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ROBERT ENKE UN ANNO DOPO

Posted by ladycalcio su giovedì, novembre 11, 2010

È stato un anno ieri. Un anno esatto da quel tragico 10 novembre 2009 in cui Robert Enke, portiere dell’Hannover 96 e della Nazionale Tedesca gravemente malato di depressione, si tolse la vita gettandosi sotto un treno. Il suicidio dell’”uomo da 3,5 milioni”, agli occhi di tutti un personaggio felice e di successo, sconvolse la Germania non solo calcistica, sollevando enorme scalpore e mille interrogativi.

Ieri, ad Hannover, tifosi e gente comune hanno ricordato il giocatore scomparso con una processione per le vie della città. La pioggia caduta per tutto il giorno, esattamente come un anno fa, ha reso l’atmosfera ancor più simile ad allora, risvegliando ricordi angosciosi: “Ero alle ultime settimane di gravidanza”, ricorda una tifosa, “e la notizia mi mise sottosopra. Enke per me era un amico”.

Sin dal mattino, il sindaco Stephan Weil aveva allestito un grande gazebo dominato da un’emblematica gigantografia di Enke con i guantoni levati al cielo. Sotto, un libro di condoglianze, e tutt’attorno, le numerose manifestazioni d’affetto dei tifosi: sciarpe, lettere, messaggi, tanti disegni di bambini… in parte, materiale raccolto per le strade un anno fa, che la Società Hannover 96 ha pensato di ripulire e conservare.

Attorno a mezzogiorno, nel cimitero di Empede si è svolta una breve cerimonia commemorativa alla presenza dei soli familiari e amici personali del giocatore e di una delegazione della Federcalcio Tedesca: il ct Joachim Löw, il DS della Nazionale Oliver Bierhoff e il Presidente Federale Theo Zwanziger hanno deposto una corona di fiori, alla quale si è aggiunta un’altra corona nei colori sociali dell’Hannover 69 da parte del Presidente del Club Martin Kind, con la scritta: “Non ti dimentichiamo”.

Ma a tener banco in questi giorni in Germania è il dibattito sulla cospicua presenza della depressione come male nascosto fra i calciatori della Bundesliga. Sembra infatti che dietro la gloria e gli onori dell’illusorio mondo del calcio si celino numerosi casi di soggetti ad alto rischio letteralmente schiacciati dalla pressione dello sport professionistico.

Del resto, sin dal giorno del suicidio di Enke si sospettò che questi non fosse il solo a soffrire della malattia.

Infatti, pochi giorni dopo la sua morte, la Germania venne nuovamente scossa dalla confessione pubblica di Andreas Biermann, difensore del St. Pauli: “Io, Andreas Biermann, 29 anni, sposato e padre di due bambini, calciatore professionista in forza all’FC St. Pauli, con molti infortuni alle spalle, soffro da diversi anni di depressione. Il 20 Ottobre 2009, ho tentato di togliermi la vita“.

Fino a quel momento, anziché chiedere aiuto e affidarsi alle necessarie cure specialistiche, Biermann aveva cercato di venire a capo dei suoi problemi da solo. Inutilmente.

La mia famiglia ed io desideriamo rendere pubblica la cosa per dare ad eventuali altre persone colpite il coraggio di aprirsi e di lasciarsi aiutare“, proseguì Biermann. “Inoltre, desideriamo risparmiarci di dover costruire una facciata di bugie per nascondere il mio reale stato di salute. Vogliamo affrontarlo pubblicamente e contribuire a far sì che questa malattia smetta di essere un tabù”.

Biermann si fece ricoverare e curare. La morte di Enke fu la sua salvezza:Mi resi conto che la persona descritta da Teresa Enke (la moglie di Robert Enke, ndr) ero al 100% io e che dovevo cercare aiuto”, dichiarò successivamente.

Prima di giungere alla decisione più sensata, il giocatore aveva cercato fortuna nel poker, rischiando di rimanere vittima del vizio del gioco. Attualmente, dopo essere stato respinto da squadre di 2^e 3^ divisione in quanto non garante della necessaria tenuta psicologica, svolge opera di sensibilizzazione pubblica sulla malattia e lavora a un libro sul tema. Sabato scorso, è stato ospite della trasmissione sportiva “Das Aktuelle Sportstudio” (ZDF).

È di una ventina di giorni fa la notizia che Stefan Schumann, 26enne centrocampista del FSV Zwickau (un club di 5^ divisione), ha a sua volta tentato il suicidio ingerendo un cocktail di farmaci.

Ieri, in un’intervista rilasciata al canale televisivo Sport 1, Ulf Baranowsky, ex- amministratore delegato del VDV (il sindacato tedesco calciatori, ndr) ha dichiarato che dopo la morte di Enke parecchi i professionisti militanti nella Bundesliga si sono rivolti alla struttura chiedendo aiuto.  Stando alle sue affermazioni, in tutte le squadre tedesche ci sarebbero giocatori bisognosi di assistenza; un calcolo approssimativo su tale base porta a stimare 100 giocatori ad elevato rischio.

Tornando alle commemorazioni di ieri, il Presidente Kind ha parlato di “ricordo ancora vivo”, senza nascondere il timore che l’anniversario possa tornare a sconvolgere la squadra. Squadra che ieri, dopo una rapida visita al gazebo, per decisione precauzionale del tecnico Mirko Slomka si è allenata a porte chiuse, al riparo dal clima di commozione e di rivisitazione della tragedia.

L’Hannover, dopo lo choc, inanellò infatti un’impressionante serie di sconfitte che lo condusse a un passo dalla retrocessione. Secondo Kind, ad acuire il trauma dei giocatori contribuì il fatto di aver portato fuori a braccia dall’AWDArena la bara del compagno. “Tremavo in tutto il corpo”, ha confessato Altin Lala. Ora, come precisa Kind, la squadra è per 1/3 nuova, e quindi, in tale percentuale è costituita  da giocatori che non hanno mai avuto contatti personali con Enke.

Fra le iniziative intraprese ai vari livelli, è doveroso menzionare la “Robert-Enke-Stiftung” (Fondazione Robert Enke, ndr), presieduta da Teresa Enke (www.robert-enke-stiftung.de), impegnata a dare sostegno alle vittime delle malattie cardiache infantili e delle malattie depressive.  Prima che dal suicidio del marito, la Sig.ra Teresa era infatti stata provata dalla morte di Lara, la sua bambina di otto mesi deceduta in seguito a una malformazione cardiaca. Ora, prosegue la sua vita allevando la figlioletta adottiva Leila e dà un senso al suo dolore impegnandosi per gli altri. Un esempio vero di amore e di coraggio, sul quale alcune  mantenute di ferro montate e nullafacenti sposate ai nostri giocatori farebbero bene a riflettere.

E mentre è in uscita un libro sulla breve vita di Enke, le autorità cittadine di Hannover hanno deciso di dedicare all’indimenticato campione la via adiacente allo stadio. Per chi conosce la capitale della Bassa Sassonia, il ramo dell’Arthur-Menge-Ufer che converge nella Seufzerallee prenderà ufficialmente il nome di Robert-Enke-Straße.

Link ai post dello scorso anno:

https://calcioparole.wordpress.com/2009/11/12/la-germania-piange-robert-enke/

https://calcioparole.wordpress.com/2009/11/18/tanti-troppi-enke/


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9 Risposte to “ROBERT ENKE UN ANNO DOPO”

  1. Mariolino said

    Sembra che abbiano tutto: soldi, gloria, donne, e poi leggi che uno si butta sotto il treno, l’altro prende un cocktail di farmaci e compagnia bella. Qui c’è qualcosa che non va. Uno può essere malato, ma alcuni giocatori depressi per squadra e 100 a forte rischio nel campionato mi sembrano un po’ troppi e ripeto che secondo me c’è qualcosa che non funziona.

  2. […] This post was mentioned on Twitter by Monica Morandi and Monica Morandi, Monica Morandi. Monica Morandi said: Un anno dopo il suicidio del portiere tedesco Robert Enke http://bit.ly/aSfW0E […]

  3. Caffè Colombia said

    Se è vero che così tanti giocatori tedeschi soffrono di depressione, sorge spontanea una domanda: ci sono dei potenziali Enke anche in Italia?

  4. Diossina said

    Quando capitano queste tragedie tutti cadono dalla luna. Ma credete davvero che nessuno se ne fosse accorto? Credete che Enke, Schumann & Co non avessero mai manifestato sintomi di problemi gravi? Credete che il fenomeno sia circoscritto alla Germania e che il nostro campionato ne sia immune?

  5. Matteo Riccadonna said

    C’era bisogno del morto? Se ne soffrono così in tanti non si poteva intervenire prima?

  6. Viviana said

    Portar fuori dallo stadio la bara di un compagno dev’essere terribile. Capisco che quei ragazzi siano così traumatizzati. L’allenatore tedesco ha fatto bene a tenere la squadra isolata dalle commemorazioni.

  7. Angelillo said

    Io sono addolorato per la giovane moglie, che si ritrova vedova con una bambina piccola. L’ammiro tanto. Difficilmente potrà leggermi, ma le auguro tutto il bene. Spero che chi le sta vicino l’aiuti a superare questo immenso dolore e che in futuro la vita la ricambi con un po’ di gioia e serenità.

  8. Zio Bergomi 82 said

    Fermiamoci un attimo a riflettere e guardiamo i calciatori con occhio diverso e più umano.

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