calcio e parole

altre parole sul calcio (di Monica Morandi)

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Irlanda-Italia: pareggio per il rotto della cuffia!

Pubblicato da ladycalcio su Domenica, Ottobre 11, 2009

Si può fingere di essere contenti, come ha fatto ieri sera Marcello Lippi al termine dell’incontro. In realtà, per una squadra Campione del Mondo con l’ambizione di riconfermarsi tale, siamo in presenza di un serio campanello d’allarme: due volte in svantaggio su altrettante splendide conclusioni avversarie, in difficoltà ad eludere le marcature a uomo degli irlandesi (bravi a chiudere gli spazi agli Azzurri) e per di più, protagonista di gravi errori tattici.

Primo fra tutti, quello sull’1-0, nato da un fallo di Legrottaglie: la “mina” di Whelan su cross fintato sorprende i difensori di Juvitalia, tutti arroccati in mezzo all’area ad aspettare il pallone al centro, senza nessuno rimasto fuori ad occuparsi dell’uomo libero. È una difesa di uomini che giocano in Serie A?

Si vorrebbe vedere inquadrata la nostra panchina, soprattutto la faccia di Lippi. Su quella irlandese, il Trap è inossidabile e pregusta uno scherzetto all’Italia che gli sfugge per pochissimo.

Dopo il pareggio di Camoranesi, l’Italia mette in mostra anche dei buoni spunti, ma sbaglia troppe conclusioni.  Si fa nuovamente infilare su un tuffo da manuale di Ledger e riesce a riagguantare il pareggio soltanto in extremis, assicurandosi la qualificazione a Sudafrica 2010 ad un solo minuto dalla fine dei tempi regolamentari. Più che merito di Gilardino, la rete mi sembra demerito del portiere Given.

Campanelli d’allarme, dicevo: quelli del goal all’ultimo minuto, del punticino-chiave ottenuto a stento contro avversari di caratura inferiore, del risultato illusorio che con un colpo di spugna cancella dalla memoria di giocatori, tecnici e giornalisti le magagne messe in luce nel corso dei 90 minuti.

Campanelli d’allarme che gli allenatori di solito ignorano; per intenderci, in stile Milan Campione d’Europa 2007. Juvitalia manca di qualità e di personalità e il suo commissario tecnico ispira scarsa fiducia sia nella scelta degli uomini, sia in vista del suo chiacchierato futuro bianconero. Così come ci siamo presentati finora, difficilmente saremo protagonisti in Sudafrica.

Nell’intervista del postpartita su Rai 1, un Lippi che se l’è vista brutta ammette che la sconfitta “non era digeribile”.  Evidentemente, il punticino agguantato per i capelli ha già mandato in tilt la sua memoria: “Abbiamo sofferto molto poco, abbiamo comandato la partita” (!). Ciliegina sulla torta, il ct si aggrappa alla scaramanzia, ricordando che l’Italia si qualificò alla rassegna iridata con una partita d’anticipo in altre due occasioni: nel 1982 e nel 2006… ma qui mi sorge un dubbio:  la cabala sarà favorevole anche a Juvitalia?

L’unica affermazione di Lippi che mi trova d’accordo è “siamo in pieno cantiere”. Prosegue il Marcello Nazionale: “Il passo avanti c’è stato, adesso ce ne vogliono altri”. Con urgenza.

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LIPPI… CHE STRAZIO!

Pubblicato da ladycalcio su Martedì, Giugno 23, 2009

Potrò sembrarvi banale, ma quando avevo appreso del ritorno di Marcello Lippi alla guida della Nazionale Azzurra dopo la breve era Donadoni, mi ero domandata cosa diavolo avesse spinto il tecnico toscano a tornare su quella panchina. Lippi era per tutti l’eroe di Germania 2006, colui che aveva portato il calcio italiano sul tetto del mondo; il Bearzot del terzo millennio, insomma. E lo sarebbe rimasto per sempre,  godendo di fama imperitura e osservando  tutt’al più i capricci della “sua” Italia dalla tribuna con il sigaro in bocca e quell’aria un po’ snob. Come il suo predecessore, anche lui era stato baciato dalla dea bendata. Ma dopo il trionfo di Berlino, chi si ricordava più di quel generoso rigore concessoci contro l’Australia?

Bearzot aveva fatto la scelta giusta: lasciare eterna memoria del suo irripetibile trionfo abbandonando la scena. Lippi invece, si era lasciato incantare dal sogno suadente di un bis, o più probabilmente, dalla suadenza di un lauto contratto.

Banali quanto volete ma legittimi i commenti che ho sentito fra la gente dopo il KO con il Brasile: chi gliel’ha fatto fare? Lippi avrebbe fatto meglio a rimanere a Livorno, a godersi il conto in banca e a rilassarsi andando in barca: dal punto di vista sportivo, ora ha tutto da perdere e nulla da guadagnare. Sotto l’aspetto economico … la pecunia non gli mancava di certo…

A dire il vero, in barca il CT ci è andato domenica sera con tutta la squadra, affondata con 3 siluri in 7 minuti.

A un anno dai Mondiali sudafricani, il bilancio della nostra Confederations Cup è di 2 sconfitte in 3 partite: quella storica contro l’Egitto, che in alcuni quartieri di Milano ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per sedare i festeggiamenti notturni degli immigrati per le vie cittadine, e il secco 3-0 inflittoci dal Brasile, che ha messo in luce la nostra inferiorità sotto tutti gli aspetti: gioco, schemi e condizione atletica.

Populistica quanto si vuole – ma non per questo meno veritiera – la diagnosi dei nostri mali che emerge dai discorsi da bar: la Nazionale è troppo vecchia e la difesa è tutta da rifare, ma il CT ha i soliti pallini (vedi Cannavaro e Zambrotta) e non cambia i suoi pupilli per nulla al mondo.  E poi quelle tre punte, con quell’imbolsito di Toni … meglio tornare al canonico 4-4-2, magari con l’inserimento del fantasista Cassano!

Così, mentre Maicon sfreccia libero come l’aria sulla fascia destra carioca e gli uomini di Dunga si confermano più che mai i favoriti per Sudafrica 2010, noi ci ritroviamo con una Nazionale a pezzi, vecchia di mentalità oltre che di uomini. Questo, a mio avviso, il maggior pericolo in vista dei prossimi Mondiali.

Forse, Lippi si sta svegliando dall’effimero sogno di bissare i fasti del 2006.  “Usciamo con la consapevolezza di avere fatto male”, ha dichiarato dopo l’eliminazione. “Abbiamo preso degli schiaffi, ce li pigliamo, ce li portiamo a casa”. Ha poi definito la disavventura “il periodo più negativo in Nazionale mio”.

È  allora, cambi finalmente qualcosa e qualcuno. Può solo andar meglio.

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Bulgaria-Italia: gli Azzurri fanno sbadigliare

Pubblicato da ladycalcio su Domenica, Ottobre 12, 2008

L’inquadratura TV dei due poliziotti bulgari che sbadigliano a bordocampo è l’emblema dell’incontro Bulgaria-Italia di ieri sera.

Un’Italia mediocre che, a dispetto della telecronaca modello occhiali rosa di Marco Civoli e Salvatore Bagni (Rai 1), mi è parsa lenta, poco fantasiosa, inconcludente e per nulla incisiva. Mi sono annoiata anch’io. Novanta minuti passati a guardare i Campioni del Mondo cincischiare a centrocampo con indecisioni, retropassaggi, tocchi orizzontali e pericolose palle perse, oltre che con qualche fallo di troppo.

Come parlare di bel gioco? D’accordo, diamo a Lippi il tempo di lavorare. In tema di “nuova Italia”, tuttavia, gli esordi di Pepe e Giuseppe Rossi non mi sembrano aver sortito chissà quali novità. In compenso, ho visto Chiellini confermarsi uomo in crescita, sempre più padrone della difesa e delle palle alte.

Sonnacchioso il centrocampo, deficitario nel controllo di palla e con troppi spazi concessi all’iniziativa avversaria. Corriamo più di una volta il rischio di farci sorprendere dai palloni insidiosi di Petrov & Co., mentre il nostro attacco brilla per l’inconsistenza di Di Natale e per gli errori di Gilardino.

Eppure, su Rai 1, Marco Civoli è ottimista: “Teniamo bene il campo, riusciamo anche ad essere pericolosi”. Gli fa eco Salvatore Bagni: “Molto bene l’Italia, teniamo l’iniziativa”.

Dati alla mano, alla fine del 1° tempo il tabellino degli Azzurri fa segnare zero tiri in porta e 2 fuori.

Nel 2° tempo il volto della partita non cambia e continua ad essere caratterizzato da quel monotono batti e ribatti a centrocampo e dalla prevedibilità della nostra manovra.

Per una buona fase della ripresa subiamo il possesso palla dei bulgari, animati dai movimenti di Berbatov. E sebbene i nostri avversari non siano fulmini di guerra,  riusciamo ugualmente a farci intercettare nelle nostre disordinate azioni offensive.

A poco valgono gli innesti di Perrotta, Giuseppe Rossi e Toni, protagonista di un lungo momento no e di un’ammonizione che lo vedrà squalificato per l’incontro di mercoledì contro il Montenegro. Emblematica l’osservazione di Mario Sconcerti sul Corriere della Sera: “Sull’unico dribbling di tutta la serata (Rossi a 20 minuti dalla fine), Gilardino ha avuto un pallone che poteva assomigliare a un goal”.

Eppure, Bagni ha visto “una buonissima Italia” e secondo Carlo Paris: “c’è da essere sodddisfatti per l’autorevolezza di questa squadra”. Dulcis in fundo, la conclusione di Lippi: “risultato e prestazione positivi, la squadra ha giocato con buona personalità”.

Sul finire della partita, l’inquadratura del Presidente Federale Abete e del suo vice Albertini ricalca quella dei poliziotti bulgari.

A dispetto di tutto ciò, l’Italia è ancora prima nel girone di qualificazione ai Mondiali 2010.  Un’Italia, per dirla con Sconcerti, “vestita bene nel suo grigio”.

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Italia: fine delle trasmissioni

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Giugno 23, 2008

“Non ci battono dal 1920″, aveva esordito il “portafortuna” Marco Civoli in telecronaca su Rai1.

L’ Italia, che ad esclusione del goal regolare annullato a Toni in Italia-Olanda non è riuscita a segnare una sola rete su azione in tutto il torneo, ha avuto la peggio ai calci di rigore contro una Spagna tecnicamente migliore e predominante nel possesso di palla. Un match tutt’altro che esaltante, ravvivato da un solo quasi-goal per parte: un tiro di Camoranesi respinto di piede da Villa e uno di Fabregas, rimbalzato sul palo su un’incertezza di Buffon.

Uniche note positive in chiave Azzurra, il portierone bianconero e la difesa, distintasi per l’ottimo Chiellini e per i raddoppi di marcatura che hanno neutralizzato Torres e Villa.

Per il resto, per tutto l’Europeo si è vista un’Italia mediocre. La nostra squadra è sempre apparsa deficitaria nella manovra e nelle conclusioni: nell’ultimo match, Cassano, prima di spegnersi, è stato l’unico a proporre palloni intelligenti. Ma non si è mai trovato con Toni, che è rimasto isolato. Discutibile la scelta dei rigoristi, con particolare riguardo a De Rossi, giocatore emotivo reduce dall’errore di Manchester. Come fatto rilevare dall’ex-fischietto Tombolini a “Notti Moandiali” (Rai 1), i tiri dagli 11 metri non costituirebbero una “lotteria” se i professionisti del calcio si allenassero a tirarli sotto pressione.

Nel dopopartita, Carlo Paris ha parlato di “Gigi Riva uomo distrutto dalla sofferenza, il Presidente Abete di “un momento in cui siamo risultati soccombenti” e di “una dimensione organica fra tutte le squadre”.

Resta la constatazione dei valori calcistici fortemente alterati rispetto agli standard dei club: il Toni Nazionale è un altro giocatore rispetto al centravanti del Bayern, Torres non gioca come nel Liverpool, pezzi da novanta come Xabi Alonso e Fabregas siedono in panchina.

A proposito di panchina, Ladycalcio aveva provveduto ad inviare alla Rai un’email dal seguente testo: “Pregasi cortesemente di non ripetere questo strazio contro la Spagna. Grazie”. In allegato, il link all’articolo “L’Italia cancella la Francia, la regia la panchina”. Si è visto qualcosina in più della scorsa volta, ma non molto.

Ora non vedremo più la panchina, né i titolari in campo. Non vedremo più i baffi di Luca Toni, il sorriso a quaranta denti di Capitan Cannavaro con il piedone, le tediose interviste ad Abete, gli infortunati ospiti d’onore fra le riserve, le forme della Seredova in tribuna, le mogli nullafacenti degli eroi della pedata che si imbarcano sull’aereo della squadra e fanno shopping con i maritini, i nostri che giocano a Subbuteo, gli happy hour nell’albergo a cinque stelle… e quant’altro. Fine delle trasmissioni.

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L’Italia cancella la Francia, la regia la nostra panchina

Pubblicato da ladycalcio su Giovedì, Giugno 19, 2008

Sopra la panca l’Italia canta … il passaggio ai quarti dopo il 2-0 sulla Francia. Ma la panchina italiana, chi l’ha vista? È curioso come, da Italia-Romania, ci sia sempre stata negata con meticolosaità maniacale. A che pro? mi sono chiesta, quando il moderno diktat mediatico impone di proporre le immagini più curiose, le reazioni di gioia, di rabbia e di tifo anche fuori dal campo, catturate con tanto di telecamere speciali.

Sta per iniziare l’incontro. La regia esordisce alla grande ignorando il “rendez-vous” Domenech-Materazzi e inquadando la Seredova, qualche volto noto in tribuna e tanti tifosi coloriti. Per il resto, la telecamera ritaglia dal contesto della panca il solo volto di Donadoni. Eppure, da bordocampo, Carlo Paris ci racconta di tutto e di più sugli “uomini a disposizione”: quelli che, proprio per il loro contributo in termini di supporto alla squadra, vengono considerati importanti quasi quanto i titolari e che, ciò nonostante, vengono trattati alla stregua di un documento informatico da “proteggere”… da chissà quali occhi indiscreti.

La Francia perde Ribéry per infortunio, Panucci fallisce una ghiotta occasione su angolo di Pirlo. Nella concitazione dell’avvio, si ripropone la domanda se non sia opportuno tenere i giocatori all’oscuro del risultato di Olanda-Romania. Che invece, com’è ovvio, appare sul maxischermo.

Rigore per l’Italia ed espulsione di Abidal – Buffon si gira dall’altra parte. La regia, anche dopo la trasformazione di Pirlo, “dà le spalle” ai sostituti.

Paris sottolinea più volte come i giocatori in panchina cerchino di “scucirgli” il parziale di Berna. Al 38′ del p.t., dopo la punizione di Benzema, afferma: “Vorrei provare a farvi capire come si vive in panchina… Non vorrei essere malamente interpretato… sembra … sono professionisti da milioni di euro all’anno… sembra un torneo dei bar, oppure della scuola, tanto attaccamento c’è… è una cosa veramente incredibile”. Gli crediamo sulla parola.

Si moltiplicano gli spunti di interesse. Al 40′, Domenech mima un gomito largo di Cassano con un gesto verso la nostra panchina, che la regia si diverte a nasconderci.

45° minuto: la panchina si arrabbia sull’ammonizione di Pirlo, già diffidato. Ma le immagini restano tabù.

Al 46′, Paris viene interrogato sulle reazioni della panchina. Si desidera sapere se i giocatori conoscano il risultato di Berna. L’inviato a bordocampo descrive il riscaldamento di Aquilani e Ambrosini… ma per il telespettatore, è solo una radiocaronaca.

48′: Domenech esorta Lubos Michel a fermare il gioco per fallo di De Rossi su Evra. Il direttore di gara lo fa. La panchina, racconta Paris, dice che è una vergogna: “Esce da più bocche questo termine”, precisa. Che andrebbe applicato soprattutto alla regia.

52′: Paris su un falso allarme di cambio di risultato a Berna. “Si è alzata tutta la panchina”. Se lo dice lui…

62′: segna De Rossi e va ad abbracciare la panchina, ma la regia non ci rende partecipi. “La panchina esplode” dice Paris – ma non si vede.

67′ : siamo al sadismo. Collegamento con Berna e… inquadratura della panca rumena, già propostaci più volte in Italia-Romania.

73′ Paris ci delizia su “come la sta vivendo la panchina”, ma il regista si limita al solito mezzobusto di Donadoni e a qualche gamba sfuocata, tagliando le teste ai giocatori con la precisione di un killer.

81′: tra gli applausi della panchina, sta per entrare Aquilani, ma non abbiamo il beneficio di vederlo. Poco dopo, sullo sfondo di Domenech, si scorge da lontano la panchina dei francesi.

Paris all’85°: “Ci sono cose della panchina che non si possono proprio ripetere”…. Ma cosa “non si può vedere”? insisto. Non certo qualche lablaie colorito, se è vero che sul campo non censurano neppure le bestemmie in primissimo piano. Del resto, in Germania-Austria ci era stato esaurientemente proposto il diverbio fra i due tecnici Löw e Hickersberger, con tanto di cacciata in tribuna. Qui, Cassano sta facendo i numeri… peccato che lo show ci sia negato.

Raddoppia l’Olanda, la regia si accanisce: inquadra il pubblico e, in differita, Donadoni con accanto un membro dello staff tecnico. I giocatori vengono esclusi dalle riprese con scrupolo maniacale.

93′ minuto. Paris: “Pensate che dalla panchina stanno esultando come fanno i tifosi”"! Peccato che non ci sia dato di vederli.

Fischio finale: abbraccio a Donadoni. La regia si diverte a privarci fino in fondo dell’effusione di gioia dei “rincalzi”.

Nel dopopartita, si fa rapidamente marcia indietro sul “biscotto”, esaltando giustamente la lealtà di Van Basten & Co. e, un po’ esageratamente, la prestazione della nostra squadra. Che al di là della rete annullata a Toni contro l’Olanda, in tre incontri non ha messo a segno un solo goal su azione. Neppure contro l’ombra della Francia rimasta in 10 e privata, per infortunio, del suo uomo-squadra Ribéry.

Carlo Paris a Donadoni: “Abbiamo visto la panchina”… – MA QUANDOOOOO???? – l’abbiamo anche descritta…”.

Quando… sotto la panca la regia crepa.

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Nazionale: il cielo è sempre più nero

Pubblicato da ladycalcio su Domenica, Giugno 15, 2008

“Il cielo è sempre più azzurro”, recita lo slogan che compare sul pullman dell’Italia. Purtroppo, più che il noto successo di Rino Gaetano (“Il cielo è sempre più blu”), l’atmosfera della nostra Nazionale richiama attualmente “Sotto questo cielo nero” di Enrico Ruggeri. E non soltanto per le condizioni meteo.

Dopo il pareggio con la Romania e la sonante vittoria dell’Olanda sulla Francia, siamo penultimi nel girone a un solo punto, ormai impossibilitati a qualificarci ai quarti di finale con le nostre sole forze e tristemente in balia degli altrui risultati.

Certo, l’analisi dell’ultimo match non può prescindere dall’arbitraggio scandaloso del norvegese Ovrebo, reo di aver annullato un goal regolarissimo a Toni (falsando il corso della partita) e di aver concesso alla Romania un rigore inesistente parato provvidenzialmente da “San Buffon“.

Per il resto, parafrasando Donadoni in conferenza stampa, dell’Italia “s’è visto quello che s’è sempre visto” negli ultimi tempi: una condizione atletica nettamente inferiore a quella degli avversari, che ci surclassano negli affondi offensivi e nelle ripartenze, una difesa tuttora in affanno (con il “clou” dello svarione di Zambrotta) e un attacco che fa indigestione di goal mangiati – regolarmente conditi dalle bestemmie in primissimo piano di un certo nostro attaccante.

Da qui a martedì, giorno dell’incontro con la Francia, si salvi chi può dal tormentone dei brutti ricordi che imperversa in ogni dibattito: dal “gran biscotto scandinavo” di Euro 2004 alla “sindrome di Moreno” targata Mondiali 2002. Il tutto, accompagnato da febbrili calcoli ed elucubrazioni sulle possibili combinazioni di risultati a nostro favore o sfavore, oltre che da appelli alla sportività degli olandesi e relativi tentativi di autoconvincimento in merito.

Preoccupa, a mio avviso, l’atmosfera di malcelata tensione in seno al ritiro degli Azzurri. Un esempio significativo: in un servizio andato in onda a Studio Sport (Italia 1) prima di Italia-Romania, Gianni Balzarini sottolineava come, per il secondo pre-partita consecutivo, si fossero presentati ai microfoni solamente Buffon e gli juventini: “gli altri sfilano in silenzio, blindati anche nella mente oltre che in un ultimo allenamento – quello di ieri – concesso per un quarto d’ora alle telecamere, così lontane da non poter entare nei particolari, nelle letture degli occhi e delle pieghe dei volti”. Segnali poco rassicuranti.

A Dribbling (Rai 2), Thomas Villa ritorna sui timori di un “possibile biscottone fra oranjie e rumeni”: “Ha iniziato rifilando tre pizze agli italiani nella prima partita, ha proseguito poi dando quattro pere ai francesi nella seconda gara del torneo e ora c’è solo da sperare che dopo aver consumato companatico e frutta, a Marco Van Basten non stia venendo voglia del dolce, della torta, del caffè; della pasticceria, insomma. (…) Intendiamoci, Van Basten è un grande uomo di sport, ma si sa che l’occasione fa l’uomo pasticcere”.

Tante nuvole, nel cielo degli Azzurri.

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ITALIA-OLANDA: È CADUTO IL MURO DI BERLINO

Pubblicato da ladycalcio su Mercoledì, Giugno 11, 2008

Fischio finale di Italia-Olanda (3-0), esordio degli Azzurri ad Euro 2008.

Sulla prima rete tedesca ARD, il leggendario bomber della Nazionale di Germania anni ‘70 Günter Netzer, ora apprezzato opinionista, commenta in studio la disfatta degli Azzurri. È come sempre pacato e professionale, ma come tutti i tedeschi, che ancora non ci hanno perdonato la vittoria mondiale ’06 in casa loro, ha gli occhi che brillano.

“Una delle tue favorite ci ha lasciato le penne”, gli fa notare il collega in studio. Non l’avrebbe ritenuto possibile neanche nei suoi sogni più “arditi”, risponde l’ex-centravanti del glorioso Borussia Mönchengladbach, laddove l’aggettivo tradisce, involontariamente, il piacere sottile che la Nazione teutonica prova nel vederci affondare.

L’analisi tecnica, ben circostanziata, si sofferma in particolare sul cannoniere del Bayern Monaco Luca Toni, rimasto a secco e imbrigliato, secondo Netzer, in una ragnatela di rifornimenti difficili non all’altezza del calcio moderno.

Il suo giudizio globale sui giocatori italiani - “si sono impegnati” – suscita ilarità, in quanto, ricondotto all’ambito scolastico, si ritrova regolarmente sulle pagelle degli alunni sì volonterosi, ma pur sempre insufficienti.

“È caduto il muro di Berlino”, ribadisce Marino Bartoletti a Dribbling (Rai 2) al di qua delle Alpi. Così espresso, il concetto è ancora più chiaro.

Per la gioia degli avversari storici e dei detrattori, l’Italia Campione del Mondo, mai sconfitta per 3-0 in questo torneo, esordisce subendo più reti che nel corso dell’intero Mondiale 2006. Una prestazione, quella degli Azzurri, che a prescindere dall’episodio del primo goal olandese, rivelatosi regolare pur con Panucci a terra al di là della linea di fondo, suona come un serio campanello d’allarme per il passaggio del girone.

Si è già detto ampiamente degli errori di Donadoni, dal modulo sbilanciato alla scelta degli uomini, ad iniziare dalla collocazione di Ambrosini e Gattuso a centrocampo al posto del più in forma De Rossi.

Più nebulosa l’analisi del non gioco mostrato dai suoi uomini: una squadra non reattiva, mal assortita nei ruoli, lenta nelle ripartenze e vulnerabile nei cambi di gioco. Un’Italia che non gira e che sembra non funzionare in nessun reparto: ferma in difesa, priva di sincronismi al centrocampo e inconcludente sotto porta, per una prestazione collettiva gravemente insufficiente e addirittura a rischio di un passivo più pesante.

Le sostituzioni operate dal CT non cambiano il volto della partita. Saltato ogni schema, i giocatori vagano per il campo senza più riuscire a costruire la manovra. Eppure, nella conferenza stampa del post-partita Donadoni si lascia sfuggire la frase: “Non è che l’Olanda ci abbia così sovrastato”.

“Usciamo con le ossa rotte”, dice giustamente Bruno Longhi a StudioSport (Italia 1), “abbiamo subito un’autentica lezione di calcio”. E mentre Capitan Buffon salva l’onore scusandosi con tutti i tifosi italiani per la prestazione, si riflette su cosa cambiare.

Secondo Netzer, venerdì l’Italia deve aggredire la Romania sin dai primi minuti e non lasciarsi nuovamente imbrigliare in una ragnatela avversaria che la porti ad essere lenta e inconcludente. “Altrimenti”, e la sola idea gli fa brillare gli occhi, “gli italiani sono fuori”.

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