CALCIO E PAROLE

By "Ladycalcio". Il blog più censurato e più temuto dagli addetti ai lavori

Archive for dicembre 2007

GRAZIE E BUON 2008 A TUTTI

Posted by ladycalcio su lunedì, dicembre 31, 2007

cheersCari lettori, Il 2007 sta per chiudersi ed è tempo di bilanci. “Calcioparole” compie sei mesi e si congeda dall’anno vecchio in forte ascesa. Partito in piena stagione balneare a campionato fermo, ha visto moltiplicarsi via via le entrate al di là delle mie più rosee aspettative. Cresce, “Calcioparole”, facendo breccia nell’universo mediatico fazioso e indottrinatore del nostro calcio. Più volte oggetto di dibattito nei forum di discussione, ha dato una scossa alla pubblica opinione, ha suscitato scalpore, diviso i pareri, è entrato fra i “preferiti” di tanti tifosi e di qualche “addetto ai lavori”. In sintesi, ha fatto parlare di sé, centrando in pieno il suo obiettivo. Gettonatissimi “La vergogna della censura” e l’articolo censurato “Milan-Liverpool, ingiustizia è fatta”, dalle cui entrate, già nell’ordine delle 5 cifre, si delinea il più clamoroso autogoal della carriera del difensore campione del mondo ’82 Fulvio Collovati. Grazie a tutti coloro che su queste pagine o per altre vie mi hanno espresso la loro solidarietà e il loro apprezzamento per il mio coraggio. Grazie a tutti, lettori di ogni fede calcistica, che con i vostri interventi avete contribuito a tenere vivo questo blog, destinato ad arricchirsi sempre più nel nuovo anno. Un ringraziamento particolare va a Paolo, il mio webmaster “gobbo”, che mi ha aiutata a realizzare il progetto, sopportandomi in tutti questi mesi e resistendo eroicamente alla tentazione di resettarmi il blog. Infine, un grazie anche a “Superpippo mano del destino”: senza il suo primo goal al Liverpool, “Calcioparole” non sarebbe mai nato. BUON 2008 A TUTTI DA LADYCALCIO!

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INTER CAMPIONE DELL’UNIVERSO

Posted by ladycalcio su lunedì, dicembre 24, 2007

Nel calcio, si sa, non sempre 1 + 1 fa 2. Nel Christmas Derby, il 169° della Madonnina, ha fatto 2-1 per l’Inter contro la squadra più titolata del pianeta. Un risultato che non rispecchia certo il divario tecnico fra le due compagini, complici forse le quattro assenze nel centrocampo nerazzurro. Da una parte la corazzata Inter, campione d’inverno con 2 giornate d’anticipo a + 7 dalla Roma, che nel 2007 ha totalizzato 92 punti in 37 partite (quota record dall’introduzione della regola dei 3 punti), con una media di 2,48 punti a partita, mettendo a segno 23 risultati positivi consecutivi e 28 risultati utili in trasferta, segnando in casa per 47 incontri consecutivi e totalizzando 25 punti casalinghi su 27 nel campionato in corso (fonte: Inter.it). Dall’altra il Milan “Big in Japan”, che scende dal piedistallo del mondo e inciampa nel cortile di casa.

Se fra le varie supersfide, supercoppe & Co. venisse istituita una Coppa Intergalattica da disputarsi fra i campioni del nostro globo e quelli della galassia, questa sarebbe appannaggio dell’Inter. E non soltanto per i record stabiliti e i valori espressi sul rettangolo di gioco, ma anche per la sportività dimostrata con l’applauso ai Campioni del Mondo prima dell’inizio della stracittadina.

Decisamente meno onorevole il coro triviale che rompe il minuto di silenzio a ricordo dell’arbitro 18enne Lorenzo Modena, deceduto il giorno prima sul campo di Verona. Lo sciopero del tifo organizzato, annunciato con un comunicato congiunto dalla Curva Nord Milano 1969 e dalla Curva Sud del Milan per protestare contro la politica repressiva nei confronti degli Ultras, rende lo Stadio Meazza insolitamente spoglio e silenzioso.
Partita inizialmente contratta, con un Milan sulle difensive che imbriglia gli attaccanti e i centrocampisti nerazzurri con una fitta ragnatela di contenimento.

Non brillano i due protagonisti più attesi: Ibrahimovic e Kakà. Quest’ultimo è tenuto a bada da Materazzi, subentrato all’infortunato Samuel e autore di uno splendido salvataggio su Nesta, a conferma del ritrovato stato di forma.
Protagonista in negativo Dida, non si sa se fuso dal fuso o se travestito da Babbo Natale. E dire che a fruire di un regalone è proprio lui, tenuto “per riconoscenza”e legato al Milan fino al giugno 2010 da un contratto da 4 milioni di euro all’anno.
“Didanic”, come lo soprannomina “La Domenica Sportiva” (Rai 2), affonda il Milan a – 25. Venticinque come il Natale: un distacco che, pur considerando i 3 recuperi da disputare, suona più come un serio campanello d’allarme che non come le campanelle di Babbo Natale e delle sue renne.

“Inter tombola”, titola in prima pagina La Gazzetta dello Sport: ma la tombola l’ha fatta piuttosto il Milan, che archiviata la parentesi giapponese, riattacca con il coro delle recriminazioni rimproverato per anni ai cugini nerazzurri: Ancelotti e Seedorf rivendicano un rigore su Kakà per trattenuta di Cambiasso, immemori del sospetto tuffo di Inzaghi che ha portato alla punizione-goal, dell’entrata di Gattuso su Jimenez a inizio partita, del fallo di mano di Kaladze in area e del calcio di Oddo a Cruz. L’olandese arriva addirittura a ipotizzare errori a sfavore del Milan da 8 incontri! Discorsi più carnevaleschi che natalizi.

Tale la squadra, tali i suoi tifosi: nei bar e nei locali pubblici di Milano il capro espiatorio del giorno dopo non è Dida, bensì l’arbitro Morganti.

Al di là delle chiacchiere, il verdetto del terreno di gioco è a favore dell’Inter. Così, mentre i tifosi nerazzurri gioiscono per l’atteso regalo di Natale e tingono le vie e le piazze di Milano dei loro colori, un Mancini raggiante taglia il Panettone. Al Milan, la festa l’ha già fatta l’Inter sul campo.

BUON NATALE A TUTTI!!!

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MILAN: BIG IN JAPAN

Posted by ladycalcio su lunedì, dicembre 17, 2007

Il copione è sempre lo stesso: prima, durante e dopo. Il Milan Cenerentola smette per una sera gli abiti stracci del campionato e si riveste di principesche illusioni di grandezza.

C’è poco da illudersi. Se da un lato è comprensibile la gioia per l’ennesimo simbolico trofeo luccicante in bacheca, dall’altro è opportuno considerare l’attuale livello del Mondiale per Club. Perso il carattere di sfida-confronto fra scuole calcistiche di diversi continenti a causa dell’immigrazione in Europa dei migliori talenti sudamericani e dell’allargamento del torneo all’Asia e all’Africa, la competizione è stata privata del carattere di appassionante sfida secca, assimilandosi al moderno copione commerciale appiattitore dei valori calcistici.

Ciò nonostante, come previsto, la bacchetta magica della fata di Cenerentola ha trasformato i recenti allarmanti titoli di giornale sul Milan in un inno ai rossoneri, vestendoli della festa. Riecco Tuttosport con un gigantesco “Milamondo”, La Gazzetta dello Sport con “Padroni del mondo – Milan un altro pianeta” e via secondo questa falsariga.
A Controcampo Ultimo Minuto (Italia 1), Berlusconi gigioneggia con un sorriso fisso liftato a 64 denti che pare quello di una maschera caricaturale. Il (tifoso) numero 1 del Milan si autocompiace nel rispolverare il vecchio refrain della “squadra più forte della sfortuna, più forte dell’ingiustizia, più forte dell’invidia”, che vince “giocando un calcio spettacolare e convincendo”. Dichiarazione testuale in vista del derby: “L’Inter ci guarderà dall’alto in basso perché è prima in classifica; noi, dalla cima del mondo, guarderemo l’Inter anche noi dall’alto in basso”. Faccio mio il “mi consenta” tanto caro al Cavaliere e al di là dell’oratoria zoppicante, “mi consento” qualche perplessità e preoccupazione sull’eventualità che tale “obiettività d’analisi” possa venir estesa alle sorti del Paese.

Frena, il Berlusca, sul vero punto cruciale: l’urgenza di rinforzi per una squadra giunta inesorabilmente alla fine di un ciclo: “Credo che chi non è riuscito, il Boca Juniors, si preoccuperà di rinforzare la squadra, non è certo il Milan che si deve preoccupare”. Lungimiranza tipica del politico italiano. Il Berlusca crede in due giovani: Gourcuff, che definisce “il nuovo Zidane” (e che brilla notoriamente per le presenze in squadra) e Pato, visionato su cassetta. Si affida al “trio delle meraviglie brasiliane” Kakà, Pato e Ronaldo, di cui il primo celebra la vittoria esibendo la maglietta “I belong to Jesus”(io appartengo a Gesù, ndr) e il terzo, grande colpo di mercato della scorsa stagione, si trasforma in cameraman.

Dubito che la cataratta dell’autoesaltazione rossonera lasci minimamente intravedere il rischio che questo 18° trofeo internazionale possa trasformarsi nel canto del cigno del pluriblasonato Milan 2007. Il Cavaliere guarda avanti, proponendosi nuovi traguardi in Italia, in Europa e nel mondo.

Prima tuttavia, il Milan si vedrà presentare il conto dei festeggiamenti della Coppa Don Gnocchi, del fuso orario sballato e dei tre recuperi di campionato da inserire in un calendario già fitto di impegni, con il rischio di cadere rovinosamente dal tetto del mondo e di non accedere neppure a quella Champions League a cui non avrebbe dovuto partecipare neppure l’anno scorso. Alla quale ha invece partecipato, innescando ripercussioni a catena (che continuo a ritenere deleterie al massimo per il calcio) e gloriandosi più del numero di trofei rappresentati in bella fila sulle prime pagine dei quotidiani sportivi che non dei valori espressi sul campo.

Se proprio di cifre dobbiamo parlare, “la squadra più medagliata del pianeta” accusa un distacco abissale dalla capolista Inter: 40 punti contro 18 (ironia della sorte, la cifra-record dei trofei rossoneri), che i tre recuperi potrebbero ridurre, nella migliore delle ipotesi, a – 13 punti (13 come i trofei dell’era Berlusconi). Una regina mondiale un po’ povera, non c’è che dire, specchio dei valori sconvolti del calcio internazionale che rappresenta. Un calcio da rifondare a 360 gradi: nei moduli di disputa dei tornei, nel ritorno a una qualificazione elitaria a questi ultimi e in una maggiore coerenza e obiettività nei mezzi di informazione.

Questa la sintesi di un evento annunciato che ha tutto del déjà vu. E mentre gli irriducibili rossoneri esorcizzano le doglie del derby intonando cori contro le “tre emme” nerazzurre (Moratti, Mancini e Materazzi) sotto la sede dell’Inter, la squadra si illude di essere “di un altro pianeta”.
It’s easy when you’re big in Japan.

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KAKA’ E SUPERPIPPO: I SALVAGENTI DEL MILAN

Posted by ladycalcio su mercoledì, dicembre 12, 2007

Il Milan è partito per il Giappone su un aereo carico di illusioni e di belle speranze, tenuto in quota dall’entusiasmo per il Pallone d’Oro Kakà e per lo pseudorecord di goal europei di Pippo Inzaghi.

Incontestabile il valore del campione brasiliano, che merita l’ambito riconoscimento sotto tutti i punti di vista: per le doti tecnico-tattiche che possiede, per l’impegno e la costanza dimostrati sul campo e per aver tenuto a galla una squadra prossima ad affondare rappezzandone le disastrate trame. Un’emozione grande per Kakà, che con la sua aria da bambino ha confessato che quel trofeo lo terrà accanto al letto, producendosi poi in una dichiarazione d’amore all’Italia, al Milan – di cui aspira a divenire capitano – e al popolo rossonero radunatosi in piazza Duomo ad acclamarlo.

Ancora una volta, il clamore della piazza e i riflettori di San Siro hanno momentaneamente dissipato i fantasmi dell’abissale distacco del Milan dalla testa della classifica, del caso Ronaldo, di una crisi profonda che da settimane tiene banco sui giornali e nelle trasmissioni sportive.
Per esorcizzarla, ci si aggrappa ai dati-record o presunti tali: all’8° Pallone d’Oro rossonero e alla bufala secondo cui l’1-0 di Inzaghi al Celtic, 63° goal europeo di Superpippo, avrebbe sancito il sorpasso a Gerd Müller come marcatore-record di tutti i tempi nelle competizioni europee per club.

Non me ne voglia “Inzaghissimo”, ma la matematica non è un’opinione. Il conteggio propinatoci dai nostri mass media, sempre più zoppicanti in materia di calcio tedesco, è scorretto almeno quanto la reiterata pronuncia all’inglese (“Gerd Miuller”) del nome del grande bomber di Germania. Nelle Coppe Europee, quest’ultimo mise infatti a segno 66 reti – e non 62 – nell’arco di 74 partite. Precisamente: 35 in Coppa dei Campioni, 20 in Coppa delle Coppe, 7 in Coppa delle Fiere (ex-Coppa Uefa) e 4 in Coppa Uefa (denominata tale dal 1971). Senza contare i 3 goal che il cannoniere del Bayern Monaco segnò all’Anderlecht nella doppia finale di Supercoppa Europea 1976, che lo porterebbero a quota 69 reti in 76 incontri. Un pasticcio all’italiana nato dall’aver inspiegabilmente confuso le due diverse denominazioni della stessa competizione, per poi cullarsi nell’ennesima illusione prima del Mondiale per Club. Proprio come cantava Lucio Battisti: “Se sei figlia della solita illusione e se fai confusione…”. Una strofa da dedicare alla squadra rossonera.

Per Superpippo, per carità, è solo questione di tempo. Gli vanno riconosciute le indubbie doti in area di rigore, l’impegno e la passione profusi nel recupero dai gravi infortuni subiti e l’entusiasmo fuori dal comune che ancora emana a 34 anni. Ma pur destinato a superare la cifra di reti segnate da Gerd Müller, in quanto favorito dal maggior numero di incontri che i gironi della Champions League offrono rispetto alla vecchia Coppa dei Campioni, difficilmente ne eguaglierà la media-goal di 0,91 reti a partita (addirittura, di 1 goal a partita in Coppa Campioni), essendo il suo attuale valore 0,64 (63 reti in 98 partite, compresa quella di mano-braccio al Liverpool).

Ma che importa? Ciò che conta è apparire, meglio se supportati dall’autoconvinzione di essere grandi. “Big in Japan”, come cantavano gli Alphaville.

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