CALCIO E PAROLE

By "Ladycalcio". Il blog più censurato e più temuto dagli addetti ai lavori

Archive for the ‘Calcio inglese’ Category

COPPA D’INGHILTERRA: ROSSI CONTRO ARANCIONI

Posted by ladycalcio su domenica, gennaio 29, 2017

 

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È un contrasto cromatico inconsueto quello che ci ha proposto ieri pomeriggio Liverpool-Wolverhampton (1-2), incontro della 4^ giornata di Coppa d’Inghilterra trasmesso da Fox: rosso e arancione, un pugno nell’occhio per chi seguiva il match dagli spalti e per i telespettatori.

Sarebbe spettato al “Wolves”, squadra ospite che ha come colori sociali l’arancione e il nero, indossare la maglia di riserva per distinguersi agli sguardi dalla divisa rossa dei “Reds”. Così non è stato.

Oltre all’abbinamento dei colori, ha fatto molto discutere la formazione rimaneggiata con molti giovani mandata in campo dal tecnico dei “Reds” Jürgen Klopp, che seppur giustificata in vista del big match di martedì contro il Chelsea, è costata alla formazione del Merseyside l’eliminazione dalla Coppa.

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ERIKSSON SCIPPA L’EUROPA LEAGUE AL LIVERPOOL

Posted by ladycalcio su giovedì, maggio 19, 2016

Prima di parlare dei dubbi “vincitori”, parliamo dei veri sconfitti: il calcio vero, la giustizia sportiva e la trasparenza negli arbitraggi.

“Man of the Match”della Finale di Europa League 2016 è il 23° uomo, l’arbitro svedese Eriksson, che non sanziona due clamorosi falli di mano del Siviglia in area di rigore: il primo di Carriço e il secondo di Krychowiak, che addirittura si accoscia e spinge via di mano il pallone.

La vista Eriksson la aguzza invece sul raddoppio annullato ai Reds alla fine del primo tempo per fuorigioco passivo di Sturridge.

Su un corso della partita completamente falsato, nel secondo tempo gli uomini di Emery ribaltano l’1-0 di Sturridge grazie a una rete di Gameiro e a una doppietta di Coke (sul terzo goal spagnolo il guardalinee alza la bandierina, ma Eriksson conferma il goal). La truppa di Klopp, disunitasi, si sfalda e affonda.

Negli amanti del calcio la Finale di Europa League di ieri sera al St. Jakob Park di Basilea risveglia sospetti, fantasmi e brutti pensieri.

Straricco – e dunque potenzialmente al di sopra di ogni sospetto – Eriksson avrebbe abbandonato la sua professione per dedicarsi al suo hobby preferito: arbitrare. Se sia stata più infelice la scelta dell’hobby o la sua designazione per dirigere una finale europea è una bella lotta.  Sta di fatto che i cocci sono tutti del Liverpool, né paga la signorilità di Klopp nel glissare su un danno che manda in fumo la stagione e il lavoro suoi e della squadra.

Nel calcio vince chi la mette dentro, una volta di più. Non importa se con due falli di mano in area ignorati e relativi calci di rigore non concessi.

I fuochi d’artificio della 3^ Europa League consecutiva conquistata dal Siviglia illuminano a giorno le ombre dell’arbitraggio imbarazzante di Eriksson e i clacson degli spagnoli in festa coprono il fragore delle polemiche.

Agli annali vanno le tre vittorie consecutive del Siviglia nel torneo.  Ma c’è poco da esultare.

 

Un déjà vu, a suo tempo censurato:

https://calcioparole.wordpress.com/2007/07/01/milan-campione-d%E2%80%99europa-2007-fu-vera-gloria-2/

https://calcioparole.wordpress.com/2007/07/01/15/

 

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KLOPP CONTRO MOU: “NORMAL ONE” BATTE “SPECIAL ONE” 3-1

Posted by ladycalcio su domenica, novembre 1, 2015

Klopp batte Mou sito LFC

Liverpool esulta

Durante la conferenza stampa di presentazione di una ventina di giorni fa si era definito “The Normal One”, respingendo il paragone con José Mourinho.

Ma il vero biglietto da visita Jürgen Klopp l’ha calato ieri all’ora di pranzo, prendendosi il lusso di suonarle 3-1 al Chelsea dello “Special One” a Stamford Bridge. Una “massive victory”, per dirla con la stampa inglese, giocata su un calcio “heavy metal” – parole di Klopp – e sull’interdizione del possesso palla agli avversari.

Una vittoria scaturita da due magistrali reti dell’ex-nerazzurro Coutinho e da un goal di Christian Benteke, la carta vincente inserita nel 2° tempo al posto di Milner per rivitalizzare l’attacco. “One of the top managers”: così Mou aveva definito Klopp alla vigilia del big match di Premier League.

Carattere istrionico, sin dalla sua presentazione il tecnico tedesco si era conquistato il favore e la simpatia del pubblico, entrando nel cuore dei tifosi e facendo dimenticare il suo predecessore Brendan Rogers. E mentre fuori dalla Pinetina qualche interista ibernato ancora attende che Mou si degni di fermarsi per una foto e un autografo, i selfie dei tifosi dei “Reds” con Klopp hanno fatto in poche ore il giro della rete.

“Klopp” richiama non soltanto foneticamente la “Kop”, la curva del Liverpool; a Londra, la tifoseria si è schierata con il tecnico e con la squadra sotto di 1-0, incitandola e dandole la carica per la rimonta e la successiva vittoria.

Insomma, ad Anfield Road si ricomincia a respirare quello che gli inglesi chiamano “feel-good factor”. Ma guai a parlare di titolo, come ha fatto ieri un giornalista durante la conferenza stampa del postpartita: “Speravo di aver capito male la domanda”, ha glissato Klopp l’istrione.

Oltre che sul gioco, l’ex-tecnico del Borussia Dortmund deve ancora lavorare sul carattere della squadra, sulla coesione e sulla motivazione.
Che a lui l’X-Factor da coesione non faccia difetto, l’ha dimostrato dopo la vittoria contro il Bournemouth della scorsa settimana citando ogni singolo giocatore per nome.

Non gli manca neppure l’appeal mediatico, se è vero che in Germania il suo volto è stato scritturato per le pubblicità più disparate: dal rasoio elettrico alle automobili, dalla colla per carta da parati alle banche.

Parla speditamente inglese con la stessa concitata dizione con cui parla tedesco. Né se la prende perché i media inglesi, per motivi di grafica, scrivono il suo nome di battesimo – Jürgen – senza la dieresi. Più che alle regole della metafonesi, la sua attenzione è rivolta ai rinforzi per la prossima campagna acquisti. Già corre voce di un suo interessamento per Neven Subotic, difensore serbo del Borussia Dortmund.

E mentre “The Normal One”- con o senza dieresi – è il primo allenatore del Liverpool dopo la leggenda Bob Paisley (1974) a non perdere nessuno dei primi 5 incontri d’esordio sulla panchina dei “Reds”, il sedicente “Special One” José Mourinho, dopo la 9^ sconfitta stagionale, si trova a un passo dall’esonero. 😆

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BENITEZ, MOURINHO… A VOLTE RITORNANO

Posted by ladycalcio su sabato, maggio 18, 2013

A volte, ritornano. Ritornano i ricorsi storici, gli allenatori sulle panchine, i fantasmi. Si rincorrono grotteschi, capricciosi, forieri di rivalse e di vendette. Le ombre dei nemici giurati Rafael Benitez e José Mourinho, in particolare, sembrano intersecarsi secondo un intricato disegno karmico. Il primo si congeda trionfante dal Chelsea sollevando il trofeo dell’Europa League e prendendosi una doppia rivincita: verso i tifosi dei Blues, autori di un’infame accoglienza nei suoi confronti, e verso lo Special Arrogant, che nel Chelsea si è sempre identificato.

Il contrario di quanto accadde all’Inter, con il povero Rafa costretto a convivere con il fantasma del suo predecessore e con lo spietato confronto con lui (confronto peraltro impari, dato che il tecnico spagnolo ereditò una squadra già logora e priva degli adeguati rinforzi).

Ma a dimostrazione che la ruota gira, l’allenatore vincente 🙄 José Mourinho si congeda ora dal Real Madrid dopo aver perso il campionato, la Champions League, la Coppa del Re e il derby contro l’Atletico, buttato fuori dall’arbitro, dalla Dirigenza madridista e dai tifosi; vittima, da dopo la Supercoppa Europea, del suo stesso sarcastico motto: zeru tituli!

Il capriccioso walzer delle panchine starebbe per ricondurlo alla piazza dove Benitez ha appena chiuso da re. Stavolta, toccherebbe a lui ripartire facendo meglio dell’eterno rivale. Stavolta, sarebbe lui a non poter sbagliare.

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QPR-CHELSEA 0-0: SUPER-ESORDIO PER JULIO CESAR

Posted by ladycalcio su sabato, settembre 15, 2012

Va  tanto di moda dire “buona la prima”. Quel che è certo, è che la “prima” di Julio Cesar  in maglia del Queens Park Rangers frutta un figurone all’Acchiappasogni ex-nerazzurro.

Sky ce lo mostra visibilmente emozionato – forse un po’ teso – all’uscita dal tunnel, in apertura della telecronaca diretta del derby londinese fra il Queens Park Rangers di Mark Hughes e il Chelsea di Di Matteo.

Il  momento, attesissimo dai sostenitori nerazzurri , rischia di passare in secondo piano per l’insistenza esagerata di Massimo Marianella & Co sulla polemica trita e ritrita fra Terry, Cole e Anton Ferdinand, che ancora una volta rifiutano di stringersi la mano. E se li ignorassimo, una buona volta?

La maglia gialla di Julione richiama nel colore quella indossata per 300 volte nell’Inter, ma  i compagni di reparto non sono più Samuel, Maicon o Zanetti. La linea difensiva del QPR è composta, da sinistra a destra, da Fabio, A. Ferdinand, Nelsen e Bosingwa.

Cesar esordisce con una splendida uscita su Hazard nei primissimi minuti, infiammando il pubblico di casa. Più avanti, sempre nel primo tempo, si produce in una straordinaria respinta su Torres.  È un match vivace ma piuttosto equilibrato, in cui il gigante europeo Chelsea non riesce a sfondare poiché irretito dalle compatte maglie difensive del piccolo QPR.  E quando anche i Blues riescono a tirare a rete, sono i guizzi felini di Julio Cesar a chiudere lo specchio della porta ad alcuni fra i migliori giocatori al mondo. Fedelmente al motto secondo cui la fortuna aiuta gli audaci, va precisato che l’arbitro Andre Marriner nega al Chelsea un rigore piuttosto netto per un atterramento di Terry in area.  Non sapremo mai come sarebbe andata, ma data la bravura di Julio sui tiri dagli 11 metri, i suoi fedelissimi sono autorizzati a sognare che egli avrebbe coronato l’esordio parando il rigore…

Il ritmo dell’incontro,  mai da Champions League, va via via smorzandosi. Ma per il pubblico di Loftus Road, lo 0-0 contro i Campioni d’Europa  equivale pur sempre a una vittoria. Per Julio, dopo il trattamento indecente riservatogli dall’Inter, è un’iniezione di fiducia, oltre che una prestazione che gli frutta la stima dei suoi nuovi dirigenti e sostenitori.

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FINALE BAYERN-CHELSEA: COME SI BUTTA VIA UNA COPPA

Posted by ladycalcio su lunedì, maggio 21, 2012

Per quanto mi riguarda, le stranezze erano iniziate venerdì scorso in uno sconosciuto paesino della bassa Lombardia, dove avevo visto scendere da un’auto un ragazzo con indosso una maglia del Bayern rossa fiammante. Mi era venuto spontaneo avvicinarlo e chiedergli un pronostico sulla Finale di Champions League del giorno seguente. “Chelsea!” mi aveva risposto deciso e sorridente.  “Ma come”, avevo ribattuto,  “con quella maglia… credevo tu fossi un tifoso del Bayern…”. Niente affatto: il  giovanotto, italianissimo, parteggiava per il Chelsea al punto da aver ideato un metodo scaramantico tutto suo per esorcizzare la vittoria dei tedeschi: trascorrere la vigilia della partitissima andando in giro con la maglia degli avversari – quella del Bayern, appunto.  Anche se, come mi aveva confidato, in realtà il suo cuore batteva per il Barcellona

Che dire? Il Mondo è bello perché è vario. Bella, la Finale “casalinga” Bayern-Chelsea non lo è stata in nessun senso. Per i padroni di casa, come già  accaduto per Roma-Liverpool del 1984, si è addirittura trasformata in un incubo.

L’analisi dell’incontro verte principalmente sul Bayern, che ha condotto il gioco per pressoché tutta la partita.  Quanto contrapposto dal Chelsea, è stato un catenaccio di 10 uomini a difesa della porta di Cech, intervallato da qualche contropiede. Quanto alla cronaca, consiste fondamentalmente nel lungo elenco degli errori commessi dai tedeschi, molti dei quali ricalcano il dramma di Barcellona ’99.

Lo schema del Bayern è prevedibile anche da un bambino: Robben e Ribéry si sfiatano sulle rispettive fasce, non trovano gli spazi e si producono in una marea di scambi in orizzontale.  La difesa del Chelsea , forte della lentezza e della prevedibilità del gioco avversario, è sempre saldamente posizionata.

Gli esterni bavaresi scodellano imprecisi cross al centro, senza trovare l’aggancio alle punte Gomez e Müller, e collezionano sterili corner.  Al centro dell’area, manca un opportunista (parlare di “fantasista”, per la mentalità tedesca, sarebbe esagerato) ; manca una torre che riesca ad avere la supremazia in elevazione; mancano, su tutto il rettangolo di gioco, le idee e la lucidità per attuarle.  Sotto porta è la ridda delle occasioni buttate al vento, per le quali matura inesorabile il conto con il passare dei minuti.

Conosco perfettamente queste serate del Bayern – e perfettamente il loro epilogo.

Gli uomini di Heynckes  si consumano da soli in azioni sterili, sempre più imprecise e meno lucide.

Manca il Balotelli o il Pippo Inzaghi di turno capace di inventarsi una giocata a sorpresa, manca qualsiasi tentativo di verticalizzare il gioco o di diversificarlo, vuoi inserendosi da posizione centrale, vuoi sfruttando un diradamento del monoblocco difensivo degli inglesi con una ripartenza fulminea dopo un contropiede avversario.

Passano i minuti ed è inspiegabile come Heynckes, tecnico di grande esperienza, non effettui alcun cambio: né di uomini, né di modulo, né di baricentro, né di marcature.

Quando finalmente cambia – al 41’ del 2° tempo sul vantaggio di 1-0 – ripete l’identico errore commesso dal suo predecessore Ottmar Hizfeld a Barcellona contro il ManU. Quel 26 maggio ‘99, al 35’ del 2° tempo e con il Bayern in vantaggio per 1-0 (su rete di Mario Basler), Hitzfeld richiamò in panchina  Lothar Matthäus, spauracchio degli avversari sofferente per  un  problema muscolare, e lo sostituì con Thorsten Fink.  Seguirono, a stretto giro di posta, i due schiaffoni di Sheringham e Solskjaer , che nel giro di altrettanti minuti dirottarono in Inghilterra una coppa già data per vinta. Si parlò di disattenzione, di teste dei giocatori già alla festa con le rispettive consorti, ma soprattutto, dell’errore di non aver fatto stringere i denti per pochi minuti a un giocatore-simbolo, temuto per la sua sola presenza in campo.

Immemore del passato, a un paio di minuti da una vittoria storica, ecco Heynckes sostituire il giovane autore del goal Thomas Müller con Daniel Van Buyten, un difensore non soltanto poco propulsivo, ma reduce da un lungo periodo di inattività.

Poco dopo, anche se a collezionare corner come le figurine Panini era stato il Bayern, su corner  va in rete il Chelsea. Per la serie: un tiro, un goal.

La conseguenza dell’errata sostituzione è che il Bayern va ai supplementari con un attaccante importante in meno (Thomas Müller) e con un difensore inutile in più (Van Buyten). Avrebbe, nonostante tutto,  l’occasione di sfruttare gli errori altrui e di riportarsi in vantaggio con il rigore concesso per il fallo di Drogba su Ribéry. Ma Robben,  designato inspiegabilmente rigorista nonostante il recente rovinoso errore dal dischetto contro il Dortmund, bissa l’”exploit” con un tiraccio debole e centrale in bocca a Cech.

Il Chelsea appare più lucido, più scattante e consapevole del proprio gioco. Avanza veloce sui capovolgimenti di fronte, con uomini che si trovano con precisi passaggi di prima. Il Bayern palesa un netto calo fisico rispetto alla squadra atletica e propositiva che aveva eliminato il Real di José Mourinho.

Se posso comprendere il calo di condizione di fine stagione (seppur frutto di una pianificazione errata), non mi spiego come professionisti affermati che allenano quotidianamente la tecnica possano commettere certe sciocchezze – vedi l’errore finale dal dischetto da parte di Schweinsteiger – , che esita e quasi si ferma durante la rincorsa.

I rigori vengono calciati sotto la curva del Bayern: la dea bendata, nell’ultimo disperato tentativo di opporsi al suicidio collettivo della squadra locale, le concede un vantaggio supplementare in aggiunta a quello del campo casalingo.

Se vogliamo, grazia anche il portiere Neuer, che la mette dentro pur tirando malissimo. Sbaglia Olic e innervosisce tutti Schweinsteiger, che consegna la coppa al Chelsea: personalmente, neanche facendo apposta riuscirei a inventarmi un tiro dagli undici metri più sciagurato!

Per i bavaresi, non vi sono episodi o decisioni arbitrali su cui recriminare.  Il Presidente Uli Hoeneß, intercettato dai cronisti tedeschi nel postpartita,  sfugge ai microfoni confessando di non essere ancora ben consapevole di quanto accaduto. La consapevolezza dovrebbe essere una sola:  quella di aver buttato via la partita e l’ennesima coppa, oltre all’occasione storica di laurearsi Campioni d’Europa, come si dice in bavarese,  “dahoam”, in casa. Per la cronaca, infatti, per il Bayern si tratta della terza Finale di Champions League persa sulle ultime quattro disputate (dopo le sconfitte di Barcellona ’99 contro il Manchester United  e Madrid 2010 contro l’Inter).

Il Bayern di Hitzfeld  si rifece della scopola due anni dopo  soltanto, a Milano, nella Finale 2001 vinta sul Valencia ai calci di rigore. Ma in attacco, quella compagine schierava il fantasista brasiliano Giovane Elber e l’ariete Carsten Jancker; al centrocampo, il generale Lothar Matthäus e il folletto Mario Basler, oltre a un certo Mehmet Scholl... Quanto ai suggerimenti in profondità, poteva contare sulle pennellate del Capitano Stefan Effenberg.

L’ultima considerazione riguarda la panchina su cui (non) poteva contare Heynckes (l’unica alternativa per una sostituzione avrebbe potuto essere rappresentata dal centrocampista croato Danijel Pranjic , più mobile e meno prevedibile rispetto ai compagni). A fronte di 19 stagioni consecutive chiuse in attivo e delle ambizioni manifestate, sarebbe ora che i responsabili bavaresi considerassero uno stanziamento di denaro adeguato per arricchire la rosa!

Tornando alle contraddizioni, è stato più volte sottolineato come il Bayern soffra le squadre inglesi.  Ma sabato sera, più che una compagine d’oltre Manica, il Chelsea di Di Matteo sembrava un’italiana catenacciara dei tempi di Nereo Rocco

Si riallaccia al nuovo trend italo-britannico il Manchester City di Roberto Mancini, vincitore – anch’esso in extremis – della Premier League.

Il magnate Abramovitch vede finalmente ripagato l’ingente stanziamento economico (2,5 miliardi euro secondo il Sun), mentre Bayern e Inter, le finaliste di due anni or sono, terminano entrambe la stagione con “zeru tituli”. Come gira in fretta la ruota!

A proposito di ricorsi storici, il Bayern conclude la stagione 2011-12 secondo su tre fronti (Bundesliga, Coppa di Germania e Champions League): proprio come accadde 10 anni fa al Bayer Leverkusen di Reiner Calmund allora tanto deriso da Hoeneß & Co…

E mentre il CT tedesco Joachim Löw si preoccupa della condizione fisica e mentale dei convocati provenienti dal Bayern in vista degli Europei, la Società di Monaco non rinuncia al consueto “banchetto” postpartita.

Sono le 3 di notte quando gli eroi distrutti siedono a tavola, con mogli e fidanzate a consolarli e con Carletto Rummenigge a girare fra i tavoli con il microfono in mano per il consueto discorso.  Questa sconfitta, parola testuale  di Kalle, è ancor più “brutale” di quella di Barcellona.

Bild online pubblica una foto di Schweisteiger  piangente a terra e titola: “Schweini, piangiamo con te”. Dopo una partità così, il Bayern deve piangere soltanto su se stesso.

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Blatter contro Capello

Posted by ladycalcio su martedì, gennaio 8, 2008

È una bella lotta quella fra Blatter e Domenech, i due baluardi dell’anti-italianismo calcistico: una lotta all’ultimo sangue su chi dei due sputi più veleno sul nostro calcio e perda più occasioni per tacere.
L’ultima in ordine di tempo l’ha persa il presidente della Fifa, che ha accompagnato il primo giorno di lavoro di Fabio Capello alla guida della Nazionale inglese con l’ennesima “blatterata”.

Come riportato sul sito della BBC, Blatter disapprova la scelta di affidare la panchina inglese a Capello al punto di affermare, lui solo sa in nome di quale etica sportiva, che ingaggiando un CT straniero la madrepatria del gioco più bello del mondo avrebbe “infranto un principio del calcio internazionale”.

Blatter cita un principio non scritto secondo il quale “il team manager dovrebbe avere la stessa nazionalità dei giocatori”. “Molte delle migliori nazionali hanno un tecnico del proprio Paese”, prosegue. “Non ho mai visto l’Italia, la Germania, il Brasile o l’Argentina con un allenatore di altra nazionalità”. Una mentalità un po’ rétro nel mondo globalizzato dei nostri giorni, dove il calcio vive sugli stranieri: una “stecca” poco consona al ruolo internazionale che Blatter occupa, probabile sintomo della sua antipatia e prevenzione verso il nostro Paese.

Per la cronaca, Capello è il 2° tecnico straniero a sedere sulla panchina inglese dopo Sven-Goran Eriksson, che vi rimase per cinque anni e mezzo prima della disastrosa parentesi McLaren.

Fedelmente alla sua idea, Blatter non può non approvare l’istituzione di nuove “coaching schools” oltre Manica, come da un progetto recentemente annunciato. Tuttavia, nell’attesa che maturino i nuovi talenti (oltre che a scanso di ulteriori figuracce ai prossimi Mondiali), è innegabile che gli inglesi siano stati “open-minded”, di mentalità aperta, nell’ingaggiare un allenatore con alle spalle una vasta esperienza nelle squadre di club. L’unica perplessità di Blatter che mi sento di condividere riguarda la scarsa conoscenza dell’inglese da parte del tecnico friulano, che già il prossimo 31 gennaio dovrà diramare le sue prime convocazioni in vista dell’amichevole contro la Svizzera del 6 febbraio.

Una manifestazione di stima nei confronti di Capello viene invece da Graham Taylor, CT inglese dal ’90 al ’93: “Il mio parere è che il Sig. Capello sia un uomo scaltro e che conosca il calcio, i giocatori e persino la lingua inglese molto più di quanto pensiamo”.

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The Special One fa le valigie

Posted by ladycalcio su domenica, settembre 30, 2007

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Quando era arrivato alla corte di Abramovich, nel giugno del 2004, fresco di vittoria in Champions League con il suo Porto, Mourinho si era presentato ai giornalisti inglesi con questa frase: “Please don’t call me arrogant, but I’m European champion and I think I’m a special one” (per favore, non dite che sono arrogante, sono campione d’Europa e penso di essere un tipo speciale, n.d.r.).
Una frase questa, che nei tre anni spesi in Inghilterra come allenatore del Chelsea, Leggi il seguito di questo post »

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Il Liverpool dei giovani in vetta con grinta e talento

Posted by ladycalcio su venerdì, settembre 7, 2007

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Sono trascorse solo cinque giornate di campionato ma in Inghilterra, complice la sosta che permetterà alla nazionale di giocare le partite decisive per la qualificazione agli Europei contro Israele e Russia, si stilano i primi bilanci.

In vetta, a fare l’andatura, c’è il Liverpool, per la prima volta dopo cinque anni. Guidati da Rafa Benitez, da molti considerato il miglior allenatore in circolazione, i Reds Leggi il seguito di questo post »

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