calcio e parole

altre parole sul calcio (di Monica Morandi)

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“GRANDE INTER”: PASSAGGIO DI TESTIMONE ALLA PRIMAVERA

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, marzo 26, 2012


La vittoria europea della Primavera dell’Inter, che battendo a Londra l’Ajax ai calci di rigore ha conquistato la Next Generation Series, ha tutto il sapore di un passaggio di testimone fra l’ex-squadrone Campione d’Europa 2010, sconfitto 2-0 dalla Juve, e i nerazzurri di domani di Mister Stramaccioni.  È questo l’aspetto positivo che può consolare gli interisti in apertura di una settimana  destinata ad essere caratterizzata da nuove polemiche e dall’incertezza sul futuro di Ranieri.

Analizzare tecnicamente la prestazione della prima squadra a Torino equivarrebbe a ripetersi all’infinito.  Alla constatazione dell’ennesimo cedimento fisico dopo un primo tempo combattuto, c’è poco da aggiungere, se non che il derby d’Italia di stasera riapre il campionato della Juve da una parte e segna irrimediabilmente il fallimento della stagione dell’Inter dall’altra.

Dopo il goal dell’uomo-match Caseres, riecco infatti l’Inter allo sbando. Un’Inter in cui, come si dice nel calcio, “saltano tutti gli schemi”. E forse, non soltanto sul terreno di gioco. Un appunto sulle sostituzioni di Ranieri nel 2° tempo: non ho capito per quale ragione abbia tolto Obi (autore di un buon lavoro a centrocampo) e Poli (che effettuava la marcatura a uomo su Pirlo) lasciando in campo l’inconcludente Forlan.  Mi auguro soltanto che si sia trattato di una scelta tecnica, seppur opinabile, e non di un “collante” per saldare il “caso” della scorsa settimana…  In merito, Ranieri ci dovrebbe una spiegazione un po’ più articolata rispetto all’accenno alla stanchezza di Poli fatto su Sky…

Del Piero segna il suo 9° goal contro gli storici rivali e suggella la vittoria della Juve sul campo. Ma come non citare la sconfitta della civiltà sul minuto di silenzio per Michele Silvestri, il sergente italiano morto in Afghanistan, guastato da cori volgari contro gli interisti?

(La foto è tratta da inter.it)

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Il rigore di Pazzini e quello alla Juve: la domenica calcistica nei commenti dei tifosi

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, dicembre 5, 2011

Sono reduce dal pranzo pre-natalizio di un noto sodalizio sportivo, durante il quale, come sempre avviene in queste occasioni, tifosi di opposte fazioni si sono prodotti in analisi,  sfottò e vivaci scambi di opinione.

Interisti,  milanisti e juventini  l’hanno fatta da padroni, in una giornata calcistica prodiga di polemiche e di spunti di dibattito.  I commenti non sono quelli degli opinionisti Sky, bensì i pensieri di tifosi di diversa fede che lascerò anonimi. Rappresentano tuttavia lo spirito genuino  degli appassionati e lo specchio di quanto, con parole più tecniche,  viene commentato da stampa e TV.

Ve li ripropongo così come li ho sentiti,  in tutta la loro semplicità. Ma soprattutto,  con il loro fondo di verità.

” Io se il rigorista è insicuro lo capisco immediatamente dallo sguardo. Ieri sera, Pazzini aveva paura”.

“Mourinho li ha spremuti tutti e se n’è andato, sapendo che con avrebbe più vinto nulla”.

“Per almeno dieci anni, la scivolata di Pazzini farà la gioia di Paperissima e rimarrà in testa alla classifica del “Pippero” della Gialappa’s. Vai col liscio!”

“Chissà come se la ride Gasperini“.

“Zarate e Alvarez in discoteca fino alle 5 del mattino dopo la sconfitta (fonte QSVS, TL, ndr.): la dice tutta sulla professionalità dei giocatori e sul manico di Moratti”.

 ”L’espulsione di Capitan Zanetti ci fa capire che il nervosismo all’interno della squadra è giunto alle stelle”.

“Le critiche in pubblico ad Alvarez da parte di Ranieri denotano una situazione “calda”. Ancora una sconfitta e all’Inter scoppia il caos”.

“Faraoni , a vent’anni non finisce la partita per crampi. Ma che preparazione atletica gli fanno fare a questi?”

“Quando si vendono Eto’o e Balotelli e si acquistano Forlan e Castaignos,  la logica fine è questa”.

“Ufficialmente non restituiscono alla Juve lo Scudetto 2006, ma in compenso, le fanno vincere quello 2012″.

“D’accordo ammorbidire il terreno, ma perché a San Siro si ostinano a bagnare il campo di gioco immediatamente prima della partita, con il risultato di trasformarlo in una saponetta?”

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ANDREA AGNELLI E “IL BRUTTO DEL CALCIO”

Pubblicato da ladycalcio su martedì, novembre 15, 2011

L’avevo appena scritto: “Manca soltanto che (la Juve, ndr) chieda i danni per la retrocessione – e non meravigliamoci se questo avverrà”.

Andrea Agnelli brucia le tappe e già ci siamo. Il leader del nuovo corso bianconero ricorre al Tar del Lazio e chiede i danni alla FIGC per la revoca dello Scudetto 2006 assegnato a tavolino all’Inter.  Danni quantificati come segue (fonte Sky Sport 24):

calo titolo azionario:   133 milioni di Euro

calo valore del marchio bianconero:   110 milioni di Euro

mancata partecipazione alle coppe europee:   79,1 milioni di Euro

cessioni sottocosto:  60 milioni di Euro

mancati introiti dai diritti TV:  41,6 milioni di Euro

ritardo nell’edificazione del nuovo stadio:  20 milioni di Euro

Che fanno la bellezza di 443 milioni di euro. Noccioline!

Discorso escatologico e prossima fine dei tempi o semplice barzelletta?

Inopinabile è il  gusto barbino di Andrea Agnelli, che ha avanzato la richiesta proprio nel giorno della consegna del premio “Il Bello del calcio”, dedicato a Giacinto Facchetti, al Presidente dell’Uefa Michel Platini. Ed è tutto dire che persino l’ex -juventino abbia preso le distanze dalla bravata.

Secondo Agnelli junior, la mossa si inserirebbe in un piano in 7 “azioni”, alimentato dal tarlo della restituzione dello Scudetto 2006: quello che, in casa bianconera, è ormai diventato un parossismo cocciuto.

Per dirla con il Presidente della Federcalcio Abete: “Probabilmente, poteva essere individuato un giorno diverso. Ciò posto, ognuno ha il suo stile e la sua coerenza (…)”

Stile Agnelli, stile Juve. Quando si dice “Il brutto del calcio”.

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Per Napoli fu Moggiopoli, non Juventopoli

Pubblicato da ladycalcio su mercoledì, novembre 9, 2011

Questo è il primo round, il secondo sarà l’appello”. Il commento di Luciano Moggi alla sentenza di Napoli ci conferma  che, purtroppo, quanto alla definizione delle responsabilità per lo scandalo di Calciopoli siamo ancora in alto mare.

La sentenza del Tribunale di Napoli, che ha inflitto 5 anni e 4 mesi a Lucianone e pene minori ai vari Bergamo, Mazzini, Pairetto & Co, pur riconoscendo l’associazione a delinquere a carico dell’ex- Direttore Generale bianconero, scagiona dai fatti la Società FC Juventus.

Il “nodo” della sentenza è questo ed è un assurdo: viene riconosciuto colpevole dei fatti e condannato un ex-dirigente juventino, mentre la Juve viene dichiarata estranea all’intera questione e  alla relativa responsabilità civile, con conseguente decadimento dell’obbligo di risarcimento danni alle società vittime del “sistema Moggi”.

La Juventus – chissà come verrà giustificato nella motivazione della sentenza, attesa fra 90 giorni – è innocente, candida, bianca come la neve, estranea alla responsabilità oggettiva imputatale a suo tempo dalla Giustizia Sportiva.

I Giudici dovranno spiegarci come questo sia possibile stante l’implicazione di due suoi dirigenti (l’ex-Direttore generale Luciano Moggi  e l’ex-amministratore delegato Antonio Giraudo) nello scandalo delle intercettazioni e delle “ordinazioni” telefoniche degli arbitri consenzienti. Che fischiavano a favore di chi, Signore della Corte? :!:

Dovranno confermarci che il “poltronissimo” Franco Carraro, Presidente della FIGC all’epoca dei fatti, era partito per una lunga vacanza.

Nell’attesa che tutto ciò avvenga, la Juve fa la vittima. Gongola e annuncia ulteriori azioni. Rivuole lo Scudetto 2006. Manca soltanto che chieda i danni per la retrocessione – e non meravigliamoci se questo avverrà.

Ma come ha detto lo stesso Moggi, siamo solo al primo round. Chissà se purtroppo, o per fortuna.

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LASCIATE LO SCUDETTO 2006 ALL’INTER, LASCIATE IN PACE FACCHETTI

Pubblicato da ladycalcio su mercoledì, luglio 6, 2011

Era il febbraio 2008 quando scrissi “Carnevale bianconero“, il durissimo post sulla Juventus di cui vi ripropongo il link in calce. Nell’articolo sostenevo che la Juve, “graziata” con la retrocessione in Serie B dopo lo scandalo di Calciopoli, avrebbe in realtà meritato la C2. Per gli equilibri e per il bene del calcio, ritenevo indispensabile, da parte della Società e della tifoseria bianconera, un tempo di “espiazione”, una salutare pausa di riflessione su quanto accaduto, una lezione esemplare.

Cosa che non avvenne. Al contrario, accadde – o meglio, sta accadendo – ciò che avevo temuto. Il “nuovo corso”  targato Andrea Agnelli, anziché ripartire dando un taglio netto al passato e prendendo le distanze dalla Juve della “Triade”, ha fatto via via segnare un’involuzione verso i vecchi rancori e le vecchie ruggini, sfociati nel paradosso: la richiesta della revoca dello Scudetto 2006 assegnato a tavolino all’Inter.

Sull’opportunità o meno di assegnare il titolo alla seconda classificata in caso di squalifica della prima in uno sport di squadra come il calcio, sono già stati scritti fiumi d’inchiostro. Personalmente, più che mai data la portata dell’illecito bianconero, sono sempre stata favorevole al provvedimento.

In attesa della sentenza di Palazzi, mi limito a due brevi considerazioni.

1)      Lo “Scudo” a tavolino altro non fu che un  piccolo risarcimento simbolico dopo anni di angherie e imbrogli subiti, che mai potrà restituire all’Inter e ai suoi sostenitori le emozioni più belle e genuine legate a una vittoria: l’esaltazione di staccare le inseguitrici in classifica giornata dopo giornata, la consegna del trofeo sul campo, i cortei di auto per le vie della città con clacson e bandiere, la sfilata della squadra sul pullman, la prima pagina della Gazzetta dello Sport da incorniciare, dopo aver esposto la bandiera alla finestra. Ebbene: a dispetto di certe insinuazioni tendenziose, nessun tifoso dell’Inter poté festeggiare quella vittoria.

Tralascio, per questioni di spazio, due aspetti importantissimi: il discorso sul Totocalcio e , da parte della Società Inter, l’impossibilità, per anni, di accedere all’Europa che conta. E scusate se è poco.

2)      Con il secondo pensiero desidero esprimere il mio profondo sdegno per come la figura dello scomparso Facchetti sia stata strumentalizzata e vergognosamente data in pasto all’opinione pubblica sulla “base” di illazioni e stralci di conversazioni telefoniche avulse da contesto, che soltanto per rispetto a chi non ha più agio di difendersi non avrebbero dovuto essere rese pubbliche.

Il caro vecchio buon senso dovrebbe ispirare due semplici interrogativi: come poteva Giacinto essere l’uomo “influente” a livello arbitrale che ci raccontano … se la sua Inter, schiacciata dal “sistema” Moggi, altro non faceva che essere defraudata delle vittorie? Inoltre: sarà un caso che queste intercettazioni vengano proposte esattamente nel momento in cui la squadra nerazzurra è Campione del Mondo e la Juve tenta disperatamente di tornare in gioco dopo anni di limbo?

Non ci troveremmo in questa situazione se la Juve, come avrebbe meritato, fosse stata schiaffata in C2. Così non fu. “Purtroppo”, come scrivevo nel febbraio 2008.

Per tutte le precedenti considerazioni sulla Juventus e su Calciopoli, vi rimando al post menzionato:

http://calcioparole.wordpress.com/2008/02/07/juve-carnevale-bianconero/

(Il bellissimo gigabanner che ho pubblicato, che riporta la frase di Gigi Riva, è tratto dalla homepage del Sito Ufficiale di FC Internazionale,  inter.it)

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Inter-Juve: falso non soltanto lo 0-0

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, ottobre 4, 2010

Per dirla con Fabio Caressa (Sky), Inter-Juve: “è stata tutto meno che una partita da 0-0”. Spettacolare, veloce nelle fasi iniziali, è stata caratterizzata da vampate alterne e capovolgimenti di gioco. La Juve assetata di rivincita ha tentato di fare la partita, ma l’Inter, come al solito, è stata maestra nel riprendere le redini del gioco e nel disorientare l’avversario. Al di là del solo punto conquistato in casa (contro i tre conquistati a Parma dal Milan), la squadra di Benitez continua a sembrarmi la prima forza del campionato, non fosse altro che per l’imponente organico di cui dispone e per l’abilità con cui è in grado di cambiare repentinamente gioco e gestire palla.

È anche vero che, ieri sera, i nerazzurri hanno concesso troppo alle iniziative bianconere. Ciò che maggiormente mi salta all’occhio, è l’incredibile quantità di calci piazzati concessi alla Juve, che solo la bravura dei difensori nerazzurri ha evitato di veder trasformati in goal.

Volendo schematizzare l’analisi, l’incontro mi ha fornito 10 conferme:

1  Eto’o incontenibile. La punta camerunense conferma il momento di forma strepitosa.  Dirompente e incontrollabile, è inarrestabile nei suoi guizzi in profondità anche dopo lo spostamento a sinistra successivo all’entrata di Milito.

2 Luci ed ombre della difesa nerazzurra. Si riconferma – se mai ce ne fosse stato bisogno – la forza della coppia centrale, non importa se costituita da Lucio e Samuel piuttosto che da Lucio e Cordoba. Una forza della natura il brasiliano, bravissimo il colombiano, tanto più bravo se consideriamo i mesi trascorsi in panchina. Eppure, Ivan Ramiro entra immediatamente in sintonia con il gioco e con il compagno. Veloce, freddo e lucido negli interventi, si rivela provvidenziale in un recupero in extremis su Iaquinta. Inspiegabile la sua relegazione a riserva, quando verrebbe assai utile per concedere il meritato turnover a Lucio o a Samuel.

Male Chivu all’esterno. La Juventus penetra regolarmente sulla sua fascia. Il goal annullato a Iaquinta è la fotocopia di altre simili azioni che lo vedono mal piazzato o in ritardo. Decisamente meglio nel ruolo di centrale dopo l’infortunio di Cordoba e l’inserimento di Santon all’esterno. Nonostante l’emergenza difesa, il ruolo di Materazzi è ormai quello di spettatore privilegiato dalla panca.

3 Conferma Coutinho.  Il centrocampista classe ‘92 prende via via confidenza con il campo e con il ruolo di titolare. Deve migliorare il senso della posizione e la freddezza in conclusione, poi si potrà eventualmente parlare di lui come del giovane lanciato da Benitez.  Quanto a Biabiany, reduce dalla convincente prestazione contro il Werder, il discorso sul “nuovo Balotelli” è purtroppo rimandato.

4 Incertezza infortuni. Per Zanetti, nonostante l’ottimismo iniziale, si allungano i tempi di recupero. Thiago Motta, purtroppo  per lui, si riconferma un “lungodegente” cronico. Walter Samuel è atteso dopo la sosta. Sulle reali condizioni di Santon, riportato in campo dall’emergenza difesa, Benitez ha più volte glissato. Lucio si trascina da qualche partita un fastidio muscolare. Ieri sera, l’Inter ha lasciato sul campo anche Cordoba (stiramento al bicipite femorale) e Biabiany, vittima di una  “vecchietta”  (per fortuna, senza sindrome compartimentale ;-) ).  L’accenno mi riporta a Materazzi, al cui recente stiramento – e relativi dubbi amletici :-) – dedicherò un post a parte :D .

C’è chi imputa l’infermeria affollata al cambiamento di preparazione. Benitez, interpellato sull’argomento, ha messo in relazione questi infortuni con il concetto di ’”intensità” del lavoro.  Ladycalcio ne fa piuttosto un discorso di insufficienza della preparazione fisica di base e di scarsa cura del defaticamento (quando lo si sostituisce con due giorni di riposo, non ci si meravigli se poi finisce così) – concetti allargati al calcio in generale. Riparleremo più a fondo anche di questo.

5 Nervosismo . Muntari che lascia lo stadio dopo essere stato relegato in tribuna, Maicon che se la prende con la panchina quando Biabiany non ce la fa a rimanere in campo.  Episodi che, aggiunti al piccolo “caso Chivu” della scorsa settimana, fanno un po’ pensare… E siamo solo a inizio stagione…

6 Spauracchio Krasic. La punta bianconera fa reparto da sola. Corre, dribbla, crossa e conclude. È il pendente di Eto’o sul fronte opposto. In una Juve ancora alla ricerca di un’identità dopo i noti scandali, il nuovo Nedved rappresenta un vero punto di riferimento tecnico-tattico per il futuro.

7 L’inossidabile “Cuchu” Cambiasso. Intramontabile, l’argentino rimane un prezioso perno di centrocampo. Ieri si è particolarmente distinto per gli ottimi suggerimenti  di prima e per un paio di conclusioni a rete.

8 Felipe Melo ritrovato. La crisi dello scorso anno, quando era stato l’ombra di se stesso, viene ora imputata alle pressioni subite e alle difficoltà di ambientamento.  Vero o meno che sia, Melo si sta ora riconfermando come importantissima pedina di centrocampo, prezioso nella costruzione degli schemi e negli assist alle punte.

9 La classe di Del Piero. Gli anni se ne vanno, la classe rimane.  Impossibile non riconoscere che quando Alex entra, seppur a partita in corso, movimenta l’incontro creando gioco e occasioni.

10 Male, malissimo la Dirigenza bianconera. Quanti elogi fuori luogo al fair play ho sentito in questi giorni! Se i complimenti ai due allenatori per la gestione del pre-partita ci stanno tutti, mi sembra ipocrita sorvolare su altri aspetti assai meno edificanti.

Il peggio viene dalla Dirigenza bianconera, che perde l’ennesima occasione per tacere. In una lettera ai tifosi bianconeri apparsa sul Sito Ufficiale, il Presidente Andrea Agnelli parla di vittorie juventine “tutte meritate sul campo:-( . L’affermazione si commenta da sola. È soltanto l’ultimo atto di una serie di provocazioni che non fanno che rinfocolare i vecchi rancori.

Tornando alla partita, si sorvola bellamente sugli scontri fra tifoserie e sulla carica della Polizia a San Siro prima dell’incontro.  Si liquidano con troppa leggerezza i numerosi falli che a tratti hanno trasformato l’incontro in uno scontro. Si tace del solito coro ignobile intonato dai “tifosi” della Juve contro Materazzi e la mamma defunta – forte e distinto al punto da essere udito chiaramente anche in TV.

Nel dopopartita Sky, nel tipico italico stile “a tarallucci e vino”, Ilaria d’Amico domanda a Del Piero:Adesso siete amici, Inter e Juventus? Basta con tutta ‘sta rivalità pregressa”? Alex corregge immediatamente il tiro: “No, amici non è la parola giusta”. Oggi, la prima pagina della Gazzetta dello Sport parla di “pari della pace” e pubblica un abbraccio fra Chiellini ed Eto’o. Intanto, in tribunale, i legali zebrati si accaniscono per far togliere all’Inter lo Scudetto 2006

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Juventus-Inter “saccagnata” da Saccani

Pubblicato da ladycalcio su domenica, dicembre 6, 2009

Quando avevo saputo della designazione di Saccani come arbitro di Juventus-Inter, avevo storto il naso. Per quale ragione mandare un fischietto non internazionale e non esattamente con la fama di “cima” a dirigere il derby d’Italia? Chiedetelo a Collina.

A posteriori, non mi resta che abbinare il suo scadentissimo arbitraggio di ieri al verbo “saccagnare”, italianizzazione del milanese “saccagnà” e delle sue numerose sfaccettature: picchiare, malmenare, maltrattare, ma anche ammaccare, rovinare, eseguire male un lavoro. L’assonanza con il cognome calza a pennello con l’operato di Saccani in Juve-Inter: sbagli a ripetizione, penosi tentativi di “compensarli” aggiungendo errore ad errore, severità a senso unico,  mancanza di coraggio nei momenti cruciali e incapacità di tenere in pugno la partita, con il risultato di esasperare gli animi. Non per nulla, più che un resoconto di gioco, la cronaca di quest’ultima è un’accozzaglia di falli, scontri, errori arbitrali, decisioni controverse e risse.  Vediamoli tutti di seguito, in un’inusuale chiave di lettura dell’incontro.

Ad aprire le ostilità, le scaramucce fra Thiago Motta e Del Piero, che lasciano presagire la “qualità” della partita. Milito cade in area dopo un contrasto e poco dopo Samuel viene trattenuto da Cannavaro, ma per Saccani è tutto OK. Peccato che settimana scorsa, contro la Fiorentina, a Samuel fosse stato annullato un goal per un’analoga trattenuta su Dainelli. L’episodio si confonde con un contrasto Sissoko-Chivu, sul quale né l’arbitro né la moviola riescono a fare chiarezza.

Del Piero si tuffa su una “pettata” (per dirla con zio Bergomi) di Samuel. Saccani concede una generosa punizione da cui scaturisce il “gollonzo” (per dirla con la Gialappa’s) di Felipe Melo. 1-0 per la Juve, ma il “bello” deve ancora venire. Mourinho, spazientito, applaude ironicamente l’arbitro e gli dice “bravo” (si fa per dire) e “saccagnone” Saccani lo espelle. Baresi allarga le braccia e ha ragione: d’accordo che il mister nerazzurro è incorreggibile in questo “vizio”, ma per una volta, con quello che aveva sulla coscienza, il direttore di gara avrebbe anche potuto far finta di non aver sentito o al limite, avrebbe potuto redarguire Mou verbalmente. Tanto più che certi suoi colleghi l’hanno fatto per i ripetuti “vaffa” di Totti.

La partita si incattivisce e l’Inter, come sempre in questi frangenti, ci mette del suo. Muntari tira i capelli a Caceres che non ha accettato le sue scuse per un fallo subito. Peggio dei bambini dell’asilo: qui, al posto della maestra, interviene Gigi Buffon. Giallo meritato per Muntari e scoppio dei primi petardoni sugli spalti. Giallo anche per Melo per un brutto fallo su Stankovic.

Al 26’ Eto’o pareggia con un’insaccata in elevazione. Samuel,  diffidato, si fa ammonire per un fallo da dietro su Del Piero a centrocampo. Thiago Motta è protagonista prima di un abbraccio poco affettuoso a Caceres in area, poi di uno scontro “di coscia” con Del Piero. E mentre Diego si rotola su un fallo di Muntari, iniziano le schermaglie fra le due panchine.

La ripresa si apre con un abbraccio tra Zanetti e Ferrara e una stretta mano fra Cambiasso e il vice-Ferrara Maddaloni, che mi sanno tanto di fair play affettato…

Al 9’, goal Juve: Cesar non trattiene su un destro di Sissoko , Marchisio mette fuori causa un Samuel appannato e in difficoltà e fa il cucchiaio al portierone nerazzurro.  L’Inter si disunisce, la Juve riparte troppo facilmente.

Al quarto d’ora, fuori Muntari e dentro Balotelli. È un coro di fischi. Grosso stende Eto’o ed è giallo anche per lui. Julio Cesar in questo momento non riesce proprio a trattenere i palloni: su Diego, rischia il 3-1. Caceres prende le gambe di Balotelli e gli animi si surriscaldano. Sprazzo di fair play di Buffon, che dice all’arbitro di aver toccato la palla uscita sul fondo. In telecronaca su Sky, Fabio Caressa sottolinea che “i campioni si vedono anche da questo”. Henry docet…

Samuel, già ammonito, è graziato da Saccani dopo una trattenuta su Del Piero che sarebbe stata da secondo giallo. Caceres atterra Stankovic al limite dell’area. Ormai, l’Inter è lunga e sbilanciata. Nella Juve, “simpatia” Camoranesi sostituisce Del Piero. Scontro Grosso-Balotelli. Al 30‘, contatto in area fra Caceres e il piede Milito. Sarebbe penalty per l’Inter

Sul piano del gioco, gli juventini sono sempre più liberi e sempre più pericolosi nelle ripartenze. Entra Mancini per Cambiasso; Baresi non ha evidentemente di meglio. Preoccupa il Cuchu, di nuovo sostituito. Sta male? Fioccano le ammonizioni: è la volta di Amauri per un intervento duro su Stankovic e di Balotelli per proteste.  Protesta anche Cordoba dalla panchina per le perdite di tempo.

Il finale è incandescente: al 40’, spallata di Balotelli a Melo. Supermario simula la caduta e ne nasce una vergognosa rissa, con immagini da lotta greco-romana fra il campione  Buffon e Motta e con testata di Chivu a Sissoko. Melo finisce fuori per doppia ammonizione.

Ultimo minuto dei tempi regolamentari: sedata la rissa, Baresi gioca la carta della disperazione, mandando in campo il saltatore Materazzi al posto di Samuel. Gli insulti beceri al suo indirizzo sono chiaramente percepibili anche in TV, ma su questo si preferisce tacere. Qualcuno dice che si tratta di “frange”.  Si vede che il pubblico di Torino è molto “sfrangiato”…

Solo 4’ di recupero, nonostante la megarissa e le 6 sostituzioni. Baresi giustamente protesta.

C’è ancora tempo per l’ammonizione a Caceres per perdita di tempo, per uno scontro Grosso-Balotelli e per uno scontro fra l’uomo mascherato Chiellini e l’ex in maschera Materazzi, in cui il nerazzurro rischia di rimediare uno scalfo da urlo anche sulla fronte.

Grosso restituisce il pallone all’Inter, ma in profondità . I cori a Balotelli non cessano, ma si precisa che non sono di matrice razzista.  Con tutta la solidarietà nei confronti di Mario, va ammesso che il ragazzo, con i suoi comportamenti antisportivi, ci mette troppo spesso del suo per attirarsi le antipatie.  Resta un’amara constatazione. Si parla tanto di educare il pubblico. Ma quale esempio offrono i professionisti sul campo?

Nei commenti del postpartita su Sky, si preannuncia “una nuova settimana di passione per le squadre italiane”.

Mourinho, che  aveva iniziato la settimana con il silenzio stampa, con il silenzio stampa la termina. Ferrara è felice per la “vittoria meritata” (!)  e per aver salvato la propria panchina. Gli juventini gongolano per aver battuto l’Inter – come, non ha importanza.

Bilancio dell’incontro (o meglio, dello scontro): 7 gialli, 2 rossi, una megarissa, 2 rigori non fischiati all’Inter e l’ennesimo risultato fra Juve ed Inter più bugiardo di Pinocchio. Un copione in stile Juventopoli che speravamo di non vederci più riproporre. Intanto, le vergognose immagini stanno facendo il giro delle TV straniere, con particolare riguardo a quelle tedesche, molto attente ai prossimi avversari del Bayern e alle gesta di “Marcisio” e “Ciellini”.

Su Sky, Fabio Caressa aveva introdotto la partitissima con queste parole: “Oggi conta per tutto: per la classifica, per il campionato, per la fiducia, per i sentimenti, per l’orgoglio, ma conta anche per altro: per il nostro, calcio per la nostra immagine all’estero. Ieri abbiamo riconsegnato la Coppa del Mondo, prima del sorteggio. Da oggi, tutti insieme, lavoriamo per riprendercela. E allora dai, divertiamoci. Facciamo soprattutto vedere di cosa siamo capaci”.

Se ciò di cui siamo capaci è questo, possiamo andare a nasconderci.

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Juventus: non chiamatela più “Signora”

Pubblicato da ladycalcio su mercoledì, aprile 22, 2009

Le scuse fra i denti da parte di Cobolli Gigli, il goffo silenzio di Ranieri e infine, in un impeto di rabbia malcelata, il ricorso contro la decisione del Giudice Sportivo di far disputare Juve-Lecce del 3 maggio prossimo a porte chiuse, nell’improbabile speranza di trasformarla in una pena pecuniaria. Questo il corso inaudito degli eventi scatenati dagli insulti razzisti contro Balotelli in Juve-Inter di sabato scorso.

La mossa della Società bianconera è emblematica di ciò che la Juventus è realmente, in antitesi a ciò che vorrebbe sembrare: una nobile decaduta, e non soltanto nei valori calcistici. Il suo Presidente, assertore di un presunto nuovo corso, ha perso l’ennesima occasione per dare la vera svolta in termini di sportività.

Premetto che il personaggio non mi ha mai convinta: sotto la mano di vernice delle belle parole di circostanza, nasconde la ruggine di un astio divorante verso lInter, di un livore che non riesce a reprimere né a celare. È come un fuoco che cova sotto la cenere, un vulcano nell’anima perennemente in procinto di esplodere.

Non riescono a farsene una ragione, i bianconeri, di dover mangiare la polvere. Senza gli aiuti che sappiamo, l’ex-Signora del calcio italiano non riesce più a vincere . Ora, la Juve è la regina della faziosità, dell’indottrinamento,  dei commenti tendenziosi, figli della rabbia cieca e dello sfacelo dei valori. O forse, più semplicemente, del non voler guardare in faccia una verità che fa male.

Malafede o provocazione? Me lo sono domandata leggendo il titolo di ieri di Tuttosport (“Paga ancora la Juve”) e osservando le coreografie della curva juventina nell’incontro di sabato, che voleva 29 Scudetti “vinti sul campo”. Parole e immagini che danno il voltastomaco.

La Juve già era uscita a pezzi dalla decisione del Giudice Sportivo Tosel (che motivava il suo provvedimento con i cori reiterati provenienti non soltanto dai settori ultras, ma estesi a gran parte dello stadio), dal non aver tentato nulla per dissuadere i propri sostenitori dalle manifestazioni razziste, dall’essersi distinta per l’ennesima volta all’estero come vergogna del calcio italiano. Non appagata, si è lanciata per partito preso in un ricorso che, con tutta probabilità, è destinato ad essere respinto e a lasciarla“cornuta e mazziata”. Perché allora presentarlo?

Forse, allo scopo di alimentare quel lagnoso vittimismo che da tempo ne contraddistingue dirigenti e tifosi. Nel momento in cui il ricorso non venisse accolto, ci si potrà sempre autocommiserare affermando che, tanto, “paga sempre la Juve”, come ha già fatto Tuttosport.

Fra i primi a dare il bell’esempio (si fa per dire) Lapo Elkann, che il Corriere della Sera di ieri cita con la frase “Basta usare la Juventus come capro espiatorio”. Fra i sostenitori bianconeri, da segnalare l’allucinante intervista con un capo tifoseria condotta lunedì sera da Fabio Ravezzani a QSVS (Antenna 3). Secondo Christian – questo il nome del ragazzo – gli insulti a Balotelli non sarebbero stati di matrice razzista, bensì frutto di “leggerezza” nel lo scegliere un tema per fare il tifo contro. Tifo contro che, secondo il pazzesco “ragionamento”, verrebbe costruito ad ogni partita scegliendo, fra i giocatori della squadra avversaria, quello che offra il “pretesto” più immediato per essere preso di mira: il “negro” se scuro di pelle, il “terrone” se meridionale, il “pelato” se calvo, e via dicendo. Il tutto, condito da epiteti che non sto a ripetere.

È il momento delle proposte. Massimo Moratti medita il ritiro della squadra dal campo in simili circostanze, il Presidente della Federcalcio Abete l’opportunità di dare più poteri all’arbitro, le varie società si prodigano in iniziative simboliche come quella annunciata per giovedì sera dall’Inter, quando il secondo anello verde dello Stadio Meazza verrà occupato dai ragazzi di Don Rigoldi per il progetto “Io tifo positivo”.

In attesa degli eventi, Ladycalcio propone di cominciare a cambiare il soprannome della Juve: per favore, non chiamatela più “Signora”.

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La Juve non si smentisce mai

Pubblicato da ladycalcio su domenica, aprile 19, 2009

Uova e bottiglie contro il pullman dell’Inter, insulti e gestacci agli operatori dell’informazione di fede interista, cori razzisti contro Balotelli per tutta la durata dell’incontro e quell’improponibile gigantesco Scudetto numero 29 esposto dagli ultras bianconeri.

Questo, il biglietto da visita di Madama prima di Juventus-Inter. Il comportamento della Vecchia Signora sul campo non è stato tanto meglio. Su “Il Giorno”, Luigi Signori parla di una “Juve scarpona e paesana”. Definizione più che mai calzante, se pensiamo alle botte prese da Stankovic e Figo e all’espulsione di Tiago, per tacere di quella bestemmia di Nedved (quello che spaccò la gamba al numero 7 nerazzurro), udita chiaramente in diretta Sky a fine primo tempo, con il labiale prontamente tagliato dal replay alla moviola. Questo, lo stile Juve. Eppure, a fine incontro, Legrottaglie riesce ancora a fare la paternale a Balotelli.

Dimenticavo: il goal del pareggio bianconero arriva ai minuti di recupero del 2° tempo, anch’esso in perfetto stile Juve. Per conto mio, non mi stancherò mai di ripetere che dopo Calciopoli la Juventus avrebbe dovuto essere schiaffata in Serie C. Avremmo evitato, per un bel po’, di vederci riproporre squallidi esempi di antisportività come quelli di ieri sera e di dovercene vergognare davanti al Mondo.

La Juve in A incarna l’attuale pochezza di valori del calcio italiano sui campi e fuori. Sul “fuori”, stendiamo un pietoso velo. E sul campo? Domina l’Inter, la migliore in assoluto in un campionato mediocre. Il discorso è sempre lo stesso: la Beneamata fatica a segnare, spreca mille occasioni, è monotona e prevedibile negli schemi. A chi sostiene che a metà aprile con 10 punti di vantaggio il bel gioco non conta più, rispondo senza problemi che il bel gioco dell’Inter di Mourinho sto ancora aspettando di vederlo. Quali gli schemi dello Special One, al di là dei lanci lunghi e delle solite puntate sulle fasce con i cross al centro?

Il Derby d’Italia, insomma, ha messo in luce la povertà di valori del calcio italiano a tutti i livelli, confermata dalla nostra secca bocciatura europea.

Fra le note liete in casa Inter, spiccano il rientrante Julio Cesar, il “muro” Samuel (seppur calato nel finale) e la freddezza a rete di Supermario Balotelli, con il fermo immagine di quel suo virtuosismo di tacco riproposto oggi da stampa e TV. Mario – è vero -si fa provocare. Vero anche che è un talento ancora grezzo con un carattere difficile da plasmare. Tuttavia, meglio puntare sulla sua freschezza e genuinità che non tentare il recupero impossibile di Adriano. Lasciamo dunque che l’Imperatore ritrovi il sorriso al sole del Brasile. Senza farlo perdere agli interisti.

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Sentenza Gea: le vittime risarciscano i carnefici

Pubblicato da ladycalcio su venerdì, gennaio 9, 2009

La faccia da schiaffi, la grinta dei giorni migliori. Lucianone Moggi lascia l’aula di tribunale del processo Gea dalla porta posteriore, pronunciando le parole “sentenza vergognosa”. Esce dalla porta ma rischia di rientrare dalla finestra di quel grande circo che è ormai divenuto il calcio. Non entrerà purtroppo in carcere: la condanna a un anno e sei mesi per concorso e violenza privata con il vincolo della continuazione è coperta da indulto, risalendo i fatti a prima del maggio 2006.

È l’Italietta tipo “Paese dei cachi”, che oltre ai frutti maturi dall’albero fa cadere l’ipotesi di associazione a delinquere della Gea, il teorema del “sistema Moggi” e le ultime pericolanti facciate che ancora celavano pietosamente le vergogne di una Giustizia alla deriva. La montagna ha partorito un topolino, peraltro con il “parto” processuale più veloce nella storia della Repubblica Italiana. “Perché c’è stata efficienza da parte dei giudici”, incalza il figlio Alessandro, condannato a un anno e due mesi, anch’egli a piede libero. Tutto in discesa, dunque, o meglio, giù a picco nel baratro della trappola ideologica, che riabilitando la Società Gea, è destinata a precipitare nuovamente il calcio nella confusione più totale: quella della suadenza tendenziosa, della prevaricazione, della disonestà intellettuale, dell’indottrinamento.

La sentenza di primo grado spalanca nuovamente a cielo aperto la fogna calcistico-mediatica che a stento ci si era sforzati di coprire e che ha già ripreso ad appestare l’aria con i suoi miasmi. Sono trascorse poche ore dalla farsa e il Presidente bianconero Cobolli Gigli già rivendica gli Scudetti tolti alla Juve: “Se in futuro vedremo che ci saranno altre assoluzioni o sentenze miti, allora dovremo avere la coscienza che gli scudetti della Juventus sono 29 e non due di meno, che ci sono stati tolti”. Sulla rete, già gli fa eco la pletora dei sostenitori bianconeri più beceri, che rialzano la cresta e chiedono nientemeno che di essere risarciti per l’anno trascorso in B (!!!).

Che Calciopoli potesse finire a tarallucci e vino, l’avevamo temuto tutti. Ora, in vista del processo di Napoli, dobbiano temere il peggio:  che le vittime vengano condannate a risarcire i carnefici.

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