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altre parole sul calcio (di Monica Morandi)

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CRISI NERA MILAN: GALLIANI SI TRASTULLA NEL PASSATO

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Ottobre 5, 2009

Far rimarcare una volta di più che  “io l’avevo detto”, “io ci avevo visto bene” (mentre tutti  gli altri avevano le fette di salame sugli occhi), potrebbe suonare noioso e ripetitivo.  Mi sembra di cadere nello scontato, tanto i fatti mi danno ormai inequivocabilmente ragione. Ma per quanto tempo mi avevano dato della visionaria? Per quanto tempo  abbiamo dovuto sorbirci  i titoli a caratteri cubitali sul “grande Milan”, la squadra più blasonata dell’universo?

Cade sempre più in basso, il Diavolo, dalle stelle del logo della Champions League alle stalle dei suoi attuali valori calcistici : 12° posto in classifica,  a – 7 dai cugini nerazzurri (quelli che “non vincevano mai”), 6 goal in 9 partite, pareggio in extremis contro l’Atalanta ultima in classifica rimasta in dieci e grottesca sconfitta casalinga europea contro lo Zurigo.

Il tonfo che nell’odierna edizione di Studio Sport (Italia 1) delle ore 13.00 ha ispirato al supertifoso rossonero Carlo Pellegatti un’“imbarazzante riflessione”: “Lo Zurigo ha perso 3-2 contro il Bellinzona, penultima nel campionato svizzero  (…), portando il suo passivo a 23 reti prese  in 12 partite.“Recentemente, si è salvato una sola volta: contro il Milan”.

Galliani ha perso i capelli ma non il “vizio” che è costato la rovina alla Società di Via Turati: crogiolarsi nel passato senza voler guardare in faccia né il presente,  né  il futuro. Su Sky, nel pre-partita di Milan-Zurigo, si era gongolato alle parole di Florentino Peres, che  sogna di giocare la finale  di Champions League contro il Milan al Bernabeu e che, come i bambini,  si è appassionato alla squadra rossonera  perché ha vinto tanto.

L’amministratore delegato di AC Milan era andato in brodo di giuggiole:  “Pochi sanno che il Milan ha 18 trofei internazionali  - e 15 invece il Real . Molti mi accusano di continuamente ripetere questa storia, ma sono quelli che non li hanno vinti e che non sanno la fatica che si fa per vincerli, quindi io sono molto molto orgoglioso e continuerò  a ripeterlo per l’eternità, voglio dire, anche perché ricordiamoci che questo ciclo…  qualcuno ci dice perché non cambiamo i giocatori…  perché è difficile cambiare giocatori che dal 2002-03 al 2007-08 fanno 3 finali, semifinali, quarti di finale, vincono sempre loro il girone… è difficile, e quindi… quindi, bisognerebbe queste cose anche capirle”.

Nell’attesa di veder scendere in campo l’inedito Milan 2040-41 con le stampelle e le barbe bianche, ripeto a mia volta “per l’eternità” che alla Champions League 2006-07, conclusasi con un finale di commedia “a braccio” di Pippo Inzaghi,  il Milan non avrebbe neppure dovuto partecipare.

Ora, per quanto in casa rossonera ci si sforzi di ignorarli, gli ingredienti della crisi in grande stile ci sono tutti:  silenzio stampa (effettivo anche se smentito),  pareggio in extremis contro il fanalino di coda del campionato su pietoso intervento della dea bendata, il malcelato rimpianto, da parte dei tifosi, di non aver perso e di veder quindi rimandato il siluramento del povero Leonardo,  l’incombere dei nomi di Filippo Galli e Billy Costacurta fra i prossimi candidati alla panchina rossonera, lo spettro “zona retrocessione” sussurrato in sordina, per non farsi sentire neppure da se stessi, le voci di una cordata straniera che intenderebbe acquistare la Società, e via dicendo.

Ora, il Milan è atteso dal  Real Madrid, dalle conseguenze del caso Fininvest-Mondadori (che rischia di azzerargli le residue risorse finanziarie) e da un percorso di rinnovamento sportivo e societario tutto in salita. Per affrontare tuto questo, non basta certo suonare la musichetta della Champions negli spogliatoi, come fa Galliani

PS – IO CI AVEVO VISTO CHIARISSIMO GIA’ NEL MAGGIO 2007, ANCOR PRIMA DELLA FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE. CHI AVESSE LA MEMORIA CORTA, PUO’ RILEGGERE IL MIO “PEZZO PROFETICO”  E IL SUCCESSIVO ARTICOLO CENSURATO AI SEGUENTI LINK:

Pezzo profetico:

http://calcioparole.wordpress.com/2007/07/01/milan-campione-d%E2%80%99europa-2007-fu-vera-gloria-2/

Pezzo censurato:

http://calcioparole.wordpress.com/2007/07/01/15/

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MILAN FATTO IN QUATTRO

Pubblicato da ladycalcio su Domenica, Agosto 30, 2009

Le facce di Leonardo e Tassotti in panchina – e più ancora quelle di Galliani e Berlusconi in tribuna -, la dicono più lunga di mille analisi tecniche: sono l’emblema della disfatta del Milan, travolto da un insolito destino nel nerazzurro derby d’agosto. Una data, quella del 29 agosto 2009, destinata a rimanere impressa nella storia della stracittadina milanese non tanto per l’inedito, bensì per aver rappresentato una delle pagine più nere del “grande Milan”. Una data con tutte le credenziali per essere contrapposta, da parte dei cugini interisti, al 5 maggio e ai relativi sfottò a lungo subiti.

Il diavolo esce da San Siro con le corna a pezzi e cade rovinosamente dai piani alti della classifica a cui si era illuso di appartenere dopo la fortunosa prima di campionato. Il verdetto del campo è crudele, inoppugnabile, non lascia scampo ad appigli o a scuse di alcun genere. Ai tifosi del club più titolato del mondo, presi di mira dagli sfottò dei  cugini,  non resta che alzare bandiera bianca: “Non sparate sulla Croce Rossa”…”siamo a pezzi”… “siamo da Serie B”… commenta la fazione dei depressi.  Qualcuno guarda già avanti: “Ma al ritorno vedrai…” (“che magari andrà anche peggio”, gli fa eco un interista). Qualcun altro guarda ancora più avanti: “Io credo risorgerò”… intona un rossonero mistico parafrasando il noto canto della celebrazione delle esequie. Un amico milanista furbacchione che ieri sera non ha certo goduto, cerca di rifarsi a modo suo, abbracciandomi e stampandomi sulla faccia quattro appassionati bacioni rossoneri per consolarsi di altrettante pappine.

Cosa si è perso chi era ancora in vacanza! Abbandonato il calcio camomilla del pre-campionato, l’insolito derby agostano ci restituisce finalmente lo spettacolo del pallone, a cominciare dai rapidi capovolgimenti di fronte di una partita avvincente: inizialmente più lenta e macchinosa, l’Inter sembra ancora difettare negli automatismi a centrocampo. Poi, un’alternanza di emozioni: la bordata del neoacquisto Sneijder che illude i sostenitori nerazzurri, gli insidiosi contropiedi del Milan, Lucio che perde l’uomo e Mourinho che se la prende con i rilanci lunghi di Cesar.

Il siluro di Motta e il rigore trasformato da Milito non spiazzano soltanto il bravo Storari, ma mandano in barca un Milan che aveva fatto acqua per tutta l’estate. Fra i rossoneri non funziona più nulla: Gattuso, azzoppato, chiede ripetutamente il cambio, ma Seedorf, chiamato a rilevarlo, non indossa la maglia da gioco e non è pronto per la sostituzione. “Ringhio”, già graziato dall’arbitro Rizzoli con il giallo dopo un fallo in area su Eto’o lanciato a rete, entra duro su Sneijder e si fa espellere, mandando a quel paese Leonardo.

Cannonata di Maicon sul finire del primo tempo, e sono tre! Sugli spalti l’atmosfera è surriscaldata in tutti i sensi, tant’è vero che per Fabio Caressa (Sky), anziché il canonico tè caldo, “l’arbitro manda tutti a prendere qualcosa da bere”. L’Inter si sta già bevendo il Milan: funzionano finalmente il gioco palla a terra, gli schemi e le triangolazioni innescate dai neoacquisti Motta, Milito, Eto’o e Sneijder, che sorprende per  la padronanza e la tranquillità con cui esordisce nella stracittadina meneghina.

A metà del secondo tempo, dopo il 4-0 di Stankovic, i tifosi rossoneri cominciano a sfollare. Lascia gli spalti (e il posto vuoto in tribuna accanto a Galliani) anche Silvio Berlusconi.

“Stragode l’Inter” titola La Gazzetta dello Sport. “L’Inter umilia il Milan”, le fa eco Il Corriere dello Sport. Tuttosport ribadisce il concetto: “L’Inter schianta il Milan”.

Tuttavia, per gli interisti è ancora presto per illudersi: non dico che la sonante vittoria non faccia testo; il bel gioco dei nerazzurri si è visto, gli automatismi di squadra anche. E non dimentichiamo l’assenza di Cambiasso… Ma teniamo presente che il Milan è una squadra allo sfascio. “Domani è un altro giorno”: dichiara Mourinho a Sky nel dopopartita riprendendo le parole di Rossella O’Hara – e guarda già avanti.

Ladycalcio guarda per un attimo indietro al maggio 2007, quando era stata l’unica a pronosticare l’amaro declino degli allora Campioni d’Europa

Buona rilettura…

http://calcioparole.wordpress.com/2007/07/01/milan-campione-d%E2%80%99europa-2007-fu-vera-gloria-2/

http://calcioparole.wordpress.com/2007/07/01/15/

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GRAZIE A PAOLO MALDINI

Pubblicato da ladycalcio su Giovedì, Maggio 28, 2009

È raccapricciante che un campione come Paolo Maldini, uno dei giocatori più rappresentativi del nostro calcio, abbia subito una contestazione così gretta e meschina in occasione della sua partita casalinga d’addio.

Mi riferisco agli striscioni esposti domenica scorsa dalla Curva Sud durante Milan-Roma, che a distanza di giorni, non smettono di fare notizia e di scandalizzare i veri sportivi, al di là dei campanilismi.

Non voglio entrare  nel merito dei motivi addotti dagli ultras rossoneri per giustificare il brutto gesto: quest’ultimo mi pare vergognoso  da qualunque prospettiva lo si consideri. Maldini non meritava un simile affronto dal suo pubblico, né come giocatore, né come persona.

Beninteso, non tutti i sostenitori rossoneri hanno abbracciato la “protesta”, anzi.  Dispiace però che a farlo siano stati proprio coloro che si autoconsiderano come i fedelissimi dei colori rossoneri e che sostengono i loro beniamini con il tifo più acceso, quasi a fare del Milan una ragione di vita.

Maldini non meritava questa offesa sia per quanto ha dato al calcio italiano nei suoi 25 anni di Milan e in Nazionale, sia  per la sua serietà come professioniste e come uomo. “Maldini in campo 20 anni da rivale ma sempre da avversario leale”: queste le parole di ammirazione con le quali la Curva Nord dei cugini nerazzurri gli aveva reso omaggio nel corso di un derby. Lealtà, correttezza, professionalità: Maldini è stato – e rimane – tutto questo.

Lungi dall’essere una giustificazione, ma forse , il bruttissimo gesto della Sud è in parte frutto dell’esasperazione degli ultras rossoneri  nei confronti del brutto gioco espresso dal Milan in questa stagione e del relativo digiuno di vittorie, come confermerebbero gli striscioni volgari che la stessa Curva ha esposto all’indirizzo di Silvio Berlusconi .

Dalle pagine di Calcio e Parole, Ladycalcio si unisce a tutti i veri appassionati di calcio per dire grazie a Paolo Maldini e per augurargli una vita fuori dai campi altrettanto ricca di successi.

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MILAN WERDER DI PAURA

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Marzo 2, 2009

Potrebbe suonare scontato scrivere “io l’avevo detto”. Se non fosse che quanto da me detto -  anzi, scritto – nel maggio 2007  sulla vittoria del Milan in Champions League, a mio avviso immeritata, aveva sancito il mio “rosso diretto” dal Sito Ufficiale di Fulvio Collovati, la censura al mio commento su quell’incontro e … la nascita di questo blog. Potete leggere tutta la storia alla voce “La vergogna della censura”, accessibile dalla Home Page, cliccata nell’ordine delle 5 cifre e ripresa da più siti e community.

A quasi due anni di distanza, mi frego le mani. “Nel ricordo collettivo (rimarranno) i bagliori di una notte di festa a illuminare il buio di un’intera stagione”, avevo scritto prima della finale di Atene, preconizzando addirittura una vittoria rossonera frutto di “qualche situazione controversa sul campo o dell’ennesimo ‘colpo gobbo’ del destino” (vedi il braccio di Inzaghi).

Ragazzi, come ci avevo visto bene! Non per niente, già da allora avevo soprannominato quell’articolo “pezzo profetico”. Tutto questo, quando la stampa nazionale all’unanimità tributava elogi sperticati all’indirizzo del “grande Milan”, che a me appariva già sul viale del tramonto.

Un Milan che fino a un paio di mesi fa era ancora osannato sulle prime pagine dei quotidiani sportivi come “la squadra più blasonata del mondo”, con tanto di coppe, trofei e Scudetti in miniatura a fare da corollario ai titoloni. Li conservo tutti in un bel faldone, quei deliri di esaltazione. Avendo superato l’età per leggere le favole, mi fanno da surrogato.

Abbiamo Pirlo, Pato, Seedorf …. E come portiere il grande Dida … Che bisogno c’era di nuovi acquisti, secondo Adriano Galliani? Senza contare il tanto atteso ritorno di Sheva, incapace di riciclare se stesso e i sedicenti campioni dell’universo.

A riportare tutti con i piedi per terra, l’eliminazione dalla Coppa Uefa ad opera del Werder Brema, 11° nella Bundesliga, avvenuta in settimana. Peraltro, perdendo il treno europeo in perfetto stile Istanbul: dal vantaggio di 2-0, a 2-2.

Gira il vento dei toni giornalistici. “Eurostangata” titola il 27 febbraio La Gazzetta dello Sport, che solo il giorno 18 esortava: “Milan, falli Werder”. Il foglio rosa è talmente eloquente nella sua (tardiva) analisi, da contenere tutte le definizioni più calzanti all’attuale situazione del Milan: “suicidio Milan”, “profondo rossonero”, “fallimento” dell’annata in corso, “Milan imbarazzante”, “capolinea rossonero”, “povero diavolo”.

All’interno, Andrea Schianchi ammaina le bandiere tanto care a Galliani: “Più che imbarazzante l’uscita di Dida” sul 2° goal” …”Pato, dopo le fiammate iniziali, si spegne come una candela posata su una torta andata a male”… “Seedorf alza bandiera bianca”.

Germano Bovolenta rincara la dose con un’analogia fra il mare azzurro di Calabria che compare in uno spot di Ringhio Gattuso nell’intervallo della partita e i “Bronzi di Riace alti, imponenti, immobili” che riappaiono poco dopo sul campo.

Carlo Ancelotti, il tecnico del team più titolato del pianeta, ha l’aria di un cane bastonato e il merito di aver tenuto insieme,  per più stagioni,  una squadra alla frutta. Ora, recrimina sugli infortuni. Che dire allora dell’Inter manciniana?

A far più nero che rosso il Milan è giunta ieri la sconfitta di Genova. Dunque, se cliccando sul Sito Ufficiale rossonero appaiono le “figurine della settimana”, sarebbe più giusto parlare delle “figuracce della settimana”.

Il Milan è giunto inesorabilmente al capolinea. Se ne sono finalmente accorti anche i suoi tifosi, che per due lunghi anni erano rimasti accecati dai bagliori della notte di festa per la 7° illusoria Coppa e storditi dal concerto dei clacson. Ora, i fuochi d’artificio hanno ceduto il posto ai botti di Claudio Pizarro, Cassano e Pazzini, il concerto di clacson a quello di fischi. Le fitte ombre, illuminate d’immenso dalla lunga notte dell’intelligenza critica, ritornano a calare su Milanello, inquietanti e spettrali.

Il Milan del marzo 2009 è fuori dalla Coppa Uefa, a rischio di qualificazione per la Champions League apportatrice di vitali introiti (è incalzato persino dalla Fiorentina) e a – 12 dall’Inter. I cugini nerazzurri, per dovere di cronaca, sono stati protagonisti di un rocambolesco 3-3 contro la Roma in un posticipo serale segnato dal ritorno al goal di Crespo – un goal pesantissimo – e da strascichi polemici. Regalo all’Inter” titola oggi senza ritegno il Corriere dello Sport. I mass media sono unanimi nell’accanirsi contro la concessione del rigore ai nerazzurri e la gestualità un po’ plateale di Balotelli . L’Inter , non c’è che dire, è protagonista di repentine sbandate, oltre che di un preoccupante calo fisico-atletico. Ma ciò nonostante, non smette di suscitare le ire e le invidie degli avversari.

Nell’odierna rassegna stampa su Inter Channel, Roberto Monzani fa finalmente notare tre interessanti aspetti: 1) come i mass media stiano preparando un terreno fertile al Genoa, prossimo avversario dell’Inter in Campionato, evidenziando i torti arbitrali che avrebbe finora subito; 2) come nessuno riferisca dei cori razzisti dei sostenitori romanisti contro Balotelli; 3)come De Rossi andrebbe squalificato per le dichiarazioni rese nel post-partita.

Mi associo e mi aspetto un deferimento con mega-squalifica per De Rossi, magari in buona compagnia del suo mister Spalletti. Altrimenti, sbattete una buona volta in prima pagina l’ennesimo regalo alla Roma!

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Derby infuocato, temperatura – 11

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Febbraio 16, 2009

La settimana mediatica pre-derby era iniziata con l’incertezza della presenza di Kakà e la quasi certezza di vedere Materazzi in campo :-) . Era proseguita con il risentimento :-) agli adduttori di Maicon e i convocati nerazzurri stranamente proposti in ordine sparso anziché alfabetico :-) (si veda il mio ultimo post). Si era conclusa con l’indegna – a mio avviso – conferenza stampa di Mourinho, degenerata nella proposta di rendere nota la formazione ufficiale dell’Inter e di chiudere bottega senza concedere altre domande ai giornalisti presenti.

Calda anche l’atmosfera al Meazza, sebbene uno striscione reciti: “Temperatura prevista ore 22:30 - 11”. La Curva Nord rende sportivamente onore a Paolo Maldini: “Maldini: da 20 anni nostro rivale, ma nella vita sempre leale”. È il meritato omaggio all’ultimo derby del 40enne Capitano rossonero.

La sportività, ahimè, non sta invece di casa nei commenti TV. Su Sky, Fabio Caressa mi sembra a senso unico a favore del Milan, fortunatamente compensato dalla competenza tecnica e dalla classe di “zio” Bergomi. Lo stesso dicasi della Domenica Sportiva.

Sin dalle prime battute il Milan accusa pesantemente l’assenza di Kakà. Tuttavia, la squadra di Carlo Ancelotti sembra inizialmente avere schemi più solidi dell’Inter. A sconvolgere gli equilibri dei rossoneri arriva il vantaggio messo a segno da Adriano, viziato da un braccio che chiama in causa registi, moviolisti, opinionisti e doppiogiochisti. Per tutta la domenica sera (e anche il lunedì) ci si sbizzarrisce nella messa in onda di immagini dalle più svariate angolazioni, alla ricerca di un fermo immagine che avvalori la tesi della volontarietà. Se non ricordo male, non era stato esattamente così per la fatidica rete di Superpippo Inzaghi contro il Liverpool nella finale di Champions League 2007… (foriera della nascita di questo blog).

Questa settimana, il grido di dolore di Rosella Sensi sarà duplice: per l’Inter che prende il volo e per le 3 pappine rimediate dall’Atalanta.

Sul fronte milanista, il Dinho è bionico: l’Inter sembra avere l’effetto di disibernarlo. Raddoppia Stankovic e accorcia Pato, mentre Adriano si mangia clamorosamente il 3-0. Questo il primo problema irrisolto dell’Inter: le troppe occasioni sprecate. Il secondo riguarda l’assedio finale del Milan, che dimostra come la Beneamata non riesca ancora a vincere senza soffrire.

La chicca del postpartita è proposta ancora una volta da Mourinho, che porta con sé il baby Santon in conferenza stampa. Serata indimenticabile per il 18enne, in grado di tenere a bada nientemeno che Beckham, Pato e Pirlo e di chiudere gli spazi a calibri quali Seedorf, Zambrotta e Inzaghi.

Chi gli spazi se li è visti chiudere è il collega di retroguardia Materazzi, escluso persino dalla panchina. Una bocciatura piena, la sua.

Ammetto che mi ha fatto tristezza vederlo sdraiato, desolatamente solo, sulla panchina degli esclusi , con le lunghe gambe distese sul muretto. Le gambe corte le hanno invece avute, come previsto, le probabili formazioni dei giornalisti simpatizzanti, che ne avevano pronosticato la partenza da ritrovato titolare. Che strano, Matrix quando gioca lo fa bene, eppure non gioca quasi più. E nessuno dice nulla. È una questione di condizioni psicologiche?

L’immagine sopra descritta è raccapricciante, soprattutto ripensando al bel derby del Natale ’07 che l’aveva visto protagonista. Ma è più che mai  emblematica di quanto Matrix sia attualmente solo, o peggio, mal accompagnato…

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Pato offusca Beckham nel Milan dei bei ricordi

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Gennaio 12, 2009

Carlo Ancelotti ha la faccia scura. E non soltanto da ieri sera. Ho l’impressione che l’arrivo di David Beckham al Milan abbia costituito per lui più un grattacapo che un aiuto. Dove parcheggiarlo sul campo per poco più di due mesi? Quasi a convincere se stesso, il buon Carletto ne aveva ipotizzato l’impiego sulla fascia destra (OK), sulla fascia sinistra (già lo vedo meno bene), davanti alla difesa (boh…).

La smaccata operazione commerciale “impostagli” dalla Dirigenza rossonera trova spiegazione in un ventaglio di benefit economici: il merchandising innanzitutto, con gli introiti derivanti dalla vendita della maglietta n° 32, l’attrazione fatale degli spettatori (soprattutto delle spettatrici) sugli spalti disertati di San Siro, fino alle figurine Panini, in cui Beckham è rappresentato insieme ad altri 839 calciatori.

Già da prima del suo arrivo in Italia, lo Spice Boy aveva fatto notizia soprattutto a livello di gossip: la moglie Victoria, la suite principesca in un hotel nel centro di Milano, il Beckham Day, il rientro in Inghilterra su un volo privato… e via dicendo.

Le prime dichiarazioni rilasciate nel nostro Paese erano state la fotocopia di quelle di mille altri colleghi che l’avevano preceduto, all’insegna dello scontato. Per citare soltanto l’intervista di Ilaria d’Amico su Sky, il suo arrivo al Milan, di cui era sempre stato innamorato, era un sogno che si realizzava, una sfida, un’occasione imperdibile… e poi che onore giocare con Paolo Maldini… per non parlare della coppia da sogno Victoria-David: coppia unita, intesa perfetta, 3 figli eccezionali. Preziosissimi, imperdibili, i consigli della moglie, a cui era sempre piaciuta Milano…

Le prime parole in Italiano? “Bellissimo” e “buonasera”. Sorry se non conosceva O mia bela Madonina, ma l’imparerà. Perbacco, in milanese non potrà essere da meno di José Mourinho!

A “La Domenica Sportiva(Rai 2) del 21 dicembre, nel sostenere che alcuni giocatori del Milan non sarebbero stati felici del suo arrivo, Gianni Mura era andato “sotto la cintura” nel senso letterale del termine: “L’ha mostrato più o meno larvatamente Marco Borriello”, aveva affermato Mura sulla messa in onda di una provocante immagine pubblicitaria del superdotato Beckham in prorompente intimo, “che tra l’altro ha detto”: ‘ Ah, voglio proprio vedere quando saremo nello spogliatoio se quella pubblicità rispondeva al vero oppure no’. Gelosia sportiva? Gelosia di attributi? Non lo so”.

Ma dato che dallo spogliatoio non deve uscire nulla, sforziamoci di guardare l’aspetto tecnico della questione, anche se è veramente arduo.

Per mitigare la pressione in vista dell’incontro dell’Olimpico, Ancelotti aveva adottato un “basso profilo”, facendo credere che l’inglese sarebbe partito dalla panchina. Invece, quasi ad evitare perdite di tempo, Beckham è stato gettato nella mischia sin dall’inizio, timido neofita in una formazione rossonera che appare il pallido ricordo dello squadrone che si autodefiniva fino a poco tempo fa. Il Milan soffre le incursioni della Roma priva di Totti, sbanda vistosamente in difesa (complice l’assenza di Nesta), va sotto ad opera di Vucinic. Deve dire grazie soltanto a Pato e alla sua doppietta se ritorna dalla Capitale con in tasca un punticino. Il pendant rossonero di Balotelli, autore del 7° e 8° goal in questo campionato, salva la partita grazie alla sua velocità e ai suoi guizzi in accelerazione. Vucinic riporta in parità i capitolini con uno splendido tuffo sul pallone. Il Milan sbanda, cara grazia se non incassa la terza rete.

Beckham rimane in campo 89 minuti, mostra la sua innegabile classe, il tocco di palla vellutato che conosciamo, un paio di pregevoli cross al centro e … tanta buona volontà. Non fa certamente la differenza (come avrebbe potuto?); appare infatti statico. Il giudizio complessivo è da sufficienza , motivata, come fatto rilevare da Beppe Bergomi su Sky, dall’umiltà con cui si è messo a disposizione della squadra.

Una squadra da rifondare. L’avevo sostenuto ancor prima della finale di Champions League di Atene e mi avevano dato della visionaria. Ora, la formazione rossonera non è nemmeno più una squadra. Si regge sulle individualità Kakà e Ronaldinho, fatica a costruire il gioco, è impresentabile in difesa. Forse, Galliani avrebbe fatto meglio a chiedere a Babbo Natale un bel difensore nuovo di zecca, che lo salvasse dai – 9 di questo gelido inverno.

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BALANZONE SMASCHERA IL DIAVOLO ROSSONERO

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Settembre 1, 2008

Campagna acquisti stellare, “Trio delle Meraviglie” e tre Palloni d’Oro in prima linea: ci voleva il Dottor Balanzone, maschera bolognese, per smascherare le frottole del Diavolo meneghino e per diagnosticarne le “magagne”.

A dire il vero, il Club più titolato del Mondo qualche colpetto l’aveva già perso nel precampionato, culminato con le 5 pappine rimediate dal Chelsea e condito dalle batoste contro il Siviglia, il Manchester City e lo Sporting de Gijon, oltre che dallo 0 – 0 contro la Cremonese.

L’ultima sconfitta d’esordio dei rossoneri in campionato risaliva a 22 anni or sono (Milan-Ascoli 0-1 del 14 settembre 1986, goal di Barbuti). Certo, è presto per trarre delle conclusioni. Così come troppo presto la sponda rossonera del Naviglio aveva brindato, sabato sera, alla mancata vittoria dell’Inter di Mourinho a Genova.

La stessa facilità all’entusiasmo aveva illuso che il sorriso di Ronaldinho e il ritorno del mercenario Shevchenko potessero fungere da panacea per tutti i mali di una squadra in caduta libera. Non me ne vogliano gli appassionati rossoneri, ma lo sostengo sin da prima della fortunosa vittoria di Atene ’07, canto del cigno di una compagine già in netta parabola discendente: il Diavolo ha intrapreso da un bel pezzo il ritorno agli Inferi. Maestro dell’inganno, l’ha nascosto subdolamente abbagliando la schiera dei suoi irriducibili con lo scintillio degli ultimi ingannevoli trofei.

C’è chi queste cose non le vede e chi non le vuole vedere. “Non se l’aspettava nessuno”: queste le parole di Carlo Pellegatti nel suo servizio odierno a StudioSport (Italia 1). È anche il caso dei numerosi tifosi che hanno voluto illudersi sulle vere ragioni del ritorno di Sheva, accolto all’aeroporto come il Messia: un ritorno da panchinaro disperato a fronte dell’addio da mercenario che tutti ricordiamo.

O meglio: tutti, meno i tifosi rossoneri, che vuoi per la nota labilità di memoria, vuoi anch’essi per disperazione, hanno già dimenticato i “rancori insanabili” suscitati in loro dall’ucraino all’epoca dell’ignominioso abbandono.

E se il Dottor Balanzone è impotente contro tali amnesie, ha pur sempre messo sulla sua “balanza”, (la bilancia, appunto) le miserie rossonere, che toccano, ahimè, tutti i reparti: le papere di Kalac e Dida in porta, i “numeri” della difesa, la mancata intesa a centrocampo, la pochezza in fase di realizzazione. Balanzone si è così fatto giustizia sui troppi “camminatori” rossoneri che vagano per il campo, sui chiletti di troppo di Pato, sul vuoto lasciato da Kakà, punto di riferimento della squadra alle prese con un ginocchio che fa le bizze.

Pellegatti si consola tessendo le lodi di Ronaldinho, autore di “31 passaggi, 15 cross e 6 assist” -comunque non sufficienti per aver ragione, in casa propria, del Bologna – e afferma che “vedere giocare Ronaldinho regala le stesse emozioni di un parco di divertimenti”.

Buon divertimento, Milan!

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I GUNNERS ABBATTONO I CAMPIONI DEL MONDO

Pubblicato da ladycalcio su Mercoledì, Marzo 5, 2008

L’aria artica che spazza Milano gela gli entusiasmi del Milan e dei tifosi rossoneri. Il repentino capovolgimento di fronte meteorologico che ha investito il capoluogo lombardo prima di Milan-Arsenal, con il ritorno a temperature rigide dopo l’illusione dei primi tepori primaverili, rispecchia gli umori in casa rossonera. Completa la metafora la pioggia caduta prima dell’incontro, a spegnere i fuochi d’artificio delle recenti ingannevoli vittorie internazionali rossonere e gli ultimi impeti d’orgoglio di un diavolo da tempo malconcio. Di cocente resta solo la sconfitta, una sorta di “ritorno sulla Terra” in coincidenza degli ottavi di finale di Champions League.

I tiratori scelti Fabregas e Adebayor attingono al loro arsenale di colpi e stendono i pluriblasonati Campioni d’Europa e del Mondo. Torvi i visi dei giocatori e dei dirigenti rossoneri, in sordina le dichiarazioni. Una modestia affettata, lontana anni luce dai proclami trionfalistici di solo due e mesi e mezzo fa. Scuro in volto Ancelotti, imbronciato in tribuna Berlusconi, tradito dal suo team nel duplice proposito di vincere con il bel giuoco. L’unico a non tradirsi è l’irriducibile Galliani, che su Sky si aggrappa ai 2 trofei internazionali vinti nel 2007 e alla sua proverbiale eleganza nelle dichiarazioni: “ Auguro alla Roma o all’Inter di arrivare fino in fondo (alla Champions League, ndr), ma ricordo che nessuno riesce a trovare mai una finale di Champions da moltissimi anni; ma noi l’abbiamo fatto”.

Smaccatamente “soft” i titoli dei giornali, che tanto avevano esaltato “la squadra più titolata del pianeta”. Il Corriere della Sera: “Fine corsa”. La Repubblica: “Addio Milan”. Tuttosport (titolo in piccolo): “L’EuroMilan è finito”. Il Corriere dello Sport: “Milan, ora Lippi!” La Gazzetta dello Sport: “Milan, the End”. I toni scandalistici e disfattisti vengono evidentemente tenuti in serbo per dopo Inter-Liverpool.

Pacati ma eloquenti i commenti a StudioSport (Italia 1), dove si parla di un Milan “battuto e surclassato nel gioco”. Pellegatti e Serafini: “Qualcuno si era illuso che il Milan, sentendo la musica della Champions League (…) tornasse brillante, spettacolare e soprattutto spietato sotto rete”. Invece, la musica è cambiata e stavolta, neppure Pippo Inzaghi è riuscito a metterci una mano.

In un successivo servizio, Francesco Vecchi accenna a una Dirigenza rossonera “che della vocazione internazionale ha fatto la propria talvolta altezzosa ragione sociale e che degli introiti europei non può assolutamente fare a meno”, oltre che alla “necessità di intraprendere quel rinnovamento che forse il successo della scorsa stagione ha un po’ ritardato”. Argomenti già abbondantemente sviscerati da Ladycalcio.

La conclusione di Vecchi: “Che lo si voglia o no, ci si ritrova tutti in campionato, soprattutto di fronte al rischio di avere solo quello da giocare l’anno prossimo. Sarebbe, in effetti, un’esperienza interessante per il Milan, che potrebbe tornare ad apprezzare le emozioni dello Scudetto”.

Dopo aver invitato gli interisti a metterselo in quel posto.

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Ronaldo: dramma annunciato

Pubblicato da ladycalcio su Giovedì, Febbraio 14, 2008

Il rovescio della medaglia del calcio: così si possono considerare le drammatiche immagini dell’infortunio occorso ieri sera a Ronaldo, giunte nelle nostre case in diretta TV. Lacrime e dolore che fanno da contraltare ai trionfi e alle scene di gioia che vedono solitamente protagonisti i campioni del pallone e che non possono non turbare e non addolorare profondamente tutti gli sportivi.

È un dramma umano, quello di Ronie, che come in un incubo rivive lo stesso calvario dell’aprile 2000, quando a cedergli fu il tendine rotuleo del ginocchio destro: lo schiocco sinonimo di rottura, l’urlo di dolore, l’uscita in barella fra la costernazione di compagni e avversari. Il tutto, appannaggio del Mondo intero in tempo reale.

Quello propostoci impietosamente dalle telecamere non è il Campione del Mondo o il Pallone d’Oro Ronaldo , e neppure il ribelle che una sera d’estate del 2002, attratto da un effimero sogno di gloria spagnolo, fuggì dall’Inter e da Milano scortato dalla Polizia. È un ragazzo impaurito e indifeso, che spera invano di risvegliarsi da un incubo.

Perlomeno così mi appare, anche se non posso non considerarne l’infortunio come un dramma annunciato. I campanelli d’allarme non erano mancati. All’attaccante brasiliano mancava invece da lungo tempo la forma fisica, minata dall’evidente sovrappeso, da taluni associato alle cure per la tiroide, e dai continui guai muscolari. Si muoveva male, Ronaldo, goffo e appesantito, e l’aveva notato anche l’ultimo dei tifosi. Mi interrogo dunque su come lo staff tecnico e sanitario del Milan abbia potuto considerarlo idoneo a disputare una gara. Da tempo mi sono fatta una convinzione: essere atleti di spicco ricchi e famosi non significa necessariamente godere dell’assistenza e dei consigli migliori.
In qualche caso è meglio essere Mario Rossi, dilettante su un campetto di periferia senza preoccupazioni di pressione mediatica né di interessi degli sponsor.

La scena di Ronaldo che lascia il campo in barella è di quelle che rimarranno a lungo nella memoria, essendo per di più la fotocopia di quella di Lazio-Inter dell’aprile 2000. Giornali e TV ci raccontano dei compagni in lacrime, del gelo negli spogliatoi e della corsa in ambulanza verso la diagnosi dell’incubo. Ad attendere lo sfortunato campione, un’aeroambulanza per Parigi, la sala operatoria allestita d’urgenza dal Prof. Rolland, un’equipe di specialisti della riabilitazione al suo completo servizio e schiere di tifosi pronti a rimettersi in ginocchio davanti a lui. Oltre a una reggia principesca in Brasile per il dopocarriera.
Tutto questo, Mario Rossi non ce l’ha.

È prematuro interrogarsi sul prosieguo o meno della carriera agonistica di Ronaldo. A lui la decisione se smettere o se ritentare ancora una volta di risalire faticosamente la china. Il mio augurio va innanzitutto al pieno recupero della salute, bene sommo e impagabile.
In bocca al lupo, Ronie!

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Controcampo – KA-PA-RO, che vinca l’Inter non ci sto

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Gennaio 14, 2008

Riprende il campionato e ControCampo Diritto di Replica apre l’anno nuovo con un’ora di lavaggio del cervello sui 5 goal del Milan al Napoli, sull’esordio di Pato e sul “trio meravigliao” KA-PA-RO. Riecco il solito copione hollywoodiano della sfilata dei trofei, con il “Berlusca” in mezzo al campo a sfoggiare sorrisi e slogan prestampati. “Padroni del campo, padroni del bel giuoco“, pontifica, fiero del giorno da leoni dei rossoneri (si fa per dire) dopo cento da pecora (e il resto mancia): otto mesi senza più vincere una partita casalinga di campionato, con una sola rete messa a segno a San Siro da fine agosto. Ora, con la cinquina al Napoli, al Milan sembra di aver espugnato il Santiago Bernabeo…

Ma l’ubriacatura mediatica non finisce qui. Attorno a mezzanotte, ora delle streghe e dei programmi TV contrari al buon costume, Alberto Brandi innesca la discussione dei presunti aiuti arbitrali all’Inter e lancia una scheda di Francesco Vecchi che, per rifarsi ai voti tanto cari alla trasmissione, merita un “inclassificabile” senza appello.

Il “la” di Brandi: “È cresciuto il partito di chi dice che l’Inter è un po’ agevolata dagli arbitri (…) qualcuno addirittura parla di nuova Juve. Senza naturalmente fare paragoni con la Juve malata, ma utilizzando la cosiddetta ’sudditanza psicologica’”.

Il testo integrale del servizio di Vecchi: “Dai tempi di ‘Ti amo Campionato‘ molte cose sono cambiate. Quest’anno, persino Elio sarà costretto ad ammettere che favori per la Juventus non ce ne sono più. È finita l’epoca del campionato che non è falsato anche se a lui era sembrato. Oggi il fischio arbitrale è uguale per tutti, e casomai, a ben vedere, è un po’ più uguale per l’Inter. Inter, regina spietata del campionato, alla quale, come ad ogni regina spietata, è sempre meglio dare ragione. Gliel’ha data Girardi, oggi contro il Siena, gleil’ha data Saccani contro il Torino, gliel’ha data Damato contro la Lazio. Tre rigori e molti dubbi, quasi come se la sudditanza psicologica fosse trasferibile di capolista in capolista. Almeno, così dev’essere, anche perché non è il caso di scomodare certi paragoni con la vecchia Juve e con quella sudditanza che poi tanto psicologica non era. E siccome ci fa ridere l’idea del Morattopoli, ci fermiamo a quello che è un dato di fatto e non un’illazione: i rapporti fra l’Inter e l’uomo in maglia gialla sono migliorati, molto migliorati. Un tempo, per esempio, il fallo di Cordoba su Del Piero sarebbe stato rigore, quello di Chiellini su Ibra no. Oggi, almeno, nessuno dei due è stato fischiato. Insomma, il passato è passato e l’Inter può così prendersi ciò che è giusto e a volta anche qualcosa di più. Quest’anno, infatti, a dare una mano all’Inter sono stati, dopo Moratti, Mancini, Ibrahimovic, Cruz, Cambiasso eccetera eccetera, anche gli arbitri e le loro decisioni, che sono state, fin qui, indubbio pro Inter. Così è successo, per esempio, contro l’Atalanta, contro l’Empoli e contro i difensori che hanno abbattuto colossi come Cruz ed Ibrahimovic con un soffio (!), un frontale o un girotondo (!). Eccesso di premura, dunque, ci è parso, da parte dei fischietti, soprattutto dal momento che gli uomini di Mancini se la sanno cavare anche da soli, come dimostra una classifica schiacciante e una distanza dalla Roma di tanto così, tipo, come direbbe Elio, delle dimensioni di Rocco Siffredi”.


Sorride compiaciuto, Brandi, tanto più che i successivi interventi degli ospiti in studio puzzano di ‘preparato’ lontano un chilometro. È la sagra dell’indottrinamento e della faziosità. Che l’Inter non solo vinca, ma domini, è durissima da digerire.

Luisito Suarez: “L’arbitro quando ti vuol fregare non ti frega col rigore – l’arbitro intelligente -, se no vuol dire che è una patacca!”. Proprio come questa serata di Controcampo.

Cosa dire? Che il Cavalier Berlusconi, che ancora ieri è intervenuto sul problema dello smaltimento dell’immondizia di Napoli, farebbe bene a cominciare da casa propria, ossia da certi servizi-spazzatura di Mediaset.

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