CALCIO E PAROLE

By "Ladycalcio". Il blog più censurato e più temuto dagli addetti ai lavori

LETTERA APERTA A MARCO MATERAZZI

Posted by ladycalcio su sabato, maggio 9, 2009

Caro Marco,

Dove eravamo rimasti?

A quella tua telefonata all’ora di cena in una sera d’ottobre, in cui mi avevi  lanciato una doppia sciagurata sfida: sostenevi che  ti avevo scritto una lettera idiota, che denotava poca intelligenza,  e che nel farlo avevo commesso un grossissimo autogoal: parole che mi avevano profondamente addolorata e offesa.

Cosa avevo fatto per meritarmi questi tuoi “complimenti”? Ti avevo scritto chiedendoti un breve incontro a quattr’occhi per chiarire l’inspiegabile reazione che aveva suscitato in te “Il Ritorno del Guerriero”, un articolone in cui avevo esaltato la tua prestanza atletica sul campo dopo il noto infortunio di Budapest. Ritenevo mio diritto chiarire certi risvolti poco chiari della vicenda, dopo che quell’appassionato lavoro di mesi, inviatoti in regalo, anziché apprezzamento  aveva  suscitato chissà quali equivoci e sospetti, incutendoti un’inspiegabile paura nei miei confronti (Per tutto il seguito della vicenda, si veda  “Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi”).

Negatami tale opportunità, per me fondamentale, altro non mi era  rimasto che chiarirmi gli eventi da me, con un determinato  duplice proposito: dimostrarti che se qualcuno in questa storia aveva dimostrato poca intelligenza, non ero certo io e che l‘autogoal – il più clamoroso della tua carriera – l’avevi commesso tu.

Da qui la mia analisi-choc sulla sindrome compartimentale, che già avrebbe dovuto indurti a riflettere sulla mia materia grigia. Un collega blogger ha scritto che per fare un pezzo del genere ci vogliono “due palle così”.  Senza falsa modestia: chi altro le ha avute?

Con altrettanta decisione, tagliamo dunque le gambe a due “miti” tanto cari ai tuoi “difensori d’ufficio”:  : 1) Non ti avevo chiesto di incontrarti perché sei Matrix, idolo del pallone, ma per un chiarimento urgente, tutto a tuo vantaggio. 2) Non ti ho preso di mira per un mancato ringraziamento, né per un mancato incontro: mi hai lanciato una sfida e io l’ho accettata!

Non dopo averti ripetutamente esortato a riflettere e a ripensarci, tentando  in tutti i modi di farti capire quale enorme dispiacere mi stessi dando e come mi sentissi tradita nella pulizia delle mie intenzioni. Discorso al quale ti sei dimostrato sordo e indifferente.  Dopo mesi, ho ancora nelle orecchie quel tuo tono freddo e scostante, quella tua insensibilità verso la lettera immediata e sincera in cui ti avevo raccontato i mesi di difficoltà e di peripezie vissuti per pubblicare la tua storia. Tutto questo hai calpestato e disprezzato. Soprattutto, non riesco a capacitarmi di quella tua sacra paura di incontrarmi.

Scatenare questa “crociata” contro di te, come l’ha definita un lettore, era il mio ultimo proposito. Mi ci hai costretta con tutte le tue forze. Da quella telefonata alla pubblicazione del post “Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi” è passato più di un mese, durante il quale avresti avuto tutto il tempo per ritornare sui tuoi passi  e per dirmi che, in fondo, eri un po’ dispiaciuto . Se solo lo fossi stato. Temo invece purtroppo che il tuo unico grande dispiacere sia che i miei post incrinino la tua immagine “costruita” di ragazzo dolce e sensibile.

Anche in seguito, avresti avuto tutti i mezzi e le occasioni per riavvicinarmi: no, non ne avrei fatto un bell’articolo in Internet  per farmi bella o per prendermi gioco di te – se è questo che temevi ! Mi sarebbe bastato intuire in te un briciolo di cuore!

Hai definito le mie riflessioni “una lettera idiota, che denota poca intelligenza”. Te ne ripropongo  i concetti fondamentali: te la senti di confermare quella definizione davanti ai lettori?

Mi ero profondamente rammaricata di come, sparendo nel nulla come se nulla avessi ricevuto , tu avessi tradito il mio approccio di fiducia e il mio gesto di stima e di amicizia sportiva.

Ti avevo fatto capire che temevo che qualcuno avesse costruito attorno alla mia persona un’assurda sovrastruttura di dietrologie. Cos’avevano letto di così strano i tuoi brillanti consiglieri fra le righe de “Il Ritorno del Guerriero” per bloccarti e terrorizzarti in quel modo sul mio conto?

Ti avevo invitato ad immaginare che a seguire appassionatamente per mesi un giocatore, a regalargli  un lungo lavoro a lui dedicato e a ricevere un simile “trattamento da straccio” fosse stato uno dei tuoi figli. Cosa avresti pensato di quel tuo collega?  Ti ritenevi un esempio di comportamento?

Vengo al punto più grave, per me imperdonabile: ti avevo informato che il tuo più piccolo cenno di apprezzamento spontaneo e sincero (un piccolo grazie, due righe, una parola carina) sarebbe stato una vera medicina per persona a me prossima in grande difficoltà, che ti apprezzava molto e che aveva seguito tutto il mio lavoro su di te – e che invece, da questo tuo comportamento gelido e insensibile  aveva “ricevuto un’iniezione di veleno”. Te ne sei strafregato. Alla luce di questo, desideravo evitare che tu ferissi altri.

Proprio tu, quello della gavetta, quello che avrebbe tanto sofferto dopo la perdita della mamma (e che da queste dolorose esperienze avrebbe dovuto uscire arricchito e più sensibile verso il prossimo) mi manifestavi quel freddo distacco? Ecco perché non credevo più ai romanzi confezionati su di te dagli amici giornalisti, né ai teatrini sulla famiglia o ai tuoi bei gesti verso i bambini bisognosi ostentati sotto i riflettori.  Dietro questa facciata stavo sperimentando un uomo duro e insensibile, che era passato sopra il mio lato umano “come un carro armato”, lontanissimo dal “guerriero” e dal ragazzo dolce e sensibile che vorresti apparire.

Ti avevo anticipato che, per dignità personale, non avrei accettato questo trattamento e che ero sul punto di scavare sui risvolti della tua strana reazione. Da persona libera, senza dover rendere conto a nessun “Signor Direttore”. Questo, per  rispetto verso me stessa e verso i lettori. Temevo infatti che  “Il Ritorno del Guerriero” contenesse “un grosso equivoco di fondo” e che andasse rivisto in un’ottica differente.

Ti avevo chiesto un chiarimento a quattr’occhi con cui avresti potuto farmi ricredere da queste brutte impressioni,  offrendomi altresì la chance – che ritenevo doverosa – di poter smontare quello che consideravo un grosso equivoco ai miei danni costruito da rovinosi terzi, immischiatisi in una faccenda che era solo fra te e me. (Più chiaramente:  qualcuno con la coda di paglia doveva aver pensato che lodando la tua ottima biomeccanica di corsa dopo il tuo infortunio di Budapest, io volessi “fare il doppio gioco”, sottintendendo dei dubbi sulla sua gravità  – dubbi che allora non mi sfioravano neppure e che mi sono sorti proprio in seguito alla tua incomprensibile reazione a quell’articolo. Ero sicura che, vedendomi in faccia e parlandomi, ti saresti reso conto della pulizia delle mie intenzioni. Riflettici un attimo: ammesso e non concesso che con quello scritto io avessi inteso “tirarti una fregatura”, credi che te l’avrei inviato in regalo “in anteprima”? ). “Sempre che un guerriero non abbia paura di guardare negli occhi una lady”, ti avevo scritto. Purtroppo, è stato proprio così. Ti senti davvero un grande uomo a non avermi neppure concesso l’opportunità di difendermi?

Questi , i concetti della lettera che “non avete capito”. A proposito di plurale: non ti senti un bambino ad avermi fatto telefonare da tua moglie in risposta a una riservata personale? Ti sei almeno reso  conto di come il suo intervento d’impulso, in procinto di sfornare la cena, senza aver capito nulla della mia lettera né sapere con chi avesse a che fare, abbia contribuito a far precipitare la situazione?  Con tutto ciò, la voce che mi diceva quelle brutte e dure parole, era la tua e la tua soltanto: una disillusione-choc, quel contatto-lampo con te!

Potrà sembrare strano, ma se mi trovassi sulla fatidica torre insieme a te e ai tuoi “geniali” consiglieri, scaraventerei  giù immediatamente loro – senza la rete sotto –  per guardare negli occhi te solo, non fosse altro che per togliermi il gusto di vedere come sei a tu per tu in assenza di telecamere, artifici, situazioni preparate e “rimorchi pesanti” a carico. Per un attimo ho colto nella tua voce un’esitazione sull’eventualità di incontrarmi: avresti fatto benissimo a seguire quell’attimo di ispirazione…

E allora, certi consiglieri faresti bene a metterli alla gogna (prima di finirci tu),  o almeno, in condizione di non nuocere:  sono i tuoi più grandi avversari, quelli a cui non dovresti più far toccare palla. Se mai la vita con la sua sbrigliata fantasia ci porterà faccia a faccia, penserai di essere stato un pirla (intendila in senso affettuoso e umoristicamente mourinhano), tanto sono lontana da come mi immagini…

Marco, se solo tu fossi stato sincero e mi avessi detto che avevi un problema… mi sarei fatta in quattro per venirti incontro e per darti mille mani. Me lo sarei portato nella tomba, di qualsiasi cosa al mondo si fosse trattato.

Per tutta l’estate ho fatto leggere “Il Ritorno del Guerriero” ad amici e conoscenti di diverse fedi calcistiche, alla ricerca di “qualcosa” che potesse giustificare il tuo irrigidimento verso di me. Nessuno, neppure leggendo e rileggendo il pezzo, riusciva a trovare quel “qualcosa”. Se un dubbio c’era, riguardava semmai il mio “eccessivo ottimismo” sul tuo effettivo recupero. A dispetto della mia approfondita analisi tecnica, l’opinione comune rimaneva  infatti che tu fossi uscito a pezzi da  quel terribile infortunio e che non saresti mai più ritornato quello di prima. Hai capito ora il tuo autogoal?

Le mie conclusioni sulla vicenda le conosci. Sono illustrate in “Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi”. Chissà se tu e i tuoi esimi consulenti conoscevate tutti quei particolari tecnici sulla fasciotomia d’urgenza Per carità, è soltanto una mia analisi. Del resto, i tuoi infortuni non sono dogmi di fede, né lo sono, fino a prova contraria, i comunicati stampa di FC Internazionale… Con tutto ciò, se ritieni che abbia scritto delle idiozie, non mi tiro indietro: sono pronta a cedere l’homepage di questo blog al chirurgo specialistico che mi illustri come sia possibile risolvere una sindrome compartimentale acuta sviluppatasi oltre mezza giornata prima (con tanto di ematoma del diametro di 10 cm, lungo dalla radice della coscia fino al ginocchio) per via endoscopica e con un’incisione di soli 2 cm, tecnica all’avanguardia di cui sono all’oscuro.

L’articolo in questione è rimasto a lungo fra le bozze di “Calcio e Parole”. Prima di schiacciare il tasto “pubblica”,  ho atteso a lungo; ti ho dato mille occasioni, sperando che tu ci ripensassi.  Chissà… forse, i miei dubbi te li avrei sussurrati in un orecchio, ma quel pezzo, stai sicuro, non l’avrei mai scritto.

Non riesco a togliermi il chiodo fisso che tu, in tutta questa storia, sia stato vittima di qualcosa o di qualcuno più grande di te. Sin dall’inizio ho percepito una barrieraAnche per questo ho insistito fino in fondo per incontrarti. Purtroppo, mi hai – mi avete – chiuso la porta in faccia.

Ti vedo sempre più solo e sempre peggio accompagnato e a volte riesco ancora a provarne tristezza, anche se, in fondo,  ognuno si circonda delle persone che si è scelto e che si merita.

Forse ti sorprenderà sapere che una persona “addetta ai lavori”, che tu conosci, era a conoscenza  dell’accaduto e sapeva che stavo per pubblicare qualcosa di molto scomodo su di te. Non ha mosso un dito per evitartelo.

Non escludo che questa faccenda, gestita come peggio non si sarebbe potuto, ti abbia disorientato e messo in crisi, dandoti una grossa mano a scivolare giù per la china. Sarai probabilmente convinto che io sia felice di vederti in panchina, in tribuna o fra i non convocati. Non è così. Perlomeno, quando ripenso al ragazzo “scalpitante” di fine 2007che avevo seguito con tanta passione: quello con gli occhi che ridevano!  Ora però, sei un altro:  sei quello della telefonata-choc,  della maschera sul volto, del viso imbronciato, di quegli occhi truci e malinconici che tenti invano di nascondere dietro i sorrisi smaglianti sul Sito Ufficiale dell’Inter. Non sei felice. Ti vedo abbattuto e triste dentro. E non può essere tutta “colpa” di Torres e De Bleeckere

Te ne racconto un’altra. La scorsa estate, un tuo convinto detrattore mi aveva invitata a scommettere 100 € sul tuo conto. Sosteneva che tu fossi un giocatore finito e che Cordoba e Samuel, ancora alle prese con i rispettivi gravi infortuni, non avrebbero impiegato molto per ritornare titolari fissi e relegarti in panchina, essendo tu “più rotto di loro”. Convintissima  che tu fossi integro e che avresti giocato un’altra stagione da titolare, i 100 € li avevo subito messi sul tavolo. Ho perso alla grande la scommessa, ma non la convinzione che il tuo problema non sia mai stato la gamba, e neppure quell’”eroico” zigomo di Brema, operato 😉 senza neppure raderti il basettone. A farti il pelo e contropelo ci ho pensato io per tutta la stagione, tenendo fede alla promessa fatta nella lettera che non avete capito: se quello era veramente  “il tuo cuore a telecamere spente” o se tu o altri eravate convinti di potervi prendere gioco di me, mi sarei divertita io. Ricordi?

Così, al contrario di te, non ho avuto paura di rimettermi in gioco. Ma senza mai cadere nel tranello di darti per finito dal punto di vista fisico-atletico.  Anzi, non smetto di riconoscerti che (quando giochi) giochi veramente bene!

Sei reduce da una stagione difficile e dolorosa: hai ancora voglia di giocare, senti di avere ancora benzina in corpo. Credi di poter dare ancora molto all’Inter e di poterne ricevere altre soddisfazioni – proprio adesso che cominciavi ad averle dalla tua carriera -, magari coronandola con il grande successo che sogni… Invece, ti senti messo da parte: vedi affievolirsi le luci della ribalta e sfuggirti inesorabilmente il tempo. Altri ti “rubano” la platea e tu ti senti impotente. Non vuoi abbandonare la scena di San Siro che ti ha visto grande dopo anni di gavetta, e fai bene:  anch’io al tuo posto me la terrei stretta, perché saprei che al di là mi aspetterebbe un anonimo declino, lontano dagli affetti sportivi più cari che già stanno scemando…

Avrai notato che, al Meazza, il grido “Tutti pazzi per Materazzitace per intere partite. Ora, pazzo rischi piuttosto di diventarlo tu, che da me avresti continuato ad avere pacche sulle spalle anche ora  che tutti te le voltano.

Raccapricciante è il nutrito coro di “te l’avevo detto” con cui i tuoi detrattori, presso i quali ti avevo sempre difeso, mi rinfacciano il tuo lato umano e il tuo comportamento nei miei confronti. Purtroppo, parlano dolorosamente i fatti…

Nella tua autobiografia, ammetti di esserti pentito di tanti tuoi errori di impulsività. Fra questi, le parole dette a ZidaneNon credi che anche quelle che hai detto a me siano state un boomerang degno del “solito Materazzi”? Se ora pensi che per essere contenti tutti e due  sarebbe bastato un minimo di correttezza da parte tua, sotto forma di  una risposta sentita o di un apprezzamento sincero, ti mangerai le mani. Il fatto è che sincero, con me, tu non lo sei mai stato.

Lo so per esperienza: il mondo dello sport agonistico è pieno di paraculi, papponi, persone spregiudicate.. e  di gente che si immischia in questioni che non le competono e che non ha le conoscenze per gestire. E che in questo modo, finisce per farti massacrare. A quel punto, ti ritrovi solo.

Da questa vicenda credo di aver compreso molte cose, probabilmente anche il perché di qualche tua non convocazione o panchina di troppo. Con tutto ciò, se ancora non hai capito, se continui a pensare che tutti ce l’abbiano con te per invidia o a chiederti  cosa pretendesse da te quella STR…afottente di Ladycalciola vita ti riserverà tante botte quante non potresti  mai prenderne   sui campi di calcio.

Lo stesso ti accadrà se anziché affrontare le situazioni elementari come questa, le lascerai ingigantire; se ti affiderai a chi, con tattica suicida, si ostinerà a descrivere bianco ciò che è nero senza averne le conoscenze, con immancabile effetto boomerang ai tuoi danni… E allora, non è con me che te la devi prendere….

Capisco che sei rimasto solo anche dal nulla che mi hanno saputo esprimere i tuoi “difensori d’ufficio” a proposito del trattamento “da Premio Gentleman” che mi hai riservato:  divagazioni dal tema, distorsioni dei concetti da me espressi,  strani incroci di email, usermane riciclati, offese, volgarità e provocazioni. Ad essi  – e alle loro aberranti (non) argomentazioni, ho dedicato un intero post (“I difensori del difensore hanno toccato il fondo”).

Uno di loro ha definito i miei scritti “sentenze”. In realtà non sono che concetti,  scomodissime sequenze ragionate che non lasciano scampo alle non argomentazioni  espresse in tuo sostegno, figlie dello sfacelo di valori che non smetterò di combattere: dovrei esserti riconoscente per tutta la vita ed accettare qualsiasi tuo comportamento perché hai vinto il Mondiale.  In altre parole, secondo questi “signori”, dato che sai prendere a calci un pallone, tutto ti sarebbe dovuto e concesso  – compreso il diritto di trattare anche il prossimo con i piedi…

Non  ti sembra  che questo  triste baratro di valori squalifichi per primo chi li professa? Cosa penseresti di una madre che educasse i suoi figli secondo questi principi? Non credi che questi arrampicatori sui vetri, dipingendoti come una primadonna capricciosa, ti abbiano reso un pessimo servizio? Non trovi umiliante che lo zoccolo duro dei tuoi sostenitori si distingua per  una simile boria, tracotanza e povertà interiore?

E cosa dovrei farmene, dopo il trattamento che mi hai riservato, della solita tiritera sui bambini e sulla splendida famiglia? Dato che non sono Novella 2000, un bel chi se ne frega su queste manfrine ce lo vogliamo mettere, una volta per tutte?

Dulcis in fundo, vi è un particolare gruppo di messaggi deliranti sul tema (in parte impubblicabili), con firme diverse ma tutti con lo stesso identico “stile” lagnoso, lo stesso identico allucinante contenuto e gli stessi identici errori di ortografia. Sono isterismi e frasi stizzite da fantasia malata sul tema famiglia: “Marco e Daniela vivono in un loro mondo fatato, dove non c’è posto per nessuno, e dico nessuno” (dunque, neanche per la buona educazione?);  avresti fatto bene a non concedermi neppure un attimo del tuo tempo poiché sarebbe stato tempo sottratto alla tua famiglia …e via a tamburo battente secondo questa falsariga. Alcuni commenti, non pubblicati per correttezza nei tuoi confronti, sono deliri del medesimo filone ad opera di mittenti che affermano di conoscerti, conditi da riferimenti a luoghi e persone che frequenteresti, insulti al mio indirizzo e “gaffes” su aspetti  della vicenda che un lettore casuale non dovrebbe conoscere…

Da parte mia, ho conservato questi messaggi con i rispettivi IP e potrei già aver capito chi li ha scritti. Da parte tua, ti dissoci da tali contenuti da fuori di testa, chiunque sia il mittente?.

Tornando allo “zoccolo duro” dei tuoi sostenitori, perdona se mi vengono i brividi quando leggo che lettori del tuo blog, in evidente grave difficoltà, affermano di attingere da te, ragazzo dolce e sensibile, la forza di vivere e il coraggio per andare avanti nella vita dopo lutti, disgrazie o perdite affettive gravissime. Per loro saresti un eroe, un guerriero , un grande uomo, un lottatore nella vita,  un modello da imitare, persino…  il loro dio (!!!). Dopo che sei fuggito davanti a una lady, riesci ancora a leggerli e a pubblicarli senza arrossire?

Perdona anche se io, diversamente dalle persone che per i tuoi infortuni affermano di aver sofferto e di essere  state male, tutto ormai considero i tuoi straordinari recuperi 🙂 fuorché atti di eroismo. Dell’eroismo ho un concetto molto diverso…

Ma l’aspetto che più mi disgusta è che non smetti di ostentare in pubblico quelle stucchevoli moine verso i bambini bisognosi: ora rispondi persino pubblicamente a chi ti ringrazia per esserti attivato per questo o per quel caso!  Un cristiano (quale ti mostri facendo il Segno della Croce e guardando in Cielo verso tua madre), non dovrebbe fare il bene senza “suonare le trombe”? E soprattutto, senza odiosi limiti di età? In caso contrario: devo pensare che i bambini siano la miglior “vetrina” per rifarsi l’immagine o che tu stesso sia troppo bambino per leggere nel cuore dei “grandi”?

So che queste mie impressioni ti danno un grandissimo fastidio, ma anziché smentirle con i fatti (come avresti avuto tutti i mezzi per fare), me le confermi ogni giorno con manfrine che hanno tutta l’aria di essere un’”operazione simpatia” dal sapore casereccio e infantile. Che dire di quei messaggi tutti uguali, che sembrerebbero partoriti da un unico, piccolo e poco fantasioso cervello collettivo? Grande uomo, meravigliosa famiglia, splendida famiglia… aggiornati persino il giorno di Pasqua!  Cosa vorrebbero dimostrare?

Se tu fossi davvero la persona meravigliosa che dipingono, avresti avuto mille modi per dimostrarmelo e per ricambiare la sincerità che ho sempre avuto verso di te. Il vero gesto di coraggio e grandezza sarebbe stato quello di  riproporti senza maschere, in chiave umana e sincera, con la presa di coscienza di avermi fatto un gesto molto brutto… Sarebbero stati questi gli unici sentimenti disarmanti da parte tua. Il resto sono teatrini sempre meno credibili, che non fanno che confermare tutti i miei dubbi.

Ti sei risentito e mi hai chiesto se ti stavo dando dell’”ipocrita”. Non ho mai usato questo termine, né lo uso adesso. Tuttavia, certe tue forzature depongono per un personaggio finto, costruito, troppo plateale negli atteggiamenti. Di sensibile ti vedo solo in quelle che chiamo  le “vetrine”:  il giro d’onore sul campo alla festa-Scudetto alzando la tua bimba al posto di un trofeo, oppure quella volta in cui, alla presentazione dei World Summer Games per disabili intellettivi, posasti tutto dolce e carino con una giovane atleta disabile mentre, modesto ed ammirato, le chiedevi tu l’autografo… e poi, quel look e quei modi da piccolo lord davanti all’Alta Corte di Londra…  o ancora quando, a Striscia la Notizia, regalasti la tua maglia all’ennesima bambina superraccomandata nel picco d’audience di prima serata…. La discrepanza fra quelle “vetrine” e la fredda indifferenza che mi hai dimostrato, mi ha profondamente addolorata e indignata. A questo punto, non ti sembra giusto che si sappia anche che “regalo” hai fatto a me?

È fine stagione: tempo di bilanci. Il mio è positivo al massimo. “Il Ritorno del Guerriero”, ripreso da più siti, ha avuto  un successone e migliaia di lettori ed è stato apprezzato da tutti (meno che dal diretto interessato).

L’articolo sulla sindrome compartimentale e i successivi di infortunistica sportiva hanno dato una svolta al blog, elevandone gli accessi e il livello. I lettori vi entrano quotidianamente con keyword da sito medico: sindrome compartimentale, fasciotomia d’urgenza, frattura arco zigomatico, stiramento retto femorale, cicatrice infiammata… ecc.

Ho goduto della costante attenzione tua, di tutto lo staff nerazzurro e dei colleghi della carta stampata, mettendo a dura prova le coronarie di chiunque si immolasse in tua difesa. Insomma, Calcio e Parole si è distinto nell’intento di stimolare i lettori alla lettura critica degli avvenimenti e di riaffermare valori diversi dal tutto dovuto e tutto consentito ai signori della pedata.

E il tuo personale bilancio di questa vicenda? Sarei curiosa di conoscerlo. Sei sempre dell’idea che l’autogoal l’abbia commesso io? Ti sembra un bel risultato non sapere mai cosa ti aspetta ogni volta che clicchi su Calcio e Parole, il blog che ti aveva sempre sostenuto e che avrebbe continuato a farlo anche in questa stagione, per te fallimentare?

Ritieni sempre che sia io poco intelligente o ti sei reso conto che attorno a te c’è qualche consigliere poco illuminato? Mi ridiresti le stesse parole di quella sera? Se sì, prego, puoi ribadire il concetto su questo blog, davanti a tutti! Difficilmente lo farai, perché ora, anche con me, sei “in vetrina”.  Qualcuno penserà che così non vale e che a contare è come ti sei comportato prima.

La mia opinione è che vuoi per vanagloria, vuoi per leggerezza, tu mi abbia lanciato una sfida di cui non conoscevi la portata: nemmeno nei tuoi incubi peggiori avresti immaginato di finire così spiazzato. Ti senti intimorito dal mio guardare dietro le facciate, tenuto d’occhio come un sorvegliato speciale. Ora, forse,  sei tu che vorresti conoscere me, nel senso che cerchi risposte a domande che ti assillano … Chi sono? Cosa faccio nella vita? Come posso avere quella competenza, già inconsueta fra i giornalisti sportivi, e ancor di più per una donna? Perché ho inserito un paragrafo di biomeccanica della corsa in un articolo di calcio? Risposte che io stessa ho insistito per darti sotto forma di chiarimento e che tu mi hai ostinatamente  rifiutato. Per il resto, sono l’ultima persona al mondo che vorresti trovarti davanti. Come mi immagini? Brutta, acida e bacchettona. Tentare di scovare la mia faccia fra le Monica Morandi su Facebook, almeno per avere un’idea?  Se la ride anche il motore di ricerca: digitando su Google Immagini “Ladycalcio Monica Morandi”, appaiono… le tue foto!

Sei pentito delle brutte parole che mi hai detto? No. Sei soltanto INCA…volato nero con me per ciò che ho scritto e sviscerato. Né ti rendi conto di come l’impreparazione dei tuoi “difensori d’ufficio” non smetta di offrirmi spunti di critica feroce. Il tuo retropensiero di fondo rimane che tutti ce l’abbiano con Materazzi e che anch’io, sin dall’inizio, dovessi nascondere qualche perfidia. Dunque, meglio tenermi alla larga. Hai capito quale dispiacere hai dato a me e a una persona a me cara? Non  potrebbe fregartene di meno: sei solo risentito, complice una certa persona montata, convinta che a te sia tutto dovuto, che si chiede cosa voglia quella STR…afottente illustre  sconosciuta da un Supercampione del Mondo come te, cosa mai mi “dovresti”, cos’avrebbe da dimostrare, a me, il grande uomo che saresti dentro e fuori dal campo… Dentro di te desidereresti venire a capo di questa storia? Sì, ma solo per convenienza, per non dover stare con il fiato sospeso ogni volta che clicchi su Calcio e Parole e per smettere di complicarti la vita (e di complicarla al tuo staff e ai tuoi amici giornalisti). Ci vedo bene? Se ho indovinato, sappi che i pentimenti di comodo non mi interessano.

Quale allora il proposito di questa lettera aperta? Stilare un bilancio e fare chiarezza sulla vicenda presso tutti i lettori critici. Per il resto, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…

Puoi ignorarla. Puoi non rispondere (chi tace acconsente). Non puoi far finta di non averla letta o ricevuta, né che non te l’abbiano consegnata. Il link ad essa è stato inviato al tuo blog, a due  giornalisti a te molto vicini e ad Inter Channel.

Se invece senti di avere qualcosa da dirmi, ti prego di farlo di persona e di non mandarmelo a dire da rovinosi terzi o dall’ennesimo sgangherato difensore d’ufficio. Io mi sono sempre rivolta a te in prima persona.

A mia volta, eccezionalmente,  non pubblicherò nessun commento a questo post da parte dei lettori. Chiedo loro scusa, ma la lettera è rivolta soltanto a te e soltanto tu puoi rispondere.

Se ancora posso darti un suggerimento affettuoso, non farlo d’impeto come la volta scorsa. Immagino che a fine lettura sarai frastornato.  Rileggi il tutto con calma e riflettici su. Domandati anche se una doppiogiochista in malafede quale sospetti che io sia sarebbe arrivata a questo gesto…

E non dimenticare mai che, con me, le bugie hanno le gambe cortissime…

Ciao da Ladycalcio

https://calcioparole.wordpress.com/2008/06/24/marco-materazzi-il-ritorno-del-guerriero/

https://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

POST SCRIPTUM del 19 giugno 2009.

La “risposta” del  “grande uomo” Materazzi a questa lettera è stata una scena muta totale.  Si veda:

https://calcioparole.wordpress.com/2009/06/19/materazzi-lettera-morta/

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