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NICOLA “NAOMO” LODI E IL “LINCIAGGIO” DEL RUNNER FERRARESE

Posted by ladycalcio su giovedì, aprile 30, 2020

È stato un episodio indecente, incivile e vergognoso. Un episodio indice di grettezza, ignoranza e disumanità da parte delle nostre Istituzioni.

Più precisamente, si è trattato di una serie di episodi che hanno visto protagonisti il vicesindaco leghista di Ferrara NICOLA LODI e un malcapitato runner, paziente psichiatrico, che correva per la città emiliana in possesso di un regolare certificato medico. Quest’ultimo lo autorizzava a praticare “un’intensa attività fisica” come medicina contro una gravissima forma di depressione, che l’aveva spinto due volte a tentare il suicidio.

Che fa il vicesindaco LODI? Lo rincorre più volte in macchina, lo filma e si fa filmare mentre gliene grida dietro di tutti i colori; poi, violando gravemente la legge sulla privacy, lo mette alla berlina postando le immagini sul proprio profilo Facebook.

Ebbene: nonostante la sacrosanta denuncia a carico di LODI, quel filmato vergognoso (in cui il runner è riconoscibile), non è ancora stato rimosso dalla Rete.

Errare è umano, perseverare è diabolico. In una successiva diretta su Facebook, anziché correggere il tiro, LODI ha rincarato la dose, accusando il disabile psichiatrico di prendere in giro i ferraresi e le Forze dell’Ordine. A chi impone o fa rispettare le leggi dittatoriali più assurde con il pretesto della salute pubblica, non importa evidentemente nulla della salute dei singoli: tutto ciò che questi fenomeni sanno fare è ripetere a macchinetta il jingle lava-cervello “le regole vanno rispettate”.

Lodi mostra il suo sfolgorante “biglietto da visita” affermando che non sapeva nulla di questa persona (nel suo ruolo istituzionale, prima di fare quello che ha fatto avrebbe fatto meglio a informarsi, no?) e che non ne ha mai parlato come disabile (bravo, era un piccolo dettaglio, vero?); sa solo che quella persona “non sta osservando un decreto del Governo” e che “sta violando una norma di sicurezza nazionale”. (Alle Istituzioni, evidentemente, stanno più a cuore i deliri notturni di Conte dell’esistenza di un uomo che già due volte ha tentato di togliersi la vita).

 Il vicesindaco è ossessionato dalla paura che, per l’effetto-emulazione, “molte altre persone si mettano a correre” (e farebbero benissimo, poiché sarebbe loro diritto farlo)

Non ci spiega però quale voce dell’autocertificazione governativa giustificasse che lui fosse continuamente in giro a filmare il podista, limitandosi a dire che il suo intervento sarebbe stato “richiesto da centinaia di ferraresi” (se è così, complimenti ai ferraresi).

Il nostro Governo ha ignorato l’allarme epidemia, lascia i porti spalancati, in 8 anni ha tagliato 130 miliardi di euro alla Sanità; negli ospedali mancano le mascherine per i medici e Conte si presenta senza in Parlamento; ma secondo Sgrammaticone-Lodi, il pericolo da combattere sono i runner: “Tutti i giorni quando vediamo un runner che magari dopo un mese esce e si fa una corsa LO SI VIENE PRIMA AVVERTITO 🙂  , poi viene sanzionato, ma sono certo che quel runner non lo fa più, invece lui lo si multa e continua a farlo” (questo non dovrebbe fargli pensare che la persona abbia dei problemi? E poi multato perché, se ha il certificato medico?).

Sgrammaticone-Lodi non si preoccupa della salute fisica e mentale di quell’uomo, ma delle strumentalizzazioni ai danni della sua splendida persona: ”A me piacerebbe che quel giornale, che quella stampa che continua ad attaccare  tutto, dalle mascherine, ai fondi, adesso addirittura al runner, SI GUARDI ALLO SPECCHIO”  🙂 .

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sull’assurdità dei decreti di Conte e sul tenore delle nostre Istituzioni, ecco la “perla” del “nostro”: “Se una persona ha un certificato che prescrive attività fisica la può fare nei limiti dell’ordinanza, ovvero entro 200 m da casa (si rifiuterebbe anche un criceto, ndr). Correrà 80mila volte i 200 m se vuole fare 80 km 🙂 , ma non si allontana dai 200 m, perché questo significa violare le regole”. Oltre che in italiano (e in educazione fisica, data non solo la taglia abbondante, ma la filosofia “sportiva”da criceto), Lodi è strabocciato anche in matematica (per totalizzare 80 km, si devono ripetere 400 volte 200 metri) Qui, l’intransigenza è condita dalla leggerezza e dall’ignoranza: a un paziente psichiatrico LODI vorrebbe far ripetere centinaia o migliaia di volte 200 m? Impazzirebbe anche una persona sana di mente, figuriamoci un malato!

Sgrammaticone-Lodi non ha pace: “L’attività va fatta rispettando delle regole, qualsiasi patologia che una persona PUÒ AVERE”; “le Forze dell’Ordine continueranno a fare IL SUO LAVORO”.

“Naomo”, come si fa chiamare, l’ha proprio giurata al runner ferrarese: “Se ho la delega alla Sicurezza e alla Protezione Civile (ecco in che mani siamo, ndr), starò in mezzo alla strada” (bisognerebbe mandarcelo davvero, e …. farlo correre!).

Sul linciaggio dei runner, sull’Italia dei pecoroni e sulla mia scelta personale di continuare a correre in barba ai divieti, mi ero già espressa coraggiosamente nel precedente post (linkato in calce).

Questo coraggio non sembra trovare riscontro altrove e da ciò che si legge, dopo tutti i sacrifici fatti per la forma fisica, la schiera dei mangiachilometri ligia al “regime totalitario” rischia di aver acquisito la taglia XXL di Lodi. E le starebbe bene.

Particolarmente deludente è stato, a mio avviso, il sito podisti.net (uno dei siti tematici più cliccati), che a inizio aprile aveva pubblicato la notizia del linciaggio del podista ferrarese senza però fare il nome del vicesindaco leghista. E neppure della città teatro del fattaccio.

Nel suo post del 7 aprile scorso, Rodolfo Lollini descrive l’episodio eludendo il nome di Ferrara e quello dello “sceriffo” (il vicesindaco), “forte coi deboli che non si possono difendere”. E dire che la prima regola di una cronaca giornalistica è sempre citare chi, come, dove, quando e perché.

Sgrammaticature a parte, sentite quanto è vago e timoroso l’articolista:

“(…) è successo recentemente nel ferrarese, dove un podista è stato ripreso a male parole dal vicesindaco della sua città (…). A questo punto potremmo indicare il nome di questo amministratore e magari elencare anche qualche difettuccio che lo riguarda e che non si CONFANNO alla morale ed al decoro richiesti dal suo ruolo, ma ci fermiamo qui. (Il post è linkato in calce)

Perché ti sei fermato lì, Lollini? Perché non hai avuto il coraggio di fare il nome di quell’imbarazzante personaggio, perbacco? Si chiama Nicola Lodi, detto “Naomo”, dallo sketch del comico Panariello nella parodia di Flavio Briatore. Hai lanciato il sasso e hai tirato indietro la mano: di chi o di che cosa avevi paura? Conosci i “difettucci” del “nostro”? Raccontaceli, siamo tutti interessati! Io sull’argomento ho elencato qualcosina in calce…

Nell’Italia dei pecoroni succubi dei provvedimenti più assurdi, delle regole più idiote e delle imposizioni da partito totalitario, il sito podisti.net (insieme a pressoché tutti gli altri siti tematici) ha perso a mio avviso un’occasione d’oro: dimostrare il coraggio di battersi per il diritto alla corsa e alla libertà. Ad esempio, difendendo l’immagine del podismo e dei podisti, attaccando il Governo e mettendo in luce i suoi deliri (come ha fatto senza peli sulla lingua questo blog), raccogliendo firme contro i decreti ammazza-corsa, elargendo consigli legali a coloro per i quali, come è il caso del podista ferrarese, la corsa è una medicina irrinunciabile; ma soprattutto, ribellandosi alle ingiustizie e invitando a reagirvi con iniziative forti (beninteso, civili) IN DIFESA DELLA PROPRIA SALUTE PSICOFISICA E DELLA PROPRIA SACROSANTA LIBERTÀ.

Ahimè, i post di pressoché tutti i siti tematici si sono limitati a riportare i decreti ammazza-corsa e l’hashtag #iorestoacasa (al quale ho contrapposto #iovadoacorrere), dando risalto a una serie di imprese da fuori di testa tipo correre la maratona in casa (che, al massimo, possono avere un senso se compiute a scopo benefico). Come Lollini, insomma, “si sono fermati lì”.

La schiera degli irriducibili, degli instancabili mangiachilometri e degli scalatori di montagne dalle gambe d’acciaio ha calato le braghe davanti ai decreti del professorucolo, terrorizzata da fantasmagoriche legioni di sbirri dispensatori di multe.

Il 4 maggio – bontà del governucolo Conte – si potrà riprende a correre. Il movimento potrà produrre campioni, plurimedagliati, ultramaratoneti e ogni sorta di record, ma si è lasciato profondamente umiliare nella sfida più nobile: la difesa della libertà.

 

Il mio precedente post sulla libertà di correre:

https://calcioparole.wordpress.com/2020/04/09/iovadoacorrere/

Le mie critiche al “regime totalitario”: #nonlasciamocifermare

https://calcioparole.wordpress.com/2020/03/17/coronavirus-nonlasciamocifermare/

 

Il fattaccio di Ferrara:

https://bit.ly/2KQpHRn

 

Il post di Rodolfo Lollini su podisti.net

https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/6027-il-bullismo-verso-i-runner-non-ha-pieta-per-nessuno.html

 

I “difettucci” imputati a “Naomo”:

https://www.estense.com/?p=777211 

https://bit.ly/2WcJ1xv

 

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#IOVADOACORRERE

Posted by ladycalcio su giovedì, aprile 9, 2020

La sorpresa più amara in questi tempi di Coronavirus è quanto il popolo italiano sia stia dimostrando popolino, ciecamente obbediente e disposto a farsi imporre ogni sorta di angherie dalle autorità. Sgomenta che il lavaggio del cervello orchestrato dal nostro regime totalitario TRAMITE I MEDIA abbia stordito e annichilito pressoché tutti i cittadini di ogni livello di cultura ed estrazione sociale. Al di là del necessario stop ai raduni e alle manifestazioni di massa, lascia senza parole l’assoluta assenza di una difesa organizzata delle norme costituzionali che garantiscono le libertà sacre dell’individuo. Mentre si leggono notizie tipo quella di un anziano multato perché al supermercato aveva acquistato soltanto tre bottiglie di vino (che secondo i luminari che hanno elevato la contravvenzione non costituirebbero una spesa), stiamo ancora aspettando che un avvocato, un magistrato o un politico impugni pubblicamente I DELIRI emanati da Conte nelle sue notti insonni. Il tutto fa pensare, sempre di più, che il Coronavirus sia una manovra politica appositamente orchestrata.

Le uniche notizie calcistiche che posso commentare riguardano i calciatori di Serie A, che adagiati sul divano di casa, si collegano con le tv e i canali tematici raccontando di “allenamenti” casalinghi ridicoli e imbarazzanti per dei professionisti. Secondo il protocollo del “Sistema”, i campioni in poltrona concludono sistematicamente il collegamento invitando a rimanere a casa, come anch’essi stanno facendo da un mese. In quelle condizioni vorrebbero riprendere il campionato? Sembra una barzelletta.

Tornando al tema dell’incostituzionalità delle “regole”, non si comprende perché la Federcalcio, l’Uefa, le singole società calcistiche e i magnati delle Pay-TV, così potenti sul piano economico e politico, si siano piegati senza muovere un dito al decreto governativo che impone la cessazione degli allenamenti professionistici di squadra.

A rigor di buon senso, ci sarebbe stata una soluzione molto più intelligente, che avrebbe concesso agli atleti di mantenere la forma fisica senza rischiare infortuni a go go al rientro: mettere in quarantena le squadre nei rispettivi centri d’allenamento insieme a massaggiatori e personale di servizio, per poi proseguire la preparazione isolati nei propri raduni. Gli eroi della pedata avrebbero avuto a disposizione tutto ciò che si conviene a una compagine professionistica – e non alla Barbie.

Perché non lo si è fatto? Torno alla mia convinzione che questo Coronavirus sia tutto un gioco di potere per destabilizzare il mondo intero e condurre delle “prove tecniche di regime totalitario mondiale” – piano che a causa della dabbenaggine del popolino sta trovando via libera a 360 gradi.

Per non parlare dell’odio fomentato dai media verso gli sportivi e i runner in particolare (“come fanno, in un momento così tragico, ad avere in testa la corsa?”, si chiedono i più ottusi), forse per via del fatto che il presunto “paziente 1” (cosa tutta da dimostrare) sarebbe stato un podista di Codogno. Considerandolo l’”untore”, l’immaginario collettivo ha scatenato la caccia al runner. L’ignoranza crassa è peggio del Coronavirus e contro di essa non vi è rimedio.

Mancano le mascherine per i medici e gli infermieri, ma secondo il “Sistema”, chi appesta l’aria sono i jogger solitari desiderosi di un quarto d’ora d’aria; sono giunti in Europa i bombardieri termonucleari USA, ma la gente si preoccupa di quel tizio che corre per strada; in 8 anni i nostri governi hanno tagliato 130 miliardi di euro alla Sanità, ma i “criminali” sono i runner; Papa Francesco e Conte, compagni e compari, per dirla con i noti sketch di Paperissima si sono mostrati spudoratamente “vicini vicini”, ma per la gente comune, l’”untore” è il podista che esce da solo a sgranchirsi le gambe dopo un mese agli arresti domiciliari.

Siamo diventati un popolo di rimbambiti, che hanno sostituito il ben dell’intelletto con i decreti di un governo assolutista abusivo e non eletto dal popolo; attanagliati dal terrore del virus e delle minacce di multe e pene detentive sproporzionate agli “sgarri” e degne di una dittatura, gli italiani hanno calato le braghe, neppure sfiorati dal dubbio che tutto questo sia pericolosamente irregolare e metta seriamente a repentaglio la democrazia nel Paese. E com’è noto, l’ignoranza fa più guai della cattiveria.

È tempo di svegliarsi. È tempo che, come il bambino nella fiaba di Andersen, qualcuno gridi che “il re è nudo”. Vietare la salutare corsetta in solitudine che aiuta a smaltire lo stress è un provvedimento assurdo e inutile, poiché chi corre da solo su una strada vuota non contagia neppure una mosca. Consentirla a soli 200 metri da casa è un’idiozia senza appello, o se preferite, è sadismo. Chi altro, al di fuori di questo blog, ha il coraggio di dirlo chiaro, netto e tondo?

Fra le notizie più disgustose vi è quella, guarda caso passata in sordina, che i medici di base sono stati severamente e reiteratamente diffidati dallo stilare certificati d’esenzione al decreto anti-corsa a beneficio di chi necessita di fare movimento all’aperto per ragioni di salute (recupero da gravi incidenti, riabilitazione da operazioni o infarti (!!!), pazienti oncologici in convalescenza, patologie venose o linfatiche, depressione, ansia, e infiniti altri esempi). Ebbene: si vieta tutto per motivi di salute pubblica e si mandano alla malora centinaia o migliaia di questi malati?

I gravi rischi che costoro stanno correndo vanno sulla coscienza di Conte e del suo governo, con l’augurio che facciano al più presto rima con “punizione del Padreterno”.

Trovo nauseante che non vi sia stato nessuno sportivo di grido, nessuna federazione, nessun organismo di difesa dei diritti del malato che abbia avuto il coraggio di perorare la causa di chi fa sport per passione o, ancor peggio, per ragioni di salute.

La FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) e gli enti di promozione sportiva dediti al podismo hanno chinato ossequiosamente il capo a ciò che l’informazione pilotata e distorta definisce “obbedienza” e “rispetto delle regole”, mentre è tempo di gridare che “il re è nudo” e di riconoscere in questi provvedimenti l’incostituzionalità, la lesione dei più elementari diritti della persona, l’oppressione, la dittatura e il tentativo di schiavizzazione di massa. Altrimenti – e visti gli attuali chiari di luna non è esagerato ipotizzarlo -, il rischio è di scivolare senza accorgersene nell’”obbedienza cieca agli ordini” nello stile delle soldatesche della Seconda Guerra Mondiale, per la quale vi rimando ai libri di storia.

In Lombardia ci si è messo pure il Governatore Fontana, che evidentemente a digiuno di sport, tanto per mettere ulteriori paletti a chi cerca disperatamente di prendersi una boccata d’aria, da domenica ha imposto la mascherina anche a chi corre. Lancio una proposta: e se facessimo correre lui mascherato su e giù per le scale del Pirellone?

Come se i danni alla libertà delle persone non fossero già abbastanza ingenti, a invitare all’”obbedienza” ai soprusi intervengono influencer, blogger e persino alcuni siti podistici fra i più cliccati, dai quali mi sarei aspettata una linea editoriale molto più aggressiva e coraggiosa in difesa dei runner. In sostanza, i loro post sembrano equiparare il podista a una punching ball: dalle alte sfere governative è lecito imporgli di tutto e il suo dovere è sempre e soltanto quello di chinare la testa e obbedire, possibilmente con il sorriso ed escogitando i surrogati più fantozziani che gli procurino “un momento di gloria” sotto il giogo dei divieti.

Il sito podisti.net propone una carrellata delle “maratone dell’emergenza” più assurde: si va da Simon Lerch di Innsbruck, che afferma di aver coperto la distanza dei 42 km e 195 metri inanellando 2412 giri del suo giardino, al 21 enne Jacopo d’Alessio di Milano, che sui social ha documentato la sua “maratona casalinga” corsa sul circuito corridoio-camera da letto-terrazzo, lungo solo 26,1 metri, da ripetere 1617 volte (!!!), chiudendo la prova in 8 h 02′ 31″.

Due dilettanti in confronto all’argentino Mariano Nieto, che il 28 marzo scorso avrebbe corso una 100 chilometri su un percorso ripetibile di… 65 metri (!!!) ricavato nel cortile interno di casa, ripetuto la bellezza di… 46.154 volte (!!!).

Sorge spontanea la domanda: questi personaggi sono matti o sono savi? La mia personale opinione è che simili “imprese”, facciano male all’immagine del movimento.

Il trend è in rapida crescita: recentemente è stato stilato un pubblico programma delle “maratone della speranza”, che consiste nello scimmiottare le manifestazioni annullate…. correndole tutti nello stesso giorno e alla stessa ora in casa propria. No comment.

Eccezion fatta per le iniziative benefiche, queste “eroiche gesta”, oltre a trasmettere un senso di impotenza, frustrazione e disperazione, fanno gongolare il regime, che ha ottenuto ciò che voleva: docilità alle imposizioni più assurde, zero coraggio di ribellarvisi e ritrosia ad esprimere un parere contrario a quello del “gregge”, nel sacro timore di essere tacciati di disobbedienza civile.

L’esercito degli irriducibili che calzava quotidianamente le scarpette è in rotta completa: azzerato, stordito, succube, annichilito e allo sbando.

I supergasati che fino a qualche settimana fa si gloriavano di affrontare le salite più impervie o sciorinavano orgogliosi i propri tempi  e passaggi sulla maratona sono completamente “scoppiati” nella testa, vittime dei fantasmi dei controlli di Polizia e della colpevolizzazione da parte del popolo bue. Al punto in cui siamo, uscire a farsi una corsetta richiede gli attributi, dato che non mancano indecenti episodi di bullismo verso i runner.

Quando la consapevolezza e il coraggio fanno difetto scattano le paranoie e i contorcimenti mentali, che vorrebbero la corsa “fuori luogo” davanti allo strazio della devastazione del virus, come se a provocarla fossero stati i runner. Poco manca che il lavaggio del cervello mediatico imponga a questi ultimi di chiedere scusa di essere in salute, di correre e persino di esistere. Quando invece sarebbe il Governo Conte, dopo la sfilza di errori commessi, le rassicurazioni sugli zero casi in Italia e il fatidico “solo 15 giorni chiusi in casa per ripartire meglio di prima”, a dover chiedere scusa agli italiani di esistere ancora.

C’è chi si spiaggia e si ferma del tutto, chi ricorre al tapis roulant, chi si affida all’autorappresentazione mentale della corsa secondo l’”effetto Carpenter”, un training mentale “di fantasia” da praticare sdraiati sul letto immaginando di correre, per trasmettere alla mente le sensazioni del gesto atletico. Su repubblica.it, la psicologa dello sport Daniela Olivieri scomoda il padre della psicanalisi rispolverando dalla soffitta la fumosa “sublimazione di Freud”, “un meccanismo di difesa psicologico che ci eleva, consentendoci di dirigere i nostri impulsi più arcaici ed istintuali (la voglia di andare a farsi la sacrosanta sgambata, nda) verso mete più elevate ed attività socialmente utili” (Inchinarsi a Conte?). Secondo questa teoria (che trovo del tutto fuori luogo nel caso in oggetto) e secondo Olivieri, sublimare è “fare evolvere il conflitto tra dovere (piegarsi alle ingiustizie?) e piacere (il diritto alla sgambatina) in una scelta di libertà che si muove nella direzione del nostro sé superiore o transpersonale, e che trascende i confini dell’io”. Tutto questo fumo per la faccia di chi?

Pullulano le paranoie, gli slogan beceri tipo “le regole sono regole e vanno rispettate” (non importa quanto siano idiote), le esortazioni al sacrificio e alla rinuncia, quelle a non dare il cattivo esempio (ma fatemi il piacere, quale cattivo esempio dà un runner?), in un ridda di distorsioni e faziosità che squalificano il running come sconveniente e riprovevole. Ne risulta una popolazione di jogger snaturati e irriconoscibili nei loro ideali di libertà e gioia di correre.

In psicologia il fenomeno si chiama AUTOINGANNO (Self-Deception), cioè menzogna verso se stessi: è un meccanismo mentale di difesa, una sorta di “anestetico psicologico” con il quale il soggetto, nel doppio ruolo di ingannatore e di ingannato, protegge la sua autostima elaborando un racconto alternativo di se stesso e/o delle situazioni altrimenti insopportabili che lo vedono impotente e sconfitto.

Nel nostro caso: non vuoi ammettere neppure a te stesso che sei schiacciato, mazziato e succube di una dittatura che fa di te ciò che vuole, e che stai assistendo impotente al declino della tua forma fisica e alla rovina di tutto il tuo lavoro? La mente escogiterà le elucubrazioni più assurde per autoconvincerti che no, sei un vero sportivo perché fai della disciplina e della correttezza uno stile di vita e perché rispetti le regole (non importa quanto siano assurde); ti autoconvincerai che nel tuo sublime (e inutile) slancio altruistico di rinuncia a uno sport che è salute stai correndo la maratona più importante della tua vita (stando sul divano a vederti crescere la pancetta, pronto a subire i capricci del “premier” per altri 2-3 mesi); ti atteggerai a colui che dà il buon esempio, contro la masnada di “menefreghisti” che “non si rendono conto della situazione”, quando in realtà, frustrato e incapace di farti rispettare, ti ritrovi umiliato nel fisico e nella testa.

Gli studi scientifici confermano, all’unanimità, che la corsa è come una droga, e che i meccanismi dei suoi benefici psicofisici, legati al rilascio di endorfine da parte dell’ipofisi (una ghiandola endocrina del cervello), sviluppano dipendenza, provocando inevitabili crisi di astinenza in caso di stop prolungato.

Cosa sta accadendo agli ex-irriducibili, fermatisi di colpo e senza ragione per settimane? Come si può spiegare che il loro fisico, abituato da una vita a fare movimento, non si ribelli al lungo e immotivato stop? La spiegazione sta nel cedimento mentale che ho illustrato sopra: la “scoppiatura di testa”, essendo quest’ultima la “centralina” che comanda il corpo, azzera anche il fisico, che si prostra impotente al regime dittatoriale.

Completano il quadro gli “strilloni”che in tutta Italia, a nome dei sindaci locali, girano in auto esortando, come dischi rotti, a stare in casa.

Mi sono rotta anch’io e al lavaggio del cervello rispondo pubblicamente: IO VADO A CORRERE. Anzi, l’ho già fatto, da sola per le strade deserte, e lo rifarò in barba all’epidemia di demenza collettiva; e se ho sconfinato “di qualche metro” 🙂 rispetto ai 200 o giù di lì concessi dal decretucolo di Conte, è perché non sono un criceto. VADO A CORRERE e ho il coraggio di dirlo e di scriverlo e se qualcuno ha da ridire, il problema è soltanto nel suo cranio candido e centrifugato.

VADO A CORRERE perché non contagio nessuno (in caso contrario, mi asterrei); VADO A CORRERE perché è nel mio pieno diritto farlo; VADO A CORRERE perché sono una persona libera e tale voglio rimanere; VADO A CORRERE perché lo sport è salute; VADO A CORRERE perché ho l’intelligenza, la consapevolezza e la forza per resistere ai linciaggi e ai lavaggi del cervello; VADO A CORRERE perché non permetto a Conte di rovinarmi la forma fisica; VADO A CORRERE perché persino un’autorità come il Prof. Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, ha asserito che una moderata attività fisica (in questo momento, da praticare da soli) rafforza il sistema immunitario e che vietarla è un errore; VADO A CORRERE perché non ci sto a farmi mettere i piedi in testa da un professorucolo che gioca a fare il Churchill del 21° secolo; VADO A CORRERE perché i decreti del professorucolo sono carta straccia (i runner multati possono e devono impugnare le contravvenzioni!); VADO A CORRERE perché ritengo che la DISOBBEDIENZA ai totalitarismi e alle dittature sia un VALORE da portare avanti in difesa della DEMOCRAZIA.

Alla massa informe dei cervelli lavati, ai media asserviti al potere totalitario, ai maratoneti e centochilometristi “casalinghi”, ai “runner di fantasia”, a chi canta “Fratelli d’Italia” dalla finestra suonando il mandolino, a chi crede che a un passo da casa ci sia l’Esercito pronto a catturarlo, a chi litiga con il Sé, l’Io e il Super-Io, rispondo: IO VADO A CORRERE.

Da sola, per le strade deserte, incurante dell’epidemia di demenza collettiva.

Il parrucchiere è chiuso e la chioma è un po’ cresciuta e incolta; ma che senso di libertà sentirla ondeggiare al vento!

 

 

 

Link:

Nel ferrarese, un vicesindaco ha pesantemente apostrofato un cittadino con gravi problemi psichici che stava correndo su prescrizione medica. Non solo: lo ha filmato e postato su Internet per esporlo al linciaggio.

I colleghi di podisti.net, che hanno riportato il fatto, avrebbero potuto – e dovuto – rendere pubblico il nome di quel vigliacco. Anche in questo caso sono mancati gli attributi.

https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/6027-il-bullismo-verso-i-runner-non-ha-pieta-per-nessuno.html

 

Uno dei tanti esempi demenziali di come i media stanno demonizzando i jogger solitari, additati come irresponsabili alla stregua di “untori”, fotografati e messi online in barba alla legge sulla privacy. Qui siamo a Torino: se qualcuno si riconosce in queste foto sporga denuncia e chieda il risarcimento dei danni morali. È il minimo!

https://bit.ly/2RpnfF8

 

La sublimazione di Freud, da repubblica.it (Daniela Olivieri). Repubblica “si è distinta” per la sua linea anti-corsa.

https://www.repubblica.it/sport/running/salute-e-alimentazione/2020/04/04/news/coronavirus_la_corsa_la_rinuncia_e_la_sublimazione_di_freud-253152884/

maratona in casa, da podisti.net

https://bit.ly/39XSUEa

100 km in cortile, da podisti.net

https://bit.ly/39UP1zU

 

Il calendario delle “maratone della speranza”

https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/6009-11-maratone-della-speranza-si-comincia-con-milano-resisti-marathon.html

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LE SANTE MESSE NEGATE, PAOLO BROSIO E L’INGUARDABILE BARBARA D’URSO

Posted by ladycalcio su sabato, marzo 28, 2020

 

Nel mio precedente post ho già ampiamente illustrato per quali motivi ritengo che:

A) Il Coronavirus sia un flagello provocato deliberatamente da qualcuno che sta svolgendo sporche manovre (si veda anche l’arrivo dei bombardieri termonucleari USA in Europa)

B) Il Governo Conte sia colpevole di errori e omissioni che non possono essere fatte pagare ai cittadini.

C) Il blocco dell’Italia sia inefficace, dannoso e incostituzionale

https://calcioparole.wordpress.com/2020/03/17/coronavirus-nonlasciamocifermare/

Ammessa, al punto in cui siamo, la necessità di evitare assembramenti e manifestazioni di massa, ritengo che gli attuali “provvedimenti restrittivi” imposti dal Governo Conte contro il diffondersi del Coronavirus costituiscano un totalitarismo inaccettabile e gravemente lesivo della libertà individuale e che, in un Paese non totalitario, i cittadini non dovrebbero lasciarsi imporre misure “sotto la cintura” come decreti casalinghi pubblicati a mezzanotte su Facebook, la segregazione in casa sine die, il controllo con i droni (ma va là Professore, chi crede di far fesso?) e meno che mai, l’abolizione delle Sante Messe. (Si veda ancora il mio post precedente)

Su quest’ultimo gravissimo provvedimento, giunto per di più in tempo di Quaresima, la prima a chinare il capo in ossequiosa obbedienza alle istituzioni civili è stata, guarda caso, la Chiesa bergogliana. E dire che l’Art. 7 della nostra Costituzione (se di Costituzione possiamo ancora parlare nell’Italia di Giuseppe Conte) sancisce che la Chiesa Cattolica è un ordinamento “indipendente e sovrano” rispetto allo Stato italiano, su quale quest’ultimo non può far valere la sua giurisdizione. Né la religione cattolica è più religione di stato, in virtù della revisione del Concordato Stato-Chiesa sottoscritto da Bettino Craxi nel 1984.

Ma al peggio non c’è limite. In nessuna delle disposizioni emanate dal Vaticano e dalle varie Curie è contenuta la minima indicazione su come potersi comunicare in assenza delle funzioni religiose, laddove l’Eucarestia, come sancito dal Concilio Lateranense IV (1215), è presenza viva di Cristo nell’Ostia consacrata, imprescindibile nutrimento spirituale per i fedeli cattolici. Il fatto che sulla Comunione si sia completamente glissato, ci conferma in che mani siamo. SU COME FARE LA COMUNIONE SENZA LA S. MESSA, SI VEDA IN FONDO A QUESTO ARTICOLO)

Qualcuno fortunatamente non è stato a guardare e facendo appello ai veri valori, ha correttamente interpretato la disobbedienza al volere di Conte come obbedienza al volere di Dio. Si tratta di Don Nicolò Casoni, parroco di Cuasso al Monte (Varese), che incurante del divieto, ha continuato a celebrare le Sante Messe con pochi fedeli ben distanziati fra loro. Come lui altri parroci eroici, contrapposti alla moltitudine di “don” e alti prelati adagiatisi nel sempre più strumentalizzato voto di obbedienza (che sarebbe ora di riformare una volta per tutte).

https://bit.ly/33Tter4

https://bit.ly/2QMX8rs

Ebbene: come nel peggior regime totalitario, i preti e i fedeli “disobbedienti” (a Conte) sono stati denunciati e rischiano forti sanzioni, se non addirittura la galera. Se vivessimo sotto un regime comunista che perseguita i cristiani, ci sarebbe poca differenza.

Il caso è finito, nei paraggi dell’una di notte di domenica 22 marzo, alla trasmissione “Live – Non è la D’Urso” (Canale 5), condotta dall’omonima showwoman, autrice, insieme ai suoi ospiti, di un pappagallesco lavaggio del cervello che esortava a restare a casa – anche da Messa.

Il giornalista Paolo Brosio, in collegamento da casa sua, non c’è stato e come si conviene in un Paese democratico, dopo aver atteso fino a tarda ora che la D’Urso si degnasse finalmente di affrontare un argomento serio dopo temi “intellettuali” tipo le torte in faccia fra Valeria Marini e Antonella Elia e Cristina d’Avena esibitasi nel “Valzer del moscerino”, con educazione ha espresso un parere contrario a quello della conduttrice e degli ospiti: dato che fino a poco prima erano rimasti aperti bar e ristoranti, perché non mantenere anche le celebrazioni liturgiche adottando misure eccezionali, ad esempio celebrando più funzioni con pochi fedeli per volta posizionati a distanza, con l’Eucarestia distribuita dal sacerdote con guanti e mascherina, e via dicendo?

Apriti cielo. Spiazzata da un parere diverso dal suo, la d’Urso, che per sua affermazione aveva sperato da Brosio un “segnale” diverso (leggi: in difesa del jingle beota”restiamo a casa”ripetuto per tutta la trasmissione come un disco rotto), si produceva in alcune “perle” da tv spazzatura:

1) Affermava, giuliva e leggiadra, che “per 15 giorni si può fare a meno dell’Eucarestia” (complimenti vivissimi!) e che “in chiesa potremo andare fra 15 giorni”. Se la matematica non è un’opinione, dato che il provvedimento di SOPPRESSIONE delle Sante Messe è entrato in vigore domenica 23 febbraio, domenica prossima, 29 marzo, sarà la sesta domenica consecutiva in cui i fedeli saranno costretti a seguire la Messa in televisione.

2) Insisteva, a proposito dell’Eucarestia definita da Brosio “il Pane di Cristo”, che “se non facciamo la spesa non abbiamo di che cibarci”, mentre “il Pane di Cristo possiamo averlo anche a casa pregando”. (Non ci sono parole, né chi fa questi svarioni concettuali dovrebbe essere autorizzato a trattare i temi religiosi in TV).

3) Concludeva che Brosio stava dando “un messaggio sbagliato”. Quello giusto, evidentemente, era l’esortazione a obbedire ciecamente alle regole del Governucolo Conte, non importa se idiote e dittatoriali.

Brosio veniva sopraffatto e zittito dagli altri ospiti, anch’essi di bassissimo profilo sulle questioni religiose. Giudizio personale: trasmissione inguardabile.

Perdeva la pazienza anche il Padreterno, dato che, all’improvviso, il microfono della D’Urso si rifiutava di funzionare, lasciando ai telespettatori il buffo teatrino di Barbarella gesticolante e afona.

Quando si dice “un segno dall’Alto”…

A quel punto, la D’Urso lanciava la pubblicità, dopo la quale riprendeva la trasmissione passando allegramente a un altro argomento, in stile “chi si è visto si è visto”: un bell’esempio di come i media nutrono  il popolino delle le imposizioni del nostro ridicolo governucolo totalitario.

Rilancio la proposta a Barbara:

– dato che vogliamo vivere in una democrazia e non in un regime totalitario, rispettando le “voci fuori dal coro” che la tua trasmissione ha cercato di soffocare;

– e dato che ti sei dimostrata incapace di trattare un argomento serio e delicato come quello della fede:

 

PERCHÉ, PER DARE IL BUON ESEMPIO CHE PRETENDI DAGLI ALTRI, NON COMINCI A STARTENE A CASA TU?

 

PS Si può ricevere la S. Comunione anche fuori dalla Messa, contattando il proprio parroco e recandosi nella chiesa vuota. Lo stesso Bergoglio ha esortato i sacerdoti a portare l’Eucarestia ai malati. Ma in tempi di apostasia, la Chiesa se n’è guardata bene dal dare indicazioni ai fedeli su come ricevere “il Pane di Cristo”

Di seguito, due proposte di cattolici che fanno sentire la loro voce:

https://bit.ly/3bvJDVc

https://bit.ly/3ar2vUY

 

Vedi anche questi articoli di Antonio Socci https://bit.ly/2UHqadc

https://bit.ly/2x01pk8

 

#dirittodiusciredicasa #iohoildirittodiandareamessa #Contedimettiti #noaltotalitarismo #tvspazzatura #barbaradursoacasa #chiudetebarbaradurso #siallesantemesse #popolobue #apostasia

 

 

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CORONAVIRUS, #NONLASCIAMOCIFERMARE

Posted by ladycalcio su martedì, marzo 17, 2020

 

Vi dico la mia e ne sono pienamente convinta: il Coronavirus è stato creato in laboratorio e messo in giro per gli sporchi interessi di qualche “potere forte mondiale”.

Il disastro non vi basta e ridete ancora della “teoria del complotto”?

Questa analisi del critico e scrittore Roberto Quaglia fa al caso vostro:

https://bit.ly/38P8G3u

Non vi sembra che le “sbalorditive coincidenze” messe in luce da Quaglia siano troppe?

In casi come questo, per non farsi abbindolare dall’informazione istituzionale e dalle chiacchiere dei politici, il must è la controinformazione qualificata, concorde nell’affermare che il Coronavirus sarebbe “sfuggito” da qualche laboratorio.

È tempo di aprire gli occhi. Se in questo momento state piangendo la morte di una persona cara che il Coronavirus vi ha portato via, in qualche altra parte del mondo qualcuno se la sta ridendo. Se siete esercenti strozzati dalle tasse costretti a chiudere l’attività, qualcuno sta brindando alle vostre disgrazie. Se vedere le borse che crollano, le città deserte, i supermercati saccheggiati, gli stadi vuoti e le maggiori manifestazioni sportive annullate a una a una vi provoca angoscia e sgomento, sappiate che qualcuno sta gongolando, poiché ha ottenuto la rovina collettiva che desiderava.

Nascondersi dietro un dito e farsi inciuchire dai discorsi sull’”emergenza” e sulla necessità di bloccare tutto e tutti è quanto di più deleterio si possa fare, poiché non farà che alimentare analoghe “emergenze” e blocchi futuri. Vediamo come.

Siamo il Paese delle “situazioni eccezionali” e “mai verificatesi prima”, “che esigono misure eccezionali”. Siamo il Paese delle “emergenze” e dei “blocchi” cronici. Gli esperimenti iniziarono negli anni ’90, quando “ci si accorse” dell’esistenza del PM10: una certa domenica, per l’ennesima “situazione eccezionale mai verificatasi in precedenza”, nelle grandi città del Nord Italia la qualità dell’aria venne decretata talmente nociva da giustificare il blocco totale del traffico veicolare, con buona pace della libertà dei cittadini. Nessuno o quasi si indignò o protestò, cosicché l’”eccezione” si ripeté infinite altre volte, e con essa, i provvedimenti di targhe alterne, pari e dispari, blocchi totali e gravissime limitazioni alla libertà personale dei cittadini fatti passare per fessi, se è vero che, solo per fare un esempio, a Milano vi erano caldaie funzionanti a nafta e mezzi pubblici che emettevano nuvole di fumo nero come il carbone. Le auto blu di lorsignori, ovviamente, continuavano a circolare e i riscaldamenti condominiali (i veri responsabili dell’aria nociva) ad inquinare. A rimbambire il popolino ci pensava la tv (Rai3 in primis): prima dei blocchi paventando controlli a tappeto (in realtà molto rari e confinati al centro città) da parte delle Forze dell’Ordine, e successivamente, sciorinando improbabili dati sulle contravvenzioni inflitte e sulla migliorata qualità dell’aria conseguente allo stop delle auto. In sostanza, da allora a oggi è cambiato ben poco, e in assenza di provvedimenti strutturali seri, dagli anni ’90 agli anni ’20 il problema dell’inquinamento non è ancora stato risolto.

 

“NON E IL MOMENTO DELLE POLEMICHE: TUTTI UNITI PER USCIRNE”

 

Questo slogan da curva, perfetto per abbindolare il popolo bue, ci priva di un’occasione d’oro: liberarci degli incapaci che ci hanno condotto sull’orlo del baratro e farli sparire per sempre dalla faccia del Governo. Al contrario, ci ritroviamo con un Premier che dopo aver sbagliato tutte le decisioni possibili e immaginabili – dalle rassicurazioni sugli zero contagi nel nostro Paese alla sciagurata chiusura dei voli diretti dalla Cina, che ha reso incontrollabili i passeggeri provenienti dagli altri scali – si improvvisa il novello Churchill che impone a tutt’Italia una parossistica escalation di divieti scimmiottanti il churchilliano “blood, sweat and tears” (sangue, sudore e lacrime). Fra impeti di autoesaltazione, gravissime lesioni della libertà personale dei cittadini, misure e contromisure, il “re della comunicazione” Giuseppe Conte ha finora imposto 7 decreti in 9 giorni (più quello del 15 marzo), spesso a tarda ora, con il risultato di disorientare sempre più gli italiani.

Ma al calare dei contagi, statene certi, si atteggerà a salvatore della Patria.

 

PROVVEDIMENTI DA REGIME TOTALITARIO

 

Fino all’altro giorno erano vietate le Sante Messe ma si andava tranquillamente al bar, al ristorante e… dal parrucchiere, che lavora a stretto contatto con il cliente.

Alle “sbalorditive coincidenze” messe in luce dall’analista Roberto Quaglia nel link sopra, si aggiunge, a cavallo dell’ottavo anniversario della sciagurata ascesa al Soglio di Pietro del “Vescovo di Roma” José Mario Bergoglio (quello dell’idolo Pachamama in San Pietro), un altro aspetto inquietante: il Coronavirus cade come la ciliegina sulla torta in tempo di Quaresima e in virtù dei decreti governativi, impedisce ai cattolici praticanti di andare a Messa e di seguire i riti quaresimali in un periodo cruciale dell’anno liturgico. Sebbene l’Art. 7 della nostra Costituzione sancisca che la Chiesa Cattolica è un ordinamento “indipendente e sovrano” rispetto allo Stato italiano, su cui quest’ultimo non può far valere la sua giurisdizione, le istituzioni ecclesiastiche non hanno mosso un dito per far sì che venissero assicurati almeno il Sacramento del matrimonio e il funerale religioso ai defunti. Siamo allo schifo totale. https://bit.ly/2x01pk8

Al presente, un onesto cittadino italiano che esce a piedi per fare la spesa è costretto a esibire un’autocertificazione al “controllore” di turno, mentre le migliaia di migranti che hanno invaso l’Italia sono sempre stati immuni dai controlli sanitari.

Questi ed altri macroscopici controsensi sono da imputare al Governo Conte che, lo ribadisco, arriva addirittura a togliere la libertà di sposarsi e di fare il funerale a un familiare defunto (non fosse che alla presenza di pochi intimi opportunamente distanziati) .

Davanti a questi abomini è lecito temere che, in futuro, le “emergenze” cosiddette possano essere utilizzate da qualche élite mondiale per imporre leggi marziali e totalitarismi incostituzionali che tengano in scacco il “gregge”.

 

L’ESEMPIO DELLA COREA DEL SUD

 

Era il secondo Paese del Mondo per numero di contagiati dopo la Cina; eppure, la Corea del Sud è riuscita a superare l’emergenza Coronavirus senza blocchi, interruzioni lavorative e limitazioni alla libertà dei cittadini. Come? Non certo con lo slogan “Andrà tutto bene” o con l’Italietta che canta Fratelli d’Italia dalle finestre suonando il mandolino, ma con telecamere tecniche installate nei luoghi aperti al pubblico che rilevano la temperatura corporea delle persone, mascherine consegnate e pagate dal Governo, cartelli esplicativi ovunque, persone infette tracciate con il GPS per ricostruirne i contatti, e così via. Così, come scrive Serenella Bettin al link seguente, “In Corea, il giorno 11 marzo 2020, si sono registrati 242 casi in più. In Italia invece l’aumento è stato terribile: 2313 casi”.

https://bit.ly/3aWhQwS

 

Nel nostro Paese il Governo prima sbaglia tutto, poi la fa pagare ai cittadini, togliendo loro il lavoro e la libertà e costringendoli agli “arresti domiciliari”.

 

20.000 SOLDATI AMERICANI ALLA FRONTIERA RUSSA

 

Mentre i media ci ubriacano con le interpretazioni dei sibillini decreti governativi, le immagini delle città deserte e lo scontro a distanza fra Gismondi e Burioni sull’effettiva pericolosità del Coronavirus, 20.000 soldati USA giunti in Europa senza mascherine e senza timore di contrarre il contagio (!!!) stanno compiendo strane manovre: prima massicce esercitazioni militari ai confini con la Russia, poi comparse in alcune città italiane a bordo di carri armati. Cosa stanno combinando? I nostri mezzi di (dis)informazione, pilotati e istituzionalizzati, se ne guardano bene dal raccontarcelo, ma trovo queste strane circostanze ancor più inquietanti del Coronavirus.

https://bit.ly/2vVUWH9

https://bit.ly/2wRbArx

 

 

VACCINO IN VISTA

 

L’azienda statunitense biotech americana Moderna ha già messo a punto la prima fiala di un vaccino sperimentale contro il Coronavirus, che verrà testato a Seattle su 45 volontari.

https://bit.ly/2WfhIV0

https://bit.ly/38M85jm

Per il momento preferisco non commentare.

 

FUMO NEGLI OCCHI: LA DECANTATA SANITÀ LOMBARDA

 

L’”eccellenza della Sanità lombarda” era il “fiore all’occhiello” dell’ex-Governatore di Regione Lombardia Roberto Formigoni, poi caduto in disgrazia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Formigoni

L’”eccellenza” è tale che a Milano e dintorni, per avere un appuntamento dall’oculista con il Servizio Sanitario Nazionale si può aspettare fino a un anno, mentre a pagamento lo si ottiene il giorno dopo. E come se non bastasse, quando ci si reca alla visita da solventi ci si accorge che l’ambulatorio è praticamente vuoto, senza quasi nessun paziente in attesa. Come la mettiamo? Quanto al livello dei medici, chi scrive possiede un archivio da paura di esposti, segnalazioni e lettere di fuoco a direttori sanitari, Ordine dei Medici e compagnia, che denunciano il nulla assoluto di certi blasonati professionisti delle strutture lombarde.

L’impegno dei medici e degli infermieri che in questi giorni si stanno prodigando per salvare vite umane sotto organico e in strutture inadeguate è encomiabile, ma gli elogi al sistema sanitario italiano, prossimo al collasso, sono barzellette, a cominciare dal fatto che mai il Governo italiano aveva considerato e predisposto un piano d’emergenza in caso di pandemia.

Anzi, negli ultimi 8 anni, in ossequio alla Ue, il nostro Governo ha tagliato la bellezza di 130 miliardi di fondi alla Sanità: sono stati chiusi ospedali, mentre di altri è stata interrotta la costruzione lasciando in piedi scheletri di falansteri che vanno in rovina. Il 15 febbraio scorso il nostro Governo ha spedito in Cina 2 tonnellate di materiale sanitario, fra cui mascherine a volontà, lasciando a corto il nostro personale ospedaliero e i cittadini italiani.

(vedi il seguente articolo di Antonio Socci su Libero https://bit.ly/2UcjROO )

Dulcis in fundo, alle facoltà di Medicina si è sbagliato il calcolo del numero chiuso e ora mancano i medici. Il risultato è che ci ritroviamo con i medici e gli infermieri senza mascherine, i dottorandi in corsia, i pazienti nelle caserme, il blocco degli interventi chirurgici e DISUMANE DICHIARAZIONI del tipo “dobbiamo scegliere chi salvare”, “chi non ha chances viene lasciato morire”.

https://bit.ly/39PIaIF

 

LA STANZA DEI BOTTONI

 

Come detto, per evitare la pandemia di rincoglionimento ad opera dell’informazione istituzionale il must è appellarsi alla controinformazione qualificata, che fra le ipotesi più terribili disegna un “Nuovo Ordine Mondiale” con l’intento di realizzare un governo e un pensiero unico nel nome della globalizzazione totale. Secondo questa interpretazione (che ciascuno è libero di condividere o meno), l’”emergenza” Coronavirus potrebbe essere stata indotta da un’élite mondiale per effettuare delle “prove tecniche” di totalitarismo internazionale. Se ad esempio, come avvenuto in Italia, l’epidemia dovesse dilagare anche in altri Paesi europei, gli altri Governi sarebbero portati ad adottare leggi identiche alle nostre e altrettanto limitanti. Ne conseguirebbe che in futuro, provocando appositamente un’emergenza nera su vasta scala, qualche “potere forte mondiale” avrebbe facile gioco a bloccare, controllare e tenere in scacco i cittadini di tutt’Europa, estendendo via via il controllo ad aree sempre di più vaste. Per approfondire questo tema e farsi la propria idea, basta digitare e abbinare le keywords “Nuovo Ordine Mondiale”, “Coronavirus”, “Pensiero Unico”, ecc. su YouTube.

Di stortura in stortura: con il Decreto del 15 marzo 2020, il nostro Governo autorizza le Prefetture a requisire “strutture alberghiere, oppure altri immobili con analoghe caratteristiche di idoneità, per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare“. In Inghilterra, il Governo Johnson sta valutando una quarantena obbligatoria di 4 mesi (!!!) per gli ultrasettantenni. Siamo ancora in democrazia?

Emergono altri interrogativi drammatici: davvero i luminari della virologia che cercano il loro momento di gloria in tv – capendoci per primi poco o nulla – non sospettano che questo virus abbia caratteristiche anomale che potrebbero far pensare alla sua fabbricazione in laboratorio? O più probabilmente, non hanno il coraggio di dircelo?

Il video seguente contiene un’ipotesi ancor più agghiacciante: sarebbero allo studio armi biologiche in forma di virus letali mirate a colpire determinati gruppi etnici in virtù del loro DNA, in grado di sterminare un preciso target della popolazione mondiale.

https://www.youtube.com/watch?v=Ao7_KmmEKlQ

Anche una fonte autorevolissima come il Centro Studi sui Rischi Esistenziali dell’Università di Cambridge ha messo in guardia da questo pericolo:

https://bit.ly/38P8eCk

Se ciò dovesse accadere, va da sé che vaccinarsi contro il Coronavirus diventerebbe superfluo, in quanto a minacciare l’umanità sarebbero di volta in volta ceppi diversi.

 

L’ITALIA DEI PECORONI

 

Creduloni, arrendevoli e ligi all’imposizione delle regole più assurde, oltre che rinunciatari a pensare con la propria testa: così ci vorrebbe il “Sistema”.

Se come sono certa qualcuno sta brindando alla rovina dell’Italia e dell’Europa (così come qualcun altro brindò al crollo delle torri gemelle e ai 3000 morti dell’11 settembre 2001), pregustando di tenere i scacco il mondo intero e strofinandosi le mani per i lauti affari che il disastro Coronavirus gli procurerà, vi invito a riconsiderare tutte le imposizioni di questi giorni sotto un’ottica diversa e a non fare la parte dei pecoroni giulivi.

Non vorrei mai che, fra alcuni anni, come accadde con il mio pezzo profetico sulla crisi del Milan Campione d’Europa 2007, mi ritrovassi a linkare queste righe dicendo “Ve l’avevo detto e avevo ragione”

https://bit.ly/2TOkrTP

Non pubblico le foto di Milano vuota che ho scattato, che farebbero la gioia degli autori del disastro, bensì un emblematico particolare di una raffigurazione dell’Inferno, a cui questi “signori” sono seri candidati, dipinta dal pittore polacco Zdzisław Beksiński. Valga a ricordare la fine che attende chi ora se la ride, con in più un salutare link a come molti santi hanno visto il luogo eterno di pena:

https://it.aleteia.org/2013/10/24/tre-visioni-dellinferno-assolutamente-terrificanti/

Quanto a noi, l’inferno sulla Terra potremo evitarlo soltanto con la consapevolezza, la giusta informazione e la ribellione alle imposizioni da regime totalitario.

 

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