CALCIO E PAROLE

By "Ladycalcio". Il blog più censurato e più temuto dagli addetti ai lavori

#IOVADOACORRERE

Posted by ladycalcio su giovedì, aprile 9, 2020

La sorpresa più amara in questi tempi di Coronavirus è quanto il popolo italiano sia stia dimostrando popolino, ciecamente obbediente e disposto a farsi imporre ogni sorta di angherie dalle autorità. Sgomenta che il lavaggio del cervello orchestrato dal nostro regime totalitario TRAMITE I MEDIA abbia stordito e annichilito pressoché tutti i cittadini di ogni livello di cultura ed estrazione sociale. Al di là del necessario stop ai raduni e alle manifestazioni di massa, lascia senza parole l’assoluta assenza di una difesa organizzata delle norme costituzionali che garantiscono le libertà sacre dell’individuo. Mentre si leggono notizie tipo quella di un anziano multato perché al supermercato aveva acquistato soltanto tre bottiglie di vino (che secondo i luminari che hanno elevato la contravvenzione non costituirebbero una spesa), stiamo ancora aspettando che un avvocato, un magistrato o un politico impugni pubblicamente I DELIRI emanati da Conte nelle sue notti insonni. Il tutto fa pensare, sempre di più, che il Coronavirus sia una manovra politica appositamente orchestrata.

Le uniche notizie calcistiche che posso commentare riguardano i calciatori di Serie A, che adagiati sul divano di casa, si collegano con le tv e i canali tematici raccontando di “allenamenti” casalinghi ridicoli e imbarazzanti per dei professionisti. Secondo il protocollo del “Sistema”, i campioni in poltrona concludono sistematicamente il collegamento invitando a rimanere a casa, come anch’essi stanno facendo da un mese. In quelle condizioni vorrebbero riprendere il campionato? Sembra una barzelletta.

Tornando al tema dell’incostituzionalità delle “regole”, non si comprende perché la Federcalcio, l’Uefa, le singole società calcistiche e i magnati delle Pay-TV, così potenti sul piano economico e politico, si siano piegati senza muovere un dito al decreto governativo che impone la cessazione degli allenamenti professionistici di squadra.

A rigor di buon senso, ci sarebbe stata una soluzione molto più intelligente, che avrebbe concesso agli atleti di mantenere la forma fisica senza rischiare infortuni a go go al rientro: mettere in quarantena le squadre nei rispettivi centri d’allenamento insieme a massaggiatori e personale di servizio, per poi proseguire la preparazione isolati nei propri raduni. Gli eroi della pedata avrebbero avuto a disposizione tutto ciò che si conviene a una compagine professionistica – e non alla Barbie.

Perché non lo si è fatto? Torno alla mia convinzione che questo Coronavirus sia tutto un gioco di potere per destabilizzare il mondo intero e condurre delle “prove tecniche di regime totalitario mondiale” – piano che a causa della dabbenaggine del popolino sta trovando via libera a 360 gradi.

Per non parlare dell’odio fomentato dai media verso gli sportivi e i runner in particolare (“come fanno, in un momento così tragico, ad avere in testa la corsa?”, si chiedono i più ottusi), forse per via del fatto che il presunto “paziente 1” (cosa tutta da dimostrare) sarebbe stato un podista di Codogno. Considerandolo l’”untore”, l’immaginario collettivo ha scatenato la caccia al runner. L’ignoranza crassa è peggio del Coronavirus e contro di essa non vi è rimedio.

Mancano le mascherine per i medici e gli infermieri, ma secondo il “Sistema”, chi appesta l’aria sono i jogger solitari desiderosi di un quarto d’ora d’aria; sono giunti in Europa i bombardieri termonucleari USA, ma la gente si preoccupa di quel tizio che corre per strada; in 8 anni i nostri governi hanno tagliato 130 miliardi di euro alla Sanità, ma i “criminali” sono i runner; Papa Francesco e Conte, compagni e compari, per dirla con i noti sketch di Paperissima si sono mostrati spudoratamente “vicini vicini”, ma per la gente comune, l’”untore” è il podista che esce da solo a sgranchirsi le gambe dopo un mese agli arresti domiciliari.

Siamo diventati un popolo di rimbambiti, che hanno sostituito il ben dell’intelletto con i decreti di un governo assolutista abusivo e non eletto dal popolo; attanagliati dal terrore del virus e delle minacce di multe e pene detentive sproporzionate agli “sgarri” e degne di una dittatura, gli italiani hanno calato le braghe, neppure sfiorati dal dubbio che tutto questo sia pericolosamente irregolare e metta seriamente a repentaglio la democrazia nel Paese. E com’è noto, l’ignoranza fa più guai della cattiveria.

È tempo di svegliarsi. È tempo che, come il bambino nella fiaba di Andersen, qualcuno gridi che “il re è nudo”. Vietare la salutare corsetta in solitudine che aiuta a smaltire lo stress è un provvedimento assurdo e inutile, poiché chi corre da solo su una strada vuota non contagia neppure una mosca. Consentirla a soli 200 metri da casa è un’idiozia senza appello, o se preferite, è sadismo. Chi altro, al di fuori di questo blog, ha il coraggio di dirlo chiaro, netto e tondo?

Fra le notizie più disgustose vi è quella, guarda caso passata in sordina, che i medici di base sono stati severamente e reiteratamente diffidati dallo stilare certificati d’esenzione al decreto anti-corsa a beneficio di chi necessita di fare movimento all’aperto per ragioni di salute (recupero da gravi incidenti, riabilitazione da operazioni o infarti (!!!), pazienti oncologici in convalescenza, patologie venose o linfatiche, depressione, ansia, e infiniti altri esempi). Ebbene: si vieta tutto per motivi di salute pubblica e si mandano alla malora centinaia o migliaia di questi malati?

I gravi rischi che costoro stanno correndo vanno sulla coscienza di Conte e del suo governo, con l’augurio che facciano al più presto rima con “punizione del Padreterno”.

Trovo nauseante che non vi sia stato nessuno sportivo di grido, nessuna federazione, nessun organismo di difesa dei diritti del malato che abbia avuto il coraggio di perorare la causa di chi fa sport per passione o, ancor peggio, per ragioni di salute.

La FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) e gli enti di promozione sportiva dediti al podismo hanno chinato ossequiosamente il capo a ciò che l’informazione pilotata e distorta definisce “obbedienza” e “rispetto delle regole”, mentre è tempo di gridare che “il re è nudo” e di riconoscere in questi provvedimenti l’incostituzionalità, la lesione dei più elementari diritti della persona, l’oppressione, la dittatura e il tentativo di schiavizzazione di massa. Altrimenti – e visti gli attuali chiari di luna non è esagerato ipotizzarlo -, il rischio è di scivolare senza accorgersene nell’”obbedienza cieca agli ordini” nello stile delle soldatesche della Seconda Guerra Mondiale, per la quale vi rimando ai libri di storia.

In Lombardia ci si è messo pure il Governatore Fontana, che evidentemente a digiuno di sport, tanto per mettere ulteriori paletti a chi cerca disperatamente di prendersi una boccata d’aria, da domenica ha imposto la mascherina anche a chi corre. Lancio una proposta: e se facessimo correre lui mascherato su e giù per le scale del Pirellone?

Come se i danni alla libertà delle persone non fossero già abbastanza ingenti, a invitare all’”obbedienza” ai soprusi intervengono influencer, blogger e persino alcuni siti podistici fra i più cliccati, dai quali mi sarei aspettata una linea editoriale molto più aggressiva e coraggiosa in difesa dei runner. In sostanza, i loro post sembrano equiparare il podista a una punching ball: dalle alte sfere governative è lecito imporgli di tutto e il suo dovere è sempre e soltanto quello di chinare la testa e obbedire, possibilmente con il sorriso ed escogitando i surrogati più fantozziani che gli procurino “un momento di gloria” sotto il giogo dei divieti.

Il sito podisti.net propone una carrellata delle “maratone dell’emergenza” più assurde: si va da Simon Lerch di Innsbruck, che afferma di aver coperto la distanza dei 42 km e 195 metri inanellando 2412 giri del suo giardino, al 21 enne Jacopo d’Alessio di Milano, che sui social ha documentato la sua “maratona casalinga” corsa sul circuito corridoio-camera da letto-terrazzo, lungo solo 26,1 metri, da ripetere 1617 volte (!!!), chiudendo la prova in 8 h 02′ 31″.

Due dilettanti in confronto all’argentino Mariano Nieto, che il 28 marzo scorso avrebbe corso una 100 chilometri su un percorso ripetibile di… 65 metri (!!!) ricavato nel cortile interno di casa, ripetuto la bellezza di… 46.154 volte (!!!).

Sorge spontanea la domanda: questi personaggi sono matti o sono savi? La mia personale opinione è che simili “imprese”, facciano male all’immagine del movimento.

Il trend è in rapida crescita: recentemente è stato stilato un pubblico programma delle “maratone della speranza”, che consiste nello scimmiottare le manifestazioni annullate…. correndole tutti nello stesso giorno e alla stessa ora in casa propria. No comment.

Eccezion fatta per le iniziative benefiche, queste “eroiche gesta”, oltre a trasmettere un senso di impotenza, frustrazione e disperazione, fanno gongolare il regime, che ha ottenuto ciò che voleva: docilità alle imposizioni più assurde, zero coraggio di ribellarvisi e ritrosia ad esprimere un parere contrario a quello del “gregge”, nel sacro timore di essere tacciati di disobbedienza civile.

L’esercito degli irriducibili che calzava quotidianamente le scarpette è in rotta completa: azzerato, stordito, succube, annichilito e allo sbando.

I supergasati che fino a qualche settimana fa si gloriavano di affrontare le salite più impervie o sciorinavano orgogliosi i propri tempi  e passaggi sulla maratona sono completamente “scoppiati” nella testa, vittime dei fantasmi dei controlli di Polizia e della colpevolizzazione da parte del popolo bue. Al punto in cui siamo, uscire a farsi una corsetta richiede gli attributi, dato che non mancano indecenti episodi di bullismo verso i runner.

Quando la consapevolezza e il coraggio fanno difetto scattano le paranoie e i contorcimenti mentali, che vorrebbero la corsa “fuori luogo” davanti allo strazio della devastazione del virus, come se a provocarla fossero stati i runner. Poco manca che il lavaggio del cervello mediatico imponga a questi ultimi di chiedere scusa di essere in salute, di correre e persino di esistere. Quando invece sarebbe il Governo Conte, dopo la sfilza di errori commessi, le rassicurazioni sugli zero casi in Italia e il fatidico “solo 15 giorni chiusi in casa per ripartire meglio di prima”, a dover chiedere scusa agli italiani di esistere ancora.

C’è chi si spiaggia e si ferma del tutto, chi ricorre al tapis roulant, chi si affida all’autorappresentazione mentale della corsa secondo l’”effetto Carpenter”, un training mentale “di fantasia” da praticare sdraiati sul letto immaginando di correre, per trasmettere alla mente le sensazioni del gesto atletico. Su repubblica.it, la psicologa dello sport Daniela Olivieri scomoda il padre della psicanalisi rispolverando dalla soffitta la fumosa “sublimazione di Freud”, “un meccanismo di difesa psicologico che ci eleva, consentendoci di dirigere i nostri impulsi più arcaici ed istintuali (la voglia di andare a farsi la sacrosanta sgambata, nda) verso mete più elevate ed attività socialmente utili” (Inchinarsi a Conte?). Secondo questa teoria (che trovo del tutto fuori luogo nel caso in oggetto) e secondo Olivieri, sublimare è “fare evolvere il conflitto tra dovere (piegarsi alle ingiustizie?) e piacere (il diritto alla sgambatina) in una scelta di libertà che si muove nella direzione del nostro sé superiore o transpersonale, e che trascende i confini dell’io”. Tutto questo fumo per la faccia di chi?

Pullulano le paranoie, gli slogan beceri tipo “le regole sono regole e vanno rispettate” (non importa quanto siano idiote), le esortazioni al sacrificio e alla rinuncia, quelle a non dare il cattivo esempio (ma fatemi il piacere, quale cattivo esempio dà un runner?), in un ridda di distorsioni e faziosità che squalificano il running come sconveniente e riprovevole. Ne risulta una popolazione di jogger snaturati e irriconoscibili nei loro ideali di libertà e gioia di correre.

In psicologia il fenomeno si chiama AUTOINGANNO (Self-Deception), cioè menzogna verso se stessi: è un meccanismo mentale di difesa, una sorta di “anestetico psicologico” con il quale il soggetto, nel doppio ruolo di ingannatore e di ingannato, protegge la sua autostima elaborando un racconto alternativo di se stesso e/o delle situazioni altrimenti insopportabili che lo vedono impotente e sconfitto.

Nel nostro caso: non vuoi ammettere neppure a te stesso che sei schiacciato, mazziato e succube di una dittatura che fa di te ciò che vuole, e che stai assistendo impotente al declino della tua forma fisica e alla rovina di tutto il tuo lavoro? La mente escogiterà le elucubrazioni più assurde per autoconvincerti che no, sei un vero sportivo perché fai della disciplina e della correttezza uno stile di vita e perché rispetti le regole (non importa quanto siano assurde); ti autoconvincerai che nel tuo sublime (e inutile) slancio altruistico di rinuncia a uno sport che è salute stai correndo la maratona più importante della tua vita (stando sul divano a vederti crescere la pancetta, pronto a subire i capricci del “premier” per altri 2-3 mesi); ti atteggerai a colui che dà il buon esempio, contro la masnada di “menefreghisti” che “non si rendono conto della situazione”, quando in realtà, frustrato e incapace di farti rispettare, ti ritrovi umiliato nel fisico e nella testa.

Gli studi scientifici confermano, all’unanimità, che la corsa è come una droga, e che i meccanismi dei suoi benefici psicofisici, legati al rilascio di endorfine da parte dell’ipofisi (una ghiandola endocrina del cervello), sviluppano dipendenza, provocando inevitabili crisi di astinenza in caso di stop prolungato.

Cosa sta accadendo agli ex-irriducibili, fermatisi di colpo e senza ragione per settimane? Come si può spiegare che il loro fisico, abituato da una vita a fare movimento, non si ribelli al lungo e immotivato stop? La spiegazione sta nel cedimento mentale che ho illustrato sopra: la “scoppiatura di testa”, essendo quest’ultima la “centralina” che comanda il corpo, azzera anche il fisico, che si prostra impotente al regime dittatoriale.

Completano il quadro gli “strilloni”che in tutta Italia, a nome dei sindaci locali, girano in auto esortando, come dischi rotti, a stare in casa.

Mi sono rotta anch’io e al lavaggio del cervello rispondo pubblicamente: IO VADO A CORRERE. Anzi, l’ho già fatto, da sola per le strade deserte, e lo rifarò in barba all’epidemia di demenza collettiva; e se ho sconfinato “di qualche metro” 🙂 rispetto ai 200 o giù di lì concessi dal decretucolo di Conte, è perché non sono un criceto. VADO A CORRERE e ho il coraggio di dirlo e di scriverlo e se qualcuno ha da ridire, il problema è soltanto nel suo cranio candido e centrifugato.

VADO A CORRERE perché non contagio nessuno (in caso contrario, mi asterrei); VADO A CORRERE perché è nel mio pieno diritto farlo; VADO A CORRERE perché sono una persona libera e tale voglio rimanere; VADO A CORRERE perché lo sport è salute; VADO A CORRERE perché ho l’intelligenza, la consapevolezza e la forza per resistere ai linciaggi e ai lavaggi del cervello; VADO A CORRERE perché non permetto a Conte di rovinarmi la forma fisica; VADO A CORRERE perché persino un’autorità come il Prof. Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, ha asserito che una moderata attività fisica (in questo momento, da praticare da soli) rafforza il sistema immunitario e che vietarla è un errore; VADO A CORRERE perché non ci sto a farmi mettere i piedi in testa da un professorucolo che gioca a fare il Churchill del 21° secolo; VADO A CORRERE perché i decreti del professorucolo sono carta straccia (i runner multati possono e devono impugnare le contravvenzioni!); VADO A CORRERE perché ritengo che la DISOBBEDIENZA ai totalitarismi e alle dittature sia un VALORE da portare avanti in difesa della DEMOCRAZIA.

Alla massa informe dei cervelli lavati, ai media asserviti al potere totalitario, ai maratoneti e centochilometristi “casalinghi”, ai “runner di fantasia”, a chi canta “Fratelli d’Italia” dalla finestra suonando il mandolino, a chi crede che a un passo da casa ci sia l’Esercito pronto a catturarlo, a chi litiga con il Sé, l’Io e il Super-Io, rispondo: IO VADO A CORRERE.

Da sola, per le strade deserte, incurante dell’epidemia di demenza collettiva.

Il parrucchiere è chiuso e la chioma è un po’ cresciuta e incolta; ma che senso di libertà sentirla ondeggiare al vento!

 

 

 

Link:

Nel ferrarese, un vicesindaco ha pesantemente apostrofato un cittadino con gravi problemi psichici che stava correndo su prescrizione medica. Non solo: lo ha filmato e postato su Internet per esporlo al linciaggio.

I colleghi di podisti.net, che hanno riportato il fatto, avrebbero potuto – e dovuto – rendere pubblico il nome di quel vigliacco. Anche in questo caso sono mancati gli attributi.

https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/6027-il-bullismo-verso-i-runner-non-ha-pieta-per-nessuno.html

 

Uno dei tanti esempi demenziali di come i media stanno demonizzando i jogger solitari, additati come irresponsabili alla stregua di “untori”, fotografati e messi online in barba alla legge sulla privacy. Qui siamo a Torino: se qualcuno si riconosce in queste foto sporga denuncia e chieda il risarcimento dei danni morali. È il minimo!

https://bit.ly/2RpnfF8

 

La sublimazione di Freud, da repubblica.it (Daniela Olivieri). Repubblica “si è distinta” per la sua linea anti-corsa.

https://www.repubblica.it/sport/running/salute-e-alimentazione/2020/04/04/news/coronavirus_la_corsa_la_rinuncia_e_la_sublimazione_di_freud-253152884/

maratona in casa, da podisti.net

https://bit.ly/39XSUEa

100 km in cortile, da podisti.net

https://bit.ly/39UP1zU

 

Il calendario delle “maratone della speranza”

https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/6009-11-maratone-della-speranza-si-comincia-con-milano-resisti-marathon.html

17 Risposte a “#IOVADOACORRERE”

  1. Lancillotto said

    Cara Lady, che dire? È un post da medaglia d’oro olimpica!

  2. Angelillo said

    Chapeau per il tuo coraggio ⭐

  3. Diossina said

    42 km, 100 km andando avanti e indietro in casa? Son più da terapia intensiva questi dei malati di Coronavirus!

  4. Voyager said

    “Crani candidi e centrifugati”, “massa informe dei cervelli lavati”: sei una forza bruta! :mrgreen:

  5. Sandrino55 said

    Anziché fare quelle pagliacciate di correre in casa, il “movimento” farebbe meglio a fare un’azione legale corale per i propri diritti. Sarebbe una mossa molto più utile e intelligente che manterrebbe saldi la dignità e il decoro della categoria.

  6. Lapidario said

    Conte dimettiti!

  7. Alpha89 said

    65 metri in cortile ripetuti per 46.154 volte? Se uno non è pazzo quando inizia, lo diventa ora della fine.

  8. Anna said

    Pezzo coraggioso, molto coerente e ottimamente costruito.

  9. Pepe said

    Un post così non si trova da nessun’altra parte: un capolavoro del controcorrente!

  10. Cornelio-alux45 said

    “Siamo diventati un popolo di rimbambiti”: hai detto tutto.

  11. Pegaso said

    Che si sia d’accordo o meno con te, bisogna ammettere che “Calcio e Parole” è veramente un blog unico, e che quello che scrive Ladycalcio non lo scrive nessuno. ❤

  12. Giuliano said

    Credo che più che essere degli idioti, politici e cittadini siano mentalmente in tilt. Notoriamente, la paura fa fare cose strane e a volte irragionevoli. Forse anche chi non esce a correre lo fa per la paura di infettarsi, anche se correndo da soli per le strade deserte è difficile che ciò avvenga. Sulle maratone in casa o in giardino sono d’accordo nel ritenerle delle assurdità.

  13. Evinrude said

    Oltre ai nuovi posti in terapia intensiva, bisognerebbe allestire un reparto psichiatrico speciale per i maratoneti e centochilometristi che corrono in casa e in giardino.

  14. MG said

    Stupenda l’analisi psicologica dell’autoinganno

  15. Taribo said

    Tutto verissimo. Se ti leggerà, il popolino arrendevole dei runner casalinghi non potrà che vergognarsi profondamente delle scemenze che ha fatto

  16. Saverio75 said

    Descrivi gli “irriducibili delle scarpette” come colossi d’argilla, e i fatti dicono che lo sono.

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