CALCIO E PAROLE

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Archive for marzo 2008

Inter-Juve: uovo di Pasqua bianconero

Posted by ladycalcio su domenica, marzo 23, 2008

Nell’uovo di Pasqua l’Inter trova uno sgambetto casalingo ad opera della Juve, quest’ultima un goal del vantaggio regalato in fuorigioco megagalattico. La sorpresa è la prima; il resto non è che un ritorno alla più squallida tradizione bianconera.

“Il capolavoro di Ranieri” menzionato dalla Gazzetta dello Sport mi sembra piuttosto un capolavoro dell’arbitro Farina (a mio avviso uno dei peggiori fischietti in circolazione, designato per arbitrtare il derby d’Italia) e soprattutto del suo assitente Nicoletti.
Vince la Roma e il campionato si riapre, per la gioia di detrattori, indottrinati, puponi e strilloni: quelli che avevano gridato allo scandalo dei presunti aiuti arbitrali all’Inter, innescando una pericolosa controtendenza ai danni dei nerazzurri. Che al goal irregolare di Camoranesi non hanno neppure osato un timido cenno di protesta, che avrebbe forse indotto l’arbitro Farina a riflettere sulla convalida della rete.

Doverosa premessa: l’Inter è innegabilmente in crisi. In crisi di uomini, di gioco, di idee, di gambe e forse ancor più di testa. Per quanto mostrato sul campo, non avrebbe comunque meritato di vincere l’incontro: soprattutto nel 2° tempo è apparsa l’ombra di se stessa, lenta e macchinosa nella costruzione della manovra, in ritardo nei contrasti e inconcludente a rete.

È giunto il momento di chiamare Mancini, lo staff tecnico e quello medico alla resa dei conti, chiedendo loro lumi sulla preparazione atletica svolta, sulla programmazione (soprattutto in vista della primavera) e sulla scelta dei titolari. Due esempi: come giustificare la permanenza in campo di Ibrahimovic, che ieri ha sbagliato pressoché tutti i palloni, o la collocazione del disastroso Burdisso al centro della difesa al posto del veloce Nelson Rivas? Per non parlare della non chiarezza sulle reali condizioni di certi giocatori (Cambiasso e Vieira gli ultimi della serie), su cui il mister si limita a poche sibilline parole estrattegli con la pinza durante le conferenze stampa.

È probabile che il calo di forma che affligge i nerazzurri sia di natura psicofisica, legato cioè al contraccolpo psicologico di aver fallito, con l’eliminazione dalla Champions League, l’obiettivo primario della stagione. Oggi, per inciso, l’arrembante Liverpool è rimasto in 10 contro il Manchester United per doppio giallo a Mascherano, crollando per 3 reti a 0 all’Old Trafford. Una riprova che la dice lunga su come possa costare caro il “gioco dei cartellini” inventato ai danni dei nerazzurri.

Detto questo, nelle attuali condizioni, l’Inter non può permettersi di sommare all’emergenza infortuni e alla crisi di testa e di gambe ulteriori plateali sviste arbitrali che le sottraggano preziosi punti in classifica.

Guai a illudersi che questa sconfitta “favorisca anche l’Inter“, in quanto, come dichiarato da Mancini, “almeno non diranno più che gli arbitri ci aiutano”. È la trappola più insidiosa in cui la Beneamata potrebbe cadere, oltre che una pia illusione: i detrattori non taceranno comunque mai. E se a vincere fosse la Roma, ai nerazzurri non rimarrebbe che la beffa. Chi vince ha sempre ragione, chi perde ha sempre torto: nessuno ricorda che nella finale di Champions League 2007 il Milan batté il Liverpool per mano di Inzaghi, né ricorderà come nel 2008 l’Inter sia stata affondata da De Bleeckere.

In vista di un finale di campionato caldo non solo meteorologicamente, serve che la squadra ritrovi le gambe e la Dirigenza la parola: chi ingiustizia subisce, di ingiustizia perisce. Buona Pasqua a tutti meno che a Nicoletti e Farina.

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INTER: 10 ROSSI E LODE

Posted by ladycalcio su giovedì, marzo 20, 2008

Delle due l’una: o l’Inter si è improvvisamente trasformata nell'”Armata Brancaleone”, oppure, come dichiarato da Cristian Chivu ai microfoni di Inter Channel poco dopo Genoa-Inter, ” ormai non è più un caso (…) ho la sensazione che siamo nel mirino di qualcuno che non ci vuole bene”.

Come spiegare altrimenti il 10° cartellino rosso stagionale fra coppe e Campionato incassato ieri sera da Pelé dopo un fallo giudicato con una severità che non trova mai riscontro fra gli avversari dei nerazzurri?

Gli arbitri, insomma, sembrano averci preso gusto. Il valzer dei cartellini è diventato una sorta di gioco, di divertimento, di scommessa. Quasi un “totorosso“: quando e a chi il prossimo?

Inutile dire che questa prevenzione innervosisce i giocatori interisti e li condiziona nelle entrate, pregiudicandone il rendimento e sommandosi al già pesante onere del ridisegnamento forzato degli schemi dettato dagli infortuni. A onor del vero, ad acuire la delicatezza del momento si aggiungono alcune entrate non proprio da manuale da parte degli uomini di Mancini e alcune decisioni tattiche incomprensibili del mister, soprattutto in termini di giocatori inesperti o non completamente recuperati schierati titolari (soprattutto a centrocampo).

Fra questi, Pelé e Figo. Il 3 marzo scorso, Ladycalcio aveva reputato quest’ultimo “ancora troppo indietro nel recupero della gamba infortunata per essere schierato titolare. Già osservandone l’azione in riscaldamento si coglie un chiaro deficit di spinta del piede destro, appoggiato quasi ‘di punta’, oltre che una scarsa dinamicità dell’arto e un’azione insufficiente di gemelli e soleo – chissà se legata ad esiti dolorosi o a semplici carenze muscolari. Insomma, un gesto atletico in atteggiamento di ‘difesa’, viziato da compensazioni a rischio di ulteriori guai”. Come volevasi dimostrare.
Senza negare il calo di forma e i deficit messi in luce dall’Inter nelle ultime settimane (ieri sera, a tratti, l’arrembante Genoa pareva essersi trasformato nel Liverpool), la squadra merita un 10 e lode per aver salvato ancora una volta il risultato in 10 contro 11. In 10 per la 10° volta. Per giunta, come ha commentato Chivu, “non è che giochiamo 10 minuti-un quarto d’ora in 10: giochiamo quasi una partita intera”.

Ciò nonostante, con la sconfitta della Roma nel derby capitolino, l’Inter si porta a 7 punti di vantaggio sui giallorossi. Ma per far sì che il “sistema” non metta in atto l’ultimo disperato tentativo per rallentare la marcia dell'”odiata” Inter e regalarle, fra la pioggia di record, anche quello stagionale degli uomini in rosso, è importante che chi di dovere prenda posizione a scena aperta contro i torti gratuiti subiti. Come ha iniziato a fare ieri Mancini nei confronti delle decisioni dell’arbitro Rocchi – atteggiamento che la Dirigenza nerazzurra dovrebbe reiterare.

Come già più volte sottolineato, infatti, gli attuali valori del calcio relegano l’eleganza morattiana a rassegnata accettazione e trasformano gli strepiti di Juve e Roma in altrettanti sgambetti all’Inter.

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Torres e Mancini gelano l’Inter

Posted by ladycalcio su mercoledì, marzo 12, 2008

Non è bastato il cuore, non è bastato il tifo assordante dello Stadio Meazza stracolmo: le speranze europee dell’Inter si sono infrante al destro micidiale del “Niño” Torres, affondato come nel burro nel vuoto della difesa nerazzurra. Non è evidentemente bastata neppure la delusione dell’eliminazione dalla Champions League: a completare l’opera in un momento così delicato mancava solo l’annuncio delle dimissioni da parte del tecnico Roberto Mancini per fine stagione.

Non so quali motivi abbiano spinto il Mancio a un gesto così plateale. Si vocifera di trattative con altri allenatori, di dissidi con lo staff medico e di altro ancora. Qualunque siano le ragioni, tuttavia, lo ritengo un gesto bruttissimo: inopportuno in una serata come quella di ieri, deleterio nel bel mezzo della corsa Scudetto, e oltremodo scorretto nei confronti della Società, dei giocatori e dei tifosi.

Il sogno nerazzurro era già naufragato sulle rive del fiume Mersey dopo le due reti incassate nell’incontro d’andata, che con il goal subito ieri assommano a 3 in 180 minuti. Un passivo complessivo esagerato e impietoso per l’Inter, che era comunque già apparsa in chiara involuzione di gioco da dopo la pausa natalizia, sopraggiunta a interrompere il magico momento di forma degli uomini di Mancini.

Quali le cause dell’eliminazione?
Innanzitutto gli infortuni che hanno decimato la squadra, sconvolgendole gli schemi e condizionandone pesantemente il rendimento. Oltre ai giocatori in infermeria, vi sono infatti elementi come Figo, Stankovic, Ibrahimovic, Vieira, Crespo, Cruz, ecc., appena rientrati o alle prese con fastidiosi problemi fisici.

Le decisioni arbitrali a senso unico nel doppio confronto. Le attuali forze dell’Inter non sono state sufficienti per ribaltare le sorti rocambolesche del match d’andata, completamente falsato dall’arbitro De Bleeckere.

L’assenza di Materazzi: chiedetelo a De Bleeckere. (Mi chiedo anche perché l’Inter non abbia tentato il ricorso contro la squalifica).

Alcuni errori da parte di Mancini nelle scelte tattiche (si veda il match d’andata).

Encomiabile, per contro, la prestazione di Capitan Zanetti, il migliore insieme al “dodicesimo uomo”. Nulla da eccepire sull’impegno e la grinta dimostrati dai giocatori, con qualche riserva sul rosso a Burdisso, recidivo sì ma intervenuto sulla palla. Concitato ma sterile l’arrembaggio alla porta di Reina, con una manovra che non è mai riuscita a mettere in affanno la difesa inglese; troppe le occasioni buttate al vento da Ibrahimovic e Cruz; troppi i varchi in difesa, con gli attaccanti inglesi completamente liberi in area.

Sul prato di San Siro restano tanti rimpianti legati alle potenzialità inespresse da una fra le più agguerrite formazioni della storia nerazzurra- e tanti dubbi sul futuro prossimo. Ora, l’Inter è chiamata a dimostrarsi una grande squadra ben al di là dei festeggiamenti e dell’esaltazione del Centenario. Se mi è concesso, deve innanzitutto guardarsi dalla tendenza all’autodistruzione, che sembra far parte del bagaglio centenario del suo DNA. Come dichiarato da Dejan Stankovic ai microfoni di Inter Channel, “Se si butta olio sul fuoco, si triplica la difficoltà (…) Dobbiamo trovare la forza, perché non abbiamo dimenticato come si gioca a calcio (…) Dobbiamo stare tutti uniti, ma molto uniti, come mai all’Inter in questi cent’anni”.

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INTER, CENTO DI QUESTI ANNI!

Posted by ladycalcio su martedì, marzo 11, 2008

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Una due giorni intensissima per festeggiare il Centenario.

Niente elicotteri dal cielo, né fuochi d’artificio. La kermesse nerazzurra ha inizio sabato alle 16.45 allo Stadio Meazza prima di Inter-Reggina, con la sfilata di 825 bambini che convergono in mezzo al campo a formare la scritta “100 Inter”. Rappresentano i giocatori che hanno vestito la maglia nerazzurra, oltre che l’incontro fra passato e futuro: chissà se uno di loro andrà mai ad annoverarsi nella lista dei grandi…

Sale il grido “Chi non salta un rossonero è” – insieme alla febbre del tifo. Il Meazza è una bolgia, con musica a tutto volume e splendide coreografie. La Curva Nord sfodera un’enorme maglia con il numero 100 nei colori della Beneamata, per un colpo d’occhio mozzafiato.

Dopo la vittoria sui calabresi, lo stadio milanese si immerge nel buio, in una suggestiva atmosfera di ricordi. Al centro del rettangolo di gioco, Gianfelice Facchetti, figlio del grande “Cipe”, apre la serata con un toccante ricordo: “Hanno scelto per noi i colori del cielo e della notte. Sono passati cent’anni e li ringraziamo ancora per aver fondato l’Internazionale Football Club. Era la sera del 9 marzo 1908. Erano poco più di 40. Oggi siamo milioni. Si radunarono nel cuore di Milano presso il ristorante “L’Orologio”. Erano ribelli e avevano un sogno: dare la possibilità a tutti, italiani e stranieri, di giocare a calcio per la stessa bandiera: nerazzurra”. Sfilano 35 bandiere, in rappresentanza dei Paesi natali dei giocatori interisti di tutti i tempi.

È poi il momento dei messaggi d’auguri, proposti sul tabellone luminoso. Si inizia con Josef Blatter: impossibile coglierne le parole che, come quelle di Michel Platini, vengono sommerse da un mare di fischi. Applauditissimi, per contro, gli interventi dei giocatori e degli allenatori più cari ai tifosi: Rummenigge, Baggio, Zenga, Trapattoni, Zamorano Djorkaeff… e molti altri, per terminare con le parole di Giacinto Facchetti, con la commozione a prendere il sopravvento.

È il momento di Adriano Celentano, che esordisce con una rivisitazione del Ragazzo della Via Gluck a sottolineare i mali della Milano dei nostri giorni e termina con un applauditissimo duetto con il Presidente Massimo Moratti.

Roberto Scarpini, che conduce la serata, ringrazia la Nord, che propone un altro eccezionale colpo d’occhio in notturna, fra l’enorme maglia nerazzurra e uno sventolio di bandiere. Ed ecco proiettate le immagini più belle delle coreografie ultras, con tutto lo stadio a cantare “Chi non salta un rossonero è”.

Non manca il doveroso omaggio a Peppino Prisco, che da lassù si compiace dello spettacolo. Un megaschermo ripropone il progetto Intercampus, che diffonde il calcio fra i ragazzini dei Paesi meno fortunati. Quindi, la serata si avvia al clou: entrano in campo 200 gloriosi “ex”, annunciati uno per uno, con la sciarpa nerazzurra al collo. Il più anziano è Antonio Caracciolo, classe 1917, al braccio di Sinisa Mihajlovic.

Dopo il filmato sul Centenario prodotto da “La Bottega dell’Arte” di Oliviero Toscani, la serata si chiude con l’entrata in campo dell’Inter di oggi, mentre sullo schermo scorrono le immagini del 15° Scudetto e dell’incisione dell’inno “Pazza Inter Amala”.

Luci a San Siro per esorcizzare il Liverpool ed esternare un amore pazzo a cui, nel bene e nel male, non si può rinunciare, già sapendo che l’esaltazione “può durare una vita o una sola partita”.

È il pomeriggio della domenica quando tanti protagonisti della storia nerazzurra tornano a calpestare l’erba di San Siro per una partita fra vecchie glorie: Nerazzurri contro Rossocrociati, agli ordini rispettivamente di Hector Cuper e Gigi Simoni, tutti con il numero 100 sulle spalle.

Pochi ma buoni gli spettatori intervenuti per rivedere i propri beniamini di un tempo. Qualche chilo in più e qualche capello in meno nulla tolgono all’affetto verso chi tante volte ti ha fatto battere il cuore. Il Mancio corre poco, ma diverte se stesso e il pubblico. E nei lanci si rivede la sua classe. Si rivedono anche Beccalossi, “spillo” Altobelli, Ferri, Fontolan, Muraro, Beppe Baresi, Canuti e … tanti altri.

C’è chi è ancora in attività o ha smesso da poco, come Benny Carbone, Mihajlovic, Taribo West e Pagliuca. E chi ha la meglio sull’anagrafe, come il 40enne Djorkaeff, l’”indio” Zamorano e soprattutto il portiere Ivano Bordon, classe 1951: l’indimenticato eroe di Berlino 1971, che nella ripetizione della celeberrima “partita della lattina di Boninsegna” contro il Borussia Mönchengladbach parò un rigore a Sieloff. È un bel rivederlo, l’Ivano: in linea, agile nei movimenti e nei tuffi.

Finisce 2-0 per i Nerazzurri, con reti di Centofanti e Zamorano. Tutta colpa dell’assenza di Collovati, dirà qualcuno. Poco importa.

Il beniamino del pubblico Ruben Sosa ritorna verso la tribuna arancione, stende la maglia sul prato, si inginocchia, la bacia e la getta fra gli spettatori. È solo un arrivederci. Cento di questi anni, Inter!

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I GUNNERS ABBATTONO I CAMPIONI DEL MONDO

Posted by ladycalcio su mercoledì, marzo 5, 2008

L’aria artica che spazza Milano gela gli entusiasmi del Milan e dei tifosi rossoneri. Il repentino capovolgimento di fronte meteorologico che ha investito il capoluogo lombardo prima di Milan-Arsenal, con il ritorno a temperature rigide dopo l’illusione dei primi tepori primaverili, rispecchia gli umori in casa rossonera. Completa la metafora la pioggia caduta prima dell’incontro, a spegnere i fuochi d’artificio delle recenti ingannevoli vittorie internazionali rossonere e gli ultimi impeti d’orgoglio di un diavolo da tempo malconcio. Di cocente resta solo la sconfitta, una sorta di “ritorno sulla Terra” in coincidenza degli ottavi di finale di Champions League.

I tiratori scelti Fabregas e Adebayor attingono al loro arsenale di colpi e stendono i pluriblasonati Campioni d’Europa e del Mondo. Torvi i visi dei giocatori e dei dirigenti rossoneri, in sordina le dichiarazioni. Una modestia affettata, lontana anni luce dai proclami trionfalistici di solo due e mesi e mezzo fa. Scuro in volto Ancelotti, imbronciato in tribuna Berlusconi, tradito dal suo team nel duplice proposito di vincere con il bel giuoco. L’unico a non tradirsi è l’irriducibile Galliani, che su Sky si aggrappa ai 2 trofei internazionali vinti nel 2007 e alla sua proverbiale eleganza nelle dichiarazioni: “ Auguro alla Roma o all’Inter di arrivare fino in fondo (alla Champions League, ndr), ma ricordo che nessuno riesce a trovare mai una finale di Champions da moltissimi anni; ma noi l’abbiamo fatto”.

Smaccatamente “soft” i titoli dei giornali, che tanto avevano esaltato “la squadra più titolata del pianeta”. Il Corriere della Sera: “Fine corsa”. La Repubblica: “Addio Milan”. Tuttosport (titolo in piccolo): “L’EuroMilan è finito”. Il Corriere dello Sport: “Milan, ora Lippi!” La Gazzetta dello Sport: “Milan, the End”. I toni scandalistici e disfattisti vengono evidentemente tenuti in serbo per dopo Inter-Liverpool.

Pacati ma eloquenti i commenti a StudioSport (Italia 1), dove si parla di un Milan “battuto e surclassato nel gioco”. Pellegatti e Serafini: “Qualcuno si era illuso che il Milan, sentendo la musica della Champions League (…) tornasse brillante, spettacolare e soprattutto spietato sotto rete”. Invece, la musica è cambiata e stavolta, neppure Pippo Inzaghi è riuscito a metterci una mano.

In un successivo servizio, Francesco Vecchi accenna a una Dirigenza rossonera “che della vocazione internazionale ha fatto la propria talvolta altezzosa ragione sociale e che degli introiti europei non può assolutamente fare a meno”, oltre che alla “necessità di intraprendere quel rinnovamento che forse il successo della scorsa stagione ha un po’ ritardato”. Argomenti già abbondantemente sviscerati da Ladycalcio.

La conclusione di Vecchi: “Che lo si voglia o no, ci si ritrova tutti in campionato, soprattutto di fronte al rischio di avere solo quello da giocare l’anno prossimo. Sarebbe, in effetti, un’esperienza interessante per il Milan, che potrebbe tornare ad apprezzare le emozioni dello Scudetto”.

Dopo aver invitato gli interisti a metterselo in quel posto.

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IL NAPOLI SCONFIGGE I “REDUCI” DELL’INTER

Posted by ladycalcio su lunedì, marzo 3, 2008

La prima sconfitta in campionato dell’Inter dall’aprile 2007, nell’aria da qualche giornata, è arrivata ad opera di un arrembante Napoli. A dire il vero, sarebbe più calzante parlare di sconfitta dei “reduci” nerazzurri, composti dagli uscenti dall’infermeria e dall’esigua schiera dei sopravvissuti alla sala operatoria.

Più che a un torneo di calcio, la lista degli interisti infortunati da inizio stagione farebbe infatti pensare a un bollettino di guerra. E anche se a predominare sono gli infortuni traumatici, mi si consenta un dubbio: si tratta unicamente di fatalità o a causa di errori di preparazione i giocatori sono incorsi in sovrasollecitazioni articolari e muscolo-legamentose che li rendono più vulnerabili ai traumi? Per non parlare di coloro (come Cordoba e Maxwell) che “si sono infortunati da soli”… Comunque sia, le perdite a lungo termine di uomini chiave (a cui augurarsi che non si aggiunga Chivu) rischiano di mettere in ginocchio l’imponente rosa dell’Inter, accorciando via via la panchina e costringendo Roberto Mancini a “turnover forzati” che sconvolgono soprattutto la difesa e il centrocampo.

Altro dubbio: le formazioni “improbabili” e imbottite di riserve schierate dal tecnico nerazzurro nelle ultime gare sono soltanto frutto della rotazione o nascondono ulteriori problemi fisici che si preferisce tacere?

Prendiamo Ibrahimovic, che da alcuni giorni avevo notato allenarsi con il taping sotto il ginocchio: il suo problema al tendine rotuleo è stato rivelato soltanto dopo una serie di prestazioni opache, culminate nel disastro di Liverpool, che gli avevano fruttato il rimprovero di mancare gli incontri importanti. Con questo, non gli si è certo reso un buon servizio agli occhi degli osservatori e dei tifosi. Né hanno giovato le successive voci secondo cui Ibra avrebbe “un buco nel tendine”, per nulla dissipate dal fumoso intervento del medico sociale Dott. Combi a Inter Channel dopo il pareggio con la Roma.

Torna a bomba il dissidio fra lo staff medico nerazzurro e Mancini che, com’è giusto che sia, sarà chiamato a render conto delle proprie scelte in virtù del verdetto del campo. Ecco perché è indispensabile fare chiarezza sui mali oscuri che affliggono troppi titolari – vedi Crespo, Cruz, Stankovic, ecc. – prima che i tifosi inviperiti li invitino nuovamente – e ingenerosamente – ad “andare a lavorare”.

Ieri, ad esempio, nel delicato incontro contro i partenopei, le scelte del tecnico per il centrocampo sono cadute su Vieira, Maniche e Figo: due reduci da lunghi stop e un neoacquisto non ancora inseritosi negli schemi, che hanno posto in costante affanno la difesa. Salvo richiamare dalla panchina l’eterno Zanetti a frittata avvenuta. Desidero soffermarmi, in particolare, sul bravo Luis Figo, come sempre generoso e impegnato al massimo. Ma secondo l'”occhio indiscreto” di chi scrive, ancora troppo indietro nel recupero della gamba infortunata per essere schierato titolare. Già osservandone l’azione in riscaldamento si coglie un chiaro deficit di spinta del piede destro, appoggiato quasi “di punta”, oltre che una scarsa dinamicità dell’arto e un’azione insufficiente di gemelli e soleo – chissà se legata ad esiti dolorosi o a semplici carenze muscolari. Insomma, un gesto atletico in atteggiamento di “difesa”, viziato da compensazioni a rischio di ulteriori guai.

Eppure, a differenza di altri giocatori reinseriti con gradualità, Figo viene buttato nella mischia sin dall’inizio; dà come sempre il suo apporto in termini di classe e suggerimenti, ma nelle condizioni attuali, non può reggere i confronti diretti.

Queste, in sintesi, le mie maggiori riserve in vista del big match contro il Liverpool e del finale di stagione. Perplessità da fugare al più presto, affinché, al di là delle dichiarazioni ufficiali “di parata” e dell’onda emotiva suscitata dai festeggiamenti del Centenario, la corazzata Inter non rischi di autoaffondarsi.

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