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CHIUSURA DELLA CURVA NORD: “SOLUZIONE” ALL’ITALIANA

Posted by ladycalcio su venerdì, ottobre 19, 2007

Si è sparato con il cannone per mirare a una mosca. O meglio, a quel paio di esecrabili mosche bianche che durante l’incontro Inter-Napoli hanno esposto i noti striscioni razzisti dal secondo anello verde dello Stadio Meazza di Milano. L’episodio in sé, alla pari dei suoi contenuti, merita una condanna senza appello. La Società nerazzurra tuttavia, dopo essersi prontamente dissociata da tali “pseudosostenitori”, si sta giustamente prodigando per difendere i diritti degli oltre 5.000 abbonati della Curva Nord, ingiustamente penalizzati dalla chiusura per squalifica del loro settore decretata dal giudice sportivo Giampaolo Tosel in base all’art. 11 del nuovo codice di giustizia sportiva, applicato per la prima volta in Italia.

Un triste primato per la “Scala del calcio”, che già lo scorso 8 settembre era stata teatro dello squallido concerto di fischi che aveva accompagnato l’Inno nazionale francese prima di Italia-Francia. In quell’occasione mi ero vergognata come italiana, come milanese e come sportiva, soprattutto perché le sonore bordate di fischi non erano appannaggio esclusivo della tanto demonizzata curva, ma provenivano da tutti i settori dello stadio. E perché i fischi in questione non andavano a colpire soltanto il provocatore Domenech, bensì l’identità di una nazione, i suoi caduti e i suoi sentimenti patriottici più nobili. Ora, adottando gli stessi parametri di severità, San Siro andrebbe inibito per anni ad ospitare manifestazioni calcistiche internazionali. Cosa che naturalmente non auspichiamo.

Tornando a Inter-Napoli, ci si domanda perché la parte sana della Curva non sia tempestivamente intervenuta a far rimuovere gli striscioni offensivi. L’interrogativo è legittimo, anche se non va dimenticato che la presenza nel settore di migliaia di persone non giova di certo alla tempestività di un simile intervento. Mi chiedo piuttosto perché la preparazione dei “caserecci” striscioni razzisti (prima ancora della loro esposizione), improvvisati all’interno dell’impianto, non sia stata impedita sul nascere dai famigerati steward, che quella sera l’Inter schierava in numero più che quadruplo rispetto a quanto previsto dal decreto Amato. E ancora, perché i responsabili dell’ignobile gesto non siano stati prontamente individuati dalle telecamere del fantasmagorico impianto di sorveglianza di San Siro, secondo soltanto a quello dell’Old Trafford di Manchester.

Semplice: perché la faraonica macchina antiviolenza non funziona, in quanto ideata da chi non soltanto non frequenta le curve, ma evidentemente neppure gli stadi di calcio. Ritengo innanzitutto un gravissimo errore affidarne l’ordine interno agli steward, inadatti in tutto e per tutto a sostituirsi ai pubblici ufficiali. Il numero insufficiente di questi ultimi, per inciso, è fra i problemi più gravi del nostro Paese, incapace di gestirsi a tutti i livelli.

Lo stesso provvedimento di chiusura della Nord è lo specchio di un brutto vizio italiano: quello di ignorare i problemi gravi fino a lasciarli divenire ingovernabili, per poi infliggere un giro di vite generalizzato facendo ricadere sugli onesti le inefficienze e le omissioni commesse dall’alto. Com’è avvenuto anche per l’inquinamento atmosferico: dopo anni di indifferenza, non si è trovata “soluzione” migliore delle targhe alterne e dei blocchi del traffico, che ritengo una gravissima forma di limitazione della libertà personale.

Lo stesso dicasi dello “sfratto” inflitto indistintamente a tutti gli abbonati della Curva Nord per l’incontro contro il Genoa: per mascherare l’incapacità nel gestire la spirale crescente dei disordini negli stadi, si è cercata una “punizione esemplare”che desse soddisfazione all’opinione pubblica. In altre parole, si è deciso di “buttar via l’acqua sporca con il bambino”, privando i veri appassionati dell’aggregazione sportiva e del calore del tifo a cui il tesseramento dà pieno diritto.

Un tifoso napoletano avrebbe citato il Presidente Moratti per il danno esistenziale e morale derivatogli dagli striscioni offensivi. Tale esagerazione autorizzerebbe i tesserati della Nord a chiedere un risarcimento non solo in termini di biglietto, ma anche in termini morali, stante il danno d’immagine inflitto indistintamente ai gruppi organizzati che vi trovano posto.

Ritengo errato l’approccio delle autorità: non rappresenta alcuna soluzione e, soprattutto, non serve a eliminare le mele marce. Se il ricorso dell’Inter dovesse sortire esito negativo, questo precedente andrebbe ad incombere su pressoché tutte le partite, con il rischio di snaturare l’atmosfera negli stadi e di penalizzare la parte sana della tifoseria, più che mai preziosa per far sì che la festa sportiva continui ad essere tale e che il calcio non degeneri in una Via Crucis fatta di gare a rischio 4, cambiamenti di orario e di data degli incontri, divieti di trasferta, interminabili code ai tornelli, tagliandi venduti solo nelle città ospitanti le partite e nella conseguente condanna a morte del tifo organizzato sano e senza eccessi, senza il quale qualunque stadio apparirebbe spoglio e triste.

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5 Risposte to “CHIUSURA DELLA CURVA NORD: “SOLUZIONE” ALL’ITALIANA”

  1. Caterina said

    La “punizione esemplare” va a colpire chi non c’entra e come al solito penalizza l’Inter, che ha dimostrato di voler combattere contro gli autori degli episodi di violenza e razzismo.
    Che senso ha chiudere tutta la curva per un paio di imbecilli?

  2. Erminio said

    Se questi signori che hanno deciso il provvedimento di chiusura della Nord ci mettessero piede almeno una volta, si accorgerebbero che non è il nido di serpenti che credono.

  3. Fabrizio said

    Complimenti a Monica per il coraggio con cui tratta gli argomenti più scottanti.

  4. Enzo said

    Verissimo. Senza la CN 69 San Siro sarebbe spoglio e triste.

  5. marco minola said

    Decisione che conferma la cronica incapacità da parte di qualcunque governo di questo Paese a mantenere l’ordine pubblico in uno stadio. Così si colpiscono migliaia di persone per cercare di punirne cinque o sei!

    Adesso ci si mette pure Ancelotti a parlare di decisione “coraggiosa”. Chissà perché in Italia sono tutti così bravi a parlare degli altri “con coraggio”. Mi ricordo ancora le stupidaggini pronunciate qualche settimana fa dallo stesso Ancelotti riguardo al teatrino comico messo in scena (anzi in campo) da Dida, non uno spettatore, ma un suo giocatore…. In quella circostanza dov’era il coraggio di cuor di leone Ancelotti?

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