CALCIO E PAROLE

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FINALE BAYERN-CHELSEA: COME SI BUTTA VIA UNA COPPA

Posted by ladycalcio su lunedì, maggio 21, 2012

Per quanto mi riguarda, le stranezze erano iniziate venerdì scorso in uno sconosciuto paesino della bassa Lombardia, dove avevo visto scendere da un’auto un ragazzo con indosso una maglia del Bayern rossa fiammante. Mi era venuto spontaneo avvicinarlo e chiedergli un pronostico sulla Finale di Champions League del giorno seguente. “Chelsea!” mi aveva risposto deciso e sorridente.  “Ma come”, avevo ribattuto,  “con quella maglia… credevo tu fossi un tifoso del Bayern…”. Niente affatto: il  giovanotto, italianissimo, parteggiava per il Chelsea al punto da aver ideato un metodo scaramantico tutto suo per esorcizzare la vittoria dei tedeschi: trascorrere la vigilia della partitissima andando in giro con la maglia degli avversari – quella del Bayern, appunto.  Anche se, come mi aveva confidato, in realtà il suo cuore batteva per il Barcellona

Che dire? Il Mondo è bello perché è vario. Bella, la Finale “casalinga” Bayern-Chelsea non lo è stata in nessun senso. Per i padroni di casa, come già  accaduto per Roma-Liverpool del 1984, si è addirittura trasformata in un incubo.

L’analisi dell’incontro verte principalmente sul Bayern, che ha condotto il gioco per pressoché tutta la partita.  Quanto contrapposto dal Chelsea, è stato un catenaccio di 10 uomini a difesa della porta di Cech, intervallato da qualche contropiede. Quanto alla cronaca, consiste fondamentalmente nel lungo elenco degli errori commessi dai tedeschi, molti dei quali ricalcano il dramma di Barcellona ’99.

Lo schema del Bayern è prevedibile anche da un bambino: Robben e Ribéry si sfiatano sulle rispettive fasce, non trovano gli spazi e si producono in una marea di scambi in orizzontale.  La difesa del Chelsea , forte della lentezza e della prevedibilità del gioco avversario, è sempre saldamente posizionata.

Gli esterni bavaresi scodellano imprecisi cross al centro, senza trovare l’aggancio alle punte Gomez e Müller, e collezionano sterili corner.  Al centro dell’area, manca un opportunista (parlare di “fantasista”, per la mentalità tedesca, sarebbe esagerato) ; manca una torre che riesca ad avere la supremazia in elevazione; mancano, su tutto il rettangolo di gioco, le idee e la lucidità per attuarle.  Sotto porta è la ridda delle occasioni buttate al vento, per le quali matura inesorabile il conto con il passare dei minuti.

Conosco perfettamente queste serate del Bayern – e perfettamente il loro epilogo.

Gli uomini di Heynckes  si consumano da soli in azioni sterili, sempre più imprecise e meno lucide.

Manca il Balotelli o il Pippo Inzaghi di turno capace di inventarsi una giocata a sorpresa, manca qualsiasi tentativo di verticalizzare il gioco o di diversificarlo, vuoi inserendosi da posizione centrale, vuoi sfruttando un diradamento del monoblocco difensivo degli inglesi con una ripartenza fulminea dopo un contropiede avversario.

Passano i minuti ed è inspiegabile come Heynckes, tecnico di grande esperienza, non effettui alcun cambio: né di uomini, né di modulo, né di baricentro, né di marcature.

Quando finalmente cambia – al 41’ del 2° tempo sul vantaggio di 1-0 – ripete l’identico errore commesso dal suo predecessore Ottmar Hizfeld a Barcellona contro il ManU. Quel 26 maggio ‘99, al 35’ del 2° tempo e con il Bayern in vantaggio per 1-0 (su rete di Mario Basler), Hitzfeld richiamò in panchina  Lothar Matthäus, spauracchio degli avversari sofferente per  un  problema muscolare, e lo sostituì con Thorsten Fink.  Seguirono, a stretto giro di posta, i due schiaffoni di Sheringham e Solskjaer , che nel giro di altrettanti minuti dirottarono in Inghilterra una coppa già data per vinta. Si parlò di disattenzione, di teste dei giocatori già alla festa con le rispettive consorti, ma soprattutto, dell’errore di non aver fatto stringere i denti per pochi minuti a un giocatore-simbolo, temuto per la sua sola presenza in campo.

Immemore del passato, a un paio di minuti da una vittoria storica, ecco Heynckes sostituire il giovane autore del goal Thomas Müller con Daniel Van Buyten, un difensore non soltanto poco propulsivo, ma reduce da un lungo periodo di inattività.

Poco dopo, anche se a collezionare corner come le figurine Panini era stato il Bayern, su corner  va in rete il Chelsea. Per la serie: un tiro, un goal.

La conseguenza dell’errata sostituzione è che il Bayern va ai supplementari con un attaccante importante in meno (Thomas Müller) e con un difensore inutile in più (Van Buyten). Avrebbe, nonostante tutto,  l’occasione di sfruttare gli errori altrui e di riportarsi in vantaggio con il rigore concesso per il fallo di Drogba su Ribéry. Ma Robben,  designato inspiegabilmente rigorista nonostante il recente rovinoso errore dal dischetto contro il Dortmund, bissa l’”exploit” con un tiraccio debole e centrale in bocca a Cech.

Il Chelsea appare più lucido, più scattante e consapevole del proprio gioco. Avanza veloce sui capovolgimenti di fronte, con uomini che si trovano con precisi passaggi di prima. Il Bayern palesa un netto calo fisico rispetto alla squadra atletica e propositiva che aveva eliminato il Real di José Mourinho.

Se posso comprendere il calo di condizione di fine stagione (seppur frutto di una pianificazione errata), non mi spiego come professionisti affermati che allenano quotidianamente la tecnica possano commettere certe sciocchezze – vedi l’errore finale dal dischetto da parte di Schweinsteiger – , che esita e quasi si ferma durante la rincorsa.

I rigori vengono calciati sotto la curva del Bayern: la dea bendata, nell’ultimo disperato tentativo di opporsi al suicidio collettivo della squadra locale, le concede un vantaggio supplementare in aggiunta a quello del campo casalingo.

Se vogliamo, grazia anche il portiere Neuer, che la mette dentro pur tirando malissimo. Sbaglia Olic e innervosisce tutti Schweinsteiger, che consegna la coppa al Chelsea: personalmente, neanche facendo apposta riuscirei a inventarmi un tiro dagli undici metri più sciagurato!

Per i bavaresi, non vi sono episodi o decisioni arbitrali su cui recriminare.  Il Presidente Uli Hoeneß, intercettato dai cronisti tedeschi nel postpartita,  sfugge ai microfoni confessando di non essere ancora ben consapevole di quanto accaduto. La consapevolezza dovrebbe essere una sola:  quella di aver buttato via la partita e l’ennesima coppa, oltre all’occasione storica di laurearsi Campioni d’Europa, come si dice in bavarese,  “dahoam”, in casa. Per la cronaca, infatti, per il Bayern si tratta della terza Finale di Champions League persa sulle ultime quattro disputate (dopo le sconfitte di Barcellona ’99 contro il Manchester United  e Madrid 2010 contro l’Inter).

Il Bayern di Hitzfeld  si rifece della scopola due anni dopo  soltanto, a Milano, nella Finale 2001 vinta sul Valencia ai calci di rigore. Ma in attacco, quella compagine schierava il fantasista brasiliano Giovane Elber e l’ariete Carsten Jancker; al centrocampo, il generale Lothar Matthäus e il folletto Mario Basler, oltre a un certo Mehmet Scholl... Quanto ai suggerimenti in profondità, poteva contare sulle pennellate del Capitano Stefan Effenberg.

L’ultima considerazione riguarda la panchina su cui (non) poteva contare Heynckes (l’unica alternativa per una sostituzione avrebbe potuto essere rappresentata dal centrocampista croato Danijel Pranjic , più mobile e meno prevedibile rispetto ai compagni). A fronte di 19 stagioni consecutive chiuse in attivo e delle ambizioni manifestate, sarebbe ora che i responsabili bavaresi considerassero uno stanziamento di denaro adeguato per arricchire la rosa!

Tornando alle contraddizioni, è stato più volte sottolineato come il Bayern soffra le squadre inglesi.  Ma sabato sera, più che una compagine d’oltre Manica, il Chelsea di Di Matteo sembrava un’italiana catenacciara dei tempi di Nereo Rocco

Si riallaccia al nuovo trend italo-britannico il Manchester City di Roberto Mancini, vincitore – anch’esso in extremis – della Premier League.

Il magnate Abramovitch vede finalmente ripagato l’ingente stanziamento economico (2,5 miliardi euro secondo il Sun), mentre Bayern e Inter, le finaliste di due anni or sono, terminano entrambe la stagione con “zeru tituli”. Come gira in fretta la ruota!

A proposito di ricorsi storici, il Bayern conclude la stagione 2011-12 secondo su tre fronti (Bundesliga, Coppa di Germania e Champions League): proprio come accadde 10 anni fa al Bayer Leverkusen di Reiner Calmund allora tanto deriso da Hoeneß & Co…

E mentre il CT tedesco Joachim Löw si preoccupa della condizione fisica e mentale dei convocati provenienti dal Bayern in vista degli Europei, la Società di Monaco non rinuncia al consueto “banchetto” postpartita.

Sono le 3 di notte quando gli eroi distrutti siedono a tavola, con mogli e fidanzate a consolarli e con Carletto Rummenigge a girare fra i tavoli con il microfono in mano per il consueto discorso.  Questa sconfitta, parola testuale  di Kalle, è ancor più “brutale” di quella di Barcellona.

Bild online pubblica una foto di Schweisteiger  piangente a terra e titola: “Schweini, piangiamo con te”. Dopo una partità così, il Bayern deve piangere soltanto su se stesso.

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15 Risposte to “FINALE BAYERN-CHELSEA: COME SI BUTTA VIA UNA COPPA”

  1. The Night Rider said

    Forse il fattore casalingo ha giocato a sfavore dal punto di vista psicologico e ha creato pressioni e aspettative esagerate sui giocatori tedeschi…

  2. Kalle88 said

    Io sono interista, ma ho tifato Bayern per simpatia verso l’indimenticabile Carletto Rummenigge. Secondo me, pur con tutti gli sbagli commessi, il Bayern è stata la squadra migliore e avrebbe meritato di vincere.

  3. Lancillotto said

    Un’analisi così approfondita (con tanto di ricorsi storici) non l’ho letta da nessun’altra parte. Come al solito 🙂

  4. Pro Mou said

    Effettivamente Heynckes mi ha ricordato Benitez. Poteva cadere il mondo ma lui non cambiava mai. Il più grande nel raddrizzare le partite sovvertendo uomini e schemi è stato il grande JOSË MOURINHO!

  5. Diossina said

    La domanda chiave rimane una sola: come possa un professionista tirare un rigore come quello calciato da Schweinsteiger. Un’esecuzione così grottesca non si vede neanche fra scapoli e ammogliati!

  6. Evinrude said

    Il Chelsea avrà anche vinto, ma il calcio fatto vedere da Di Matteo mi sembra un’involuzione pazzesca rispetto allo spettacolo che hanno sempre offerto le squadre inglesi. Nemmeno il paron Rocco avrebbe osato tanto!

  7. Puyol said

    Sempre più finali di Champions vanno oltre i tempi regolamentari e finiscono ai rigori e oltretutto, diventano sempre meno spettacolari.

  8. Zebra said

    A leggere qui sembra che i tedeschi abbiano sbagliato proprio tutto…

  9. Spiritoso said

    Lady, allora il rigore l’avresti tirato meglio tu di Schweinsteiger?

  10. La Lupa Vince said

    Capisco i tifosi tedeschi perché nell”84 contro il Liverpool ci sono passato anch’io 😦

  11. Dado Nerazzurro81 said

    Maglia del Bayern, tifo per il Chelsea e cuore che batte per il Barca! 😆
    Ma non ne aveva più quel tifoso?

  12. Gigi said

    Ricordo che a Barcellona a Hitzfeld venne rimproverato l’errore di non aver tenuto in campo Lothar almeno come “spauracchio”, anche se non stava bene. Anche quella volta erano gli ultimissimi minuti e non aver tenuto duro con la stessa formazione costò caro.

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