CALCIO E PAROLE

By "Ladycalcio". Il blog più censurato e più temuto dagli addetti ai lavori

Archive for aprile 2012

IL BAYERN METTE IN GINOCCHIO MOURINHO

Posted by ladycalcio su giovedì, aprile 26, 2012

Madrid 2, la vendetta”: sarebbe stato questo il titolo perfetto se anziché una semifinale di Champions League, Real Madrid-Bayern Monaco di ieri sera fosse stata un thriller. Un thriller alla morte la partita lo è comunque stata e il titolo ben si adatta alla “rivincita della Finale 2010” scaturita dai retropensieri più o meno inconsci dei nostri giornalisti e commentatori,  protesi a identificare il Real con l’Inter e Mourinho come il tecnico della squadra per cui tifare contro tutto e contro tutti, non importa se smaccatamente e davanti a milioni di telespettatori.

Sky Sport 1 si superava con una visione dell’incontro da prospettiva quasi esclusivamente madridista, manco in campo ci fosse stata ancora la squadra di Massimo Moratti:  già nel prepartita tornava in voga la parola “Remuntada”, inflazionata, guarda caso, ai tempi della semifinale Barcellona-Inter dell’aprile 2010. Dal campo di gioco, Massimiliano Nebuloni sfoderava  il  “decalogo  delle notti magiche”, ovvero, “tutto quello che facevano negli anni ‘80 i giocatori del Real per preparare adeguatamente una remuntada di coppa”. Decalogo riesumato per l’occasione da Marca: per intenderci, si andava dall’”intimidire gli avversari già nel tunnel “ al “compiere il primo fallo, se possibile con entrate dure sugli avversari”, fino a “creare il massimo della confusione in campo coinvolgendo il pubblico”.  Nebuloni: “Sono tutte regole che coincidono alla perfezione con il decalogo personale di José Mourinho, uno che quando si tratta di alimentare la tensione è davvero  il numero uno per distacco”.  Un autentico modello di sportività!

Si replicava con l’inquadratura di uno striscione recitante una frase di Juanito, anch’essa risalente agli anni ’80: “90 minuti en el Bernabeu son molto longo”.

Pronostico di Paolo Rossi:  3-0 per il Real. Pronostico di Fabio Capello: 2-0 secco per il Real.  Per la cronaca, in occasione della semifinale di andata disputata a Monaco la scorsa settimana, l’astro nascente 🙂 del commento tecnico televisivo Marcone Materazzi, chissà se in virtù dell’amicizia che lo lega a Mou, aveva pronosticato un 2-1 per il Real: l’esatto opposto dell’esito dell’incontro 😆 . Ci vedeva bene soltanto Gianluca Vialli – la classe non è acqua neppure ai microfoni-  che pronosticava il passaggio dei tedeschi dopo i supplementari.

Durante la telecronaca, per Maurizio Compagnoni e Massimo Mauro, Ribéry si lasciava cadere, Robben simulava, anche quando l’avversario gli agganciava vistosamente un piede…

Per non parlare dell’avallo a priori del  generoso penalty concesso al Real dopo soli 5’ per un pallone impattato sulla mano d’appoggio del povero Alaba in caduta e del raddoppio spagnolo in fuorigioco (seppur leggero) ad opera di Cristiano Ronaldo

Nel corso del 2° tempo, la regia inquadrava la tribuna, dove sedevano il ct tedesco Joachim Löw e il suo vice Hans-Dieter Flick. Compagnoni e Mauro neppure se ne accorgevano. Viene da domandarsi: li avranno riconosciuti? 🙄

Il Bayern usciva vincitore dalla lotteria dei rigori, che vedeva l’allenatore dell’Inter, pardon, del Real Madrid José Mourinho, assistere impotente in ginocchio agli errori di Cristiano Ronaldo & Co.

Nel dopopartita Sky, Capello parlava di: “sorpresa Bayer, neanche avesse assistito a una partita del Leverkusen.  Per giustificare il crollo fisico degli spagnoli, si aggrappava al “Clasico” giocato nel weekend dal Real contro il Barça, mentre “il Bayern domenica non ha giocato il Clasico” e poi “mancavano 8 giocatori”.  Ricordo che sabato 21 – e non domenica –  il Bayern aveva pur sempre battuto il Werder Brema – scusate se è poco – in trasferta; forse, attuando un turnover più intelligente rispetto a quello di Mourinho in vista dell’impegno europeo..

Non pago, Fabio Caressa  faceva notare che il Bayern giocherà la finale in casa, “anche se in casa quasi mai si vince la Champions League”.

Al termine della partita, lo stesso Mourinho si dimostrava più sportivo dei nostri giornalisti-tifosi e si recava negli spogliatoi del Bayern a congratularsi con gli avversari…

Dal canto suo, nel corso della cena del postpartita l’ex-nerazzurro Karl-Heinz Rummenigge parlava del match più intenso ed emozionante vissuto nei suoi quasi 38 anni di appartenenza al Bayern. Riguardo alla Finale del 19 maggio, Kalle affermava che “non sarà una partita facile”e che potrà succedere di tutto.

Di certo, non succederà di vedere i tifosi bavaresi mettersi in fila per i biglietti dormendo all’addiaccio per due notti consecutive sotto la pioggia, come accadde due anni or sono ai sostenitori dell’Inter. Per chi non lo sapesse, in casi del genere il Bayern applica criteri di prelazione in base all’anzianità di affiliazione al sodalizio, oltre a regole di assegnazione dei tagliandi più civili …

I complimenti di Rummenigge e l’applauso del popolo tedesco andavano al tecnico che, senza fare il fracasso dello Special One, aveva espugnato il Bernabeu:  lo stesso allenatore che, per ironia della sorte, aveva vinto la Champions League 1997-’98 alla guida del Real Madrid..

Già, perché anche se in tanti non ci hanno fatto caso, ieri sera, sulla panchina opposta a quella di Mou sedeva un tale Josef Heynckes, per tutti Jupp.  Che non è un pirla.

(Le foto sono tratte dall’odierna “Gazzetta dello Sport”)

 

Annunci

Posted in Calcio tedesco | Contrassegnato da tag: , , , , | 10 Comments »

CASO MATERAZZI: AVVISAI L’INTER

Posted by ladycalcio su domenica, aprile 22, 2012

Caro lettore, se non sei a conoscenza dei precedenti, leggi prima il post al link seguente:

https://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

Non l’avevo mai rivelato, ma lo faccio ora. Perché non informasti l’Inter?” mi viene ripetutamente domandato in merito alla brutta telefonata che ricevetti da Marco Materazzi  nell’autunno 2008 dopo avergli inviato in regalo un articolone in suo sostegno frutto di 6 mesi di lavoro.

In realtà, fu la prima cosa che feci. Fu soprattutto una questione di rispetto verso la Società FC Internazionale prima di rendere pubblico l’accaduto, consapevole che questo avrebbe significato “coinvolgere” alla grande persone e istituzioni ad essa collegate (che non sarebbe mai stata mia intenzione tirare in ballo). “Perché non ne ha parlato prima con noi? Avremmo sistemato la cosa!”,  avrebbero potuto  giustamente risentirsi i responsabili nerazzurri. Non fu così.

Dopo la telefonata di quel Matrix così strano e inspiegabilmente impaurito nei miei confronti, condita dal deleterio intervento della moglie Daniela, concessi invano a Marco qualche giorno di tempo per rivalutare il tutto a mente fredda, rivedere le parole e gli atteggiamenti che mi avevano offesa e risolvere l’equivoco “inter nos” , nel più assoluto riserbo.  Non accadde nulla.

Tramite un lungo colloquio telefonico, misi dunque al corrente dell’accaduto FC Internazionale. Preferisco non rivelare l’identità del mio interlocutore, ma per rendere l’idea, trattasi di un rappresentante della Società a tutti gli effetti, molto vicino ai giocatori, che compare spesso in televisione. Premetto che fu molto corretto e disponibile: una persona a modo, che mi dedicò tutto il tempo necessario affinché gli riferissi nei dettagli l’accaduto: le brutte parole di Materazzi, quella sua inspiegabile paura nei miei confronti e il suo rifiuto a un incontro chiarificatore in privato. Misi molto bene in chiaro due punti: 1) che la mia telefonata aveva puro intento informativo: non stavo chiedendo alcuna “mediazione” per  un incontro con Materazzi, per il quale – stavolta da parte mia – era ormai troppo tardi; 2) che quel comportamento insensibile e sprezzante del giocatore nei miei confronti era l’unico motivo alla base di uno scomodissimo “scoop” che avrei lanciato  di lì a poco nella Rete, che non avrebbe fatto piacere all’Inter. Il mio interlocutore si preoccupò soprattutto di conoscere l’argomento di tale “scoop”, che mi pregò a più riprese di anticipargli. Rimasi irremovibile. Tuttavia, gli fornii volutamente un indizio che avrebbe dovuto metterlo sull’avviso: nell’articolo “Il Ritorno del Guerriero”, descrivendo lo splendido recupero di Marco dopo l’infortunio di Budapest, dovevo aver  toccato, a mia insaputa, un tasto imbarazzante. A buon intenditor…..

L’’imminente articolo scomodo era “Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi”, linkato a questo post, l’aspetto verosimilmente sgradito nel “Ritorno del Guerriero”  l’esaltazione della perfetta efficienza della  gamba destra di Matrix a così poca distanza dal presunto gravissimo infortunio di Budapest, dopo il quale Marcone era stato dato per “moribondo”.

Per quello che è l’Organigramma di FC Internazionale, escluderei che il mio interlocutore, pur rappresentando ufficialmente la Società, abbia avuto potere decisionale nel gestire la situazione. Ritengo altresì improbabile che possa essersi preso la responsabilità  – con tutti i rischi del caso – di archiviare l’accaduto senza riferirlo a chi di dovere.  Terminai  inoltrandogli “Il Ritorno del Guerriero” e invitandolo a trovarvi un solo motivo che potesse giustificare quella strana reazione di Matrix  e non ne seppi più nulla.

Se fossero stati ancora al Mondo, mi sarei immediatamente rivolta a Giacinto Facchetti o a Peppino Prisco (anche se sono convinta che, con loro all’Inter, Materazzi non sarebbe mai stato operato di sindrome compartimentale acuta per via endoscopica e con un’incisione di soli 2 cm 😆 ). Perché non mi rivolsi a Massimo Moratti, lo capirete presto da voi.

Con tutto ciò, la scomoda analisi di cui sopra uscì circa un mese dopo. Il tempo per riflettere e per agire non sarebbe mancato!

Sono del parere che una  Società che si rispetti, stanti soprattutto le stranezze e le contraddizioni poi emerse su quell’infortunio, non avrebbe mai corso alla cieca il rischio di vedersi pubblicare una serie di contenuti scomodi come quelli che trovate su questo blog, coinvolgenti non soltanto il giocatore in oggetto, ma anche professionisti e strutture  assai rinomati gravitanti attorno alla Società stessa. La vedo  come una questione di immagine e di decoro dell’intero entourage societario, di correttezza verso la sottoscritta, di premura verso un illustre tesserato  inconsapevole di essersi avviato al “suicidio mediatico”.

Invece, per Materazzi nessuno mosse un dito.

L’uscita del “post-bomba” coincise con l’inizio del declino dell’”eroe di Berlino” e fu seguito da numerose altre analisi, altrettanto scomode e circostanziate, di episodi mediaticamente sempre più contraddittori: lo zigomo di Brema (tradito da un dispettoso basettone di più giorni facente capolino da sotto il berrettone nero con il numero 23), il capolavoro di un menisco riveduto e corretto a tempo di record di cui nessun nosocomio e nessun chirurgo si assunse mai ufficialmente la paternità , una miriade di risentimenti, di silenzi mediatici di mesi o anni, di sirene di mercato sempre più sfiatate, di rocamboleschi episodi per i quali vi rimando alla cartella “Caso Materazzi”.

L‘inglorioso epilogo di Matrix all’Inter lo conoscete tutti: una presunta “rescissione” mai ufficializzata dal Sito Ufficiale di FC Internazionale, senza una partita d’addio, senza neppure uno straccio di grazie da parte della Società in cui aveva militato per 10 anni. Vi invito a seguirmi e a leggere l’estromissione dell’”impegnativo” (parole di Leonardo) dalla squadra nerazzurra nell’ottica dell’escalation di incongruenze da me evidenziate in questi tre anni e oltre.

Dopo la porta chiusami in faccia da Materazzi, Il mio proposito di sviscerare la vicenda fu chiaro da subito. Nessuno può sostenere che io non l’abbia  annunciato e reiterato alla nausea.

Né ho agito a cuor leggero. Ho confessato che, in qualche occasione, ho provato pena per Marco, convintissima che fosse venuto a trovarsi in un guaio più grande di lui. Ho sempre sospettato che l’ingiustificata paura nei miei confronti gli fosse stata inculcata da terzi indesiderati,  senza che mi venisse concessa la possibilità di difendermi.  Da qui la mia insistenza per un incontro a quattr’occhi con il giocatore, con il proposito di tranquillizzarlo e di convincerlo della mia buona fede. Qualunque cosa fosse emersa in merito all’intera vicenda – di questo mi feci un punto d’onore  – sarebbe rimasta fra quattro mura.  Ma il “grande uomo” Marco Materazzi, ebbe paura di incontrare una Lady… 😆

Dopo che tre anni di ragionamenti sui buoni principi e di inutili riguardi non hanno pagato, sviscerati gli eventi, forte di  ogni sorta di prove e acquisizioni nel frattempo accumulate e profondamente disgustata dall’ambiente, sono alla stretta finale: con la coscienza a posto e nel pieno diritto di prendere per le corna il diavolo che si è intromesso fra me e Materazzi, fabbricando le pentole ma non i coperchi.

E se ciò avverrà in maniera  impopolare, coinvolgendo personaggi che un pizzico di buon senso nella gestione della vicenda mi avrebbe evitato di mettere alla berlina, gli interessati sappiano a chi dire grazie.

Sull’argomento leggi anche:

Lettera aperta al Prof. Francesco Benazzo:

http://bit.ly/lZ8Oio

La sindrome compartimentale in parole semplici:

http://bit.ly/GDoHKi

Lettera aperta a Marco Materazzi

http://bit.ly/K0sxeZ

 

 

Posted in "CASO" MATERAZZI, Inter | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | 22 Comments »

ADDIO CARLO PETRINI, VOCE-DENUNCIA NEL CALCIO DEGLI IPOCRITI

Posted by ladycalcio su martedì, aprile 17, 2012

Se n’è andato, come per destino, nel pieno della bufera scatenata dall’ennesima “morte da calcio”: una di quelle morti indecifrabili che aveva speso mezza vita a denunciare. Se n’è andato fra l’indifferenza del mondo del pallone, che dopo lo scandalo scommesse del 1980 l’aveva relegato ai margini.

Carlo Petrini, ex-calciatore e autore di scottanti libri-denuncia sul marciume e le degenerazioni nel mondo del calcio, si è spento ieri all’età di 64 anni, dopo avere a lungo lottato contro un male incurabile. La notizia della sua scomparsa mi ha profondamente addolorata, dato soprattutto il toccante ricordo  che conservo del mio incontro con lui. Ebbi l’opportunità di avvicinare quest’uomo reietto, da tutti bollato come il reprobo del calcio italiano, qualche anno fa e non me la lasciai sfuggire. Oggi voglio raccontarvi perché, malgrado il suo passato, Petrini mi apparve migliore di tanti ipocriti dalla reputazione immacolata che popolano i nostri campi di calcio.

Avvenne in occasione di una delle tante sceneggiature di “Nel fango del dio pallone”, pièce teatrale ispirata all’omonima autobiografia-scandalo del giocatore (Kaos Edizioni),  interpretata dall’attore Alessandro Castellucci . La recita ripropose le tappe della drammatica vicenda sportiva e personale di Petrini: dal doping allo scandalo scommesse, dalla perdita del figlio agli irreversibili danni fisici conseguenti all’abuso di sostanze farmacologiche.  Seguì un incontro-dibattito con Petrini stesso, affiancato da alcuni rappresentanti dello sport di vertice.

Mi ero accostata all’autobiografia di cui sopra, presentata come “sincera fino ad essere spietata” e contenente “quello che nel calcio si fa ma non si deve dire”, per pura curiosità: vi lessi, fra l’altro, di partite truccate, combines, degenerazioni sessuali e inimmaginabili episodi di depravazione. Acquistai successivamente “Il calciatore suicidatola morte senza verità del centrocampista Donato Bergamini” (Kaos Edizioni),  recentemente ripreso da “Chi l’ha visto” (Rai 3) dopo la riapertura del caso in oggetto. Proseguii con la lettura di altri libri della stessa “collana”.

Tornando a quella sera, dopo aver rivissuto il proprio dramma sceneggiato sul palcoscenico, l’ex-attaccante di Milan, Torino, Varese, Catanzaro, Ternana, Roma, Verona, Cesena e Bologna salì a fatica i pochi gradini del palco, sorretto da due persone e accolto dall’applauso di incoraggiamento del pubblico. Con buona pace del suo passato, era impossibile non essere colpiti dalla forza d’animo di quell’uomo, con il capo segnato dalla lunga cicatrice di un intervento chirurgico per la rimozione di un tumore maligno al cervello. Petrini appariva visibilmente prostrato nel fisico, ma conservava intatta una voce stupenda, degna di un doppiatore. Affermò di non riuscire a vedere oltre la prima fila del teatro. Fui immediatamente colpita dalla forza d’animo del Petrini uomo, che non si sottraeva al durissimo confronto. Quanti eroi dello sport pallonaro si defilano per molto meno dai microfoni…

Il suo racconto fu agghiacciante e toccante al tempo stesso. Rivelò di doping coatto, degli effetti devastanti delle sostanze farmacologiche su ragazzi ventenni la cui vita “valeva meno della retrocessione o della sconfitta”, di compagni morti di doping, di medici senza scrupolo, dei danni irreversibili arrecati al suo organismo dalle sostanze dopanti, del sogno irrealizzabile di “tornare a vivere” e  a vedere.

Confesso che mi ero avvicinata al personaggio con un po’ di prevenzione, sia per il suo stile di vita, sia per il diffuso sospetto che le sue denunce fossero dettate dall’indigenza e dal desiderio di vendetta. Invece, dovetti ricredermi. Capii ben presto che non si trattava di un’apparizione “di convenienza”. Petrini non ne approfittò per presentare il suo ultimo libro, né per gettare fango. Dopotutto, nelle precarie condizioni di salute in cui si trovava, avrebbe potuto risparmiarsi lo stress, mandare tutti a quel paese e lasciare le potenziali future vittime del doping al loro destino.

Quanto al suo personale destino, pur riconducibile a una vita personale dissennata, avrebbe potuto cedere alla tentazione di annegarlo nell’alcool o di “anestetizzarlo” ricorrendo agli stupefacenti, alla stregua di tanti personaggi più o meno celebri di  lui. Al contrario, quel Petrini tanto disprezzato dai finti perbenisti stava facendo appello alle sue ultime forze per farsi paladino di una crociata che evitasse ad altri i suoi errori e le sue sofferenze.

Raccontò di tutto quanto i mass media nascondono, senza mai nascondere se stesso. Rispose a tutte le domande, anche alle più imbarazzanti, con immediatezza e sincerità.

È facile puntare il dito contro gli altri. Lo è molto meno autoaccusarsi e autoconfessarsi in pubblico senza veli. Ebbene: Petrini ha avuto il coraggio e il merito di proporsi quale “modello negativo”, di ammettere pubblicamente i propri errori fin nei dettagli più sconvenienti, di dare un senso alla sua dolorosa esperienza mettendola al servizio degli altri. Petrini ha sbagliato insieme a molti altri, ma è stato il solo a pagare. Con gli interessi. E mentre tanti peggiori di lui si sono disinvoltamente riciclati all’onore delle cronache, in antitesi con il perdonismo imperante nell’ambiente egli è sempre rimasto – e temo rimarrà – il reprobo del calcio italiano per antonomasia.

Quella sera, Petrini conquistò l’affetto del pubblico presente. Terminato il dibattito, mi avvicinai a lui per scambiare qualche parola in privato. Con leggero imbarazzo gli chiesi se, dati i gravi problemi alla vista, fosse in grado di autografarmi l’autobiografia. Mise subito mano alla penna dicendo che ce la poteva senz’altro fare e mi scrisse una dedica.

Felice del mio interessamento, mi domandò quali dei suoi libri avessi letto e cosa ne pensassi. “Senza maglia e senza bandiera’ l’hai letto?” mi interrogò.  Risposi sinceramente di no, ed egli, sorridendo,  mi esortò a farlo, perché “ quello è assolutamente da leggere”. Gli risposi che l’avrei senz’altro acquistato.

Nel frattempo, mi sento di consigliarvi anche Piedi nudi. Calcio e sesso, scopate e pallonate”, un piccante retrobottega degli idilli familiari di certi eroi della pedata dalla facciata cristallina.

Terminai rivolgendogli una domanda che non avevo voluto porgli in pubblico: “Petrini, mi risponda sinceramente: se Lei potesse ritornare al Mondo e ricominciare tutto daccapo, sceglierebbe ancora di fare il calciatore e di rincorrere a qualsiasi costo gloria, vittorie, coppe e trofei?

Petrini mi guardò negli occhi, scrollò il capo e con un sospiro rispose: “Sceglierei di vivere”.

Posted in Calcio italiano | Contrassegnato da tag: , , , , , | 12 Comments »

MOROSINI: IL CALCIO SI FERMA DAVANTI ALLA MORTE

Posted by ladycalcio su sabato, aprile 14, 2012

Ladycalcio è vicina ai familiari, amici e compagni del giocatore scomparso e partecipa sentitamente al loro immenso dolore.

Ciao, Piermario.

Posted in Calcio italiano | Contrassegnato da tag: , , , | 10 Comments »

Un solo punto nell’uovo di Pasqua di Stramaccioni

Posted by ladycalcio su sabato, aprile 7, 2012

La condizione atletica in una settimana non la cambia nessuno”. La verità sull’Inter di Stramaccioni è riassunta in questa realistica affermazione di Esteban Cambiasso nel postpartita Sky di Cagliari-Inter.

L’Inter non può cambiare neppure gli uomini,  anche se il nuovo mister si dimostra abile nel concedere loro il necessario turnover rigenerante (vedi il riposo concesso al Cuchu stesso) e nell’alternare la vecchia guardia con i giovani (vedi  Obi e Poli).

È vero che la fortuna aiuta gli audaci (cito ancora Cambiasso e quel delizioso pallone del 2-2 capitatogli sul piede) e che la Dea Bendata viaggia sul trasporto dell’entusiasmo che si possiede e che si emana.  Di certo,  oltre a quest’ultimo, “Strama” ha riportato le emozioni sul campo e fra il pubblico nerazzurro.

Ma non solo. Ha riportato qualche parvenza di schema, benché ancora molto rudimentale, e la determinazione di non spegnersi al primo goal subito, dimostrata dalla pronta doppia rimonta dopo le reti del Cagliari. Ha reinserito Zarate e Guarin, reduci da alttrettante situazioni difficili.

Eppure, dopo la rocambolesca prima casalinga contro il Genoa, Stramaccioni manca il colpaccio alla seconda, nonostante il vantaggio del “campo neutro” di Trieste e dell’11 contro 10 dopo l’espulsione di Pinilla.

Attenuanti sono l’assenza di Sneijder, Julio Cesar, Maicon  Lucio, mentre purtroppo per lui, con il 23 sulle spalle, Ranocchia assomiglia al Materazzi degli ultimi tempi…

Solo la matematica non condanna ancora la rincorsa nerazzurra alla terza posizione e al relativo posto in Champions League, dal quale l’Inter è staccata di 6 punti a 7 partite dalla fine del campionato. Di drammatici 20 punti  il distacco dalla Juve capolista, che ha approfittato dalla sconfitta casalinga del Milan contro la Fiorentina.

Da questa prospettiva, l’Inter sembrerebbe ormai fuori dai giochi. Ma… se l’ago della bilancia di questo Campionato fosse il derby alla penultima giornata?

Buona Pasqua a tutti!

(La foto è tratta da inter.it)

 

Posted in Inter | Contrassegnato da tag: , , , | 10 Comments »

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: