CALCIO E PAROLE

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Archive for gennaio 2008

Inter: la parola è d’oro, il silenzio d’argento

Posted by ladycalcio su martedì, gennaio 29, 2008

Il silenzio stampa dell’Inter, inteso come un segnale forte ai mezzi di informazione, rischia di essere erroneamente interpretato nell’ottica secondo cui “chi tace acconsente”.Come ampiamente dimostrato da Calciopoli, il silenzio e la signorilità della Dirigenza nerazzurra non hanno mai pagato contro i torti e le prevaricazioni, non importa se perpetrati sul campo o nell’universo mediatico. Né l’astenersi dai microfoni crea difficoltà ai mass media, che riprendono bellamente le dichiarazioni dei nerazzurri a Inter Channel e proseguono indisturbati nel loro intento: alimentare il pattume ideologico da dare in pasto alla famelica bolgia degli indottrinati, che imperversa senza sosta.

Per la squadra di Mancini, l’arbitraggio di Rosetti in Inter-Udinese ha confermato il rischio di seri danni da “controsudditanza psicologica“. Due espulsioni precoci in altrettante partite, di cui, quella di Cesar, sancita da un doppio giallo nello spazio di un minuto. Due rossi che, oltre a lasciare la squadra in 10 uomini, hanno sconvolto i piani, la tattica e gli schemi del tecnico nerazzurro. Per non parlare del regolarissimo goal annullato ad Ibra, che “rilancia” le chances della Roma inseguitrice.

Un disastro su tutta la linea, l’arbitraggio di Rosetti, che una votazione grottesca ha insignito dell’Oscar del Calcio AIC 2007 nella categoria miglior arbitro. Un arbitraggio che peserà oltre il fischio finale: si veda il giallo assurdo a Ibrahimovic per un non fallo su Imler e il relativo rischio-squalifica alla vigilia di un confronto importante.

I giocatori dell’Udinese capiscono l’antifona e ci marciano: Quagliarella butta l’amo – anzi, si butta lui stesso a terra senza che Materazzi l’abbia neppure sfiorato. Rosetti fischia ogni 20 secondi, spezzettando la partita e innervosendo i giocatori in campo. Nettissima l’impressione che sia pesantemente condizionato dalle pressioni della settimana.

D’accordo: i nerazzurri sbagliano troppe occasioni. Ma non demordono. Eloquente il commento su Sky: “L’Inter sta giocando in 10 ma non si vede” (…) “Sono 10 in campo ma sembrano 11”.

Se a tutto questo aggiungiamo l’immaturità della nostra classe arbitrale e la generale malcelata soddisfazione per il secondo pareggio nerazzurro consecutivo, sarebbe auspicabile che i dirigenti dell’Inter ritrovassero velocemente la favella.

In un mondo mediatico in cui chi tace ha sempre torto, l’Inter, già in schiacciante minoranza d’opinione rispetto ai rossoneri di Berlusconi/Mediaset e alla Juve di Tuttosport, è chiamata a una presa di posizione forte per non soccombere. Non può pagare, l’eleganza, in un contesto di valori che la classifica come resa impotente: valori capovolti e storpiati che confondono vittime e carnefici, vedono salire al cielo i ragli d’asino e ribaltano ogni certezza. In questo capovolgimento di valori, la parola diventa d’oro e il silenzio d’argento.
Rimane lodevole il proposito dei giocatori nerazzurri di “parlare sul campo“. Sempre che non li buttino fuori prima.

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Inter sommersa dalla spazzatura mediatica

Posted by ladycalcio su venerdì, gennaio 25, 2008

A Pianura, in confronto, sono dei dilettanti. Tale è la mole di spazzatura mediatica che ha sommerso l’Inter da quando, a suon di reti e di vittorie, si è involata dal resto della classifica. Non riescono a farsene una ragione, i mass media tendenziosi: la Vecchia Signora si è involuta a timida e inesperta signorina e il diavolaccio rossonero è riaffondato nell’inferno della classifica dopo il canto del cigno dell’ultimo trofeo di cartone. Alla “vecchia guardia” non è rimasta che la diabolica arma della suadenza tendenziosa, ultimo disperato tentativo di ribellarsi alla consapevolezza di essere dominata dagli “eterni perdenti” a lungo scherniti, di sopravvivere in un mondo che, capovolte le vecchie certezze calcistiche, è divenuto ostile e insopportabile. Eccola allora evocare il fantasma della “sudditanza psicologica” volto a indurre, per reazione, una controsudditanza psicologica che penalizzi l’Inter.

Come tutti i fantasmi, anche quello della “sudditanza psicologica” è figlio della suggestione. L’ultimo pretesto in ordine di tempo per materializzarlo è venuto dal rigore concesso dall’arbitro Gervasoni all’Inter al termine dell’incontro con il Parma. Non importa che lo stesso Couto abbia ammesso il tocco di mano al pallone, che Ancelotti e Galliani abbiano usato toni concilianti e cavallereschi nei confronti dei cugini: è caccia aperta alle streghe, con i mass media a puntare il fucile contro l’Inter. Studio Sport (Italia 1) si sbizzarrisce in un elenco di errori arbitrali che avrebbero favorito i nerazzurri e si spreca in paragoni da querela con la Juve di Calciopoli, raschiando il barile con un servizio di Antonio Bartolomucci che ripropone il goal di Cruz al Parma della scorsa stagione in pieno tempo di recupero. A TG Sport (RAi 3), nella copertina di Gianni Cerqueti, intitolata “Ci risiamo?”, si parla di “una tacca sulla credulità di un sistema che doveva e deve voltare pagina dopo gli inciuci, i miasmi, di un passato vicinissimo. La forza indiscutibile della squadra migliore dovrebbe risplendere di sola luce propria (…) Invece, quanto negato al Parma e quanto dato ai nerazzurri ieri sera è un colpo alla speranza di un calcio dove a fare la differenza sia esclusivamente la meritocrazia”. Il Corriere dello Sport titola “Scandalo Inter!” e parla di “rigore inventato per i nerazzurri”.
Per un attimo, ho provato a immaginare i titoli e i commenti dei mass media dopo un ipotetico Milan-Parma 2-1 originato da un rigore a favore dei rossoneri negli ultimi minuti e dal successivo vantaggio ad opera di Pippo Inzaghi o Kakà. “Grande Milan”, sarebbe stato il minimo comun denominatore delle lodi sperticate alle doti di recupero dei rossoneri, insieme a “Kakà, zampata vincente”, “Superpippo regala i 3 punti al Milan”, e via dicendo.

Alberto Brandi a ControCampo dopo Inter-Parma: “L’Inter giocava 11 contro 9… espulso Couto e un giocatore del Parma a bordo campo per rimediare a un infortunio”. La fotocopia di quanto accaduto tre giorni dopo in Inter-Juve di Coppa Italia dopo l’espulsione di Burdisso e lo scontro di gioco di Materazzi.

Una partita da cui l’Inter, a dispetto degli assenti e della schiacciante inferiorità numerica, è uscita pur sempre imbattuta. Per dirla con Berlusconi: “Più forti della sfortuna, più forti dell’invidida, più forti dell’ingiustizia”.

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Inter-Reggina: non Maniche ma Mancio junior

Posted by ladycalcio su venerdì, gennaio 18, 2008

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Premetto che prendo sempre le dichiarazioni ufficiali con ampio beneficio di inventario. Mi ispirano cattivi pensieri. È accaduto anche mercoledì sera quando ho appreso che se fosse giunto in tempo il transfer per Maniche, l’Inter avrebbe schierato il neotesserato già nella partita di Coppa Italia di ieri contro la Reggina.

Visionando la lista dei convocati per l’incontro, mi domandavo che senso avesse far esordire un giocatore di caratura internazionale in una formazione Primavera addizionata di un paio di uomini della prima squadra. Mi chiedevo altresì se tenere in sospeso i tifosi fino all’ultimo momento non fosse un escamotage per riempire qualche posto in più dello Stadio Meazza, aperto solo al primo anello a prezzi da saldi.
A riprova del detto che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca, il transfer non è arrivato.

Un esordio atteso dagli appassionati però c’è stato: non Maniche ma Filippo Mancini, figlio del tecnico nerazzurro, entrato al 38′ del 2° tempo con la maglia numero 17, il numero che porta sulle spalle il suo idolo Cristiano Ronaldo nella Nazionale portoghese.

Una partita senza storia, con l’Inter schiacciasassi che dimostra di dominare sempre e comunque – anche mandando in campo i ragazzini. In mostra molti giovani di talento, a cominciare dai già noti Balotelli e Bolzoni, oltre alla classe e alla bravura di Crespo, autore della prima delle tre reti nerazzurre.

Il 3-0 finale, sommato al 4-1 dell’andata a favore dei nerazzurri, qualifica l’Inter ai quarti di Coppa Italia, che riproporranno l’emozionante sfida contro la Juve.

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Controcampo – KA-PA-RO, che vinca l’Inter non ci sto

Posted by ladycalcio su lunedì, gennaio 14, 2008

Riprende il campionato e ControCampo Diritto di Replica apre l’anno nuovo con un’ora di lavaggio del cervello sui 5 goal del Milan al Napoli, sull’esordio di Pato e sul “trio meravigliao” KA-PA-RO. Riecco il solito copione hollywoodiano della sfilata dei trofei, con il “Berlusca” in mezzo al campo a sfoggiare sorrisi e slogan prestampati. “Padroni del campo, padroni del bel giuoco“, pontifica, fiero del giorno da leoni dei rossoneri (si fa per dire) dopo cento da pecora (e il resto mancia): otto mesi senza più vincere una partita casalinga di campionato, con una sola rete messa a segno a San Siro da fine agosto. Ora, con la cinquina al Napoli, al Milan sembra di aver espugnato il Santiago Bernabeo…

Ma l’ubriacatura mediatica non finisce qui. Attorno a mezzanotte, ora delle streghe e dei programmi TV contrari al buon costume, Alberto Brandi innesca la discussione dei presunti aiuti arbitrali all’Inter e lancia una scheda di Francesco Vecchi che, per rifarsi ai voti tanto cari alla trasmissione, merita un “inclassificabile” senza appello.

Il “la” di Brandi: “È cresciuto il partito di chi dice che l’Inter è un po’ agevolata dagli arbitri (…) qualcuno addirittura parla di nuova Juve. Senza naturalmente fare paragoni con la Juve malata, ma utilizzando la cosiddetta ‘sudditanza psicologica’”.

Il testo integrale del servizio di Vecchi: “Dai tempi di ‘Ti amo Campionato‘ molte cose sono cambiate. Quest’anno, persino Elio sarà costretto ad ammettere che favori per la Juventus non ce ne sono più. È finita l’epoca del campionato che non è falsato anche se a lui era sembrato. Oggi il fischio arbitrale è uguale per tutti, e casomai, a ben vedere, è un po’ più uguale per l’Inter. Inter, regina spietata del campionato, alla quale, come ad ogni regina spietata, è sempre meglio dare ragione. Gliel’ha data Girardi, oggi contro il Siena, gleil’ha data Saccani contro il Torino, gliel’ha data Damato contro la Lazio. Tre rigori e molti dubbi, quasi come se la sudditanza psicologica fosse trasferibile di capolista in capolista. Almeno, così dev’essere, anche perché non è il caso di scomodare certi paragoni con la vecchia Juve e con quella sudditanza che poi tanto psicologica non era. E siccome ci fa ridere l’idea del Morattopoli, ci fermiamo a quello che è un dato di fatto e non un’illazione: i rapporti fra l’Inter e l’uomo in maglia gialla sono migliorati, molto migliorati. Un tempo, per esempio, il fallo di Cordoba su Del Piero sarebbe stato rigore, quello di Chiellini su Ibra no. Oggi, almeno, nessuno dei due è stato fischiato. Insomma, il passato è passato e l’Inter può così prendersi ciò che è giusto e a volta anche qualcosa di più. Quest’anno, infatti, a dare una mano all’Inter sono stati, dopo Moratti, Mancini, Ibrahimovic, Cruz, Cambiasso eccetera eccetera, anche gli arbitri e le loro decisioni, che sono state, fin qui, indubbio pro Inter. Così è successo, per esempio, contro l’Atalanta, contro l’Empoli e contro i difensori che hanno abbattuto colossi come Cruz ed Ibrahimovic con un soffio (!), un frontale o un girotondo (!). Eccesso di premura, dunque, ci è parso, da parte dei fischietti, soprattutto dal momento che gli uomini di Mancini se la sanno cavare anche da soli, come dimostra una classifica schiacciante e una distanza dalla Roma di tanto così, tipo, come direbbe Elio, delle dimensioni di Rocco Siffredi”.
Sorride compiaciuto, Brandi, tanto più che i successivi interventi degli ospiti in studio puzzano di ‘preparato’ lontano un chilometro. È la sagra dell’indottrinamento e della faziosità. Che l’Inter non solo vinca, ma domini, è durissima da digerire.

Luisito Suarez: “L’arbitro quando ti vuol fregare non ti frega col rigore – l’arbitro intelligente -, se no vuol dire che è una patacca!”. Proprio come questa serata di Controcampo.

Cosa dire? Che il Cavalier Berlusconi, che ancora ieri è intervenuto sul problema dello smaltimento dell’immondizia di Napoli, farebbe bene a cominciare da casa propria, ossia da certi servizi-spazzatura di Mediaset.

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Blatter contro Capello

Posted by ladycalcio su martedì, gennaio 8, 2008

È una bella lotta quella fra Blatter e Domenech, i due baluardi dell’anti-italianismo calcistico: una lotta all’ultimo sangue su chi dei due sputi più veleno sul nostro calcio e perda più occasioni per tacere.
L’ultima in ordine di tempo l’ha persa il presidente della Fifa, che ha accompagnato il primo giorno di lavoro di Fabio Capello alla guida della Nazionale inglese con l’ennesima “blatterata”.

Come riportato sul sito della BBC, Blatter disapprova la scelta di affidare la panchina inglese a Capello al punto di affermare, lui solo sa in nome di quale etica sportiva, che ingaggiando un CT straniero la madrepatria del gioco più bello del mondo avrebbe “infranto un principio del calcio internazionale”.

Blatter cita un principio non scritto secondo il quale “il team manager dovrebbe avere la stessa nazionalità dei giocatori”. “Molte delle migliori nazionali hanno un tecnico del proprio Paese”, prosegue. “Non ho mai visto l’Italia, la Germania, il Brasile o l’Argentina con un allenatore di altra nazionalità”. Una mentalità un po’ rétro nel mondo globalizzato dei nostri giorni, dove il calcio vive sugli stranieri: una “stecca” poco consona al ruolo internazionale che Blatter occupa, probabile sintomo della sua antipatia e prevenzione verso il nostro Paese.

Per la cronaca, Capello è il 2° tecnico straniero a sedere sulla panchina inglese dopo Sven-Goran Eriksson, che vi rimase per cinque anni e mezzo prima della disastrosa parentesi McLaren.

Fedelmente alla sua idea, Blatter non può non approvare l’istituzione di nuove “coaching schools” oltre Manica, come da un progetto recentemente annunciato. Tuttavia, nell’attesa che maturino i nuovi talenti (oltre che a scanso di ulteriori figuracce ai prossimi Mondiali), è innegabile che gli inglesi siano stati “open-minded”, di mentalità aperta, nell’ingaggiare un allenatore con alle spalle una vasta esperienza nelle squadre di club. L’unica perplessità di Blatter che mi sento di condividere riguarda la scarsa conoscenza dell’inglese da parte del tecnico friulano, che già il prossimo 31 gennaio dovrà diramare le sue prime convocazioni in vista dell’amichevole contro la Svizzera del 6 febbraio.

Una manifestazione di stima nei confronti di Capello viene invece da Graham Taylor, CT inglese dal ’90 al ’93: “Il mio parere è che il Sig. Capello sia un uomo scaltro e che conosca il calcio, i giocatori e persino la lingua inglese molto più di quanto pensiamo”.

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