CALCIO E PAROLE

By "Ladycalcio". Il blog più censurato e più temuto dagli addetti ai lavori

Archive for maggio 2016

ZIDANE ASSESTA LA TESTATA VINCENTE: UNDICI VOLTE REAL!

Posted by ladycalcio su domenica, maggio 29, 2016

È ancora Real Madrid, è ancora Cristiano Ronaldo. Per il calcio sarebbe stata più salutare una vittoria dell’Atletico a spezzare l’egemonia dei Galacticos e il déjà vu dei goal in fuorigioco non sanzionati. Ma tant’è.

Dopo i tempi supplementari e i calci di rigore – una pacchia per i bookmakers  – la squadra di Zidane assesta la testata vincente e trionfa nella notte di Milano.

Ha vinto la squadra più solida e compatta non soltanto nel modulo di gioco, ma anche e soprattutto a livello mentale. I tre rigori sbagliati dall’Atletico in due partite (quello di Torres contro il Bayern all’85’ (!) e i due falliti  ieri sera da Griezmann e Juanfran contro il Real), non sono un caso. Sono indice che agli uomini di Simeone mancano la freddezza e il tocco letale al momento di chiudere la partita – aspetti in cui il Real è maestro.

Al Cholo, ex-nerazzurro e osannato idolo di San Siro, sono mancate anche alcune individualità: a un ottimo Gabi ha fatto da contraltare il nullo Fernando Torres, pallido fantasma del Niño mattatore dei tempi del Liverpool.

Aria nuova nel calcio Simeone l’ha comunque portata, seppur con un gioco poco spettacolare e soprattutto distruttivo di quello avversario.

Il Cholo è una personalità emergente, ma deve domare in prima persona l’eccessiva emotività per trasmettere sicurezza alla squadra, consolidare il suo gioco e renderlo più costruttivo.

Neppure le tre finali perse dall’Atletico a fronte di zero vittorie – temo – sono pura casualità, mentre rappresentano drammaticamente il record negativo del torneo. Né ha pagato la voglia di rivincita dopo la finale del 2014 persa contro gli stessi avversari a Lisbona. Dunque, a prescindere dalla lacunosa prestazione dell’arbitro Clattenburg, ha vinto la squadra più forte fisicamente e mentalmente.

Nell’immediato, Simeone deve metabolizzare la terza sconfitta a un passo dal trionfo (dopo quelle del 1974 e del 2014 appunto), ridare motivazione alla truppa e ripartire per la scalata al trono d’Europa su basi tecnico-tattiche e umane più solide.

Cristiano Ronaldo, tutt’altro che brillante durante i 120 e passa minuti di gioco, sigilla la vittoria delle Merengues all’ultimo calcio di rigore. E qui il discorso ci riporta alle individualità mancanti dell’Atletico e al ruolo-chiave del portiere in caso di rigori. Ebbene: sui tiri del Real, l’estremo difensore dei Colchoneros Jan Oblak non si muoveva neppure.

Dai tiri degli undici metri – per uno strano destino – scaturisce l’Undecima del Real Madrid. Ronaldo & Co., come in un film già visto infinite volte, si portano a casa l’undicesima Coppa e 800.000 mila euro a testa.

Non male come souvenir di Milano.

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MILANO: SALE LA FEBBRE DELLA FINALE

Posted by ladycalcio su venerdì, maggio 27, 2016

 

 

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Il capoluogo lombardo è in fibrillazione. Sale la febbre della Champions e la città è tutta nel segno della Finale di domani sera fra Real e Atletico Madrid.

Ladycalcio ha fatto un giro per voi fra via Dante e Piazza Duomo e vi propone l’atmosfera della grande attesa.

Via Dante, a partire dall’imbocco da Piazza Cairoli, è una passerella di gigantografie, bandiere e  sfondi bizzarri per immortalarsi nel calcio virtuale: dalla bandierina del corner di un improbabile Stadio Meazza alla scenografia blu ufficiale della Galleria Vittorio Emanuele, dall’altrettanto improbabile rete di San Siro alle formazioni delle due contendenti con il classico “buco” al posto della faccia di un giocatore nel quale inserire il proprio volto per “far parte della formazione”. Puoi scegliere se farti immortalare con la sciarpa dell’una o dell’altra squadra, con il pallone o con una coppa dalle grandi orecchie di gomma. Insomma, di tutto e di più; il tutto mescolato ai caffè, ai ritrattisti e ai vu cumprà di rito che cercano di venderti gli immancabili libri e rivistini.

Sulla passerella di erba sintetica sono disposti i loghi delle squadre vincitrici del torneo, mentre gli stendardi in alto raffigurano i capitani storici delle formazioni vincitrici mentre alzano la coppa.

Due piccole mostre all’aperto ripercorrono i successi delle squadre milanesi nella competizione con in sottofondo il sonoro dei canti delle rispettive Curve: entrando nel tunnel dell’Inter ti trovi a tu per tu con Mourinho e con un Milito festante dopo la finale del 22 maggio 2010, passando per i successi della Grande Inter di Helenio Herrera; quello rossonero spazia da un giovanissimo Gianni Rivera alle vittorie del Milan berlusconiano, con il doveroso omaggio a Cesare Maldini.

In altre due “gallerie” sono in mostra rispettivamente le foto di Real e Atletico e quelle delle formazioni femminili di Wolfsburg e Lione che si sono sfidate ieri a Reggio Emilia con la vittoria delle francesi.

La coppa vera – perlomeno, secondo la versione ufficiale – si trova qualche centinaio di metri più in là in Piazza Duomo sotto una grande calotta con le stelle che simula il pallone del torneo, con appassionati di tutte le etnie e di tutte le età in fila per farsi immortalare vicino ad essa sullo sfondo della cattedrale meneghina. La posa è gratuita, ma lo scatto deve rigorosamente avvenire dal cellulare istituzionale dell’Organizzazione, né mi è chiaro dove finirebbe la mia immagine, di chi sarebbe di proprietà e come potrebbe essere utilizzata.

Piazza del Duomo è trasformata nella fiera dei miracoli, nella quale spicca l’Uefa Champions League Superstore. Sul lato dell’Arengario (quello opposto alla Galleria Vittorio Emanuele) troneggia il grande palco, mentre sul lato Galleria si trova la “Play Station”, corredata da un piccolo museo in cui sono esposte, fra l’altro, le maglie autografate di Messi e Cristiano Ronaldo, le scarpe autografate calzate da Milito a Madrid (saranno davvero quelle?) e un pallone con gli autografi dei giocatori del Bayern protagonisti della Finale di Londra 2013. Sempre presso la Play Station viene offerta l’ennesima opportunità di un “selfie” – si fa per dire, dato che viene scattato ancora una volta dall’Organizzazione – dopo il quale ti trasformano in figurina autoadesiva tipo Panini da incollare sull’apposito album, distribuito in tutto il settore da graziose hostess insieme a un giornalino della Champions. No, grazie.

Pochi metri più in là, un coiffeur specializzato sponsorizzato da una nota carta di credito invita a provare un look da campione. C’è la fila. Ma non soltanto di tifosi scatenati. Non manca qualche insospettabile signore anziano!

Le biciclette del Comune di Milano sono parcheggiate su un tappeto sponsorizzato Champions League, come sponsorizzati sono i tram che sfilano oltre l’area pedonale invasa da musica assordante e addirittura i tandem, con i cerchioni delle ruote stilizzati a forma di palloni da calcio.

Completano la fiera dei miracoli l’ennesimo sfondo farlocco per farsi fotografare seduti in panchina, due enormi barili di una nota birra e un gettonatissimo pallone ufficiale di taglia XXL davanti al quale scattarsi un selfie a pochi metri dal Duomo.

Fra sacro e profano, pochissime le persone in fila davanti alla Porta Santa del Giubileo. È il segno dei tempi.

 

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ERIKSSON SCIPPA L’EUROPA LEAGUE AL LIVERPOOL

Posted by ladycalcio su giovedì, maggio 19, 2016

Prima di parlare dei dubbi “vincitori”, parliamo dei veri sconfitti: il calcio vero, la giustizia sportiva e la trasparenza negli arbitraggi.

“Man of the Match”della Finale di Europa League 2016 è il 23° uomo, l’arbitro svedese Eriksson, che non sanziona due clamorosi falli di mano del Siviglia in area di rigore: il primo di Carriço e il secondo di Krychowiak, che addirittura si accoscia e spinge via di mano il pallone.

La vista Eriksson la aguzza invece sul raddoppio annullato ai Reds alla fine del primo tempo per fuorigioco passivo di Sturridge.

Su un corso della partita completamente falsato, nel secondo tempo gli uomini di Emery ribaltano l’1-0 di Sturridge grazie a una rete di Gameiro e a una doppietta di Coke (sul terzo goal spagnolo il guardalinee alza la bandierina, ma Eriksson conferma il goal). La truppa di Klopp, disunitasi, si sfalda e affonda.

Negli amanti del calcio la Finale di Europa League di ieri sera al St. Jakob Park di Basilea risveglia sospetti, fantasmi e brutti pensieri.

Straricco – e dunque potenzialmente al di sopra di ogni sospetto – Eriksson avrebbe abbandonato la sua professione per dedicarsi al suo hobby preferito: arbitrare. Se sia stata più infelice la scelta dell’hobby o la sua designazione per dirigere una finale europea è una bella lotta.  Sta di fatto che i cocci sono tutti del Liverpool, né paga la signorilità di Klopp nel glissare su un danno che manda in fumo la stagione e il lavoro suoi e della squadra.

Nel calcio vince chi la mette dentro, una volta di più. Non importa se con due falli di mano in area ignorati e relativi calci di rigore non concessi.

I fuochi d’artificio della 3^ Europa League consecutiva conquistata dal Siviglia illuminano a giorno le ombre dell’arbitraggio imbarazzante di Eriksson e i clacson degli spagnoli in festa coprono il fragore delle polemiche.

Agli annali vanno le tre vittorie consecutive del Siviglia nel torneo.  Ma c’è poco da esultare.

 

Un déjà vu, a suo tempo censurato:

https://calcioparole.wordpress.com/2007/07/01/milan-campione-d%E2%80%99europa-2007-fu-vera-gloria-2/

https://calcioparole.wordpress.com/2007/07/01/15/

 

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SCHWAZER BIONICO: MEGLIO CHE CON IL DOPING!

Posted by ladycalcio su lunedì, maggio 9, 2016

Schwazer rientro da squalificaParafrasando il buon Silvio si potrebbe dire: “Più forte della squalifica, più forte dei detrattori, più forte del doping”. Per dirla con Jannacci, “L’importante è esagerare”.

Dopo 3 anni e 9 mesi di squalifica per positività all’Epo, Alex Schwazer  sbaraglia il campo nella 50 km del Mondiale di Marcia per Nazioni vincendola in assolo in 3h 39’ 00 😯 e lasciando a 3’36” l’australiano Jarred Tallent, oro olimpico a Londra 2012. È il secondo miglior tempo dell’anno dopo quello del francese Yohann Diniz (3h 37’ 48), campione europeo 2014 a Zurigo, ma ottenuto su un percorso con 96 curve. 😯

Perbacco, che bisogno aveva di doparsi un simile robot umano?

Guarda caso, dopo lo scandalo doping che aveva estromesso la Russia, l’italica Federatletica si era prontamente accaparrata Roma come location organizzativa, garantendosi la messa in scena del chiacchierato rientro senza imprevisti di sorta, tipo il rischio che qualche giudice dal rosso facile del Burundi o giù di lì potesse rovinare la festa a Schwazer.

Splendido lo scenario dei Fori Imperiali, dell’Arco di Costantino  e del “biscotto”, come i marciatori chiamano in gergo il primo controviale delle Terme di Caracalla; ancor più splendido senza i russi e i cinesi.

Squadra di club creata ad hoc dopo la radiazione dell’altoatesino dalle file dei Carabinieri: lo sconosciuto sodalizio si chiama LG-Brixen (Bressanone) e conta un solo atleta tesserato: Alex Schwazer.

Tecnico “di facciata” Sandro Donati, ostentato paladino dell’antidoping ed ex-responsabile nazionale del settore velocità e mezzofondo (discipline che distano dalla marcia come Mercurio da Plutone); evidentemente, per il “reprobo” Alex nessun tecnico federale della marcia aveva voluto metterci la faccia. Ma state certi che ora faranno a gara per mettercela: dopo il ritiro del pluriritirato Ivano Brugnetti 🙂 – e data la stagnazione del settore  – chi può andare a caccia di medaglie a Rio se non Schwazer, volenti o nolenti?

Diversamente – statene altrettanto certi – Alex sarebbe stato lasciato alle marce solitarie fra boschi e valli d’or, proprio come nello spot del Kinder Pinguì.  Altro che Città Eterna.

Per la cronaca, Il Maestro dello Sport del Coni Sandro Donati che avrebbe pazientemente ricostruito Schwazer con l’amore di un padre ha confessato che fu proprio lui a segnalarlo alla Wada (World Anti-Doping Agency) e a mandargli il controllo a sorpresa che ne smascherò la positività – e qui, chi ci capisce è bravo.

Ginocchio destro tendente al varismo, gesto atletico delle braccia non perfettamente coordinato; ma la progressione dopo il 40° km è da marziano, tale da doppiare quasi tutti gli avversari.  Insomma, sembra proprio lo Schwazer di 1506 giorni fa, come se non avesse mai smesso. Potere dell’uomo rinato, dell’incredibile leggerezza dell’essere, del fresco amore sbocciato per Kathia. Potere del Kinder Pinguì. 🙂

Il Presidente federale Alfio Giomi gongola: “La marcia italiana esiste!” E il “cadreghino” suo e dello staff federale (per ora) resiste.

Immagine (goffamente) ricostruita a livello mediatico con teatrali esternazioni di dotta regia sull’uscita dal buco nero della depressione e della dipendenza dai farmaci, che mai e poi mai uscirebbero dalla bocca di quel semplice montanaro della Valle Isarco dall’accento crucco ritrovatosi in un gioco più grande di lui.

Per poi passare ai classici di rito: “Ho sbagliato, ho pagato”. “Ora non voglio più guardare indietro, voglio guardare avanti”. E via di seguito.

Una cosa non gli abbiamo mai sentito dire: “Chiedo scusa a tutti gli avversari puliti che ho defraudato di medaglie, piazzamenti, convocazioni, allori, gloria”. E che avrebbe continuato imperterrito a defraudare se non fosse stato beccato positivo a un controllo antidoping a sorpresa prima di Londra 2012.

Ai microfoni di  RaiSport, al termine della gara, i primi scivoloni dello Schwazer non imbeccato: “Penso che in questo Paese sono uno dei pochi che ha chiesto scusa”. Domanda: “Tu un tempo dicesti: ’Squalificherei a vita tutti quelli che si dopano’. Oggi cosa diresti?

Schwazer: “Dico che se questa fosse la regola allora magari tanti che dopo il 2008 sono arrivati davanti a me… non sarebbero arrivati davanti a me perché avrebbero preso la squalifica a vita e io di conseguenza poi non mi sarei dopato pure io. Ecco, questo a livello puramente sportivo, ho detto. Io penso comunque che è facile sempre giudicare, specialmente per chi non è  l’atleta che sta lì ad alto livello e deve conseguire la prestazione, no? Ci sono tantissimi moralisti però che sì, cos’hanno perso loro col doping? (vedi sopra ciò che non hai mai detto, Alex! ndr) Quei pochi che mi criticano io chiedo: chi è che ha perso di più col doping, io o voi? Mi sembra che ho perso più io, eh, perché gli ultimi anni non sono stati proprio bellissimi…

L’Advisor 🙂 Antonio la Torre: “Non possiamo pretendere la perfezione dopo 3 h 40’ di fatica; da domani pretenderemo più lucidità da tutti”. Alla faccia della perfezione e della lucidità!

Insomma, così come nel calcio vince chi la mette dentro – non importa come –  anche nell’atletica vince chi taglia per primo il traguardo – e tutto il resto è una libera interpretazione. Quattro le certezze: l’Italia vince l’oro mondiale a squadre, Schwazer stacca il biglietto per Rio, la Federazione ripesca l’unico possibile uomo da medaglia nella marcia e la vicenda doping finisce a tarallucci e vino.

E come se non bastasse,  la storia di Alex con il cane Sumi, uno shiba conosciuto in un parco romano durante gli allenamenti, sarà oggetto di un libro, di un telefilm e di una pièce teatrale.

La libera interpretazione del secondo classificato Jarred Tallent:”La percezione che si ha da fuori è che abbia vinto ancora una volta uno che ha barato”. Ma si sa, questi stranieri non sanno proprio perdere.

 

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