CALCIO E PAROLE

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Archive for giugno 2016

E ORA, OCCHIO ALLA GERMANIA…

Posted by ladycalcio su martedì, giugno 28, 2016

“Un capolavoro tattico”. Così Gianluca Vialli (Sky) ha definito il passaggio ai quarti degli Azzurri a Euro 2016 dopo la vittoria di 2-0 sulla Spagna.

Sì, perché l’Italia di Conte è una squadra operaia messa insieme abilmente che gioca coesa, nonostante i rimproveri secondo cui il “Contismo” risiederebbe soprattutto nel non lasciar giocare l’avversario.

Osannata all’inizio, falcidiata dalle critiche dopo la sconfitta contro l’Irlanda, la nostra Nazionale ha dimostrato ancora una volta che l’Italia del calcio vince alla grande contro gli avversari difficili e perde contro le squadre che “snobba”.

Il duello di sabato sera ripropone un’avversaria storica: la Germania. Conte e i suoi uomini sono euforici, ma come era stato sbagliato dare per finiti gli Azzurri pochi giorni fa, lo è altrettanto incensarli dopo l’ottima prova di ieri sera.

Abbiamo eliminato i Campioni Europei in carica ed ora – ad majora – ci toccano i Campioni del Mondo. Mantenere alta la concentrazione è d’obbligo. I tedeschi ci temono, ma a loro volta cercheranno di compensare gli evidenti deficit tecnici con la grinta e la voglia di batterci di sempre…

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NUOVA POSITIVITÀ SCHWAZER: SE QUESTA È LA DIFESA…

Posted by ladycalcio su venerdì, giugno 24, 2016

Una notizia “terribile e devastante”, “infondata” e “sbagliata”. “Una vicenda brutta  e sporca”. “Tanta ‘malvagia’ 🙂 e cattiveria per il Prof. Donati che ci ha messo tutta la sua credibilità, tutta la sua vita impegnata nell’antidpoing”. Queste le parole dell’Avv. Gerhard Brandstätter, legale di Alex Schwazer, alla conferenza stampa dell’altro ieri a Bolzano dopo la notizia di una (presunta) nuova positività all’antidoping del marciatore altoatesino.

Tutto questo a fronte di un percorso “limpido e trasparente”, “esemplare”, mano nella mano con il paladino dell’antidoping Prof. Sandro Donati.

Presenti al tavolo della conferenza stampa alla ricerca di “giustizia e verità” anche lo stesso Schwazer, l’Avv. Giuseppe Sorcinelli e la manager dell’atleta Giulia Mancini.

Sì, perché comunque la si pensi su Schwazer e sul suo ritorno da marziano nel Mondiale a squadre del maggio scorso dopo quasi quattro anni di squalifica per positività all’Epo, la nuova vicenda presenta degli aspetti tutti da chiarire. Pomo della discordia un campione d’urina del marciatore del 1° gennaio scorso, dichiarato dapprima negativo e in seguito positivo dopo essere stato rianalizzato… in maggio, pochi giorni dopo l’exploit bionico di Alex a Roma. I controlli, stando a quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, sarebbero opera della Iaaf.

Qualcosa non quadra e la cautela è d’obbligo. Limitiamoci per ora a commentare alcune esternazioni poco felici emerse durante la conferenza stampa, improntata più ai  toni d’attacco polemici che non alla difesa.

“Tenete presente che noi siamo qui avendo allestito in qualche modo l’argomento in meno di 24 ore”, dichiara Donati. E si vede.

“Oggi non ci saranno nessune scuse” 🙂 , dichiara Schwazer. Soprattutto non ci sono i vertici federali della marcia: 🙂 la faccia ce la mette Donati, Deus ex machina del trionfante ritorno romano che ora, per sua stessa dichiarazione, non può chiamarsi fuori. Di seguito, alcune pittoresche esternazioni dell’esimio luminare dell’atletica italiana:

Donati sul ruolo della prestazione bionica di Alex a Roma, seguita dal secondo posto nella 20 km di La Coruña: “Sono stati dati dei consigli a non vincere” da parte di “persone che hanno un ruolo importante”. Se posso permettermi, caro Professore, quello di rientrare tenendo un profilo basso e meno trionfalistico era un consiglio d’oro.

Nella parte di conferenza in lingua tedesca, Schwazer parla di “controlli privati pagati di tasca mia per dimostrare di essere pulito”. In pratica, di controlli eseguiti privatamente, e come tali, di nessun valore davanti alle istituzioni sportive.

Donati insiste invece sull’”antidoping privato”: “Con Alex abbiamo intrapreso un progetto che è unico al mondo: abbiamo messo a disposizione i dati dei più di 30 controlli…  35 controlli ematici che abbiamo fatto presso l’Ospedale Pubblico S. Giovanni (di Roma, ndr) delle istituzioni sportive, non abbiamo mai ricevuto risposta”. E ci crediamo.

Non pago, Donati pretenderebbe che il sistema sportivo, depositario a tutti gli effetti del sistema antidoping, mettesse “un attimino un abito di umiltà” e accettasse, in pratica, di confrontarsi con il medico privato dell’atleta: “Se un professore di un reparto di ematologia di un ospedale interviene con un monitoraggio ematico viene considerato comunque un invasore, una persona che toglie il monopolio, la gestione monopolistica”. Siamo all’assurdo: immaginate se ogni atleta avesse il suo professore di ematologia privato che confuta l’antidoping istituzionale?

Donati lascia sottintendere l’ipotesi complottistica e poi si perde fra prati e boschi: “ Il sistema ha sventato il rischio che questo (il ritorno alla grande di Alex senza mezzi illeciti, ndr) fosse un grande esempio positivo, perché è evidente che erano stati rivoluzionati i sistemi di allenamento, è evidente che uno che non aveva mai allenato la marcia aveva lasciato il segno in questa specialità (Donati se le canta e se le suona, ndr) grazie al talento spaventoso di questo atleta – io non ho mai allenato un atleta di questo talento, neanche Sabia aveva un talento di questo genere nonostante fosse un grandissimo atleta – forse Mennea – ed è chiaro che in questo processo sono subentrate le invidie,  sono subentrati i timori di un cambiamento forte con il quale bisognava misurarsi, bisognava riprendere in esame la metodologia dell’allenamento, è una materia in via … crepuscolare” (??????)  😆

Primo: non ci è ancora stato dato di conoscere i canoni del miracoloso sistema di allenamento del Prof. Donati, pulito e più redditizio del doping. Prego, Professore, siamo tutti orecchie… Secondo: Donato Sabia – atleta dei 400-800 m dei primi anni ’80 – e Pietro Mennea – un velocista – c’entrano con la 50 km di marcia come i cavoli a merenda! Terzo, di questo passo, il crepuscolo incombe piuttosto sulla carriera di Schwazer…

Prosegue l’ipotesi complottistica. Donati: “L’atleta positivo per doping diventa la preda sulla quale il sistema sportivo può dimostrare in ogni momento la propria durezza e la propria inflessibilità” (…).  Lo aiutavo (Schwazer, ndr) sì a crescere come atleta, ma al tempo stesso diventavo il suo handicap, perché l’odio che c’era nei miei confronti per le mie lotte passate doveva trovare una vendetta”.

Veniamo a bomba, cioè alle tracce di sostanze proibite che sarebbero state rinvenute alla rianalisi del contenuto della provetta del gennaio scorso. E qui, occhio alle contraddizioni. Secondo Donati, si tratterebbe di “steriodi anabolizzanti di diverso tipo” “per quantità complessivamente irrilevanti, al punto che il profilo ematico non cambia”. E ancora: “Quel dato potrebbe essere il doping di uno scemo, di un’ inutile sostanza a livello bassissimo che non porta da nessuna parte”.

Una precisazione squisitamente tecnica senza prendere posizione sul caso specifico di Schwazer: nelle urine, a meno di un controllo immediatamente successivo all’assunzione del farmaco proibito,  a distanza di giorni vengono rinvenute “tracce” del medesimo, ben poco indicative delle dosi assunte. Tanto più che alcuni farmaci sono a lento rilascio. Da qui i controlli antidoping ravvicinati eseguiti sugli atleti.

A questo punto, con un’uscita quanto mai infelice, Schwazer rivela di aver già assunto il farmaco proibito rinvenuto nella provetta ai tempi in cui si dopava, senza ottenerne alcun beneficio. Alex parla dunque di un’unica sostanza: una contraddizione rispetto a quanto dichiarato da Donati, secondo il quale nella provetta sarebbero stati rinvenuti “steroidi anabolizzanti di diverso tipo” (!!!). Schwazer si impantana poi in un discorso senza uscita sull’ottimizzazione dell’allenamento in caso di assunzione di anabolizzanti.

Secondo l’Avv. Brandstätter, questi ultimi sarebbero “sostanze anaboliche che nulla hanno a che vedere con gli sport di resistenza”. “Gli anabolizzanti non servono agli atleti della resistenza”, gli fa eco Donati, che ribadisce: “Un marciatore della 50 km  ha bisogno di tutt’altro, ha bisogno di resistenza”.

Spiacente di dover contraddire il Prof. Donati: gli steroidi anabolizzanti, ormoni di sintesi con l’effetto di favorire la crescita della massa muscolare, vengono assunti anche negli sport di resistenza. Ciò avviene soprattutto nella fase di potenziamento muscolare, che per chi pratica gli sport estivi viene programmata nel corso della preparazione invernale. La muscolatura più potente che se ne ottiene permette di incrementare la forza muscolare e di sostenere maggiori carichi di lavoro, oltre che di aumentare il numero delle fibre muscolari destinate ad andare distrutte nel corso delle migliaia di km percorsi in allenamento.

Più avanti Donati corregge il tiro: L’anabolizzante può essere utile anche al marciatore, ma utile in maniera parcellare” (???) 🙂 . “È evidente che il marciatore si affida soprattutto alla resistenza. Ciò nonostante una solidità muscolare dà dei vantaggi, ma la solidità muscolare si deve vedere, si deve tramutare in massa”.

Non necessariamente! Soprattutto in un fisico longilineo sottoposto a elevate percorrenze chilometriche. Le  fibre muscolari vengono infatti distrutte durante gli sforzi prolungati: si parla di “catabolismo muscolare”, in antitesi all’”anabolismo”, cioè alla costituzione della massa muscolare, che si ottiene con il lavoro di potenziamento  – e in certi casi, assumendo sostanze illecite!

La valutazione non può dunque avvenire a livello visivo come pretenderebbe Donati, che invece insiste: “Schwazer, atleta di 1,87 m, pesa 67,5 kg… ci vuole un bel fegato per far passare un soggetto di questo genere per anabolizzato”. Ripeto: non prendo alcuna posizione sul fatto che Schwazer abbia assunto o meno quelle sostanze. Semplicemente, l’ antidoping non può avvenire “a occhio”!

Donati ritorna a ventilare delle presunte irregolarità riesumando un caso di molti anni fa: una marciatrice da lui allenata risultata positiva alla caffeina (sostanza stimolante) che non aveva assunto, ma che qualcuno aveva messo nella provetta. E qui, la sgrammaticatura del professore in relazione alle procedura antidoping è tragicomica: “I tempi sono cambiati. La sofisticazione degli interventi è sicuramente imparagonabile”. 😆

Qualcuno fra i giornalisti presenti ipotizza lo zampino della Federazione russa, sospesa  in relazione ad alcuni fatti legati a Schwazer.

L’Avv. Brandstätter parla di “antipatie”. Donati: “Ha analizzato gli amici che ha frequentato e non vede nessuno propenso a ingannarlo in questa maniera. Quindi bisogna cercare altrove”.

Donati parla anche di “compravendita di positività” da parte di alcuni dirigenti Iaaf.

Nella confusione generale, nessuno chiarisce gli interrogativi fondamentali. Primo fra tutti, perché il campione di urina di Schwazer già analizzato in gennaio con esito negativo sia stato rianalizzato in maggio. Né si fa riferimento ad alcun regolamento federale in materia di antidoping. L’uomo della strada si domanda chi abbia accesso alle provette e se l’analisi su un campione di urina vecchio di oltre cinque mesi possa essere considerato attendibile. Su questi fondamentali punti avrebbe dovuto vertere la difesa di Schwazer, non sulle arrampicate sui vetri del Prof. Donati.

Viene annunciata una denuncia penale contro ignoti ed effettivamente, in questa vicenda qualcosa di strano c’è. Come le controanalisi sul campione B d’urina fissate a non prima del 5 luglio, nonostante l’incombere dei Giochi Olimpici.

“Cercheremo di andare a fondo”, si è sentito ripetere tante volte durante la conferenza stampa. Ma se la difesa è questa, a fondo rischia di andarci Alex Schwazer.

Il precedente:

https://calcioparole.wordpress.com/2016/05/09/schwazer-bionico-meglio-che-con-il-doping/

 

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L’ITALIA DI CONTE PARTE CON IL PIEDE GIUSTO

Posted by ladycalcio su martedì, giugno 14, 2016

2-0 al più quotato Belgio, con una formazione che aveva fatto storcere il naso ai più. Giaccherini e Pellè stendono gli uomini di Wilmots con due splendide reti che fanno sognare gli Azzurri.

L’Italia di Conte è un gruppo, ha un gioco: non un catenaccio ad oltranza, ma una difesa alta pronta a lanciare veloci contropiedi. Insomma, è già “Contismo”. Ma attenzione: la parola d’ordine è “non illudersi”, e per procedere altrettanto bene nel torneo urge riesaminare i grossi rischi corsi dalla difesa.

Per ora non diciamo altro. Venerdì a Tolosa ci attende la Svezia.

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EURO 2016 SI APRE NEL SEGNO DELLA FRANCIA

Posted by ladycalcio su venerdì, giugno 10, 2016

Cerimonia apertura Euro 2016

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È UN’INTER IN IDEOGRAMMI CINESI

Posted by ladycalcio su martedì, giugno 7, 2016

La Milano sfavillante di Expo, polo trainante dell’economia italiana e nostro fiore all’occhiello all’estero, si vende ai cinesi.

Perché vendersi agli indonesiani non le è bastato. Ci eravamo abituati agli occhi a mandorla di Erick Thohir e al suo inglese orientaleggiante – in oltre due anni, mai una frase in italiano che andasse al di là di “Forza Inter” o poco più – e ora ci tocca una “Press Conference for Suning’s Acquisition of Inter Milan” in cinese da Nanchino, capoluogo della provincia dello Jiangsu, in cui prendono la parola Zhang Jindong, proprietario di Suning Holdings Group, Gong Lei, vicepresidente di Suning Sports Group, Erick Thohir e Javier Zanetti, l’unico volto familiare ai tifosi e l’unico a parlare italiano.

Giuseppe Meazza… Giacinto Facchetti … i nomi che hanno fatto la storia dell’Inter sono scritti prima in cinese e sotto in italiano sulla falsariga della toponomastica altoatesina: prima Sterzing in tedesco e poi Vipiteno, prima Bruneck e poi Brunico, e via dicendo, per la gioia degli italiani.

Il mio pensiero va ad Angelo Moratti, Peppino Prisco e Giacinto Facchetti. Chissà cosa direbbero se fossero ancora al mondo, chissà cosa commenteranno fra loro lassù.

Me l’ero domandato anche a fine 2013 all’avvento di Thohir http://bit.ly/22M9GNH , quando il trionfalistico Comunicato ufficiale di FC Internazionale suonava così: “Dopo aver guidato il Club in una storia di successo, la Famiglia Moratti ha ora avviato un nuovo corso per assicurare all’Inter il futuro più brillante: Erick Thohir, Rosan Roeslani, Handy Soetedjo e la Famiglia Moratti lavoreranno insieme per assicurare un futuro vincente e rendere il Club ancora più competitivo in Italia, in Europa e nel resto del mondo

Penso che la storia dell’Inter si arricchisca di una nuova stagione, grazie ai nostri partner internazionali che, sono certo, contribuiranno alla continuità di successi. L’entusiasmo e il pragmatismo dei nuovi soci sono certamente una garanzia per il futuro’ ha dichiarato Massimo Moratti.

Thohir allora: ‘Oggi è davvero un giorno speciale. Sono onorato che Massimo Moratti mi abbia affidato la responsabilità di guidare l’Inter in un nuovo capitolo della sua storia, e sono molto felice per il fatto che continuerà ad essere presente come mio partner. http://bit.ly/1rbrjJ5

Non è andata proprio così. Dal 15 novembre 2013 l’Inter di Thohir ha totalizzato 53 vittorie, 35 pareggi e 34 sconfitte, 176 goal fatti e 130 subiti. In Campionato il miglior risultato è stato il 4° posto nel torneo 2015-16 appena concluso, a fronte del 5° nel 2013-14 e dell’8°nel 2014-15. L’Inter non ha più centrato la qualificazione alla Champions League e su 12 incontri in Europa League ha fatto segnare 6 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte. Il risultato migliore l’ha ottenuto in Coppa Italia, con la semifinale 2016 persa ai rigori contro la Juventus. 29 i giocatori acquistati, 41 quelli ceduti, per un totale di spese di mercato di 140 milioni di euro a fronte di 126 milioni di entrate. I risultati di esercizio sono passati da – 102 a -140 milioni di euro (fonte: La Gazzetta dello Sport).

Ora, con la cordata di salvataggio dei cinesi che evita ad FC Internazionale di affogare nei debiti, si ricomincia tutto daccapo. “Quando sono entrato per la prima volta a San Siro mi sono emozionato e sono diventato subito un tifoso nerazzurro”, è il “déjà entendu” di Jindong, che intelligentemente ci risparmia la  citazione di Ventola & Co.

Su cosa egli sappia pallidamente di Helenio Herrera, di Sarti, Burgnich, Facchetti, del Sinistro di Dio Mariolino Corso piuttosto che della partita della lattina di Mönchengladbach, meglio non indagare.

Società di vendita di elettrodomestici e prodotti elettronici fondata da Jindong partendo da una bottega di condizionatori, Suning dispone ora di una TV online, di una piattaforma di e-commerce (in cui vende, fra l’altro, prodotti per bimbi e mamme) e di 4.200 punti vendita in Cina. Controlla il 20 % del mercato cinese in un Paese di 1,3 miliardi di abitanti. Quanto al merchandising e alle relative risorse da reinvestire nel calcio, può contare su 135 milioni di tifosi cinesi e 190 di tifosi asiatici che, acquistando il materiale nerazzurro,  garantirebbero il rilancio dell’Inter in un piano quinquennale.

Nell’era dei Super Club, il Gruppo Suning acquista il 70% delle quote nerazzurre e promette internazionalità, solidità e partnership strategica:“New World! New Success!”“More International, More Exciting!”, sono gli slogan che si leggono – solo in cinese e in inglese – alle pareti.

Le lingue ufficiali dei “Baüscia” sono diventate e il cinese e  l’inglese appunto, come dal ridicolo organigramma anglomane che chiama il Vicepresidente Zanetti “Vice President” e che i nostri eruditi giornalisti definiscono il “manàggment” (management, ndr) con l’accento sulla seconda “a” e la doppia “g”. Organigramma a rischio di essere rimescolato per l’ennesima volta, con le inevitabili epurazioni e con l’insediamento di nuovi uomini voluti dalla nuova Dirigenza.

La voce che la gestione Thohir fosse un “cerotto” della durata di un paio d’anni per ripianare il bilancio societario era corsa sin da subito a Milano. I “rumours”, tuttavia, volevano il ritorno in scena di Massimo Moratti. Il Presidentissimo invece,  forse il più disorientato fra i tifosi, cede la mano ed esce da quello che non è più calcio ma puro business alla rincorsa di vette economiche sempre più da capogiro: una Torre di Babele che presto o tardi è destinata a portare al collasso l’intero sistema.

Addio “Luci a San Siro”. Addio “Eravamo in centomila”.

Risuona l’inno “Pazza Inter Amala”, ma il motivo più adatto all’occasione sarebbe il vecchio successo di Georges Moustaki “Lo Straniero”.

È il risultato della scellerata gestione dell’economia italiana, lo specchio di un paese in ginocchio, la verità crudele sulla Milano che allo scoccare della mezzanotte del 31 ottobre 2015 ha svestito l’abito della festa di Expo e non possiede in realtà nemmeno l’ombra di un industriale in grado di ridare lustro a un suo gioiello storico.

L’unica figura di riferimento che rimane ai tifosi è Javier Zanetti, il “Capitano”. Sempre che prima o poi i cinesi non facciano fuori anche lui.

Segnatevi bene le parole del Ceo Michael Bolingbroke ieri a Inter Channel – tradotte da Ladycalcio – e incorniciatele:

“Quest’anno, il nostro obiettivo è essere sicuri di finire il Campionato in zona Champions League – quindi, o di vincere lo Scudetto, o di arrivare secondi o terzi e di qualificarci (per la Champions League, ndr). Questo è il nostro primo obiettivo. Il secondo è di vincere l’Europa League  😯 – e vogliamo vincerla. Siamo consapevoli che arriveremo fin dove potremo, ma l’obiettivo è vincerla”.

E ancora: “Sono un tifoso di calcio, capisco il calcio e so che per i tifosi l’aspetto più importante del loro amore per il club è il patrimonio delle tradizioni. Quando a sostenere la squadra è stato tuo padre, il padre di tuo padre, e così via andando indietro nelle generazioni…

E  ora che globalizziamo, che l’industria del calcio globalizza, si aggiungono molti, moltissimi nuovi tifosi, perché questi hanno la possibilità di seguire le partite in digitale. Improvvisamente, la squadra non viene più vista come una realtà locale, perché ha tifosi in tutto il mondo. Ma la squadra rimane comunque una realtà locale, non potrà mai smettere di esserlo. Io voglio rassicurare tutti coloro che ora mi stanno ascoltando che capisco, capisco la preoccupazione di chiunque si preoccupa di questa eredità e della passione legata all’essere interista – e mi accerterò che queste vengano protette e preservate”.

Sempre che Bolingbroke non venga sostituito da “Cho Lin T’ er Nel Quo Re”.

 

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