calcio e parole

altre parole sul calcio (di Monica Morandi)

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4-2! L’INTER VINCE LA STRA(MA)CITTADINA

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, maggio 7, 2012

Questa sera, durante il primo tempo del derby milanese, ho constatato un grave vuoto nei regolamenti del calcio: dovrebbero prevedere l’espulsione dell’arbitro (e come vedremo, non solo). Lancio la proposta per il futuro, ma per il Sig. Rizzoli visto a San Siro, sarà sempre troppo tardi. Dopo diversi interventi arbitrali da “giallo”, il rosso per il 23° uomo in campo sarebbe dovuto scattare sul rigore inesistente concesso al Milan per un intervento nettamente sulla palla di Julio Cesar, alla 300^ in maglia nerazzurra.

Su Sky, Fabio Caressa definisce l’incontro “una corrida”. Ma la pazza Inter di Stramaccioni ha la meglio anche sugli errori arbitrali.

Nel 2° tempo, i petardoni che scuotono San Siro annunciano i botti veri e propri sul campo, che culminano con l’avvincente tripletta di Milito e il tiro-capolavoro di Maicon, per un 4-2 finale che fa pienamente onore alla coreografia della Curva Nord: una gigantesca Madonnina con la scritta “Ti te dominet Milan”.

Muntari accarezza, sulla maglia, lo scudetto che sta per cambiare città: a Torino, la Juventus festeggia il suo 28° titolo.  E qui, dovrebbero scattare altri due rossi:  uno per la Dirigenza bianconera, che per bocca del suo AD  Beppe Marotta  parla di 30 scudetti, in una polemica desinata a non finire mai.

Il terzo rosso della serata spetterebbe a Ilaria d’Amico e al team di SkySport1, autori di un postpartita – anch’esso senza fine – condotto come peggio non si sarebbe potuto. Chi dopo l’esaltante successo dell’Inter desidera ascoltare le dichiarazioni di mister Stramaccioni, deve subirsi l’ubriacatura coatta della festa-Scudetto della Juve, con il solo intermezzo dell’intervista ad Allegri. Di “Strama” neanche l’ombra, così come di un briciolo di par condicio…  Mezza Milano rimpiange i vecchi tempi in cui si potevano subissare di proteste i centralini delle TV.

STRAMeritatissima la vittoria nerazzurra, frutto del lavoro di un giovane tecnico capace di motivare una truppa fisicamente stanca infondendole la mentalità giusta per giocarsi la partita dell’orgoglio, incurante dei giochi di classifica altrui. Una partita che ha regalato spettacolo ed emozioni grandi: dal saluto a Ivan Cordoba dopo 13 anni in nerazzurro, ai rocamboleschi capovolgimenti di fronte.  Caressa dopo il 3-2: “Il campionato finisce qui, sul destro di Milito”. La qualificazione per la Champions League è ancora aperta.

(Foto tratta da inter.it)

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DERBY: VITTORIA MERITATA DELL’INTER, MA SERVONO NUOVI INNESTI

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, gennaio 16, 2012

Più idee, più concretezza, più lucidità nel realizzare le occasioni create. Last but not least, un goal annullato a Thiago Motta nei primi minuti nonostante un fuorigioco ininfluente di Samuel. Così, l’Inter si porta a casa il derby della Madonnina numero 190.

Il Milan, graziato dalla doccia fredda, si distingue inizialmente per il miglior possesso palla e per l’incisività delle sue ripartenze. Difetta tuttavia in conclusione, e soprattutto, non riesce a sfruttare alcuni gravi errori dell’avversario, primo fra i quali quello del Cuchu Cambiasso a fine 1° tempo, sfociato in una cannonata di Van Bommel che centra l’incrocio dei pali.

Difficilmente avranno fatto bene ai rossoneri le polemiche su Pato e i dualismi innescatisi in seno alla squadra, già uscita imballata dalla pausa natalizia. Si conferma, purtroppo per Allegri, che il Diavolo è troppo Ibra-dipendente: e quando lo svedese non è in serata di grazia – vedi ieri sera -, sono grossi guai.

Fra le individualità positive in casa nerazzurra, spiccano Capitan Zanetti, giunto al ragguardevole traguardo di 41 derby disputati, Julio Cesar, Thiago Motta (vittima di una serie di pesanti falli) e il redivivo Milito, autore della rete della vittoria al 9’ del secondo tempo.

Ho visto invece troppe volte in affanno la difesa nerazzurra nel suo insieme, a rischio in più occasioni sui contropiedi del Milan. Alcuni episodi devono far riflettere sulla necessità di nuovi innesti che diano respiro ai validissimi – ma non eterni – titolari, impiegati ogni 3 giorni:  la plateale trattenuta di Samuel su Emanuelson, la mano del difensore argentino all’inizio del 2° tempo, Lucio che stende Ibra e viene graziato dal giallo sono solo gli esempi più eclatanti.

A questi episodi si uniscono un Cambiasso in evidente affanno, la palla-goal sprecata da Alvarez davanti ad Abbiati e le difficoltà di Pazzini,  ingabbiato nella retroguardia avversaria e spesso in ritardo.

Su un errore sul fronte opposto, commesso da  Abate, nasce il goal rasoterra di Milito che decide l’incontro. Il pallone rimbalza sull’interno del palo e finisce dentro. Nessuno mi toglie dalla testa che, sei mesi fa, sarebbe finito fuori

L’Inter si porta a – 6 dalla Juve, la vera beneficiaria del risultato.

L’Inter beneficerebbe invece di un innesto per reparto: suggerirei un ulteriore centrale difensivo, un centrocampista idoneo a raccogliere l’eredità di Cambiasso e una punta.

(La foto è tratta dal Sito ufficiale di FC Internazionale, inter.it)

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Il rigore di Pazzini e quello alla Juve: la domenica calcistica nei commenti dei tifosi

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, dicembre 5, 2011

Sono reduce dal pranzo pre-natalizio di un noto sodalizio sportivo, durante il quale, come sempre avviene in queste occasioni, tifosi di opposte fazioni si sono prodotti in analisi,  sfottò e vivaci scambi di opinione.

Interisti,  milanisti e juventini  l’hanno fatta da padroni, in una giornata calcistica prodiga di polemiche e di spunti di dibattito.  I commenti non sono quelli degli opinionisti Sky, bensì i pensieri di tifosi di diversa fede che lascerò anonimi. Rappresentano tuttavia lo spirito genuino  degli appassionati e lo specchio di quanto, con parole più tecniche,  viene commentato da stampa e TV.

Ve li ripropongo così come li ho sentiti,  in tutta la loro semplicità. Ma soprattutto,  con il loro fondo di verità.

” Io se il rigorista è insicuro lo capisco immediatamente dallo sguardo. Ieri sera, Pazzini aveva paura”.

“Mourinho li ha spremuti tutti e se n’è andato, sapendo che con avrebbe più vinto nulla”.

“Per almeno dieci anni, la scivolata di Pazzini farà la gioia di Paperissima e rimarrà in testa alla classifica del “Pippero” della Gialappa’s. Vai col liscio!”

“Chissà come se la ride Gasperini“.

“Zarate e Alvarez in discoteca fino alle 5 del mattino dopo la sconfitta (fonte QSVS, TL, ndr.): la dice tutta sulla professionalità dei giocatori e sul manico di Moratti”.

 ”L’espulsione di Capitan Zanetti ci fa capire che il nervosismo all’interno della squadra è giunto alle stelle”.

“Le critiche in pubblico ad Alvarez da parte di Ranieri denotano una situazione “calda”. Ancora una sconfitta e all’Inter scoppia il caos”.

“Faraoni , a vent’anni non finisce la partita per crampi. Ma che preparazione atletica gli fanno fare a questi?”

“Quando si vendono Eto’o e Balotelli e si acquistano Forlan e Castaignos,  la logica fine è questa”.

“Ufficialmente non restituiscono alla Juve lo Scudetto 2006, ma in compenso, le fanno vincere quello 2012″.

“D’accordo ammorbidire il terreno, ma perché a San Siro si ostinano a bagnare il campo di gioco immediatamente prima della partita, con il risultato di trasformarlo in una saponetta?”

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LA GRANDE CASSANATA

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, novembre 7, 2011

Quell’inquietante ricovero nella notte, bocche cucite per tre giorni e mezzo ad alimentare sospetti e indiscrezioni, smentite e controsmentite. Finalmente, per Antonio Cassano i medici stilano la diagnosi di forame ovale pervio interatriale (PFO), seguita da un intervento chirurgico a tempo di record che ridona la tranquillità a Fant’Antonio e  la favella ai camici bianchi.

Non è che una fra le mille storie bizzarre e contraddittorie che fioriscono nell’universo del calcio. La prima stranezza riguarda i tre giorni e mezzo di imbarazzato silenzio da parte dei sanitari del Policlinico di Milano prima della formulazione di una diagnosi: il forame ovale pervio – ci si affretterà poi a precisare – può essere rilevato solo in base ad approfonditi accertamenti clinici.

Vi dico la mia sull’intera vicenda. Cominciamo col considerare che, nell’atleta agonista, gli incidenti cardiovascolari rappresentano a tutti gli effetti il fattore di rischio numero uno. Il cedimento o malfunzionamento del cuore può comportare rispettivamente la morte istantanea del soggetto o l’innesco di patologie gravissime, a loro volta a rischio di decesso o di invalidità permanente (vedi ischemia ed embolia).

Non per altro, le visite d’idoneità alla pratica di tutti gli sport agonistici, obbligatorie per legge, sono imperniate sui test cardiologici (step test, elettrocardiogramma dopo sforzo o sotto sforzo, ecc) – e non sulla salute di muscoli, ginocchia, ossa e tendini.

Peraltro, i protocolli cardiologici per l’attività agonistica si giovano di un’apposita classificazione delle attività sportive in relazione al tipo di impegno cardiocircolatorio  (e del relativo rischio a carico del cuore) che queste comportano. Sto parlando dei Protocolli Cardiologici per il Giudizio di Idoneità allo Sport Agonistico, a cura del Comitato Organizzativo Cardiologico per l’Idoneità allo Sport.

La classificazione, convenzionalmente articolata in 5 gruppi, tiene conto  di numerosi parametri in base ai quali elaborare accertamenti cardiologici specifici differenziati per i singoli sport:

Vengono differenziati fra l’altro:

l’intensità dello sforzo che il muscolo cardiaco è chiamato a sostenere;

il tipo di sforzo a cui l’atleta sottopone  il muscolo cardiaco stesso (attività di pompa a ritmo costante piuttosto che incrementi della frequenza, della portata, della gettata cardiaca o, addirittura, della pressione arteriosa)

il meccanismo energetico implicato dalla disciplina sportiva praticata dall’atleta (aerobico o anaerobico, lattacido o alattacido. ecc.);

la bioenergetica e la biomeccanica tipiche del gesto atletico specifico;

la vicinanza o meno della frequenza cardiaca raggiunta nella pratica di un certo sport alla frequenza cardiaca massimale;

l’eventuale impegno cardiovascolare di tipo neurogeno (che si verifica quando la frequenza cardiaca aumenta non in seguito allo sforzo, bensì per impatto emotivo, come avviene nel paracadutismo, nel motociclismo velocità, ecc), piuttosto che vascolare di pressione (nel caso di resistenze vascolari periferiche).

Il calcio, classificato nel gruppo D, viene considerato fra le “Attività sportive con impegno cardiocircolatorio da medio ad elevato caratterizzato da numerosi e rapidi incrementi anche massimali, della frequenza cardiaca e della gettata cardiaca, con aumento delle resistenze periferiche” (si vedano gli scatti fulminanti delle azioni di gioco, seguite da bruschi stop):

Quest’ultimo punto ci conduce per mano al discorso sulle  sollecitazioni che il volume di sangue intermittente affluente al cuore di un calciatore durante una partita comporta sugli atri e sulla parete interatriale del medesimo.

Ora: i test cardiologici di idoneità di primo livello praticati sugli atleti agonisti  sono generalmente in grado di evidenziare patologie quali talune cardiopatie valvolari, tachicardie, aritmie, bradicardie, fibrillazioni, soffi – benigni o meno -, da approfondire successivamente tramite esami integrativi.

Tuttavia, al di là dei protocolli di idoneità finalizzati alla salvaguardia della salute dell’atleta, alla deresponsabilizzazione delle Società e agli adempimenti assicurativi, il discorso della prevenzione cardiovascolare nel calcio si allarga ai congrui investimenti operati ai giorni nostri sui calciatori da parte delle Società stesse. Per quanto cinico possa suonare, la salute dei giocatori è denaro.

Ecco perché, prima di ingaggiare i professionisti della pedata per decine o centinaia di milioni di Euro, le Società li sottopongono ad accurate visite mediche specialistiche –  e non soltanto di natura ortopedica, pur essendo quest’ultimo l’aspetto più chiacchierato.

Ora: statisticamente, come affermato dai mass media nei giorni scorsi, i difetti interatriali rappresentano le forme di cardiopatie congenite più frequenti anche fra la popolazione comune. Credete davvero che prima di acquistare un giocatore di livello internazionale su cui costruire la scalata al trono europeo, il merchandising di maglie, poster e gadget vari, le partnership con le TV, i sodalizi con gli sponsor, ecc, ecc, una società non si sinceri che il suo tesserato (o futuro tale) ne sia esente?  Volendo essere cinici fino in fondo: a una società di calcio costano di più un paio di esami cardiologici preventivi approfonditi in grado di evidenziare il problema (magari, effettuati in una clinica convenzionata con la squadra), oppure l’eventuale danno pecuniario, sportivo, di immagine, di sponsor e di risultati conseguente a un incidente cardiovascolare grave di un suo tesserato di fama mondiale? Lo stesso discorso vale, all’inverso, per gli interessi dello stesso giocatore…

Peraltro, i difetti interatriali di cui stiamo parlando sono non di rado associati ad aritmie o soffi. Questi ultimi, implicando rigorosamente l’effettuazione di esami integrativi di 2°, o eventualmente di 3° livello, fungono a loro volta da “sentinelle” per l’individuazione dei difetti interatriali stessi.

Tornando a Cassano, ammettendo che sia andata come ci raccontano (ne dubito assai), mi sia consentito formulare due ipotesi: se veramente i medici non erano a conoscenza del suo difetto interatriale (me ne meraviglierei), l’alta incidenza dell’anomalia fra la popolazione, associata alla sintomatologia accusata dal giocatore, avrebbe dovuto indurli in brevissimo tempo a sospettarne la presenza; se, al contrario, i sanitari erano a conoscenza del PFO dell’attaccante milanista, fino a quel momento asintomatico, avrebbero dovuto essere messi molto prima sulla strada della giusta diagnosi… non vi pare?

Nei giorni scorsi, Sky Sport 24 ci ha proposto il caso di Mattia Morandi, centrocampista del Como classe ’88 reduce dal medesimo intervento chirurgico di Cassano. Il mio omonimo, tuttora ai box per un’ischemia verificatasi peraltro un anno dopo l’intervento chirurgico di posizionamento del dispositovo occlusore (!), ha dichiarato che il PFO gli venne scoperto durante la semplice visita di idoneità. E allora, come la mettiamo?

Per Cassano, nell’ambito di un’intervista al Prof. Claudio Mariani (Prof. Ordinario di Neurologia all’Università di Milano), la Gazzetta dello Sport di giovedì 3 novembre parla di un “danno cerebrale”, di una” piccola necrosi ischemica nella parte sinistra del talamo conseguente all’occlusione di un piccolo vaso da parte di un microembolo”.

Diluvia – se Cassano ride, il cielo lacrima – il giorno in cui il Prof. Carminati, primario di cardiologia dei difetti congeniti del Policlinico di San Donato e autore dell’intervento chirurgico sul numero 99 rossonero, ci illustra con semplicità la tecnica dell’” ombrellino:-) , il dispositivo occlusore posizionato nel cuore di Fant’Antonio, e conferma che “è successo un evento ischemico cerebrale”.

Un’altra grossa perplessità riguarda la presenza di un coagulo nel sangue di un atleta professionista giovane e allenato, che svolge un notevole volume di attività fisica….

Ma preferisco terminare qui la mia analisi medica. Ho un caso aperto con Materazzi; buon per lui, non con Cassano :-) ….

Trovo comunque assai disdicevole lo show mediatico inscenato sul suo ricovero: Superman Cassano non ha paura, sta benone, è allegro, scherza e ride come se nulla fosse. Soprattutto, riceve una marea di gente, neanche si trovasse a un evento sponsorizzato. Gli inviati dei vari TG ci raccontano di una processione di amici e compagni che si soffermano da lui per ore e  ore nella delicata fase che precede l’intervento, quando un paziente (soprattutto reduce da un evento ischemico) dovrebbe semplicemente riposare e rimanere a completa disposizione del personale medico per l’iter pre-operatorio. Domanda: il nosocomio milanese concede questa illimitata disponibilità a tutti i pazienti, oppure per Cassano sono valse “regole speciali”?

Comunque sia, ritengo che sarebbe stato più serio limitare le visite al giocatore ai soli familiari e a un paio di rappresentanti del Milan, evitando una processione che ha reso necessario un servizio d’ordine e – così possiamo immaginare – arrecato disturbo agli altri degenti.

Tornando alla cronaca recente, la “sceneggiata” del numero 99 rossonero culmina con la visita del cantante Gigi d’Alessio, che dopo aver intonato insieme al paziente il suo successo “Un cuore malato”, così lo descrive ai media: “Sta ‘na Pasqua”!

Chiude la staffetta il ct della Nazionale Azzurra Cesare Prandelli, ultimo VIP a recarsi in pellegrinaggio da Fant’Antonio: dalle ore 19 del sabato il Policlinico diventa off-limits, rien ne va plus.

Restano fuori (fonte SS24) Tonino Rana, il suo primo presidente, che per rivedere il suo ex-rampollo si è sobbarcato 1000 km, e 5 educatrici di un istituto per disabili.

L’ex-rossonero Stefano Eranio ci fa sapere che in ospedale Cassano si sente come in prigione (mentre evidentemente, per dirla con D’Alessio, tutti gli altri sono felici come Pasque di rimanerci).

E mentre i cronisti vengono depistati con indiscrezioni di una sua probabile dimissione fra domenica e lunedì e con l’annuncio di un “coprifuoco”  pre-festivo per le ore 19, lui lascia a l’ospedale proprio sabato sera attorno alle 21.20, dopo nemmeno 48 ore da un evento ischemico cerebrale. Dribbla tutti, affetti compresi. Evidentemente, la privacy torna a fargli comodo.

Le cronache, monopolizzate dal Cassano-show, si ricordano finalmente anche di Christof Innerhofer, lo sciatore azzurro in ospedale con la testa dolorante, sdraiato al buio 24 ore su 24 dopo un brutto trauma cranico procuratosi cadendo in allenamento.

Quanto ai tempi del recupero agonistico di Cassano, il Prof Carminati se ne lava le mani e fa benissimo: “Non chiedetemi dettagli sugli allenamenti e l’attività sportiva perché è un problema che chiaramente non viene gestito dal cardiologo ma dal medico dello sport”.

Già, perché il mese di riposo assoluto inizialmente annunciato dai media viene già scalato a, 20 gg, 15-20 gg, e via scendendo, con la testa di Cassano proiettata di slancio verso gli Europei del giugno prossimo.

Pacati, corretti, essenziali e mai “protagonisti”: così definirei i sanitari che hanno avuto la grana di avere in cura Cassano e che hanno svolto il loro compito al meglio e con serietà.

La Gazzetta dello Sport di ieri cita così il Prof. Nereo Bresolin, primario di Neurologia del Policlinico di Milano, sulle dimissioni del giocatore rossonero:”A 29 anni e con tutta la gente che conosce farlo stare tranquillo non sarà facilissimo (…) Cassano non è un paziente facilissimo (non stentiamo a credergli, ndr) e ci ha creato un po’di scompiglio in ospedale. Io gliel’ho detto: dopo una settimana di ricovero e un intervento al cuore sarebbe il caso che per un po’ stesse tranquillino. Certo, lui è giovane e famoso ed è inevitabile che raccolga intorno a sé l’attenzione di tante persone e di tanti giornalisti“.

Le manifestazioni di affetto a Cassano continuano con la maglietta ”Forza Cassano” indossata dal Real Madrid e con una valanga di auguri da tutto il mondo. Tutto questo – giova ricordarlo – all’indirizzo di chi ricambiò l’affetto del Presidente della Samp Garrone nel modo che tutti ricordiamo).

Saputo Cassano in un letto d’ospedale, il mondo del calcio sembra avere un’improvvisa nostalgia delle sue cassanate. In realtà, lui ha già ricominciato a produrle. O meglio, non ha mai smesso.

 

LEGGI ANCHE:

Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi

http://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

Lettera aperta al Prof. Francesco Benazzo (Policlinico S. Matteo Pavia)

http://calcioparole.wordpress.com/2011/05/10/lettera-aperta-al-prof-francesco-benazzo-direttore-della-clinica-ortopedica-e-traumatologica-dell%E2%80%99universita-di-pavia-fondazione-irccs-policlinico-san-matteo/

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ENIGMA CASSANO: I MEDICI DEL POLICLINICO DI MILANO SI ECLISSANO

Pubblicato da ladycalcio su mercoledì, novembre 2, 2011

AC Milan, in base ai rapporti medici del Policlinico di Milano,comunica che Antonio Cassano ha manifestato una sofferenza cerebrale su base ischemica” (…) causata  da “ un forame ovale pervio cardiaco interatriale”.

Il bollettino medico sulle condizioni di Fantantonio, ricoverato appunto presso il Policlinico di Milano da sabato notte, era “overdue”. D’accordo il rispetto della privacy. Non stiamo parlando di un infortunio sportivo occorso a un personaggio pubblico sui campi di gioco, bensì di un problema di salute delicato, potenzialmente invalidante, che riguarda l’uomo Cassano. Tuttavia, la mancanza di un brandello di ufficialità sulle condizioni dell’attaccante rossonero per ben tre giorni e mezzo, aveva dato vita a preoccupazioni, indiscrezioni, illazioni e sospetti (basti leggere, sui forum in Rete, la convinzione pressoché unanime sulle cause del malore).

COS’È IL FORAME OVALE PERVIO

Il forame ovale pervio (Pfo) è un’anomalia cardiaca consistente nella “comunicazion” fra i due atri  del cuore. Essa è dovuta alla mancata chiusura, dopo la nascita, della valvola del forame ovale (la valvola cardiaca che regola il flusso del sangue durante la vita prenatale). In parole povere: fra i due atri del cuore, che nella vita postnatale non dovrebbero essere “comunicanti” ( in quanto separati dal setto interatriale), rimane una fessura, che consente il passaggio del sangue dall’atrio destro a quello sinistro, con il rischio che un eventuale coagulo presente nel sangue stesso possa essere causa di ischemia o embolia.

MA NESSUNO HA FATTO NOTARE CHE….

… finora, al contrario di quanto avviene in questi casi, nessun medico del Policlinico si è presentato al pubblico e ai mass media. Assistiamo solitamente alla proclamazione del bollettino medico da parte del professore di turno; non di rado, compiaciuto del proprio momento di gloria. Ebbene: nel caso di Cassano, a emettere una comunicazione ufficiale dopo tre giorni e mezzo di imbarazzante silenzio è stata la Società rossonera, iniziando con “AC Milan, in base ai rapporti medici del Policlinico di Milano” e terminando con “AC Milan ringrazia sentitamente le strutture del Policlinico di Milano per quanto stanno facendo con grande tempestività e professionalità”. Il tutto – si noti – senza citare uno straccio di nome fra quelli degli specialisti che si stanno prendendo cura del suo giocatore. Persino il Primario del Reparto di Neurologia del Policlinico rimane anonimo. Vi sembra normale?

ALTRE CONTRADDIZIONI

Nel comunicato, ci si affretta a precisare che il problema era “evidenziabile solo con sofisticati esami specialistici” e che “ gli esami strumentali e neuroradiologici hanno richiesto 72 ore per il loro svolgimento”. Strano. Il forame ovale pervio si riscontra – fra l’altro tramite ecocardiografia – in una discreta percentuale della popolazione, pur rimanendo asintomatico nella maggioranza dei casi. Ma i test di idoneità alla pratica agonistica a cui vengono sottoposti i calciatori professionisti, ripetuti annualmente, avrebbero dovuto fare emergere da tempo l’anomalia cardiaca presente in Cassano e conseguentemente, dopo il malore, indirizzare i sanitari alla corretta diagnosi in un tempo inferiore ai… 3 giorni e oltre!

GATTUSO, CASSANO…

Quella che affligge Cassano è la 2^ patologia grave che colpisce un giocatore del Milan nel giro di pochi giorni. Peraltro, anche il problema agli occhi che affligge Rino Gattuso è stato reso noto con notevole ritardo, dopo che “Ringhio” aveva visto in campo 4 Ibrahimovic 8O .

HOSPITAL PARTY 8)

Le condizioni cliniche (di Cassano, ndr) sono buone”, ci fa sapere il Milan. Lo ripetono, con enfasi decisamente esagerata e innaturale, tutti coloro che si sarebbero recati in visita al fantasista rossonero. Uso il condizionale, sconcertata dalla vera a propria processione di persone che i mass media ci hanno mostrato entrare al Policlinico e che, ufficialmente, si sarebbero intrattenute a lungo con il giocatore. Facendo quattro conti, questi sarebbe stato impegnato a ricevere visite per ore e ore, laddove per pazienti nelle sue condizioni vengono solitamente ammessi al capezzale del malato solo i familiari più stretti (più, nel caso di un calciatore, il medico sociale e uno-due rappresentanti della società)

A sentire compagni e colleghi, Antonio camminerebbe per i corridoi, scherzerebbe, sarebbe allegro e sereno quasi come se niente fosse accaduto. Ci manca solo che ci raccontino di essere stati ricevuti con un maxirinfresco organizzato in corsia al ritmo di una compilation da disco-party.

ACmilan.com riferisce della “sofferenza di un’area cerebrale circoscritta, che non ha determinato deficit neurologici persistenti”, di “condizioni cliniche che sono buone” e di “un piccolo intervento di cardiologia interventistica (chiusura del forame ovale)”, dopo il quale Cassano potrà ritornare in campo nel giro di qualche mese.

In bocca al lupo, Antonio, che sia effettivamente così.

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CRISI INTER: EFFETTO MILAN 2007?

Pubblicato da ladycalcio su domenica, ottobre 16, 2011

Non è questione di fare i disfattisti e neppure gli statistici ad oltranza come Mario Sconcerti.

Tuttavia, le statistiche di campionato dell’Inter 2011-12 sono allarmanti: 4 punti  in 6 partite, 1 vittoria (esterna), 1 pareggio e ben 4 sconfitte, che fanno un avvilente quart’ultimo posto in classifica dietro a squadre come Novara, Atalanta, Siena, Genoa, Catania, Chievo, Cagliari…

Peggio hanno fatto soltanto Lecce, Bologna e Cesena. Per non parlare della sconfitta interna della Beneamata contro il Trabzonspor all’esordio stagionale in Champions League. D’accordo, siamo solo all’inizio e la stagione dura fino a maggio.

È anche vero che, nel momento della fortuna, cross su corner negli ultimissimi minuti come quelli di ieri sera a Catania finiscono dentro e ti salvano la partita, come è accaduto tante volte nel recente passato: troppe volte, a dire il vero, al punto da mascherare un declino già evidente sul piano atletico e del gioco nascondendosi dietro l’illusione della mentalità vincente e dello spirito di squadra. È inoltre vero che, nell’anno “giusto”, il rigore di ieri sera sull’uscita di Castellazzi su Bergessio non sarebbe stato fischiato. Ma se siamo onesti, è altrettanto vero che, in un passato non lontano, in tema di tiri dagli undici metri l’Inter ha a sua volta beneficiato di errori arbitrali a suo favore.

Il rischio maggiore per l’Inter 2011-12 è quello di continuare a campare sulla gloria e sui fasti del passato che fu, proprio come fece il Milan dopo la vittoria di Champions League 2007 propiziata dal braccino lesto di Inzaghi.

Né gli interisti possono rifugiarsi nel lacrimoso rimpianto per Mourinho – secondo chi scrive, il primo colpevole del tracollo dei suoi ex-uomini -, e nei nostalgici paragoni fra lo Special Arrogant e i suoi malcapitati successori sulla panchina nerazzurra. Questi ultimi, oltre ad aver ereditato una squadra logora, hanno dovuto fare i conti con una campagna acquisti improntata all’estremo risparmio, con l’impossibilità di effettuare una preparazione atletica decente e, di conseguenza, con uomini sempre più macilenti e falcidiati dagli infortuni.

Nei giorni scorsi, Rafa Benitez si è giustamente tolto qualche sassolino dalla scarpa. L’ex-mister nerazzurro ha ragione da vendere quando rivendica disparità di trattamento rispetto al suo predecessore e rivale Mourinho. Che la colpa del declino dell’Inter non fosse sua, lo dimostrano i fatti. Per risollevare la squadra, ormai logora, non sono bastate né la parlantina di Leonardo, né le innovazioni di Gasperini. Quanto all’esperienza e all’ottimismo di Ranieri, nulla possono contro i muscoli plurirattoppati e la preparazione atletica inesistente dei suoi ragazzi, sacrificata sull’altare del business economico transoceanico. Può far sorridere che, nello staff tecnico nuovo di zecca di FC Internazionale, figurino ben 3 preparatori di recupero e 2 terapisti della riabilitazione, quasi il reparto fisioterapico avesse chiesto i rinforzi.

Vale lo stesso discorso. Servono innesti nuovi – o meglio, questi ultimi servivano già un anno fa quando li chiedeva disperatamente Benitez e Moratti aveva deciso di tirare i cordoni della borsa.  Serve aria nuova nell’agonizzante centrocampo nerazzurro, dove il Cuchu Cambiasso non è eterno e dove Thiago Motta e Stankovic sono ormai staffettisti fissi dell’infermeria. Serve il tempo per la necessaria preparazione atletica estiva, ridottosi al nulla.

Serve – anche nel calcio – studiare la storia, per evitare di ripetere gli errori di megalomania commessi un paio di anni fa dal Milan, credutosi eterno in virtù del suo passato. Servono l’umiltà e l’onestà intellettuale per riconoscere gli sbagli commessi e per smettere di imputare la responsabilità del declino nerazzurro agli ultimi allenatori, “colpevoli” soltanto di essersi visti presentare il conto degli eccessi e degli errori di Mourinho.

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Scandalo Polanco a Milan Channel: Suma faccia chiarezza!

Pubblicato da ladycalcio su martedì, settembre 27, 2011

35 tecnici in cassa integrazione in deroga INPS a carico del contribuente italiano a fronte di lauti 2500 euro alla settimana – che fanno 100.000 euro in 9 mesi – elargiti  da chissà chi all’ “Arcore-girl” domenicana Marysthell Polanco, implicata nello scandalo Rubygate, per leggere i messaggi degli abbonati a Milan Channel.

Il “caso” che sta scuotendo il canale tematico rossonero, assurto da alcuni giorni alle cronache, ha suscitato l’intervento del Sindacato Uilcom di Milano e la reazione scandalizzata di milioni di persone.

Che fa il Direttore di Milan Channel Mauro Suma? La vittima,  trincerandosi dietro alla seguente permalosa dichiarazione su Facebook:

“Marysthell Garcia Polanco ha sostenuto un provino gratuito a Milan Channel, non riceve compensi da Milan Channel e non è nell’organico di Milan Channel (…). I 35 cassintegrati ci sono dal luglio 2009 quando avete deciso di punire Milan Channel per la cessione di Kakà. Sono offeso per loro che vengano strumentalizzati da qualche sito e da voi adesso, solo per gettare immondizia non tanto su Milan Channel ma sappiamo bene su chi. Mi spiace che molti di voi credano a queste cattiverie e falsità gratuite. Mi chiedo, se non vi fidate di me e se dubitate di me, perchè siete presenti come amici sulla mia pagina. Chi ha intenzione di continuare a tormentarmi con un caso inesistente, è pregato di lasciare questa pagina. Grazie. Mauro Suma”.

Se proprio vogliamo andare indietro nel tempo, che Suma sia solito svicolare dalle situazioni “calde” e “scomode” l’avevo sperimentato personalmente nel 2007, in occasione del noto articolo censuratomi dal Sito di Fulvio Collovati dopo la vittoria del Milan in Champions League. La censura scattò dopo che Milan Channel era stato bersagliato di messaggi di protesta per il fatto che la mia analisi, così sfavorevole al “grande Milan”, avesse trovato spazio sul Sito Ufficiale di un ex-Campione del Mondo che aveva vestito la maglia rossonera. Il “grande uomo” Collovati rimosse tutti i miei scritti dal proprio Sito e la sottoscritta ebbe sentore di essere stata oggetto di commenti poco edificanti nel corso di una trasmissione di Milan Channel. Mi rivolsi educatamente a Suma chiedendogli cortesemente di poter avere il DVD di quella trasmissione. Suma spergiurò che mai durante il programma era stato fatto il mio nome, ma non acconsentì a fornirmi le immagini. Non era tenuto a farlo, d’accordo, ma supportare le parole con la “prova video”  sarebbe stata una dimostrazione di correttezza e di limpidezza.

La dimostrazione di “limpidezza” del personaggio Mauro Suma si rinnova nel messaggio su Facebook appena citato.

Posto che l’affermazione secondo cui i tifosi rossoneri avrebbero disdetto gli abbonamenti al canale tematico come punizione per la cessione di Kakà è una sciocchezza che un Direttore potrebbe fare a meno di scrivere, Suma faccia chiarezza sul punto essenziale: chi retribuisce la signorina Polanco?

L’abbiamo capito tutti, non siamo nati ieri. Se Suma nella sua posizione non può o non vuole dircelo, piuttosto, si dimetta.  

Un conto è la gratuità del provino, ma seMarysthell Garcia Polanco non riceve compensi da Milan Channel”, chi sborsa 100.000 euro in cambio della sua avvenente presenza e delle sue prestazioni in italiano stentato sul canale rossonero?

Leggi anche:

http://calcioparole.wordpress.com/la-vergogna-della-censura/

Il post censurato:

http://calcioparole.wordpress.com/2007/07/01/15/

 

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La Supercoppa del business approda in via Turati

Pubblicato da ladycalcio su domenica, agosto 7, 2011

Commento la vittoria del Milan nel “Superderby” di Pechino sulla base dei seguenti presupposti: è assurdo disputare una Finale di Supercoppa Italiana in Cina. È assurdo disputarla il 6 agosto. È assurdo presentarsi a una Finale di coppa a inizio preparazione e a ranghi ridotti.  Ecco perché, dal punto di vista calcistico, l’incontro di ieri sera non può essere fatto oggetto di valutazioni tecniche attendibili.

Il Nido d’Uccello di Pechino non porta evidentemente fortuna all’Inter, che già 2 anni or sono aveva perso il medesimo trofeo con il medesimo punteggio contro la Lazio.

Una sconfitta, quella dei nerazzurri, imputabile essenzialmente a 3 fattori:

1) Il ritardo di preparazione rispetto al Milan.

2) Lo svantaggio, da parte di Gasperini, di trovarsi ancora nella fase sperimentale dal punto di vista degli uomini e degli schemi, laddove il collega rossonero Massimiliano Allegri dispone già di schemi tattici ampiamente consolidati.

3)  La scelta, al contrario del Milan, di fare a meno dei giocatori impegnati nella Coppa America (ad eccezione dei “precettati” Cesar e Zanetti).

Un derby dell’altro mondo”: questa la definizione di Alberto Rimedio su Rai Sport. Un derby lontano 80.000 Km dall’Italia, che i ben informati sanno essere stato osteggiato con tutte le forze dai giocatori, in predicato di lasciare sul campo 3 litri d’acqua a testa nel corso della sola partita.

Osservando più attentamente, lo definirei semplicemente un “derby commerciale”: un derby del merchandising, degli sponsor, degli eventi, delle cene di gala, dei proclami propagandistici sui campus, dei lanci editoriali in lingua cinese, della caccia all’introito  … una gara a chi, con le proprie telecamere speciali, avesse inquadrato più cinesi scatenati vestiti dei propri colori, a conferma dell’affermazione del proprio mercato in terra d’Asia (e a detrimento dell’evento sportivo).

Un derby in occasione del quale, oltre a magliette e materiale tecnico, abbiamo esportato anche il peggio del nostro calcio: slogan volgari nostrani messi in bocca ai neofan dagli occhi a mandorla, pestaggi fra opposte fazioni, cori offensivi nella nostra lingua da parte del pubblico cinese presente allo stadio.

Non è andata meglio sul campo, dove gli animi si sono immediatamente surriscaldati per il giallo precoce di Van Bommel dopo un brutto fallo su Motta e per il 2° cartellino giallo a Gattuso rimasto inspiegabilmente nel taschino dell’arbitro Rizzoli. Un episodio che avrebbe potuto cambiare il volto della partita.

L’Inter parte bene, produce la maggior mole di gioco e dimostra, rispetto all’avversario, un miglior ordine tattico e un maggior affiatamento negli scambi. Mette in mostra pregevoli individualità (su tutti, Obi) e spettacolari triangolazioni fra il neoacquisto Alvarez e Sneijder. Proprio l’olandese rompe il ghiaccio con la punizione-pennello del vantaggio nerazzurro. Tuttavia, deficitaria della necessaria preparazione atletica, pian piano la Beneamata si spegne.

Il Milan guadagna metri e dà il preavviso ai cugini al 40’ con un palo di Ibra. La difesa a 3 di Gasperini, inizialmente pronta sulle incursioni di Ibrahimovic, Robinho e Boateng, barcolla: Samuel, Ranocchia e Chivu cedono nella coordinazione, i centrocampisti di supporto si imballano nelle gambe e nei riflessi, costringendo il tecnico nerazzurro a continui improduttivi riassetti di modulo. Al  15’ del 2° tempo arriva il pareggio ad opera dell’”ex” Ibrahimovic, che dà morale ai rossoneri. Il Milan sale, la tanto discussa difesa a 3 nerazzurra è costretta ad arretrare e al 24° del s.t. viene nuovamente infilata da Boateng.

Fra risse sfiorate e veementi proteste sul 2-2 annullato al semiassente Eto’o, la coppa finisce nella bacheca di Via Turati.

La sfida sul campo – aspetto marginale della trasferta -, la vince il Milan. La vittoria nella sfida commerciale –  obiettivo principe delle Società – viene rivendicata da entrambe.

Per la cronaca, l’unico nerazzurro che riesce a metterla dentro è Sneijder: che Moratti voglia vendersi anche quello?

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SCUDETTO: L’HA VINTO IL MILAN O L’HA PERSO L’INTER? (Intanto, Materazzi perde il testimone)

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, maggio 9, 2011

Adriano Galliani, accompagnato da Massimiliano Allegri, si recherà  in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Montenero, sopra Livorno, città natale del suo tecnico. Entro la prossima estate, nonostante il recente infortunio al piede, l’amministratore delegato rossonero salirà a piedi sul monte per ringraziare il Cielo del 18° Scudetto conquistato dal Milan. Quando i “big” del pallone rispolverano la fede religiosa in nome di quella calcistica :-(

Tuttavia, verrebbe piuttosto da chiedersi se il “Diavolo” :twisted: che va all’acqua santa non debba piuttosto ringraziare l’Inter per essersi scucita dalla maglia quel 19° Scudetto che sembrava scontato.

Aiuti divini e demeriti altrui a parte, il Milan 2010-’11 si è comunque guadagnato  (e meritato) la vittoria grazie ai seguenti punti vincenti:

1)      Massimiliano Allegri, autore di un eccellente restyling tecnico-tattico. Allegri è il 4° tecnico, dopo Sacchi, Capello e Zaccheroni, a vincere il campionato da esordiente sulla panchina rossonera.

2)      La solidità della difesa (che nel girone di ritorno ha subito soltanto 6 reti)

3)      Gli innesti effettuati durante il mercato di riparazione  (Van Bommel e Cassano), uniti agli acquisti di Boateng e Ibrahimovic a inizio stagione, abilmente amalgamati dal tecnico livornese con la classe di Pirlo, Seedorf e Thiago Silva.

Tuttavia, come ha ammesso lo stesso Pirlo nel dopogara, “l’Inter è più forte”.  Lo è (o meglio, lo era), sul piano della rosa, delle caratteristiche dei singoli uomini, della tattica. Paradossalmente, questo vantaggio ha concesso ad Allegri di lavorare più tranquillo, quasi in sordina, in contrapposizione alla pressione mediatica sofferta da Benitez prima e da Leonardo poi. Inoltre, l’Inter  era più forte del Milan e lo sarebbe rimasta se il tanto osannato Mourinho del triplete non l’avesse prosciugata fino all’ultima stilla d’energia :-( prima di battere in ritirata a Madrid.

Così, dopo il ciclo vincente nerazzurro, Piazza Duomo torna a tingersi di rossonero, e con essa,  i connotati della festa:  i fuochi d’artificio, la proposta di intitolare uno stadio a Berlusconi, Galliani che tenta disperatamente di salvare l’unica giacca della serata dai gavettoni alcolici di Cassano :D ,  Oddo  che per scommessa si fionda sul giro di pista e si attribuisce un 58” sui 400 m (mentre il cronometraggio di Sky parla di 1’ 04” :roll: – e c’è una bella differenza!). Poi, il Berlusca che giura di gioire alle vittorie europee dei cugini nerazzurri :mrgreen: e Galliani che dice di aver pianto all’SMS di Kakà. Per restare in tema di pista, il campionato italiano è teatro di una staffetta:  Il Milan rileva il testimone.

MATERAZZI, IL CAMBIO DELLA DISPERAZIONE

Sempre in tema di staffette, esistono anche i cambi mal riusciti, che costringono i compagni di squadra a sfiatarsi :-( .  Nel caso di oggi, i malcapitati  si chiamano Ranocchia, Cambiasso, Zanetti e… Lucio.

Materazzi non partiva titolare da Bari-Inter  del 3 febbraio e se escludiamo gli ultimi scampoli in quel di Brescia in data 11 marzo, era finora rimasto in panchina:  una presenza ingombrante e imbarazzante per il povero Leonardo.  È emblematico che Leo, costretto a “motivarne” la continua esclusione per scelta tecnica arrampicandosi sui vetri (in attesa di un avversario a lui congeniale che non c’è più) l’abbia rispedito in campo subito dopo aver perso lo Scudetto. In altre parole, quando non aveva più niente da perdere (almeno, così pensava), quando, fino a poco prima, gli aveva preferito persino un Cordoba già con un piede in sala operatoria.

L’Inter batte agevolmente la Fiorentina e la prestazione di Matrix passa in terzo piano. Ma lasciatemi definire “il nostro”, com’è apparso oggi, un pericolo pubblico 8O . Non che Matrix non abbia anche fatto qualche buon intervento: il fatto, purtroppo,  è che quando sbaglia, spalanca le porte all’avversario :-( . Accorcio la consueta distinta degli errori limitandomi a quelli che ho ancora negli occhi (e nelle orecchie :D ): il tunnel libero lasciato da lui e da Ranocchia sulla traversa di Gilardino (10’ pt); il pestone rifilato al piede di Gila (38’ pt), foriero di una punizione da posizione pericolosissima; la dormita sul fuorigioco millimetrico, sempre di Gila (43’ pt), che se n’era andato indisturbato; qualche punizione o rinvio di troppo sui piedi dei fiorentini :D ; la svirgolata con cui, all’8’ del st, regala la palla alla Fiorentina, facendo nascere una ghiotta occasione per Gilardino che gli passa davanti con tanti saluti :D ; Cerci che gli va via e tira a rete (12’ st); Materazzi che non sale e resta indietro su un’incursione di Mutu in posizione regolare (15’ st). L’eroe di Berlino sfiora addirittura l’”autogollonzo:mrgreen: su colpo di tacco (23’ st), svirgolando il pallone verso la porta di Cesar. E ancora, l’atterramento dubbio di Santana in area di rigore (25’) non fischiato da Banti, e Mutu che gli rigira il pallone sopra la rete davanti al naso … fino ad arrivare al goal di Gilardino (29’ st): qui, Ranocchia a fermare Gila almeno ci prova (anche se non ci riesce), mentre Matrix fa da spettatore… 8O

I compagni tentano disperatamente di farlo segnare, ma quando a segnare è la Fiorentina, – fa anche rima – Matrix ritorna in panchina :mrgreen: . Riecco l’onnipresente Lucio nel giorno del suo 33° compleanno, a cui Marco non ha saputo regalare nemmeno una partita di turnover :-( . C’è chi parla di crampi, chi di cedimento fisico – che sono poi la stessa cosa. La verità è che Leonardo non può attendere impotente il pareggio dei Viola giocando in 10 contro 12 :mrgreen: . Per conto mio, parlerei anche e soprattutto di riflessi: Materazzi non c’è proprio più e se proprio vogliamo trovare una novità, casca più di una  volta a terra nel calciare 8O .

Sul finale, i crampi li ha sicuramente Ranocchia, ma Leo ha esaurito le sostituzioni.

Sui perché di Materazzi non mi dilungo oltre, ma come già detto altre volte, sono sicura che il suo non sia soltanto un tracollo fisico. Sempre a proposito di Matrix, non perdetevi il superpost di domani, che lo riguarda molto molto da vicino ;-) .

Leggi anche:

http://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

Pubblicato in: "CASO" MATERAZZI, Calcio italiano, Inter, Milan | Contrassegnato da tag: , , , , , , | 16 Commenti »

Ibra di nuovo espulso: Ladycalcio ripropone la vera “punizione esemplare”

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, aprile 11, 2011

Aveva appena rimesso piede in campo dopo le tre giornate di squalifica scontate per aver rifilato un pugno nella pancia a Marco Rossi in Milan-Bari del 13 marzo. Aveva saltato il derby.

Evidentemente, tutto questo non gli è bastato, se è vero che ieri sera, a Firenze, Zlatan Ibrahimovic è finito di nuovo fuori (si noti il doppio senso) per le frasi triviali che stanno facendo il giro dei media e che il diretto interessato sostiene di aver rivolto non al guardalinee, ma a se stesso.  Una tesi che, spero, risulterà difficilmente sostenibile davanti al Giudice Sportivo.

Ricordate la mia proposta del 21 febbraio scorso dopo i 5 turni di squalifica inflitti a Gattuso per la testata al vice allenatore del Tottenham Joe Jordan? Squalifica di un anno per chi “sclera”, poiché i provvedimenti disciplinari cosiddetti “severi” (un paio di giornate a godersi la partita dalla tribuna) dimostrano di fare ormai il solletico agli eroi della pedata.  Qui, il discorso potrebbe (e dovrebbe) toccare anche i lauti stipendi percepiti dai “campioni del rosso”. In pratica, sarebbe ora di rivedere il concetto di “punizione esemplare” e di adattarlo al degrado del calcio e dei tempi.

Quando scrissi il post citato, eravamo reduci dalle quattro giornate di squalifica inflitte a Chivu dopo il pugno al volto a Marco Rossi in Bari-Inter.  In quell’occasione, avevo ribadito la frequenza sempre più serrata dei “raptus” da parte dei giocatori, giunti pressoché al ritmo di uno per giornata, sottolinendone il copione-tipo: “il raptus stesso, con il giocatore che “sclera”;  la costernazione del protagonista del gesto, la contrizione e le scuse – spesso di comodo.” È quanto è avvenuto anche ieri sera.

Sono convinta che di questo passo non ne usciremo. Almeno fino a che vi sarà chi difende o minimizza certi comportamenti. È il caso di Mario Sconcerti, che nel dopopartita Sky ha attribuito gli insulti di Ibra a un’arrabbiatura del giocatore verso se stesso. Peggio che mai, è il caso del tecnico rossonero Massimiliano Allegri che, intervistato dalla stessa emittente, ha sminuito l’accaduto.

Peggio aveva fatto soltanto il “grande” José Mourinho, che dopo il fallito ricorso per le due giornate di stop a Maicon per quelle parole in inglese al guardalinee Ayroldi in Bologna-Inter del 21 novembre 2009 (maldestramente tamponate con l’assonanza “vai tu”), aveva parlato di  “giustizia non giusta”.

Non per nulla, con questi edificanti presupposti siamo arrivati a un “caso” per giornata.

Il link al post citato:

http://calcioparole.wordpress.com/2011/02/21/dopo-chivu-gattuso-cinque-giornate-e-avanti-il-prossimo/

Pubblicato in: Calcio italiano, Milan | Contrassegnato da tag: , , , | 8 Commenti »

 
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