CALCIO E PAROLE

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È UN’INTER IN IDEOGRAMMI CINESI

Posted by ladycalcio su martedì, giugno 7, 2016

La Milano sfavillante di Expo, polo trainante dell’economia italiana e nostro fiore all’occhiello all’estero, si vende ai cinesi.

Perché vendersi agli indonesiani non le è bastato. Ci eravamo abituati agli occhi a mandorla di Erick Thohir e al suo inglese orientaleggiante – in oltre due anni, mai una frase in italiano che andasse al di là di “Forza Inter” o poco più – e ora ci tocca una “Press Conference for Suning’s Acquisition of Inter Milan” in cinese da Nanchino, capoluogo della provincia dello Jiangsu, in cui prendono la parola Zhang Jindong, proprietario di Suning Holdings Group, Gong Lei, vicepresidente di Suning Sports Group, Erick Thohir e Javier Zanetti, l’unico volto familiare ai tifosi e l’unico a parlare italiano.

Giuseppe Meazza… Giacinto Facchetti … i nomi che hanno fatto la storia dell’Inter sono scritti prima in cinese e sotto in italiano sulla falsariga della toponomastica altoatesina: prima Sterzing in tedesco e poi Vipiteno, prima Bruneck e poi Brunico, e via dicendo, per la gioia degli italiani.

Il mio pensiero va ad Angelo Moratti, Peppino Prisco e Giacinto Facchetti. Chissà cosa direbbero se fossero ancora al mondo, chissà cosa commenteranno fra loro lassù.

Me l’ero domandato anche a fine 2013 all’avvento di Thohir http://bit.ly/22M9GNH , quando il trionfalistico Comunicato ufficiale di FC Internazionale suonava così: “Dopo aver guidato il Club in una storia di successo, la Famiglia Moratti ha ora avviato un nuovo corso per assicurare all’Inter il futuro più brillante: Erick Thohir, Rosan Roeslani, Handy Soetedjo e la Famiglia Moratti lavoreranno insieme per assicurare un futuro vincente e rendere il Club ancora più competitivo in Italia, in Europa e nel resto del mondo

Penso che la storia dell’Inter si arricchisca di una nuova stagione, grazie ai nostri partner internazionali che, sono certo, contribuiranno alla continuità di successi. L’entusiasmo e il pragmatismo dei nuovi soci sono certamente una garanzia per il futuro’ ha dichiarato Massimo Moratti.

Thohir allora: ‘Oggi è davvero un giorno speciale. Sono onorato che Massimo Moratti mi abbia affidato la responsabilità di guidare l’Inter in un nuovo capitolo della sua storia, e sono molto felice per il fatto che continuerà ad essere presente come mio partner. http://bit.ly/1rbrjJ5

Non è andata proprio così. Dal 15 novembre 2013 l’Inter di Thohir ha totalizzato 53 vittorie, 35 pareggi e 34 sconfitte, 176 goal fatti e 130 subiti. In Campionato il miglior risultato è stato il 4° posto nel torneo 2015-16 appena concluso, a fronte del 5° nel 2013-14 e dell’8°nel 2014-15. L’Inter non ha più centrato la qualificazione alla Champions League e su 12 incontri in Europa League ha fatto segnare 6 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte. Il risultato migliore l’ha ottenuto in Coppa Italia, con la semifinale 2016 persa ai rigori contro la Juventus. 29 i giocatori acquistati, 41 quelli ceduti, per un totale di spese di mercato di 140 milioni di euro a fronte di 126 milioni di entrate. I risultati di esercizio sono passati da – 102 a -140 milioni di euro (fonte: La Gazzetta dello Sport).

Ora, con la cordata di salvataggio dei cinesi che evita ad FC Internazionale di affogare nei debiti, si ricomincia tutto daccapo. “Quando sono entrato per la prima volta a San Siro mi sono emozionato e sono diventato subito un tifoso nerazzurro”, è il “déjà entendu” di Jindong, che intelligentemente ci risparmia la  citazione di Ventola & Co.

Su cosa egli sappia pallidamente di Helenio Herrera, di Sarti, Burgnich, Facchetti, del Sinistro di Dio Mariolino Corso piuttosto che della partita della lattina di Mönchengladbach, meglio non indagare.

Società di vendita di elettrodomestici e prodotti elettronici fondata da Jindong partendo da una bottega di condizionatori, Suning dispone ora di una TV online, di una piattaforma di e-commerce (in cui vende, fra l’altro, prodotti per bimbi e mamme) e di 4.200 punti vendita in Cina. Controlla il 20 % del mercato cinese in un Paese di 1,3 miliardi di abitanti. Quanto al merchandising e alle relative risorse da reinvestire nel calcio, può contare su 135 milioni di tifosi cinesi e 190 di tifosi asiatici che, acquistando il materiale nerazzurro,  garantirebbero il rilancio dell’Inter in un piano quinquennale.

Nell’era dei Super Club, il Gruppo Suning acquista il 70% delle quote nerazzurre e promette internazionalità, solidità e partnership strategica:“New World! New Success!”“More International, More Exciting!”, sono gli slogan che si leggono – solo in cinese e in inglese – alle pareti.

Le lingue ufficiali dei “Baüscia” sono diventate e il cinese e  l’inglese appunto, come dal ridicolo organigramma anglomane che chiama il Vicepresidente Zanetti “Vice President” e che i nostri eruditi giornalisti definiscono il “manàggment” (management, ndr) con l’accento sulla seconda “a” e la doppia “g”. Organigramma a rischio di essere rimescolato per l’ennesima volta, con le inevitabili epurazioni e con l’insediamento di nuovi uomini voluti dalla nuova Dirigenza.

La voce che la gestione Thohir fosse un “cerotto” della durata di un paio d’anni per ripianare il bilancio societario era corsa sin da subito a Milano. I “rumours”, tuttavia, volevano il ritorno in scena di Massimo Moratti. Il Presidentissimo invece,  forse il più disorientato fra i tifosi, cede la mano ed esce da quello che non è più calcio ma puro business alla rincorsa di vette economiche sempre più da capogiro: una Torre di Babele che presto o tardi è destinata a portare al collasso l’intero sistema.

Addio “Luci a San Siro”. Addio “Eravamo in centomila”.

Risuona l’inno “Pazza Inter Amala”, ma il motivo più adatto all’occasione sarebbe il vecchio successo di Georges Moustaki “Lo Straniero”.

È il risultato della scellerata gestione dell’economia italiana, lo specchio di un paese in ginocchio, la verità crudele sulla Milano che allo scoccare della mezzanotte del 31 ottobre 2015 ha svestito l’abito della festa di Expo e non possiede in realtà nemmeno l’ombra di un industriale in grado di ridare lustro a un suo gioiello storico.

L’unica figura di riferimento che rimane ai tifosi è Javier Zanetti, il “Capitano”. Sempre che prima o poi i cinesi non facciano fuori anche lui.

Segnatevi bene le parole del Ceo Michael Bolingbroke ieri a Inter Channel – tradotte da Ladycalcio – e incorniciatele:

“Quest’anno, il nostro obiettivo è essere sicuri di finire il Campionato in zona Champions League – quindi, o di vincere lo Scudetto, o di arrivare secondi o terzi e di qualificarci (per la Champions League, ndr). Questo è il nostro primo obiettivo. Il secondo è di vincere l’Europa League 😯 – e vogliamo vincerla. Siamo consapevoli che arriveremo fin dove potremo, ma l’obiettivo è vincerla”.

E ancora: “Sono un tifoso di calcio, capisco il calcio e so che per i tifosi l’aspetto più importante del loro amore per il club è il patrimonio delle tradizioni. Quando a sostenere la squadra è stato tuo padre, il padre di tuo padre, e così via andando indietro nelle generazioni…

E  ora che globalizziamo, che l’industria del calcio globalizza, si aggiungono molti, moltissimi nuovi tifosi, perché questi hanno la possibilità di seguire le partite in digitale. Improvvisamente, la squadra non viene più vista come una realtà locale, perché ha tifosi in tutto il mondo. Ma la squadra rimane comunque una realtà locale, non potrà mai smettere di esserlo. Io voglio rassicurare tutti coloro che ora mi stanno ascoltando che capisco, capisco la preoccupazione di chiunque si preoccupa di questa eredità e della passione legata all’essere interista – e mi accerterò che queste vengano protette e preservate”.

Sempre che Bolingbroke non venga sostituito da “Cho Lin T’ er Nel Quo Re”.

 

8 Risposte to “È UN’INTER IN IDEOGRAMMI CINESI”

  1. Angelillo said

    Sarò un nostalgico, ma mi fa male il cuore

  2. Zebra said

    Il miglior modello di gestione è e rimane quello della Famiglia Agnelli, che da una vita si tiene cara la Juve

  3. Diegomilitofacciungol said

    Credo che nel villaggio globale del mondo d’oggi si debba superare la comprensibile diffidenza inziale e guardare al sodo. Se Suning è in grado di metterci dei capitali per costruire un’altra grande Inter, ben venga. Ogni epoca è diversa dall’altra e non è detto che anche l’Inter cinese non possa avere il suo fascino.

  4. Lapidario said

    Chi vivrà vedrà

  5. Spillo70 said

    Almeno un po’ di inglese, perbacco!

  6. Helenio said

    Moratti che se ne va… si chiude un’era

  7. Max said

    Non è che Milano non abbia investitori/imprenditori all’altezza di comprare l’Inter, è il calcio italiano che non è più profittevole per un imprenditore italiano. Nessuno desidera, soprattutto oggi, perdere soldi, tanto meno per passione. Gli imprenditori non sono dei pazzi. C’è davvero una ragione per buttare soldi in una squadra di calcio in un’economia con tassazione al 60%? Pensiamo davvero che Angelo Moratti non avesse al tempo interessi nell’avere una posizione di potere (anche e non solo) per assicurarsi il business delle raffinerie in Sardegna? Il calcio è sempre stata una vetrina per consolidare i successi personali in altri campi. Non pensiamo che proprietà straniere non debbano per forza comprendere i valori storici del club. Basta guardare il Liverpool o il Manchester United (americani), il Chelsea (russo). Hanno mantenuto notorietà e radici. La stessa Juve è di proprietà della Exor, che raccoglie investimenti quasi esclusivamente all’estero, la Roma è americana, il Milan sta per diventare cinese (se Berlusconi rinsavirà), il Napoli non resisterà a lungo nelle mani di De Laurentis (a cui tocca vendere Higuain), gli altri…. ahimé, nel calcio italiano, non esistono. Lo spazio è per chi invece è in mercati che hanno ancora grande capacità di crescita e di sviluppo esiste. e può portare anche buoni benefici a tutto il movimento.

    • Ladycalcio said

      A parte che si parla di due epoche e di due mondi diversi, Angelo e Massimo Moratti avranno anche avuto i loro interessi, ma erano anime nerazzurre con una tradizione di passione per l’Inter tramandata da generazioni. Potrei chiudere qui il discorso e avrei già detto tutto.

      Nel caso di Thohir e di Jindong tutto si riduce a puro business da parte di chi non conosce né il gioco del calcio, né tantomeno l’Inter e la realtà di Milano (vedi la gaffe del tentato scambio di Guarin con la Juve, che scatenò l’invasione di C.so Vittorio Emanuele da parte della Curva Nord). E poco contano i patetici tentativi di citare Ventola o di deliziare i telespettatori di Inter Channel con coretti di tifosi indonesiani o cinesi che scandiscono slogan come “Amala” o “Forza Inter”.

      I tifosi si Liverpool e ManU non si ritrovarono le scritte in cirillico, né una Dirigenza che parlava una lingua a loro sconosciuta (questo aspetto, che ha molto disorientato i tifosi nerazzurri, sarebbe stato da curare opportunamente). Quanto alla Juve, è pur sempre rappresentata dalla famiglia Agnelli e in essa si identifica.

      Quello di chiamare in aiuto gli stranieri è un nostro malvezzo storico, vedi “Francia o Spagna, basta che se magna”. Ed è sufficiente aprire un libro di storia per leggere come finì.
      Il Liverpool inizialmente con gli americani ebbe i suoi bei problemi, ma al di là di questo, le società che hai citato – soprattutto quelle inglesi – hanno presentato una pianificazione chiara e l’hanno rispettata.

      Nel caso dell’Inter sconcerta la non chiarezza di tutta l’operazione. Per chi avesse la memoria corta ho ripubblicato il comunicato stampa di FC Internazionale all’epoca dell’avvento di Thohir, che ufficialmente avrebbe dovuto essere il salvatore della Patria: letto poco più di due anni dopo spaventa per la distorsione fra promesse e realtà. Non per nulla, già da allora nei bar di Milano si vociferava che l’indonesiano fosse solo una figura di transizione per sanare i debiti della Società, né è certo che in barba alle sue rassicurazioni egli rimanga oltre l’autunno. È da società seria tutto ciò?

      Mancini strilla dalle pagine dei quotidiani che del passaggio di proprietà non ne sapeva nulla, mentre i giocatori, stanchi di promesse a vuoto, migrano verso altri lidi. I Dirigenti nerazzurri passano con nonchalance da millantati progetti per uno stadio di proprietà (quando devono attirare nuovi abbonati) all’elogio del vecchio San Siro (perché per il nuovo stadio mancano i soldi). È affidabilità e trasparenza gestionale tutto ciò?

      Se il Toro – seppur non di prima schiera – ha come Presidente Urbano Cairo, facendo le debite proporzioni Milano dovrebbe avere un signor presidente, se non milanese, almeno lombardo o… italiano. In verità non ha nessuno. O altrimenti, citami il nome di qualche industriale che al di là della nostra sgangherata legislazione, con gli opportuni sponsor potrebbe avere il potere economico per mettersi alla guida dell’Inter. Io non vedo nessuno. Non nego che la tassazione alle stelle sia fra le prime cause del disastro: ho parlato io per prima di pessima gestione economica nel nostro Paese.

      La triste realtà è che Milano vive di falsa grandeur e il fatto che sia l’Inter sia il Milan abbiano bisogno delle cordate di salvataggio cinesi ne è la drammatica dimostrazione.
      Il vestito della festa che Milano ha indossato per Expo corrisponde più o meno a quello confezionato allo Stadio Meazza per la Finale di Champions League di pochi giorni fa. Ma tolte le maschere? Smantellati i padiglioni della fiera la realtà milanese rimane quella delle grandi imprese che licenziano o si arrabattano sotto organico, e quanto al caro vecchio San Siro, dopo anni di incuria e di interventi al risparmio tornerà ad essere lo stadio con i servizi igienici da terzo mondo, le rampe non accessibili ai disabili e il terzo anello dal quale puoi seguire il gioco solo con il binocolo.

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