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ZANETTI: STORIE DI PAPI, DI MAGLIE E DI TROFEI

Posted by ladycalcio su mercoledì, maggio 14, 2014

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Ciò che più mi fa arrovellare della carriera di Javier Zanetti – e che nessuno ha mai fatto notare – è che la mitologica invulnerabilità del Capitano si è bruscamente interrotta tre giorni dopo che si era recato in visita privata da Papa Francesco con la famiglia al seguito. Apparentemente un assurdo, quasi un affronto a un dio del calcio: Zanetti esce dal Vaticano ricolmato della benedizione papale e tre giorni dopo il tendine fa crac 😯 , mettendo l’epitaffio sulla sua carriera attiva.

Del resto, se non fosse stato per la rottura del tendine d’Achille sinistro, sono certa che non saremmo qui a commentare il suo toccante addio di sabato sera a San Siro e che avremmo continuato a vederlo scorrazzare per il campo come un ventenne per un altro paio di annetti.

Diciannove anni di Inter, 857 partite in nerazzurro, incetta di trofei e di riconoscimenti personali, il “Capitano” è e rimarrà un’icona del calcio non soltanto per le coppe sollevate, ma anche e soprattutto per la sua immagine di atleta e di uomo: eccezionale nel fisico, serissimo, tanto scrupoloso nella cura di sé quanto esemplare nella condotta dentro e fuori dal campo. Un’icona di rettitudine e pulizia, contrapposta agli imbrogli di Calciopoli e ai comportamenti scapestrati di tanti eroi della pedata: il nuovo Facchetti, un modello per i bambini, una figura impressa indelebilmente nel cuore dei tifosi nerazzurri e ammirata all’unisono dagli avversari.

Zanetti ha sempre avuto il coraggio di metterci pubblicamente la faccia anche nei momenti più difficili – non importa se arrossendo dopo un derby perso con un punteggio tennistico – e si è sempre mostrato sorridente e disponibile con i tifosi che ovunque lo “assediano” per ricolmarlo del loro affetto. Una bella differenza, ad esempio, rispetto al connazionale Walter Samuel, che all’uscita dagli allenamenti sgomma regolarmente via: firmare un autografo ai quattro irriducibili che attendono per ore fuori dalla Pinetina gli fa evidentemente difetto.

Un record di 137 presenze consecutive in Serie A, quello di Zanetti, che soltanto a Monaco, in occasione dell’incontro di Champions League contro il Bayern del marzo 2011, aveva dovuto dare forfeit per uno strano “mal di pancia”, stranamente coinciso con un articolo uscito su questo blog in cui gli avevo pubblicamente chiesto un importante chiarimento: in quei giorni, Capitan Zanetti aveva fatto pervenire la maglia numero 4 che avrebbe indossato durante la Finale di Madrid – il condizionale è d’obbligo – sulla bara di Daniel Busetti, un ragazzo di 20 anni morto in circostanze drammatiche dopo un incidente d’auto -laddove la maglia indossata a Madrid dal Capitano figurava battuta all’asta mesi prima su eBay per la modica cifra di quasi 8.000 € , devoluti alla Fondazione Pupi.

http://bit.ly/1dOxmH5

Contro ogni aspettativa, l’abbonato fisso al Premio Gentleman aveva dribblato la mia cortese richiesta (fattagli pervenire da più parti) alla stregua di un avversario sul campo, laddove un chiarimento sarebbe stato dovuto – non fosse altro che per trasparenza nei confronti di chi aveva acquistato o acquista le maglie alle aste della Fondazione Pupi. Invece , il “Capitano coraggioso” vincitore di tante battaglie era fuggito davanti a Ladycalcio, che evidentemente aveva toccato un tasto scomodo, delegando la questione alla Sig.ra Mara Sapia, autrice di una goffa risposta che aveva acuito ancor di più i dubbi.

http://bit.ly/1iFDVws

http://bit.ly/1mRfrUZ

Arriva il 25 aprile 2013 e mentre gli italiani festeggiano l’anniversario della Liberazione, Zanetti imbocca la corsia preferenziale: come se ogni suo desiderio fosse un ordine anche per il successore di Pietro, eccolo ottenere tempestivamente una lunga udienza privata dal neoeletto Papa Francesco – ci piacerebbe sapere per quali vie  -, alla quale si reca con l’immancabile moglie al seguito. Per scongiurare il terzo conflitto mondiale? No, a suo dire, per presentargli i progetti della Fondazione Pupi, il cui 12° anniversario, per inciso, viene festeggiato il 7 novembre scorso con una cena di gala in stile sceicco del Dubai lontana mille miglia dalla frugalità di Papa Bergoglio, che chissà quante favelas avrebbe potuto sfamare.

Spunta l’ennesima maglia in dono al Pontefice suo connazionale. Pupi e Pupa, che bissano l’exploit di piazzare i pupilli fra le braccia di un  Papa – impresa già coronata con Benedetto XVI nel centrocampo del Meazza –  gongolano compiaciuti. Le loro foto con Papa Francesco fanno il giro del mondo. Ma tre giorni dopo, a Palermo, il tendine d’Achille fa crac 😯 , mettendo un’inquietante fine a una favola bella.
Il resto è un non ritorno, che ci fa capire come un semidio possa sì imboccare la preferenziale verso il Papa, ma non la scorciatoia che lo faccia recuperare a tempo di record dalla rottura di un tendine Achilleo.

http://bit.ly/1diccD4

Da parte di Mazzarri, segue persino l’ingiusto rifiuto di qualche minuto in campo nell’ultimo derby della carriera.
Zanetti va dal Papa e tre giorni dopo il tendine fa crac 😯 e vattalapesca se ha ragione chi sostiene che il caso non esiste. E comunque, sulle maglie la risposta me la sono data da sola.

Sabato sera, l’apoteosi sul campo di San Siro, dove Pupa e pupilli sfruttano l’onda per l’ultima petulante esibizione sotto i riflettori. Se è vero che l’arena è dei gladiatori e non delle mogli esibizioniste che vivono di luce riflessa, il giro d’onore sul campo sarebbe spettato tutto all’icona nerazzurra, al campione, all’atleta Javier, senza rimorchi al seguito. Spiacente, ma il messaggio che mi hanno trasmesso le immagini dell’allegra famigliola sul campo è quello dell’”ex” anzitempo, dell’”idolo” spogliato della sua aura magica di eterno ragazzo tanto cara ai fan, del Capitano dell’Inter del Triplete sottratto al suo pubblico e avviato alla banalità delle quattro mura domestiche, dell’eroe degli stadi precipitato al banale rango di un padre come milioni di altri, a rincorrere i rampolli in pantofole anziché i palloni sulla fascia con i tacchetti ai piedi. Sarebbe stato meglio non vedere quella scena straziante e serbare un ricordo incontaminato dell’eterno ragazzo dai polmoni d’acciaio.

Tutti, credo, preferiamo ricordare lo Zanetti splendido atleta dai muscoli scolpiti che corre, dribbla e solleva la Champions League nella notte di Madrid.

 

(Foto tratte da inter.it)

 

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17 Risposte to “ZANETTI: STORIE DI PAPI, DI MAGLIE E DI TROFEI”

  1. Spiritoso said

    Cos’è stata? Una punizione divina per aver “sconfinato” dal seminato dei comuni mortali? 🙂

  2. Savio said

    Eh eh, anche nel giorno del suo addio non hai perso l’occasione di ritornare sull’episodio di quella maglia sulla bara del ragazzo. Del resto, trovo che sia stata una macchia sulla figura immacolata dello Zanetti uomo. Questo non deve far perdere di vista la sua eccezionale carriera, ma proprio perché si tratta di un uomo-simbolo, quell’episodio stride ancor di più.

  3. Ale85 said

    E bravo il nostro Wally! 😦

  4. Pepe said

    Guarda come hai messo in fila le foto… sei una simpatica carogna

  5. Irriducibile said

    Grande Capitano!

  6. Lancillotto said

    Nessuno l’aveva mai fatto notare, ma senza dubbio, letta così la concatenazione degli eventi è inquietante. Sulla famiglia in campo, convengo che la moglie Paula sia fastidiosamente esibzionista e che sarebbe stato meglio se Javier avesse interamente dedicato la sua ultima apparizione ai tifosi.

  7. Lothar said

    L’enigma della maglia di Madrid ci fa capire come neppure Zanetti sia il santo che vorrebbero farci credere. Davanti alla tua importante richiesta di precisazione il Capitano avrebbe avuto il dovere morale di rispondere in prima persona. La risposta ce la siamo data tutti da soli e ciò non fa onore né a Javier, né alla sua Fondazione.

  8. Gigi said

    Onestamente, “scena straziante” mi sembra un po’ esagerato…

  9. Lorenzo45 said

    Cos’è stato? Quello che i buddisti chiamano karma?

    • Indeciso said

      Un karma per aver preso la preferenziale verso il Papa passando davanti a migliaia di persone bisognose o per la “maglia di Madrid” sulla bara di un ragazzo di vent’anni? 🙄

  10. Pia Nerazzurra said

    Ero commossa alle lacrime davanti al saluto del Capitano. Mi mancherai, Capitano, senza di te l’Inter non sarà più la stessa!

  11. Saverio75 said

    Rispetto il tuo pensiero, ma al tuo posto non avrei rivangato quella storia nel giorno del saluto di una bandiera nerazzurra.

  12. Caffè Colombia said

    Zanetti dalla vita ha avuto tutto: successo, salute, soldi, vittorie, una bella famiglia. Sulla faccenda della maglia sulla bara non doveva comportarsi in quel modo. Avrebbe potuto semplicemente dichiarare che mandava al ragazzo una sua maglia, indossata non importa in quale partita. Bastava il simbolo per far capire la sua partecipazione. Che bisogno c’era di farsi bello dicendo che era quella di Madrid? Oltretutto, se quella di Madrid era gia stata venduta all’asta!!!!!!!! Comprendo come il Capitano “ti sia caduto”!

  13. Stefano del 2° Anello Blu said

    Di partite a San Siro ne ho viste un’infinità, ma il boato di quando è entrato Zanetti ti andava fin nelle vene. Mannaggia a quel microfono, che faceva rimbombare malamente le sue parole!

  14. Spillo70 said

    In un altro post l’avevi chiamato “Icaro” 🙂 L’udienza privata dal Papa ha meravigliato anche me e sono d’accordo che (soprattutto con quella tempestività)sia stata un privilegio fuori luogo per uno che in fin dei conti, seppur bravissimo, è solo un calciatore.

  15. Sandrino55 said

    Un saluto in grande stile a Zanetti era d’obligo, però da parte mia avrei gradito qualcosa di più per Milito e Cambiasso, altri 2 simboli dell’Inter vincente del Triplete.

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