calcio e parole

altre parole sul calcio (di Monica Morandi)

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L’Inter va in Barça

Pubblicato da ladycalcio su Mercoledì, Novembre 25, 2009

Gli ingredienti della grande scuola ci sono tutti: spettacolarità del gioco, tecnica sopraffina, padronanza degli schemi e perfetto controllo di palla. Last but not least, una grande condizione atletica. Dopotutto stiamo parlando dei Campioni d’Europa in carica, apparsi decisamente fuori dalla portata dell’Inter dominatrice del campionato, sopraffatta su tutti i fronti: fisico, tecnico e mentale.

L’Europa boccia ancora una volta i nerazzurri: la supremazia del Barcellona orfano di Ibrahimovic e Messi è fatta di un pressing incessante, di un possesso di palla schiacciante, di mobilità, dinamismo, precisione nei passaggi e pregevoli tocchi di prima.  Gli uomini di Mourinho non creano, appaiono passivi e a tratti imbambolati e vengono regolarmente preceduti  sul pallone. Al di là delle disquisizioni su moduli e schemi, non mi stanco di porre l’accento sulla loro evidente inferiorità sul piano atletico.

Su Sky, Fabio Caressa parla di “una sola squadra in campo”. Per  Caressa, ad un certo punto, è “quasi un torello del Barcellona”. L’Inter “balla” sul campo e negli schemi. Nella ripresa, ci risiamo con il solito walzer di moduli e di uomini: Muntari per Cambiasso, esordio nel 2° tempo con il 4-4-2, poi  riecco il disperato 4-3-3 con il tridente. A 20’ dalla fine, fuori Stankovic e dentro Balotelli, poi, a completare la girandola delle sostituzioni, Quaresma per Milito.

È inutile che Mourinho recrimini sul mancato rigore su Eto’o sottilizzi sul diverso peso di questa o di quell’assenza nelle due formazioni. Dice bene su Sky, il mister:  “Loro hanno un ritmo più alto del nostro”. E ancora:  “nel primo tempo non riuscivamo a fare due passaggi”. Mou sottolinea inoltre la “velocità altissima” del Barça in fase offensiva. Salta all’occhio la differenza di passo, la netta inferiorità dei nerazzurri nella corsa. Prima ancora che le idee, all’Inter mancano le gambe. Sul piano della condizione atletica, il gap con le squadre europee è ancora enorme e i presupposti per colmarlo non sono certo i continui doppi turni di riposo elargiti a go go da Mourinho ai suoi uomini o le sedutine di mezza mattina tre volte alla settimana a interrompere la monotonia dei giorni liberi dei “nostri”. Serve una preparazione atletica da professionisti di livello internazionale e non da amatori.

Fedelmente al  copione, anche al Camp Nou arrivano i soliti gialli pesanti: Chivu, Zanetti, Motta (che rischia il rosso)… senza contare la brutta reazione di Milito su un fallo di Puyol : “falli di frustrazione”,  sempre per dirla con Caressa.  L‘Inter, completamente “in Barça”, perde la partita e la testa.

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Ranieri fa il piagnone

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Novembre 9, 2009

Sarà la scuola Juve, sarà che ha già assorbito lo stile lagnoso che regna alla corte di Rosella Sensi. Fatto sta che stavolta do ragione in pieno a José Mourinho, che interpellato sulle dichiarazioni di Claudio Ranieri dopo il pareggio di ieri sera fra Inter e Roma, ha detto:Senza sapere quello che lui ha detto, sicuro che ha pianto”.

Anche volendo pensare a uno sfogo a caldo in un momento di frustrazione (forse per aver mancato il colpaccio di battere i nerazzurri a San Siro?), è oltremodo arduo comprendere e giustificare l’invettiva contro i giocatori dell’Inter sortita ieri sera nel dopopartita dal mister romanista ai microfoni Sky. Eccone alcuni stralci, comprensivi di strafalcioni:

“(La Roma, ndr) è stata picchiata tanto, (i giocatori dell’Inter, ndr)  hanno fatto il doppio dei falli che abbiamo fatto noi… ma insomma, la prossima volta dobbiamo venire con le corazze… ne abbiamo prese tante, ne abbiamo prese! Lui (Mourinho, ndr) si lamenta sempre… come andavamo via a centrcampo, falli sistematici, tattici… se non si ammoniscono e non si buttano fuori gli avversari, continuano a farlo: sono grossi, potenti e prepotenti. Se glielo permettiamo, loro se ne avvantaggiano.”

“Sì, (De Rossi, ndr) dovrà essere operato. Ringraziando Vieira (recatosi negli spogliatoi per scusarsi, ndr), lo confermo. Lui con i gomiti alzati ci salta spesso e volentieri, in Inghilterra veniva buttato fuori…”

“Se ci va bene anche il primo contropiede, a quest’ora (l’Inter, ndr) sta piangendo… :-)   La Roma ha cercato di far gioco, l’Inter si è buttata là davanti ma non ha fatto nulla”.

“Quello che volevamo fare era ripartire ogni volta, però hai visto che quando ripartivamo, insomma, era sistematico il fallo per interrompere la nostra  azione… Diventa difficile eh, con tutte le assenze che hai, con tutte le problematiche che un allenatore ha, viene a giocare contro l’Inter, per cui, se (Mourinho, ndr)si lamenta…”

“Quando una squadra cerca di venir via con fraseggi rasoterra e sistematicamente gli :-) viene fatto fallo, ‘somma, una volta, due, gli arbitri dicono che cercano di capire il senso del gioco e tutto… Ecco, qui c’era una squadra che giocava a calcio contro un’altra che non ha giocato a calcio, che ha sistematicamente fatto falli tattici per non farci ripartire, per cui era difficile, onestamente”.

“Io sono molto soddisfatto del gioco che ha prodotto la squadra . Certo che uno vuole sempre di più. Vorrebbe appunto che quando parte in contropiede, riesce a portarli a termine :-) . Se non ci siamo riusciti non credo che sia stato per il nostro gioco, ma credo che sia stato fatto proprio  un gioco scientifico: ogni volta che andavamo via in palleggio venivamo sempre atterrati – o da davanti o da di dietro :-) ”.

“È proprio che ogni volta era sistematico. Noi partiamo, cerchiamo di andare in contropiede (…) tu gli riparti :-) giocando a calcio e loro in difficoltà ti buttano giù…insomma questo questo questo… è un gioco sistematico, per cui va punito (e un allenatore che fa simili dichiarazioni, non andrebbe deferito? ndr).

C’è poco da fare, (l’Inter, ndr) è una squadra fisica, tanto di cappello, però, insomma, contro una squadra tecnica che la mette in difficoltà bisogna che l’arbitro debba privilegiare :-) :-) chi cerca di giocare a calcio”.

Comprensibile l’imbarazzo di Massimo Mauro e dello studio Sky, stando ai cui dati, l’Inter avrebbe effettivamente commesso il doppio dei falli della Roma (26 contro 13). È stata una brutta Inter, siamo d’accordo. L’ha ammesso in tutta onestà lo stesso Mourinho. Un Mourinho impeccabile, quello che ha parlato ieri sera nel dopopartita Sky. Un Mourinho che, a onor del vero, questa volta mi è piaciuto: per la pacatezza con cui si è espresso, per l’onestà nell’analisi sulla deludente prestazione dei suoi uomini… Non da ultimo, per il modo sincero e immediato con cui ha affrontato il discorso su Balotelli.

Eppure, Ranieri ha trovato ugualmente da ridire: “Lui (Mourinho, ndr) è grandioso; lui è grandioso perché la gira e la rivolta e c’ha sempre ragione.” Dulcis in fundo: “E mi sorprende che Mourinho si lamenti dell’arbitro. Eh, veramente, non c’è più religione…”.

Ranieri ce ne ha dato dimostrazione.

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Le parole di Fabio Caressa prima di Dinamo Kiev-Inter

Pubblicato da ladycalcio su Sabato, Novembre 7, 2009

Alcuni lettori mi hanno scritto chiedendomi se fosse possibile  riproporre le parole pronunciate da Fabio Caressa in apertura della telecronaca diretta Dinamo Kiev-Inter su Sky, ritenendole  cariche di significato e di buon auspicio.

Volentieri ve le ripropongo, poiché effettivamente suggestive:

“Arriva il buio. Mamma, ho paura! Il lumino non basta. L’armadio scricchiola. Mamma, ho paura!

L’uomo nero può anche essere biondo. Può aver segnato 14 goal, ma arriva sempre la notte in cui si vincono i demoni in sogno. Li scacci con la pistola da cowboy, la spada di Zorro, la bacchetta di una fata.

Quella è la notte in cui si comincia a crescere. Mamma, stasera non si può avere paura”.

(Fabio Caressa su Sky, 4 novembre 2009)

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Pazza Inter disperata passa a Kiev

Pubblicato da ladycalcio su Giovedì, Novembre 5, 2009

Che Angelo Moratti da lassù ci abbia messo una mano? Avrebbe compiuto 100 anni oggi, il Presidentissimo della “grande Inter”. Uno che di coppe se ne intendeva…  Sta di fatto che in occasione del suo 100° compleanno, la sua Inter ha la meglio sul virus H1N1 e sul virus Champions, spezza l’incantesimo dell’anno in bianco di vittorie europee e passa a Kiev.

È la pazza Inter dai mille volti e, ahimè, dai mille moduli, cambi di rotta e cambi in corsa:  la pazza Inter che “manda allo sbaraglio” gli infortunati nel gelo ucraino, che pressa e arriva in area di rigore ma non sfonda, che va in svantaggio, sbanda, soffre e fa soffrire, che spende molto e sbaglia troppo…  “Sta divorando l’impossibile, l’Inter, esclama Fabio Caressa nel 2° tempo su Sky: Eto’o, poi il palo di Samuel, il diagonale rasoterra di Balotelli, poi ancora Eto’o di testa, e nuovamente Eto’o al 33° …

Ma è anche la pazza Inter di un secondo tempo in formidabile rimonta, benché costellato di errori, delle tre punte all’arrembaggio, del gigantesco Lucio, del carro armato Maicon… la pazza Inter del coraggio e del cuore, della maledizione spezzata, dell’ennesimo fantastico uno-due dei suoi gioielli Milito e Sneijder, di un goal rocambolesco con il quale – così ci piace immaginare – una mano invisibile ha ricompensato undici e più esausti uomini, che avevano dato l’anima, di tante sterili fatiche. Un goal che proietta la squadra di Mourinho dalla disperazione più nera al primo posto nel girone, a dimostrazione di quanto i valori del calcio siano aleatori e legati a un filo.

Un goal che può cambiare una stagione e un match improntato al dualismo anche nell’interpretazione.  Vista con il cuore o tecnicamente, infatti la partita dei dualismi si ribalta nei valori. La vede con il cuore Gianluca Vialli, nei commenti del postpartita su Sky: Mourinho è stato bravissimo perché ha capito che a un certo punto della partita non era più il caso di concentrarsi su moduli e tattica. Bisognava soltanto togliere le briglie a questa squadra e farla giocare in maniera, passami il termine, un po’  fanciullesca, con grande coraggio, grandi emozioni, grande cuore. E lì abbiam visto l’Inter più bella, che si è buttata in avanti ed é riuscita, in maniera un po’ rocambolesca ma secondo me meritata, a fare 2 goal e a vincer la partita. Il 2° goal dell’Inter potrebbe veramente aver dato quella svolta, che da qualche tempo noi stavamo già aspettando, di un’Inter grande anche in Europa”.

Ma attenzione: non sempre con il cuore si vince. E neppure con la forza della disperazione. Soprattutto, nel calcio, non sempre una mano provvidenziale ti viene in soccorso, graziandoti, in tre splendidi minuti, da un’eliminazione pressoché certa, frutto di tanti – troppi – precedenti errori.  Sforziamoci dunque di vederla con occhi più distaccati, al di là dell’euforia come del disfattismo. Se davvero l’Inter vuole crescere, sia sì soddisfatta dei miglioramenti conseguiti, ma si mantenga lucida nell’analisi e non permetta che l’esaltazione del momento passi un pericoloso colpo di spugna sulle sue arcinote pecche tecnico-tattiche e sui voli pindarici di Mourinho in fatto di moduli e uomini. Come dimostrato, i valori del calcio sono aleatori e legati a un filo, che per grazia ieri sera non si è spezzato ai troppi rischi presi dai nerazzurri, né agli sbandamenti da brivido di quell’assurda difesa a 3 azzardata da Mou nel finale di gara, e neppure sugli interventi duri di Stankovic (a sua volta  graziato due volte all’arbitro per falli di gioco), sulle ammonizioni dei due centrali difensivi o in conseguenza alle marziane guarigioni-lampo di giocatori che – si diceva – non sarebbero neppure partiti per Kiev… Aspetti che prima o poi  presentano il conto.

In questo day-after, la soddisfazione è comunque più che legittima. Inconfutabile è l’aspetto psicologico, che ha visto finalmente l’Inter sbloccarsi in coppa. I nerazzurri ripartiranno il prossimo 24 novembre a Barcellona, forti di 6 punti nel girone e di un ritrovato coraggio…

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Inter-Palermo: vincitori e perdenti

Pubblicato da ladycalcio su Sabato, Ottobre 31, 2009

Il Vincitore morale di Inter-Palermo (5-3) è  Walter Zenga, accolto trionfalmente dalla “sua” Curva Nord e da tutto il pubblico dello Stadio Meazza. Walterone è nel contempo l’idolo della tifoseria nerazzurra, il vecchio amico e il futuro destinatario della panchina dell’Inter, a cui dà appuntamento a dopo l’esperienza palermitana in una sorta di scaltra autopromozione. Anche se non da vincitore, Zenga esce vincente da San Siro per lo spirito combattivo e la grinta inculcata nel suo Palermo, in grado di reagire al poker di goal subito nel primo tempo  e di segnare 3 reti in 19 minuti in casa dei Campioni d’Italia. Spigliato in conferenza stampa, grintoso e carismatico, l’indimenticabile Walterone ha un posto di diritto nel cuore di ogni interista.

La vincitrice sul campo è l’Inter, che dopo prorompenti sprazzi di gioco alternati ad altrettanti di pazzia (“Credo che abbiamo fatto ricordare la canzone Pazza Inter”, dichiarerà Javier Zanetti), ne esce con tre punti all’attivo e si stacca dalle inseguitrici. Purtroppo, i nerazzurri sono anche quelli del blackout del 2° tempo perso per 3-1, quelli “a corrente alternata” che oggi dilagano in campionato e un paio di giorni dopo  si bloccano in Europa. Dove mercoledì li attende la Dinamo Kiev

Vince anche il pubblico. Chi ha deciso di spendere i soldi per il biglietto e di recarsi allo stadio in una serata infrasettimanale, viene ripagato da 8 goal.

Perdenti sportivi sono il nostro campionato e, più in generale il calcio italiano, non più in grado di offrire alcuna alternativa allo strapotere dell’Inter. Alla Beneamata, la mancanza di avversarie all’altezza costa carissima in Europa, data l’assenza di validi parametri tecnici e fisico-atletici con cui confrontarsi.

Perdente un po’ meno sportivo è il Presidente del Palermo Zamparini, che non perde l’occasione per polemizzare e recriminare.

Il perdente la faccia è lo staff medico dell’Inter, che spedisce in campo febbricitante il 19enne Balotelli , previa  somministrazione di un farmaco a base di paracetamolo (un principio attivo con effetto antipiretico ed analgesico).  All’inizio del 2° tempo, Supermario si accascia, accusando i sintomi di una crisi allergica. A fine gara, ai microfoni di Sky, Mourinho parla di “temperatura altissima”.

Il fatto mi sembra doppiamente grave. Stando alle parole del mister, mi meraviglio innanzitutto che il ragazzo sia stato fatto giocare in presenza di uno stato febbrile significativo, con tutti i rischi del caso, primi fra tutti quelli legati al ritmo cardiaco e al meccanismo di termoregolazione.

Teniamo presente che la temperatura interna dell’organismo sale già fisiologicamente durante l’attività fisica. Questo, per favorire le reazioni biochimiche che facilitano il lavoro muscolare, la vasodilatazione (volta a migliorare l’apporto d’ossigeno ai muscoli) ed altri importanti parametri muscolari e cardiovascolari. Correre con la febbre significa indurre nell’organismo un “doppio rialzo termico”, che rischia di mandare in tilt il meccanismo di termoregolazione e – nei casi più gravi – di sfasare il ritmo cardiaco. Il cuore, già stressato dall’accelerazione dei battiti indotta dalla febbre, viene sottoposto allo sforzo della corsa, che induce a sua volta un forte aumento della frequenza cardiaca. Doppiamente stressato, il muscolo cardiaco è altresì costretto al grosso sforzo di dover pompare quantità maggiorate di sangue dai muscoli alla pelle, per favorire l’eliminazione del calore attraverso essa e scongiurare il surriscaldamento dell’organismo. L’eccessivo aumento della temperatura corporea implica ovviamente dei rischi, soprattutto a livello cardiaco e del sistema nervoso.  Senza contare il rischio di infortunio a cui viene esposto l’atleta, altamente maggiorato in dette condizioni.

In secondo luogo, mi domando se il farmaco somministrato a Balotelli  immediatamente prima della gara non fosse mai stato sperimentato in precedenza sull’atleta (omissione imperdonabile, nella gestione di un professionista!) o se perlomeno non fossero state accertate eventuali allergie del giocatore nei confronti di quel principio attivo. Il povero Supermario, visibilmente allarmato, aveva già mostrato le mani alla panchina. Nessuno aveva intuito uno dei sintomi più significativi della reazione allergica?

Intervistato da Sky, il medico dell’Inter, Prof. Franco Combi, parla di “reazione pruriginosa al farmaco”, impiegato per abbassare uno “stato febbrile leggero”  (!?).  Per Mourinho, la temperatura era “altissima”.

Giunge l’infortunio al piede per Eto’o. Il Prof. Combi a fine gara su Sky:Eto’o ha avuto un risveglio di dolore al piede (meno male, non un risentimento :-) !), però sta bene, non c’è problema”. “Nessun problema in vista Champions?” gli viene domandato.  Combi fa il brillante: “No, neanche adesso non ce l’ha”.

Eto’o poco dopo ai microfoni di Sky alla domanda “come stai?”: “Con mucho dolor”. Ma il pompiere-capo…, pardon, il responsabile dell’area medica nerazzurra,  è sicuro di recuperarlo per domenica contro il Livorno. Del resto, da un luminare che risolve una sindrome compartimentale acuta :-) con un’incisione di soli 2 cm :-) , ci si può aspettare qualsiasi miracolo.

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Mourinho e i giocatori con l’”amico giornalista”

Pubblicato da ladycalcio su Mercoledì, Ottobre 28, 2009

Cito dall’odierna conferenza stampa di José Mourinho, che alla vigilia di Inter-Palermo ha approfondito il suo concetto di turnover:

“Ovviamente, quando un Cordoba ti risponde in campo come ha risposto, un Vieira ti risponde in campo come ha risposto, l’allenatore, dopo, fa anche fatica a decidere se loro sono titolari o se loro entrano nel turnover. In questo momento, dopo, il giocatore ti crea un problema bellissimo, ti crea un problema che tu vuoi veramente avere (…)”.

“E per questa ragione, ovviamente, in una di queste due partite, Cordoba giocherà di nuovo: o gioca domani, o gioca con il Livorno… e Patrick lo stesso, o gioca domani di nuovo, o giocherà col Livorno… perché questa è la pressione che mi piace che un giocatore mi faccia. A me, quando un giocatore va al mio ufficio …knock knock knock (bussa alla porta, ndr.)… ‘io non sono soddisfatto, io voglio giocare, io devo giocare di più’… o quando chiede a un amico giornalista: ‘Scrivi qualcosa di me, scrivi che io devo giocare di più’ o ‘io ti dico la squadra che gioca domani ma tu scrivi qualcosa di positivo su di me’… questo non mi piace….”. “ A me piace veramente che un giocatore in campo dica all’allenatore: ‘io voglio giocare’ e dimostri per che ragione vuole giocare”.

A chi si riferiva? Mou ha detto il peccato ma non il peccatore… Ciascuno scorra la lista dei convocati per Inter-Palermo, le ultime formazioni nerazzurre scese in campo e il minutaggio di ciascun giocatore. Poi, si faccia liberamente la sua idea…

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Inter militodipendente?

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Ottobre 26, 2009

Squadre schierateTabellone 2-1

Sabato sera, a San Siro, mi aspettavo qualche festeggiamento a Javier Zanetti. Giunto alla sua 476^ presenza in campionato in nerazzurro, il Capitano ha eguagliato nientemeno che Giacinto Facchetti. Invece, niente premiazioni né coreografie. Soltanto l’ennesima fascetta commemorativa…

Mi aspettavo di più anche dalla partita, quanto mai deludente sul piano del gioco e decisa dagli errori dei rispettivi portieri: lo svarione di Campagnolo sull’1-0 di Muntari e il pasticcio di Julio Cesar nel finale, terminato con l’atterramento di Plasmati e il rigore trasformato da Mascara. Sarà un influsso del momento. Prima Dida in Real-Milan, poi i numeri di Hans-Jörg Butt in Bordeaux-Bayern, con un calcio di rigore provocato e due parati dall’estremo difensore dei tedeschi.  Speriamo che il bacillo non contagi anche Giulietto Cesar, il mio personalissimo “Pallone d’Oro”!

Tornando ad Inter-Catania, osservo mestamente la Beneamata dagli spalti, domandandomi come possa essere la stessa squadra dei 5 goal al Genoa. È irriconoscibile. Non ha un gioco. D’accordo, mancano uomini importanti come Milito e Motta e in più, Mourinho ha attuato il turnover. Ma la causa del non gioco non può essere quella.  Come attaccarsi a questa scusa in presenza del mastodontico organico da doppia rosa voluto da Mourinho?

Continuo ad osservare, concentrandomi sui singoli dettagli tecnici di cui si riempiono la bocca  giornalisti e commentatori:  la squadra è carente nella propulsione sulle fasce? È troppo lunga o troppo corta?  Difetta nelle ripartenze? Oppure è un problema di linee, di schemi o di quant’altro si voglia?

Non voglio esagerare, ma in questa serata sarebbe più facile dire cosa funziona: pochissimo. Per di più, contro un avversario di caratura decisamente modesta. Riassumiamola senza tanti fronzoli: l’Inter è lenta, macchinosa, senza idee. Non corre, non verticalizza, non crea movimento senza palla. Ci risiamo con i passaggi indietro, con la manovra che non avanza, con i giocatori fermi sulle gambe che non corrono. Mancano gli spunti e le idee.  Emerge ancora una volta Sneijder, che lotta su ogni pallone, si divincola fra gli avversari ed esibisce la sua prodigiosa “castagna”, che salva ancora una volta il risultato. Purtroppo, il suo infortunio muscolare (che lo renderà indisponibile per Kiev) rappresenta una grossa tegola per l’Inter.

Certo, con Milito era tutt’altra musica. Ma allora dobbiamo dedurre che il gioco dei nerazzurri sia affidato agli spunti, all’estro ed alla fantasia individuale? Ci rendiamo conto che ciò significherebbe un grosso pericolo in caso di defezione del singolo, oltre che il fallimento totale di chi siede sulla panchina?

Né mi è piaciuto Balotelli. Reduce dal pubblico rimprovero da parte del suo tecnico, Supermario avrebbe probabilmente desiderato rifarsi segnando un goal. Peccato che in certi casi il pallone sia meglio passarlo al compagno meglio piazzato, come il n° 45 nerazzurro avrebbe dovuto fare in più occasioni…

Ladycalcio si rifà della serata insipida gustandosi delle ottime lasagne e dei profiterol da sogno sotto la tribuna rossa.

Intanto, mentre domenica pomeriggio Telelombardia manda in onda un’esilarante antologia delle papere storiche di Dida, l’Inter si avvicina al delicatissimo scontro di Kiev, per affrontare il quale servono testa lucida e gambe scattanti. Eppure, anziché ripulire immediatamente i muscoli dei suoi uomini dall’acido lattico della partita con una seduta domenicale mattutina defaticante (come comanderebbero le più elementari regole della programmazione agonistica), Mr. Mourinho concede loro l’ennesimo giorno di riposo a casa.

Riposano così anche le tossine. Nei muscoli dei suoi gladiatori.

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Inter-Dinamo Kiev 2-2: nerazzurri in Purgatorio

Pubblicato da ladycalcio su Mercoledì, Ottobre 21, 2009

Non è l’Inferno, perché la competizione continua aperta per noi”, ha dichiarato ieri sera José Mourinho dopo il pareggio interno contro la Dinamo Kiev. La sua Inter, tuttavia, ultima nel girone con soli 3 punti in 3 partite, si trova sicuramente in Purgatorio. In campo europeo, ahimè, è il solito copione annunciato: dopo aver schiacciato sotto i cingoli gli avversari di campionato, in Champions League i nerazzurri ricadono nella mediocrità. Riecco la squadra senza personalità, titubante e sprecona,  i cambi di modulo in corsa del mister, la pioggia di cartellini gialli, e via discorrendo.

Potremmo riassumere così  lo spettacolo sempre uguale che si presenta ai nostri occhi in occasione degli incontri internazionali dei nerazzurri, ma quali le cause, una volta per tutte? Gli opinionisti televisivi e della carta stampata si sbizzarriscono in analisi tecniche su moduli, possesso palla, palle inattive, ripartenze,  squadre lunghe/corte e chi più ne ha più ne metta, senza mai porsi degli interrogativi sulla preparazione atletica dettata da Mourinho e senza mai sottolineare l’aspetto che per primo dovrebbe saltare all’occhio: l’evidente inferiorità dell’Inter sul piano fisico-atletico rispetto alle avversarie europee.

I giocatori di Mourinho vengono regolarmente sopravanzati nella corsa, preceduti sui palloni, negli agganci di prima, nelle ripartenze, ecc. Finiscono così per ritrovarsi stanchi e in affanno anche sui palloni decisivi.  Da qui la ridda di occasioni mancate e di errori sotto porta a cui ci tocca assistere ad ogni loro incontro di Champions League. A mio avviso, questa inferiorità deriva appunto da grossi deficit nella preparazione atletica. In primis, da evidenti carenze nella corsa, elemento base imprescindibile su cui costruire la resistenza e la potenza aerobica dell’atleta . Ripensate alle ultime partite: non importa con quale modulo si giochi, né che l’antagonista si chiami Dinamo Kiev piuttosto che Rubin Kazan: i nerazzurri sono sempre più lenti degli avversari e meno forti fisicamente, perdono i duelli in corsa e appaiono storditi dalla loro velocità e dai loro cambi di ritmo.

Vi sono naturalmente delle eccezioni individuali come Capitan Zanetti (che infatti svolge intelligentemente una preparazione personale aggiuntiva), il superdotato gigante Maicon e un Deki Stankovic in stato di grazia. Ma non per nulla, questi giocatori colpiscono immediatamente l’occhio dell’osservatore e si stagliano sui compagni.

Partendo da questo presupposto, se è vero che la sicurezza con cui si affrontano gli avversari deriva innanzitutto dalla consapevolezza della propria preparazione e dei propri mezzi fisici, non ha neppure senso parlare di fattore psicologico. Il resto è cronaca: la Dinamo che rischia di andare in rete già al 3’ e che ci riesce comunque al 5’;  la superiorità di Yarmolenko sulla fascia sinistra, che mette più volte a rischio la difesa interista; l’Inter che riesce a rimontare due volte lo svantaggio con due splendide reti (il lungo pallone beffardo di Stankovic e l’incornata rabbiosa di Samuel); i goal mangiati da Suazo e dall’acciaccato Eto’o (non era Mourinho quello che convocava soltanto giocatori al 100%?); il maldestro autogoal di Lucio; i soliti cambi di modulo durante la partita, a testimonianza delle incertezze tattiche di Mou; l’arbitraggio sfavorevole da parte del Sig. Atkinson; la pioggia di gialli per  Maicon (ora in diffida), Chivu e Stankovic, che rischia di costare cara nei prossimi incontri; Materazzi centravanti aggiunto dal 40’ del 2° tempo (mister, doveva aspettare ancora un po’…) per mancanza di punte (la spiegazione di Mourinho: “Quando tu non puoi andare con cane, vai con gatto”). Chissà come sarà contento Matrix della definizione…

Con tutto ciò, non tutto quello che l’Inter ha messo in mostra è da buttare. Anzi. I nerazzurri si trovano finalmente meglio nei passaggi, stanno assimilando gli schemi, deliziano il pubblico di San Siro con i preziosi assoli di Sneijder e i virtuosismi di Eto’o, come lo splendido stop di petto con assist di prima sul finire del primo tempo. Ma purtroppo per loro, i valori europei sono diversi da quelli del nostro campionato.

In calcio, di Paradiso a Inferno la distanza è molto molto corta”, ha sentenziato Mourinho. Nulla di più vero. Quella di ieri avrebbe potuto essere una vittoria (se solo Suazo non avesse mancato un goal già fatto sotto porta) o una sconfitta (se l’ottimo Sheva non avesse fatto altrettanto sul fronte opposto).

Intanto, mentre è discutibile se la sconfitta interna del Barcellona con il Kazan abbia migliorato o peggiorato la posizione della Beneamata, il bilancio dell’Inter europea di Mourinho è un dato di fatto: 2 soli  successi, 6 pareggi e 3 sconfitte, con le ultime 8 partite senza vittorie. L’ultimo successo dei nerazzurri in Champions League risale esattamente a un anno fa:  Inter-Anorthosis 1-0, del 22 ottobre 2008.

Ricordo che Mourinho percepisce un milione di euro al mese per riportare l’Inter sul tetto d’Europa. Non sarebbe ora che rendesse conto del suo operato? Sempre più insicuro e scuro in volto, il mister, la cui permanenza sulla panchina dell’Inter mi appare sempre più transitoria, ha dichiarato che della sua Intermi piace l’atteggiamento, il coraggio, lo sforzo…”. Ma tutto questo non basta. Come non basta, a mio avviso, la preparazione fisico-atletica dei suoi uomini, che cominciano a pagare lo scotto delle doppie giornate libere copiosamente elargite loro dal mister con ritmo pressoché settimanale e la penuria di doppi turni giornalieri d’allenamento. Chiedo scusa, ma tre sedute settimanali  di training di neppure mezza mattina/pomeriggio mi fanno pensare ad un programma amatoriale…

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0-5! La corazzata Inter affonda il vascello Genoa

Pubblicato da ladycalcio su Domenica, Ottobre 18, 2009

Julio Cesar GESquadre schierate GEEntrata in campo GEStadio Ferraris

Una trasferta, quella di ieri sera, che i sostenitori nerazzurri serberanno a lungo fra i ricordi più belli.

Lasciato alle spalle il gelo di Milano, la temperatura atmosferica nel capoluogo ligure è mite, quella del tifo casalingo decisamente calda. C’è tanto colore: ai balconi e alle finestre delle case attorno allo stadio sventolano bandiere e striscioni, a testimonianza di quanto sia sentito l’imminente incontro.

Mi trovo sulla tribuna dello Stadio Luigi Ferraris, disegnato da Renzo Piano: una bomboniera in stile inglese dove dal parterre ti sembra di toccare il campo, dal quale ti separa soltanto una  vetrata.

L’Inter adotta la giusta tattica: aspetta il Genoa nei minuti iniziali, segna a freddo e dilaga con un altisonante 0-5: Cambiasso, Balotelli, Stankovic, Vieira e Maicon affondano il vascello di belle speranze di mister Gasperini. Picco di una partita a senso unico, lo splendido goal di prima da metà campo di Stankovic, che sorprende un Amelia uscito a farfalle. Una rete da manuale, che rivedremo tante volte negli highlight TV. Intelligenza, freddezza e piedi buoni sono invece il biglietto da visita di Sneijder, inseritosi a tempo di record nell’insieme di Mourinho.

L’”ex” Hernan Crespo si scalda sotto la tribuna, applaudito dai tifosi interisti presenti: un bello spicchio di nerazzurro che fa sentire il suo entusiasmo.  Di certo, Crespo questa serata se l’era figurata in tutt’altro modo…

Sul fronte casalingo, è all’inglese anche il pubblico, che continua a incoraggiare i rossoblu nonostante il passivo sempre più pesante. Ma il Genoa, come si suol dire,  è già sotto la doccia. Per un attimo immagino cosa accadrebbe a San Siro se a subire in quel modo fosse l’Inter… già mi sembra di sentire le bordate di fischi e i cori “Andate a lavorare…”.

Il 2° tempo finisce senza i minuti di recupero per manifesta inferiorità della squadra di casa. I genoani irriducibili si sfogano gridandone di tutti i colori al povero Roberto Scarpini, che prosegue il suo lavoro senza perdere l’aplomb.  In fatto di professionalità e di nervi saldi, lo Special One avrebbe tanto da imparare da lui!

Ladycalcio lascia lo stadio e si gusta una squisita focaccia genovese in un bar lì appresso. Il Luigi Ferraris è situato in posizione favorevolissima per imboccare l’autostrada per Milano. Quasi quasi, a quell’ora la via verso casa è più veloce da lì che non dallo Stadio Meazza con gli scalcinati mezzi pubblici milanesi!

Per l’Inter, una serata di grazia, dove tutti i meccanismi sono apparsi oliati e funzionanti a meraviglia. Ma non illudiamoci. Né illuda il fatto che la squadra abbia dominato l’avversario anche in assenza di due uomini-chiave come Milito ed Eto’o e di Thiago Motta. Le assenze hanno pesato ancor di più sul fronte avversario, che non disponendo del portafoglio di Massimo Moratti, non può certo permettersi di possedere due rose di prima schiera. In più, dando uno sguardo alla classifica di Serie A, si comprende come il livello del calcio nostrano (e dunque, quello delle antagoniste dell’Inter) sia sceso in cantina, esponendo l’undici nerazzurro  ad un pericoloso salto di qualità in termini di avversari negli incontri europei.

Nonostante la sonante vittoria, nel dopopartita Sky José Mourinho riesce ad inventarsi dal nulla l’ennesimo battibecco con Massimo Mauro, che pure aveva sottolineato gli aspetti positivi della partita dell’Inter. Ormai, quello del mister nerazzurro è un partito preso, un capriccio infantile.

Nel raggiante postpartita di Inter Channel , infine, da segnalare i notevoli progressi linguistici del diligente Lucio, passato in breve tempo dal traduttore a un italiano già ben comprensibile.

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SI PREPARA L’ADDIO DI MOURINHO ALL’INTER?

Pubblicato da ladycalcio su Lunedì, Settembre 28, 2009

Siete mourinhiani irriducibili e il mister vi piace così com’è? Godetevi i suoi eccessi pirotecnici ora, poiché sono sempre più convinta che non resisterà a lungo sulla panchina dell’Inter. Il barometro segna tempesta: José Mourinho appare sempre più nervoso, suscettibile e in rotta con l’ambiente, oltre che sempre meno padrone del suo ruolo. Chissà se Massimo Moratti è tuttora convinto di aver ingaggiato il miglior tecnico del pianeta o se si ritrova con qualche dubbio e qualche capello bianco in più.

Nel mondo del calcio, dominato dai valori del denaro, “Mister Non Rispondo”  ritrova la favella per questioni di soldi: quelli che l’Inter avrebbe rischiato di dover sborsare se l’afasia persistente dello Special One fosse sfociata in una denuncia da parte di Sky, che sborsa fior di quattrini per assicurarsi in anteprima i suoi battibecchi e i suoi “non parlo”. Il colmo del grottesco è che se non fosse stato per la Società, lui avrebbe continuato a tacere – e ce lo viene pure a dire. Visti da questa prospettiva, Mou e il suo silenzio stampa ne escono ancor più ridicolizzati. O no?

Ferito nell’orgoglio (lui “costretto” a subire la volontà altrui?) The Special Arrogant si presenta al dopopartita Sky con il piglio dei giorni “migliori”. Non ne sentivo la mancanza. Avevo trovato  più piacevoli il “Cuchu” Cambiasso e il volonteroso Lucio, anche se, da parte dell’Inter, spedire in conferenza stampa un ultimo arrivato che non sa neppure l’italiano mi è sembrata una provocazione di cui ignoro il motivo.

Riecco Mourinho, riecco il solito jingle delle non risposte. Più che un professore in cattedra, Mou ora sembra un ripetente (participio presente del verbo ripetere). Perché ha tolto Balotelli? “Io sono l’allenatore, io decido y non devo spiegare tutte le mie desisioni”; la Sampdoria? “No, della Sampdoria non parlo, della Sampdoria parla Del Neri”. Se ha chiarito con Cassano l’episodio della simulazione… “No, non parlo, solo cose di calcio. No, finito finito, quello che succede in campo succede in campo, io finito adesso”. Se con Sneijder sarebbe partito con un modulo diverso dal 4-3-3? “Non lo so. Veramente non lo so”.  Si può almeno chiedergli il perché del suo silenzio stampa? “No, tu puoi chiedere, io non ti rispondo”.

“È inutile andare avanti, mi sembra”, conclude Alessandro Bonan trattenendo a stento il sorrisino ironico. Lo studio è tutto risolini e ammiccamenti. O voi riuscite a prenderlo ancora sul serio?

Per non parlare delle frasi sprezzanti su Del Neri… I commenti delle TV locali si avvicinano finalmente a quanto da me scritto nell’ultimo post (“The Special Arrogant”). Si parla finalmente dei DOVERI di chi percepisce il lauto stipendio di un milione di euro al mese (!), di senso del ridicolo e ci si interroga sul perché del silenzio stampa. Per essere stato criticato dopo Inter-Barcellona? Se sì: Mou è forse intoccabile? Sarà una missione impossibile, ma vogliamo almeno provare a fargli entrare nella testa che il tecnico di un grande club di calcio non è un dio ma un personaggio pubblico soggetto a critiche e chiamato a rispondere del suo operato?

Da qui a quando tornerà al mittente, auspicherei nei suoi confronti il trattamento suggerito da “Matrix” Materazzi verso Ibrahimovic: ignorarlo, come si fa con i bambini capricciosi quando fanno le bizze per attirare l’attenzione.

Giallo (non) convocazione di Materazzi.

A proposito! Prima della conferenza stampa di venerdì 25, Paolo Viganò, Direttore della Comunicazione di FC Internazionale, enuncia il nome di Matrix fra i convocati per Sampdoria-Inter :-) . Nome che compare a lungo anche sulla grafica di Inter Channel.

Un miracolo :-) ? Mi domando. Che la sola idea di un incontro ravvicinato del terzo tipo con la Lady del pallone per una corsettina a bordocampo (che avevo buttato lì nel post precedente) l’abbia terrorizz… :-( , pardon, gli abbia messo le ali :-) al punto da farlo passare direttamente dal differenziato a base di ”aerobico prolungato” (la corsettina lemme lemme a bordocampo, appunto) ad  abile e arruolabile?

No, accidenti, contrordine! Matrix, che dopo il parziale rientro in gruppo di giovedì 17 era tornato al lavoro di recupero, resta a casa :-( e al suo posto parte il celeberrimo centrocampista Obi Joel Chukwuma (???????????????????). Mi date atto che qualcosa non funziona?

In un’intervista rilasciata venerdì durante un evento legato alla moda, Matrix dichiara che potrà tornare disponibile “fra 10 giorni. Dopo la pausa”.

Non quadra neppure questo. La pausa per le nazionali è in calendario per l’11 ottobre: dunque, se la matematica non è un’opinione, partendo da venerdì 25.9 di giorni ne sarebbero già mancati 16.  Inoltre, la prima data valida per il suo rientro sarebbe il 17 ottobre, ossia, ad andar bene, 42 giorni dopo l’infortunio subito il 5 settembre scorso a Lugano. E dire che, secondo “La Gazzetta dello Sport”, il “risentimento” diagnosticato presso la Clinica Columbus di Milano (mitici camici bianchi :-) !) sarebbe stato guaribile in pochi giorni. Il 12 settembre scorso, Mourinho aveva parlato di una settimana ancora … Peccato che i tempi di recupero di cui sopra siano da lesione muscolare e che comunque la si giri, è singolare che a meno di un mese da una sindrome compartimentale acuta :-) Marco già corresse sul campo centrale come continua a fare  ora, ad oltre 20 giorni da un semplice affaticamento muscolare…

Non lo dico certo per prendermi gioco di Matrix, che peraltro, nel denunciare la mancata espulsione di Felipe Melo a Genova e i due pesi e le due misure adottati nelle decisioni arbitrali, ha dato una lezione al suo mister, esprimendo sì i medesimi sacrosanti concetti, ma a botta fredda e con modi civili.

Piuttosto, desidero ribadire quanto Marco mi sembri mal gestito a livello di ufficialità e riprendere la sua esortazione: “Bisogna anche smollarsi un attimino, perché se si vuole avere un rapporto di collaborazione (magari anche con il prossimo?, ndr)…  dove uno può parlare da persona normale…”

Appunto: impossibilitata a parlargli “da persona normale”, Ladycalcio, che come lui non accetta di subire le ingiustizie, gli parla e gli dimostra le sue meningi attraverso questo blog!

Lippi non è stato di parola. Matrix, contrariamente a quanto dichiarato fino a poco tempo fa, non crede più di poter partecipare ai Mondiali 2010.  Ricordo un’intervista di qualche mese fa a Marcello Lippi, in cui il CT aveva affermato che dopo alcune prove con altri giocatori, avrebbe senz’altro richiamato Materazzi. La Nazionale ha preso invece un’altra piega: quella del campanilismo bianconero :-( e delle “fissazioni” su uomini “intoccabili” come Cannavaro e Zambrotta, tanto per non far nomi.  Sportivamente, dato il gioco mediocre espresso dagli Azzurri, un Materazzi al centro della difesa ci starebbe eccome…

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