CALCIO E PAROLE

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Pazza Inter, riscattati 16/5/2007

Giovedì sera, nella finale di ritorno della TIM Cup contro la Roma, l’Inter è attesa soprattutto al riscatto morale. Se non per il trofeo in palio, pressoché ipotecato dai giallorossi, i Campioni d’Italia dovranno combattere per l’onore, per la maglia e per i propri sostenitori. Se una sconfitta in finale ci poteva stare, stante soprattutto l’evidente calo atletico palesato nelle ultime prove, non altrettanto dicasi per la débacle, l’umiliazione subita e la mancanza di rispetto verso la maglia e i tifosi. Poiché di questo a mio avviso si è trattato, in campo e nelle dichiarazioni del dopopartita. Caliamoci nei panni dei tifosi nerazzurri in festa dopo il lungo digiuno di Scudetti, degli interisti di stanza a Roma accorsi allo Stadio Olimpico per ammirare finalmente da vicino la classe dei loro stratosferici beniamini… che invece si sono visti derisi e sbeffeggiati insieme alla loro squadra, ridicolizzata in diretta TV davanti a 3.400.000 telespettatori. Una parola di scuse ai tifosi: ecco ciò che è mancato nello strascico di polemiche, dichiarazioni e commenti mediatici successivi alla figuraccia. Intendiamoci: una sconfitta, seppur cocente, non può in nessun modo mettere in discussione lo splendido campionato disputato dall’Inter, rivelatasi di un altro pianeta rispetto alla concorrenza. Tuttavia, nonostante le dichiarazioni di Mancini su “La Gazzetta dello Sport” (“Non macchia lo Scudetto”), il blackout di mercoledì scorso costituisce una macchia soprattutto per come è maturato: “L’Inter è arrivata all’Olimpico con la concentrazione adatta a una scampagnata più che a una finale”, ha sintetizzato il giorno successivo Alberto Rimedio in un servizio andato in onda a RAI TG Sport (RAI 2). “Ci dispiace per i nostri tifosi. Chiediamo scusa per la vergognosa prestazione di questa sera e promettiamo di dare l’anima al ritorno a San Siro, dove tenteremo l’impossibile”: questa sarebbe stata la mia prima dichiarazione nelle vesti di capitano o di presidente. Mi hanno sorpreso non poco le dichiarazioni di Massimo Moratti davanti alle telecamere. Testualmente: “Erano in vacanza. Una volta all’anno può capitare d’impazzire. Oggi è capitato a noi. Era la partita che ce ne fregava di meno. Io stesso non la sentivo, così come penso che anche i giocatori forse non la sentissero”. Zanetti: “Quando ti capitano queste giornate non puoi fare niente (…) Non bisogna fare un dramma (…) Ci può stare. È l’unica partita che abbiamo sbagliato in tutto l’anno” Materazzi: “Ci può stare. Metterei la firma a sbagliare una partita all’anno”. Già, ma non da blasonati neocampioni d’Italia scesi in campo con la mente annebbiata dall’euforia e dai festeggiamenti. Non snobbando il trofeo vantato fino a ieri come il fiore all’occhiello della stagione. Non facendosi infliggere un mortificante punteggio da avversari staccati di 18 punti in campionato (e forse proprio per questo affrontati sottogamba). Non scendendo in campo già sazi e demotivati dopo la prima importante vittoria a distanza di 18 anni. Soprattutto, non nel nome di un’Inter che si propone di onorare Peppino Prisco e Giacinto Facchetti. Da qui, forse, l’accanimento verso i nerazzurri da parte della stampa non milanese, dalla quale traspare un malcelato mix di astio e di invidia: “Inter, record di sberle”, titola il Corriere dello Sport del 10 maggio: “La Roma infligge ai campioni una lezione di calcio”. Tuttosport all’interno: “Inter, il set della vergogna. L’Olimpico sembra il Foro Italico: nerazzurri umiliati con un punteggio tennistico. A “Qui Studio a Voi Stadio” (Telelombardia), complice il cuore rossonero, Emilio Bianchi parla di “dichiarazioni non da grande squadra”. E prosegue: “La grande squadra è la squadra che vuole vincere tutto, è la squadra che vuole cannibalizzare tutti i tornei”, subito puntualizzando che le parole dette dai nerazzurri non gli sarebbero piaciute nemmeno se pronunciate da Gattuso o da Kakà. In questo senso, è difficile dargli torto. Concordo con quanto emerso dal dibattito: da parte del Presidente, una tirata d’orecchie ai giocatori sarebbe stata più auspicabile di una giustificazione in toto. Forse, nonostante l’indubbio valore tecnico e atletico, l’Inter non possiede ancora la piena maturità per gestirsi a tutti i livelli, come dimostrato anche in occasione dell’eliminazione dalla Champions League ad opera del Valencia. O più semplicemente, vista con gli occhi dei suoi simpatizzanti, rimane, nel tempo, la “pazza Inter” che dà il titolo al suo inno. Ora, mentre Spalletti predica l’umiltà, memore delle precedenti clamorose rimonte subite dalla Roma, la “pazza Inter”, reduce dal rocambolesco 4-3 casalingo contro la Lazio con il quale ha dimostrato di essere tutt’altro che morta, deve combattere per l’onore e per i propri tifosi, ai quali si è rivolta chiedendo un caloroso supporto. Fra costoro, due d’eccezione nelle altissime sfere esortano più che mai all’impegno e al riscatto morale…

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