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STORIE TRISTI DI UN MONDIALE ISLAMICO DI MEZZO INVERNO

Posted by ladycalcio su martedì, novembre 22, 2022

È costato 300 miliardi di dollari, alla faccia della crisi economica mondiale, del Covid e di chi vive nella miseria più nera.

Ogni 13 secondi un bambino nel mondo muore di fame, e andate a raccontarlo a quella povera gente che questo ragionamento è pura demagogia. I sostenitori della logica economica imperante e capitalistica vi risponderanno che i massicci investimenti di denaro profusi per le grandi manifestazioni sportive hanno sempre un ritorno in termini di infrastrutture, benessere e creazione di nuovi posti di lavoro, e che insomma, si tratta pur sempre di soldi ben spesi a vantaggio della comunità umana.

Ma è proprio così? Assolutamente no, perlomeno per i Mondiali di Calcio di Qatar 2022, che faranno semplicemente piovere sul bagnato di un Paese già fra i più ricchi del mondo, peraltro talmente antidemocratico e irrispettoso dei diritti umani e civili da essere relegato al 128° posto (su 167 Paesi) da una recente inchiesta condotta dal settimanale britannico The Economist sull’indice di democrazia.

Il Mundial islamico, inserito nella Qatar National Visual 2030, è parte di un progetto governativo d’investimento ad ampio raggio sulle infrastrutture e l’industria locale. Lo aveva annunciato, a suo tempo, lo sceicco Ahmed Bin Nasser Bin Jassim Al Thani, ambasciatore del Qatar in Russia e membro della famiglia reale; concetto ribadito senza mezzi termini da Fatma Al Nuaimi, Capo della Comunicazione del Comitato Organizzativo del Mondiale, che aveva precisato la natura dei progetti infrastrutturali: nuove strade, una metropolitana, un aeroporto, alberghi e strutture turistiche ricettive, e dulcis in fundo, un’intera città nuova – Lusail – 23 km a nord dal centro della Capitale Doha, sviluppata su più di 38 km quadrati e sede del nuovo Lusail Iconic Stadium (capienza attorno agli 86mila posti) in cui si svolgerà la Finale del 18 dicembre prossimo.

Nulla a che vedere, dunque, con i progetti umanitari e la lotta contro la fame, la povertà e la malattia. Gli introiti da paura del Mundial sono finalizzati al restyling di un Paese già ricco sfondato, e quanto ai posti di lavoro, si stima che la costruzione dei nuovi stadi per la rassegna iridata sia costata la vita ad oltre 6500 operai (dato riportato dal Guardian nel febbraio 2021), in prevalenza migranti provenienti da India, Bangladesh, Sri Lanka, Nepal, Pakistan, Kenya e Filippine. Ma la tragica cifra è senz’altro molto più alta, considerati i decessi avvenuti dopo il febbraio ’21 e il fatto che non tutte le ambasciate dei Paesi sopracitati hanno fornito dati ufficiali sui lavoratori deceduti.

Sui temi accennati vi invito a leggere un significativo approfondimento apparso il 19 novembre scorso su Avvenire a firma di Massimiliano Castellani, linkato in calce a questo post.

Per citare Franco Califano, il resto è noia: l’assenza degli Azzurri, l’infortunio del Pallone d’oro Benzema, la faraonica inaugurazione, la sconfitta del Qatar per 2-0 nella partita inaugurale, la Pulce Messi che segna nel suo 4° Mondiale nonostante la sconfitta dell’Argentina contro l’Arabia Saudita (2-1).  

Da segnalare che in segno di solidarietà contro i soprusi perpetrati nel Paese, in Inghilterra-Iran (6-2) nessun giocatore della Nazionale iraniana ha cantato l’Inno. Prima del fischio d’inizio, difesi dal Governo britannico, i giocatori inglesi si sono inginocchiati secondo il taking the knee, per condannare le violenze e le discriminazioni razziali.

Il bellissimo articolo di Massimiliano Castellani su Avvenire:

https://www.avvenire.it/agora/pagine/a-tutto-gas-questo-il-ballo-del-qatar

I morti nella costruzione degli stadi:

https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/morti-costruzione-stadi-qatar

Ogni 13 secondi un bimbo nel mondo muore di fame:

La protesta dei giocatori inglesi e iraniani:

https://www.agi.it/sport/calcio/news/2022-11-21/la-protesta-arriva-al-mondiale-gli-iraniani-non-cantano-l-inno-gli-inglesi-s-inginocchiano-18906899/

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