CALCIO E PAROLE

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PERCHE’ NON CREDO PIU’ ALLA SINDROME COMPARTIMENTALE DI MATERAZZI

Posted by ladycalcio su lunedì, novembre 24, 2008

È il giocatore che avevo sempre difeso nei miei articoli e nei discorsi al bar, in palestra, con gli amici. E contro i suoi detrattori. Colui al quale avevo regalato un articolone in suo sostegno costatomi 6 mesi di lavoro. Leggete come mi ha trattata e il mio perché.

“Il Ritorno del Guerriero”, pubblicato su questo blog, ha una storia strana. Racconta – ed esalta – il ritorno in campo di Marco Materazzi dopo quell’inconsueto infortunio occorsogli in Nazionale a Budapest ed è frutto unicamente delle mie osservazioni dirette. Destinato a una rivista di settore, la sua pubblicazione era via via slittata fino a saltare, dopo avermi costretta, dal novembre ’07 al maggio ’08, a sei mesi di continuo re-editing. Tempo, passione, fatica (e soldi) spesi “per la gloria”.

Avevo così deciso di regalarlo a Materazzi, raccontandogli, in una lunga lettera carica di stima, fiducia e affetto sportivo, tutti i retroscena e le difficoltà incontrate nel seguirlo. Una storia che mai avrebbe potuto lasciare fredda una persona appena sensibile. Semmai fosse stato interessato a pubblicare l’articolo, gli avrei ceduto gratuitamente i diritti d’autore (volendo, avrebbe potuto pubblicarlo/linkarlo al suo blog…)

Parto dal presupposto che nessun atleta prossimo ai 35 anni, reduce dall’aver rischiato la carriera, bastonato dalla critica e con la popolarità ai minimi storici fra i suoi stessi tifosi, disdegnerebbe di vedersi portare su un palmo di mano in termini di prestanza atletica quando pressoché tutti lo considerano finito. Meno che mai Materazzi, a detta di tutti così gentile e sensibile, che infatti, quando gli avevo segnalato i brevi pezzi in sua difesa dopo l’espulsione di Liverpool e il rigore fallito contro il Siena, mi aveva immediatamente rimandato le rispettive email con un graditissimo “Ciao, grazie. Marco”.

Paradossalmente, l’articolo di maggior calibro, quello che come nessun altro lo esaltava, ha suscitato in lui un irrigidimento e un’inspiegabile prevenzione nei miei confronti.

QUALCOSA NON QUADRA

Nel mese di giugno, dopo un mese di silenzio, invio a Materazzi un’email di sollecito, in cui non gli nascondo il mio grande dispiacere e disappunto per il freddo distacco manifestatomi. Sottolineo che anche un gesto per lui semplicissimo e di nessun conto, come un apprezzamento spontaneo manifestato con il cuore, rivestirebbe per me un valore grandissimo.

Ma anche questa email rimane senza risposta. Poco dopo, Matrix sospende addirittura la casella email del suo blog (!). Non avendone più saputo nulla, aggiorno l’articolo al dopo Europei e lo pubblico su “Calcio e Parole”.

Trascorre l’estate senza che Materazzi si faccia più vivo: ha il mio indirizzo, la mia email e il mio telefono, ma da maggio è sparito nella nebbia senza degnarmi di una parola.

Mi sento tradita nella mia fiducia e offesa a livello personale e professionale, rammaricata dell’indifferenza e dell’insensibilità contro cui hanno cozzato il mio lavoro e il mio gesto di stima sincera.

Intanto, l’articolo ha un successo strepitoso e viene ripreso da altri siti e community. Un lettore lo definisce “un’enciclopedia su Materazzi”, ma a spopolare è la parte tecnica che ne esalta la biomeccanica di corsa al rientro. Stranissimo che proprio il diretto interessato reagisca con una scena muta da ultimo della classe. Mi sorge un dubbio paradossale. La cosa non mi torna e intendo vederci chiaro.

Nel mese di ottobre scrivo una lettera a Materazzi esternandogli sì tutta la mia delusione per il trattamento riservatomi, ma anche i miei dubbi sul suo strano comportamento, invitandolo a un breve incontro per un chiarimento a quattr’occhi.

IL GUERRIERO DI CARTONE

È l’ora di cena quando squilla il telefono. Ma all’altro capo della linea non c’è il “Guerriero”, bensì la moglie Daniela. Premetto che le mogli che gestiscono i calciatori mi hanno sempre fatto sorridere: brillano di luce riflessa.

Insisto per parlare direttamente con il destinatario della mia “riservata personale”. E per chi avesse dei dubbi o fosse colto da amnesia, sono in grado di documentare che l’assicurata del maggio scorso contenente l’articolo è giunta nelle sue mani. E naturalmente, molto altro ancora. Per dirla alla Mourinho, “non sono pirla”…

Il modo di Marco mi disgusta profondamente. In senso figurato, mi sento come Bruno Cirillo dopo il famoso pugno . Il “ringraziamento” al mio gesto di affetto sportivo è un tono scostante, lontano mille miglia dal Materazzi “ufficiale” delle interviste e da quello vittimista e quasi mieloso della sua autobiografia. Appare, anzi, molto sulle sue, fortemente risentito per le incongruenze che gli ho fatto notare nella mia lettera. Con mia grande sorpresa va oltre e usa dei concetti che mi offendono. No, non ho affatto una bella impressione: lo sentofreddo, sulle difensive, molto diverso dal ragazzo sensibile che avevo immaginato; e comunque, in grande difficoltà.

Non comprendo perché la mia persona gli causi il forte disagio che traspare chiaramente dalle sue parole. Tento di rassicurarlo, ma ha tanta fretta di chiudere. Così, alla fine, la paura (ma di che cosa?) sembra prevalere e anche l’ultima opportunità offertagli di incontrarmi a quattr’occhi (“Sempre che un guerriero non abbia paura di guardare negli occhi una lady” gli avevo scritto proponendogli il breve incontro) sfuma … Daniela chiama, la cena è in tavola.

È una disillusione totale. Mi trovo davanti a un muro di indifferenza e di ostinazione. Il “Guerriero” getta l’armatura e sotto, lontano di riflettori dello stadio e dalle ingannevoli luci della ribalta, mi appare così fragile…. Mentre è sempre più forte la mia impressione di avergli fatto non un regalo, ma un dispetto.

Lo invito a ripensarci, lasciandogli qualche giorno per tornare sui suoi passi. Ma per far questo, ci vuole grandezza.

ALLA RICERCA DI UN PERCHE’

Intendo andare fino in fondo e difendere la mia dignità personale e professionale. Peraltro, il comportamento paradossale di Materazzi mi pone in un grosso dilemma con i miei lettori.

Temo infatti che “Il Ritorno del Guerriero” contenga un grosso equivoco di fondo e per onestà intellettuale e obiettività di giudizio nei loro confronti, mi sento in dovere di rivederlo in chiave differente. Su un solo aspetto rimango irremovibile: l’integrità riscontrata nelle gambe di Matrix. Inizio a scavare.

L’INFORTUNIO DI BUDAPEST

C’è chi non crede nel dogma dell’Infallibilità papale, chi non crede neppure in Dio. Io non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi, che dogma di fede non è.

Premessa: tutto quanto segue è frutto unicamente del mio pensiero. La mia analisi è lungi dall’essere una critica alla diagnosi ufficiale dei medici e al loro operato, così come a quello della Società, dei suoi collaboratori e del giocatore. Va dunque intesa come una mia riflessione personale sulle incongruenze riscontrate nel racconto dei mass media. Semplicemente, non credo che sia emersa tutta la verità su questa storia e vi spiego perché.

1) L’INFORTUNIO. Materazzi s’infortuna al termine del primo tempo dell’amichevole Ungheria-Italia del 22 agosto ’07. Dalle immagini Rai, non rilevo la gravità del danno che avrebbe subito. Alle ore 01.36.56, nel momento in cui il suo dramma si starebbe consumando, il Sito Ufficiale dell’Inter parla di Materazzi “sostituito a causa di una contusione alla coscia”.

2) IL BOLLETTINO MEDICO UFFICIALE emessoil giorno dopo parla di “sindrome compartimentale acuta”, di un“ematoma lungo dalla radice della coscia fino al ginocchio e del diametro di 10 cm”. Si legge poi che “l’intervento ha permesso di togliere l’ematoma senza ampie incisioni chirurgiche, diminuendo la pressione all’interno della coscia in modo da evitare la necrosi muscolare” . Precisa il Prof. Benazzo, autore dell’intervento: “ Abbiamo optato per un intervento di aspirazione per via endoscopica e sotto controllo ecografico per lo svuotamento dell’ematoma con un’incisione di 2 cm e trasformato il versamento in un trauma contusivo”.

3) Decido di farmi una cultura sulla SINDROME COMPARTIMENTALE. Per inciso, la mia poca intelligenza mi permette di confrontare testi di chirurgia specialistica in 4 lingue.

Per sindrome compartimentale acuta s’intende l’accumulo di sangue all’interno di un compartimento muscolare. I compartimenti (o logge) muscolari sono vani anelastici nei quali alloggiano i gruppi muscolari.

Essendo la loggia inestensibile, se il sangue vi si accumula, si verifica un forte aumento della pressione intracompartimentale (ossia un aumento della pressione su muscoli, vasi e nervi all’interno del compartimento). Tale aumento di pressione, limitando il flusso sanguigno, compromette rapidamente i meccanismi di capillarizzazione dei tessuti, causando ischemia (deficit di afflusso di sangue dovuto alla costrizione dei vasi sanguigni), ipossia (carenza di ossigeno ai tessuti) e conseguente necrosi di nervi e muscoli.

Trascorse poche ore, l’eccessiva pressione tissutale supera la “soglia critica”, inducendo danni irreversibili (infarto muscolare, formazione di tessuti cicatriziali, fibrosi e retrazione dei tessuti dalle strutture adiacenti, paralisi conseguenti alla compressione prolungata dei nervi, ecc.), causa di gravi deficit funzionali e motori con rischio di perdita dell’arto.

In parole povere, si tratta di una serrata lotta contro il tempo per ripristinare l’afflusso di sangue ai tessuti muscolari che “stanno morendo” e che espongono il paziente al rischio di amputazione.

Le speranze di un buon recupero funzionale sono legate alla fasciotomia d’urgenza. In termini medici, si tratta di un intervento chirurgico che permette la decompressione chirurgica del compartimento mediante l’incisione laterale della loggia muscolare lungo il piano fasciale. In parole semplici, il chirurgo incide per tutta la sua lunghezza (diversi cm) la fascia connettivale (aponeurosi), una sorta di guaina che avvolge il muscolo, per ridurre la pressione neurovascolare.

Mi risulta che soltanto l’incisione praticata lungo l’intero corso della loggia possa garantire la sufficiente decompressione del compartimento, oltre a permettere: a) l’ispezione della muscolatura e la valutazione delle sue condizioni (contrattilità, consistenza, colorito, capillarizzazione, ecc.); b) la rimozione immediata degli eventuali tessuti già in preda alla necrosi, prevenendo l’insorgere di infezioni; c) la ricostruzione vascolare nel caso di danni ai vasi.

Peraltro, l’entità della tumefazione rende spesso impossibile (o controindicata), la chiusura immediata della ferita (anche in considerazione del rischio di un effetto rebound, ossia di un nuovo aumento del volume muscolare legato al gonfiore post-ischemico nelle ore successive alla fasciotomia).

La ferita viene generalmente suturata a distanza di qualche giorno nel corso di un successivo intervento chirurgico, previa l’ulteriore valutazione delle condizioni dei muscoli (prove di contrattilità al tocco, di sanguinamento all’incisione, controllo del colorito, ecc).

Stando a quanto sopra, la sindrome compartimentale non sarebbe una semplice raccolta di liquido incapsulato aspirabile alla stregua di una borsite, bensì una patologia d’urgenza implicante modificazioni gravissime e irreversibili a carico di tutte le strutture dell’arto colpito.

Per Materazzi si parla di “un ematoma di 10 x 40 cm dalla radice della coscia al ginocchio” (con le immaginabili conseguenze interne), di un ematoma di 600 cc che avrebbe compresso anche un’arteria, di una gamba “dura come il legno e gonfia come un pallone; così gonfia che non si vedeva neanche più il ginocchio”. Qualcuno ha addirittura parlato dello “scoppio” di un vaso. Domanda: come può essere stata sufficiente (dalle 21.15 circa del mercoledì sera alla tarda mattinata del giorno successivo!) ”un’incisione laterale di 2 cm per aspirare tutto il sangue”? Altro interrogativo: un danno ai vasi responsabile di un’emorragia interna di 600 cc (più il sangue residuo probabilmente fuoriuscito dalla cannula di drenaggio) non richiederebbe una ricostruzione vascolare?

4) IMBARCO SULL’AEREO E RISCHIO EMBOLIA

Materazzi racconta di atroci sofferenze, nonostante le quali, anziché essere ricoverato d’urgenza in Ungheria, viene imbarcato sull’aereo per Milano Malpensa, prelevato da un’ambulanza, trasportato a Pavia e operatonella tarda mattinata” del giorno dopo.

Il suo racconto a Inter Channel: “Avevo talmente tanto dolore, non ne avevo mai provato tanto (…). I Professori Benazzo e Combi sono stati tempestivi e hanno preso subito in mano la situazione, credo abbiano deciso al meglio. Ho sentito un male incredibile, in aereo mi torcevo dal dolore (…)”. Segue un patetico aggancio alle doglie del parto della moglie, che mi fa tanto sorridere in un uomo. Si legge anche: “Ho perso tanto sangue “tiravo su la testa e mi veniva da svenire.” “Con il passare dei minuti, il muscolo cresceva sempre più”.

Su “La Gazzetta dello Sport” del 24 agosto ’07, il giornalista Andrea Elefante, vicino a Materazzi, parla di un “consulto avvenuto attorno alle 23” fra i sanitari della Nazionale e quelli dell’Inter: “Una volta preso atto dell’importanza dell’ematoma della coscia destra e dei rischi che avrebbe comportato far rimanere il giocatore a Budapest hanno predisposto il suo rientro e la conseguente possibilità di un intervento immediato”. Sempre che per “immediato” s’intenda “circa il mezzogiorno del giorno dopo”!

Nell’articolo si parla, appunto, di un “ematoma di 600 cc che aveva compresso anche un’arteria”, di una “gamba che si gonfiava minuto per minuto”, di un “dolore sempre più insopportabile”, di “due collassi”, di “conati di vomito ad ogni tentativo ai alzarmi”, di una “gamba dura come il legno e gonfia come un pallone, così gonfia che non si vedeva neanche più il ginocchio”, di una “fasciatura strettissima per comprimere la contusione”. “Sentivo battere la gamba da dentro, come se ci fosse un tamburo”, afferma Matrix.

Non ci credo. A) Viaggiando in aereo con un’emorragia interna in atto, Materazzi non avrebbe rischiato l’embolia? In quel caso: immaginate, oltre alla sua sorte, quella dei medici responsabili? B) Non credo che Materazzi, a dispetto della sua etichetta di “leone”, avrebbe potuto resistere per oltre mezza giornata in quelle condizioni (mi risulta che, nei casi più virulenti, con il passare delle ore la sindrome compartimentale possa compromettere la funzione renale e cardiaca, con tutti i rischi del caso). C) Vedi punto 3 (tempestività dell’intervento e recupero funzionale). Il Prof Benazzo: “Se non avessimo svuotato d’urgenza (!?) l’ematoma, oltre al dolore del giocatore avremmo dilatato i tempi della riabilitazione”. No comment. D) Domanda: perché allora non operarlo in Ungheria con la supervisione dei sanitari italiani? E) Soprattutto: perché nessuno ha fatto notare tutte queste incongruenze? Soltanto per impreparazione?

Un’osservazione: si è parlato di 3 esami effettuati a Pavia (ecodoppler, risonanza magnetica, ecografia). Stranamente, non della misurazione della pressione intramuscolare…

5)CLICCANDO SU GOOGLE IMMAGINI ALLA VOCE “BUDAPEST MATERAZZI LASCIA LO STADIO”, appare una foto che ritrae Matrix che esce dallo stadio con le stampelle. Domanda: considerando che il match si era concluso attorno alle 22.20, l’orario di uscita dei giocatori dallo stadio (al quale risalirebbe l’immagine), non si avvicina forse un po’ troppo a quello del presunto consulto fra i medici (ore 23 ca.), quando Materazzi sarebbe stato in preda a dolori lancinanti con una gamba “che si gonfiava minuto per minuto”? Altra domanda: l’atleta ritratto in quella foto, con la coscia “ancora a misura di tuta”, vi sembra in procinto, di lì a poco, di dover essere caricato sull’aereo in lettiga e di dovervi viaggiare sdraiato sui sedili vittima di conati di vomito e collassi?

6) Cito ancora da “La Gazzetta dello Sport” del 23.11.07: “Il momento più difficile? «Tutto il primo mese: non dormivo per il dolore (…)”. Eppure, a 25 giorni dall’operazione, Matrix già correva sul campo centrale…

7) DUE PRECEDENTI ILLUSTRI NEL CALCIO sono quelli dello juventino Antonio Conte e del tedesco Christian Ziege (quest’ultimo, clamorosamente sfuggito ai nostri media). Il primo rimediò una sindrome compartimentale nella finale di Champions League ’96 contro l’Ajax, subì un intervento di fasciotomia e rimase fuori per molti mesi. Ziege, durante la sua militanza nel Tottenham, si procurò una sindrome compartimentale acuta alla coscia sinistra in uno scontro di gioco durante la partita contro il Charlton Athletic del dicembre 2002.

Subì una fasciotomia d’urgenza la sera stessa, che richiese un’incisione sulla coscia di 25, 4 cm. La ferita rimase aperta fino ad un secondo intervento chirurgico praticatogli qualche giorno dopo. Sul suo sito, Ziege ricorda come, per fine anno, il medico gli avesse finalmente concesso un bicchiere di vino. Dopo essere stato dimesso dall’ospedale scrive: “zoppico per la casa”, “per il resto, la mia occupazione principale è quella di ingoiare pastiglie, antibiotici dal sapore disgustoso, pastiglie di ferro per ripristinare i valori ematici che mi fanno stare male”. L’ex-milanista rimase fuori per mesi e nel luglio del 2003, in occasione di un’amichevole, fu nuovamente costretto a lasciare il campo in seguito alla cosiddetta “dead leg”: l’arto, privato della forza da un grave stato aderenziale, richiese un terzo intervento chirurgico. Nell’aprile ‘08 ha subito la fasciotomia al braccio destro anche il motociclista Jorge Lorenzo, seppur affetto da sindrome compartimentale non acuta.

8) CONVALESCENZA BIONICA

Il n° 23 nerazzurro viene dimesso dall’ospedale la mattina di domenica 26 agosto. Sarebbe debilitato, di sangue, non ne avrebbe perso poco… Eppure, non sembra risparmiarsi. Mercoledì 29 si reca a trovare i compagni ad Appiano Gentile e concede un’intervista a Inter Channel. Giovedì 30, a Milano, presenta la sua autobiografia. Si muove agevolmente senza stampelle e indossa i jeans, che sembrano non creargli problemi di costrizione (che ritenevo inevitabili, ipotizzando l’edema e il dolore residui lasciati un ematoma di 10 x 40 cm che giunge fino al ginocchio. Immaginate il gonfiore di quest’ultimo soltanto rimanendo in piedi?). Nel weekend è a Misano ad assistere al GP motociclistico di S. Marino e ad incontrare Valentino Rossi. Venerdì 7 settembre viene sottoposto a ecografia. I giornali parlano della quasi scomparsa dell’ematoma e ipotizzano un possibile rientro a fine ottobre. La sera stessa, Matrix si reca a Milanello e cena nel raduno degli Azzurri. Sabato 8 settembre, al mattino è a Cernobbio alla presentazione dei World Summer Games per disabili intellettivi, nel pomeriggio è in tribuna allo Stadio Meazza ad assistere a Italia-Francia… Lontano dagli “eccessi di prudenza” di chi, dopo aver rischiato la carriera (se non la vita), se ne sta tranquillo a casa con la gamba rialzata…

Le tappe della riabilitazione: il 12 settembre è in piscina, il 14 sfreccia in bici sulla pista di Appiano, il 17 esegue della “corsa sul campo centrale” (a soli 25 gg dal presunto scoppio di un vaso), il 1° ottobre partecipa alla 1° partitella con il gruppo come jolly.

9) FRENATA IMPROVVISA

Ma quando il rientro sembra imminente, “ci si accorge” che la gamba infortunata presenta un deficit di forza muscolare tale da dilatare i tempi di recupero di 20-30 gg. Alla coscia destra “parlante” di Materazzi mancherebbero addirittura dei “centimetri” di muscolo! Matrix viene inviato per 10 giorni a Pontremoli, presso il centro di riabilitazione del Prof. Bisciotti, preparatore atletico dell’Inter.

Strano che il giocatore avesse già eseguito “esercizi di rinforzo con l’elastico e serie di andature, balzi, cambi di senso e direzione sulla sabbia” (9 ottobre): esercizi di forza esplosivo-elastica che comportano un’azione pliometrica della muscolatura (ossia movimenti articolari accentuati eseguiti in velocità con rapida inversione di movimento) che, in quanto stimoli di elevata intensità (si pensi alla forza peso di un atleta di 92 kg) sono previsti dai protocolli di riabilitazione soltanto dopo la fase di potenziamento generale, non prima della valutazione strumentale completa di tutti i parametri di forza.

In tal senso, la moderna riabilitazione strumentale, un “must” per gli atleti professionisti, si avvale di sofisticate apparecchiature: prima fra tutte il Cybex, un dinamometro isocinetico che consente la valutazione funzionale computerizzata delle catene cinetiche (ad angoli articolari differenti, con tanto di coppia max, lavoro, potenza, ecc.), con responso comparato completo sia del gap fra le coppie di forza muscolare isocinetica dei due arti, sia del rapporto fra flessori ed estensori della medesima gamba.

In parole semplici, il Cybex fornisce il confronto computerizzato sia fra la forza delle due gambe, sia fra i diversi gruppi muscolari della stessa gamba (ad esempio, fra i muscoli anteriori e posteriori della coscia).

A beneficio degli addetti ai lavori che ancora giustificassero una “svista” di alcuni cm di muscolo, aggiungo i test propriocettivi su pedana stabilometrica, i Jump Test, e ad altri test per la valutazione motoria e dei parametri forza (potenza, picco potenza, velocità di accorciamento, ecc.). Senza contare gli esami strumentali offerti dalla medicina sportiva…

I test isocinetici e di valutazione motoria vengono ripetuti periodicamente fino al completo recupero neuromuscolare, per evitare appunto che il passaggio prematuro a stimoli di intensità maggiore si traduca in ricadute o nell’allungamento dei tempi di recupero.

10) IL MUSCOLO NON CRESCEVA

Veniamo alla “fasciatura strettissima per comprimere la contusione”, da taluni ritenuta responsabile della successiva mancata crescita del muscolo leso. La cosa non mi torna, risultandomi che fra i primi provvedimenti d’emergenza in caso di sindrome compartimentale vi sarebbe proprio la rimozione degli involucri costrittivi (gessi, bendaggi costrittivi, ecc.) dal muscolo. La tumefazione del muscolo leso al loro interno aumenterebbe infatti ancor di più la pressione tissutale e il rischio di ischemia. Vi rimando al punto 3 (danni da tumefazione muscolare ed elevate pressioni tissutali, irreversibili dopo soltanto poche ore).

Beninteso, come per tutto il resto, trattasi delle mie conclusioni, lungi dall’essere spacciate per certezze.

11) QUANTE CONTRADDIZIONI!

Su “La Gazzetta dello Sport” del 24.8.07, Andrea Elefante definisce il vasto laterale di Materazzi (il muscolo esterno della coscia, ndr) come “l’unico muscolo danneggiato dalla contusione. Salvi, invece, vasto intermedio e retto femorale” (due capi del quadricipite situati nella parte anteriore della coscia, ndr). Sulla medesima testata, il 13.10.07 lo stesso giornalista cade in contraddizione, parlando del “quadricipite, ma anche gli adduttori” come dei “muscoli lesionati”. Laddove gli adduttori, i muscoli interni della coscia, si trovano non soltanto dal lato opposto rispetto al vasto laterale presunto infortunato, ma addirittura in una diversa loggia muscolare. Gli adduttori sono infatti racchiusi nella loggia mediale (ossia interna) della coscia, mentre il quadricipite (di cui il vasto laterale è uno dei 4 capi) è collocato nella loggia anteriore!!!

Nell’articolo “Materazzi, così rinasce un campione”, pubblicato sul Corriere della sera del 27.10.07 il tecnico di atletica leggera Giorgio Rondelli, reso celebre dalle vittorie di Alberto Cova e Francesco Panetta nel fondo e mezzofondo, parla ancora di “bendaggio compressivo” e di “pronto intervento d’aspirazione” e illustra le “5 ore abbondanti di allenamento diversificato” quotidiano di Materazzi a Pontremoli secondo un improbabile protocollo-tipo:

quasi 1 h 30’ di potenziamento muscolare con le macchine, 30’ di idrochinesiterapia in piscina, 30’ di spinning, 30’ di andature (skip, corsa calciata, ecc) su sabbia e, dulcis in fundo, con l’umidità e il calo di temperatura tipici dell’imbrunire e i muscoli carichi di lavoro, 30’ di fartlek, un genere di corsa con variazioni di velocità per atleti evoluti che, comportando la produzione (e talvolta l’accumulo) di acido lattico nei muscoli, già mal si presta ad essere praticato da un mezzofondista in stato di affaticamento, figuriamoci poi da un soggetto affetto da un deficit muscolare importante e da “sofferenza delle terminazioni nervose e capillari della muscolatura della coscia destra”, per di più con i muscoli già carichi di tossine!

Secondo Rondelli, inoltre, lo spinning avrebbe consentito a Materazzi di “migliorare la vascolarizzazione settoriale dei muscoli della gamba giocando sulla frequenza-minuto della pedalata” (qui butterei via la testa: come può un lavoro aerobico sul ritmo con impegno uniforme degli arti inferiori favorire l’afflusso di sangue a uno specifico muscolo giocando sulle frequenze?), laddove 30’-40’ minuti di spinning varrebbero, come dispendio calorico, quasi quanto un’uscita di 2h 30’ su bici da corsa (la Spin Bike è un simulatore statico, solitamente provvisto di ‘scatto fisso’: i pedali, cioè, “girano sempre”, con notevole risparmio di fatica per l’atleta che, peraltro non deve neppure fendere l’aria né controllare le oscillazioni della bicicletta. Per tacere del diverso meccanismo energetico implicato dai due esercizi). Un ex-professionista delle due ruote è scoppiato in una risata: “Non raccontarlo ai ciclisti. Ti tirano dietro la bicicletta e le scarpe!”.

12) CORSA PERFETTA SENZA RICADUTE. Comunque sia, nella tranquillità di Pontremoli e lontano da occhi indiscreti, Materazzi lavora bene e con profitto. Dopo l’amichevole di Sheffield dell’8 novembre (70’ minuti), lo si rivede in campo per pochi minuti il 24 novembre contro l’Atalanta. Dopo l’infortunio di Samuel nel derby del 23.12 è di nuovo titolare fisso; apparentemente, senza ricadute legate alle compensazioni biomeccaniche post-infortunio. “Il Ritorno del Guerriero” ne esalta la prestanza delle gambe. Stranamente, Ladycalcio ha quasi l’impressione di avergli fatto un dispetto.

UN PERIODO TRAVAGLIATO

È indubbio che il dopo-Mondiale, caratterizzato dal caso “Materazzi-Zidane”, abbia costituito per Matrix un periodo travagliato, con un incessante susseguirsi di episodi stressanti.

Minacce di morte. Nella sua autobiografia “Una vita da guerriero”, Materazzi definisce l’episodio della testata di Zidane un “caso planetario”, oggetto di interpellanze parlamentari e interventi politici coinvolgenti, fra l’altro, le alte cariche dello Stato francese e Fidel Castro: un casus belli a rischio di scatenare una “guerra di religione”. In aprile, al termine della causa di diffamazione vinta contro il Daily Star, dichiara di aver ricevuto “minacce di morte”.

Duello mancato. L’infortunio occorsogli a Budapest lo esclude dal tanto atteso rendez-vous con i francesi, previsto pochi giorni dopo (l’8 settembre 2007). Peraltro, Materazzi ha già mancato per squalifica Francia-Italia del settembre ’06. Con la relegazione in panchina a Italia-Francia di Euro ’08, vede probabilmente sfumare l’ultima occasione della sua carriera per riconfrontarsi con i transalpini.

Maglia Azzurra stregata. Un destino beffardo sembra accanirsi contro Materazzi: poco prima di ogni convocazione in maglia Azzurra, arriva puntuale l’infortunio. Accade così prima di Italia-Francia dell’8 settembre ’07 (sindrome compartimentale), degli incontri con la Georgia e il Sudafrica di metà ottobre ’07 (deficit muscolare e stage a Pontremoli) e di quelli contro la Scozia e le Far Oer (slittamento del rientro).

Nell’Inter, Matrix non perde più un colpo fino a prima dell’amichevole della Nazionale con il Portogallo del 6 febbraio, saltata in extremis per un colpo della strega accusato 3 giorni prima nel finale di Inter-Empoli. Gioca un tempo nell’amichevole con la Spagna del 26.3 e 54 minuti da dimenticare in Italia-Olanda degli Europei.

La nuova stagione riparte all’insegna dello stesso trend: resta al palo per l’amichevole con l’Austria del 20 agosto (stiramento alla coscia sinistra occorsogli nel precampionato) per gli incontri di qualificazione ai Mondiali 2010 contro Cipro e la Georgia dello scorso settembre (appena uscito da detto infortunio), per le partite contro Bulgaria e Montenegro dello scorso ottobre (stiramento al polpaccio destro rimediato contro il Werder Brema). Per l’amichevole contro la Grecia del 19 novembre non viene neppure convocato. Stando a questi dati di fatto, Materazzi sembrerebbe un giocatore finito…

IL MOSAICO DEGLI EVENTI

Il mosaico degli eventi, unito al paradossale comportamento del giocatore nei miei confronti, mi fa tuttavia sorgere un dubbio che solo un lettore disattento potrebbe perdersi: è davvero andata così come le cronache hanno narrato o forse Materazzi si è trovato davanti a qualcosa di più grande di lui, schiacciato da eventi che ne hanno “politicamente” sconsigliato la presenza in certe situazioni?

Me lo suggeriscono il suo muso lungo e quel suo sguardo truce e al tempo stesso triste, lontano anni luce dalla felicità contagiosa che sprizzava un anno fa esatto al suo rientro. Me lo fa sospettare quell’ostinato silenzio, come se nella mia analisi tecnica “ci avessi visto troppo bene” e avessi involontariamente attirato l’attenzione su qualche aspetto delicato.

Forse qualche suo poco illuminato consigliere, vedendo nemici dappertutto, ha costruito alle mie spalle una sovrastruttura di dietrologie e secondi fini, insinuandogli chissà quali sospetti e paure infondate e consigliandogli di tenermi lontana per scoraggiarmi dal sottolinearne la prestanza della gamba infortunata? Avrei tanto desiderato potermi difendere da tali presunti sospetti, far capire a quattr’occhi a Materazzi come la prevenzione che captavo in lui nei miei confronti mi addolorasse profondamente ecome avessi le migliori intenzioni verso di lui. Purtroppo, Matrix mi ha chiuso la porta.

O forse, più semplicemente, al di là dell’euforia del rientro il numero 23 nerazzurro si è trovato in una grave crisi, più psicologica che tecnica, al punto da finire rapidamente ai margini degli schemi di Mourinho (che soltanto a inizio campionato l’aveva considerato una pedina fondamentale)?

Ma anche in questo caso: per quale ragione Matrix, a detta di tutti così cortese e disponibile, avrebbe riservato, proprio a me che l’avevo portato su un palmo di mano, questo trattamento da “Campione del Mondo di indifferenza”?

I VALORI DEL CALCIO

Avrei tanto desiderato conoscerlo, quel ragazzone con il berretto n° 23 osservato sgambettare per tanti mesi, stringergli la mano, sapere che i miei dubbi erano infondati e avere da lui, come gli avevo chiesto, una stretta di mano e un sorriso.

Lui, l’uomo partito dal basso, quello della gavetta che giocava a calcio sui marciapiedi di Bari, il sorriso l’ha elargito nel maggio scorso al vincitore dell’asta benefica del Centenario “alla modica quota di 6.000 Euro”, la cifra “sborsata” per aggiudicarsi la maglia da lui indossata in Inter-Reggina. Compresi nel “pacchetto”: autografo, foto ricordo e visita al centro sportivo “La “Pinetina” di Appiano Gentile. Troppo facile sorridere a comando in queste occasioni ufficiali!

Alla luce di questo, mi sento soprattutto tradita nell’onestà e nella pulizia delle mie intenzioni. Evidentemente, l’attuale mondo del calcio è talmente dominato dai soldi, dagli interessi, dal potere, dalle facciate, dal dare per ricevere, che chi punta sui valori della passione e della gratificazione del proprio lavoro … desta sospetto.

FALSI DEI

Diffido a priori di due atteggiamenti: dell’ostentazione degli idilli familiari fuori tema e del “buonismo” verso i bambini davanti alle telecamere. Dietro il primo vedo un vuoto da nascondere a se stessi e al mondo intero, dietro il secondo tenerezze affettate di forte impatto mediatico care soprattutto ai calciatori, che lo stesso Materazzi ha definito “eterni bambini”; forse, aggiungo io, uomini troppo piccoli per vedere al di là del loro mondo infantile e per leggere nel cuore dei “grandi”.

A Striscia la Notizia, nel picco d’audience di prima serata, Matrix invia a una bambina un toccante messaggio e la sua maglietta, aggiungendo, da buon cristiano, gli auguri per la Santa Comunione. Seguono le lodi sperticate di Greggio e Iacchetti. Fedelmente al filone, sul palcoscenico serale di Italia 1, Matrix replicherà doppiando un personaggio dei Simpson per il progetto “regala un sorriso a un bambino”. Per il progetto CBM contro la cecità infantile, con tanto di spot recitato alla Gustav Thoeni da alcuni suoi compagni, sarebbe stato fra i più disponibili.

A “Il senso della vita”, da Paolo Bonolis, afferma che per lui il senso della vita sarebbe “trasmettere serenità”. Non è stato così né per me, né tantomeno per una persona a me cara in grande difficoltà, che aveva seguito da vicino il mio lavoro e teneva tanto a Materazzi, ma che dalla sua indifferenza “ha ricevuto un’iniezione di veleno”. Anche di questo ho informato Matrix… Non posso perdonargli l’indifferenza con la quale ha dimostrato di non aver compreso come, uno come lui, potrebbe – con il minimo sforzo – portare un po’ di luce e un po’ di quella tanto evocata serenità, soprattutto alle persone per le quali anche il sorriso di un falso dio può essere importante.

Sono certa che se avessi romanzato la mia storia e mi fossi affidata al “Treno dei Desideri” o “C’è posta per te”, con Maria de Filippi e le scenografie di Canale 5, l’avrei visto arrivare bello e sorridente, con tanto di borsa dei doni e invito ad Appiano … Teatrini un po’ stucchevoli al servizio dell’audience di prima serata.

Queste le verità scomode sulle quali ho invitato Materazzi a riflettere. Trovate anche voi che io abbia commesso un” autogoal”?

AVETE NOTATO CHE…

… da mesi (!!!) Materazzi non parla più nel dopopartita di Inter Channel? Perché? Se tutti i suoi compagni facessero come lui, Roberto Scarpini & Co. potrebbero chiudere bottega.

… si è presentato sì in conferenza stampa prima dell’incontro con il Werder, ma a fianco di Mourinho: una buona occasione per farsi difendere dai cori ingiuriosi! Domanda: Materazzi riesce ad aprir bocca da solo senza combinare guai?

Matrix sembra essersi isolato? Da giugno ha “chiuso” l’email del suo blog, quella con cui, con tanto entusiasmo, si era proposto di dialogare con i tifosi. Da allora, risponde in sua vece il server: “Gentile tifoso, la casella e-mail info@marcomaterazzi.it è sospesa fino alla prossima stagione”. Siamo a fine novembre…

… quando la sua presenza in campo è dubbia, in prima fila alle conferenze stampa pre-partita di Mourinho c’è regolarmente Andrea Elefante che fa una domanda sui centrali difensivi? Lo stesso giornalista che, insieme a Roberto De Ponti del Corriere della Sera (guarda caso, gli autori della sua autobiografia, dai quali ottiene i voti più alti in pagella) – il giorno successivo alle sue partite più nere “gli mette una pezza”sulla Gazzetta?

.. con Mourinho, pur continuando ad eccellere nel gioco aereo e nei lanci lunghi, non entra più sull’uomo?

CONCLUSIONE

Mi fermo qui, almeno per ora. E a chi intendesse liquidare le mie osservazioni come sciocchezze, assurdità, cattiverie, o peggio, tentativi di destabilizzare l’Inter, faccio presente che si tratta di osservazioni tecniche, suscettibili di essere ulteriormente ampliate. Ladycalcio non teme il confronto con nessuno. Su questo blog, vi informerò degli eventuali sviluppi. A sua volta, il blog resta aperto a tutti coloro che volessero aggiungere qualcosa a questa storia.

Vi invito a leggere “Il Ritorno del Guerriero” e a farvi la vostra idea, precisando che la versione inviata in maggio a Materazzi non comprendeva ancora la parte su Euro 2008 e le relative critiche, aggiunte quando la sua prestazione contro l’Olanda mi sembrò indifendibile e quel ghiaccio sul polpaccio dopo la sostituzione tanto patetico. Secondo voi: quanti articoli di quel tenore avrà letto Materazzi in suo sostegno?

Dagli altri pezzi che lo riguardano potrete poi farvi un’idea completa della mia linea editoriale nei suoi confronti.

Un’ultima osservazione: se fossi stata una consulente di Matrix, gli avrei consigliato, se non per sensibilità almeno per convenienza, di tenersi buono chi ancora avesse avuto parole buone per lui, anche se non si fosse trattato della Gazzetta dello Sport. In questi tempi di vacche magre… Al contrario, Materazzi è riuscito a “ingraziarsi” persino chi stravedeva per lui. Un’impresa non da tutti.

L’eroe è caduto. E a niente servirebbe rimetterlo in piedi pronunciando qualche frase di circostanza a strenua difesa del suo comportamento. Il tempo per dimostrare di essere un altro, di non essere come è stato dipinto per decenni da media e illustri opinionisti ogniqualvolta ne aveva combinata una grossa, è scaduto. Non il calo fisico da molti imputatogli, bensì l’aspetto psicologico, nervoso e caratteriale rischia di fargli imboccare precocemente il viale del tramonto; il ricadere ostinato negli errori infinite volte rinnegati, per di più ostentando quell’immagine di “buonismo”, sta per presentargli il conto; o forse, glielo ha già presentato.

Quanto agli autogoal, temo che Matrix, dopo le 6 parole di troppo a Zidane, avrà di che rimpiangere le 6 lettere negate ostinatamente a Ladycalcio: G R A Z I E ! Chi è causa del suo mal, pianga se stesso – e i suoi brillanti consiglieri.

Leggi “Il Ritorno del Guerriero” al seguente link:

https://calcioparole.wordpress.com/marco-materazzi-il-ritorno-del-guerriero/

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Le magie di Ibracadabra

Posted by ladycalcio su lunedì, novembre 17, 2008

In tema di stagione potremmo dire che ha tolto a Mourinho le castagne dal fuoco: con la sua straordinaria doppietta contro il Palermo, Zlatan Ibrahimovic ha infatti permesso a un’Inter inizialmente sofferente e impacciata nella costruzione del gioco di uscire dallo Stadio Barbera con in tasca 3 preziosi punti.

Due capolavori di un attaccante che, nei giorni di vena, è in grado di fare reparto da solo, deliziandoci con finezze da grande calcio. Da manuale la prima rete: dopo 21 secondi dall’inizio della ripresa, Ibra si aggiusta il pallone quasi da fermo e fa secco Fontana con un diagonale ad effetto. Sul secondo goal, un calcio piazzato da fuori area, è autore di una cannonata che trapassa la barriera avversaria.

Cambia così il volto di una partita a fasi alterne, in cui l’Inter appare sempre troppo vulnerabile su contropiede. In particolare, soffre le scorribande sulla fascia di Balzaretti e le conclusioni di Cavani.

Due note liete della serata da parte nerazzurra sono la conferma di un ritrovato Samuel e, agli ultimi minuti, il timido riaffacciarsi sul terreno di gioco di Burdisso dopo il disastro di Nicosia.

Sulla sponda rossonera del Naviglio invece è già Natale, con l’ennesimo rigore regalato al Milan, stavolta dall’arbitro De Marco dopo un volo d’angelo di Kakà fuori dall’area. Perché ora non si parla di “aiutini”, o meglio, di “aiutoni“, quelli che prmettono al Diavolo di rimanere in coda ai cugini? Dopo la stentata vittoria sul Chievo, sul Sito Ufficiale di AC Milan si afferma che “Va bene così”, anche se, per pudore, si ammette che la prestazione “non è stata particolarmente brillante”. Ciò che mi fa pensare è la constatazione conclusiva: “la corsa alla vetta riprende con 26 punti in più rispetto alla passata stagione, tanto per sottolineare che il vento è cambiato”.

Più che cambiato, mi sembra rinforzato a forza 8 alle spalle del Milan.

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Cordoba salva l’Inter dalla “pareggite”

Posted by ladycalcio su domenica, novembre 2, 2008

L’Inter di Mourinho rientra dal Granillo con in tasca 3 punti, ma senza aver fugato i dubbi che l’affliggono. È vero che finalmente si sono visti degli schemi, vedi il goal di Vieira e l’assist di Balotelli sulla rete annullata per fuorigioco ad Ibrahimovic. Ma è anche vero che, sotto l’aspetto dei deficit, l’incontro di Reggio Calabria ricalca in maniera preoccupante quelli contro il Genoa e la Fiorentina.

Saltano all’occhio l’incredibile velocità nelle ripartenze dell’avversario di turno, contro la più lenta e macchinosa manovra dell’Inter, gli spazi che si creano pericolosamente nell’area nerazzurra sui tiri avversari, gli alti e bassi di Ibra e le continue sostituzioni a centrocampo da parte di José Mourinho.

Le segnature interiste di ieri, peraltro, non sono venute ad opera delle punte, bensì di un centrocampista e di due difensori. E se la sventola di Maicon e la spettacolare segnatura di Cordoba, tornato al goal dopo il grave infortunio al ginocchio del febbraio scorso, sottolineano l’efficacia delle iniziative personali dei difensori nerazzurri, questi 3 punti non devono illudere. Soprattutto per il fatto che la Reggina, ultima in classifica a 5 punti, è stata in grado di rimontare 2 goal ai Campioni d’Italia, rischiando addirittura il colpo grosso.

Del resto, se consideriamo le occasioni spettacolari create dagli uomini di Orlandi con Di Gennaro, Cozza e Corradi, non ci si sarebbe meravigliati più di tanto se la partita fosse finita in parità o con un colpaccio finale dei calabresi.

Tornando al reparto arretrato, complimenti vivissimi ad Ivan Ramiro Cordoba per il brillante recupero dopo l’intervento al ginocchio e un grosso in bocca al lupo a Cristian Chivu, nuovamente infortunatosi dopo essere stato protagonista di ottime prestazioni al rientro dall’operazione alla spalla.

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