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SCHWAZER BIONICO: MEGLIO CHE CON IL DOPING!

Posted by ladycalcio su lunedì, maggio 9, 2016

Schwazer rientro da squalificaParafrasando il buon Silvio si potrebbe dire: “Più forte della squalifica, più forte dei detrattori, più forte del doping”. Per dirla con Jannacci, “L’importante è esagerare”.

Dopo 3 anni e 9 mesi di squalifica per positività all’Epo, Alex Schwazer  sbaraglia il campo nella 50 km del Mondiale di Marcia per Nazioni vincendola in assolo in 3h 39’ 00 😯 e lasciando a 3’36” l’australiano Jarred Tallent, oro olimpico a Londra 2012. È il secondo miglior tempo dell’anno dopo quello del francese Yohann Diniz (3h 37’ 48), campione europeo 2014 a Zurigo, ma ottenuto su un percorso con 96 curve. 😯

Perbacco, che bisogno aveva di doparsi un simile robot umano?

Guarda caso, dopo lo scandalo doping che aveva estromesso la Russia, l’italica Federatletica si era prontamente accaparrata Roma come location organizzativa, garantendosi la messa in scena del chiacchierato rientro senza imprevisti di sorta, tipo il rischio che qualche giudice dal rosso facile del Burundi o giù di lì potesse rovinare la festa a Schwazer.

Splendido lo scenario dei Fori Imperiali, dell’Arco di Costantino  e del “biscotto”, come i marciatori chiamano in gergo il primo controviale delle Terme di Caracalla; ancor più splendido senza i russi e i cinesi.

Squadra di club creata ad hoc dopo la radiazione dell’altoatesino dalle file dei Carabinieri: lo sconosciuto sodalizio si chiama LG-Brixen (Bressanone) e conta un solo atleta tesserato: Alex Schwazer.

Tecnico “di facciata” Sandro Donati, ostentato paladino dell’antidoping ed ex-responsabile nazionale del settore velocità e mezzofondo (discipline che distano dalla marcia come Mercurio da Plutone); evidentemente, per il “reprobo” Alex nessun tecnico federale della marcia aveva voluto metterci la faccia. Ma state certi che ora faranno a gara per mettercela: dopo il ritiro del pluriritirato Ivano Brugnetti 🙂 – e data la stagnazione del settore  – chi può andare a caccia di medaglie a Rio se non Schwazer, volenti o nolenti?

Diversamente – statene altrettanto certi – Alex sarebbe stato lasciato alle marce solitarie fra boschi e valli d’or, proprio come nello spot del Kinder Pinguì.  Altro che Città Eterna.

Per la cronaca, Il Maestro dello Sport del Coni Sandro Donati che avrebbe pazientemente ricostruito Schwazer con l’amore di un padre ha confessato che fu proprio lui a segnalarlo alla Wada (World Anti-Doping Agency) e a mandargli il controllo a sorpresa che ne smascherò la positività – e qui, chi ci capisce è bravo.

Ginocchio destro tendente al varismo, gesto atletico delle braccia non perfettamente coordinato; ma la progressione dopo il 40° km è da marziano, tale da doppiare quasi tutti gli avversari.  Insomma, sembra proprio lo Schwazer di 1506 giorni fa, come se non avesse mai smesso. Potere dell’uomo rinato, dell’incredibile leggerezza dell’essere, del fresco amore sbocciato per Kathia. Potere del Kinder Pinguì. 🙂

Il Presidente federale Alfio Giomi gongola: “La marcia italiana esiste!” E il “cadreghino” suo e dello staff federale (per ora) resiste.

Immagine (goffamente) ricostruita a livello mediatico con teatrali esternazioni di dotta regia sull’uscita dal buco nero della depressione e della dipendenza dai farmaci, che mai e poi mai uscirebbero dalla bocca di quel semplice montanaro della Valle Isarco dall’accento crucco ritrovatosi in un gioco più grande di lui.

Per poi passare ai classici di rito: “Ho sbagliato, ho pagato”. “Ora non voglio più guardare indietro, voglio guardare avanti”. E via di seguito.

Una cosa non gli abbiamo mai sentito dire: “Chiedo scusa a tutti gli avversari puliti che ho defraudato di medaglie, piazzamenti, convocazioni, allori, gloria”. E che avrebbe continuato imperterrito a defraudare se non fosse stato beccato positivo a un controllo antidoping a sorpresa prima di Londra 2012.

Ai microfoni di  RaiSport, al termine della gara, i primi scivoloni dello Schwazer non imbeccato: “Penso che in questo Paese sono uno dei pochi che ha chiesto scusa”. Domanda: “Tu un tempo dicesti: ’Squalificherei a vita tutti quelli che si dopano’. Oggi cosa diresti?

Schwazer: “Dico che se questa fosse la regola allora magari tanti che dopo il 2008 sono arrivati davanti a me… non sarebbero arrivati davanti a me perché avrebbero preso la squalifica a vita e io di conseguenza poi non mi sarei dopato pure io. Ecco, questo a livello puramente sportivo, ho detto. Io penso comunque che è facile sempre giudicare, specialmente per chi non è  l’atleta che sta lì ad alto livello e deve conseguire la prestazione, no? Ci sono tantissimi moralisti però che sì, cos’hanno perso loro col doping? (vedi sopra ciò che non hai mai detto, Alex! ndr) Quei pochi che mi criticano io chiedo: chi è che ha perso di più col doping, io o voi? Mi sembra che ho perso più io, eh, perché gli ultimi anni non sono stati proprio bellissimi…

L’Advisor 🙂 Antonio la Torre: “Non possiamo pretendere la perfezione dopo 3 h 40’ di fatica; da domani pretenderemo più lucidità da tutti”. Alla faccia della perfezione e della lucidità!

Insomma, così come nel calcio vince chi la mette dentro – non importa come –  anche nell’atletica vince chi taglia per primo il traguardo – e tutto il resto è una libera interpretazione. Quattro le certezze: l’Italia vince l’oro mondiale a squadre, Schwazer stacca il biglietto per Rio, la Federazione ripesca l’unico possibile uomo da medaglia nella marcia e la vicenda doping finisce a tarallucci e vino.

E come se non bastasse,  la storia di Alex con il cane Sumi, uno shiba conosciuto in un parco romano durante gli allenamenti, sarà oggetto di un libro, di un telefilm e di una pièce teatrale.

La libera interpretazione del secondo classificato Jarred Tallent:”La percezione che si ha da fuori è che abbia vinto ancora una volta uno che ha barato”. Ma si sa, questi stranieri non sanno proprio perdere.

 

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