted by ladycalcio su lunedì, ottobre 26, 2009

Squadre schierateTabellone 2-1

Sabato sera, a San Siro, mi aspettavo qualche festeggiamento a Javier Zanetti. Giunto alla sua 476^ presenza in campionato in nerazzurro, il Capitano ha eguagliato nientemeno che Giacinto Facchetti. Invece, niente premiazioni né coreografie. Soltanto l’ennesima fascetta commemorativa…

Mi aspettavo di più anche dalla partita, quanto mai deludente sul piano del gioco e decisa dagli errori dei rispettivi portieri: lo svarione di Campagnolo sull’1-0 di Muntari e il pasticcio di Julio Cesar nel finale, terminato con l’atterramento di Plasmati e il rigore trasformato da Mascara. Sarà un influsso del momento. Prima Dida in Real-Milan, poi i numeri di Hans-Jörg Butt in Bordeaux-Bayern, con un calcio di rigore provocato e due parati dall’estremo difensore dei tedeschi.  Speriamo che il bacillo non contagi anche Giulietto Cesar, il mio personalissimo “Pallone d’Oro”!

Tornando ad Inter-Catania, osservo mestamente la Beneamata dagli spalti, domandandomi come possa essere la stessa squadra dei 5 goal al Genoa. È irriconoscibile. Non ha un gioco. D’accordo, mancano uomini importanti come Milito e Motta e in più, Mourinho ha attuato il turnover. Ma la causa del non gioco non può essere quella.  Come attaccarsi a questa scusa in presenza del mastodontico organico da doppia rosa voluto da Mourinho?

Continuo ad osservare, concentrandomi sui singoli dettagli tecnici di cui si riempiono la bocca  giornalisti e commentatori:  la squadra è carente nella propulsione sulle fasce? È troppo lunga o troppo corta?  Difetta nelle ripartenze? Oppure è un problema di linee, di schemi o di quant’altro si voglia?

Non voglio esagerare, ma in questa serata sarebbe più facile dire cosa funziona: pochissimo. Per di più, contro un avversario di caratura decisamente modesta. Riassumiamola senza tanti fronzoli: l’Inter è lenta, macchinosa, senza idee. Non corre, non verticalizza, non crea movimento senza palla. Ci risiamo con i passaggi indietro, con la manovra che non avanza, con i giocatori fermi sulle gambe che non corrono. Mancano gli spunti e le idee.  Emerge ancora una volta Sneijder, che lotta su ogni pallone, si divincola fra gli avversari ed esibisce la sua prodigiosa “castagna”, che salva ancora una volta il risultato. Purtroppo, il suo infortunio muscolare (che lo renderà indisponibile per Kiev) rappresenta una grossa tegola per l’Inter.

Certo, con Milito era tutt’altra musica. Ma allora dobbiamo dedurre che il gioco dei nerazzurri sia affidato agli spunti, all’estro ed alla fantasia individuale? Ci rendiamo conto che ciò significherebbe un grosso pericolo in caso di defezione del singolo, oltre che il fallimento totale di chi siede sulla panchina?

Né mi è piaciuto Balotelli. Reduce dal pubblico rimprovero da parte del suo tecnico, Supermario avrebbe probabilmente desiderato rifarsi segnando un goal. Peccato che in certi casi il pallone sia meglio passarlo al compagno meglio piazzato, come il n° 45 nerazzurro avrebbe dovuto fare in più occasioni…

Ladycalcio si rifà della serata insipida gustandosi delle ottime lasagne e dei profiterol da sogno sotto la tribuna rossa.

Intanto, mentre domenica pomeriggio Telelombardia manda in onda un’esilarante antologia delle papere storiche di Dida, l’Inter si avvicina al delicatissimo scontro di Kiev, per affrontare il quale servono testa lucida e gambe scattanti. Eppure, anziché ripulire immediatamente i muscoli dei suoi uomini dall’acido lattico della partita con una seduta domenicale mattutina defaticante (come comanderebbero le più elementari regole della programmazione agonistica), Mr. Mourinho concede loro l’ennesimo giorno di riposo a casa.

Riposano così anche le tossine. Nei muscoli dei suoi gladiatori.

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