CALCIO E PAROLE

By "Ladycalcio". Il blog più censurato e più temuto dagli addetti ai lavori

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The Special Arrogant

Posted by ladycalcio su martedì, settembre 22, 2009

Credeva di poter fare il bello e il cattivo tempo con il direttore di gara come lo fa con i giornalisti in conferenza stampa: Orsato, giustamente, l’ha buttato fuori.

Premetto che non stravedo certo per Daniele Orsato, già autore di pessime prestazioni contro l’Inter (vedi  https://calcioparole.wordpress.com/2009/04/24/inter-sampdoria-peggiore-in-campo-orsato/),ma il rosso di domenica a Mourinho mi è parso sacrosanto. Punto primo: a prescindere dagli errori arbitrali, un allenatore non può permettersi – per nessuna ragione – di perdere le staffe e di lasciarsi andare come lui ha fatto domenica. Meno che mai se siede sulla panchina dell’Inter, candidata al trono europeo.

Nelle ultime partite, più che a un tecnico sicuro del fatto suo e padrone della situazione, il mister nerazzurro è andato sempre più somigliando a un pentolone di fagioli: brontola, borbotta, si dimena, protesta,  sbraita. Ho sempre sostenuto che Mourinho, sotto la vernice mediatica, sia un insicuro, barricato dietro quell’antipatica facciata fra il blagueur e il guascone.

È talmente “speciale”, Mourinho, talmente un mago della dialettica, che come un bambino lancia il sasso e scappa, delegando il dopopartita di Sky e di Inter Channel a un imbarazzatissimo Marco Branca, investito dell’ingrato compito di mettergli le pezze.

Secondo Branca, Mou sarebbe molto “dispiaciuto” dell’espulsione, dettata più che altro dalla sua gestualità. Quello che vedo dalle immagini TV è piuttosto un Mourinho inca..volatissimo, che lancia fulmini e saette dagli occhi e un sonoro “vaffa” dalla bocca. Il siparietto gli frutta la terza espulsione in Italia in poco più di un anno, una giornata di squalifica e 15.000€ di multa. E per favore, non prendiamocela con ControCampo o con La Domenica Sportiva: il labiale l’hanno mostrato, non inventato!

Punto secondo: è indubbio che Mourinho abbia dei numeri, ma detesto certi suoi atteggiamenti supponenti e provocatori. In primis, quelli che tiene durante le sue conferenze-stampa.

Altro che fenomeno mediatico che dirotta su di sé le attenzioni per salvaguardare la squadra: Mou mi pare piuttosto lo schizzinoso re del “non rispondo”, del “non parlo di…”, del “non commento”: “non rispondo” a domande sulla Champions League, sul Chelsea, sulle altre squadre…”Non parlo” dell’arbitro, dei singoli, dei non convocati, della partita di settimana scorsa, di quella di settimana prossima… “Non commento” le parole del Presidente, dei dirigenti, degli altri allenatori… e via discorrendo. Farebbe prima a cantare “Mi sont de quei che parlen no” (io sono di quelli che non parlano), lui che si cimenta con il dialetto milanese.

Oggi intanto, alla vigilia di Inter-Napoli, in sala stampa si è presentato Esteban Cambiasso (chissà perché non il vice Beppe Baresi). Per i miei gusti, un passaggio dalla notte al giorno: il Cuchu è allegro, sorridente, correttissimo e disponibile. E risponde di buon grado a tutte le domande, anche a quelle tattiche che sarebbero state di competenza del capriccioso tecnico.  Viva Cambiasso!

Eppure, per i media Mou è un divo, un fenomeno della comunicazione. Fa comodo a tanti, perché alimenta i dibattiti (e le polemiche) che “fanno la trasmissione”. Lui, il grande attore, ci marcia e se la tira, recitando compiaciuto la parte del professore in cattedra che umilia gli scolaretti. Mi dà ai nervi  quell’espressione compiaciuta dinanzi all’imbarazzo che si disegna sul volto del malcapitato di turno, costretto a incassare zitto zitto il suo rifiuto in diretta TV.

Per conto mio, lo considero soltanto un atteggiamento di grande maleducazione e di mancanza di rispetto verso il prossimo. Mi domando: chi è Mourinho per permettersi di trattare i giornalisti con quel fare da tiraschiaffi? Un dio della pedata o un comune mortale destinato –  come noi tutti – a ritornare polvere? La risposta, più che scontata per chi vive con i piedi per terra, non è purtroppo tale per tutti coloro che campano d’aria e di boria veleggiando sui  “valori” distorti dell’aberrato mondo del calcio.

Secondo la mentalità imperante degli addetti ai lavori, in virtù della panca sui cui poggia le terga e dei soldi elargitigli dal patron Moratti, Mou sarebbe da considerare alla stregua di un intoccabile semidio. E gli altri? Poveri plebei ai suoi piedi, costretti a pendere dalle sue labbra, a subirsi le sue lune, le saette che lancia dagli occhi, i suoi frizzi e lazzi,  i suoi perentori no, i suoi “non rispondo” a stroncare sul nascere domande neppure formulate. Il tutto, s’intende, per portare a casa la pagnotta, mentre lui si porta a casa 10 milioni netti di Euro all’anno. Bello, vero?

The Special Arrogant non arriva a comprendere che senza gli operatori dell’informazione il calcio non potrebbe sopravvivere? E che in quel caso sarebbe fra i primi a finire con il sedere per terra? Mou farebbe bene a scendere dal piedestallo e a porsi da sé la domanda più banale: cosa può fregargliene personalmente a un giornalista se il giorno dopo l’Inter schiererà il rombo piuttosto che il tridente? Personalmente, la notte dormo benissimo anche senza sapere se in difesa giocheranno Samuel e Lucio piuttosto che Cordoba e Chivu. E voi?

Eppure, il fondo si è toccato alla vigilia di Inter-ManU, con The Special Arrogant protagonista di una figura da sprofondare davanti ai media di tutt’Europa (si rende lontanamente conto dell’onere economico e del sacrificio della trasferta di una troupe TV?): la proposta di rivelare la formazione del giorno dopo chiudendo subito dopo la conferenza stampa e tornandosene tutti a casa, in quanto indispettito da una banalissima domanda.

Se il “manico” dell’Inter permette ai suoi dipendenti questo e altro, Calcio e Parole non ci sta ad assuefarsi alla mentalità corrente.

Parlando controcorrente (la dice tutta!), giova ribadire che, come già ricordato, Mourinho percepisce uno stipendio netto annuo di 10 milioni di Euro. La cifra, per quanto mi riguarda, è già di per sé uno schiaffo alla miseria. Tanto più scandaloso mi sembra dover sottolineare che fra i doveri di un tecnico vi è quello di rispondere alle domande dei giornalisti – siano esse scomode, provocatorie e ripetitive quanto si vuole – con correttezza ed educazione. Per quella cifra…

Di più non gli è richiesto. Eppure, far entrare questo concetto nelle incancrenite cervici che popolano il mondo malato del calcio, sembra essere un’impresa proibitiva. Si cozza contro risolini di compatimento, frasi di rassegnazione… si è tacciati di bestemmia, ci si prende del Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento… A quel punto, come avviene in medicina per i casi ribelli, non resta che la cura-urto.

Volete sapere cosa farei io se nel porre a Mourinho una domanda più che corretta e pertinente (ad esempio: “Scusi mister, mi potrebbe dire cortesemente per quali motivi non ha convocato Balotelli?”) venissi “investita” verbalmente come è accaduto a più malcapitati?  Risponderei con le sue stesse “armi” mediatiche: mi alzerei dalla poltrona, senza scompormi inviterei il pallone (s)gonfiato ad imparare l’educazione e lascerei la sala stampa in diretta TV. Non preoccupatevi, ho fatto (e probabilmente farò) di molto peggio, senza guardare in faccia nessuno.

Ebbene: questo dovrebbero fare i giornalisti, anziché leccare i piedi a un allenatore nel quale di speciale vedo soltanto la boria: uscire tutti dalla sala stampa in segno di protesta civile per rivendicare la loro dignità di professionisti e di persone. Se tutti facessero così, statene certi, il “Prof. Mourinho” avrebbe già cambiato registro da un pezzo. Già. Se solo gli inviati non dovessero vedersela con i direttori… se solo la sera stessa non volassero in trasferta sull’aereo dell’Inter… ho detto tutto?

Domenica intanto, a volare (dal campo) è stato lui. Proprio lui, quello che si scaglia contro la prostituzione intellettuale.

Appendice

Ladycalcio ci vede meglio di Mourinho.

Ricordate la conferenza stampa di Mou del 12 settembre, prima di Inter-Parma? Secondo il tecnico, diversamente da quanto avevo previsto, a Materazzi sarebbe mancata solo una settimana per ritornare a disposizione dopo il famoso “risentimento” alla coscia destra rimediato a Lugano il 5.9.  Forse, Mou (o chi per lui) è stato un po’ ottimista a farmelo sprintare davanti agli occhi tutto pimpante giovedì scorso: purtroppo (e sportivamente, ve l’assicuro, mi dispiace) l’eccessivo ottimismo dev’essere costato a Matrix una mezza ricaduta, se è vero che venerdì e sabato è tornato alla corsetta sul campo, rispettivamente a fianco del preparatore atletico Andrea Nuti e del collega Stefano Rapetti.

Ladycalcio meglio di Red Bull.

Per il bene dell’Inter, se il fastidio dovesse persistere, Ladycalcio si offre di far compagnia al n° 23 nerazzurro al posto dei preparatori durante le sue sgambatine attorno al campo. Con tanto di seduta di stretching finale ad evitargli ulteriori STIRAMENTI. Come reagirà il giocatore alla proposta? Entusiasta e a bocca aperta come nelle foto a questo link: http://www.inter.it/aas/news/reader?N=45805&L=it&CAT=2

QUANDO IL SOLO PENSIERO…. TI METTE LE ALI!

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Inter-Sampdoria: peggiore in campo Orsato

Posted by ladycalcio su venerdì, aprile 24, 2009

inter-samp-stretching5inter-samp-riscaldamento7Non era certo da applaudire: non tanto perché l’applauso sia costato il rosso a Materazzi, quanto perché Daniele Orsato è stato decisamente il peggiore in campo. Il fischietto rossovestito non vede un rigore sul numero 23 nerazzurro, una trattenuta su Crespo, clamorose simulazioni in casa Samp…insomma, fischia a senso unico. Sarà proprio un caso che sia stato designato a dirigere questo incontro?

Condivido le parole di Massimo Moratti: “Questa sera c’era qualcuno non all’altezza degli altri 22 scesi in campo”. Con questo, non sto affatto dicendo che la Sampdoria non abbia meritato il passaggio del turno, né che l’Inter, al di là dell’innegabile impegno profuso da tutti i giocatori, non abbia ancora una volta evidenziato i suoi limiti tattici e sprecato una ridda di occasioni.

Lo Stadio Meazza, spazzato da un vento gelido, vede una discreta cornice di pubblico. Eccezionalmente, il secondo anello verde è occupato dai ragazzi di Don Rigoldi, intervenuti a dare un esempio di tifo positivo.

Si rivede finalmente Materazzi, che non scendeva in campo a San Siro da Inter-Panathinaikos del 26 novembre 2008. Eccolo fare il suo ingresso per il riscaldamento insieme ai compagni: lo sguardo è truce, l’espressione imbronciata. Matrix è così vicino che quasi quasi, se allungo la mano gli sfioro il basettone.

Mi sembra un po’ più convinto del solito nello stretching. Cerca qualche virtuosismo di tacco, “sbuccia” una zolla d’erba e la risistema con i tacchetti. Ad un certo punto, si ferma e guarda fisso fra il pubblico. Per un attimo, sembrerebbe che stesse guardando in faccia proprio me.

Gioca una buona partita, Materazzi: bene come al solito di testa sui palloni alti, in elevazione e nel dirigere i compagni. Ha sempre il senso della posizione, punta in avanti sui calci piazzati e cerca un paio di volte la conclusione con tiri pericolosi. Fisicamente, mi sembra pienamente affidabile per tutti i 90’.

Il mistero rimane perché Mourinho lo utilizzi con il contagocce e perché Lippi, nonostante la penuria di difensori centrali, abbia smesso di convocarlo in Nazionale. È emblematico ciò che si è osservato a Udine: lungo riscaldamento di Matrix sulla fascia a partita in corso, ma quando per un attimo Chivu è sembrato in difficoltà, il mister ha fatto immediatamente alzare dalla panchina Samuel. Per non parlare del battage costruito la settimana successiva attorno a quel goal in allenamento, ripreso da stampa e TV. Peccato che preludesse all’ennesima tribuna, tre giorni dopo, in Inter-Palermo. Non credo che si tratti di problemi fisici (ho notato qualche imperfezione negli appoggi in corsa, che non giustifica la sua assenza così prolungata).

Piuttosto, Matrix mi appare nervosissimo, teso come una corda di violino, come testimonia il rosso per proteste nei minuti di recupero della ripresa. Il pubblico attorno a me commenta che per farsi espellere a partita conclusa bisogna proprio chiamarsi Materazzi. Sono le contraddizioni del personaggio, ma a onor del vero, va detto che Matrix, ieri sera, di botte ne ha prese veramente tante. Troppe.

L’Inter esce dalla TIM Cup dopo aver onorato la competizione. Mourinho rivede per un attimo l’ombra di Mancini, ma forse, farebbe meglio a rivedere anche certi schemi tattici. Ora, il prossimo scoglio da superare si chiama Napoli. È importante gestire il rischio-squalifica di alcuni importanti uomini e soprattutto, cercare di tenere il più possibile alta una condizione atletica che già non mi pare smagliante.

Posted in "CASO" MATERAZZI, Inter | Contrassegnato da tag: , , , , | 27 Comments »

 
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