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NUOVA POSITIVITÀ SCHWAZER: SE QUESTA È LA DIFESA…

Posted by ladycalcio su venerdì, giugno 24, 2016

Una notizia “terribile e devastante”, “infondata” e “sbagliata”. “Una vicenda brutta  e sporca”. “Tanta ‘malvagia’🙂 e cattiveria per il Prof. Donati che ci ha messo tutta la sua credibilità, tutta la sua vita impegnata nell’antidpoing”. Queste le parole dell’Avv. Gerhard Brandstätter, legale di Alex Schwazer, alla conferenza stampa dell’altro ieri a Bolzano dopo la notizia di una (presunta) nuova positività all’antidoping del marciatore altoatesino.

Tutto questo a fronte di un percorso “limpido e trasparente”, “esemplare”, mano nella mano con il paladino dell’antidoping Prof. Sandro Donati.

Presenti al tavolo della conferenza stampa alla ricerca di “giustizia e verità” anche lo stesso Schwazer, l’Avv. Giuseppe Sorcinelli e la manager dell’atleta Giulia Mancini.

Sì, perché comunque la si pensi su Schwazer e sul suo ritorno da marziano nel Mondiale a squadre del maggio scorso dopo quasi quattro anni di squalifica per positività all’Epo, la nuova vicenda presenta degli aspetti tutti da chiarire. Pomo della discordia un campione d’urina del marciatore del 1° gennaio scorso, dichiarato dapprima negativo e in seguito positivo dopo essere stato rianalizzato… in maggio, pochi giorni dopo l’exploit bionico di Alex a Roma. I controlli, stando a quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, sarebbero opera della Iaaf.

Qualcosa non quadra e la cautela è d’obbligo. Limitiamoci per ora a commentare alcune esternazioni poco felici emerse durante la conferenza stampa, improntata più ai  toni d’attacco polemici che non alla difesa.

“Tenete presente che noi siamo qui avendo allestito in qualche modo l’argomento in meno di 24 ore”, dichiara Donati. E si vede.

“Oggi non ci saranno nessune scuse”🙂 , dichiara Schwazer. Soprattutto non ci sono i vertici federali della marcia:🙂 la faccia ce la mette Donati, Deus ex machina del trionfante ritorno romano che ora, per sua stessa dichiarazione, non può chiamarsi fuori. Di seguito, alcune pittoresche esternazioni dell’esimio luminare dell’atletica italiana:

Donati sul ruolo della prestazione bionica di Alex a Roma, seguita dal secondo posto nella 20 km di La Coruña: “Sono stati dati dei consigli a non vincere” da parte di “persone che hanno un ruolo importante”. Se posso permettermi, caro Professore, quello di rientrare tenendo un profilo basso e meno trionfalistico era un consiglio d’oro.

Nella parte di conferenza in lingua tedesca, Schwazer parla di “controlli privati pagati di tasca mia per dimostrare di essere pulito”. In pratica, di controlli eseguiti privatamente, e come tali, di nessun valore davanti alle istituzioni sportive.

Donati insiste invece sull’”antidoping privato”: “Con Alex abbiamo intrapreso un progetto che è unico al mondo: abbiamo messo a disposizione i dati dei più di 30 controlli…  35 controlli ematici che abbiamo fatto presso l’Ospedale Pubblico S. Giovanni (di Roma, ndr) delle istituzioni sportive, non abbiamo mai ricevuto risposta”. E ci crediamo.

Non pago, Donati pretenderebbe che il sistema sportivo, depositario a tutti gli effetti del sistema antidoping, mettesse “un attimino un abito di umiltà” e accettasse, in pratica, di confrontarsi con il medico privato dell’atleta: “Se un professore di un reparto di ematologia di un ospedale interviene con un monitoraggio ematico viene considerato comunque un invasore, una persona che toglie il monopolio, la gestione monopolistica”. Siamo all’assurdo: immaginate se ogni atleta avesse il suo professore di ematologia privato che confuta l’antidoping istituzionale?

Donati lascia sottintendere l’ipotesi complottistica e poi si perde fra prati e boschi: “ Il sistema ha sventato il rischio che questo (il ritorno alla grande di Alex senza mezzi illeciti, ndr) fosse un grande esempio positivo, perché è evidente che erano stati rivoluzionati i sistemi di allenamento, è evidente che uno che non aveva mai allenato la marcia aveva lasciato il segno in questa specialità (Donati se le canta e se le suona, ndr) grazie al talento spaventoso di questo atleta – io non ho mai allenato un atleta di questo talento, neanche Sabia aveva un talento di questo genere nonostante fosse un grandissimo atleta – forse Mennea – ed è chiaro che in questo processo sono subentrate le invidie,  sono subentrati i timori di un cambiamento forte con il quale bisognava misurarsi, bisognava riprendere in esame la metodologia dell’allenamento, è una materia in via … crepuscolare” (??????) 😆

Primo: non ci è ancora stato dato di conoscere i canoni del miracoloso sistema di allenamento del Prof. Donati, pulito e più redditizio del doping. Prego, Professore, siamo tutti orecchie… Secondo: Donato Sabia – atleta dei 400-800 m dei primi anni ’80 – e Pietro Mennea – un velocista – c’entrano con la 50 km di marcia come i cavoli a merenda! Terzo, di questo passo, il crepuscolo incombe piuttosto sulla carriera di Schwazer…

Prosegue l’ipotesi complottistica. Donati: “L’atleta positivo per doping diventa la preda sulla quale il sistema sportivo può dimostrare in ogni momento la propria durezza e la propria inflessibilità” (…).  Lo aiutavo (Schwazer, ndr) sì a crescere come atleta, ma al tempo stesso diventavo il suo handicap, perché l’odio che c’era nei miei confronti per le mie lotte passate doveva trovare una vendetta”.

Veniamo a bomba, cioè alle tracce di sostanze proibite che sarebbero state rinvenute alla rianalisi del contenuto della provetta del gennaio scorso. E qui, occhio alle contraddizioni. Secondo Donati, si tratterebbe di “steriodi anabolizzanti di diverso tipo” “per quantità complessivamente irrilevanti, al punto che il profilo ematico non cambia”. E ancora: “Quel dato potrebbe essere il doping di uno scemo, di un’ inutile sostanza a livello bassissimo che non porta da nessuna parte”.

Una precisazione squisitamente tecnica senza prendere posizione sul caso specifico di Schwazer: nelle urine, a meno di un controllo immediatamente successivo all’assunzione del farmaco proibito,  a distanza di giorni vengono rinvenute “tracce” del medesimo, ben poco indicative delle dosi assunte. Tanto più che alcuni farmaci sono a lento rilascio. Da qui i controlli antidoping ravvicinati eseguiti sugli atleti.

A questo punto, con un’uscita quanto mai infelice, Schwazer rivela di aver già assunto il farmaco proibito rinvenuto nella provetta ai tempi in cui si dopava, senza ottenerne alcun beneficio. Alex parla dunque di un’unica sostanza: una contraddizione rispetto a quanto dichiarato da Donati, secondo il quale nella provetta sarebbero stati rinvenuti “steroidi anabolizzanti di diverso tipo” (!!!). Schwazer si impantana poi in un discorso senza uscita sull’ottimizzazione dell’allenamento in caso di assunzione di anabolizzanti.

Secondo l’Avv. Brandstätter, questi ultimi sarebbero “sostanze anaboliche che nulla hanno a che vedere con gli sport di resistenza”. “Gli anabolizzanti non servono agli atleti della resistenza”, gli fa eco Donati, che ribadisce: “Un marciatore della 50 km  ha bisogno di tutt’altro, ha bisogno di resistenza”.

Spiacente di dover contraddire il Prof. Donati: gli steroidi anabolizzanti, ormoni di sintesi con l’effetto di favorire la crescita della massa muscolare, vengono assunti anche negli sport di resistenza. Ciò avviene soprattutto nella fase di potenziamento muscolare, che per chi pratica gli sport estivi viene programmata nel corso della preparazione invernale. La muscolatura più potente che se ne ottiene permette di incrementare la forza muscolare e di sostenere maggiori carichi di lavoro, oltre che di aumentare il numero delle fibre muscolari destinate ad andare distrutte nel corso delle migliaia di km percorsi in allenamento.

Più avanti Donati corregge il tiro: L’anabolizzante può essere utile anche al marciatore, ma utile in maniera parcellare” (???)🙂 . “È evidente che il marciatore si affida soprattutto alla resistenza. Ciò nonostante una solidità muscolare dà dei vantaggi, ma la solidità muscolare si deve vedere, si deve tramutare in massa”.

Non necessariamente! Soprattutto in un fisico longilineo sottoposto a elevate percorrenze chilometriche. Le  fibre muscolari vengono infatti distrutte durante gli sforzi prolungati: si parla di “catabolismo muscolare”, in antitesi all’”anabolismo”, cioè alla costituzione della massa muscolare, che si ottiene con il lavoro di potenziamento  – e in certi casi, assumendo sostanze illecite!

La valutazione non può dunque avvenire a livello visivo come pretenderebbe Donati, che invece insiste: “Schwazer, atleta di 1,87 m, pesa 67,5 kg… ci vuole un bel fegato per far passare un soggetto di questo genere per anabolizzato”. Ripeto: non prendo alcuna posizione sul fatto che Schwazer abbia assunto o meno quelle sostanze. Semplicemente, l’ antidoping non può avvenire “a occhio”!

Donati ritorna a ventilare delle presunte irregolarità riesumando un caso di molti anni fa: una marciatrice da lui allenata risultata positiva alla caffeina (sostanza stimolante) che non aveva assunto, ma che qualcuno aveva messo nella provetta. E qui, la sgrammaticatura del professore in relazione alle procedura antidoping è tragicomica: “I tempi sono cambiati. La sofisticazione degli interventi è sicuramente imparagonabile”.😆

Qualcuno fra i giornalisti presenti ipotizza lo zampino della Federazione russa, sospesa  in relazione ad alcuni fatti legati a Schwazer.

L’Avv. Brandstätter parla di “antipatie”. Donati: “Ha analizzato gli amici che ha frequentato e non vede nessuno propenso a ingannarlo in questa maniera. Quindi bisogna cercare altrove”.

Donati parla anche di “compravendita di positività” da parte di alcuni dirigenti Iaaf.

Nella confusione generale, nessuno chiarisce gli interrogativi fondamentali. Primo fra tutti, perché il campione di urina di Schwazer già analizzato in gennaio con esito negativo sia stato rianalizzato in maggio. Né si fa riferimento ad alcun regolamento federale in materia di antidoping. L’uomo della strada si domanda chi abbia accesso alle provette e se l’analisi su un campione di urina vecchio di oltre cinque mesi possa essere considerato attendibile. Su questi fondamentali punti avrebbe dovuto vertere la difesa di Schwazer, non sulle arrampicate sui vetri del Prof. Donati.

Viene annunciata una denuncia penale contro ignoti ed effettivamente, in questa vicenda qualcosa di strano c’è. Come le controanalisi sul campione B d’urina fissate a non prima del 5 luglio, nonostante l’incombere dei Giochi Olimpici.

“Cercheremo di andare a fondo”, si è sentito ripetere tante volte durante la conferenza stampa. Ma se la difesa è questa, a fondo rischia di andarci Alex Schwazer.

Il precedente:

https://calcioparole.wordpress.com/2016/05/09/schwazer-bionico-meglio-che-con-il-doping/

 

9 Risposte to “NUOVA POSITIVITÀ SCHWAZER: SE QUESTA È LA DIFESA…”

  1. Diossina said

    Davvero un illuminato questo Prof. Donati!🙂

  2. Pollicino said

    Infatti: perchè è stato rianalizzato il campione? Com’è possibile che prima sia risultato negativo e poi positivo?

  3. Lancillotto said

    Questo è il triste quadro dell’atletica italiana e degli illustri personaggi che la conducono. E poi ci meravigliamo che i medaglieri siano ai minimi storici e che i pochi ragazzini che non si danno al calcio si dirottino verso altri sport. Il solo fatto che la “difesa” da parte federale sia stata affidata a un Donati zoppo nella grammatica e ancor più nei concetti la dice tutta sulla disorganizzazione e sul menefreghismo di Federatletica, che non si è neppure premurata di salvare la propria faccia.

    • marathonman78 said

      Dove sono ora l’advisor della marcia Antonio la Torre, il Presidente del Coni Giovanni Malagò e il Presidente della Fidal Alfio Giomi, che l’8 maggio scorso a Roma gongolavano soddisfatti del ritrovato Schwazer e del rivoluzionario metodo d’allenamento di quel genio di Donati?

  4. The Night Rider said

    Ma da dove l’hanno pescato quel Donati?

    • Evinrude said

      Alla faccia di diventare l’handicap di Schwazer! Mi sembra che Donati abbia sparato una serie di assurdità tale da ingarbugliare irrimediabilmente la situazione!

  5. Gromly said

    Ma dai, vi sembra credibile che a uno che non ha mai allenato nella marcia venga affidato un olimpionico? Vi pare che uno che si esprime in quell’italiano e con quella confusione di concetti possa essere definito un “professore”? Donati ha fatto da prestafaccia perché nessuno della Federazione voleva rischiare la faccia a fianco di Schwazer e ora la patata bollente è rimasta in mano a lui!

  6. Anna said

    Si capisce che l’articolo è scritto da qualcuno che la sa lunga, da una persona molto competente che conosce a fondo l’ambiente dello sport

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