CALCIO E PAROLE

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ADDIO CARLO PETRINI, VOCE-DENUNCIA NEL CALCIO DEGLI IPOCRITI

Posted by ladycalcio su martedì, aprile 17, 2012

Se n’è andato, come per destino, nel pieno della bufera scatenata dall’ennesima “morte da calcio”: una di quelle morti indecifrabili che aveva speso mezza vita a denunciare. Se n’è andato fra l’indifferenza del mondo del pallone, che dopo lo scandalo scommesse del 1980 l’aveva relegato ai margini.

Carlo Petrini, ex-calciatore e autore di scottanti libri-denuncia sul marciume e le degenerazioni nel mondo del calcio, si è spento ieri all’età di 64 anni, dopo avere a lungo lottato contro un male incurabile. La notizia della sua scomparsa mi ha profondamente addolorata, dato soprattutto il toccante ricordo  che conservo del mio incontro con lui. Ebbi l’opportunità di avvicinare quest’uomo reietto, da tutti bollato come il reprobo del calcio italiano, qualche anno fa e non me la lasciai sfuggire. Oggi voglio raccontarvi perché, malgrado il suo passato, Petrini mi apparve migliore di tanti ipocriti dalla reputazione immacolata che popolano i nostri campi di calcio.

Avvenne in occasione di una delle tante sceneggiature di “Nel fango del dio pallone”, pièce teatrale ispirata all’omonima autobiografia-scandalo del giocatore (Kaos Edizioni),  interpretata dall’attore Alessandro Castellucci . La recita ripropose le tappe della drammatica vicenda sportiva e personale di Petrini: dal doping allo scandalo scommesse, dalla perdita del figlio agli irreversibili danni fisici conseguenti all’abuso di sostanze farmacologiche.  Seguì un incontro-dibattito con Petrini stesso, affiancato da alcuni rappresentanti dello sport di vertice.

Mi ero accostata all’autobiografia di cui sopra, presentata come “sincera fino ad essere spietata” e contenente “quello che nel calcio si fa ma non si deve dire”, per pura curiosità: vi lessi, fra l’altro, di partite truccate, combines, degenerazioni sessuali e inimmaginabili episodi di depravazione. Acquistai successivamente “Il calciatore suicidatola morte senza verità del centrocampista Donato Bergamini” (Kaos Edizioni),  recentemente ripreso da “Chi l’ha visto” (Rai 3) dopo la riapertura del caso in oggetto. Proseguii con la lettura di altri libri della stessa “collana”.

Tornando a quella sera, dopo aver rivissuto il proprio dramma sceneggiato sul palcoscenico, l’ex-attaccante di Milan, Torino, Varese, Catanzaro, Ternana, Roma, Verona, Cesena e Bologna salì a fatica i pochi gradini del palco, sorretto da due persone e accolto dall’applauso di incoraggiamento del pubblico. Con buona pace del suo passato, era impossibile non essere colpiti dalla forza d’animo di quell’uomo, con il capo segnato dalla lunga cicatrice di un intervento chirurgico per la rimozione di un tumore maligno al cervello. Petrini appariva visibilmente prostrato nel fisico, ma conservava intatta una voce stupenda, degna di un doppiatore. Affermò di non riuscire a vedere oltre la prima fila del teatro. Fui immediatamente colpita dalla forza d’animo del Petrini uomo, che non si sottraeva al durissimo confronto. Quanti eroi dello sport pallonaro si defilano per molto meno dai microfoni…

Il suo racconto fu agghiacciante e toccante al tempo stesso. Rivelò di doping coatto, degli effetti devastanti delle sostanze farmacologiche su ragazzi ventenni la cui vita “valeva meno della retrocessione o della sconfitta”, di compagni morti di doping, di medici senza scrupolo, dei danni irreversibili arrecati al suo organismo dalle sostanze dopanti, del sogno irrealizzabile di “tornare a vivere” e  a vedere.

Confesso che mi ero avvicinata al personaggio con un po’ di prevenzione, sia per il suo stile di vita, sia per il diffuso sospetto che le sue denunce fossero dettate dall’indigenza e dal desiderio di vendetta. Invece, dovetti ricredermi. Capii ben presto che non si trattava di un’apparizione “di convenienza”. Petrini non ne approfittò per presentare il suo ultimo libro, né per gettare fango. Dopotutto, nelle precarie condizioni di salute in cui si trovava, avrebbe potuto risparmiarsi lo stress, mandare tutti a quel paese e lasciare le potenziali future vittime del doping al loro destino.

Quanto al suo personale destino, pur riconducibile a una vita personale dissennata, avrebbe potuto cedere alla tentazione di annegarlo nell’alcool o di “anestetizzarlo” ricorrendo agli stupefacenti, alla stregua di tanti personaggi più o meno celebri di  lui. Al contrario, quel Petrini tanto disprezzato dai finti perbenisti stava facendo appello alle sue ultime forze per farsi paladino di una crociata che evitasse ad altri i suoi errori e le sue sofferenze.

Raccontò di tutto quanto i mass media nascondono, senza mai nascondere se stesso. Rispose a tutte le domande, anche alle più imbarazzanti, con immediatezza e sincerità.

È facile puntare il dito contro gli altri. Lo è molto meno autoaccusarsi e autoconfessarsi in pubblico senza veli. Ebbene: Petrini ha avuto il coraggio e il merito di proporsi quale “modello negativo”, di ammettere pubblicamente i propri errori fin nei dettagli più sconvenienti, di dare un senso alla sua dolorosa esperienza mettendola al servizio degli altri. Petrini ha sbagliato insieme a molti altri, ma è stato il solo a pagare. Con gli interessi. E mentre tanti peggiori di lui si sono disinvoltamente riciclati all’onore delle cronache, in antitesi con il perdonismo imperante nell’ambiente egli è sempre rimasto – e temo rimarrà – il reprobo del calcio italiano per antonomasia.

Quella sera, Petrini conquistò l’affetto del pubblico presente. Terminato il dibattito, mi avvicinai a lui per scambiare qualche parola in privato. Con leggero imbarazzo gli chiesi se, dati i gravi problemi alla vista, fosse in grado di autografarmi l’autobiografia. Mise subito mano alla penna dicendo che ce la poteva senz’altro fare e mi scrisse una dedica.

Felice del mio interessamento, mi domandò quali dei suoi libri avessi letto e cosa ne pensassi. “Senza maglia e senza bandiera’ l’hai letto?” mi interrogò.  Risposi sinceramente di no, ed egli, sorridendo,  mi esortò a farlo, perché “ quello è assolutamente da leggere”. Gli risposi che l’avrei senz’altro acquistato.

Nel frattempo, mi sento di consigliarvi anche Piedi nudi. Calcio e sesso, scopate e pallonate”, un piccante retrobottega degli idilli familiari di certi eroi della pedata dalla facciata cristallina.

Terminai rivolgendogli una domanda che non avevo voluto porgli in pubblico: “Petrini, mi risponda sinceramente: se Lei potesse ritornare al Mondo e ricominciare tutto daccapo, sceglierebbe ancora di fare il calciatore e di rincorrere a qualsiasi costo gloria, vittorie, coppe e trofei?

Petrini mi guardò negli occhi, scrollò il capo e con un sospiro rispose: “Sceglierei di vivere”.

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12 Risposte to “ADDIO CARLO PETRINI, VOCE-DENUNCIA NEL CALCIO DEGLI IPOCRITI”

  1. The Night Rider said

    Dispiace anche a me che se ne sia andato. Petrini nella vita avrà anche fatto tanti errori, ma li ha pagati carissimi.

  2. Mauro said

    Proprio alla luce dei recenti fatti, chissà che qualcuno non inizi a meditare seriamente su ciò che ha scritto…

  3. Lancillotto said

    Splendito ricordo, Lady! Come al solito, personalissimo!

  4. Anna said

    Credo che con il coraggio dimostrato nel portare avanti questa denuncia, Petrini si sia abbondantemente riscattato degli errori commessi durante la sua vita di calciatore e che meriti un grosso grazie per l’impegno profuso a favore degli altri.

  5. Marino said

    D’accordo il doping coatto e l’ambiente del calcio, ma lui per ridursi così ci ha messo abbondantemente del suo!

  6. Dado Nerazzurro 81 said

    Ho letto anch’io “Nel fango del dio pallone” e lo trovo impressionante. Petrini fa nomi (anche illustri) coinvolti in situazioni pazzesche. Ciò che mi meraviglia è che nessuno l’abbia mai denunciato.

  7. Sandrino55 said

    Sarebbe piaciuto anche a me avvicinarlo di persona. Avevo già sentito dire da altri che un conto era leggerlo o sentirlo parlare in TV, un altro conto farsi un’idea diretta.

  8. Caffè Colombia said

    Al di là di tutto, gli va riconosciuto il coraggio.

  9. Peter Pan said

    A sentire lui, c’è da non credere più nel calcio. Potrà avere un po’ esagerato, ma non può essersi inventato tutto. Le sue denunce risalgono agli anni ’70, ma anche adesso continuano a emergere strani giri di scommesse e a verificarsi strani malori e inspiegabili morti in ragazzi giovani e allenati…. mah…

  10. XTractor said

    Grazie. Ora quei libri vado a leggermeli anch’io.

  11. Rombo di Tuono said

    Grazie, Carlo!

  12. Pia Nerazzurra said

    Speriamo che il monito sia servito e che in futuro non accada nulla ai campioni di adesso

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