CALCIO E PAROLE

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Archive for febbraio 2015

SUGLI HOOLIGAN OLANDESI, LA BARCACCIA, LA BANANA A GERVINHO E LA TESSERA DEL TIFOSO

Posted by ladycalcio su sabato, febbraio 28, 2015

I fatti di Roma prima e di Rotterdam poi, ci forniscono due drammatiche conferme: l’incapacità da parte della Giustizia di avere ragione degli hooligan e l’ipocrisia imperante di chi, in assenza di soluzioni al fenomeno, continua a propinarci la Tessera del Tifoso, i tornelli, i biglietti nominali, le telecamere negli stadi e i divieti più assurdi (si vedano alcuni luminosi esempi ai link in calce).

Sempre più vigliaccamente, le Autorità fanno la voce grossa con i veri sportivi e dietrofront dinanzi alle orde di vandali.
“Altrimenti, ci scappava il morto”, si è sentito dire dei disordini nella Capitale prima di Roma Feyenoord. E allora, lasciamo che gli hooligan olandesi prendano a bottigliate la Barcaccia e trasformino Roma in un cumulo di macerie e immondizie (soltanto dalla fontana del Bernini sono stati estratti ca. 20 metri cubi di detriti e 20 sacchi di vetri e immondizie) e mettano a repentaglio l’incolumità e la vita degli abitanti e dei passanti.

Giovedì sera si è replicato con la banana a Gervinho e con il lancio di bottigliette di plastica, monete e persino di un ombrello sul campo di Rotterdam, con tanto di interruzione della partita.

Siamo ancora qui a chiederci perché a Roma gli ultras olandesi non siano stati intruppati e scortati dalla Polizia, dove fossero le forze dell’ordine, perché i “pizzardoni” abbiano marcato visita, ecc. Siamo ancora qui a fare gli spot e i dibattivi TV sul razzismo.

Quanto ai fatti di Roma, ci sentiamo presi in giro su tutta la linea: dallo scaricabarile fra il Ministro degli Interni Alfano, il Sindaco di Roma Marino, il prefetto Giuseppe Pecoraro e il questore Nicolò D’Angelo; dal rifiuto, da parte olandese, di risarcire i danni e persino di organizzare un’amichevole Italia-Olanda devolvendo gli introiti per ripagare in parte gli ingenti danni al patrimonio artistico, quelli ai commercianti e le spese di pulizia e smaltimento dei rifiuti; dal sentirci regolarmente sciorinare come esempio la “cultura sportiva” di Paesi dove l’hooliganismo (abbinato all’alcolismo) è peggiore che da noi; dai ridicoli palliativi partoriti dai soloni che ci governano, Tessera del Tifoso in primis.

Il Ministro Alfano riterrebbe già un successo che a Roma non vi siano stati morti. Si sbaglia. È morta la civiltà, è stato distrutto il cuore della nostra storia e della nostra cultura e quel che è peggio, l’italica Nazione si è dimostrata incapace di preservarli e di difenderli.

Di questo passo, seguendo il ragionamento di Alfano, dopo i fatti di Genova e Roma ci saremmo autoproclamati vittime predestinate di tutta la feccia che varca le Alpi in direzione dei nostri stadi e delle nostre città. E se stavolta nessun innocente ci ha lasciato le penne (vedi passanti, veri sportivi o commercianti romani), è giocoforza che non potrà essere sempre così.

Qualcuno è ancora dell’idea che si possano “educare” orde di vandali sbronzi quando non siamo neppure riusciti a sensibilizzare le autorità olandesi sui danni al nostro patrimono artistico? Prego, si faccia avanti, vada loro incontro e ci dimostri quanto è bravo.

Per quel che mi riguarda, non cesso di riproporre il modello tedesco, con il carcere sotto lo stadio, la Polizia ai quattro angoli delle piazze, gli agenti a cavallo che caricano gli hooligan a bastonate e se necessario con gli idranti. E se proprio fra i vandali dovesse “scapparci il morto”, la prossima volta il morto stia a casa sua.

Scale invase in Inter-Fiorentina del 3.2.10:

https://calcioparole.wordpress.com/2010/04/16/tessera/

Bar 3° Anello Blu preso d’assalto nell’ottobre 2007:

https://calcioparole.wordpress.com/2007/10/25/al-meazza-il-bar-e-gratis/#more-51

Supercoppa Italiana agasto 2010

https://calcioparole.wordpress.com/2010/09/12/tessera-del-tifoso-rendeteci-prima-conto-di-queste-vergogne/

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SE NE VA UDO LATTEK, LEGGENDA DEL CALCIO TEDESCO

Posted by ladycalcio su giovedì, febbraio 5, 2015

Prima pagina BILD online morte Lattek Se ne va una leggenda del calcio tedesco: Udo Lattek, l’allenatore di club più blasonato di Germania, si è spento sabato scorso in una casa di cura di Colonia, dove soltanto 3 settimane prima aveva festeggiato il suo 80° compleanno festeggiato dalla moglie Hildegard e da familiari e amici.

Lattek era nato a Bosemb, nell’ex-Prussia orientale, il 16 gennaio 1935. A nove anni si era rifugiato in Danimarca per sfuggire all’Armata Rossa, vivendo per 2 anni in una baraccopoli. Era poi cresciuto in una fattoria nei pressi di Colonia.

Durante la sua carriera attiva, oltre che in un paio di squadre minori aveva militato, senza emergere, nel Bayer Leverkusen e nel VfL Osnabrück.

I 15 titoli conquistati come allenatore fanno invece di lui il più grande tecnico tedesco di squadre di club di tutti i tempi. Nel suo palmarès Lattek vanta infatti 8 titoli di Bundesliga (6 con il Bayern Monaco nel 1972, ’73, ’74, ’85, ’86 e ’87 e 2 con il Borussia Mönchengladbach nel 1976 e ‘77), 3 Coppe di Germania con il Bayern (’71,’84 e ’86), una Coppa dei Campioni (sempre con il Bayern nel 1974), una Coppa Uefa (con il Borussia Mönchengladbach nel ‘79) e rispettivamente una Coppa delle Coppe (’82) e una Coppa di Spagna (’83) con il Barcellona.

Il suo nome è indissolubilmente legato all’ascesa internazionale del Bayern Monaco negli anni ’70. A portarlo in riva all’Isar fu il “Kaiser” Franz Beckenbauer, che lo consigliò all’allora Presidente dei bavaresi Wilhelm Neudecker. Nel marzo del 1970, a soli 35 anni, dopo aver allenato le giovanili della Germania ed essere stato assistente di Helmut Schön ai Mondiali 1966, Lattek rilevò Branko Zebec sulla panchina dei “rossi”.

Ne nacque lo squadrone Campione d’Europa per tre volte consecutive, costruito sull’”asse” Maier- Beckenbauer- Gerd Müller. „Lui era come il 12° giocatore – ha dichiarato a “Kicker” l’ex-portiere Sepp Maier – non l’ho mai sentito come un allenatore, ma piuttosto come un compagno”.

L’apoteosi fu la prima vittoria di una compagine tedesca in Coppa dei Campioni, ottenuta nel 1974 nella ripetizione della finale contro l’Atletico Madrid (4-0 dopo un pareggio per 1-1).

Sempre a Lattek si devono i successi dell’altra “grande” del calcio tedesco degli anni ‘70: il Borussia Mönchengladbach, che allenò dal 1975 al 1979 . Seguirono il Dortmund (1979 – 81), il Barcellona di Maradona (1981 –  83), di nuovo il Bayern (1983 – 87), il Colonia (di cui fu direttore sportivo dal 1987  al 1991), lo Schalke 04 (1992/93) e ancora il Dortmund (2000), che salvò dalla retrocessione.

Terminata la carriera di allenatore, dal 1995 divenne commentatore ed apprezzato opinionista TV alla trasmissione „Doppelpaß“, il talk-show calcistico della domenica mattina su DSF (ora Sport1). distinguendosi per i suoi commenti caustici e al tempo stesso spiritosi.

Nel 2011 si ritirò dallo schermo per motivi di salute. “Altrimenti, non vorrei che un giorno la gente, vedendomi in tv, cambiasse subito canale”, confidò ai suoi più stretti collaboratori.

Affetto dal Morbo di Parkinson e da demenza senile, reduce da un intervento chirurgico al cervello per rimuovere un tumore e da due colpi apoplettici, Lattek ha trascorso gli ultimi tempi della sua vita su una sedia a rotelle in una casa di cura di Colonia.

La sua scomparsa ha suscitato una miriade di commoventi messaggi di addio. L’ex-centrocampista del Bayern Mario Basler su Twitter: “Stammi bene, Udo! Un giorno, lassù, metteremo insieme una bella squadra di calcio. E rideremo di nuovo tutti insieme!”

Il Nazionale Benedikt Höwedes (Schalke 04): “Se in Paradiso si gioca a calcio, il successo è assicurato da subito. Riposa in pace, Udo Lattek!”

Lo ricorderemo per i suoi trionfi calcistici ma anche per i commenti arguti che l’hanno sempre contraddistinto. Come questo: “Allo stadio di Colonia c’è sempre una super atmosfera; che disturba è soltanto la squadra”.

Ciao Udo!

Nella foto: la prima pagina di Bild online

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SULLE MAGLIE RIFIUTATE DI ICARDI E GUARIN

Posted by ladycalcio su lunedì, febbraio 2, 2015

Rigettate con rabbia e disprezzo. Questa la sorte delle maglie che Icardi e Guarin avevano lanciato nella Curva nerazzurra dopo la sconfitta contro il Sassuolo.

Era stato un bel gesto da parte dei giocatori quello di andare a salutare i propri sostenitori e di regalare loro le maglie nerazzurre intrise del sudore di una battaglia persa sì malamente sul campo, ma comunque combattuta secondo i valori sportivi. Era stato un regalo prezioso, il sogno di chissà quanti interisti veri.

Un dono da intendersi come un grazie per la presenza dei propri sostenitori, una sorta di consolazione per l’ennesima amara sconfitta, un “premio fedeltà” per coloro che avevano seguito la squadra in una trasferta non esattamente esaltante in tempi di crisi economica e sportiva.

Il gesto becero dei curvaioli ha gelato l’approccio costruttivo della squadra di fare quadrato con la tifoseria a scapito dei tifosi veri, in quanto i giocatori – temo – non ripeteranno la cortesia.

Ma soprattutto, ha dato un’immagine negativa al massimo dei rapporti fra tifo organizzato, squadra e Società: un’immagine di sfascio dell’ambiente interista, se si pensa che la Curva Nord rappresenta il cuore della tifoseria “irriducibile” nerazzurra.

Una maglia dell’Inter in dono– giova ricordarlo – ha un valore non soltanto economico, ma anche e soprattutto un valore simbolico che va bel al di là dei verdetti del campo.
La maglia nerazzurra rappresenta la storia di una Società gloriosa, rappresenta tutti coloro che l’hanno indossata, rappresenta una fede.

Una fede platealmente tradita proprio dagli ultras, ossia da coloro che si professano i fedelissimi di quei colori. Probabilmente, dagli stessi che bollarono Balotelli quando gettò la maglia nerazzurra sull’erba di San Siro.

Aggiungiamo il labiale di Icardi fuori dalla grazia di Dio e la scena di Capitan Ranocchia che cerca di allontanarlo dalla Curva e abbiamo il quadro completo del momentaccio dell’Inter.

Immagini che stanno facendo il giro della Rete, ma che non possono prescindere da un distinguo, puntualizzato dal Presidente del Palermo Zamparini ai microfoni Sky:

“Quei 200 -300 tifosi non sono i tifosi dell’Inter, sono 200-300 esagitati che devono imparare dal tifo inglese che la squadra va supportata e non contestata, perché i giocatori dell’Inter oggi han dato l’anima e loro li hanno contestati in maniera stupida. Perché loro sono degli stupidi. Però il 99 per cento dei tifosi dell’Inter non sono stupidi”.

Per inciso, la contestazione di Icardi appare ancor più stupida se si pensa che proprio Maurito era stato l’autore dell’unico goal dell’Inter.

I vertici della Nord si dissocino da coloro che da dietro il suo striscione hanno tradito i valori sportivi – e chiedano almeno scusa.

 

PS – La mia proposta: le maglie rigettate vengano messe all’asta e il ricavato sia devoluto in beneficenza. Andrebbero doppiamente a buon fine: in termini di apprezzamento e di aiuto a chi ha bisogno…

 

 

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