CALCIO E PAROLE

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LA GRANDE CASSANATA

Posted by ladycalcio su lunedì, novembre 7, 2011

Quell’inquietante ricovero nella notte, bocche cucite per tre giorni e mezzo ad alimentare sospetti e indiscrezioni, smentite e controsmentite. Finalmente, per Antonio Cassano i medici stilano la diagnosi di forame ovale pervio interatriale (PFO), seguita da un intervento chirurgico a tempo di record che ridona la tranquillità a Fant’Antonio e  la favella ai camici bianchi.

Non è che una fra le mille storie bizzarre e contraddittorie che fioriscono nell’universo del calcio. La prima stranezza riguarda i tre giorni e mezzo di imbarazzato silenzio da parte dei sanitari del Policlinico di Milano prima della formulazione di una diagnosi: il forame ovale pervio – ci si affretterà poi a precisare – può essere rilevato solo in base ad approfonditi accertamenti clinici.

Vi dico la mia sull’intera vicenda. Cominciamo col considerare che, nell’atleta agonista, gli incidenti cardiovascolari rappresentano a tutti gli effetti il fattore di rischio numero uno. Il cedimento o malfunzionamento del cuore può comportare rispettivamente la morte istantanea del soggetto o l’innesco di patologie gravissime, a loro volta a rischio di decesso o di invalidità permanente (vedi ischemia ed embolia).

Non per altro, le visite d’idoneità alla pratica di tutti gli sport agonistici, obbligatorie per legge, sono imperniate sui test cardiologici (step test, elettrocardiogramma dopo sforzo o sotto sforzo, ecc) – e non sulla salute di muscoli, ginocchia, ossa e tendini.

Peraltro, i protocolli cardiologici per l’attività agonistica si giovano di un’apposita classificazione delle attività sportive in relazione al tipo di impegno cardiocircolatorio  (e del relativo rischio a carico del cuore) che queste comportano. Sto parlando dei Protocolli Cardiologici per il Giudizio di Idoneità allo Sport Agonistico, a cura del Comitato Organizzativo Cardiologico per l’Idoneità allo Sport.

La classificazione, convenzionalmente articolata in 5 gruppi, tiene conto  di numerosi parametri in base ai quali elaborare accertamenti cardiologici specifici differenziati per i singoli sport:

Vengono differenziati fra l’altro:

l’intensità dello sforzo che il muscolo cardiaco è chiamato a sostenere;

il tipo di sforzo a cui l’atleta sottopone  il muscolo cardiaco stesso (attività di pompa a ritmo costante piuttosto che incrementi della frequenza, della portata, della gettata cardiaca o, addirittura, della pressione arteriosa)

il meccanismo energetico implicato dalla disciplina sportiva praticata dall’atleta (aerobico o anaerobico, lattacido o alattacido. ecc.);

la bioenergetica e la biomeccanica tipiche del gesto atletico specifico;

la vicinanza o meno della frequenza cardiaca raggiunta nella pratica di un certo sport alla frequenza cardiaca massimale;

l’eventuale impegno cardiovascolare di tipo neurogeno (che si verifica quando la frequenza cardiaca aumenta non in seguito allo sforzo, bensì per impatto emotivo, come avviene nel paracadutismo, nel motociclismo velocità, ecc), piuttosto che vascolare di pressione (nel caso di resistenze vascolari periferiche).

Il calcio, classificato nel gruppo D, viene considerato fra le “Attività sportive con impegno cardiocircolatorio da medio ad elevato caratterizzato da numerosi e rapidi incrementi anche massimali, della frequenza cardiaca e della gettata cardiaca, con aumento delle resistenze periferiche” (si vedano gli scatti fulminanti delle azioni di gioco, seguite da bruschi stop):

Quest’ultimo punto ci conduce per mano al discorso sulle  sollecitazioni che il volume di sangue intermittente affluente al cuore di un calciatore durante una partita comporta sugli atri e sulla parete interatriale del medesimo.

Ora: i test cardiologici di idoneità di primo livello praticati sugli atleti agonisti  sono generalmente in grado di evidenziare patologie quali talune cardiopatie valvolari, tachicardie, aritmie, bradicardie, fibrillazioni, soffi – benigni o meno -, da approfondire successivamente tramite esami integrativi.

Tuttavia, al di là dei protocolli di idoneità finalizzati alla salvaguardia della salute dell’atleta, alla deresponsabilizzazione delle Società e agli adempimenti assicurativi, il discorso della prevenzione cardiovascolare nel calcio si allarga ai congrui investimenti operati ai giorni nostri sui calciatori da parte delle Società stesse. Per quanto cinico possa suonare, la salute dei giocatori è denaro.

Ecco perché, prima di ingaggiare i professionisti della pedata per decine o centinaia di milioni di Euro, le Società li sottopongono ad accurate visite mediche specialistiche –  e non soltanto di natura ortopedica, pur essendo quest’ultimo l’aspetto più chiacchierato.

Ora: statisticamente, come affermato dai mass media nei giorni scorsi, i difetti interatriali rappresentano le forme di cardiopatie congenite più frequenti anche fra la popolazione comune. Credete davvero che prima di acquistare un giocatore di livello internazionale su cui costruire la scalata al trono europeo, il merchandising di maglie, poster e gadget vari, le partnership con le TV, i sodalizi con gli sponsor, ecc, ecc, una società non si sinceri che il suo tesserato (o futuro tale) ne sia esente?  Volendo essere cinici fino in fondo: a una società di calcio costano di più un paio di esami cardiologici preventivi approfonditi in grado di evidenziare il problema (magari, effettuati in una clinica convenzionata con la squadra), oppure l’eventuale danno pecuniario, sportivo, di immagine, di sponsor e di risultati conseguente a un incidente cardiovascolare grave di un suo tesserato di fama mondiale? Lo stesso discorso vale, all’inverso, per gli interessi dello stesso giocatore…

Peraltro, i difetti interatriali di cui stiamo parlando sono non di rado associati ad aritmie o soffi. Questi ultimi, implicando rigorosamente l’effettuazione di esami integrativi di 2°, o eventualmente di 3° livello, fungono a loro volta da “sentinelle” per l’individuazione dei difetti interatriali stessi.

Tornando a Cassano, ammettendo che sia andata come ci raccontano (ne dubito assai), mi sia consentito formulare due ipotesi: se veramente i medici non erano a conoscenza del suo difetto interatriale (me ne meraviglierei), l’alta incidenza dell’anomalia fra la popolazione, associata alla sintomatologia accusata dal giocatore, avrebbe dovuto indurli in brevissimo tempo a sospettarne la presenza; se, al contrario, i sanitari erano a conoscenza del PFO dell’attaccante milanista, fino a quel momento asintomatico, avrebbero dovuto essere messi molto prima sulla strada della giusta diagnosi… non vi pare?

Nei giorni scorsi, Sky Sport 24 ci ha proposto il caso di Mattia Morandi, centrocampista del Como classe ’88 reduce dal medesimo intervento chirurgico di Cassano. Il mio omonimo, tuttora ai box per un’ischemia verificatasi peraltro un anno dopo l’intervento chirurgico di posizionamento del dispositovo occlusore (!), ha dichiarato che il PFO gli venne scoperto durante la semplice visita di idoneità. E allora, come la mettiamo?

Per Cassano, nell’ambito di un’intervista al Prof. Claudio Mariani (Prof. Ordinario di Neurologia all’Università di Milano), la Gazzetta dello Sport di giovedì 3 novembre parla di un “danno cerebrale”, di una” piccola necrosi ischemica nella parte sinistra del talamo conseguente all’occlusione di un piccolo vaso da parte di un microembolo”.

Diluvia – se Cassano ride, il cielo lacrima – il giorno in cui il Prof. Carminati, primario di cardiologia dei difetti congeniti del Policlinico di San Donato e autore dell’intervento chirurgico sul numero 99 rossonero, ci illustra con semplicità la tecnica dell’” ombrellino” 🙂 , il dispositivo occlusore posizionato nel cuore di Fant’Antonio, e conferma che “è successo un evento ischemico cerebrale”.

Un’altra grossa perplessità riguarda la presenza di un coagulo nel sangue di un atleta professionista giovane e allenato, che svolge un notevole volume di attività fisica….

Ma preferisco terminare qui la mia analisi medica. Ho un caso aperto con Materazzi; buon per lui, non con Cassano 🙂 ….

Trovo comunque assai disdicevole lo show mediatico inscenato sul suo ricovero: Superman Cassano non ha paura, sta benone, è allegro, scherza e ride come se nulla fosse. Soprattutto, riceve una marea di gente, neanche si trovasse a un evento sponsorizzato. Gli inviati dei vari TG ci raccontano di una processione di amici e compagni che si soffermano da lui per ore e  ore nella delicata fase che precede l’intervento, quando un paziente (soprattutto reduce da un evento ischemico) dovrebbe semplicemente riposare e rimanere a completa disposizione del personale medico per l’iter pre-operatorio. Domanda: il nosocomio milanese concede questa illimitata disponibilità a tutti i pazienti, oppure per Cassano sono valse “regole speciali”?

Comunque sia, ritengo che sarebbe stato più serio limitare le visite al giocatore ai soli familiari e a un paio di rappresentanti del Milan, evitando una processione che ha reso necessario un servizio d’ordine e – così possiamo immaginare – arrecato disturbo agli altri degenti.

Tornando alla cronaca recente, la “sceneggiata” del numero 99 rossonero culmina con la visita del cantante Gigi d’Alessio, che dopo aver intonato insieme al paziente il suo successo “Un cuore malato”, così lo descrive ai media: “Sta ‘na Pasqua”!

Chiude la staffetta il ct della Nazionale Azzurra Cesare Prandelli, ultimo VIP a recarsi in pellegrinaggio da Fant’Antonio: dalle ore 19 del sabato il Policlinico diventa off-limits, rien ne va plus.

Restano fuori (fonte SS24) Tonino Rana, il suo primo presidente, che per rivedere il suo ex-rampollo si è sobbarcato 1000 km, e 5 educatrici di un istituto per disabili.

L’ex-rossonero Stefano Eranio ci fa sapere che in ospedale Cassano si sente come in prigione (mentre evidentemente, per dirla con D’Alessio, tutti gli altri sono felici come Pasque di rimanerci).

E mentre i cronisti vengono depistati con indiscrezioni di una sua probabile dimissione fra domenica e lunedì e con l’annuncio di un “coprifuoco”  pre-festivo per le ore 19, lui lascia a l’ospedale proprio sabato sera attorno alle 21.20, dopo nemmeno 48 ore da un evento ischemico cerebrale. Dribbla tutti, affetti compresi. Evidentemente, la privacy torna a fargli comodo.

Le cronache, monopolizzate dal Cassano-show, si ricordano finalmente anche di Christof Innerhofer, lo sciatore azzurro in ospedale con la testa dolorante, sdraiato al buio 24 ore su 24 dopo un brutto trauma cranico procuratosi cadendo in allenamento.

Quanto ai tempi del recupero agonistico di Cassano, il Prof Carminati se ne lava le mani e fa benissimo: “Non chiedetemi dettagli sugli allenamenti e l’attività sportiva perché è un problema che chiaramente non viene gestito dal cardiologo ma dal medico dello sport”.

Già, perché il mese di riposo assoluto inizialmente annunciato dai media viene già scalato a, 20 gg, 15-20 gg, e via scendendo, con la testa di Cassano proiettata di slancio verso gli Europei del giugno prossimo.

Pacati, corretti, essenziali e mai “protagonisti”: così definirei i sanitari che hanno avuto la grana di avere in cura Cassano e che hanno svolto il loro compito al meglio e con serietà.

La Gazzetta dello Sport di ieri cita così il Prof. Nereo Bresolin, primario di Neurologia del Policlinico di Milano, sulle dimissioni del giocatore rossonero:”A 29 anni e con tutta la gente che conosce farlo stare tranquillo non sarà facilissimo (…) Cassano non è un paziente facilissimo (non stentiamo a credergli, ndr) e ci ha creato un po’di scompiglio in ospedale. Io gliel’ho detto: dopo una settimana di ricovero e un intervento al cuore sarebbe il caso che per un po’ stesse tranquillino. Certo, lui è giovane e famoso ed è inevitabile che raccolga intorno a sé l’attenzione di tante persone e di tanti giornalisti“.

Le manifestazioni di affetto a Cassano continuano con la maglietta ”Forza Cassano” indossata dal Real Madrid e con una valanga di auguri da tutto il mondo. Tutto questo – giova ricordarlo – all’indirizzo di chi ricambiò l’affetto del Presidente della Samp Garrone nel modo che tutti ricordiamo).

Saputo Cassano in un letto d’ospedale, il mondo del calcio sembra avere un’improvvisa nostalgia delle sue cassanate. In realtà, lui ha già ricominciato a produrle. O meglio, non ha mai smesso.

 

LEGGI ANCHE:

Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi

https://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

Lettera aperta al Prof. Francesco Benazzo (Policlinico S. Matteo Pavia)

https://calcioparole.wordpress.com/2011/05/10/lettera-aperta-al-prof-francesco-benazzo-direttore-della-clinica-ortopedica-e-traumatologica-dell%E2%80%99universita-di-pavia-fondazione-irccs-policlinico-san-matteo/

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15 Risposte to “LA GRANDE CASSANATA”

  1. Papaya said

    Qualcosa che non andava doveva esserci: 3 giorni e mezzo per partorire una diagnosi? Neanche fosse stato un parto trigemino!

  2. Luca said

    Poveri medici, che grana!

  3. Pepe said

    CALCIO E PAROLE SEMPRE SUPER! TUTTO QUESTO NESSUNO L’AVEVA SCRITTO (come al solito).

  4. Diossina said

    Come no! Del recupero agonistico si occuperà il Milan LAB!

  5. Saverio75 said

    Un malato che ha subito un evento ischemico deve stare tranquillo, non ricevere visite per ore al giorno. È assurda la cosa in sé ed è assurdo che l’ospedale l’abbia permesso. Cassano, come hai giustamente fatto notare, avrebbe dovuto rimanere pienamente a disposizione dei sanitari per tutte le analisi e i controlli pre-operatori e non gigioneggiare con amici e compagni.

  6. Spiritoso said

    Perché non è andato anche Little Tony a cantargli “Cuore matto”? 😀

  7. Elusca said

    E poi, di solito dall’ospedale si viene dimessi al mattino, o al limite, nel primo pomeriggio, dopo che i medici hanno fatto il giro fra i reparti.
    Non ho mai sentito dire di nessuno che sia stato dimesso alle 21.30 del sabato sera. Evidentemente, Cassano ha voluto tagliare la corda senza essere disturbato dai cronisti. Dopo tutta l’attenzione dedecatagli, lo trovo molto brutto verso di loro e verso tutti i tifosi che gli hanno trasmesso il loro affetto.

  8. David Rossonero said

    Beh, Antonio è un personaggio in tutto quello che fa. Può piacere o meno, ma è inevitabile che monopolizzi l’attenzione qualunque cosa faccia.

  9. Xantippo said

    Cassano se ne guarderà bene dal litigare con te, cara Lady… soprattutto, se il suo amicone Materazzi gli ha raccontato cosa è successo a lui dopo… 😀

  10. Sandrino55 said

    Ladycalcio, sei unica nelle tue analisi mediche! Leggerle vuol sempre dire imparare e accorgersi di quanto sia finto il mondo del calcio!

  11. Blizzard said

    I medici del Policlinico hanno fatto il loro dovere PARLANDO POCO, POCHISSIMO, lo stretto indispensabile.

  12. Rossonero Forever said

    Io spero che sia veramente andata così e che i medici ce lo restituiscano risanato. Il Milan ha bisogno di lui, noi tifosi l’aspettiamo. Forza Fant’Antonio!

  13. Anna said

    È un commento molto severo, ma anche molto giusto. L’aspetto clinico della questione presenta molte ombre, che hai sviscerato con la consueta competenza. Ti do ragione anche sul lato mediatico e sull’inopportuno andirivieni di personaggi e amici in ospedale.

  14. Red and Black81 said

    Fantastico articolo

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