CALCIO E PAROLE

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SCAMBIATEVI IL SEGNO DELLA PACE

Posted by ladycalcio su lunedì, maggio 26, 2008

Detesto le ipocrisie e le forzature. Così ho definito il “terzo tempo” nel calcio sin dalla sua introduzione. L’apice della falsità è stato raggiunto sabato sera allo Stadio Olimpico, nella Capitale, al termine della finale di Tim Cup fra Roma e Inter: un grottesco happening a tarallucci e vino per far digerire ai nerazzurri i veleni propinati loro per mezzo campionato dai rivali giallorossi.

Alchimia di un veleno ideologico dagli ingredienti mediatici, istituzionali e di giustizia sportiva, volto ad appestare l’ambiente nerazzurro e a creare un terreno fertile per un finale di stagione nel segno dei giallorossi: le insinuazioni di Totti sugli “aiutini” all’Inter, responsabili di una controsudditanza psicologica contro la Beneamata, la stampa asservita alla causa anti-interista, i titoloni scandalistici de “Il Romanista”, la partigianeria della “Rai de Roma”, l’operato di opinionisti di fede giallorosa schierati e non (Paolo Liguori a Mediaset, Mario Sconcerti su Sky, Aldo Biscardi su 7 Gold), le vergognose recriminazioni di De Rossi sulla presunta irregolarità del campionato, l’opposto metro di valutazione del turpiloquio di Vieira e dei “vaffa” di Totti in sede di Giustizia Sportiva, ecc.

D’incanto, ecco materializzarsi un comunicato dei due Capitani – Zanetti e De Rossi (l’autore delle provocazioni) – che esorta a una festa dello sport, condito da commenti mediatici che trasformano la Roma blindata del pre-partita in una terra dove scorre latte e miele.

La forzatura introdotta nei templi del calcio ha un parallelo in quelli religiosi: “Prima di presentare i doni all’altare, scambiamoci un segno di pace”, recita la S. Messa domenicale.
Un gesto che ho sempre trovato inutile, se non bugiardo, in mancanza di un proposito che venga dal cuore. Proposito poco probabile nel franco tiratore che sabota i vostri progetti di lavoro o nel vicino calunniatore… che di cambiare rotta non hanno la minima intenzione, così come non ce l’hanno avversari e mass media nei confronti dell’Inter. Per quanto mi riguarda, detesto la gestualità ostentata come surrogato del sentimento sincero, mi defilo dal Padre Nostro recitato tenendosi a braccetto alla stregua del Manchester United nel cerchio di centrocampo prima dei calci di rigore e non sopporto la “costrizione” di dover stringere dieci mani sulle quali, per tutto l’arco della funzione, si è tossito ogni genere di bacillo.
Confesso che lo scorso inverno, per evitarmi una Santa Comunione al meningococco, ho porto maleducatamente la mano… con il guanto.

Nel calcio italiano, l’epidemia è ideologica, ma non per questo meno ripugnante e contagiosa. Ultimo caso, la montatura del caso intercettazioni. Quanto ai doni all’altare della famiglia Sensi, completano la serie il divieto di trasferta a Parma per i tifosi nerazzurri, la designazione dello Stadio Olimpico quale sede non neutra (!) della finale e il ricorso respinto contro le squalifiche di Cruz e Materazzi.

Che dire del resto della serata? Fra gli spunti mediatici, il Pupone Totti riesumato in divisa da calciatore per ritirare il trofeo, gli isterismi di Rossella Sensi, sempre più a disagio davanti ai microfoni, e il Presidente della Lega “ToninoMaterrese, che nell’intervista del dopopartita su Rai1, chiama per ben 3 volte il capo dello Stato “Presidente Napoletano”.

Sul piano sportivo, la differenza fra le due squadre la fa l’incrocio dei pali colpito da Burdisso, anche se la Roma costruisce più dell’Inter e si aggiudica meritatamente il confronto secco. Senza brindisi né strette di mano forzate, mi associo ai giocatori nerazzurri che hanno reso onore al merito della Roma per la conquista del trofeo e per il bel campionato disputato.

2 Risposte to “SCAMBIATEVI IL SEGNO DELLA PACE”

  1. Lothar said

    quando vedo Bruno Conti, Totti, il suo tutor/baby sitter Vito Scala, quell’ignorantone di De Rossi, la Sensi e l’entourage di Spalletti, capisco perché la Roma – in quell’ambiente – raggiungerà difficilmente grandi traguardi. È una provinciale in una grande città. E così è destinata a rimanere a meno che – con l’arrivo degli americani – non cambi l’impronta della gestione.

  2. ibra said

    abbiamo dato segno di cosa significhi saper perdere, purtroppo a roma questo non lo sanno.
    hanno vinto 3 scudetti in 100 anni… ecco dove stà la differenza…

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