calcio e parole

altre parole sul calcio (di Monica Morandi)

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4-2! L’INTER VINCE LA STRA(MA)CITTADINA

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, maggio 7, 2012

Questa sera, durante il primo tempo del derby milanese, ho constatato un grave vuoto nei regolamenti del calcio: dovrebbero prevedere l’espulsione dell’arbitro (e come vedremo, non solo). Lancio la proposta per il futuro, ma per il Sig. Rizzoli visto a San Siro, sarà sempre troppo tardi. Dopo diversi interventi arbitrali da “giallo”, il rosso per il 23° uomo in campo sarebbe dovuto scattare sul rigore inesistente concesso al Milan per un intervento nettamente sulla palla di Julio Cesar, alla 300^ in maglia nerazzurra.

Su Sky, Fabio Caressa definisce l’incontro “una corrida”. Ma la pazza Inter di Stramaccioni ha la meglio anche sugli errori arbitrali.

Nel 2° tempo, i petardoni che scuotono San Siro annunciano i botti veri e propri sul campo, che culminano con l’avvincente tripletta di Milito e il tiro-capolavoro di Maicon, per un 4-2 finale che fa pienamente onore alla coreografia della Curva Nord: una gigantesca Madonnina con la scritta “Ti te dominet Milan”.

Muntari accarezza, sulla maglia, lo scudetto che sta per cambiare città: a Torino, la Juventus festeggia il suo 28° titolo.  E qui, dovrebbero scattare altri due rossi:  uno per la Dirigenza bianconera, che per bocca del suo AD  Beppe Marotta  parla di 30 scudetti, in una polemica desinata a non finire mai.

Il terzo rosso della serata spetterebbe a Ilaria d’Amico e al team di SkySport1, autori di un postpartita – anch’esso senza fine – condotto come peggio non si sarebbe potuto. Chi dopo l’esaltante successo dell’Inter desidera ascoltare le dichiarazioni di mister Stramaccioni, deve subirsi l’ubriacatura coatta della festa-Scudetto della Juve, con il solo intermezzo dell’intervista ad Allegri. Di “Strama” neanche l’ombra, così come di un briciolo di par condicio…  Mezza Milano rimpiange i vecchi tempi in cui si potevano subissare di proteste i centralini delle TV.

STRAMeritatissima la vittoria nerazzurra, frutto del lavoro di un giovane tecnico capace di motivare una truppa fisicamente stanca infondendole la mentalità giusta per giocarsi la partita dell’orgoglio, incurante dei giochi di classifica altrui. Una partita che ha regalato spettacolo ed emozioni grandi: dal saluto a Ivan Cordoba dopo 13 anni in nerazzurro, ai rocamboleschi capovolgimenti di fronte.  Caressa dopo il 3-2: “Il campionato finisce qui, sul destro di Milito”. La qualificazione per la Champions League è ancora aperta.

(Foto tratta da inter.it)

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ROSSI VS LJAJIC: PUGILATO A FIRENZE

Pubblicato da ladycalcio su giovedì, maggio 3, 2012

Non era esattamente Rocky Balboa quello visto ieri sera sul ring …, pardon, sulla panchina di Firenze.

L’uomo che  si è avventato contro il centrocampista serbo Adem Ljajic, reo – si dice – di avergli detto qualche parolina di troppo dopo la sostituzione, era  il tranquillo e stimato tecnico (ex-) Viola Delio Rossi.

Il fattaccio riscatena la solita ridda di polemiche trite e ritrite sulla degenerazione dei comportamenti sui campi di calcio. Discorsi già fatti, rifatti e strafatti con il solo esito di alimentare l’audience televisiva e la tiratura dei giornali.

Nulla cambia, e se cambia, è in peggio. Quanto ai commenti, è difficile (se non impossibile) trovare qualcosa di nuovo da dire. Anche stavolta, ci risiamo con i vecchi jingle, ripetitivi come un girarrosto:

nel calcio c’è troppa tensione;

se una persona corretta come Delio Rossi ha reagito in maniera tanto estrema, dev’essere stato sicuramente provocato;

ma cosa si permettono quei super pagati viziati ragazzotti che prendono a calci un pallone?

che esempio dà un allenatore navigato, classe 1960, ai bambini e ai giovanissimi?

Della Valle avrebbe potuto dormirci sopra una notte anziché esonerare a caldo il suo tecnico;

paga sempre l’allenatore, mentre il giocatore, uno sbarbatello ventenne, se la caverà con la solita ammenda;  Rossi ha perso lo stipendio e il posto, ma quel che è peggio,  si ritrova con una macchia indelebile sulla sua carriera, destinata a perpetuarsi con filmati e sfottò su YouTube:

Anche se, a onor del vero, al giorno d’oggi molti professionisti dello sport si sono allegramente riciclati dopo episodi ben peggiori.

Ora si tenta, con scarso successo, di decifrare il labiale di Ljaljic, nascosto dal corpo a corpo. E poi? Chi prende le difese di Rossi, chi gli dà addosso.  Chi invoca sanzioni severissime, chi grida al troppo stress nello sport di vertice ma è il primo a moltiplicare gli impegni in nome degli sponsor e dei maggiori introiti

In questa confusione, la certezza è una sola: che insulti, sputi, cazzotti e violenza sono ormai all’ordine del giorno nel mondo del pallone, che proprio non ne esce. Anzi…

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CASO MATERAZZI: AVVISAI L’INTER

Pubblicato da ladycalcio su domenica, aprile 22, 2012

Caro lettore, se non sei a conoscenza dei precedenti, leggi prima il post al link seguente:

http://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

Non l’avevo mai rivelato, ma lo faccio ora. Perché non informasti l’Inter?” mi viene ripetutamente domandato in merito alla brutta telefonata che ricevetti da Marco Materazzi  nell’autunno 2008 dopo avergli inviato in regalo un articolone in suo sostegno frutto di 6 mesi di lavoro.

In realtà, fu la prima cosa che feci. Fu soprattutto una questione di rispetto verso la Società FC Internazionale prima di rendere pubblico l’accaduto, consapevole che questo avrebbe significato “coinvolgere” alla grande persone e istituzioni ad essa collegate (che non sarebbe mai stata mia intenzione tirare in ballo). “Perché non ne ha parlato prima con noi? Avremmo sistemato la cosa!”,  avrebbero potuto  giustamente risentirsi i responsabili nerazzurri. Non fu così.

Dopo la telefonata di quel Matrix così strano e inspiegabilmente impaurito nei miei confronti, condita dal deleterio intervento della moglie Daniela, concessi invano a Marco qualche giorno di tempo per rivalutare il tutto a mente fredda, rivedere le parole e gli atteggiamenti che mi avevano offesa e risolvere l’equivoco “inter nos” , nel più assoluto riserbo.  Non accadde nulla.

Tramite un lungo colloquio telefonico, misi dunque al corrente dell’accaduto FC Internazionale. Preferisco non rivelare l’identità del mio interlocutore, ma per rendere l’idea, trattasi di un rappresentante della Società a tutti gli effetti, molto vicino ai giocatori, che compare spesso in televisione. Premetto che fu molto corretto e disponibile: una persona a modo, che mi dedicò tutto il tempo necessario affinché gli riferissi nei dettagli l’accaduto: le brutte parole di Materazzi, quella sua inspiegabile paura nei miei confronti e il suo rifiuto a un incontro chiarificatore in privato. Misi molto bene in chiaro due punti: 1) che la mia telefonata aveva puro intento informativo: non stavo chiedendo alcuna “mediazione” per  un incontro con Materazzi, per il quale – stavolta da parte mia – era ormai troppo tardi; 2) che quel comportamento insensibile e sprezzante del giocatore nei miei confronti era l’unico motivo alla base di uno scomodissimo “scoop” che avrei lanciato  di lì a poco nella Rete, che non avrebbe fatto piacere all’Inter. Il mio interlocutore si preoccupò soprattutto di conoscere l’argomento di tale “scoop”, che mi pregò a più riprese di anticipargli. Rimasi irremovibile. Tuttavia, gli fornii volutamente un indizio che avrebbe dovuto metterlo sull’avviso: nell’articolo “Il Ritorno del Guerriero”, descrivendo lo splendido recupero di Marco dopo l’infortunio di Budapest, dovevo aver  toccato, a mia insaputa, un tasto imbarazzante. A buon intenditor…..

L’’imminente articolo scomodo era “Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi”, linkato a questo post, l’aspetto verosimilmente sgradito nel “Ritorno del Guerriero”  l’esaltazione della perfetta efficienza della  gamba destra di Matrix a così poca distanza dal presunto gravissimo infortunio di Budapest, dopo il quale Marcone era stato dato per “moribondo”.

Per quello che è l’Organigramma di FC Internazionale, escluderei che il mio interlocutore, pur rappresentando ufficialmente la Società, abbia avuto potere decisionale nel gestire la situazione. Ritengo altresì improbabile che possa essersi preso la responsabilità  - con tutti i rischi del caso – di archiviare l’accaduto senza riferirlo a chi di dovere.  Terminai  inoltrandogli “Il Ritorno del Guerriero” e invitandolo a trovarvi un solo motivo che potesse giustificare quella strana reazione di Matrix  e non ne seppi più nulla.

Se fossero stati ancora al Mondo, mi sarei immediatamente rivolta a Giacinto Facchetti o a Peppino Prisco (anche se sono convinta che, con loro all’Inter, Materazzi non sarebbe mai stato operato di sindrome compartimentale acuta per via endoscopica e con un’incisione di soli 2 cm :lol: ). Perché non mi rivolsi a Massimo Moratti, lo capirete presto da voi.

Con tutto ciò, la scomoda analisi di cui sopra uscì circa un mese dopo. Il tempo per riflettere e per agire non sarebbe mancato!

Sono del parere che una  Società che si rispetti, stanti soprattutto le stranezze e le contraddizioni poi emerse su quell’infortunio, non avrebbe mai corso alla cieca il rischio di vedersi pubblicare una serie di contenuti scomodi come quelli che trovate su questo blog, coinvolgenti non soltanto il giocatore in oggetto, ma anche professionisti e strutture  assai rinomati gravitanti attorno alla Società stessa. La vedo  come una questione di immagine e di decoro dell’intero entourage societario, di correttezza verso la sottoscritta, di premura verso un illustre tesserato  inconsapevole di essersi avviato al “suicidio mediatico”.

Invece, per Materazzi nessuno mosse un dito.

L’uscita del “post-bomba” coincise con l’inizio del declino dell’”eroe di Berlino” e fu seguito da numerose altre analisi, altrettanto scomode e circostanziate, di episodi mediaticamente sempre più contraddittori: lo zigomo di Brema (tradito da un dispettoso basettone di più giorni facente capolino da sotto il berrettone nero con il numero 23), il capolavoro di un menisco riveduto e corretto a tempo di record di cui nessun nosocomio e nessun chirurgo si assunse mai ufficialmente la paternità , una miriade di risentimenti, di silenzi mediatici di mesi o anni, di sirene di mercato sempre più sfiatate, di rocamboleschi episodi per i quali vi rimando alla cartella “Caso Materazzi”.

L‘inglorioso epilogo di Matrix all’Inter lo conoscete tutti: una presunta “rescissione” mai ufficializzata dal Sito Ufficiale di FC Internazionale, senza una partita d’addio, senza neppure uno straccio di grazie da parte della Società in cui aveva militato per 10 anni. Vi invito a seguirmi e a leggere l’estromissione dell’”impegnativo” (parole di Leonardo) dalla squadra nerazzurra nell’ottica dell’escalation di incongruenze da me evidenziate in questi tre anni e oltre.

Dopo la porta chiusami in faccia da Materazzi, Il mio proposito di sviscerare la vicenda fu chiaro da subito. Nessuno può sostenere che io non l’abbia  annunciato e reiterato alla nausea.

Né ho agito a cuor leggero. Ho confessato che, in qualche occasione, ho provato pena per Marco, convintissima che fosse venuto a trovarsi in un guaio più grande di lui. Ho sempre sospettato che l’ingiustificata paura nei miei confronti gli fosse stata inculcata da terzi indesiderati,  senza che mi venisse concessa la possibilità di difendermi.  Da qui la mia insistenza per un incontro a quattr’occhi con il giocatore, con il proposito di tranquillizzarlo e di convincerlo della mia buona fede. Qualunque cosa fosse emersa in merito all’intera vicenda – di questo mi feci un punto d’onore  – sarebbe rimasta fra quattro mura.  Ma il “grande uomo” Marco Materazzi, ebbe paura di incontrare una Lady… :lol:

Dopo che tre anni di ragionamenti sui buoni principi e di inutili riguardi non hanno pagato, sviscerati gli eventi, forte di  ogni sorta di prove e acquisizioni nel frattempo accumulate e profondamente disgustata dall’ambiente, sono alla stretta finale: con la coscienza a posto e nel pieno diritto di prendere per le corna il diavolo che si è intromesso fra me e Materazzi, fabbricando le pentole ma non i coperchi.

E se ciò avverrà in maniera  impopolare, coinvolgendo personaggi che un pizzico di buon senso nella gestione della vicenda mi avrebbe evitato di mettere alla berlina, gli interessati sappiano a chi dire grazie.

Sull’argomento leggi anche:

Lettera aperta al Prof. Francesco Benazzo:

http://bit.ly/lZ8Oio

La sindrome compartimentale in parole semplici:

http://bit.ly/GDoHKi

Lettera aperta a Marco Materazzi

http://bit.ly/K0sxeZ

 

 

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ADDIO CARLO PETRINI, VOCE-DENUNCIA NEL CALCIO DEGLI IPOCRITI

Pubblicato da ladycalcio su martedì, aprile 17, 2012

Se n’è andato, come per destino, nel pieno della bufera scatenata dall’ennesima “morte da calcio”: una di quelle morti indecifrabili che aveva speso mezza vita a denunciare. Se n’è andato fra l’indifferenza del mondo del pallone, che dopo lo scandalo scommesse del 1980 l’aveva relegato ai margini.

Carlo Petrini, ex-calciatore e autore di scottanti libri-denuncia sul marciume e le degenerazioni nel mondo del calcio, si è spento ieri all’età di 64 anni, dopo avere a lungo lottato contro un male incurabile. La notizia della sua scomparsa mi ha profondamente addolorata, dato soprattutto il toccante ricordo  che conservo del mio incontro con lui. Ebbi l’opportunità di avvicinare quest’uomo reietto, da tutti bollato come il reprobo del calcio italiano, qualche anno fa e non me la lasciai sfuggire. Oggi voglio raccontarvi perché, malgrado il suo passato, Petrini mi apparve migliore di tanti ipocriti dalla reputazione immacolata che popolano i nostri campi di calcio.

Avvenne in occasione di una delle tante sceneggiature di “Nel fango del dio pallone”, pièce teatrale ispirata all’omonima autobiografia-scandalo del giocatore (Kaos Edizioni),  interpretata dall’attore Alessandro Castellucci . La recita ripropose le tappe della drammatica vicenda sportiva e personale di Petrini: dal doping allo scandalo scommesse, dalla perdita del figlio agli irreversibili danni fisici conseguenti all’abuso di sostanze farmacologiche.  Seguì un incontro-dibattito con Petrini stesso, affiancato da alcuni rappresentanti dello sport di vertice.

Mi ero accostata all’autobiografia di cui sopra, presentata come “sincera fino ad essere spietata” e contenente “quello che nel calcio si fa ma non si deve dire”, per pura curiosità: vi lessi, fra l’altro, di partite truccate, combines, degenerazioni sessuali e inimmaginabili episodi di depravazione. Acquistai successivamente “Il calciatore suicidatola morte senza verità del centrocampista Donato Bergamini” (Kaos Edizioni),  recentemente ripreso da “Chi l’ha visto” (Rai 3) dopo la riapertura del caso in oggetto. Proseguii con la lettura di altri libri della stessa “collana”.

Tornando a quella sera, dopo aver rivissuto il proprio dramma sceneggiato sul palcoscenico, l’ex-attaccante di Milan, Torino, Varese, Catanzaro, Ternana, Roma, Verona, Cesena e Bologna salì a fatica i pochi gradini del palco, sorretto da due persone e accolto dall’applauso di incoraggiamento del pubblico. Con buona pace del suo passato, era impossibile non essere colpiti dalla forza d’animo di quell’uomo, con il capo segnato dalla lunga cicatrice di un intervento chirurgico per la rimozione di un tumore maligno al cervello. Petrini appariva visibilmente prostrato nel fisico, ma conservava intatta una voce stupenda, degna di un doppiatore. Affermò di non riuscire a vedere oltre la prima fila del teatro. Fui immediatamente colpita dalla forza d’animo del Petrini uomo, che non si sottraeva al durissimo confronto. Quanti eroi dello sport pallonaro si defilano per molto meno dai microfoni…

Il suo racconto fu agghiacciante e toccante al tempo stesso. Rivelò di doping coatto, degli effetti devastanti delle sostanze farmacologiche su ragazzi ventenni la cui vita “valeva meno della retrocessione o della sconfitta”, di compagni morti di doping, di medici senza scrupolo, dei danni irreversibili arrecati al suo organismo dalle sostanze dopanti, del sogno irrealizzabile di “tornare a vivere” e  a vedere.

Confesso che mi ero avvicinata al personaggio con un po’ di prevenzione, sia per il suo stile di vita, sia per il diffuso sospetto che le sue denunce fossero dettate dall’indigenza e dal desiderio di vendetta. Invece, dovetti ricredermi. Capii ben presto che non si trattava di un’apparizione “di convenienza”. Petrini non ne approfittò per presentare il suo ultimo libro, né per gettare fango. Dopotutto, nelle precarie condizioni di salute in cui si trovava, avrebbe potuto risparmiarsi lo stress, mandare tutti a quel paese e lasciare le potenziali future vittime del doping al loro destino.

Quanto al suo personale destino, pur riconducibile a una vita personale dissennata, avrebbe potuto cedere alla tentazione di annegarlo nell’alcool o di “anestetizzarlo” ricorrendo agli stupefacenti, alla stregua di tanti personaggi più o meno celebri di  lui. Al contrario, quel Petrini tanto disprezzato dai finti perbenisti stava facendo appello alle sue ultime forze per farsi paladino di una crociata che evitasse ad altri i suoi errori e le sue sofferenze.

Raccontò di tutto quanto i mass media nascondono, senza mai nascondere se stesso. Rispose a tutte le domande, anche alle più imbarazzanti, con immediatezza e sincerità.

È facile puntare il dito contro gli altri. Lo è molto meno autoaccusarsi e autoconfessarsi in pubblico senza veli. Ebbene: Petrini ha avuto il coraggio e il merito di proporsi quale “modello negativo”, di ammettere pubblicamente i propri errori fin nei dettagli più sconvenienti, di dare un senso alla sua dolorosa esperienza mettendola al servizio degli altri. Petrini ha sbagliato insieme a molti altri, ma è stato il solo a pagare. Con gli interessi. E mentre tanti peggiori di lui si sono disinvoltamente riciclati all’onore delle cronache, in antitesi con il perdonismo imperante nell’ambiente egli è sempre rimasto – e temo rimarrà – il reprobo del calcio italiano per antonomasia.

Quella sera, Petrini conquistò l’affetto del pubblico presente. Terminato il dibattito, mi avvicinai a lui per scambiare qualche parola in privato. Con leggero imbarazzo gli chiesi se, dati i gravi problemi alla vista, fosse in grado di autografarmi l’autobiografia. Mise subito mano alla penna dicendo che ce la poteva senz’altro fare e mi scrisse una dedica.

Felice del mio interessamento, mi domandò quali dei suoi libri avessi letto e cosa ne pensassi. “Senza maglia e senza bandiera’ l’hai letto?” mi interrogò.  Risposi sinceramente di no, ed egli, sorridendo,  mi esortò a farlo, perché “ quello è assolutamente da leggere”. Gli risposi che l’avrei senz’altro acquistato.

Nel frattempo, mi sento di consigliarvi anche Piedi nudi. Calcio e sesso, scopate e pallonate”, un piccante retrobottega degli idilli familiari di certi eroi della pedata dalla facciata cristallina.

Terminai rivolgendogli una domanda che non avevo voluto porgli in pubblico: “Petrini, mi risponda sinceramente: se Lei potesse ritornare al Mondo e ricominciare tutto daccapo, sceglierebbe ancora di fare il calciatore e di rincorrere a qualsiasi costo gloria, vittorie, coppe e trofei?

Petrini mi guardò negli occhi, scrollò il capo e con un sospiro rispose: “Sceglierei di vivere”.

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MOROSINI: IL CALCIO SI FERMA DAVANTI ALLA MORTE

Pubblicato da ladycalcio su sabato, aprile 14, 2012

Ladycalcio è vicina ai familiari, amici e compagni del giocatore scomparso e partecipa sentitamente al loro immenso dolore.

Ciao, Piermario.

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Un solo punto nell’uovo di Pasqua di Stramaccioni

Pubblicato da ladycalcio su sabato, aprile 7, 2012

La condizione atletica in una settimana non la cambia nessuno”. La verità sull’Inter di Stramaccioni è riassunta in questa realistica affermazione di Esteban Cambiasso nel postpartita Sky di Cagliari-Inter.

L’Inter non può cambiare neppure gli uomini,  anche se il nuovo mister si dimostra abile nel concedere loro il necessario turnover rigenerante (vedi il riposo concesso al Cuchu stesso) e nell’alternare la vecchia guardia con i giovani (vedi  Obi e Poli).

È vero che la fortuna aiuta gli audaci (cito ancora Cambiasso e quel delizioso pallone del 2-2 capitatogli sul piede) e che la Dea Bendata viaggia sul trasporto dell’entusiasmo che si possiede e che si emana.  Di certo,  oltre a quest’ultimo, “Strama” ha riportato le emozioni sul campo e fra il pubblico nerazzurro.

Ma non solo. Ha riportato qualche parvenza di schema, benché ancora molto rudimentale, e la determinazione di non spegnersi al primo goal subito, dimostrata dalla pronta doppia rimonta dopo le reti del Cagliari. Ha reinserito Zarate e Guarin, reduci da alttrettante situazioni difficili.

Eppure, dopo la rocambolesca prima casalinga contro il Genoa, Stramaccioni manca il colpaccio alla seconda, nonostante il vantaggio del “campo neutro” di Trieste e dell’11 contro 10 dopo l’espulsione di Pinilla.

Attenuanti sono l’assenza di Sneijder, Julio Cesar, Maicon  Lucio, mentre purtroppo per lui, con il 23 sulle spalle, Ranocchia assomiglia al Materazzi degli ultimi tempi…

Solo la matematica non condanna ancora la rincorsa nerazzurra alla terza posizione e al relativo posto in Champions League, dal quale l’Inter è staccata di 6 punti a 7 partite dalla fine del campionato. Di drammatici 20 punti  il distacco dalla Juve capolista, che ha approfittato dalla sconfitta casalinga del Milan contro la Fiorentina.

Da questa prospettiva, l’Inter sembrerebbe ormai fuori dai giochi. Ma… se l’ago della bilancia di questo Campionato fosse il derby alla penultima giornata?

Buona Pasqua a tutti!

(La foto è tratta da inter.it)

 

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LADYCALCIO RINGRAZIATA E RETWITTATA DA SPORT BILD!

Pubblicato da ladycalcio su giovedì, marzo 29, 2012


“È ufficiale: Ranieri non è più l’allenatore dell’Inter. Gli succede Stramaccioni. Grazie a @ladycalcio”

“Prima della presentazione di Stramaccioni: Mario Balotelli ha raggiunto il centro d’allenamento dell’Inter di Appiano Gentile su una Ferrari”.

Prima un ringraziamento, poi un retweet (non l’unico) da parte della rivista sportiva tedesca Sport Bild (edita dal colosso Axel Springer Verlag), a cui Ladycalcio, con altrettanti tweet in tedesco, aveva prima confermato l’ufficialità della notizia di Andrea Stramaccioni alla guida dell’Inter, poi comunicato la visita di Supermario alla Pinetina.

Un altrio fiore all’occhiello per il piccolo blog “Calcio e Parole“! Con una tiratura di poco meno di 500.000 copie settimanali, Sport Bild è la rivista sportiva più venduta in Europa. Dall’istituzione del prestigioso premio giornalistico biennale Herbert Award (2005), assegnato in base ai voti degli atleti d’élite e delle squadre dei campionati tedeschi nelle diverse discipline,  si è sempre aggiudicata il primo premio nella categoria “miglior rivista sportiva“.

Dankeschön an Sport Bild! :-)

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INTER: CAMBIO DELLA GUARDIA ANNUNCIATO

Pubblicato da ladycalcio su martedì, marzo 27, 2012




Il divorzio dell’Inter da Claudio Ranieri era ormai nell’aria. Un comunicato emesso in serata dalla Società ringrazia il tecnico romano per il lavoro svolto e annuncia Andrea Stramaccioni, fresco vincitore delle Next Generation Series, quale suo successore.

(Le foto sono tratte da inter.it)

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“GRANDE INTER”: PASSAGGIO DI TESTIMONE ALLA PRIMAVERA

Pubblicato da ladycalcio su lunedì, marzo 26, 2012


La vittoria europea della Primavera dell’Inter, che battendo a Londra l’Ajax ai calci di rigore ha conquistato la Next Generation Series, ha tutto il sapore di un passaggio di testimone fra l’ex-squadrone Campione d’Europa 2010, sconfitto 2-0 dalla Juve, e i nerazzurri di domani di Mister Stramaccioni.  È questo l’aspetto positivo che può consolare gli interisti in apertura di una settimana  destinata ad essere caratterizzata da nuove polemiche e dall’incertezza sul futuro di Ranieri.

Analizzare tecnicamente la prestazione della prima squadra a Torino equivarrebbe a ripetersi all’infinito.  Alla constatazione dell’ennesimo cedimento fisico dopo un primo tempo combattuto, c’è poco da aggiungere, se non che il derby d’Italia di stasera riapre il campionato della Juve da una parte e segna irrimediabilmente il fallimento della stagione dell’Inter dall’altra.

Dopo il goal dell’uomo-match Caseres, riecco infatti l’Inter allo sbando. Un’Inter in cui, come si dice nel calcio, “saltano tutti gli schemi”. E forse, non soltanto sul terreno di gioco. Un appunto sulle sostituzioni di Ranieri nel 2° tempo: non ho capito per quale ragione abbia tolto Obi (autore di un buon lavoro a centrocampo) e Poli (che effettuava la marcatura a uomo su Pirlo) lasciando in campo l’inconcludente Forlan.  Mi auguro soltanto che si sia trattato di una scelta tecnica, seppur opinabile, e non di un “collante” per saldare il “caso” della scorsa settimana…  In merito, Ranieri ci dovrebbe una spiegazione un po’ più articolata rispetto all’accenno alla stanchezza di Poli fatto su Sky…

Del Piero segna il suo 9° goal contro gli storici rivali e suggella la vittoria della Juve sul campo. Ma come non citare la sconfitta della civiltà sul minuto di silenzio per Michele Silvestri, il sergente italiano morto in Afghanistan, guastato da cori volgari contro gli interisti?

(La foto è tratta da inter.it)

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Caso Materazzi: la sindrome compartimentale acuta in parole semplici

Pubblicato da ladycalcio su mercoledì, marzo 21, 2012

 

Il Prof. Benazzo - dicevamo pochi giorni fa -, interrogato nel giugno scorso da Inter Channel sui capolavori chirurgici compiuti sui campioni nerazzurri, tace inspiegabilmente sul suo presunto fiore all’occhiello: aver risolto a Materazzi (nell’agosto 2007) una sindrome compartimentale acuta in atto da oltre mezza giornata – con tanto di scoppio di un vaso -, “per via endoscopica e con un’incisione di soli 2 cm”, risparmiando all’eroe di Berlino la cruenta fasciotomia d’urgenza e mettendolo in condizioni di ricominciare a correre a soli 25 giorni dall’intervento. Tutto questo, con una fantasmagorica tecnica di cui non ho trovato traccia sulla faccia del pianeta e sulla quale anche la Direzione Generale, Sanitaria e Scientifica del San Matteo tacciono imbarazzate.

http://calcioparole.wordpress.com/2011/05/10/lettera-aperta-al-prof-francesco-benazzo-direttore-della-clinica-ortopedica-e-traumatologica-dell%E2%80%99universita-di-pavia-fondazione-irccs-policlinico-san-matteo/

Data la tecnicità dell’argomento, in molti mi avete chiesto di riproporre quanto già scritto in parole semplici. Eccovi accontentati!

Il bollettino medico ufficiale sullo strano incidente di Matrix a Budapest (22 agosto ’07), parla di sindrome compartimentale acuta, di un“ematoma lungo dalla radice della coscia fino al ginocchio e del diametro di 10 cm”, di un ematoma tolto “senza ampie incisioni chirurgiche, diminuendo la pressione all’interno della coscia in modo da evitare la necrosi muscolare”. Le parole del Prof. Benazzo, autore del (presunto) intervento: “ Abbiamo optato per un intervento di aspirazione per via endoscopica e sotto controllo ecografico per lo svuotamento dell’ematoma con un’incisione di 2 cm e trasformato il versamento in un trauma contusivo”.

Cari lettori, in questa storia non mi torna nulla. Vediamo perché.

UN PO’ DI ANATOMIA SEMPLIFICATA

I gruppi muscolari del nostro corpo sono alloggiati in spazi anatomici chiusi (detti “compartimenti” o “logge” muscolari). Essi sono rivestiti da una sorta di guaina di tessuto connettivo anelastica e, pertanto,  pressoché inestensibile. I tessuti muscolari all’interno dei “compartimenti” ricevono nutrimento e ossigeno tramite il sangue.

TRAUMA ED EMORRAGIA

Se a causa di un forte trauma si verifica un’emorragia all’interno della loggia – nel caso di Materazzi si parlò addirittura dello scoppio di un vaso – essendo la loggia stessa “chiusa” e la sua guaina di rivestimento inestensibile, l’accumulo di sangue e il crescente gonfiore del muscolo leso al suo interno causano un forte aumento di pressione (pressione intracompartimentale) ai danni dei tessuti circostanti (muscoli, vasi sanguigni, capillari, nervi, tendini, ecc).

COS’È UNA SINDROME COMPARTIMENTALE ACUTA

In brevissimo tempo, tutte queste delicate strutture subiscono una crescente compressione. I vasi sanguigni, sempre più congestionati, riescono a far affluire sempre meno sangue e ossigeno ai tessuti.   Questi ultimi, non più sufficientemente riforniti del sangue e dell’ossigeno di cui necessitano per rimanere vivi, entrano rapidamente in sofferenza  e in “asfissia”. In breve tempo, muoiono. In assenza di un intervento tempestivo,  la pressione sempre più forte esercitata dall’accumulo di sangue sui tessuti racchiusi nella loggia, provoca danni irreversibili: la prolungata compressione dei nervi conduce l’arto alla paralisi, il mancato afflusso di sangue porta alla morte dei tessuti (necrosi). Più passa il tempo, più il paziente rischia deficit funzionali irreversibili.

In parole povere, lo sviluppo di una sindrome compartimentale acuta implica una serrata lotta contro il tempo per ripristinare l’afflusso di sangue ai tessuti che “stanno morendo” e che, nel giro di poche ore soltanto, espongono il paziente al rischio di amputazione.

LA FASCIOTOMIA D’URGENZA

Le speranze di un buon recupero funzionale sono legate alla fasciotomia d’urgenza. In parole semplici, si tratta di un intervento chirurgico che ha lo scopo di diminuire la pressione che schiaccia e soffoca i nervi e i vasi sanguigni all’interno del compartimento, per far nuovamente circolare il sangue nell’arto infortunato e decomprimere le delicate strutture al suo interno.

La fasciotomia si effettua incidendo la fascia connettivale (la guaina che avvolge i muscoli) per tutta la sua lunghezza (diversi cm). Perlomeno, fino all’exploit del Prof. Benazzo, questa mi risultava essere l’unica tecnica in grado di garantire la sufficiente decompressione del compartimento, un’adeguata ispezione della muscolatura e l’immediata rimozione dei tessuti già in preda alla necrosi, per scongiurare gravissime infezioni. Per non parlare della ricostruzione degli eventuali vasi sanguigni “scoppiati”….

Aggiungo che il terribile gonfiore dell’arto colpito da sindrome compartimentale acuta rende spesso impossibile (o controindicata) la chiusura della ferita subito dopo l’operazione. La ferita  viene allora “lasciata aperta” e suturata qualche giorno dopo nel corso di un successivo intervento chirurgico, in cui il chirurgo ha modo di ricontrollare le condizioni dei delicati tessuti di cui abbiamo parlato.

Questo, per farvi capire che la sindrome compartimentale acuta non è una semplice raccolta di liquido incapsulato (alla stregua di una vescica o di una borsite) risolvibile aspirando il liquido o il versamento. È una patologia d’urgenza, implicante modificazioni gravissime e irreversibili a carico di tutte le strutture dell’arto colpito.

IL CASO DI MATERAZZI

Rinnovo la  premessa già fatta a suo tempo:  il mio discorso è improntato unicamente alla tecnica chirurgica grazie alla quale sarebbe possibile risolvere il caso-tipo in questione così come ce lo raccontarono le fonti ufficiali e i mass media, ed esula da qualsiasi risvolto personale o privato sul (presunto) paziente Materazzi.

Per Materazzi, dicevamo, si parlò di un ematoma di 600 cc delle dimensioni di 10 x 40 cm, lungo dalla radice della coscia al ginocchio, che avrebbe compresso anche un’arteria. Si parlò di una gamba “che si gonfiava minuto per minuto”, “dura come il legno e gonfia come un pallone; così gonfia che non si vedeva neanche più il ginocchio” e dello scoppio” di un vaso.

Vi invito a riflettere per un istante e a immaginare le conseguenze di un simile drammatico quadro clinico all’interno di una gamba: 600 cc di sangue che dalla sera precedente (!) hanno invaso (e rischiato seriamente di infettare) le strutture all’interno della loggia, una coscia durissima, di dimensioni abnormi, totalmente congestionata al suo interno, con nervi compressi da mezza giornata… Eppure, nonostante il tempo intercorso fra l’incidente di gioco (le 21.15 circa) e il presunto intervento chirurgico (la tarda mattinata del giorno successivo!), il luminare Prof. Francesco Benazzo afferma di aver risolto questo quadro clinico d’emergenza con un “intervento d’aspirazione per via endoscopica sotto controllo ecografico con un’incisione di soli 2 cm”, trasformando il versamento in un trauma contusivo”.

Il tutto dopo che il paziente, nelle condizioni sopra descritte, era stato imbarcato sull’aereo per Malpensa, con buona pace dell’elevatissimo rischio di embolia. Dobbiamo proprio crederci?

LA MIA LETTERA APERTA AL PROF. BENAZZO

Per venire a  capo dell’enigma, nella mia lettera aperta avevo posto al Professore alcuni quesiti molto tecnici.  Semplificati ai minimi termini, essi suonano pressappoco così:

-          Stante quanto sopra, come poté decomprimere una gamba “dura come il legno e gonfia come un pallone” con un semplice intervento di aspirazione, con un’incisione di soli 2 cm e, peraltro, richiudendo immediatamente la ferita?

-          Come e che cosa sarebbe stato possibile “aspirare” da un arto così tumefatto e indurito?

-          Come gli fu possibile valutare le condizioni di una regione muscolare così vasta come quella della loggia anteriore della coscia- sottoposta a pressione intracompartimentale abnorme da oltre mezza giornata -, ovviare agli immaginabili ingenti danni causati ai tessuti da ore e ore di crescente compressione, rimuovere i tessuti già “morti”, ricostruire un “vaso scoppiato” causa di un ematoma di 600 cc (!)… con un’incisione di soli 2 cm?

-          Come poté – bibbidi-bobbidi-bu – ridurre la durata di un intervento tanto complesso e delicato a circa un’ora e consentire al paziente di lasciare l’ospedale soltanto 2 giorni dopo, muovendosi agevolmente, con l’arto già perfettamente sgonfio al punto da poter indossare disinvoltamente i jeans?

Per tutte le altre macroscopiche contraddizioni del caso, vi rimando all’ormai mitico  post “Perché non credo più alla sindrome compartimentale di Materazzi”, linkato in calce.

Le domande di cui sopra, esigono delle risposte. È una questione di principio, di decoro, di trasparenza, di deontologia, di rispetto per chi soffre, di pari opportunità. Se l’uomo della strada venisse ricoverato al Policlinico S. Matteo di Pavia in preda a una sindrome compartimentale acuta rimediata mezza giornata prima e caratterizzata da un vaso scoppiato, da un versamento di 600 cc e con una gamba nelle drammatiche condizioni sopra descritte, fruirebbe dello stesso innovativo trattamento riservato a Materazzi? Ne dubito.

Il Prof. Francesco Benazzo (Direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di Pavia, Fondazione IRRCCS Policlinico San Matteo) tace, così  come i Professori  Pietro Caltagirone (Direttore Generale Fondazione IRCSS Policlinico S. Matteo Pavia), Marco Bosio (Direttore Sanitario) e Remigio Moratti (Direttore Scientifico)

Non mi scompongo, cari lettori. Se Benazzo e i suoi Superiori non hanno risposto ai  miei interrogativi, dovrà rispondere qualcun altro.

L’articolo sull’intervista al Prof. Benazzo del giugno scorso:

http://calcioparole.wordpress.com/2012/03/10/i-patemi-danimo-del-professor-francesco-benazzo/

Com’è nato il tutto:

http://calcioparole.wordpress.com/2008/11/24/perche-non-credo-piu-alla-sindrome-compartimentale-di-materazzi/

Pubblicato in: "CASO" MATERAZZI, Inter | Contrassegnato da tag: , , , | 18 Commenti »

 
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