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Inter, bivacco-biglietti: è civiltà?

Posted by ladycalcio su sabato, maggio 15, 2010

Ho da poco riattaccato il telefono dopo una lunga chiacchierata con un amico giornalista tedesco.  Era attonito, sbigottito dalle cronache provenienti  da via Massaua a Milano e dalle immagini delle migliaia di tifosi ridottisi a trascorrere due notti all’addiaccio al freddo e sotto la pioggia nel tentativo di accaparrarsi un biglietto per la finale di Champions League contro il Bayern.

Persone accampate su cartoni stesi sui marciapiedi, avvolte in coperte o sacchi a pelo, con un telone sulla testa per proteggersi dalla fitta pioggia caduta in questi giorni. Gente di ogni età e di ogni dove: uomini, donne, bambini lì, a bivaccare e a dormire sui marciapiedi alla stregua di barboni.

Siamo nel 2010, nel terzo millennio, nell’era tecnologica. “Ma l’Italia è un Paese civile?” incalza il mio interlocutore.  La domanda è imbarazzante, ma chi scrive è persona schietta. “Abbiamo dimostrato una volta di più di non esserlo”, ammetto.

Premetto che in Germania esistono graduatorie di anzianità di tesseramento – e relativi differenti diritti in fatto di biglietti. Per fare un esempio, un tifoso abbonato al Bayern Monaco da trent’anni, non gode degli stessi diritti di prelazione di un neoabbonato.

I metodi civili vigenti all’estero prevedono che l’abbonato inoltri la richiesta del biglietto e che, in caso di disponibilità, venga predisposto il ritiro di quest’ultimo secondo le modalità prescritte. Insomma, nulla a che vedere con i bivacchi davanti alle sedi delle banche visti a Milano.

È lapalissiano: la capienza dello Stadio Bernabeu non è infinita e per questo, non è possibile accontentare tutte le richieste. Vi è poi la questione dell’esiguo numero di biglietti a disposizione delle due società. Qui, le responsabilità sono anche dell’Uefa, che gestisce un numero di tagliandi a mio avviso eccessivo.  Detto questo, non è logico che per tentare di spuntare un biglietto ci si debba ridurre a dormire due notti sul marciapiede e rischiare una broncopolmonite. Perché al di là del tifo, simili bravate non sono esenti da rischi per la salute, come testimoniano i malori segnalati da via Massaua.

FC Internazionale non mi è mai sembrata un fulgido esempio di organizzazione. Basti citare i “numeri” in occasione delle vendite dei tagliandi dei recenti incontri europei: rimandi nell’emissione dei biglietti, terminali delle banche  bloccati, vendita online in tilt, ecc.  È di domenica scorsa la mia “avventura” nell’accompagnare un’amica ad Inter-Chievo: tagliando acquistato online, email di conferma di FC Internazionale riportante che il biglietto poteva essere ritirato “presso lo Stadio Giuseppe Meazza il giorno della partita al BOX INTERNET posizionato di fronte all’ingresso 7”… dove invece, una signora scocciata rimandava  i malcapitati alla biglietteria Sud, dal lato opposto dello Stadio, fra la ressa generale….

Altro brillante esempio: la decisione di destinare i biglietti ai soli abbonati e soci di Inter Club è stata presa a pochissimi giorni dall’emissione di questi ultimi, gabbando a sorpresa tutti gli altri appassionati . Un modo per premiare i sostenitori più affezionati o piuttosto, l’ennesima decisione “politica”? Forse, per non “defraudare” nemmeno di un posto  gli ultras?

Per trasparenza, una domanda: come ha potuto un cinese  residente in Polonia acquistare il primo biglietto, quando  per farlo si doveva tassativamente essere abbonati o iscritti a un Inter Club? A quale Inter Club è iscritto questo signore, se è concesso saperlo?

Ma vi sono altre incongruenze. Esempio: perché non premiare con un piccolo numero di biglietti a sorteggio i possessori della fantasmagorica tessera del tifoso, che secondo FC Internazionale sarebbe foriera di megagalattici vantaggi? Oppure, gli abbonati ad Inter Channel, altrettanto fedeli all’Inter dai luoghi più lontani?

Di male in peggio. Per l’acquisto del solo tagliando a cranio, non erano ammesse deleghe. Pensate a chi ha problemi di salute incompatibili con le due notti all’addiaccio. Pensate a una donna in stato interessante. Pensate a quel ragazzo con le stampelle in coda da due notti con un menisco rotto. Senza peli sulla lingua: io le stampelle le avrei picchiate sulla zucca di chi ha organizzato tutto questo. Vi sembra civiltà?

Eppure, sulla Gazzetta dello Sport di oggi, il Presidente Moratti viene citato con queste parole: “Spero che queste notti all’aperto non siano un sacrificio, ma diventino un ricordo esaltante”.

Chi mi segue sa che faccio della dignità umana e dell’uguaglianza valori imprescindibili. Sa anche che “Calcio e Parole” è un blog scomodo e controcorrente. Dunque, al di là dell’esaltazione  senza limiti e di chi fa del calcio la propria ragione di vita (“del lavoro non mi importa niente”, ci è toccato sentir dire di questi tempi da un tifoso in coda), non mi sento minimamente in imbarazzo a rivolgere  al Presidente Moratti e alla gentile Sig. ra Bedy un invito: perché non trascorrere anch’essi due notti sul marciapiede, al freddo e sotto il diluvio, sdraiati sui cartoni e con i teloni sulla testa,  insieme alla loro più fedele tifoseria, l’anima dell’Inter?

Vi sto scandalizzando? Come dite? Loro no perché sono due signori? 🙂 Ma allora tu, caro lettore o innamorato dell’Inter, che con il tuo affetto (e i tuoi soldi) tieni in piedi la Beneamata, ti senti forse un barbone?  Fai ancora degli eroi della pedata e dei loro dirigenti i tuoi intoccabili dei dell’Olimpo? Sei dell’idea che “per l’Inter questo e altro”, compresa la tua salute? Se sì, arrivederci e grazie, puoi cambiare blog: “Calcio e Parole” non fa per te.

Per me non va. Non va neanche per l’amico tedesco. Non andrà probabilmente per molti tra coloro che vedranno le immagini descritte, che stanno facendo il giro del mondo.

Intanto, Mourinho l’istrione ha regalato un biglietto al primo tifoso messosi in coda. Non faccio processi alle intenzioni, ma il gesto, come ci si poteva aspettare, ha sortito il solito forte impatto mediatico a suo favore.

Niente processi alle intenzioni ma dati di fatto: Mou è lo stesso che un paio di settimane fa ha ricambiato l’affetto dei tifosi accorsi alla Stazione Centrale di Milano per salutare la squadra in partenza per Firenze abbassando immediatamente le tendine del finestrino del treno; è lo stesso che non ha più concesso ad Inter Channel di mandare in onda certe bellissime immagini degli allenamenti che Roberto Mancini ci regalava (ad esempio, la ginnastica dei giocatori con la gym ball – “e io pago”, diceva Totò); è lo stesso che ha tenuto chiusa per mesi la Pinetina infischiandosene dei tifosi (e l’ha riaperta solo quando, nella volata scudetto, il fiato della squadra cominciava a diventare corto e il tifo gli faceva comodo; è lo stesso che è allettato dalle lusinghe del Real Madrid.

Ai seguenti link, potrete leggere due esempi di amore e di affetto personalmente sperimentati  da parte di personaggi nerazzurri. Vale davvero la pena di rischiare la salute per queste  persone?

https://calcioparole.wordpress.com/2010/04/19/linter-va-fuori-binario/

https://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

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